MICHEL HONORIN.

LA BATTAGLIA DI TRAFALGAR.

Nella rada di Cadice, quaranta vascelli francesi e spagnoli al comando
dell'ammiraglio de Villeneuve, all'ancora da due mesi, aspettano il momento
favorevole per prendere il mare.
Al largo di Cadice, trentatr vascelli inglesi, in agguato da due mesi,
incrociano al comando dell'ammiraglio Nelson, in attesa anch'essi del momento
giusto per farla finita con la marina imperiale.
I primi non ignorano la presenza dei secondi e non osano lasciare la rada,
malgrado gli impazienti richiami all'ordine di Napoleone che ha deciso di
smuovere quegli imbecilli di marinai.
I secondi sanno che, un giorno o l'altro, i primi dovranno pur uscire da Cadice
e aspettano pazienti. Niente pu disturbarli: il resto della flotta francese 
bloccato nel porto di Brest da una squadra inglese.
Il 27 vendemmiaio anno XIV, cio il 19 ottobre 1805, l'ammiraglio francese fa
issare il segnale di salpare. Sono circa le cinque e trenta. Nella notte, gli
equipaggi hanno imbarcato le scialuppe e hanno incominciato a togliere le
ancore. Alle prime luci del mattino gli argani sono stati fatti girare a picco.
Il vento, favorevole ma debole, continua a soffiare da sud-est.
Al largo, a bordo della fregata Euryalus, il comandante Blackwood vede
chiaramente tutti i preparativi della partenza. La sua missione  semplice, 
stato messo l da Nelson come vedetta con altri cinque vascelli leggeri.
Persuaso dell'imminente partenza, Blackwood invia la fregata Phoebe
all'ammiraglio inglese che incrocia con il resto della flotta ad una cinquantina
di miglia a sud-ovest. Contemporaneamente, l'Euryalus spara parecchie salve di
cannone in direzione della costa per avvisare una mezza dozzina di vascelli che
sono alla fonda a Gibilterra.
Il dato  tratto, la pi grande battaglia dell'Impero  solo una questione di
ore. Bisogna dire subito che l'Inghilterra attende questo momento da molto
tempo. Gi, quando il suo ministro Pitt firmava il trattato di pace di Amiens
nel 1802, il governo pensava di distruggere la Francia. Bonaparte, allora Primo
Console, pensava alla pace solo come a una tregua. Immaginava una tregua di tre
o quattro anni che gli permettesse di rimettere in sesto una flotta in rovina,
di formare nuovi marinai e di preparare la realizzazione della sua ambizione pi
grande: l'invasione della perfida Albione.
Presentimento, coincidenza o senso politico, l'Inghilterra rompe il trattato e
dichiara nuovamente la guerra il 16 maggio 1803. La pace  durata un anno e
Bonaparte non  ancora pronto. Il suo ministro della Marina, l'ammiraglio
Decrs, si dichiara incapace di armare pi di trenta navi. Invece, dal 17, ossia
ventiquattro ore soltanto dopo la dichiarazione di guerra, l'ammiraglio
Cornwallis, comandante in capo delle forze dell'Oceano, salpa da Plymouth con
dieci vascelli e blocca Brest.
Nessuna nave francese potr uscire dalla rada. Il 18 altre otto navi lasciano
Portsmouth, raggiungono il Mediterraneo e gettano l'ancora davanti a Tolone.
L'ammiraglio Nelson  sul trepponti Victory.
Nel 1803, Nelson ha quarantacinque anni. Ha perso l'occhio destro durante
l'attacco di Tenerife nel 1797, e ha visto, nella sua vita, morire pi marinai
di qualunque altro comandante. Capitano di vascello a venti anni,  nominato
contrammiraglio a trentanove anni senza essersi abbandonato ad alcuna
adulazione. Al contrario, egli ignora la diplomazia e la politica: sacrifica
tutto alla sua squadra e alla sua amante. Sar adorato dai marinai e amato dalla
donna di un altro, Lady Hamilton.
Nelson la incontra nel 1793, durante una missione a Napoli, dove Sir William
Hamilton  ambasciatore d'Inghilterra presso la corte delle Due Sicilie. Il
diplomatico ha sposato Emma Lyon due anni prima. Emma era allora l'amante del
signor Grenville, nipote dell'ambasciatore. Rovinato, Grenville aveva ceduto
Emma a suo zio, in cambio del pagamento dei suoi debiti. Divenuta Lady Hamilton,
Emma aveva fatto una grande impressione su Nelson, che scriver allora a sua
moglie: E' una giovane donna dai modi piacevoli che fa onore alla posizione a
cui  stata elevata. Doveva rivederla solo cinque anni pi tardi, nel 1798,
quando, creato barone del Nilo dopo la vittoria di Abukir, era andato a curarsi
le ferite a Napoli. La corteggia, diventa il suo amante, l'accompagna a Palermo
quando Napoli cade in mano ai Francesi e la Corte fugge dall'Italia, e prende
alloggio in un palazzo con l'ambasciatore e la moglie. E' un mnage a tre. A
Londra si comincia a chiacchierare, tanto pi che, nonostante gli ordini del
comandante in capo, ammiraglio Keith, Nelson continua a rifiutarsi di lasciare
Palermo e di separarsi da Lady Hamilton.
Trascura l'assedio di Malta e la sorveglianza dell'Egitto, da dove Bonaparte
riesce a fuggire a bordo di un'unica fregata e raggiungere Frjus
tranquillamente. Il governo britannico finisce per per reagire senza mezzi
termini: destituisce dall'incarico Sir William Hamilton e richiama Nelson a
Londra. Il trio impiegher quasi un anno per raggiungere l'Inghilterra, dove la
signora Nelson attende rassegnata. Il popolo accoglie l'ammiraglio come un re.
Le autorit municipali espongono le bandiere. I bravi abitanti di Londra lo
accolgono trionfalmente. Ma i suoi amici, i Lords dell'Ammiragliato e la
famiglia reale lo evitano. Egli va dovunque in compagnia della sua amante, che 
in stato interessante avanzato, e l'etichetta non pu tollerare una simile
mancanza.
Il 26 gennaio, Lady Hamilton d alla luce una bambina, che il vecchio
ambasciatore compiacente battezza Horatia. Nelson si chiama Horatio. La signora
Nelson si vede imporre la continua compagnia della coppia Hamilton. Dolce, poco
elegante, sfiorita, non  in grado di lottare. D'altronde, tra lei ed Emma,
l'ammiraglio ha gi fatto la sua scelta. La signora Nelson parte e non torner
pi: vivr sola, abbandonata da tutti, in un'austera casa lontana da Londra. Suo
marito le passer una rendita annuale di 1.800 sterline. Ne guadagna 3.000.
Gi altre battaglie attendono il marinaio. La prima  quella di Copenhagen,
appena tre mesi dopo la nascita di Horatia. Nelson fa accettare dal comandante
in capo, l'ammiraglio Hyde Parker, un piano di una temerariet folle che vuole
egli stesso eseguire. L'impresa sar la pi difficile che Nelson abbia mai
incontrato. In meno di due ore, nella rada di Copenhagen, gli undici vascelli
inglesi sono quasi tutti alla deriva. Le palle piovono da ogni parte. I Danesi
combattono con molto coraggio e l'ammiraglio Parker, vedendo la sua flotta a mal
partito, fa issare il segnale 39, quello del cessate il fuoco. Nelson non
obbedisce, anzi fa alzare il segnale 16 che ordina alle navi il combattimento
ravvicinato. Un tenente si avvicina: Signore, il comandante in capo segnala il
cessate il fuoco...
Sul mio onore, non vedo quel segnale, dice Nelson che punta il cannocchiale
sulla nave ammiraglia, applicando l'oculare sul suo occhio spento!
Il combattimento continua in modo drammatico per gli Inglesi, cinque navi dei
quali sono gi distrutte, allorch altre tre alzano i segnali di soccorso. Tutto
fa pensare che per Nelson ci sar certamente il Consiglio di Guerra; invece c'
la vittoria e la Danimarca firma una pace provvisoria. Ci sar anche un titolo
di visconte e una maggiore popolarit.
In Inghilterra, Nelson raggiunge gli Hamilton. Nuova felicit a tre, in una casa
comperata dall'ammiraglio, per 8.000 sterline, a Merton presso la capitale. La
corte e l' alta societ londinese sono chiuse per loro. Tuttavia i ritratti di
Emma e di Horatio coprono i muri della nuova casa. Sir William Hamilton 
veramente di troppo in quella dimora, e si spegne in silenzio. Ora gli amanti
terribili sono liberi. Siamo nel marzo 1803: il 16 maggio dello stesso anno
scoppier la guerra.
Al momento del suo attacco, l'Inghilterra detiene il potere assoluto dei mari.
Con sforzi prodigiosi, si  costruita un flotta temibile di centottantanove
navi, la maggior parte delle quali sono in mare. Inoltre ha arruolato
centoquarantamila uomini in meno di sei mesi, per lo pi esperti marinai che
dovranno solo imbarcarsi e prendere il mare senza corsi o crociere di
addestramento. Infine ha il vantaggio della sorpresa, bloccando nei porti, senza
combattimento, la quasi totalit della flotta francese.
Bonaparte  fuori di s. Il suo progetto d'invadere l'Inghilterra, la discesa
come viene chiamato,  ormai compromesso. Ma il Primo Console non  uomo da
abbandonare un'idea, soprattutto quando parte da lui. Ordina al Ministro della
Marina, l'ammiraglio Decrs, di organizzare a Boulogne una flottiglia di barche
a fondo piatto, indispensabili per assicurare al corpo di spedizione la
traversata della Manica. In tutti i piccoli porti delle coste del Nord e della
Somme, nei cantieri vicini ai fiumi che sfociano nella Manica, si costruiscono
febbrilmente cannoniere e scialuppe. L'insieme delle operazioni  affidato
all'ammiraglio Bruix, buon marinaio e abile organizzatore. Lungo le coste
vengono piazzati molti cannoni per proteggere i cantieri e tener lontano le
fregate inglesi. Bonaparte fissa come ultimo termine per la preparazione,
l'inverno 1803. In realt il 1803 passa e non c' niente di pronto.
Mancano pi di ottocento navi alle duemila in progetto. Quelle pronte hanno un
carico di artiglieria troppo pesante e basta un colpo di vento perch imbarchino
ondate d'acqua. La flotta  sempre bloccata nei porti. Ora, Bonaparte si 
lasciato convincere da Decrs sulla necessit di assicurare la sicurezza della
flottiglia con la marina. Bastano tre giorni di superiorit nella Manica perch
le nostre duemila barche attraversino il canale, gli ha detto il ministro.
Perch tre giorni?
Perch almeno due maree sono indispensabili ai battelli per lasciare i porti,
perch necessitano dodici ore per la traversata, perch le scialuppe devono
rientrare e bisogna calcolare le perdite di tempo inevitabili in una simile
operazione.
Gli ordini dell'Ammiragliato inglese sono imperativi. La minaccia francese sulle
coste  reale. Ogni ammiraglio: Cornwallis davanti a Brest, Nelson davanti a
Tolone, Collingwood in fondo al golfo di Guascogna, Keith nella Manica, Calder
davanti a Le Ferrol, deve immediatamente portarsi davanti a Boulogne se le navi
francesi riescono a rompere il blocco.
Gli ordini di Napoleone, imperatore da una settimana, sono chiari: la squadra di
Tolone, battente la bandiera del vice-ammiraglio Latouche-Trville, lascer il
porto al pi presto, sbloccher Rochefort, e con il rinforzo delle navi cos
liberate, passer nella Manica, aggirer Cornwallis e assicurer il passaggio
della flottiglia. Ordine assoluto: evitare ogni battaglia in prossimit della
Manica.
Tutto  basato sui magnifici precedenti di Latouche-Trville, uno dei migliori
comandanti navali di Francia. Ha cinquantanove anni, soffre di febbri portate
dalle Antille, ma comanda una squadra che egli ha in gran parte rimesso a galla,
dopo il disastro di Abukir. In ogni caso,  il solo uomo capace di portare a
buon fine i progetti di Napoleone; ma, ahim!, muore a bordo della sua nave in
agosto e Decrs ha delle difficolt per trovargli un successore. Gli ammiragli
non mancano, mancano i buoni ammiragli. Ganteaume  bloccato a Brest con la sua
squadra, Brueys  stato ucciso ad Abukir, Blanquet du Chayla  in disgrazia e si
 ritirato in campagna dopo la spedizione d'Egitto, Rosily non fa niente da
quindici anni, Bruix  indispensabile a Boulogne: restano Missiessy e
Villeneuve. Convocati entrambi a Parigi, il loro primo impulso  di rifiutare,
coscienti che nelle battaglie contro l'Inghilterra hanno da perdere qualcosa di
pi importante della vita: la loro fama. Finalmente Missiessy accetta il comando
della squadra di Rochefort, e Villeneuve di succedere a Latouche-Trville
davanti a Tolone.
Pierre-Charles-Sylvestre de Villeneuve ha circa quarantun anni. Si  guadagnato
i galloni all'epoca della guerra d'America, prima della rivoluzione, poi come
contrammiraglio ha partecipato alla battaglia di Abukir. Nel disastro, 
riuscito a ricondurre le due sole navi intatte. Per mancanza d'iniziative,
commentano gli ufficiali del tempo. Avrebbe potuto tentare di soccorrere quelle
che erano a mal partito nel combattimento.
A ci Villeneuve ha risposto affermando che attendeva un ordine da Brueys.
L'ammiraglio Brueys era gi morto. In realt Villeneuve ha sopratutto la fortuna
di essere l'amico personale di Decrs, anch'egli superstite di Abukir. Ma non 
l'ammiraglio di cui ha bisogno la squadra di Tolone.
Questa squadra conta undici navi divise in due gruppi. Nel primo, il Bucentaure,
nave ammiraglia con ottanta cannoni, il Neptune, l'Annibal, il Mont-Blanc, il
Berwick e l'Atlas, tutte con settantaquattro cannoni. Nel secondo, la
Formidable, che batte la bandiera del contrammiraglio Dumanoir e l'Indomable,
entrambe di ottanta cannoni, l'Intrepide, lo Scipion e lo Swiftsure, tutte e tre
di settantaquattro cannoni. Ci sono due Swiftsure nella battaglia, uno inglese
ed uno francese, che  anch'esso una vecchia nave catturata dalla marina
francese. Una precisazione  necessaria: una bordata di ottanta cannoni invia
pi di mille libbre di ferro, una di settantaquattro un po' pi di
settecentocinquanta.
Il 19 gennaio 1805, a bordo della Victory~, al centro
della sua squadra all'ancora a Sud della Sardegna, Nelson
apprende che la flotta di Tolone ha preso il mare. Un'ora
e mezza pi tardi, le navi inglesi filano a vele spiegate
incontro a Villeneuve.
Il tempo  imbronciato e un forte vento occidentale annuncia la tempesta che
scoppia il giorno seguente, abbattendo gli alberi delle navi francesi con troppa
velatura, sballottando le squadre mal riparate. Nelson pensa che i Francesi si
dirigano verso l'Egitto e si lancia all'inseguimento, correndo grossi rischi.
Trascina le sue undici navi tra gli scogli di Biscies, a nord-est della
Sardegna, aprendosi un passaggio nella stretta imboccatura. Nessuna flotta al
mondo ha, in seguito, ritentato l'avventura. I suoi marinai, addestrati da pi
di due anni di mare, manovrano alla perfezione, senza la minima difficolt. Non
 cos per la flotta francese.
I nuovi marinai, abituati alla calma della rada invadono i ponti in preda al mal
di mare, vomitando l'anima ostacolando la manovra dei rari uomini di mare. Male
stivati, alcuni oggetti rotolano da un fianco all'altro strappando le corde che
trattengono il materiale. Le navi beccheggiano fino a mettere il bompresso
nell'acqua, mentre nei grandi colpi del rollio, le sartie e le corde degli
alberi si spezzano e sferzano i ponti. L'Indomable, che ha perduto i due alberi
di gabbia, fugge verso Ajaccio; il Neptune trascina uno dei suoi alberi,
l'Annibal non ha pi il pennone di trinchetto. Tutte le navi hanno serie avarie.
La squadra  dispersa. Di ritorno a Tolone completamente disorientato, senza
aver combattuto l'ammiraglio de Villeneuve scrive al suo amico Decrs: La
squadra sembrava molto forte nella rada, con gli equipaggi ben vestiti che
facevano le manovre molto bene, ma, quando  arrivata la tempesta, le cose sono
cambiate. Non erano pronti per le tempeste. I pochi marinai, confusi tra i
soldati, non si orizzontavano pi. Questi ultimi, a causa del mal di mare, non
potevano stare alle batterie e ingombravano i ponti: era impossibile manovrare.
Come conseguenza ci sono pennoni spezzati vele strappate, poich, in tutte le
nostre avarie la mancanza di abilit e di esperienza era pari alla cattiva
qualit del materiale fornito dagli arsenali.
Fatto senza precedenti nell'Impero, Villeneuve termina il suo rapporto ufficiale
chiedendo di essere esonerato dall'incarico: Vorrei che l'Imperatore, scrive
l'ammiraglio, mi desse un successore in questo comando. Non vorrei, a nessun
costo, diventare la favola d' Europa con la storia di nuovi disastri.
Napoleone non accetta e mantiene un ammiraglio disperato al posto chiave di
Tolone, di fronte a un Nelson deciso, una volta di pi, a vincere. Per il
momento, l'ammiraglio inglese  completamente fuorviato nel Mediterraneo. Non ha
alcun marinaio ferito, n una vela lacerata e non ha perduto nessun uomo nella
tempesta, ma naviga verso l'Egitto, immaginando di essere nella scia della
squadra francese. Il 14 febbraio, apprende a Malta, da una spia inglese, che
Villeneuve  rientrato a Tolone e che Napoleone ha nuovamente cambiato il suo
piano di invasione. Infatti l'Imperatore ha deciso di utilizzare nella Manica
solo la squadra di Brest, quella di Ganteaume. Per distogliere l'attenzione
delle navi inglesi e per allontanarle dalle coste francesi, progetta di mandare
due squadre, quella di Rochefort e quella di Tolone, nel Mare delle Antille. C'
una missione per Missiessy: devastare le isole inglesi e attendere Villeneuve a
Fort-de-France. La missione per la squadra di Tolone  la seguente: unirsi a
Cadice alla flotta spagnola, riconquistare le colonie olandesi dei Caraibi e
raggiungere la squadra di Rochefort alla Martinica. In questo tempo, pensava
Napoleone, gli Inglesi, lanciati all'inseguimento, lasceranno libera la Manica,
Ganteaume potr uscire da Brest e assicurare la protezione della discesa.
Il 29 marzo, Villeneuve lascia Tolone, elude la sorveglianza di Nelson,
ritornato in Sardegna, procede lungo le coste spagnole, supera lo stretto di
Gibilterra, prende con s una parte della flotta spagnola in rada a Cadice e
parte per la Martinica. Comanda sei fregate, tre brigantini, dodici vascelli
francesi e alcune navi spagnole; ha come coadiutore l'ammiraglio pi celebre di
Spagna Carlos de Gravina.
Si dice che l'ammiraglio Gravina sia il figlio naturale di Carlo III. Ha
combattuto contro i Francesi e i Barbareschi. Ovunque si  distinto per il suo
valore, il suo rispetto per i vinti e la sua onest. Rispettato da Napoleone
stesso,  considerato come un ammiraglio francese.
Nelson ha rimediato in fretta al suo errore. Ha, tuttavia, quasi un mese di
ritardo su Villeneuve e soltanto undici vascelli. Ha giurato a se stesso di
inseguire la flotta francese fino agli antipodi, se sar necessario.
Ciascuno di voi, dice ai suoi comandanti riuniti a bordo della Victory, attacchi
una nave francese, mi incarico di quelle spagnole.... Quando ammainer la
bandiera, vi autorizzo a fare altrettanto.
A Brest, dopo aver appreso la partenza di Villeneuve l'ammiraglio Ganteaume
tenta una sortita senza combattimento gli ha precisato l'Imperatore.
I ventuno vascelli di Brest salpano e trovano gli Inglesi all'uscita della rada.
Ganteaume d l'ordine di virare di bordo e di ritornare in porto. La squadra non
uscir pi. Cornwallis manterr la morsa fino all'epilogo finale, malgrado i
frequenti venti contrari che gli impediscono di restare all'ancora e lo
obbligano a pericolose manovre fra gli scogli.
Mi sarebbe impossibile, scrive Ganteaume a Napoleone, descrivervi i sentimenti
penosi che provo nel vedermi bloccato In questo porto, mentre le altre squadre
vanno a vele spiegate verso la loro destinazione.
Arrivato a Fort-de-France, l'ammiraglio Missiessy applica alla lettera gli
ordini ricevuti. Saccheggia, senza trovare una vera resistenza, le isole inglesi
dei Caraibi e raggiunge la Martinica dove Villeneuve non  ancora arrivato.
Missiessy aspetta qualche giorno, imbarca viveri ed acqua, poi si dirige
incontro a Rochefort con i cinque vascelli della sua squadra.
Villeneuve arriva alle Antille pressappoco nello stesso periodo. Senza
difficolt, porta a termine la sua missione nelle isole... Nelson ha lasciato
l'Europa con trentacinque giorni di ritardo. Ne ricupera quindici durante la
traversata dell'Atlantico, traversata che egli ha, del resto, intrapreso per
intuizione, senza realmente sapere la destinazione della flotta francese e senza
informazioni sui suoi obiettivi. Una gigantesca partita a nascondino si inizia
allora nelle Antille, tra la squadra francese e Nelson e termina a vantaggio di
Villeneuve che, apprendendo la notizia del ritorno in Europa della squadra di
Rochefort fa vela verso Nord per trovare i grandi venti occidentali e rientrare
a Le Ferrol. Ha intenzione di radunare qui le poche navi che vi si trovano
bloccate e di raggiungere la Manica.
Nelson scopre la manovra una decina di giorni pi tardi. Ha avuto la pi grande
sfortuna della sua carriera. Senza attendere oltre, lancia i suoi undici
vascelli all'inseguimento dei Francesi. Ma non  il suo giorno: si inganna sulla
loro vera destinazione. Pensa che la squadra rientri a Tolone e ordina di far
vela su Cadice. Convoca a bordo della sua nave il comandante del brigantino
Curieux, il comandante Bettesworth e, affidandogli un messaggio per
l'Ammiragliato, lo manda a Londra con l'incarico di spiegare i motivi del
ritorno della squadra. In tale lettera Nelson scrive: Io non ho incontrato il
nemico ancora, ma non abbiate timore che io lasci quella gente prendere il
sopravvento nel Mediterraneo disturbando cos la Sicilia o gli altri Stati del
nostro buon re.
Da quel momento la fortuna cambier.
Alcuni giorni dopo, il capitano Bettesworth conta nel suo cannocchiale le vele
della flotta franco-spagnola. Seguendola una giornata intera, a rispettabile
distanza, si accorge ben presto che Villeneuve non veleggia verso Cadice, come
crede Nelson, ma verso Le Ferrol. E' troppo tardi per avvertire l'ammiraglio, ma
 ancora in tempo per informare l'Ammiragliato. Da quel momento il Curieux
naviga a vele spiegate e raggiunge l'Inghilterra con una corsa a tempo di
primato. L'Ammiragliato si rende subito conto dell'importanza della notizia e
agisce in conseguenza. Ordina e comunica a Cornwallis di far togliere il blocco
di Rochefort e di Le Ferrol, per non immobilizzare deboli unit che
difficilmente resisterebbero alla potente flotta combinata. Con queste due
flottiglie Cornwallis forma una squadra di quindici navi che affida
all'ammiraglio Calder. Tuttavia non viene tolto il blocco di Brest. La manovra
riesce in un tempo brevissimo e, a partire dal 18 luglio, Calder incrocia al
largo di capo Finisterre. Seguendo gli ordini ricevuti, spia, nascosto, i
vascelli di Villeneuve che, ad alcune miglia di distanza, sono in panne. Il
vento  caduto e le vele pendono dai pennoni come tende. Lo scorbuto ha colpito
parecchie centinaia di soldati e Villeneuve teme il peggio con l'arrivo fulmineo
di Nelson, il cui silenzio lo preoccupa.
Non vi , tuttavia, niente da temere dal guercio, per il momento. Egli crede
sempre testardamente che i Francesi facciano rotta su Tolone e conta di
bloccarli a Gibilterra dove arriva il 19 luglio. L, nessuna notizia di
Villeneuve. Collingwood, incaricato del blocco di Cadice, non ne sa di pi, ma
con molta preveggenza, indovina il piano di Napoleone e ne parla a Nelson.
Credo che la flotta riunita sbloccher Le Ferrol malgrado Calder, traverser il
golfo di Guascogna per raggiungere la squadra di Rochefort e si presenter sotto
Ouessant con trentaquattro navi per unirsi a quelle di Ganteaume. L'ammiraglio
Cornwallis, richiamando le navi distaccate, ne avr trenta o pi.
Nelson approva. Ritornerebbe subito nella Manica, ma i suoi uomini non ne
possono pi e bisogna rifornirsi di viveri. Esita tuttavia per un certo tempo.
Con i suoi dodici vascelli di linea, con i quattro di Collingwood che incrociano
davanti a Cadice, i quattro di Bickerton che sorvegliano Cartagena e due o tre
che pattugliano il Mediterraneo, potrebbe considerevolmente rafforzare Calder.
Sceglie tuttavia di fare scalo. Il 22 luglio, ormeggia davanti a Tetuan e vi
sbarca gli equipaggi. Lo stesso giorno, pi a nord, al largo del capo
Finisterre, l'ammiraglio Calder vede spuntare all'orizzonte le sagome della
flotta di Villeneuve.
L'ammiraglio francese scorge anch'egli le quindici vele inglesi e si prepara al
combattimento. In realt, da quando la marina esiste, prepararsi al
combattimento, significa mettere le navi di bolina, tutte in fila, cio una
dietro l'altra a circa una gomena (ossia un po' meno di duecento metri), e il
pi possibile allineate nella direzione da cui soffia il vento. La battaglia
diventa, per lo pi, uno scambio di bordate senza seri risultati. Soltanto gli
Inglesi possiedono una superiorit schiacciante e tecniche diverse, che mettono
sempre gli avversari in serie difficolt. Fortunatamente per Villeneuve,
l'ammiraglio Calder non ha grande spirito tattico e attacca in maniera classica.
Passare dall'ordine di marcia su tre colonne alla linea di battaglia, comanda
Villeneuve. Mura a sinistra ordine naturale, distanza fra i vascelli mezza
gomena. Assetto di combattimento.
I due segnali salgono sull'albero del Bucentaure e, sui vascelli francesi,
rullano i tamburi. I cannonieri sono in attivit: tutto  pronto per il
combattimento. Armi bianche e pistole sono gi state distribuite.
Una nebbia spessa obbliga le navi a serrarsi ai limiti della sicurezza. In testa
navigano gli spagnoli, Villeneuve  al centro e le fregate chiudono la fila.

L'ammiraglio Calder ordina la manovra che deve portarlo di controbordo alle navi
francesi. Evidentemente gli inglesi vogliono raggiungere la coda della fila e le
fregate. Una schiarita permette a Villeneuve di rendersi conto delle intenzioni
di Calder.
Virate di bordo. comanda l'ammiraglio francese. Virate di bordo con
contromarcia.
Ancora la nebbia. Dai due lati viene aperto il fuoco senza visibilit. Non si sa
pi se il nemico  a dritta o a sinistra. L'ammiraglio Gravina  opposto a
Calder, fianco a fianco. Il combattimento continua fino a notte, cieco e
incerto: venti navi contro quindici. Questo combattimento sar chiamato la
battaglia dei Quindici-Venti, a causa del numero dei vascelli che si sono
affrontati, ma anche perch navigano come ciechi.
Nella totale oscurit, il disordine  grande nella linea franco spagnola. Le
navi si separano di parecchie gomene, cosa che potrebbe essere drammatica
all'alba, poich ogni unit dovrebbe combattere isolatamente. Ma Calder si 
sganciato e, al sorgere del giorno, Villeneuve pu vedere gli Inglesi fuggire
dal campo di battaglia portando con s due vascelli spagnoli che hanno
catturato, il Firme ed il San Rafael. Villeneuve esita ad inseguirli, malgrado
la volont dei suoi capitani che non vogliono abbandonare due bastimenti senza
combattere di nuovo e che sentono che Calder rifiuter la battaglia,
accontentandosi di quel mediocre vantaggio
Ancora una volta l'ammiraglio Villeneuve si mostra indeciso e privo di energia.
Si sente quasi sollevato dalla ritirata di Calder. Trova giustificazione del suo
abbandono nel fatto che gli Inglesi hanno tolto l'assedio di Le Ferrol e di
Rochefort e che egli potr radunare qualche nave e andarsene verso la Manica.
Ordina di far vela verso il porto di Vigo per riparare le avarie.
Vi giunge il giorno seguente. Subito dopo lo sbarco scrive al suo amico Decrs
per spiegare la sua condotta. Se avessi fatto un tragitto rapido dalla Martinica
a Le Ferrol, se avessi trovato l'ammiraglio Calder con le sue sei navi, o al
massimo nove, se lo avessi battuto e, dopo aver radunata la squadra, avendo
viveri ed acqua ancora per un mese e mezzo, avessi effettuato il collegamento a
Brest e dato origine alla grande spedizione, io sarei il primo uomo di Francia.
Ma due colpi di vento ci hanno procurato gravi avarie perch abbiamo cattivi
alberi, cattive vele, cattive attrezzature, cattivi ufficiali e cattivi marinai.
I nostri equipaggi si ammalano; il nemico ne  a conoscenza e si  rinforzato:
osa venirci ad attaccare con forze numericamente molto inferiori. Il tempo era
dalla sua. Poco esercitato ai combattimenti ed alle manovre di squadra, ogni
capitano, nella nebbia, non ha seguito altra regola che quella di seguire il suo
marinaio di un tempo, ed eccoci diventati la favola d'Europa.
E' la seconda volta che Villeneuve usa questa formula: La favola d'Europa.
Gli ammiragli, e Villeneuve in ogni caso, sembrano pi preoccupati per la loro
reputazione e per la loro fama che della vittoria. Le sue lamentele sono in
parte fondate, ma come nota l'ammiraglio Jurien de La Gravire, la preveggenza
di un uomo irresoluto non vale, nella maggior parte delle cose di questo mondo,
la cecit di un uomo energico. D'altronde in tutti i loro rapporti, i comandanti
francesi sottolineeranno la mancanza d'iniziativa e di combattivit del loro
ammiraglio. Tutti diranno che era possibile inseguire gli Inglesi e riprendere
loro, almeno, il Firme ed il San Rafael.
Durante questo periodo di tempo, Napoleone visita le truppe di Boulogne. Vi sono
circa centosessantamila uomini ammassati sotto le tende che attendono la discesa
e la buona volont della marina. L'imperatore arriva al campo in compagnia del
maresciallo Berthier, il 3 agosto, ed  acclamato dai soldati che cominciano ad
annoiarsi a forza di ripetere continuamente le stesse manovre da due anni e
mezzo. Tutti sono convinti che questa volta  quella buona e che Napoleone in
persona viene a dare il segnale dell'invasione dell'Inghilterra.
L'indomani, I'imperatore passa in rassegna questo immenso esercito: pi di
centomila uomini allineati su una sola fila in riva alla Manica. Ci gli fa dire
la sera stessa che gli Inglesi non sanno ci che sta per accadere e che se
effettueremo la traversata in dodici ore, I'Inghilterra avr finito di
esistere... Infatti, questo esercito pu essere imbarcato in due ore sulle
duemila scialuppe finalmente pronte. Il materiale  gi a bordo e
millecinquecento cavalli scalpitano sulla sabbia delle spiagge.
I marescialli Lannes e Oudinot, alla testa dei loro quattordicimila uomini sono
impazienti. Si dividono l'onore di dover sbarcare per primi sulla costa inglese,
come avanguardia della discesa. Davout, Soult, Ney sono della partita. Sognano
l'Inghilterra e la gloria che ivi li attende; si aspetta solo la flotta di
Villeneuve che  sempre ormeggiata a Vigo. I feriti sono stati curati, i viveri
caricati a bordo, i barili d'acqua potabile riempiti, turate le falle.
L'ammiraglio rilegge, per la decima volta almeno, il messaggio del suo amico
ministro: Dal successo del vostro arrivo davanti a Boulogne dipendono i destini
del mondo. Ma Boulogne  lontana, e il mare  pieno di Inglesi.
Villeneuve non si inganna. Cornwallis e le sue venti navi impediscono ancora
ogni uscita alla squadra di Ganteaume. Calder e le sue navi di linea hanno
ripreso la vigilanza davanti a Le Ferrol. Collingwood e i suoi quattro vascelli
incrociano davanti a Cadice, e Bickerton  davanti a Cartagena. Nelson,
riposato, procede lungo le coste spagnole con la sua squadra e si dirige verso
Nord per radunare la flotta della Manica. Le forze francesi invece non hanno
fatto molta strada. I vascelli di Ganteaume sono all'ormeggio; cinque navi
francesi e nove spagnole sono bloccate a Le Ferrol. La squadra di Rochefort,
ossia cinque bastimenti,  al largo. Il capitano di vascello Allemand ne ha
assunto il comando, poich l'ammiraglio Missiessy si  fatto sbarcare per
ragioni di salute e si  rifiutato di riprendere il mare. A Cadice, sei vascelli
spagnoli sono in rada e sei sono a Salcedo. La situazione non  brillante.
Allemand ha ricevuto l'ordine di attendere Villeneuve a ovest di Le Ferrol,
evitando Calder fino al 3 agosto poi di attendere per altri dieci giorni a cento
leghe a ovest della foce della Loira ed infine di ripiegare su Vigo se non
avesse potuto raggiungere la squadra di Villeneuve. L'ammiraglio salpa da Vigo
il 31 luglio.
Lascia in rada tre velieri in cattive condizioni che potrebbero solo frenare la
sua corsa: l'Atlas, l'Espana e l'America. Due giorni dopo,  in vista di Le
Ferrol. La sua avanguardia, agli ordini di Gravina, entra nello stretto e allora
una scialuppa gli porta le ultime istruzioni di Napoleone, in data 16 luglio.
Manovrerete in modo da renderci padroni del passo di Calais, anche solo per
quattro o cinque giorni... Potete agire sia riunendo sotto il vostro comando le
squadre di Rochefort e di Brest, sia unendovi alla squadra di Rochefort e
doppiando con essa l'Irlanda e la Scozia per unirvi alla squadra olandese di
Texel... Ci affidiamo interamente alla vostra esperienza e al vostro zelo per la
gloria delle nostre armi... 
Lo stesso messaggio indica all'ammiraglio i diversi punti di incontro con
Allemand. Le Ferrol non viene menzionata, e per Villeneuve ci corrisponde a una
proibizione di entrarvi. Gourdon e i suoi quattordici vascelli tuttavia lo
attendono qui. Solo Gravina e la linea di testa andranno ad ormeggiarvisi.
Villeneuve ordina al resto della flotta di raggiungere La Corogne, a circa dieci
miglia da Le Ferrol. E' una rada ben riparata, che per ha il grave difetto di
essere male orientata; infatti quando il vento  favorevole ad una partenza da
Le Ferrol,  sfavorevole a La Corogne. Ecco dunque la flotta combinata scissa in
due, solo perch Villeneuve applica alla lettera ordini assurdi ai quali un
capitano inglese non avrebbe mai obbedito.
Il 6 agosto, prudentemente, Villeneuve manda una fregata, la Didon, in
ricognizione nelle acque in cui dovrebbero trovarsi i vascelli del capitano
Allemand e, il 10, essa  catturata dalla fregata inglese Phoenix.
Spazzate via tutto davanti a voi, scrive Napoleone, in un messaggio impaziente.
Vi si aspetta nella Manica. In questo momento avete ai vostri ordini diciotto
navi mie e dieci del re di Spagna. Voglio che, ovunque il nemico si presenter
davanti a voi con meno di ventiquattro vascelli, voi lo attacchiate.
E' un ordine chiaro e preciso, forse irrealizzabile, perch non tiene conto
dello stato delle navi, della loro forza e della qualit dei loro equipaggi.
Napoleone  un soldato, d ordini come un soldato, non come un marinaio.
Uscendo di qui con i miei vascelli, sono molto lontano dal poter essere
considerato in grado di lottare contro un numero simile di navi, risponde
Villeneuve all'Imperatore attraverso Decrs che, diciamolo subito, non
consegner la lettera. Non ho timore di dirvelo: sarei molto preoccupato di
incontrarne venti. E l'ammiraglio francese continua, dando un quadro
assolutamente pessimista della sua flotta e di quella di Gravina, che gli ha
fatto perdere ogni illusione.
Bisogna riconoscere che la flotta spagnola non  n un modello di virt
guerriere, n un esempio di disciplina. Tuttavia non manca n di coraggio n di
fedelt. La Spagna, come la Francia, non ha abbastanza marinai e i volontari
sono rari; allora il Primo Ministro, il principe de la Paix, recluta i
disoccupati, i vagabondi e vuota le prigioni. Appena ne hanno l'occasione, i
marinai disertano, malgrado la sanguinosa repressione e la disciplina spietata
che i giovani capitani fanno regnare a bordo. Questi ufficiali sono tutti
intelligenti e coraggiosi. Sono eccellenti uomini di mare, malgrado le uniformi
logore e la paga scarsa. Ma, difficili a terra, gli equipaggi si difendono con
accanimento durante la battaglia. Gravina, d'altronde, non esita a spingere il
comandante in capo a prendere il mare e a raggiungere la Manica, nonostante gli
Inglesi.
Villeneuve si decide il 13 agosto, non senza far notare al generale Lauriston,
l'aiutante di campo di Napoleone, che si imbarca sul Bucentaure: Significa
gettarsi stupidamente in braccio alle squadre inglesi. Posso rischiare di
perdere tutta la flotta.
L'Imperatore ha detto di partire risponde il generale. Centocinquantamila
uomini sono imbarcati a Boulogne, Etaples, Vimereux e Ambleteuse.
Prendo il mare con due navi infestate dalle malattie l'Antille e l'Algsiras.
L'Indomable non  in migliori condizioni e siamo minacciati dal congiungimento
di Calder e di Nelson. Inoltre non abbiamo notizie della Didon.
Villeneuve non sa ancora che la sua fregata  caduta in mano agli Inglesi.
Partirebbe se lo sapesse? Partirebbe se sapesse anche che, mentre egli
tergiversa, inventa pretesti, trova mille ragioni per ritardare la partenza, i
suoi avversari si sono mossi ovunque? Cornwallis ha appena ricevuto il rinforzo
della squadra di Nelson, che si riteneva fosse nel Mediterraneo. Alcune fregate
solcano l'Oceano, contando le navi francesi all'ancora a Le Ferrol, a La
Corogne, a Vigo, a Cadice, a Rochefort. La squadra della Manica conta a questo
punto trentacinque vascelli di linea.
Villeneuve fa vela verso il Nord con una specie di scoraggiamento fatalista. A
dire il vero, non deve credere a un possibile successo della discesa, e il suo
compito gli sembra difficile, la sua responsabilit terribilmente impegnativa.
Dumanoir sostituisce Gourdon, malato, alla testa della sua divisione. Una
leggera brezza da est spinge gentilmente la flotta fuori dal passaggio e la
lancia al largo. Vengono avvistate due corvette inglesi che trascinano una
preda: sono l'Iris e la Naiad che rimorchiano la Didon. La squadra di Rochefort
non si vede. La notte passa tranquilla e, all'alba la coffa segnala parecchie
vele all'orizzonte. Villeneuve immagina che si tratti di Calder e si allontana
prudentemente. In realt  Allemand con i suoi cinque vascelli il quale, da
parte sua, ha preso la flotta combinata per quella di Calder e fugge. Il 14
sera, un tre-alberi danese, incontrato per caso, segnala la presenza, al largo,
di una squadra di venticinque vascelli inglesi. Senza verificare tale
informazione, che pu essere soltanto uno stratagemma, Villeneuve fa virare di
bordo e dirige la flotta verso sud, in direzione di Cadice. E' convinto che
Nelson e Calder siano alle sue calcagna: del resto egli vede Nelson ovunque: a
dritta, a sinistra, a poppa. Nelson  invece molto lontano; ha affidato la sua
squadra a Cornwallis e ha raggiunto l'Inghilterra a bordo della Victory con la
scorta della Superb.
Apprendendo la partenza di Villeneuve verso la Manica, Napoleone esulta:
Finalmente! L'Inghilterra  nostra! Non deve avere tuttavia una fiducia
illimitata e cieca nella riuscita del suo ammiraglio. Al corrente
dell'evoluzione di un'alleanza tra Russia e Inghilterra, a cui rischiano di
unirsi le Due Sicilie e l'Austria senza smuovere la benevola neutralit della
Prussia e anche della Turchia, I'imperatore mette a punto con i suoi marescialli
un piano di ricambio che provocher grande scompiglio sul continente:
I'invasione dell' Austria. Cos, egli pensa, se Villeneuve non passa, avr
subito la mia rivincita. Decide, malgrado tutto, di sondare la resistenza
davanti a Brest e chiede a Ganteaume di tentare una nuova uscita: Ganteaume
obbedisce. Salpa il 18 sera, nel momento stesso in cui la squadra di Tolone e la
flotta spagnola fanno mezzo giro. All'ingresso del passaggio s'imbatte nei
vascelli di Cornwallis e ritorna in porto.
I due messaggi, I'insuccesso di Villeneuve e quello di Ganteaume, fanno
sprofondare Napoleone in una di quelle terribili collere ben note ai suoi
collaboratori. Insulta in tutti i modi la marina, si lamenta di non essere
assecondato e di trovare soltanto uomini che per avere dei riguardi o per la
propria persona o per la propria reputazione non sanno nemmeno perdere una
battaglia quando, dopo tutto, si chiede loro soltanto di ingaggiarla e di
perderla.
Il vostro Villeneuve, urla all'ammiraglio Decrs, non  neanche capace di
comandare una fregata. Che cosa si pu dire di un uomo che, per alcuni marinai
malati su due navi della sua squadra, per un'estremit di bompresso rotta, per
alcune vele strappate, per una voce sul presunto congiungimento tra Nelson e
Calder, perde la testa e rinuncia ai suoi progetti?
Napoleone definisce ancora Villeneuve vigliacco e traditore e redige
immediatamente degli ordini per portare la squadra di Cadice nella Manica e per
affidarne il comando a Ganteaume. Decrs riesce, con lettere abili, a calmare la
collera imperiale e a tentare altre manovre. Ma non prima dell'inverno. Propone
di suddividere la flotta francese in parecchi gruppi di cinque o sei navi
potendo cos creare grandi fastidi agli Inglesi. Consiglia di attendere e dice
di vedere nel ripiegamento di Villeneuve a Cadice il segno del destino.
Gli avvenimenti precipitano. Il 22 agosto Napoleone invia un ultimatum
all'Austria. Il 24 la cavalleria francese si lancia verso il Reno. Il 28  la
volta dell'esercito. Il 30 la flottiglia di Boulogne  smobilitata. Il primo
settembre, l'imperatore lascia il Passo di Calais dove ha scrutato per tanti
giorni il mare in attesa delle vele di Villeneuve e raggiunge Parigi per
preparare la sua partenza per la grande campagna del 1805 che metter l'Austria
in ginocchio. Viene dato ordine alla flotta combinata di imbarcare viveri per
sei mesi e anche pi, di salpare il pi presto possibile, di dominare il mare su
tutte le coste d'Andalusia e di controllare lo stretto di Gibilterra.
L'imperatore pensa che, anche senza risultato, questo spiegamento di forze
navali al largo della Spagna indebolir l'Inghilterra. Inviando queste ultime
istruzioni, l'ammiraglio Decrs scrive una lunga lettera al suo amico Villeneuve
per togliergli quel sentimento confuso di scoraggiamento e di abbandono. La
lettera  lunga, ma merita tutta la nostra attenzione poich essa spiega il
gesto disperato di Villeneuve, un mese pi tardi, quando lancer la sua flotta
contro quella inglese al largo del capo Trafalgar. La riportiamo quasi
integralmente.
L'intenzione dell'imperatore  di cercare nei ranghi, qualunque posto vi
occupino, gli ufficiali pi adatti ai comandi superiori; e ci che egli esige,
al di sopra di tutto,  una nobile ambizione degli onori, l'amore della gloria,
un carattere deciso e un coraggio senza limiti. Sua Maest vuole far cessare
quella prudenza che rimprovera alla sua marina, quel sistema difensivo che
uccide l'audacia e raddoppia quella del nemico. Tale audacia, l'imperatore la
vuole in tutti i suoi ammiragli capitani, ufficiali e marinai, e qualunque sia
l'esito, egli promette la sua stima ed il suo favore a coloro che sapranno
dimostrarla in massimo grado. Non esitare mai ad attaccare forze inferiori o
anche uguali, e combattere all'ultimo sangue, ecco ci che vuole Sua Maest.
L'imperatore non tiene in nessun conto la perdita delle sue navi, se le perde
gloriosamente. Non vuole pi che le sue squadre siano bloccate da un nemico
inferiore e se esso si presenta in tale situazione davanti a Cadice, egli vi
raccomanda e vi ordina di non esitare ad attaccarlo. L'imperatore vi prescrive
di fare ogni cosa per ispirare simili sentimenti a tutti coloro che sono ai
vostri ordini, con le vostre azioni, le vostre parole e con tutto ci che pu
elevare i cuori. Niente deve essere trascurato a questo riguardo: frequenti
sortite, incoraggiamenti di ogni genere, azioni rischiose, ordini del giorno che
portano all'entusiasmo (e Sua Maest vuole che vengano moltiplicati e che voi me
li inviate regolarmente), tutto deve essere usato per animare ed esaltare il
coraggio dei nostri marinai. Sua Maest vuole loro aprire tutte le porte degli
onori e della benevolenza, e questo sar il prezzo di ogni azione sbalorditiva
che sar tentata. Si compiace di pensare che voi sarete il primo a riceverlo e,
quali che siano i rimproveri che mi ha ordinato di farvi, mi fa piacere potervi
dire in tutta sincerit che la sua particolare benevolenza e le sue grazie pi
grandi attendono solo la prima azione brillante che prover il vostro coraggio.
Ecco la lettera le cui parole sembrano tutte di pugno di Napoleone, il solo
documento, forse, da allegare all'incartamento della difesa di Villeneuve, dopo
il disastro che seguir.
Gli inglesi apprendono, il 3 settembre, che la discesa  per il momento
abbandonata e che la flottiglia di Boulogne  smobilitata. E' naturalmente un
sollievo per gli inglesi, che possono smettere di tremare pensando all'invasione
sempre possibile.
L'Ammiragliato afferma che nulla  finito finch resta la minaccia di una marina
francese abbastanza forte per tentare, un giorno, una simile avventura. Gli
ordini sono mantenuti: distruggere la flotta combinata ovunque si trovi.
Essa  all'ancora nella rada di Cadice dal 19 agosto.
Villeneuve lotta accanitamente con le autorit per ottenere i pochi
approvvigionamenti indispensabili per riprendere il mare. Se l'Ammiragliato
inglese non lo sa ancora, uno dei suoi ammiragli, Collingwood, ne 
perfettamente al corrente e, anticipando gli ordini che egli intuisce, rafforza
il blocco del porto spagnolo. Il 22 agosto, il contrammiraglio Sir Richard
Bickerton che bloccava Cartagena, arriva davanti a Cadice con i suoi quattro
vascelli di cui due trepponti. Il 30, Sir Robert Calder lo raggiunge con la
squadra affidatagli da Cornwallis: aggiunti al quattro vascelli di Collingwood
sono ventisei navi da guerra che assicurano il blocco. Prima di ricevere gli
ordini dall'Ammiragliato, Collingwood aveva sospettato che il suo paese volesse
finirla una volta per tutte con la flotta combinata. Questa  la grande
differenza tra gli ammiragli inglesi e quelli francesi. La sola cosa che
Collingwood ignora ancora,  che non toccher a lui l'onore di comandare il
fuoco. Tale gloria  riservata a Horatio Nelson, che per il momento si riposa
nella sua casa di Merton, insieme con Emma e con Horatia.
L'alta societ londinese non gli ha perdonato il suo legame. I lords gli voltano
le spalle e la famiglia reale si astiene dall'invitarlo. Nelson non se ne cura:
vive con passione il suo grande amore.
Il mattino del 5 settembre suonano al cancello:  Blackwood, il comandante
dell'Euryalus che viene ad annunciare al suo ammiraglio che la flotta francese 
entrata nel porto di Cadice. L'indomani Nelson  a Londra per mettere la sua
spada a disposizione dell'Ammiragliato e del suo paese. Lord Barham in persona
lo riceve e gli apre le braccia. Scegliete gli ufficiali che devono servire
sotto di voi, gli dice il Lord dell'Ammiragliato.
Decidete voi stesso, risponde l'ammiraglio. Lo stesso spirito anima tutta la
marina, non potreste scegliere male.
Nelson ottiene poteri illimitati. Il suo comando si estende dalla baia di Cadice
al fondo del Mediterraneo. Il 7 settembre, di ritorno a Merton, si congeda da
Lady Hamilton, non senza un funesto presentimento.
Ho molto da perdere e poco da guadagnare, le dice. Potevo risparmiarmi nuovi
rischi, ma ho voluto agire da uomo onesto e servire fedelmente il mio paese.
Il 14 settembre giunge a Portsmouth e ritrova la Victory. Allineati a poppa, a
prua e sul ponte, i suoi uomini urlano d'entusiasmo. Merton  dimenticata. Ora
per Nelson conta solo la flotta combinata che dorme a Cadice.
Il 15 settembre, Napoleone invia a Villeneuve l'ordine  di salpare, di far rotta
su Napoli per sbarcarvi le poche truppe che restano ancora a bordo delle navi e
di restare nelle vicinanze dell'Italia finch penser di conservare il
predominio del mare, poi di raggiungere Tolone. L'ordine  assoluto: La nostra
intenzione, precisa l'imperatore,  che ovunque voi troverete il nemico in forze
inferiori, voi l'attacchiate senza esitare e abbiate con lui una battaglia
decisiva. Scrivendo questa lettera, l'imperatore aveva aggiunto, per Decrs che
gli raccomandava la moderazione: Villeneuve  uno di quegli uomini che hanno
pi bisogno di sprone che di redini.
Ipocritamente, d'altronde, faceva partire segretamente per Cadice il
vice-ammiraglio Rosily, con l'ordine di prendere il comando della flotta se essa
fosse ancora nel porto al momento dell'arrivo. Il salvacondotto implicava il
ritorno a Parigi di Villeneuve per rendere conto della sua ultima campagna.
Nelson arriva davanti a Cadice il 28. Ha proibito il saluto con le salve di
cannone. Teme di avvisare Villeneuve della sua presenza e che l'ammiraglio
francese non esca dal porto. Tutta la sfortuna di Villeneuve  l, di fronte a
lui, nella presenza del pi deciso dei marinai. Questo piccolo uomo, nervoso,
cieco da un occhio senza un braccio, soggetto al mal di mare,  il pi
prodigioso trascinatore di uomini, l'ufficiale pi ascoltato dai suoi pari, lo
stratega navale invitto. Dopo il suo arrivo presso Collingwood, riunisce i
capitani e confida loro come egli pensi di finirla con la flotta combinata.
All'unanimit, tutti riconosceranno l'impronta geniale del capo nel piano che 
loro sottoposto. Niente di paragonabile n di simile alle tradizioni delle
battaglie navali. Niente. Nelson pensa d'incontrare Villeneuve che naviga in
fila, come d'abitudine. Ora, se noi allineiamo le nostre navi, spiega, si pu
produrre nell'una o nell'altra flotta un'apertura, una rottura in seguito
all'ardore del combattimento. Propone quindi che le navi, a gruppi, attacchino
la linea avversaria in parecchi luoghi. Pensa di fare tre gruppi con i suoi
quaranta vascelli: due di sedici che tenteranno di rompere la linea avversaria e
otto navi di riserva. Otto bastimenti veloci e solidi che verranno, nel pieno
della battaglia, ad appoggiare il gruppo che ne avesse bisogno.
Uno dei gruppi  affidato a Collingwood con la consegna di portare un violento
attacco contro gli ultimi dodici vascelli francesi. Egli, Nelson, attaccher al
centro con l'altro gruppo, attraverser la fila proprio dietro la nave di
Villeneuve e paralizzer tutta la testa della fila permettendo cos a
Collingwood di distruggere senza troppe difficolt le navi isolate. Cosa
incredibile, Nelson si assume il compito di penetrare in mezzo alle navi
nemiche, poi di trattenerle mentre dispone di forze minori. Tale  lo spirito di
quella che  considerata come una straordinaria espressione di strategia navale
e, in ogni caso, come il testamento militare del pi celebre ammiraglio inglese.
Dopo che avr fatto conoscere le mie intenzioni al comandante della seconda
colonna, ripete Nelson, l'intera direzione, il comando assoluto di quella
colonna gli appartengono. Tocca a lui condurre il suo attacco come vuole, tocca
a lui seguire i propri vantaggi fino al momento in cui avr catturato o
distrutto i vascelli che avr circondato. Io avr cura che gli altri vascelli
nemici non vengano ad interromperlo... 
Collingwood  pi anziano di Nelson. Ma non avr mai l'occasione di vincere da
solo una battaglia. Nominato capitano dopo Nelson lo ha sempre trovato sul suo
cammino: ad Abukir, al capo San Vincenzo e oggi a Trafalgar. Nelson non 
tuttavia tipo da imporsi al suo vecchio compagno d'armi. Al contrario gli lascia
tutta l'iniziativa necessaria per vincere a modo suo e si prende la parte pi
pericolosa.
Quanto ai comandanti, continua Nelson, se, durante il combattimento non possono
scorgere o comprendere perfettamente i segnali del loro ammiraglio, si
rassicurino: non possono agire male se metteranno la loro nave fianco a fianco
con un vascello nemico.
Un lungo grido d'entusiasmo di tutti i capitani presenti a bordo della Victory
saluta Nelson.
Il nemico  perduto se possiamo raggiungerlo, dichiara Collingwood.
A tavola, poi durante lunghe passeggiate sul casseretto, Nelson precisa i
particolari dell'attacco. Ciascuno  pieno di idee circa l'attacco e di fiducia
totale nel comandante in capo.
Resta solo da attendere la flotta combinata nota un capitano.
Verr. assicura Nelson, e sar Napoleone stesso che le ordiner di venire.
A questo proposito, I'ammiraglio incarica sei delle sue fregate, fra cui
l'Euryalus, di incrociare davanti a Cadice, con la missione di osservare i
movimenti delle navi francesi e di informarlo immediatamente se Villeneuve si
decidesse a togliere le ancore. Il capitano Blackwood, I'amico dei giorni buoni
e di quelli neri, saluta il suo ammiraglio, s'imbarca sulla sua fregata e
raggiunge il suo posto. La trappola  tesa.
A Cadice, Villeneuve sta anch'egli impartendo ordini. A bordo del Bucentaure
regna la stessa attivit che regna sulla Victory, ma manca la fiducia. Riuniti a
bordo della nave ammiraglia, i capitani francesi e spagnoli non ardono certo dal
desiderio di attaccare Nelson con i vascelli usciti dalla battaglia dei
Quindici-Venti e con gli equipaggi stanchi. Tutti esprimono riserve sulla
possibilit di una vittoria in tali condizioni. Un'ultima volta Villeneuve
scrive a Decrs per tentare il rinvio delle operazioni.
Uscire da Cadice con la certezza di dover combattere con un nemico assai
superiore, sarebbe perdere tutto. Io non posso pensare che l'intenzione di Sua
Maest sia di voler gettare la maggior parte delle sue forze navali in una
situazione tanto disperata che non permetter nemmeno di acquistare gloria.
Nessuna risposta, e nuova riunione a bordo del Bucentaure per studiare un piano
di sortita.
Nelson non si limiter a schierarsi su una linea di battaglia, predice
Villeneuve. Non ci dar battaglia con l'artiglieria su una linea parallela alla
nostra... Cercher di accerchiare la nostra retroguardia, di attraversarci, di
portare sulle nostre navi, che sar riuscito a staccare, i suoi gruppi per
circondarle e catturarle.
Villeneuve pensa allora di presentare in fila solo una parte della sua flotta,
un numero di vascelli uguale a quello del nemico e di conservare Gravina e gli
spagnoli come riserva. Piano che sarebbe stato valido alcuni giorni prima,
quando Nelson disponeva di ventun navi soltanto, ma disperato ora. D'altronde
Villeneuve ripiega presto sul combattimento in linea, avendo troppa paura di
innovare una tattica davanti a Nelson.
Tutti gli sforzi delle nostre navi, egli dice ai suoi capitani, dopo aver
deciso definitivamente per il combattimento in linea, devono mirare a portarsi
in aiuto delle navi attaccate e ad avvicinarsi alla nave ammiraglia che dar
l'esempio... Un capitano comandante deve trarre consiglio pi dal suo coraggio e
dal suo amore della gloria che dai segnali dell'ammiraglio, che, impegnato egli
stesso nel combattimento e avvolto nel fumo, non ha forse l'occasione facile per
farne... Ogni capitano che non sar nel fuoco non sar al suo posto... e un
segnale per richiamarvelo sarebbe per lui una macchia disonorevole.
La lezione di Napoleone  servita. Le ultime esitazioni di Villeneuve spariranno
ben presto. Infatti, voci giunte da Madrid, informano l'ammiraglio del prossimo
arrivo di Rosily, che viene a togliergli il comando. Questa notizia dapprima lo
esaspera, poi lo umilia. Si ritiene tradito da Decrs che ha dimenticato di
informarlo.
Qualunque cosa sia, Monsignore, scrive immediatamente al Ministro della Marina,
posso solo spiegarmi il silenzio che avete tenuto sulla missione dell'ammiraglio
Rosily con la speranza che avrei potuto portare a termine la missione affidatami
e, se il vento mi permetter di uscire, salper domani.
Superando tutte le obiezioni che aveva sollevato, in parte fondate, ed in ogni
caso conformi alle esitazioni dei capitani, Villeneuve si decide a far uscire la
flotta. Convoca Gravina a bordo della sua nave e, dopo qualche minuto di
conversazione, fa issare sull'albero del Bucentaure il segnale di prepararsi a
salpare:  il 19 ottobre. All'orizzonte, il capitano Blackwood scorge i
preparativi e invia la fregata Phoebe da Nelson. Questa volta, pensa il
comandante dell'Euryalus, li teniamo: vengono da noi.
Sono le sei del mattino: I'ammiraglio Magon salpa con una decina di navi
ormeggiate pi vicine all'uscita del porto. Il fatto  che non si lascia Cadice
con troppa facilit: sei anni prima l'ammiraglio Bruix aveva impiegato tre
giorni per uscirne, con met vascelli in meno. Prima ad arrivare al largo, la
fregata Hermione segnala cinque vele all'orizzonte: sono quelle della flottiglia
del capitano Blackwood, da cui si  gi staccata la fregata Phoebe. Dieci navi
riescono ad uscire dal passaggio, poi il vento cade. E' una calma piatta e
Villeneuve fa calare le ancore per la notte.
Fin dalle nove, Nelson ha appreso l'uscita della flotta combinata. Era sul
casseretto, come al solito, e aveva appena detto a Colligwood : Che bella
giornata! Venite a trovarmi! quando la timoneria del vascello Mars gli
ritrasmette il messaggio appena ricevuto dalla Phoebe: Il nemico esce dalla
rada! Nelson pronuncia una sola parola: Finalmente!
L'indomani, venti ottobre, dalle sei e trenta la flotta combinata leva l'ancora,
nave dopo nave. L'uscita  lenta, a causa del debole vento di sud-sud-ovest, ma
alle undici tutte le navi sono in mare aperto ad eccezione del Rays che uscir
un po' pi tardi. Villeneuve  deciso a non indietreggiare. Scrive il suo ultimo
messaggio a Decrs: Tutta la squadra avanza a vele spiegate... Il vento 
sud-sud-ovest; ma penso che sia un vento della mattinata. Mi vengono segnalate
diciotto vele. Cos,  probabile che gli abitanti di Cadice vi dovranno dare
nostre notizie... In questa partenza, Monsignore, ho seguito solo il desiderio
ardente di conformarmi alle intenzioni di Sua Maest e di fare tutti gli sforzi
per distruggere il malcontento che gli avvenimenti dell'ultima campagna gli
hanno procurato. Se questa riesce, far fatica a non credere che tutto doveva
andare in questo modo, che tutto era calcolato per il pi grande vantaggio del
servizio di Sua Maest.
L'Emile, incrociando alla testa della colonna, ha scorto diciotto sagome nere
della flotta inglese a sud-ovest.
Infatti Nelson sa che se Villeneuve arriva prima di lui nello stretto di
Gibilterra, ha una probabilit di fuggire: perci ha diretto la sua flotta verso
sud per sbarrargli la strada.
Un vento forte soffia ora da ovest. Grandi onde cominciano a formarsi e ad
attaccare gli scafi ramati spazzando i ponti. Villeneuve ordina di prendere pi
mani di terzarolo. Gli spagnoli poco abituati a tale manovra, si lasciano porre
sottovento e seminano il disordine nello schieramento di battaglia. Ciascuno
sistema il proprio bastimento nella colonna dove pu, senza tener conto della
numerazione. La manovra  difficile e la notte  gi scesa; navigando a fuochi
spenti si temono le collisioni. Allo spuntare del giorno, Villeneuve scopre
l'indescrivibile imbottigliamento della sua flotta. Per tutta la notte, i
vascelli inglesi hanno acceso fuochi di bengala e sparato colpi di cannone per
segnalare la loro presenza e per dimostrare a Villeneuve che erano l e che non
avrebbero lasciato la presa che dopo il combattimento.
Spunta l'alba del 21 ottobre. La nave di Villeneuve, il Bucentaure,  a circa
cinque leghe a ovest di capo Trafalgar. Di fronte, pu vedere le trentatr vele
delle squadra inglese che avanzano su di lui. Villeneuve conta ventisette
vascelli e sei fregate; Nelson pu contare invece trentatr vascelli e sette
fregate proprio davanti a s, a una quindicina di miglia. Per la prima volta, le
due squadre si trovano di fronte. In meno di un'ora, l'ammiraglio inglese raduna
le sue navi e prende il vento. Villeneuve deve riconoscere che lo scontro 
inevitabile. Deve prepararvisi e non  una cosa semplice poich la flotta
congiunta  sparpagliata sul mare nel pi completo disordine. Ordina di virare
di bordo con il vento alle spalle, per non allontanarsi troppo da Cadice dove
potrebbero rifugiarsi i bastimenti in caso di avaria.
Nelson vede la manovra, ne indovina lo scopo e fissa la rotta a est-nord-est,
per tagliare la ritirata verso la costa, sempre conservando il vento. Cos, si
presenta perpendicolarmente a Villeneuve, posizione d'attacco che non figura su
alcun manuale navale dell'epoca.
Virando di bordo, la flotta franco-spagnola non ha sistemato la sua linea di
battaglia. Si presenta ora con parecchie fratture e forma una curva che sarebbe
un vantaggio se Villeneuve avesse deciso di accerchiare il nemico, caso che
purtroppo non si verifica. Dopo il mezzo giro, la flotta congiunta si scagliona,
a vele spiegate, a nord-nord-ovest. In testa si trova la terza squadra,
comandata dall'ammiraglio Dumanoir. In punta c' il Neptune seguito dallo
Scipion, dall'Intrpide, dal Formidable, su cui si trova l'ammiraglio Dumanoir,
dal Duglay-Trouin, dal Mont-Blanc e dal San Francisco de Asis. Il Rayo si 
lasciato andare sotto vento della linea, quando  stato effettuato il mezzo
giro, e si trascina al traverso del San Francisco de Asis.
La prima squadra, guidata dallo Hros, arriva in seguito, molto disorganizzata.
Il Santissima Trinidad, che batte bandiera dell'ammiraglio Cisneros,  seguito
dal Bucentaure. La nave ammiraglia naviga tanto vicino al Santissima Trinidad,
che un gabbiere potrebbe saltare dal suo bompresso sulla poppa del gigante
spagnolo. Neanche i vascelli della seconda squadra sono al loro posto.
La squadra di osservazione chiude la marcia, avendo in testa l'Algsiras che
porta la bandiera del contrammiraglio Magon. L'Argonauta (nella flotta congiunta
c' anche un Argonaute francese) e il Montanes sono sotto vento rispetto alla
linea. A poca distanza, seguono l'Argonaute, il San Ildefonso, I'Achille, il
Principe de Asturias, il Berwick e, a chiusura della colonna, il San Juan
Nepomuceno, il Bahama, l'Agile e lo Swiftsure.
I brigantini e le fregate, sotto vento rispetto alla fila, sono tutti pronti a
rimorchiare i vascelli danneggiati.
Convergendo su di essi, le navi inglesi hanno aumentato la velatura e, per
trarre il massimo profitto dal vento, hanno fissato le vele di coltellaccio,
alte e basse.
La brezza  debole. Sono le sei e trenta e gli Inglesi non hanno ancora assunto
il loro ordine di battaglia. Ben presto Collingwood issa sul suo albero il
segnale formare l'ordine di marcia su due colonne. Immediatamente i due gruppi
si mettono in linea di fila secondo le istruzioni date da Nelson qualche giorno
prima.
Ovunque gli equipaggi sono al loro posto di combattimento. I cannoni sono stati
caricati con carica doppia per la prima bordata. A torso nudo, con i paranchi in
mano, i cannonieri si apprestano a puntare le bocche da fuoco verso il primo
vascello inglese. L'artiglieria presenta un'altra delle grandi differenze fra i
marinai inglesi e quelli francesi. I primi lanciano tre palle nel lasso di tempo
in cui gli altri ne lanciano una. Gli Inglesi mirano soprattutto allo scafo,
cercando di uccidere e di affondare l'avversario, mentre i Francesi restano
ancorati alla tattica sorpassata del tiro per disalberare, altrimenti detto tiro
alla cieca, su un bersaglio mobile, tentando di abbattere un albero per isolare
e smantellare la nave. Ci coster caro alla flotta di Villeneuve.
I tiratori scelti si sono appostati nelle coffe con i loro fucili che lanciano
sui casseretti dei biscaglini grossi come noci. Su ogni vascello, il capitano e
gli ufficiali, accompagnati dai tamburi e dai pifferi, ispezionano i ponti e le
batterie. A bordo dell'Algesiras, l'ammiraglio Magon, che ha indossato
l'uniforme di gala, promette il suo budriere, portato dalla guerra delle
Filippine, al primo marinaio o soldato che andr all'abbordaggio di un
inglese.
A bordo del San Juan Nepomuceno, il capitano spagnolo don Cosme Damian de
Churruca promette ai suoi uomini in nome di Dio la felicit eterna a colui che
morir facendo il suo dovere.
Se uno di voi non fa il suo dovere, urla il capitano agli uomini radunati ai
piedi del casseretto, io lo far fucilare immediatamente. Se egli sfugge alla
mia attenzione o a quella dei coraggiosi ufficiali che ho l'onore di comandare,
i suoi rimorsi lo seguiranno per tutto il tempo che, miserabile ed infelice,
trasciner il resto dei suoi giorni.
Sul Bahama, don Alcala Galiano dice ad un guardiamarina incaricato della
bandiera: Abbiatene molta cura. Un Galiano non si arrende.
Poi, rivolgendosi ai marinai: Sappiate che questa bandiera  inchiodata.
Su altri vascelli della flotta congiunta che, volenti o nolenti, si preparano
allo scontro, si verificano scene identiche, mentre a poco a poco le due
colonne, ora quasi definitivamente formate, si avvicinano al nemico.
La Victory, comandata dal maggior generale Cook e che porta la bandiera di
Nelson, si trova in testa al primo gruppo ed a circa una decina di miglia dalla
linea di fila francese. Dietro di essa ci sono le masse imponenti del Tmraire
e del Neptune, entrambi destinati ad aiutare la Victory al momento della
penetrazione nella linea nemica. Il Conqueror, il Leviathan seguono il Neptune e
precedono l'enorme Britannia. Separato da questo primo gruppo da un intervallo
abbastanza grande, il vascello preferito da Nelson, l'Agamennon, guida nella
scia del Britannia quattro vascelli, l 'Aiax, l 'Orion, il Minotaur e lo
Spartiate. L'Africa a forza di vele, cerca di riprendere il suo posto nella
colonna.
Il Royal Sovereign, di cento cannoni come la Victory, ha a bordo l'ammiraglio
Collingwood e naviga in testa alla seconda squadra. Il Belleisle ed il Mars lo
seguono a fatica e si sono leggermente sganciati. Il Tonnant ed il Bellerophon
(che nel 1815 condurr Napoleone verso l'esilio) scortano il Mars. Poi vengono
il Colossus, il Defence e il Defiance. Pi a destra, il Revenge trascina dietro
di s il Polyphemus, il Thunderer e lo Swiftsure. Il Dreadnought e il Prince
navigano tra le due colonne.
Sono le otto e trenta, e il progetto di Nelson si manifesta apertamente a
Villeneuve. L'ammiraglio inglese vuole tagliare la linea di fila in due punti,
dividerla in tre tronconi vulnerabili. Il vento favorisce questa tattica.
La brezza da ovest spinge la flotta inglese trasversalmente all'avanzata della
flotta congiunta, che si distende ora per pi di cinque chilometri, mentre
alcuni vascelli ancora sottovento, non hanno pi il tempo di riprendere il loro
posto nella fila.
Mi occorrono almeno venti navi di quella flotta, dice Nelson a Collingwood. Con
un minor numero di vascelli non sarebbe una vittoria. Ho intenzione di
attraversare l'avanguardia nemica per impedirle di rientrare a Cadice. Quanto a
voi, tagliate la retroguardia verso il dodicesimo vascello a partire dai
serrafila. A bordo della Victory, come ovunque, gli uomini sono in assetto di
combattimento.
Fa' attenzione al mio angelo custode, dice Nelson ad uno dei carpentieri che
traslocano il ritratto di Lady Hamilton per metterlo al sicuro. Proprio prima
del combattimento, il suo pensiero vola a Merton, a Emma.
Seduto al tavolo di comando, con la mano valida scrive nervosamente un codicillo
al suo testamento, in cui chiede all'Inghilterra di prendersi cura di Emma e di
sua figlia. Lady Hamilton ha infatti reso un grande servigio all'Inghilterra
convincendo la regina di Napoli a concedere rifornimenti alla flotta di Abukir.
Se mi fosse stato possibile ricompensare tali servigi, scrive, non farei
appello oggi al mio paese; ma poich non ho potuto farlo io, affido Emma, Lady
Hamilton, al mio re ed alla mia patria, affinche le concedano una pensione
sufficiente per condurre una vita degna del suo rango. Affido anche alla
generosit della mia patria la mia figlia adottiva, Horatia. Sono i soli favori
che chiedo al mio re ed al mio paese, ora che sto per attaccare battaglia per
loro.
I capitani Hardy e Blackwood sono presenti e ascoltano Nelson rileggere le sue
ultime volont. Vi prego, amici miei, di firmare entrambi questo documento, come
testimoni.
Poi Nelson consegna a Blackwood due lettere non sigillate. La prima  per lady
Hamilton: Mia carissima ed amabilissima Emma, cara amica del mio cuore, possa
il Dio delle battaglie coronare di successo il mio tentativo! In ogni caso avr
cura che il mio nome sia per sempre caro a te e ad Horatia. Vi amo entrambe come
la mia vita. Possa il cielo benedirvi,  la preghiera del tuo Nelson e Bronte! 
La seconda lettera  per Horatia e contiene solo la benedizione paterna.
Saliamo, amici miei.
La linea franco-spagnola  ormai a quattro o cinque miglia. Due ore appena.
Che ne dite, Blackwood?
Vittoria certa, signore, e quattordici navi nemiche catturate questa sera.
Ce ne vogliono venti ripete Nelson.
Scusatemi, dice il dottor Beatty, avvicinandosi ai tre ufficiali, tutti qui
pensiamo che i Francesi non possono augurarsi di avere davanti ai loro fucili un
bersaglio migliore di quello che voi offrite loro. Mettete almeno un mantello,
signore.
Nelson,  in alta uniforme e ostenta grandi cordoni e placche lucenti che
brillano sulla giacca blu.
Ci riguarda soltanto me, risponde l'ammiraglio. I segni d'onore che porto non
mi hanno mai fatto paura. Ora,  tempo che ciascuno prenda il suo posto.
Alle undici resta solo un miglio tra i due avversari. Il mare si fa grosso ed il
cielo si copre. Alle undici e cinquanta, in piedi sul casseretto, Nelson lancia
l'ordine famoso: L'Inghilterra si aspetta che ciascuno faccia il suo dovere.
Da parte sua Villeneuve, inalbera la sua bandiera di combattimento e la grande
insegna di poppa. L'equipaggio del Bucentaure grida : Viva l'Imperatore!
Urr ripresi da ogni nave francese allorch alcuni spagnoli gridano Viva il
Re! altrettanto entusiasticamente. L'aquila imperiale  spiegata ai piedi
dell'albero maestro.
Gi il Royal Sovereign di Collingwood sembra volare, o piuttosto abbattersi
sulla flotta combinata. Tutti gli uomini sono distesi sul ponte quando, primo
fra tutti gli Inglesi, arriva a portata di tiro. Il Fougueux l'ha visto puntare
dritto su di s e cerca vanamente di fermarlo. Le sue palle fischiano
nell'alberatura del trepponti senza arrecargli gran danno.
Il Royal Sovereign taglia la linea tra il Fougueux e la Santa Anna, lancia
contro di questa una bordata d'infilata che falcia duecento uomini, poi si getta
all'abbordaggio. L'Indomable, il Monarca ed il Fougueux si lanciano nella
mischia, abbattendo l'albero maestro e l'albero di trinchetto della nave
ammiraglia inglese. Il Monarca, per una falsa manovra, cade sotto vento e si
stacca. A poppavia del Fougueux impegnano battaglia le due navi al seguito di
Collingwood, il Mars ed il Belleisle che liberano il Royal Sovereign in cattive
condizioni. A bordo della Santa Anna, il vice-ammiraglio Alava  ferito ed anche
il capitano Gardoqui. Pi di centocinquanta uomini sono fuori combattimento.
Allora arriva in mezzo al fuoco l'Euryalus che passa un cavo di rimorchio al
vascello inglese e lo tira fuori dal pericolo. Collingwood abbandona la sua nave
e trasporta la sua bandiera sulla fregata del capitano Blackwood. Alle due e
dieci, la Santa Anna ammaina la bandiera e si arrende. La spada del valoroso
ammiraglio spagnolo  consegnata a Collingwood.
Ovunque  una mischia furibonda. Il fumo permette appena di distinguere gli
amici dai nemici. Il Fougueux  abbordato dal Tmraire che abbandona
provvisoriamente la colonna Nelson per andare in aiuto al Royal Sovereign. Il
capitano Harwey lancia le sue truppe all'abbordaggio e spazza il ponte con salve
di mitraglia. Il secondo del Fougueux, il capitano Bazin  ferito tre volte, il
suo aiutante cade, il secondo ed il terzo tenente sono uccisi. Le coffe ed i
casseri sono cosparsi di morti: gli Inglesi invadono il vascello francese che
ammaina la bandiera.
Il Mars riesce a intrufolarsi nella linea francese attraverso i vuoti lasciati
dal Fougueux e dal Monarca, corso a difendere la Santa Anna. Il Pluton del
capitano Cosmao, che i suoi marinai chiamano Va-di-buon-cuore, arriva su di lui
e attacca battaglia con decisione. I tre alberi del Mars cadono sul ponte,
falciati dalle palle del Pluton; il suo comandante, il capitano Duff viene
ucciso. Nel momento in cui Cosmao si prepara all'abbordaggio, vede arrivare di
traverso il Tonnant che tenta di tagliare la linea proprio davanti
all'Algesiras, a bordo del quale  l'ammiraglio Magon. Egli abbandona il Mars
per riprendere il suo posto nella linea e colmare il buco, ma il Tonnant abborda
l'Algesiras e spara bordate di mitraglia su bordate, riuscendo a disarmare
completamente il vascello francese. Il capitano Le Tourneur comanda
l'abbordaggio ed il suo luogotenente, Verdreau, raduna gli uomini sul ponte per
lanciarsi all'assalto del cordame del Tonnant. Nessuno vede arrivare da poppa il
Colossus ed il Bellerophon le cui cannonate falciano Verdreau ed i suoi uomini.
Improvvisamente l'albero di mezzana del Tonnant si abbatte, trascinando l'albero
di trinchetto dell'Algesiras, tanto le sartie sono ingarbugliate. L'ammiraglio
Magon  ovunque. Le Tourneur  ferito da un biscaglino. Magon, gi due volte
colpito, ma che aveva rifiutato di lasciarsi curare per restare in mezzo ai suoi
uomini, viene ucciso da una palla in pieno petto. La batteria da diciotto 
fracassata. Un albero ostruisce i portelli di murata e fa tacere i cannoni di
tribordo. In quel momento, l'Algesiras ha cento morti e duecento feriti.
Quindici ufficiali sono uccisi o feriti, ed  raso come un pontone. Non gli
resta che arrendersi.
Il Bellerophon  alle prese con l'Aigle. Il capitano Courrge  stato ucciso
appena  stato aperto il fuoco ed il suo secondo giace su del cordame,
gravemente ferito. Il capitano inglese, Cook,  ucciso a sua volta dalla scarica
di fucileria francese, allorch dal castello di prua del Bellerophon comanda
l'abbordaggio.
L'Achille, il Colossus e il Defence arrivano alla riscossa e, mentre il
Bellerophon si libera, prendono l'Aigle a cannonate da ogni lato. Il fuoco
scoppia a bordo della nave francese, raggiunge la fossa, il cordame, il
coronamento. Deve ammainare la bandiera, dopo aver perduto i due terzi
dell'equipaggio.
Il Bellerophon, dopo essersi rimesso dalla morte del suo capitano, attacca il
Bahama, il cui capitano Alcala Galiano, ferito ad una gamba ed alla testa,
continua a combattere. Una palla di cannone lo decapita fra due ingiurie.
L'equipaggio si arrende. A qualche gomena di distanza, il Colossus ha attaccato
lo Swiftsure, uccidendogli duecento uomini, disalberandolo e obbligandolo ad
ammainare in fretta la bandiera.
L'Achille, il Defence ed il Colossus si gettano poi sul Montanes il cui capitano
Alcedo  gi morto. L'equipaggio demoralizzato, vedendo arrivare da babordo e da
tribordo la massa dei tre vascelli inglesi, preferisce fuggire e abbandonare il
campo di battaglia. L'Achille si volge allora contro l'Argonaute del capitano
Epron. Per circa mezz'ora, il fuoco d'artiglieria  violento ed Epron, seguendo
l'esempio del Montanes, abbandona la lotta, malgrado che i danni e le perdite
subite siano pochi. Pi in l, la fregata Hermione ha seguito la fuga
dell'Argonaute. Issa il segnale che ricorda gli ordini di Villeneuve: ordine
alle navi che non combattono di riportarsi il pi presto possibile alla linea
del fuoco. L'Argonaute non ne tiene conto. L'Herinione passa allora a tiro di
voce ed il capitano Mah, portando alla bocca il suo megafono di bronzo, insulta
il capitano Epron, sebbene questi abbia un grado pi alto. Tuttavia l'Argonaute
continua a fuggire. L'Argonauta, lo spagnolo, si  comportato meglio: ammaina la
bandiera solo dopo aver perduto trecento uomini e quasi tutti i cannoni. Pi a
sud, verso l'estremit della baia, il San Ildefonso, completamente privo di
sovrastrutture, senza comandante e non avendo quasi pi uomini validi, si
arrende al Defence. L'Achille che si batte contro il Defiance e il Dreadnought
perde in pochi minuti il suo alfiere, il capitano ed il comandante Deniport. Il
sottotenente Jouan, che eredita il comando in pieno disastro, cade a sua volta.
Il sottotenente Cauchard continua a battersi. I suoi cannoni abbattono l'albero
di mezzana del Dreadnought, ma il Prince lo attacca alle spalle e, con una sola
bordata, appicca il fuoco agli alberi che crollano sul ponte come veri tizzoni
ardenti, estendendo il fuoco ovunque. L'equipaggio superstite si getta in mare,
aggrappandosi ai rottami galleggianti. Gli inglesi salvano centocinquantotto
marinai. Quattrocentottanta sono morti. La nave affonda con la bandiera ancora
sventolante, dopo l'esplosione della santabarbara.
Dall'inizio del combattimento, il Revenge, comandante Moorson, ha attaccato il
Principe de Asturias, il trepponti dell'ammiraglio Gravina. Ora, anche il
Defence, il Dreadnought e il Prince aggirano la nave ammiraglia. Il comandante
Cosmao  venuto in aiuto di Gravina, col Pluton, ma senza molto successo.
L'ammiraglio ha gi ricevuto parecchie ferite e il vascello non ha pi alberi.
Le perdite sono elevate. La fregata Thttis riesce tuttavia, nel pieno del
combattimento, a prendere il Principe de Asturias a rimorchio e a trascinarlo
lontano.
Alla retroguardia della flotta congiunta restano solo due vascelli: il Berwick e
il San Juan Nepomuceno del comandante Churruca. Sono in una brutta posizione,
circondati dal Polyphemus, dallo Swiftsure, dal Thunderer e dal Dreadnought che
ha appena ridotto a mal partito il Principe de Asturias.
Il Berwick ha perduto duecento uomini, forse di pi.
Il comandante e il secondo ufficiale sono morti; l'albero maestro e poi quello
di mezzana sono crollati, il timone  letteralmente esploso ed esso si arrende.
Il San Juan Nepomuceno ha pi di duecentocinquanta marinai fuori combattimento.
Il ponte  rosso di sangue. Churruca  ferito ad una gamba, tuttavia, sdraiato,
ordina: Continuate il fuoco.
Muore dissanguato durante il combattimento. Il suo secondo ammaina la bandiera.
Qualche giorno prima, il comandante Churruca aveva scritto ad un amico di
Madrid: Se vieni a sapere che la mia nave  catturata, sappi che io sar
morto.
Con la cattura del San Juan Nepomuceno, la retroguardia della flotta di
Villeneuve  completamente distrutta e Collingwood trionfa. Dei sedici vascelli
che la sua colonna doveva distruggere, dieci sono catturati, cinque battono in
ritirata e l'Achille  saltato in aria.
Il Bellerophon e il Colossus hanno perso, certamente, pi di duecento uomini, ma
il resto della flotta non ha praticamente, subito alcuna perdita. La vittoria 
completa e non sono ancora le 6 del pomeriggio.
Venticinque minuti dopo il primo colpo di cannone di Collingwood, la seconda
colonna, quella di Nelson, si scontra con la flotta congiunta. Come previsto, la
Victory, in testa, si precipita sul Bucentaure, la nave ammiraglia di
Villeneuve, al centro della linea di battaglia franco-spagnola.
A portata di tiro dei cannoni della Santissima Trinidad, del Bucentaure, del
Redoutable, del Neptune e del San Leandro, la Victory incassa il tiro di pi di
duecento bocche da fuoco senza risentirne. I cannonieri francesi tirano per
disalberarla ed  un miracolo che, a meno di cinquecento metri, la nave inglese
abbia soltanto le vele lacerate, un albero danneggiato e meno di cinquanta
uomini fuori combattimento. La Victory non ha ancora tirato un colpo di cannone.
Lentamente avanza verso la linea di battaglia con l'evidente intenzione di
seguire il Bucentaure nel passaggio lasciato dal Neptune caduto sotto vento. Il
Redoutable del capitano Lucas si accosta alla parte posteriore del Bucentaure e
cala il suo bompresso nella poppa della nave ammiraglia. Nelson decide allora di
cambiare obiettivo e di occuparsi subito del Redoutable.
Costeggia il Bucentaure e, nel passaggio, gli fracassa la poppa. Il castello di
poppa  devastato. Quattrocento uomini muoiono. Pi di duecento cannoni sono
fuori uso. La Victory supera il Redoutable, lo carica di proiettili e poi
l'abborda. Lucas se lo aspettava. Nei pennoni del suo trepponti, ha sistemato la
sua squadra d'abbordaggio armata di grappini che uncinano la Victory appena si
avvicina. I cannoni tirano dal fondo delle batterie, raffiche di fucileria
crepitano mentre vengono occupati i portelli di murata. Alcune granate rotolano
sul ponte strappando ai feriti grida di rabbia e di dolore.
Un vero banco da macellaio. dir il cappellano della Victory. Le perdite,
infatti, sono ingenti. Dalle estremit degli alberi, alcuni gabbieri tirano sui
casseri enormi biscaglini che straziano le membra e fracassano i crani.
In piedi sul casseretto, nella sua uniforme blu di gala, Nelson resta
impassibile. Il suo segretario, Scott,  morto al suo fianco. Dei centodieci
uomini che combattevano sul ponte ne restano in piedi circa una ventina.
Hardy, dice Nelson al suo capitano, scotta troppo per durare a lungo.
Alle 13.15, Hardy vede Nelson cadere a faccia in avanti, in una delle
innumerevoli pozze di sangue che seccano sul ponte. Si precipita, si piega su
Nelson.
Questa volta Hardy, mi hanno preso mormora l'ammiraglio... Ho la spina
dorsale spezzata.
Alcuni uomini lo portano al posto di medicazione. Il chirurgo conferma che una
pallottola di moschetto, penetrando alla sommit della spalla sinistra, si 
conficcata nella colonna vertebrale.
Sono finito, dottore, dice ancora Nelson al dottor Beatty. Non potete far
niente per me.
E' un gabbiere del Reductable che, appollaiato su una coffa, ha notato gli
ufficiali sul casseretto della Victory e ha sparato su colui che gli sembrava il
pi decorato.
Nelson s'indebolisce rapidamente. Sdraiato a fianco di un guardiamarina, sir
George Westphal, anch'egli ferito, dice: Devo affidare lady Hamilton e la mia
figlia adottiva Horatia al mio paese.
Non parlate troppo, consiglia il chirurgo.
Ad ogni minuto, sento un fiotto di sangue invadermi i polmoni. La parte
inferiore del mio corpo non sente pi niente.
L'ammiraglio respira debolmente ed a fatica. Il dolore deve essere
insopportabile perch il morente si lamenta senza tregua del punto in cui la
pallottola ha dovuto spezzare la colonna vertebrale.
Dal ponte giungono grida di urr ed urli. Nelson chiede la ragione di tale
rumore: gli dicono che un vascello francese si  appena arreso.
E' finita,  proprio finita, mormora Nelson, che non ci vede pi, a Hardy che
ha potuto scendere al posto di medicazione in un momento di pausa del
combattimento. Come va la battaglia?
Molto bene, mylord. risponde il capitano. Molto bene; abbiamo gi catturato
tredici o quattordici navi nemiche.
Spero che nessuno dei nostri si sia arreso.
Nessuno, non avete niente da temere da quel lato.
Sono un uomo morto, Hardy. Me ne vado molto in fretta e non ne ho pi per
molto. Avvicinatevi... Taglierete i miei capelli e li consegnerete a lady
Hamilton, con tutti i miei effetti personali...
Poi, volgendosi a Beatty, che non ha lasciato il suo capezzale un solo istante:
Andate a curare gli altri, Beatty. Non potete fare niente per me.
Mylord. ammette Beatty, per la disgrazia della patria, non si pu fare pi
niente per voi.
Che cosa succederebbe alla povera Lady Hamilton se conoscesse il mio stato?
dice come in sogno il vincitore di Abukir che, morendo, diviene il vincitore di
Trafalgar. Consiglia ancora a Hardy di ormeggiare immediatamente, pensando alla
tempesta che si prepara.
Se vivr, ormegger, ripete Nelson.
Cambiando pensiero, aggiunge: Hardy non gettate il mio povero corpo in mare.
No, signore, no. Certamente no.
Voi sapete che cosa bisogna fare. Gettare l'ancora... E poi aver cura di Lady
Hamilton... L'infelice... Abbracciatemi, Hardy... Non avrei dovuto lasciare il
ponte... Non sono stato un grande peccatore... Hardy non dimenticatevi. Io
affido Lady Hamilton al mio paese... Anche mia figlia Horatia... Ricordatevene.
Ho sete! Da bere!... Grazie a Dio ho fatto il mio dovere!
Nelson muore alle 16.30.
Mentre l'ammiraglio inglese agonizzava nel posto di medicazione della Victory,
la battaglia infuriava intorno a lui. Il capitano del Redoutable, a un certo
momento, si  accorto che qualche cosa di anormale era successo: non c'era pi
nessuno sul ponte della Victory. Nelson era stato ferito. Lucas ha approfittato
allora dell'occasione per inviare la sua squadra di abbordaggio sulla nave
inglese. Gi una decina di Francesi si battono sul ponte della Victory, guidati
dal tenente di vascello Dupotet che urla: Ancora pochi minuti e la Victory
 nostra!
Ma proprio allora una terribile raffica di palle di cannone e di mitraglia
spazza il ponte del Redoutable. Duecento uomini cadono. Il Tmraire arriva alla
riscossa e spara sul trepponti francese a bruciapelo. L'albero maestro del
Redoutable si abbatte e il fuoco si appicca alle sartie. Lucas non vuole
arrendersi, malgrado abbia cinquecento uomini fuori combattimento. Ammaina la
bandiera alle 13.55, quando altre due navi inglesi riescono a sfondare la linea
e vengono in aiuto della Victory e del Tmraire.
Per tutto questo tempo, il Bucentaure, la Santissima Trinidad e lo Hros hanno
sopportato l'attacco del resto della squadra del Nord. La prima bordata della
Victory, mentre superava il Redoutable, aveva danneggiato una ventina di cannoni
del Bucentaure che si trovava alle prese con il trepponti Neptune (c'era un
Neptune inglese, un Neptune francese e un Neptuno spagnolo) e il dueponti
Conqueror. Nello stesso momento, il Leviathan e l'Africa attaccavano la
Santissima Trinidad. Ma quattro vascelli inglesi non sarebbero stati sufficienti
a far tacere le due enormi navi della flotta congiunta.
Pi tardi, arrivano in soccorso il Britannia, lo Spartiate, l'Aiax, il Minotaur
e l'Agamennon. Purtroppo gli altri vascelli francesi e spagnoli, che incrociano
intorno alla nave ammiraglia, sono caduti sottovento e perdono tempo. Davanti
all'Hros, che precede la Santissima Trinidad, la squadra dell'ammiraglio
Dumanoir non  praticamente impegnata. Gli otto bastimenti sono quasi indenni.
Tranquillamente navigano verso il nord il Neptuno, lo Scipion, l'Intrpide, il
Formidable che alza l'insegna di Dumanoir, il Duguay-Trouin, il Mont-Blanc, il
San Francisco de Asis e il vecchio trepponti Rayo che avanza a tribordo.
Completamente disalberato, con la poppa rovinata, il Bucentaure  in cattive
acque. Villeneuve, in piedi sul casseretto, nota allora la passivit di Dumanoir
e fa issare sulla sua fregata il segnale che significa: ordine a tutti i
vascelli, che per la loro posizione attuale non combattono di assumere una
posizione che li conduca pi vicino alla linea del fuoco.
Teoricamente, Dumanoir dovrebbe virare di bordo e condurre le sue otto navi
verso l'estremit della colonna dove Villeneuve  agli estremi. Dovrebbe, ma
egli prosegue la sua rotta come se niente fosse. Sosterr, poi, la tesi della
debolezza del vento e la paura di mettersi sottovento.
Alle 13.45, nel pieno della battaglia, Villeneuve d a Dumanoir un ordine
preciso: tutta la terza squadra deve virare, vento in poppa, tutte le navi
insieme.
Questa volta, Dumanoir obbedisce. Per virare di bordo senza cadere sottovento, i
capitani fanno mettere i canotti in mare e virano a rimorchio. Il Rayo e il San
Francisco de Asis tentano di invertire la rotta a forza di vele e cadono in
panne. L'Hros li segue. Per formare di nuovo la linea e venire in soccorso di
Villeneuve, Dumanoir fa rotta verso sud-ovest e si allontana quindi dal luogo
della battaglia.
Sul Bucentaure, Villeneuve cerca di prolungare il combattimento. In realt, a
parere di tutti, cerca la morte. Si espone volontariamente per morire nella
battaglia che  il pi grande disastro navale che la Francia abbia mai
conosciuto. Completamente disalberata, piatta come un pontone, la nave
ammiraglia non pu manovrare ed  irrimediabilmente condannata se non
intervengono soccorsi. Parecchie volte, Villeneuve guarda dalla parte di
Dumanoir, ma si rende conto che l'ammiraglio non ha intenzione d'intervenire
direttamente e che si prepara a raggiungere Cadice con la sua squadra.
La prua sul Bucentaure! urla Infernet, il capitano dell'Intrpide, in dialetto
provenzale.
Ha deciso di non obbedire a Dumanoir e di correre in soccorso del Bucentaure. La
nave spagnola Neptuno fa la stessa cosa.
Dove andate? grida Dumanoir nel suo portavoce vedendo le due navi lasciare la
fila.
Al fuoco risponde sdegnosamente il brigadiere Valds, comandante del Neptuno.
Precipitandosi verso il Bucentaure, l'Intrpide lancia passando, una prima
bordata sul Lviathan poi, proseguendo la sua rotta, raggiunge l'Africa e
l'attacca con tanta furia che la nave inglese cessa il fuoco. L'Orion, che non
ha ancora combattuto, arriva e, d'infilata spazza il ponte dell'Intrpide e gli
procura molti danni. L'Agamennon attacca la nave d'Infernet che si difende come
un leone, sollevando cos provvisoriamente il Bucentaure.
Il Neptuno  attaccato dal Minotaur a babordo e dallo Spartiate a tribordo.
Completamente disalberato e con il comandante Valds ferito, deve ben presto
ammainare la bandiera.
Il Bucentaure lotta come pu ma senza molta speranza. Assiste impotente agli
sforzi dell'Intrpide, poi alla sua sconfitta. Il capitano Infernet stesso
racconta la fine del combattimento del suo coraggioso Intrpide. Alle quattro e
quarantacinque, il pennone di mezzana dove sventolava la mia bandiera 
abbattuto da una palla di cannone. Ordino subito di mettere una bandiera a
tribordo e a babordo, sulle sartie di mezzana e continuo a battermi. Alle
cinque, timone, ruota, frenello e barra sono ridotti in mille pezzi. Faccio
subito mettere la barra di scorta e faccio governare con quella. Alle cinque e
quindici cade l'albero di mezzana; quattro o cinque minuti dopo  la volta
dell'albero maestro. In quel momento sono circondato da sette vascelli nemici
che fanno fuoco tutti su di noi. Alle cinque e trentacinque, cade l'albero di
trinchetto ed io resto senza alberi e senza vele. Vedendomi circondato da ogni
parte, non potendo fuggire e non essendovi, d'altronde, alcuna nave francese in
vista che potesse soccorrermi, poich circa la meta del mio equipaggio, fra cui
tre ufficiali, erano morti o feriti, sono obbligato a soccombere a sette
vascelli che mi attaccano.
Infernet ammaina la bandiera. Ha perduto trecentosei uomini. La sua nave 
talmente ridotta a mal partito e crivellata di colpi da ogni parte che gli
Inglesi la faranno saltare, non potendo tenerla a galla.
A bordo della sua nave, Villeneuve, avendo circa duecentocinquanta morti o
feriti, vedendosi anche nell'impossibilit di essere soccorso, incapace di
manovrare per sfuggire all'accerchiamento, ordina di ammainare la bandiera. Un
ufficiale inglese del Conqueror riceve la resa dell'ammiraglio francese; si
tratta del capitano Atcherley, che conduce a bordo del Mars, sotto la pioggia di
colpi di cannone che alcune navi si scambiano ancora, il comandante in capo
della flotta franco-spagnola. Suprema umiliazione di Villeneuve dopo i
rimproveri di Napoleone. Sono le acclamazioni dei marinai inglesi che salutano
la resa del Bucentaure, le grida che Nelson sentiva dal suo letto di agonia.
Alcuni istanti dopo, il Prince riceve la bandiera della Santissima Trinidad.
L'ammiraglio Cisneros, il capitano di vascello Uriarte e trecento uomini sono
feriti. Il San Augustin, che ha tentato di aiutare il suo ammiraglio perde
quattrocento marinai e si arrende al Leviathan.
Ritenendo che la battaglia sia perduta, Dumanoir fugge con il Formidable, lo
Scipion, il Duguay-Trouin ed il Mont-Blanc, sparando da lontano qualche bordata,
senza impegnarsi realmente.
Il Principe de Asturias, rimorchiato dalla fregata Thtnis, si dirige lentamente
verso Cadice, scortato dai vascelli spagnoli Holontanes, San Leandro, San
Francisco de Asis, San Justo e Rayo e dai vascelli Pluton, Indomable, Hros,
Argonaute e Neptune. Tutti sono carichi di morti e di feriti e la maggior parte
non hanno pi vele o fanno acqua da ogni parte.
Il capo Trafalgar, che d il suo nome a questa giornata funesta per l'Impero, 
a otto o dieci miglia da questa flotta a mal partito. Ma gli scogli pericolosi
che sorgono lungo la costa dell'Andalusia non sono che a quattro miglia. Le onde
ed il vento portano verso di essi i vascelli disalberati.
Collingwood conosce questo pericolo e, per lui, la nuova battaglia da vincere 
contro gli elementi. Il problema  semplice: bisogna che quattordici vascelli e
quattro fregate ancora in grado di navigare strappino agli scogli ed al mare
diciotto vascelli incapaci di manovrare da soli, tanto sono danneggiati. Lo
Stwiftsure, il San Juan, il Bahama e il San Ildefonso trovano da soli il mezzo
di ormeggiare sotto il capo Trafalgar. Saranno i soli trofei che gli Inglesi
potranno portare a Gibilterra come prova della loro grande vittoria. Infatti, a
mezzanotte la tempesta scoppia con violenza terribile. Il giorno dopo la
battaglia, Collingwood perde gi cinque delle sue prede. Il Redoutable cola a
picco sotto la poppa dello Stwiftsure che lo rimorchia, il Fougueux si arena e
si spezza vicino a San Pietro. L'Aigle deve essere abbandonato, il Bucentaure e
l'Algesiras sono in condizioni degne di essere raccontate nei particolari poich
mostrano la combattivit e l'intrepido coraggio dei marinai francesi e spagnoli,
tanto misconosciuti da Villeneuve.
Il mattino del 22 ottobre, il Bucentaure va alla deriva con a bordo un
equipaggio inglese e i marinai francesi prigionieri. I vascelli inglesi hanno
fatto di tutto per cercare di prenderlo a rimorchio e di agganciarlo con un
cavo, ma il mare mosso non lo ha consentito. Il tenente di vascello Fournier va
allora a trovare il capo di stato maggiore dell'ammiraglio Villeneuve,
prigioniero come lui.
Comandante, dice Fournier al capitano Prigny, i nostri ufficiali e i nostri
marinai sono pronti a saltare sugli inglesi e a riprendere loro la nave.
Molto bene, amico mio, risponde il capo di stato maggiore, ma cerchiamo prima
di sistemare tutto senza danno. Se non ci riusciremo, sar il momento di
picchiare.
Gli ufficiali inglesi sono sbalorditi quando Prigny viene a proporre loro
l'affare. Credevano che i francesi fossero abbastanza abbattuti dalla sconfitta
da non voler pi combattere. Tuttavia cedono e la bandiera francese sostituisce
quella inglese. Purtroppo non c' pi nulla a bordo del Bucentaure ed esso va ad
arenarsi all'entrata della rada di Cadice, presso il faro di La Tour. Prigny fa
sparare il cannone per chiedere soccorso, poich nella battaglia ha perduto
tutte le scialuppe. Nessun risultato. La notte trascorre cos, nella pi viva
inquietudine. Il 23 mattina, arrivano finalmente delle scialuppe che imbarcano
l'equipaggio e rientrano a Cadice. Alle tre, il Bucentaure si spezza in due e
affonda.
L'Algesiras entrer a Cadice il 25 ottobre, dopo una straordinaria avventura.
Completamente danneggiata, la nave, che si  valorosamente battuta agli ordini
dell'ammiraglio Magon,  prigioniera di un equipaggio inglese comandato dal
tenente di vascello Benett. Come sul Bucentaure, l'ufficiale ha chiesto
soccorso, ma invano. Alle 5.30 del 21 ottobre, i tenenti di vascello La
Bretonnire e Philibert si decidono alla rivolta. L'equipaggio si arma con tutto
ci che trova e si tiene pronto.
Signore. dice Feuillet, segretario dell'ammiraglio Magon, che parla l'inglese,
al tenente Benett, voi avete riconosciuto che l'Algesiras ha combattuto
magnificamente e che ha ammainato la bandiera solo davanti a forze schiaccianti
e per evitare un massacro inutile.
E' esatto.
Ebbene, la squadra vittoriosa  tenuta a dare ordine e protezione a ogni nave
che si  arresa in tali condizioni. Pensate, signore, che le vostre navi abbiano
fatto il loro dovere?
Certamente! risponde Benett. Solo il cattivo tempo ha loro impedito di
prenderci a rimorchio.
Dite piuttosto, signore, che le vostre navi non hanno pensato che alla propria
salvezza. Voi non avete smesso di chiamarle in aiuto. Voi stesso ritenevate che
potevano aiutarci.
Signore, non tocca a me esprimere giudizi sulla condotta dei miei colleghi.
Sia, ma noi possiamo, e riteniamo che la loro condotta ci esima da ogni obbligo
verso di voi. Andiamo quindi a riprenderci l'Algesiras.
Tentate, ma io non ve lo render. Tutti noi ci batteremo, piuttosto che
diventare vostri prigionieri.
Riflettete, signore. Siamo numerosi e decisi. Voi sarete obbligati a cedere
alla forza. Ma non si parla neanche di farvi prigionieri: io mi impegno a
mettervi in libert subito dopo il nostro arrivo in porto.
Gli inglesi accettano. Alle 7.15 la bandiera francese risale sull'albero
dell'Algesiras, tra le grida di Viva l'Imperatore!.
La tempesta si  appena calmata sull'Atlantico, ma per Collingwood si presenta
un altro pericolo. Il 23 ottobre, folle di collera dopo la sconfitta, il
capitano Cosmao riprende il mare a bordo del suo Pluton, insieme con quattro
vascelli, due spagnoli e due francesi, cinque fregate e due brigantini. Come in
parata, con le navi che imbarcano tre piedi d'acqua all'ora, si lancia
all'attacco delle navi inglesi che trainano il Neptuno e la Santa Anna, intima
loro di arrendersi e ricupera i due vascelli spagnoli che gli Inglesi ritengono
pi prudente abbandonare. Cosmao li porta a Cadice.
Davanti a tali minacce di guerriglia sulla sua retroguardia, Collingwood deve
decidersi a dar fuoco all'Intrpide e al San Augustin e ad affondare la
Santissima Trinidad e l'Argonauta.
Altri vascelli francesi vanno perduti: il Monarca e il Berwick. I cavi che li
rimorchiano si spezzano, ed essi vanno ad infrangersi sulla costa. Un po' pi
tardi, l'Indomable  gettato sulle scogliere di Rota, il San Francisco de Asis
su quelle di Santa Caterina, il Rayo alla foce del Guadalquivir. Le prove del
trionfo di Nelson e di Collingwood, ad una ad una, vanno ad infrangersi sugli
scogli intorno a Cadice.
Ma non  tutto. La sconfitta di Trafalgar non si limita a questo; la fatalit si
accanisce contro la flotta di Villeneuve. Il 4 novembre, le quattro navi di
Dumanoir che sono risalite all'altezza del capo Finisterre incontrano quattro
navi e quattro fregate inglesi comandata da Sir Richard Strachan. Le navi di
Dumanoir hanno solo duecentottanta cannoni contro i quattrocentottaquattro di
Strachan. Il combattimento dura quattro ore e costa la vita a quasi duecento
marinai francesi per nave.
I quattro bastimenti di Dumanoir, che fanno acqua e sono disalberati, ammainano
le bandiere e sono condotti a Plymouth. Napoleone dar ordine di riunire un
consiglio di guerra incaricato di stabilire se l'ammiraglio ha realmente fatto
tutto ci che avrebbe dovuto. (Il Duguay-Trouin, incorporato nella flotta
inglese e divenuto nave-deposito a Plymouth, sar solennemente affondato con le
bandiere delle due nazioni dopo la seconda guerra mondiale.)
Il 25 ottobre, il vice-ammiraglio Rosily arriva a Cadice proveniente da Madrid.
Delle trenta navi di cui viene a prendere il comando non ne restano che otto:
cinque francesi e tre spagnole. Egli fa alzare la sua bandiera sull'Hros che
non riprender mai pi il mare. Nessuna di queste navi francesi, l'Heros,
l'Argonaute; il Pluton, l'Algesiras e il Neptune rivedr pi un porto francese.
Costantemente bloccate a Cadice da una squadra inglese, nel 1848 cadranno nelle
mani degli insorti spagnoli.
A Gibilterra, gli inglesi non avranno maggior fortuna con le quattro navi
salvate dalla tempesta. Il Bahama coler a picco nel porto. Lo Swiftsure e il
San Ildefonso saranno demoliti, tanto grandi sono le loro avarie. Solo il San
Juan Nepomuneno potr essere incorporato nella flotta inglese. C' da pensare
che Trafalgar sia un luogo e un nome maledetto per i marinai.
Quando viene a conoscenza del disastro, il Ministro della Marina, ammiraglio
Decrs  disperato. A dire il vero, egli non osa informare della sconfitta
Napoleone, gi preoccupato per la preparazione della campagna che avr il suo
esito ad Austerlitz. Si decide infine ad inviargli un resoconto scritto, che
l'Imperatore riceve in Moravia il 18 novembre. Egli non aveva mai avuto molta
fiducia nella marina, ma questa volta  la fine: non ne avr assolutamente pi.
Non concede d'altronde alcuna ricompensa a coloro che hanno avuto l'opportunit
di combattere e di salvare le loro navi. Napoleone non ama che i vittoriosi.
Possiede generali che si coprono di gloria nelle battaglie sul continente e
rimpiange di non avere anche degli ammiragli che portino le sue bandiere
vittoriose sull'Oceano. Ordina che la sconfitta di Trafalgar sia passata sotto
silenzio.
La stampa dell'epoca, quella francese naturalmente, ne parla come di un
combattimento imprudente in cui la tempesta, pi che gli Inglesi, ha arrecato ai
Francesi i maggiori danni. Trafalgar non oscurer e non diminuir lo splendore
della vittoria di Ulm; Austerlitz far completamente dimenticare la sconfitta.
Il 9 gennaio 1806, in una Londra sotto la neve e in lutto, Horatio Nelson riceve
le estreme onoranze. Sono presenti alcuni reparti di dragoni, quattro reggimenti
di fanteria, sei squadroni di cavalleria, undici cannoni da campagna, quattro
compagnie di Granatieri della Guardia, i marinai della Victory, con il nastro
nero al braccio, preceduti dal comandante Hardy e dagli ufficiali che portano la
bandiera lacerata, il Sindaco, i dignitari di Corte, i Cavalieri dell'Ordine del
Bagno, i consiglieri privati, quattro duchi, cinquanta gentiluomini,
l'arcivescovo di Canterbury, sei principi di sangue, il principe di Galles, i
ministri e i Lords dell'Ammiragliato. Il carro funebre  accompagnato da quattro
ammiragli.
Il fratello di Nelson, il reverendo William Nelson,  nominato conte e riceve
una donazione di 120.000 sterline. E come se ci non bastasse, lo Stato gli
garantisce una pensione annua di 5.000 sterline.
Lady Hamilton e Horatia non ricevono nemmeno le condoglianze. Emma vender la
casa di Merton, poi tutti i ricordi di Nelson per vivere quasi in miseria, e
morir a Calais nel 1814 in una misera mansarda. Nessuno degli estremi desideri
del vincitore di Abukir e di Trafalgar sar esaudito.
Durante questo periodo, Villeneuve  stato portato in Inghilterra dopo la fine
del combattimento e se ne sta solo e derelitto in prigionia. Ci rester sei
mesi; il 15 aprile 1806 l'ammiraglio sbarca a Morlaix, dopo essere stato
liberato dagli inglesi e rimandato in Francia.
Il suo primo atto  di scrivere all'amico Decrs per informarlo del ritorno e
per chiedergli consiglio, prima di decidersi a rientrare nella capitale.
Attendendo la risposta, Villeneuve prende alloggio in un alberguccio discreto di
Rennes. Il 22 aprile, un cameriere scopre il suo cadavere colpito da sei
coltellate alla regione cardiaca. Una rapida inchiesta conclude che si tratta di
suicidio. Una lettera trovata vicino al cadavere dell'ammiraglio sembra
provarlo:  indirizzata a Madame de Villeneuve, che risiede allora a Valensoles,
nelle Basse Alpi. Non lascia, a priori, nessun dubbio; eccola in esteso.
Mia cara, come riceverai questo colpo? Ahim! Piango pi per te che per me. E'
fatta, sono arrivato al punto in cui la vita  una vergogna e la morte un
dovere. Sono qui, colpito dall'anatema dell'Imperatore, respinto dal suo
ministro che fu mio amico, carico di un'enorme responsabilit per un disastro
che mi viene attribuito e a cui la fatalit mi ha trascinato, io devo morire. So
che tu non puoi accettare alcuna scusa per la mia azione. Te ne chiedo perdono,
ma  necessaria e io vi sono spinto dalla pi tremenda disperazione. Vivi
tranquilla, accetta le consolazioni dei dolci sentimenti della religione che ti
animano; la mia speranza  che tu vi possa trovare una pace che a me  negata.
Addio, addio; asciuga le lacrime della mia famiglia e di tutti coloro a cui
posso essere caro. Volevo finire, non posso. Ho la fortuna di non avere alcun
figlio che raccolga la mia orribile eredit e che sopporti il peso del mio nome.
Ahi! Non ero nato per un simile destino; io non l'ho cercato, sono stato
trascinato mio malgrado. Addio, addio!
In questa lettera Villeneuve si assume volentieri una parte delle responsabilit
della sconfitta, ma getta la maggior parte di essa sul destino e sugli ordini
ricevuti. Il suo suicidio non gli ha restituito l'onore, ma, fatto strano, gli
ha accordato una rivincita. Infatti, la sconfitta non era praticamente
conosciuta tra il pubblico. La stampa aveva soprattutto parlato di naufragio:
con la notizia del suicidio dell'ammiraglio de Villeneuve, viene sollevato il
velo su Trafalgar. La dolorosa notizia di Cadice si diffonde oggi. Scrive il
diplomatico Hauterive, a Talleyrand. Il ministro della Marina si  invano
imposto di tenerla celata... Viene costituita una commissione d'inchiesta,
incaricata di esaminare la condotta degli ammiragli e dei comandanti durante la
battaglia. Per mesi, il senatore de Fleurieu, il senatore conte di Bougainville,
i vice-ammiraglio Rosily e Thvenard esaminano tutte le lettere, tutti i
rapporti, tutte le testimonianze. Per avere un'idea della libert e
dell'obiettivit di tale inchiesta, basta leggere il rapporto della commissione
sulla condotta del contrammiraglio Dumanoir che, come si  visto e come 
confermato da parecchi capitani,  fuggito dalla battaglia. Dice dunque tale
rapporto che il contrammiraglio Dumanoir ha manovrato secondo i segnali e
l'impulso del dovere e dell'onore. Ha fatto ci che i venti e le circostanze gli
hanno permesso, per venire in aiuto all'ammiraglio. Ha combattuto da vicino
tutti i vascelli che ha incontrato fino al centro. Infine, egli personalmente ha
abbandonato il combattimento solo quando  stato costretto dalle avarie di ogni
genere della sua nave e in particolare dall'impossibilit di manovrare per il
pessimo stato dell'alberatura.
Se ci si riferisce soltanto alla cifra totale dei morti per squadra, si vede
subito che quella di Dumanoir ha subito perdite relativamente poco elevate. In
tutto, morti e feriti, centosettantadue uomini fuori combattimento e nessuna
nave perduta o catturata. Le altre squadre impegnatesi a fondo hanno enormemente
sofferto. La seconda squadra conta milleottocentonove uomini fuori
combattimento, fra cui settanta ufficiali, e quattro vascelli catturati o
affondati, non tenendo conto che delle perdite francesi. La prima squadra ha
avuto novecentoquarantuno vittime, tra morti e feriti, di cui cinquantacinque
ufficiali, e due bastimenti perduti. La squadra di osservazione ha perso
duemilaquindici uomini, fra cui novanta ufficiali, e cinque vascelli catturati,
senza contare le perdite della squadra spagnola dell'ammiraglio Gravina.
Questa constatazione non proverebbe oggi, in una guerra moderna, che il
contrammiraglio Dumanoir non ha combattuto. Ma, nel 1805, e nell'inferno
rappresentato dallo scontro tra la flotta di Nelson e quella di Villeneuve, era
praticamente impossibile che la squadra di Dumanoir non fosse ridotta a mal
partito dai vascelli inglesi che hanno superato resistenze accanite come quelle
del Redouctable e dell'Intrpide, per citarne solo due. E' chiaro che la terza
squadra, anche se non ha rifiutato il combattimento, non si  battuta come vuol
fare intendere il rapporto della commissione d'inchiesta. D'altronde,
l'Intrpide del capitano Infernet, che si  impegnato a fondo per tentare di
salvare l'ammiraglio de Villeneuve e il Bucentaure, ha perduto pi della met
del suo equipaggio e sette ufficiali, ossia pi di duecentocinquanta uomini,
mentre il Formidable, che batteva la bandiera di Dumanoir, non ne ha perso che
sessantasette, tra cui tre ufficiali.
Non vogliamo dire qui che un energico intervento della squadra di Dumanoir
avrebbe trasformato la sconfitta in vittoria. L'inazione di questa avanguardia,
infatti, non ha assicurato agli inglesi la superiorit numerica. Restavano
ancora ventotto navi contro le ventisette di Nelson e di Collingwood. Vogliamo
soltanto dimostrare la leggerezza del rapporto degli inquisitori e sopratutto
dire che il ricordo di molti atti di puro eroismo compiuti a bordo delle navi
francesi e spagnole non avrebbe dovuto essere sminuito da quella lamentevole
indecisione della terza squadra.
Nel suo rapporto, trasmesso a Decrs il giorno dopo il disastro, l'ammiraglio de
Villeneuve non accusa nessuno e non si lamenta di nessuno, ma parla
dell'avanguardia di Dumanoir soltanto per citare i segnali che le sono stati
fatti e per ricordare gli ordini dati prima del combattimento. Solo il fatto che
sia stato necessario fare quei segnali per richiamare al combattimento coloro
che se ne allontanavano, accusa Dumanoir. Villeneuve non aveva forse detto
nell'ultimo rapporto a Cadice che tale segnale sarebbe stato una macchia
disonorevole per colui al quale fosse stato rivolto? Il capitano Infernet,
comandante dell'Intrpide, conferma nella sua testimonianza: Quando vidi il
segnale... feci forza di vele e diressi la rotta verso le navi abbordate e
disalberate e particolarmente sulla nave ammiraglia che era fra quelle. Mi
accorsi con dolore di essere seguito soltanto dal vascello spagnolo Neptuno,
mentre quattro vascelli francesi (tra cui il Formidable) tenevano il vento a
babordo, con direzione sud e sud-sud-ovest, il che li fece passare a un tiro di
cannone dalla flotta nemica...
Dumanoir si presenter pi tardi davanti ad un consiglio di guerra riunito su
una nave, nella rada di Tolone, su richiesta di Napoleone in persona e contro il
parere del suo Ministro della Marina. Gli uomini di mare, chiamati a giudicare
la condotta del contrammiraglio nella battaglia di Trafalgar e in quella del
capo Finisterre, dove si era arreso con le tre navi della sua squadra,
l'assolveranno e gli faranno restituire la spada.
Il solo grande vincitore resta Nelson. Il suo genio in tutte queste battaglie, 
di aver compreso le debolezze della flotta e degli ammiragli alleati. Studiando
oggi i piani delle sue grandi vittorie navali, celebri ammiragli si chiedono
ancora come abbia potuto vincere. La sua decisione non  mai stata influenzata
da un numero superiore di vascelli o da un armamento migliore. Buoni cannonieri
avrebbero facilmente avuto ragione degli Inglesi che attaccavano senza
preparazione, senza ordine preciso di battaglia, lasciando circondare navi
isolate, dimenticandone altre indietro. Ma tali imperfezioni apparenti, quel
disordine sorprendente, sono una parte del genio militare del vincitore di
Abukir e di Trafalgar. La mancanza di preparazione lascia intravvedere la
fiducia dell'ammiraglio verso i suoi comandanti. L'abbandono della battaglia in
linea prova il rispetto e la certezza del coraggio e dell'impeto degli
equipaggi. I vascelli isolati sono lasciati cos di proposito, perch Nelson sa
che i cannoni francesi non arrecheranno loro gran danno e che queste unit
attireranno una parte della flotta nemica. I vascelli che restano indietro si
precipiteranno improvvisamente, freschi e impazienti, nella battaglia come una
riserva inattesa. Il genio di Nelson consiste nel non fare come gli altri e nel
non tener in alcun conto i discorsi sul metodo di abbordaggio o di
affrontamento.
Solo con Collingwood, Nelson possiede inoltre la scienza del comando, la
capacit di conservare equipaggi validi senza interrompere le crociere, di
mantenere a galla per anni interi le sue navi senza bisogno di rientrare in
porto, di essere adorato dagli equipaggi e, meglio ancora, dagli ufficiali. Una
disciplina energica, senza durezza, persuasiva ma senza debolezza, che trasforma
la flotta inglese in un gruppo di fratelli, come scrisse Nelson stesso.
Di fronte a questa flotta fiduciosa, sicura di s, efficace, competente,
dominatrice, Napoleone aveva schierato una quarantina di vascelli male
equipaggiati, senz'anima. L'ammiraglio non era rispettato n dai marinai n
dagli ufficiali, n dall'imperatore. Gli equipaggi uscivano, per la maggior
parte, dalle carceri politiche, dalle taverne dei vecchi porti, dai tuguri dei
disoccupati.
La disciplina era quella che poteva essere: dura, micidiale, cieca. Gli
artiglieri usavano i loro pezzi come era stato loro indicato; perci mentre le
cannonate e la mitraglia inglese spazzavano i ponti e rompevano i portelli di
murata, i francesi cercavano di abbattere gli alberi, di spezzare i pennoni, di
lacerare le vele. Gli ammiragli si presentavano al combattimento nella
formazione che era stata di successo in una precedente battaglia, senza
innovazioni, senza correre rischi, senza gloria, mentre Nelson o Collingwood si
avventuravano nell'ignoto, dirottando il nemico, mettendo a soqquadro le linee
tradizionali del combattimento. Individualmente, i capitani di vascello francesi
e spagnoli erano pieni di energia e di coraggio, ma non esisteva quello che oggi
nell'esercito si chiama spirito di corpo. Basta scorrere la raccolta dei
rapporti da loro inviati al ministro della Marina dopo Trafalgar per giudicare
l'individualismo di ciascuno. Alcuni chiedono una promozione e non esitano a
profondersi in complimenti e adulazioni, altri denunciano le debolezze dei loro
camerati, parecchi accusano di mollezza coloro che hanno dovuto ripiegare fin
dall'inizio del combattimento perch gi disalberati o caduti sotto vento. Ecco
la flotta che Villeneuve comandava davanti ai brothers di Nelson e di
Collingwood. In tal modo si comprende meglio la sua indecisione, le sue
chiacchiere, le sue ultime esitazioni. Si trova qualche scusa per lui. Napoleone
in persona ne trovava pi tardi. Troppo tardi. Era a Sant'Elena e una sera,
nella piccola casa dell'esilio, disse sospirando a Las Cases: Io stesso ho
gettato la scure all'epoca del disastro di Trafalgar. Non potevo essere ovunque;
avevo troppo da fare con gli eserciti del continente.
Dodici anni prima, I'imperatore aveva gi fatto onorevole ammenda accordando a
Madame de Villeneuve, il 7 maggio 1808, una pensione annua di quattromila
franchi in considerazione dei servizi di suo marito. Aveva fatto per la
compagna del vinto di Trafalgar ci che l'Inghilterra aveva rifiutato alla
compagna del vincitore.

FINE.









