MICHEL HONORIN.

L'ASSASSINIO DI LINCOLN.

Il 14 aprile del 1865 era un venerd, il venerd santo. Al teatro Ford di
Washington si rappresentava, come ogni sera da pi di due mesi, un vaudeville
intitolato: Il nostro cugino d'America, interpretato da Laura Keene. La sera
della prima rappresentazione il teatro aveva dovuto essere riempito a furia di
biglietti di favore, ma la sera del 14 aprile, con grande gioia dell'impresario,
tutte le poltrone erano occupate. La Casa Bianca aveva avvertito in mattinata
che il presidente Lincoln, con la moglie e qualche amico, avrebbe assistito alla
rappresentazione. La notizia, resa pubblica a scopo pubblicitario, aveva
richiamato in teatro tutti coloro che volevano avvicinare o anche soltanto
vedere la famiglia presidenziale.
Abramo Lincoln si era fatto riservare un palco di proscenio, il numero sette,
che occupava in compagnia della signora Lincoln e di due invitati, il maggiore
Rathbone e la sua fidanzata Miss Harris. Erano arrivati tutti un po' in ritardo,
dopo l'inizio del primo atto. Laura Keene aveva dovuto improvvisare, nel mezzo
di una battuta, un Salutiamo il Presidente e la prima signora degli Stati Uniti,
molto applaudito, mentre l'orchestra, in piedi, intonava un'aria patriottica. La
rappresentazione era poi ripresa. Il poliziotto John F. Parker, guardia del
corpo del presidente, si era messo davanti alla porta del palco presidenziale.
Ben presto per il poliziotto, disturbato da un muro che gli toglieva la vista
degli attori e probabilmente assetato, abbandonava il suo posto e si recava in
un locale vicino a bere. Erano poco pi delle 21. Alle 22 Abramo Lincoln
agonizzava sulla moquette del palco presidenziale, con la nuca fracassata dal
proiettile di una Derringer, una piccola pistola di rame a un solo colpo con la
quale l'assassino aveva fatto fuoco a bruciapelo. Il pubblico, che stava
ridendo, non aveva sentito la detonazione, ma si stupisce quando vede un uomo in
piedi nel palco del presidente che grida: Sic semper tirannys! Questa  la fine
dei tiranni! Molti tra il pubblico immaginano che si tratti di una battuta dello
spettacolo, solo gli attori sanno che questa battuta non si trova nel copione.
Sulla scena un attore si mette a farfugliare mentre l'assassino, che  saltato
dal palco, gli d una spinta e fugge tra le quinte.
Dal palco si leva un grido:  la signora Lincoln. Allora nel teatro si diffonde
una frase terribile: Lincoln  stato assassinato.
Niente sembrava predestinare Abramo Lincoln a una vita eccezionale, a una
leggenda inalterabile e a un ruolo politico di tale importanza. Ancora oggi,
quando la violenza scende nelle strade di Detroit, di Neward, di Watts o altrove
negli Stati Uniti, i dirigenti dei manifestanti negri si richiamano ai discorsi
da lui pronunciati nel secolo scorso sull'abolizione della schiavit,
sull'integrazione e sul tentativo di dare una morale alla politica americana o,
meglio, di subordinare la politica alla morale. Nulla lo predestinava a tutto
ci, n le sue origini, n la sua adolescenza n la sua formazione politica,
cos sommaria da non poterla neppure chiamare formazione, e tantomeno il suo
carattere. Forse il suo buonsenso.
Egli nasce il 12 febbraio 1809 in una capanna di legno d'abete, in mezzo a una
foresta a tre miglia a sud di Hodgenville, nel Kentucky. Suo padre  cos povero
che la casa ha solo tre muri, e un fuoco continuo di legna serve da parete per
impedire al freddo e alle bestie di entrare.
La leggenda vuole che Abramo abbia rischiato di annegare due volte in un
torrente e che un ragazzo del vicinato sia riuscito a salvarlo. Essa vuole anche
che il giovane Abe, come lo chiamava suo padre Thomas, abbia portato durante
l'infanzia abiti confezionati dalla madre con pellicce o pelli di bestie uccise
dal padre. Thomas aveva avuto una vita movimentata: suo padre, il nonno di
Abramo, era stato ucciso in un'imboscata da un indiano, e suo figlio maggiore
Mordecai, testimone dell'assassinio, aveva ucciso l'indiano che stava fuggendo
col figlio minore Thomas, il futuro padre del presidente degli Stati Uniti.
Thomas Lincoln era un uomo tarchiato, solido come una roccia, completamente
analfabeta. Suo figlio gli assomigliava cos poco che, per molto tempo, la madre
di Abramo venne sospettata di adulterio.
Bisogna riconoscere che la genealogia dei Lincoln non  facile da ricostruire e
che tutti coloro che hanno voluto vederci chiaro non sono mai arrivati a una
conclusione. Ad esempio  impossibile stabilire la provenienza della madre di
Abramo, Nancy Hanks: si pensa che essa sia nata illegittima da padre sconosciuto
e che sia stata riconosciuta in seguito. Comunque ella sposer Thomas nel 1806
e, dopo mille peripezie che la condurranno a Nolin Creek, dar vita ad Abramo,
due anni dopo la nascita della primogenita, Sara.
Lincoln non conserv nessun ricordo di Nolin Creek; i suoi primi ricordi datano
dalla primavera del 1811, quando suo padre trasloc per l'ennesima volta e si
stabil sulla vecchia pista di Cumberland, tra Nashville e Louisville. Qui
assisteva ogni giorno al passaggio dei carri traballanti dei pionieri che
partivano alla ricerca di terre pi vaste e pi ricche. Molti di loro
trascinavano dietro, col bestiame, gruppi di schiavi incatenati, uomini di pelle
nera, negri, come allora venivano chiamati negli Stati Uniti. C'erano anche dei
predicatori, dei commercianti, degli avventurieri, degli istitutori e tutta la
gente che veniva dalla citt divulgando le storie pi strane e dando la caccia
agli indiani. Abe seguiva spesso queste lunghe carovane, imparando i primi
rudimenti dell'aritmetica, dell'alfabeto e incominciando a leggere.
Ad Abe piaceva mescolarsi agli sconosciuti. Da loro imparer ci che non potr
mai sapere da suo padre, la cui ignoranza era aggravata dal fatto che, fin dal
primo giorno di matrimonio, aveva dovuto combattere coi debiti e la sfortuna.
Nel 1814 la famiglia Lincoln si trasfer nuovamente e si rec nell'Indiana, un
paese ancora pi selvaggio del Kentucky. Boschi, boschi, ancora boschi fino alla
fine del mondo. C'erano poche piste in quella regione accidentata; la boscaglia
era cos fitta che si faticava a distinguere il cielo. Thomas apriva la strada
con l'accetta, per permettere alla piccola carovana di proseguire il viaggio.
Vent'anni dopo Abramo scriver: Quando mio padre si stabil in quel posto, ci
trovavamo allora sulla frontiera. Il grido della pantera riempiva la notte di
terrore e gli orsi venivano a rubare i nostri maiali...
Si tratta in ogni caso del peggior periodo della vita dei Lincoln. Lo zio e la
zia di Nancy, Thomas Sparrow e sua moglie Elisabeth vengono ad abitare nella
capanna dei Lincoln. Essi portano con s Dennis Hanks, figlio illegittimo di
un'altra zia di Nancy, un giovanotto di 19 anni che diventa ben presto l'amico
inseparabile di Abramo. La vita non  semplice, il cibo  costituito dalla
selvaggina e dalle piante della foresta. Gli uomini disboscano e seminano, ma i
raccolti sono scarsissimi. Un'epidemia, la malattia del latte, uccide la coppia
Sparrow. Thomas fabbrica due bare rudimentali e le sotterra in cima a una
collinetta accanto alla capanna. Il medico pi vicino non  potuto venire; gli
sarebbero occorsi due giorni per percorrere le ottanta miglia che lo separano
dalla capanna. La malattia  stata fulminea e pochi giorni dopo muore anche
Nancy. Thomas fabbrica un'altra bara e sotterra anche sua moglie senza neppure
l'intervento di un pastore. Abramo non prova nessuna tristezza e si affezioner
profondamente a Sara Bush Johnston, che suo padre porta in casa una sera di
dicembre del 1819, dopo averla sposata a Elisabethtown. Sara  una donna alta,
relativamente bella, vedova con tre figli, buona e colta. Essa possiede un po'
di mobilio e una modesta dote; in ogni caso queste ricchezze superano di gran
lunga tutto ci che abbiano mai posseduto i Lincoln. Ci sono dunque sette
persone nella capanna dell'Indiana: Thomas, Sara, Abramo, Dennis Hanks, e i tre
figli della nuova matrigna: Elisabeth, Mathilda e John, rispettivamente di
dodici, otto e cinque anni. Si vive ancora nella miseria ma Sara, la nuova
moglie di Thomas,  capace di fare miracoli; la casa  sempre molto pulita ed
essa riesce a far dimenticare la mancanza di denaro. Abe la chiama la sua madre
angelica. La chiamer cos fino alla morte.
Nei giorni in cui i lavori della terra lasciano un po' di riposo agli uomini,
essa manda Abe a seguire i corsi di un maestro. Si tratta di una di quelle
scuole in cui i bambini ripetono le lezioni ad alta voce affinch il maestro
possa giudicare le conoscenze degli allievi dal volume del suono prodotto.
D'altronde il maestro si serve molto pi della bacchetta che non della
persuasione. Questa educazione rimarr praticamente l'unico insegnamento
ufficiale di Abramo Lincoln. In tutto egli seguir i corsi di questa classe per
meno di un anno, con intervalli pi o meno lunghi, che corrispondevano ai
periodi della caccia, della semina o del raccolto.
Durante gli anni dell'adolescenza, Abe ha sempre avuto pi tempo da dedicare
allo sviluppo fisico che a quello intellettuale e tutta la sua vita, in
definitiva, sar caratterizzata pi dalla sua resistenza fisica che dalla sua
cultura. Egli lavora la terra con l'aratro dal vomere di ferro tirato da mucche
e spesso dalle braccia dell'uomo; miete con la falce o il falcetto, vanga i
campi con il badile e la zappa costruiti nella capanna, batte il grano col
flagello e spula in un vecchio lenzuolo aiutato da Dennis.
Tutto questo trascurando completamente l'igiene del corpo. In quell'epoca si
diceva ridendo che l'odore dei fattori del Kentucky era il pi forte della
regione, dopo quello dei pionieri dell'Indiana.
Ogni tanto nell'Indiana si organizzavano grandi feste, specialmente le sere di
trebbiatura, durante le quali venivano arrostiti interi buoi su un enorme fuoco
di legna, si beveva l'alcool di mais nelle tazze di creta, i pionieri tiravano
fuori i violini dai loro vecchi bauli e tutta la gente dei dintorni si ritrovava
intorno al fuoco per una solenne sbornia. In una di queste occasioni Sara, la
sorella di Abe, incontra un giovanotto, lo sposa nella stessa settimana e va ad
abitare in una capanna non lontana da quella di suo padre. Essa muore otto mesi
dopo di parto prematuro. Abe ne prova un grande dolore e non perdoner mai il
marito di sua sorella, che considera responsabile della sua morte. Abe non
dimenticher mai questo episodio e, quando sar presidente degli Stati Uniti,
far di tutto per dare delle noie al povero vedovo e alla sua famiglia.
Colpita dalla cattiva sorte, la famiglia Lincoln si trasferisce nell'Illinois,
su di un miserabile carro trascinato da due coppie di buoi e guidato da Abramo.
Ma l'Illinois non  pi fertile dell'Indiana e anche l bisogna scacciare le
belve e aprirsi una strada nella foresta per trovare un punto in cui costruire
la capanna. Abe va a lavorare in una fabbrica di pali: non si tratta di un
lavoro divertente, ma pi tardi esso gli servir. Durante le campagne elettorali
che sosterr in questa regione i suoi sostenitori porteranno in corteo uno di
quei pali per mostrare ai pionieri che non viene loro proposto un intellettuale,
un uomo della citt, ma uno dei loro, un tagliatore di pali.
La vita continua pi male che bene in casa Lincoln, finch un giorno Abe decide
di andarsene. E' maggiorenne da alcuni giorni e quindi non  pi costretto a
consegnare il frutto del suo lavoro al padre. Egli  stanco dei trasferimenti e
si  innamorato della citt, dove si  recato una volta per vendere i prodotti
dei terreni di famiglia, e di cui ha tanto sentito parlare dalla gente delle
carovane. Egli parte in compagnia di suo fratello John Johnston e di John Hanks:
destinazione Nuova Orleans. In meno di un mese i tre giovanotti costruiscono una
barca. Abe termina il suo viaggio a New Salem, un piccolo villaggio sul fiume
Sangamon dove gli viene offerta la gestione di un piccolo mulino e di una
bottega. Egli accetta e si iscrive immediatamente a un circolo in cui si tengono
pubblici dibattiti, una specie di club in cui i notabili di New Salem vengono ad
imparare la politica e la grammatica inglese.
Reso molto popolare dalle numerose vittorie nella lotta, si presenta alle
elezioni, nelle quali per viene battuto, classificandosi ottavo su tredici
candidati. Egli si ricorder per tutta la vita di aver subito l la sua prima
sconfitta in una votazione diretta del popolo. Comunque questa sconfitta gli
vale l'ingresso nell'amministrazione americana; diventa infatti postino di New
Salem guadagnando 55 dollari l'anno pi la franchigia postale per le sue
lettere, in ragione di una lettera al giorno. Neppure questo lavoro diverte
molto Abe, ma egli ha la possibilit di leggere i giornali e di conversare con
le molte persone, alle quali porta le lettere mettendole sotto il cappello,
abitudine che conserver fino alla Casa Bianca. Inoltre quando consegna la
posta, i fattori gli offrono volentieri l'occasione di guadagnare un dollaro
tagliando dei pali. Queste visite a domicilio gli saranno molto utili per la
seconda occasione politica che gli si presenter, nella primavera del 1834. La
sua candidatura questa volta viene accettata ed egli viene eletto. E' il suo
ingresso nel mondo politico. Chiede allora in prestito 200 dollari ad un amico,
ne spende 60 per farsi confezionare un vestito su misura, prende la diligenza di
Vandalia, l'allora capitale dell'Illinois, in compagnia degli altri tre
rappresentanti della contea di Sangamon e si stabilisce nel palazzo del governo
come se non avesse mai fatto altro nella sua vita.
Vediamo qual era la situazione politica degli Stati Uniti nel momento in cui
Abramo Lincoln inizia la sua vita pubblica. Ventiquattro stati costituivano una
vera confederazione: dodici erano gli Stati schiavisti e dodici gli Stati
liberi. Questa divisione era stata volutamente realizzata. Ogni Stato era una
piccola repubblica autonoma in seno all'Unione federale, repubblica che si
governava da s e promulgava le proprie leggi per tutto ci che non era di
interesse comune. Ciascuna aveva perci la propria Costituzione, due assemblee e
un governatore eletto in funzione di presidente. Quanto all'Unione, il
presidente degli Stati Uniti veniva eletto per quattro anni con votazione di
secondo grado, mentre contemporaneamente veniva eletto un vicepresidente per
sostituirlo in caso di morte. Il presidente era assistito da un gabinetto, una
specie di Consiglio dei ministri, nominato da lui e che rispondeva dei propri
atti solo a lui. Il potere legislativo apparteneva al Congresso, composto da due
assemblee: il Senato e la Camera dei rappresentanti.
I senatori venivano eletti per sei anni in ragione di due per Stato; i
rappresentanti per due anni in numero proporzionale alla popolazione degli
Stati. Bisogna sottolineare fin da ora l'indipendenza degli Stati in materia
legislativa e l'impossibilit per il governo dell'Unione o per il presidente
federale di intervenire nei loro affari. Lincoln aveva potuto assistere, nella
sua adolescenza, a ci che oggi viene chiamata la rivoluzione jacksoniana, cio
la spettacolare trasformazione dei costumi politici americani.
Fino al 1828, fino cio alla presidenza di Andrew Jackson, un generale popolare
e demagogo, la politica era appannaggio delle sole classi dirigenti. Con Jackson
essa coinvolge anche le classi intermedie. Il suffragio universale si estende, i
candidati arringano le folle, scendono nell'arena. Le elezioni sono accompagnate
da feste, sfilate eccetera. I partiti si organizzano, reclutano iscritti, si
ramificano. Sono in due a dividersi l'elettorato: quello di Jackson che si
definisce democrat e quello del suo avversario Henry Clark, che si richiama ai
whigs d'Inghilterra, contrari alla monarchia, e che ne assume il nome. E' tra
questi due movimenti che Lincoln dovr scegliere: tra i democratici, che
affermano di rappresentare le classi meno abbienti, e i whigs che dicono la
stessa cosa. Ancor oggi  impossibile ristabilire con precisione i programmi
politici dei due partiti e studiarne le differenze tenendo conto dell'evoluzione
permanente dei democratici e dei whigs nel corso degli avvenimenti.
Entrando nella politica, Lincoln scopre i problemi della schiavit, quelli della
Banca nazionale che va incontro all'ostilit della maggioranza degli Stati,
quelli delle tariffe doganali tra gli Stati; in poche parole tutti i problemi
federali che porteranno al consolidamento dell'Unione e alla realizzazione dei
veri Stati Uniti d'America. Lincoln non fa ancora parte di nessuno dei due
partiti, anzi egli ha sin dall'inizio manovrato cos bene da ricevere i voti sia
degli uni che degli altri. Tra i whigs, un certo John Stuart, di Springfield,
colto giurista e figlio di professori universitari, eletto insieme a Lincoln, si
incarica di formare il giovane Abe e di insegnargli il diritto. E' in sua
compagnia che il deputato Lincoln entra per la prima volta alla Camera, un
mattino di novembre del 1834.
La Camera ha sede in una grande sala del Campidoglio di Vandalia, una vecchia
costruzione di mattoni sgangherata e sporca; essa ospita 55 rappresentanti e 26
senatori. Pi della met sono fattori, gli altri sono uomini di legge, medici o
commercianti. Sono quasi tutti giovani. Lincoln fa la conoscenza di un
democratico, Stephen Arnold Douglas, pi giovane di lui di quattro anni, che
incontrer d'ora in poi in quasi tutta la sua attivit politica.
Nella vita segreta di Lincoln compare allora, ma per brevissimo tempo, la
giovane e bella Ann Rutledge, una rossa dagli occhi azzurri il cui padre
possedeva una taverna a New Salem. La leggenda vuole che i due giovani si siano
profondamente amati, la Storia ha ormai accertato che questo grande amore non 
mai esistito e che tra Ann e Abe ci fu solo un sentimento molto passeggero.
Questo non toglie che sulla tomba di Ann Rutledge, morta durante l'epidemia di
febbre del 1835, i turisti che vi si recano ogni anno possano leggere: Sono Ann
Rutledge che riposa sotto questa terra, amata da Abramo Lincoln... Fiorisci per
sempre, o Repubblica, dalla polvere del mio seno...
Molti storici tentano ancor oggi di chiarire questo breve episodio della vita di
Abe, consapevoli che questo aspetto dell'uomo  ancora sconosciuto. Infatti, in
quell'epoca della sua vita Abe evita le donne; egli rimane terrorizzato quando
durante un banchetto la padrona di casa lo fa sedere accanto a una giovane
donna. Abe  molto timido e molti dicono che ha paura dell'amore. Forse  questa
malinconia che lo spinge a scrivere, all'et in cui si pensa all'amore, lunghe
strofe sulla morte e sul destino dell'uomo. Forse  questa eccessiva timidezza
nei confronti delle donne che spinge Lincoln a interessarsi unicamente alla
sorte dell'uomo e a quella dell'umanit.
Frattanto alla Camera il rappresentante di Sangamon acquista rapidamente
sicurezza ed autorit. Egli appoggia con vigorosi interventi la richiesta dei
whigs che la capitale dello Stato venga trasferita da Vandalia a Springfield e
riesce ad avere ragione di ogni opposizione. Per la prima volta interviene anche
nella complessa questione della schiavit, ancor pi complessa in uno Stato come
l'Illinois, la cui classe politica sarebbe favorevole all'abolizione, ma che 
stretto tra due Stati dichiaratamente schiavisti, il Kentucky e il Missouri.
Ora, molti pionieri stabilitisi nell'Illinois, come la stessa famiglia di
Lincoln, provengono proprio da questi due Stati.
Agli occhi di questi emigranti lo schierarsi tra gli abolizionisti sembra quasi
un tradimento e i traditori, a quell'epoca, erano considerati come pericolosi
terroristi e non sempre potevano godere di una lunga vita. Quando, la mattina
del 20 gennaio 1837, la Camera dei rappresentanti di Vandalia si accinge a
votare due risoluzioni favorevoli alla schiavit, nessuno sa se Lincoln sar
favorevole o contrario. Si schierer con gli abolizionisti, inferiori di numero,
o con gli altri, pi potenti? Lincoln decide di non stare n con gli uni, n con
gli altri. Egli considera troppo estremista la posizione degli abolizionisti ed
anche pericolosa per l'unit dello Stato federale, ma non condivide nemmeno il
contenuto delle due risoluzioni favorevoli alla schiavit, contro le quali
pronuncia una sfumata protesta: I firmatari (di questa protesta) sono convinti
che l'instaurazione della schiavit sia fondata sull'ingiustizia e su una
cattiva politica, ma sono altrettanto convinti che la diffusione delle teorie
abolizioniste tenda ad aggravare i mali, piuttosto di combatterli. Essi
ritengono altres che il Congresso degli Stati Uniti, ai sensi della
Costituzione, non abbia potere di intervenire in merito all'istituzione della
schiavit nei diversi Stati. Ritengono invece che il Congresso degli Stati
Uniti, a termine di Costituzione, ha potere di abolire la schiavit nel
distretto di Columbia, ma che questo potere non pu essere esercitato che su
richiesta della popolazione del distretto stesso...
Lincoln d prova di moderazione, ma egli si ispira gi alle due teorie che non
cesser mai di perseguire durante tutta la sua carriera politica: difesa dei
valori morali e rispetto del Diritto nei riguardi delle istituzioni. Eppure gi
nel 1838 il sangue scorre nello Stato del Mississipi e anche in quello
dell'Illinois. Alle campagne in favore dell'abolizione della schiavit gli
oppositori rispondono con la violenza: un sostenitore dell'abolizione, Elie
Lovejoy viene massacrato. Abramo Lincoln scrive nel Young Men's Lyceum di
Springfield: Il pericolo che ci minaccia non viene dall'esterno, ma da noi
stessi: dal disprezzo per le leggi, dallo scatenarsi della plebaglia che si
sostituisce alla giustizia e si erige a selvaggia esecutrice. Ogni americano,
ogni amico della libert, ogni cittadino preoccupato per il futuro dei suoi
figli, deve giurare, sul sangue della Rivoluzione, di non porsi mai contro le
leggi del paese... Ogni madre americana deve inculcare il rispetto delle leggi
al bambino che stringe sul suo seno; bisogna insegnarlo nelle scuole, nei
seminari, nei collegi; lo si deve scrivere nei libri di scuola, nei sillabari,
negli almanacchi; deve essere predicato dall'alto dei pulpiti, proclamato nelle
assemblee legislative e messo in pratica nei nostri tribunali... Da queste
parole scaturiscono gi gli accenti che pi tardi, all'indomani della guerra di
Secessione, renderanno immortale il discorso di Gettysburg.
Ma torniamo al 1838, nella nuova capitale dell'lllinois, Springfield, dove Abe
Lincoln ha posto la sua residenza, abbandonando definitivamente New Salem. Egli
 soltanto il modesto collaboratore di un avvocato ma in citt viene gi
considerato come uno dei trustees vale a dire uno di quelli destinati a un
brillante avvenire e perci degno di essere invitato alle eleganti serate che
riuniscono la borghesia e gli uomini politici. Ma Abe Lincoln porta sempre
pantaloni troppo corti e vestiti che indicano chiaramente la sua miseria e
questo lo mette sempre in imbarazzo in casa delle importanti famiglie della zona
che organizzano balli vivaci con giochi e sorprese. Eppure  proprio durante uno
di questi balli che, una sera del 1840, Abe fa la conoscenza di Mary Todd.
Mary appartiene naturalmente a quella che viene chiamata l'aristocrazia
americana. E' figlia di un direttore di banca del Kentucky e pronipote di un
generale della guerra d'Indipendenza. Mary  piccola e grassottella, bruna e con
gli occhi blu; esattamente il contrario di Abramo, lungo e magro, dal viso
tagliato con l'accetta e le mani callose. Mary non nasconde di essere ambiziosa:
Vorrei incontrare un uomo intelligente, capace di raggiungere un'alta posizione.
Sarei disposta a sposare il futuro presidente degli Stati Uniti.
Non penso affatto al matrimonio, aggiunge dal canto suo Lincoln, per la semplice
ragione che non potrei accontentarmi di qualcuna tanto sciocca da interessarsi a
me.
La sciocca in questione sar Mary Todd; Abramo la sposa il 4 novembre 1842
infilandole all'anulare una fede sulla quale ha fatto incidere: Love is eternal.
Questa unione  stata felice? S e no. Mary nutre pi ammirazione che amore per
suo marito; prova per lui pi rispetto e fiducia che passione. Malgrado questo
dar alla luce quattro figli: Robert, nato nell'anno stesso del matrimonio;
Edward nato nel 1846 e morto quattro anni dopo; Williams nato nel 1850 e
scomparso nel 1862; Thomas, l'ultimo, nato nel 1855, dieci anni prima della
morte del padre.
Come socio di Stuart, Lincoln guadagna in media 120 dollari al mese. Mary
rimpiange certo il lusso che si  lasciata alle spalle, ma riesce ad affrontare
la vita austera impostale dal guadagno del marito. Consapevole delle difficolt
finanziarie della sua famiglia, Lincoln cambia spesso socio e alla fine decide
di sistemarsi per conto suo, scegliendosi un assistente pi giovane di lui di
nove anni, William Herndon, che pi tardi considerer quasi come un figlio.
Per otto anni Lincoln occupa il seggio alla Camera dell'Illinois, senza
trascurare di consolidare la sua situazione professionale. Ben presto egli viene
considerato nel distretto il leader dei whigs. Sua moglie  felice, anche se
impaziente di accedere alla vita brillante della capitale federale: Washington.
Nel 1846 Lincoln si presenta alle elezioni del Congresso e viene eletto il 3
agosto con 6.340 voti contro i 4.829 dati al suo avversario, il candidato
democratico Cartwright. La famiglia Lincoln si trasferisce nella capitale, dove
affitta una piccola camera in una pensione.
Washington non  certo pi pulita di Springfield. I maiali e il pollame vivono e
circolano per le strade e molta gente vive accampata alla meno peggio nei
terreni abbandonati, intorno alla citt. Il Campidoglio  in costruzione, le sue
ali non esistono ancora, quanto alla celebre cupola essa  ancora circondata
dalle impalcature.
Eppure con i suoi quarantamila abitanti, le sue trentasette chiese, e gli almeno
dodici vasti edifici pubblici, la capitale federale presenta un aspetto molto
pi imponente della capitale dell'Illinois.
Vicino al Campidoglio Lincoln pu vedere quelle specie di stalle per negri, dove
gli uomini dalla pelle nera aspettano di essere spediti verso i mercati del sud.
Queste stalle costituiscono da molto tempo uno scandalo per la gente del nord,
ma Washington  anche un importante centro commerciale per la vendita dei negri
e tutti gli sforzi fatti per sbarazzarsi di quelle stalle non hanno dato nessun
risultato. Inoltre, il problema della schiavit non  pi all'ordine del giorno
nella capitale federale. C' un fatto pi importante, pi grave: la guerra col
Messico.
La Repubblica messicana, indipendente dal 1823, aveva autorizzato un certo
numero di famiglie americane a stabilirsi nella regione nord-orientale del suo
territorio, nel futuro Texas. L'immigrazione era diventata ben presto una vera e
propria invasione e nel 1836 gli Yankees venuti in cerca di fortuna avevano
proclamato l'indipendenza, ratificata nel 1845 dal governo di Washington, che si
annetteva cos il territorio occupato dai coloni. Il Messico aveva rotto le
relazioni diplomatiche. La faccenda avrebbe potuto non avere conseguenze, se il
presidente degli Stati Uniti, Polk, non avesse deciso di spingere la conquista
fino al Pacifico, attraversando il Rio Grande, fragile frontiera tra il Texas e
il Messico, e invadendo la California.
I primi scontri avvengono nell'aprile del 1846; gli ultimi poco dopo l'entrata
delle truppe americane a Citt del Messico, nel settembre del 1847. Fino al suo
arrivo a Washington, Lincoln ha conservato per s i suoi dubbi sulla legittimit
di questa guerra. Eppure molti uomini politici non nascondono pi la loro
ostilit a ci che essi chiamano un'inutile guerra di aggressione. Il favorito
di Abramo Lincoln, Henry Clay, in un commovente discorso pronunciato a
Lexington, dichiara: E' il Messico che difende le sue case, i suoi castelli, i
suoi altari, e non noi.
Durante tutta la sessione parlamentare Lincoln vota assieme ai whigs tutte le
risoluzioni che tendono a mettere in difficolt il presidente Polk. Un po'
dappertutto nell'est, nel Centro e anche nell'Ovest si svolgono manifestazioni
di protesta, si presentano petizioni, si scrivono articoli per chiedere la fine
della guerra e il ritiro delle truppe americane dai territori occupati.
Un certo numero di uomini politici importanti chiedono la sospensione dei
crediti all'esercito.
Ma le cose si presentano in modo diverso negli Stati del sud e anche
nell'Illinois. E questo non facilita affatto il compito di Lincoln, che si trova
a dover esaltare la guerra d'aggressione in occasione delle cerimonie pubbliche
cui partecipa nella sua circoscrizione. Ecco ad esempio uno di questi discorsi
fatto in occasione della morte sul fronte messicano di un ufficiale originario
dell'Illinois: Mentre ci rallegriamo sinceramente per l'insigne trionfo delle
armi americane a Buena Vista e guardiamo con immensa fierezza alla presenza su
quel campo di battaglia di tanti nostri fratelli dell'Illinois,  con profondo
dolore che abbiamo appreso la morte di molti di loro e in particolare quella del
colonnello J. J. Hardin.
La posizione di Lincoln diventa sempre pi insostenibile. Egli rappresenta un
distretto favorevole alla guerra e all'annessione dei territori occupati, in
seno a un partito che combatte aspramente queste posizioni. Lincoln non si
opporr mai apertamente alle operazioni militari e voter, insieme con gli altri
deputati whigs, la totalit dei crediti di guerra. Egli si pronuncer con
chiarezza soltanto alla vigilia delle elezioni presidenziali, scatenandosi
contro il presidente Polk e accusandolo di aver deliberatamente provocato il
conflitto.
Egli non sa pi da che parte girarsi, afferma Lincoln,  smarrito, confuso, in
preda alla pi completa perplessit. Piaccia a Dio che la sua coscienza non
nasconda niente di peggio di tutte queste perplessit... Egli deve dimostrarci
che il suolo su cui fu versato il primo sangue di questa guerra ci appartiene
veramente di diritto, che non si trattava di una terra abitata o che, se lo era,
i suoi abitanti si sono sottomessi di loro spontanea volont alle autorit
civili del Texas o degli Stati Uniti. Se pu dimostrarlo, allora io sar al suo
fianco per giustificarlo. Ma se non pu o non vuole farlo, allora sar
pienamente convinto di ci che per me  pi di un dubbio, del fatto cio che
egli  profondamente consapevole di essere nel torto, e che il sangue di questa
guerra, come il sangue di Abele, grida verso il cielo, contro di lui...
Ritornato nell'Illinois, Lincoln non si preoccupa nemmeno di ripresentarsi
davanti agli elettori. Molti gli rimproverano il suo atteggiamento nella
questione messicana. Il senatore Douglas, suo grande avversario politico,
scrive: Egli si  schierato col nemico contro il proprio paese; l'indignazione
del popolo lo segue dappertutto ed egli  costretto a ritirarsi dalla vita
politica...
Infatti, Lincoln riprende la carica di avvocato presso la Corte itinerante di
Sangamon. Tempo addietro aveva sperato di ottenere qualche appoggio da un whig
entrato alla Casa Bianca al seguito di Polk, ma tutte le speranze erano rimaste
vane. Piuttosto deluso aveva deciso di ritornare nell'Illinois, dove aveva
ritrovato la sua casa, il suo studio e il suo socio.
Per cinque anni, fino al 1854, sembra disinteressarsi completamente della
politica. In questo periodo legge e studia molto. La gente delle piccole citt
in cui la Corte itinerante si reca pu rendersi conto che non  affatto
cambiato; Washington non  riuscita a trasformarlo. Indossa sempre il suo grande
cappello senza nastro, il vecchio frac mal tagliato e sformato soprattutto sui
gomiti, i calzoni senza piega e le scarpe sporche. E' alto sei piedi e quattro
pollici, pesa 175 libbre,  magro, ossuto col torace stretto e leggermente
inclinato in avanti. La pelle  piena di rughe e di colorito scuro, i capelli
neri sono raramente pettinati; la fronte  alta e stretta, gli zigomi sporgenti,
gli occhi grigi, profondamente infossati nelle orbite, sono incupiti dalle folte
sopracciglia. E' sulla cinquantina e porta bene i suoi anni. Egli si rende conto
fino in fondo che un politico che desidera fare carriera democraticamente non
pu mai andare al di l dei limiti impostigli dall'opinione pubblica. Il suo
socio Herndon lo sente spesso dire che un pensiero deve essere espresso nel
linguaggio pi chiaro e pi semplice possibile e deve essere rivolto verso
l'Ovest, l'Est, il Nord e il Sud, per valutarne l'effetto sul popolo.
Il 15 gennaio 1851 muore Thomas Lincoln. Abe non assiste ai funerali del padre.
Non si pu certo dire che nutrisse un grande affetto per il suo genitore. Quel
giorno per Abramo Lincoln fa piangere tutta una giuria perorando la causa di
una vecchia donna, vedova di un combattente della guerra di Indipendenza, contro
un funzionario che l'ha privata della met della sua pensione. La querelante
ottiene tutto ci che ha chiesto. Lincoln rifiuta qualsiasi retribuzione e paga
egli stesso le spese di soggiorno a Springfield. In quello stesso momento suo
padre viene seppellito in una lunga bara di abete inchiodata dal fabbro...
E' in questo periodo che Harriet Beecher-Stowe, una piccola donna fragile e
insignificante, pubblica un romanzo che scuoter tutta l'America e che potr
essere annoverato tra le cause di una grande guerra civile: La Capanna dello zio
Tom. Anche Lincoln legge il romanzo e fin dalle prime righe reagisce
vivacemente: Chi mai potr inventare tragedie pi strazianti di quelle che
succedono ogni giorno e ogni ora nel nostro paese, all'ombra delle leggi
americane, all'ombra della croce del Cristo?...
La piccola donna insignificante riporta alla ribalta il problema della
schiavit, che l'America fingeva ormai di ignorare o di credere risolto dal
famoso compromesso del Missouri. Indirettamente provoca anche il ritorno di
Lincoln alla vita politica. Indirettamente, perch nell'ondata di rimorsi
seguita alla pubblicazione de La Capanna dello zio Tom, in cui i negri non sono
pi considerati esseri inferiori psichicamente minorati, ma creature di Dio al
pari degli altri uomini, si scatena negli Stati Uniti una vera tempesta di
opinioni. Douglas, il senatore dell'Illinois, il piccolo gigante, come l'hanno
soprannominato nella sua regione, sostiene la necessit di abolire una clausola
del compromesso del Missouri, restrittiva del diritto di schiavit, e cerca il
modo per ottenerne l'abolizione. Egli  personalmente interessato nel progetto
di costruzione della ferrovia Chicago S. Francisco, che dovrebbe passare
attraverso un territorio non ancora politicamente organizzato: il Nebraska.
Questo immenso territorio, a suo parere, potrebbe essere diviso in due Stati, il
Nebraska a nord e il Kansas a sud. Se il Kansas, come egli pensa, decider di
essere uno Stato schiavista, mentre il Nebraska era e rimarr uno Stato
abolizionista, ecco che verr aperta una breccia nella proibizione
costituzionale di estendere lo schiavismo ad altri Stati.
Su questo progetto si scatena al Congresso una vera battaglia. I democratici del
Nord lo avversano, nonostante che Douglas sia un loro compagno di partito, ma
con l'appoggio del Sud esso viene approvato. Il compromesso del Missouri viene
praticamente annullato. Il Sud esulta, ma il suo trionfo scatena la collera del
Nord. Il partito dei whigs si spacca e dalle sue rovine nasce un partito nuovo:
il partito repubblicano.
Douglas, il trionfatore, non capisce nemmeno perch il suo progetto abbia tanto
scosso l'opinione pubblica. Egli ripete volentieri di essere completamente
indifferente al problema della soppressione o dell'estensione della schiavit.
La decisione su questo problema , a suo parere, prerogativa esclusiva degli
abitanti bianchi di ogni territorio. Tra un bianco e un negro, egli dice, io
sono sempre favorevole al bianco; ma tra un negro e un coccodrillo, aggiunge,
sono favorevole al negro.
Lincoln aggiunge: Per Douglas, il negro  pi simile al coccodrillo che al
bianco.
Douglas prosegue: Non riesco a capire perch milioni di uomini del nord si
preoccupano tanto delle condizioni dei negri nel Nuovo Messico, nell'Utah o nel
Kansas, Stati cos lontani da loro che non sono nemmeno in grado di sapere ci
che vi succede realmente.
Ma ci sono appunto alcuni giornalisti che cominciano a parlare di ci che
succede negli Stati del sud. Vengono pubblicate alcune descrizioni di caccia
allo schiavo evaso, si pu essere informati di come i bianchi prestino i loro
servizi agli altri coloni bianchi per ricercare i domestici fuggiti nelle
paludi, le Dismal Swamp, tra la dolce Virginia e la calda Carolina. Si viene a
conoscenza che si possono comperare ottimi cani specializzati nella caccia al
negro, capaci di ritrovare la pista del fuggiasco dopo dodici ore dalla sua
fuga. A quell'epoca i Negri servono soltanto come bestie da soma, alle quali si
strappano le mogli e i figli per venderli sui mercati. Questo  il trattamento
riservato loro per tutta la vita.
Fino a quel momento, checch ne dica la leggenda, Lincoln non ha mai fatto nulla
contro questo stato di cose e nemmeno ha sentito la necessit di farlo. Lo si
comprende dalla lettera che egli spedisce a uno dei suoi amici, nel 1855.
Costui, Joshua Speed, vive nel Kentucky, Stato favorevole alla schiavit, e
sostiene come Douglas che la gente del nord non ha niente a che vedere in questa
faccenda. Lincoln risponde: Devo confessare che io detesto vedere queste povere
creature cacciate, catturate e trattate con la frusta, sempre costrette a un
lavoro estenuante senza percepire nessun salario; ma mi mordo le labbra e sto
zitto. Nel 1841 abbiamo fatto assieme un viaggio da Louisville a Saint-Louis a
bordo di un vapore. Potete ricordare come me che vi erano a bordo dieci o dodici
schiavi incatenati uno all'altro. Questo spettacolo ha rappresentato per me un
continuo tormento... Non avete il diritto di pretendere che una cosa che mi fa
sentire cos meschino non mi riguardi affatto. Fareste meglio a pensare fino a
che punto la grande massa della gente del nord calpesta le proprie idee e i
propri sentimenti per rimanere fedele alla Costituzione e all'Unione... Rimanere
fedele alla Costituzione significa tollerare la schiavit che negli Stati del
sud  una cosa legale.
Poco tempo dopo, di passaggio a Urbana con la Corte itinerante, Lincoln viene a
sapere del successo riportato al Congresso dal senatore Douglas. Sconvolto dal
significato di questo successo, egli decide di ritornare alla vita politica per
sbarrare la strada al suo ex-rivale e fare in modo che la nazione americana non
sia mezza schiava e mezza libera.
Egli incontra Douglas il 3 agosto, a Springfield, dove si svolge la fiera
regionale. La sala dei rappresentanti  piena zeppa; la piazza colma di gente:
Douglas parla per tutto il pomeriggio. Il suo discorso comincia con l'esame
dello sviluppo dell'ovest e termina con la giustificazione della sua politica.
Secondo lui, la nuova legge favorisce il popolo, non la schiavit, e non lede i
diritti dei coloni, ai quali  concessa la facolt di decidere in merito. Alla
fine del discorso, Lincoln chiede e ottiene un contraddittorio per il giorno
seguente. L'indomani la sala  di nuovo piena; Lincoln sale alla tribuna senza
solino n cravatta e in maniche di camicia. Non ci rimane nulla del testo della
sua dichiarazione, ma sappiamo che essa fece una grande impressione
sull'uditorio e che Douglas usc quasi sconfitto da questo contraddittorio.
Siamo in possesso invece del testo del discorso che Lincoln pronuncia una
settimana e mezza dopo, in risposta a Douglas, nella piccola citt di Peoria.
Egli si difende dall'accusa di nutrire pregiudizi contro la gente del sud e non
lancia nessun anatema contro i proprietari di schiavi, ai quali riconosce invece
i diritti costituzionali. Ma egli si oppone con fermezza alla concezione inumana
che essi hanno dei negri e all'estensione dei diritti degli schiavisti.
Dal momento che non mi impedite di portarmi appresso il mio maiale nel Nebraska,
non dovrei oppormi a che voi ci portiate il vostro schiavo. Ammetto che sarebbe
perfettamente logico se non ci fosse nessuna differenza tra un maiale e un
negro... Quando il bianco governa se stesso, possiamo parlare di autogoverno, ma
quando egli non governa solo se stesso ma anche un altro uomo, allora dobbiamo
parlare di dispotismo. Io dico che nessun uomo ha il diritto di governare un
altro uomo senza il suo consenso. Il manto della nostra Repubblica viene coperto
di macchie e trascinato nella polvere; dobbiamo purificarlo. Dobbiamo strappare
agli schiavisti le loro pretese al diritto morale e farli retrocedere verso i
diritti legali e gli argomenti di necessit. Dobbiamo ricondurre il problema
della schiavit sul terreno stabilito dai nostri padri e lasciarvelo in pace.
Per la vittoria di questa grande e buona opera, il nord e il sud devono unirsi;
tutti gli Americani, tutti gli amici della libert devono unirsi, ovunque essi
siano...
Nei discorsi di Lincoln  ormai implicita la sua posizione antischiavista, o
perlomeno a favore dell'umanizzazione dei rapporti tra padrone e schiavo.
Dopo Peoria, Lincoln prende la parola in molte altre citt dell'Illinois, tra le
quali Chicago, continuando a difendere le sue tesi. La situazione dei negri non
migliora di certo; per a poco a poco Douglas perde terreno. Nel Kansas
scoppiano episodi di violenza razziale: vengono massacrate intere famiglie
colpevoli di aver protetto gli schiavi. Durante una seduta al Senato, il
rappresentante della Carolina del sud attacca e ferisce gravemente il suo
collega antischiavista del Massachusetts. Il partito dei whigs scompare
definitivamente. La sua ala destra si trasforma in un movimento razzista,
xenofobo e ultranazionalista: il know-nothing (Non ne Sa Niente), una specie di
precursore del Ku-Klux-Klan.
Il resto del partito entra nelle file del partito repubblicano che presenta
Fremont quale candidato alla presidenza, con Dayton come aiutante e Lincoln come
secondo aiutante. I democratici presentano Buchanan che si aggiudica la
vittoria: tutto il sud ha votato a suo favore. La schiavit  stato l'argomento
centrale delle elezioni e il sud ha rimproverato al candidato repubblicano la
sua ostilit all'estensione della schiavit. In molti Stati del nord e
dell'ovest si comincia a temere la secessione. La risposta di Lincoln  molto
semplice: Uno dei due campi deve cedere; quello che ha moralmente torto dovr
cedere a quello che ha ragione.
All'indomani dell'elezione che ha diviso in due l'Unione, in un'atmosfera di
crisi senza precedenti, scoppia il caso Dred Scott. Dred  uno schiavo che ha
lavorato a lungo nello Stato del Missouri dichiarato libero. Dred ha perci il
diritto di chiedere l'emancipazione ed  appunto ci che fa. Ne approfitta anche
per denunciare il suo padrone per le violenze usategli e le conseguenti ferite.
Il 6 marzo 1857, due giorni dopo l'insediamento del presidente Buchanan alla
Casa Bianca, la Corte suprema pronuncia una sentenza a favore del padrone.
Secondo il presidente Taney, che dirige il processo, la denuncia di Scott non 
ammissibile. I negri non sono cittadini, la Dichiarazione d'Indipendenza non 
stata fatta per loro, il principio di uguaglianza non  perci applicabile nel
loro caso; dal momento che Scott  un negro egli deve per forza di cose
sottostare a questa interpretazione... Gli schiavi, aggiunge il presidente
Taney, sono oggetti di propriet, dei beni mobili.
Gli schiavisti interpretano immediatamente questa sentenza a modo loro,
sostenendo che il compromesso del Missouri  contrario alla Costituzione e che
n il Congresso n le assemblee regionali hanno il diritto di proibire la
schiavit.
Lincoln  molto imbarazzato; egli vuole mantenersi a tutti i costi nella
legalit, ma proprio per questo gli  molto difficile contrapporsi alla sentenza
della Corte suprema. Egli decide per di farlo, con moderazione, come sempre.
Per lui si tratta di un problema morale: bisogna riconoscere al negro la
condizione di uomo.
Protesto contro la falsa logica in virt della quale dal momento che non voglio
prendere una negra come schiava, devo prenderla necessariamente come moglie.
Posso fare a meno di lei in tutti e due i casi: posso semplicemente lasciarla in
pace, risponde Abramo Lincoln a Douglas, che lo ha accusato di lavorare a favore
della contaminazione delle razze, ed aggiunge: Da certi punti di vista essa non
 certo uguale a me; ma nel suo diritto naturale di mangiare il pane che ha
guadagnato col proprio sudore, essa  uguale a me e a qualsiasi altro essere
umano.
Alla fine, Lincoln decide di attaccare Douglas pi direttamente, tentando di
strappargli il suo seggio al Senato. La campagna elettorale  durissima e passa
alla storia sotto il nome di Grande Dibattito. Essa comincia a Chicago l'8
luglio 1858, con un impressionante meeting di cinquantamila persone.
I due candidati, di comune accordo, hanno deciso di condurre la loro campagna
elettorale con una serie di dibattiti contraddittori in tutte le citt
dell'Illinois. Intere famiglie si spostano per ascoltare i due uomini, e spesso
dormono all'aperto per essere sicure di trovare un buon posto. Il dibattito si
svolge in un'atmosfera di festa, con fuochi d'artificio, annunci pubblicitari,
sfilate di carri, girls, eccetera.
Ogni volta i due candidati riprendono gli stessi temi, cercando di mettersi
reciprocamente in difficolt. Talvolta il livello dei discorsi degenera e i due
avversari ricorrono ai pettegolezzi e agli epiteti. Lincoln definisce Douglas un
leone sdentato, un cane scatenato, un animale da mettere in gabbia. Un giorno
Douglas accusa Lincoln di esser stato proprietario di un'osteria a New Salem e
di avervi venduto whisky al dettaglio, occupazione mal vista dall'elettorato
locale. A questo attacco, Lincoln risponde: Ci che ha detto il signor Douglas 
perfettamente vero, ma a quell'epoca il signor Douglas era uno dei miei migliori
clienti. Posso anche aggiungere che mentre io ho abbandonato il posto che
occupavo dietro il banco, il signor Douglas vi  sempre rimasto davanti...
Questi alterchi, spesso divertenti, spingono la folla ad assistere con interesse
alle varie tappe del Grande Dibattito. Ma Lincoln non viene eletto: Douglas
vince di poco e conserva il suo mandato. Tuttavia Abramo Lincoln lo ha messo con
le spalle al muro: costringendolo a rispondere ad alcune domande imbarazzanti
sul problema della schiavit e sul caso Dred Scott, gli ha fatto perdere
l'appoggio dell'elettorato sudista.
All'indomani dello scrutinio, l'opinione pubblica  divisa in quattro: ci sono
quelli che vogliono abolire immediatamente e senza indugi la schiavit; quelli
che, come Lincoln, considerano la schiavit un male e desiderano impedirne
l'estensione; quelli che, come Douglas, si rimettono alle decisioni degli
elettori interessati per abolirla o autorizzarla; e infine quelli che, come i
sudisti, dichiarano che la schiavit  costituzionalmente legale, giusta
moralmente, e che nessuno ha il diritto di mettere in discussione questi
principi.
Ecco perch Douglas, pur essendo stato eletto senatore, dopo il Grande Dibattito
non ha nessuna speranza per le elezioni presidenziali del 1860, alle quali punta
Lincoln. Dopo la vittoria di Douglas egli confida ai suoi amici repubblicani: Il
mio obbiettivo va ben al di l di tutto questo. Questa sconfitta non ha nessun
significato. La battaglia del 1860  cento volte pi importante.
Infatti, il 23 aprile 1860, i democratici non riescono ad accordarsi su un
candidato unico e Lincoln vince la battaglia. I democratici del Nord hanno
scelto Douglas, quelli del sud un altro senatore apertamente favorevole alla
schiavit, Breckinridge. Il Grande Dibattito ha ucciso Douglas sul piano
politico. I Non ne Sa Niente scelgono un certo Bell, nativo del Tennessee. A
Chicago i repubblicani scelgono Lincoln per rappresentare i loro colori, in
mezzo ad un euforico baccano. L'arrivo di John Hanks, cugino di Abramo, nella
sala in cui sono riuniti, scatena il delirio dei repubblicani. Egli porta uno
striscione teso tra due pali di quelli usati per costruire i recinti. Sullo
striscione si legge: Abramo Lincoln, il candidato dei pali, per la presidenza
del 1860. E, pi in piccolo: Due pali scelti tra i tremila fatti nel 1830 da
Thomas, Hanks e Abe Lincoln, il cui padre fu il primo pioniere della contea di
Macon. Nella sala il delirio aumenta, la gente lancia verso John i cappelli, i
giornali e tutto ci che capita sotto mano. Tutti sembrano impazziti dalla
gioia.
Non so se sono stato io a fare questi due pali, urla Lincoln, ma  certo che io
ne ho fatti di migliori. La folla lo acclama.
Il 6 novembre, seduto accanto al giovane operatore del telegrafo di Springfield,
Abe Lincoln viene a conoscere i risultati: Lincoln: 180 voti (eletto);
Breckinridge: 72; Bell: 39; Douglas: 12.
Queste cifre rappresentano il voto dei grandi elettori perch in realt Lincoln
ha ottenuto 1.870.452 voti, contro 1.375.157 di Douglas, 850.000 di Breckinridge
e 600.000 di Bell. Abramo Lincoln  finalmente presidente degli Stati Uniti.
Dopo la gioia del successo, bisogna ritornare ai problemi della vita politica.
Alla vigilia delle elezioni il Sud ha annunciato che avrebbe rotto con l'Unione
in caso di vittoria di Lincoln. Adesso che Lincoln  diventato il successore di
Buchanan alla Casa Bianca, cosa far il Sud?
Fin dal 20 dicembre il Congresso della Carolina del sud vota il suo ritiro
dall'Unione. I sudisti sono pi interessati al mantenimento della schiavit che
alla salvaguardia dei rapporti coi nordisti. In poche settimane la Georgia,
l'Alabama, la Florida, la Louisiana, il Texas e il Mississippi seguono l'esempio
dello Stato schiavista. L'8 febbraio 1861, un mese prima della fine del mandato
di Buchanan, i delegati dei sette stati dissidenti si riuniscono a Montgomery,
nell'Alabama, e decidono la creazione degli Stati Confederati d'America. Questa
nuova Unione adotta una Costituzione in gran parte copiata su quella di
Washington, elegge come presidente Jefferson Davis, del Mississippi, e come vice
presidente Hamilton Stephens della Georgia.
Gli Stati secessionisti non pensano ancora che la loro decisione provocher la
guerra. Molti sudisti pensano che il nord accetter di negoziare e molti al nord
pensano di accettare la secessione per evitare la guerra civile. Nel suo ultimo
messaggio annuale, Buchanan dichiara che pur essendo vero che uno Stato non ha
il diritto di decidere la secessione, il governo federale non intende usare la
forza per costringerlo a sottomettersi. Egli propone anche di convocare una
convenzione costituzionale con l'incarico di redigere gli emendamenti necessari
a garantire la legge sulla schiavit e di assicurare che gli schiavi in fuga
sarebbero stati ripresi. Ma gli Stati Confederati non tengono alcun conto degli
ultimi sforzi del presidente. Anzi, passano all'offensiva e si impossessano di
diversi forti e arsenali appartenenti al governo federale di Washington.
Il 4 marzo 1861, Abramo Lincoln sostituisce definitivamente Buchanan. La sua
dichiarazione non si fa attendere: Nessun Stato pu di sua propria iniziativa,
uscire dall'Unione e qualsiasi atto di violenza contro l'autorit degli Stati
Uniti  insurrezionale e rivoluzionario. Il popolo  sovrano e unico padrone
delle proprie istituzioni. Se egli si stanca di quelle che si  dato pu usare
il suo diritto costituzionale per modificarle o rovesciarle; ma il magistrato
supremo, eletto dal popolo, non ha ricevuto il diritto di fissare le condizioni
in cui gli Stati possono separarsi.
Lincoln  deciso a mantenere tutti gli Stati nell'Unione; egli non vuole la
guerra, ma nemmeno la secessione. In quel momento le forze in campo sono le
seguenti: i 19 Stati del Nord, Stati senza schiavi, contano all'incirca 19
milioni di abitanti; i 15 Stati del Sud contano invece 8 milioni di bianchi e 4
milioni di negri. Per il momento gli Stati dissidenti sono sette e, malgrado i
richiami all'unit, essi persistono nelle loro intenzioni secessioniste. Lincoln
si rivolge loro: La grave questione della guerra civile  nelle vostre mani,
compatrioti scontenti, non nelle mie. Il governo non vi attaccher; non ci sar
conflitto armato, se voi stessi non diventerete gli aggressori. Voi non avete
nessuna legge sacra in base alla quale abbattere il governo; io invece ho fatto
il solenne giuramento di preservarlo, proteggerlo e difenderlo.
Per tutta risposta i confederati attaccano altri forti e altri accampamenti
militari dell'Unione. Bisogna dire che nella maggior parte dei casi gli
ufficiali dell'Unione si arrendono senza combattere e assistono, impotenti
all'alzabandiera dei colori sudisti al posto della bandiera stellata.
Un uomo rifiuta di arrendersi senza resistere: il maggiore Robert Anderson. Egli
comanda il forte Sumter, costruito su un'isola di fronte a Charleston, nella
Carolina del sud. Jefferson Davis, presidente dei Confederati, d ordine al
generale Beauregard che comanda la piazza di Charleston, di costringere il forte
alla resa, se Anderson rifiuta di evacuarlo.
L'11 aprile, alle due del mattino, il generale ingiunge la resa al maggiore
Anderson: il maggiore rifiuta. Beauregard annuncia che aprir il fuoco; Anderson
fa dire che risponder. Il giorno seguente, alle quattro e mezza del mattino,
viene sparato il primo colpo di cannone da Charleston verso il forte. Il
presidente Davis ha atteso a lungo prima di dare l'ordine di sparare, alla fine
si  deciso. Questo primo colpo di cannone sar il segnale dell'inizio della
guerra civile.
Il 12 aprile 1861, alle quattro e trenta, il cannoniere George S. James, della
Carolina del sud, carica il suo Columbiad da nove pollici e, agli ordini del
capitano S.D. Lee, apre il fuoco su Fort Sumter. Il proiettile esplode con
grande fragore in mezzo alla piazza d'armi del forte. Per tutto il resto della
giornata l'artiglieria continuer a martellare il forte del maggiore Anderson.
Il capitano Abner Doubleday, vice comandante del forte, descrive minuziosamente
i combattimenti: In questo momento 19 batterie ci stanno martellando e assieme
ai proiettili dei Columbiad ci giungono quelli dei mortai da tredici pollici. Il
nostro tiro non ha nessun effetto sul nemico. I ribelli hanno il grande
vantaggio di poter concentrare il loro tiro sul forte che si trova nel mezzo del
cerchio, mentre il nostro si disperde da tutte le parti. I colpi nemici
distruggono principalmente la parte superiore del forte, quella pi esposta; per
adesso per non hanno ancora danneggiato le casematte sotterranee nelle quali ci
ripariamo. L'indomani, 13 aprile, alle ore 11, l'incendio diventa disastroso.
Circa un quinto del forte  in preda alle fiamme e il vento spinge il fumo verso
l'angolo in cui ci siamo rifugiati. Sembra impossibile poter scampare al
soffocamento. Abbiamo cessato il tiro e il nemico, di fronte, esulta gi, sicuro
della vittoria. Per mostrargli che non siamo tutti morti do ordine ai cannonieri
di sparare ancora alcuni colpi.
Il giorno seguente, il 14,  domenica; Anderson  costretto ad arrendersi. Egli
lascia Fort Sumter assieme ai sopravvissuti. I sudisti presentano le armi e
battono i tamburi. Novanta uomini, stanchi, neri di polvere e di fumo, camminano
con la schiena rigida, a testa alta, una sorda collera negli occhi. Infatti, se
il Nord ha sottovalutato il desiderio d'indipendenza del Sud, il Sud non ha
capito quanto era profondo il rispetto del Nord per l'Unione. La guerra ha
inizio.
La resa di Fort Sumter provoca reazioni nei due campi. Nel Sud, la Carolina del
nord, il Tennessee, l'Arkansas e la Virginia si uniscono ai confederati che
contano ormai undici Stati: solo quattro Stati schiavisti rimangono fedeli
all'Unione, malgrado le inevitabili lacerazioni interne: il Missouri, il
Kentucky, il Delaware e il Maryland.
Fin dal 15 aprile, Lincoln lancia un appello alle armi e chiede agli Stati
dell'Unione settantacinquemila volontari. Nello stesso tempo egli concede ai
ribelli venti giorni per arrendersi. Nel Nord gli oltraggi alla bandiera
stellata hanno sollevato una violenta collera. In tutti gli Stati in cui vengono
arruolati i volontari, si susseguono sfilate e cortei. Douglas offre il suo
appoggio. La famiglia Lincoln  tragicamente divisa: fratelli e cognati si
schierano nei due campi nemici. Dalle finestre della Casa Bianca Abramo Lincoln
pu vedere sventolare i colori di Jefferson Davis, al di l del fiume Potomac.
Alcuni ufficiali disertano.
Washington, la capitale federale,  praticamente tagliata fuori dal Nord. Bande
armate di sudisti attaccano i convogli alle porte stesse del simbolo
dell'Unione. Il telegrafo e la ferrovia sono interrotti. La citt  piena di
spie. Durante una ronda di notte, accompagnato da alcuni dei suoi uomini,
Lincoln trova l'arsenale aperto, senza sentinelle. I reggimenti di rinforzo,
richiesti a New York non arrivano: si teme il peggio.
L'appello alle armi del presidente Lincoln favorisce invece i sudisti. Il
vicepresidente dei confederati, Hamilton Stephens, dichiara: Lincoln pu
lanciare contro di noi i suoi settantacinquemila uomini. Noi lottiamo per le
nostre case, i nostri padri, le nostre madri, le nostre mogli, i nostri
fratelli, le nostre sorelle, i nostri figli e le nostre figlie! Possiamo contare
su un milione di uomini se  necessario, e quando saranno sconfitti, potremo
chiamarne un altro milione, e poi un altro ancora, fino a che l'ultimo di noi,
l'ultimo uomo, sprofonder in una tomba di sangue.
A Washington, Lincoln aspetta ancora i rinforzi. Se il Sud avesse sferrato
l'attacco in quel momento si sarebbe impadronito della capitale dell'Unione in
meno di un giorno. Alcuni testimoni sentono il presidente brontolare: Ma perch
non arrivano?
Finalmente essi arrivano, il 25 aprile. Dall'inizio della guerra la capitale non
sentiva pi il fischio di una locomotiva, i sudisti avevano sabotato la strada
ferrata, ma il 25 aprile la citt  svegliata dal fischio acuto di una Pacific:
Il 7 reggimento scelto di New York fa il suo ingresso trionfale nella stazione,
accompagnato dalla banda e con le bandiere al vento.
Dopo aver assicurato la difesa della capitale, Lincoln riorganizza l'esercito
del Nord, che ne ha urgente bisogno. Un certo numero di ufficiali ha lasciato
West Point per unirsi ai confederati. Nel Sud la maggior parte dei giovani sa
sparare e montare a cavallo, mentre nel Nord tutto  da imparare, tanto pi che
molti ufficiali hanno abbandonato l'esercito per farsi una posizione
nell'industria nascente, attivit pi lucrativa. Inoltre nel Sud gli schiavi
possono proseguire i lavori nelle piantagioni, mentre i loro padroni raggiungono
l'esercito confederato; nel Nord invece ogni partenza crea molti problemi nella
produzione.
Il 3 maggio, con l'appoggio del Congresso, Lincoln chiama alle armi 23.000
uomini, l'equivalente di dieci reggimenti, per sostenere l'esercito regolare.
Gli arsenali cominciano a produrre a pieno ritmo; vengono create nuove fabbriche
di armi, di cui una nell'Illinois, e viene autorizzato l'acquisto di armi in
Europa. Si raccolgono in fretta fucili, cannoni, munizioni, tende, e viveri di
ogni sorta. L'intera nazione si prepara alla guerra. Le fotografie di allora ci
mostrano un Lincoln sconvolto dalla grave decisione che  stato costretto a
prendere. Quell'uomo pacifico e innamorato della libert si appresta a gettare
la nazione in una guerra fratricida. Ma la sua decisione  presa: ci sar la
guerra civile. Il Nord richiede un'azione immediata contro il Sud: A Richmond!
 il suo grido di battaglia. Richmond  la capitale scelta dai confederati. I
nordisti sono convinti di raggiungerla facilmente, sconfiggendo i sudisti in
un'unica battaglia.
Il 29 giugno, Lincoln riunisce i consiglieri militari e suggerisce ai generali
di attaccare per liberare definitivamente Washington, minacciata dalle truppe
confederate.
L'assalto ha inizio un mese dopo, il 21 luglio. Il generale Mac Dowell assume il
comando delle truppe nordiste: 30.000 uomini, reclutati in parte nel Wisconsin,
vestiti di grigio, in parte nel Massachusetts, vestiti di blu, e in parte del
Minnesota, coi pantaloni neri e la camicia a scacchi. Ci sono inoltre alcuni
regolari, dei garibaldini col cappello piumato e alcuni zuavi. Di fronte, ad
aspettarli, ci sono le truppe del generale Beauregard. Lo scontro avviene a Bull
Run. Dalla Casa Bianca Lincoln sente tutti i rumori della battaglia. Le truppe
dell'Unione vengono sconfitte.
Per tutta la mattinata del luned, Lincoln guarda sfilare sotto le finestre ci
che rimane del suo esercito. Sotto una pioggia battente, gli uomini di Mac
Dowell camminano stanchi e coperti di fango. Molti sono i soldati che hanno
perso il cinturone, altri avanzano a piedi scalzi, avvolti nelle coperte. Agli
angoli delle strade le donne distribuiscono caff caldo. Alcune aiutano i
soldati a portare le armi. Per fortuna, la tempesta che si  scatenata impedisce
ai sudisti di sfruttare la loro vittoria e di impossessarsi di Washington. I
nordisti si concentrano sulle alture di Arlington.
Lincoln si chiude nel suo ufficio e convoca il generale Mac Clellan,
incaricandolo della difesa della capitale; egli annuncia al suo gabinetto
l'intenzione di rafforzare il blocco marittimo dei territori del Sud e di
mandare simultaneamente alcune spedizioni militari in Virginia, nel Tennessee e
lungo il Mississippi. Lincoln conta fermamente su di una vittoria militare. Teme
che la Confederazione venga riconosciuta all'estero, ricevendo magari qualche
appoggio militare, ed attende con impazienza che Mac Clellan riorganizzi
l'esercito in vista della battaglia.
Mac Caellan  un democratico, ma Lincoln ha molta fiducia in lui. Durante tutta
la guerra il presidente affider un egual numero di cariche tanto ai democratici
che ai repubblicani. Ai soldati Mac Clellan piace: essi lo chiamano il piccolo
Mac o il piccolo Napoleone. Egli  uscito secondo dall'Accademia Militare di
West Point,  stato ingegnere nei territori indiani, sorvegliante di una
compagnia ferroviaria nell'Oregon e valoroso combattente nella guerra contro il
Messico.
La sua nomina a comandante dell'esercito del Potomac fa nascere un'ondata di
ottimismo nei ranghi nordisti. Purtroppo Mac Clellan si considera ben presto il
salvatore della nazione e preferisce le parate e le riviste militari all'assalto
delle posizioni sudiste che il generale Beauregard rafforza ogni giorno di pi.
L'attacco viene sferrato all'inizio dell'autunno: Mac Clellan viene sconfitto a
Ball's Bluff. Egli ha impegnato nella battaglia soltanto un piccolo contingente
di truppe, ma l'intero Nord risente dello scacco subito. Si comincia a criticare
Lincoln per la sua debolezza e per le sconfitte militari.
Nel frattempo il presidente tenta di rimettere un po' d'ordine nel suo
gabinetto. La stampa accusa il segretario di Stato alla Guerra di spreco nelle
spese, di favoritismo nelle nomine e di malversazione. Una breve inchiesta
dimostra a Lincoln che i giornalisti hanno talvolta ragione. Egli decide di
sbarazzarsi di Cameron, un repubblicano impostogli dal partito dopo la vittoria
elettorale, sostituendolo con il democratico Stanton, un avvocato che non ha mai
cessato di criticare il presidente, considerandolo un incapace. Stanton  un
uomo energico e integro; egli diventer rapidamente un collaboratore leale e
soprattutto efficace.
Non appena sar riuscito a fare funzionare gli uffici, quando i topi se ne
saranno andati e i loro buchi tappati, inizieremo la battaglia, dichiara
Stanton. Il nostro esercito deve battersi o ritirarsi. Lo Champagne e le
ostriche devono sparire dal Potomac...
Stanton vuole costringere Mac Clellan a battersi e vi riesce, sostenuto da un
ordine categorico di Lincoln: siamo nel mese di marzo del 1862.
Il generale trasporta il suo esercito via nave fino alla penisola della
Virginia, tra i fiumi James e York, senza praticamente incontrare resistenza e
si accampa alle porte di Richmond: egli dispone di una forza di circa centomila
uomini e altrettanti ne dovrebbero arrivare da Washington. Se i due eserciti
riusciranno a congiungersi, i sudisti saranno sopraffatti. Ma i generali
confederati non si lasciano ingannare e danno immediatamente l'assalto alla
capitale federale per impedire ai rinforzi di raggiungere Clellan. L'attacco
viene affidato a Jackson, lo stesso generale che ha sconfitto i nordisti a Bull
Run.
Nello stesso tempo, il generale sudista Lee decide di sferrare l'attacco contro
Clellan a Richmond, pur disponendo di un esercito numericamente inferiore. Il
generale nordista, convinto di trovarsi in presenza di un esercito superiore in
numero al suo, ordina la ritirata e finisce per trovarsi a pi di venti miglia
dalla capitale confederata. Lincoln destituisce Mac Clellan e nomina al suo
posto Pope che si dimostrer ancora pi incapace.
Dal canto suo il generale sudista Lee mette in atto un piano estremamente
audace: egli aggira Washington dal nord, rischiando di tagliarsi fuori dalle sue
retrovie contando per sull'appoggio della gente del Maryland. Ha per fatto i
conti senza pensare alla stanchezza dei suoi uomini, che incominciano a
disertare, e sottovalutando la popolarit di Lincoln: deve quindi battere in
ritirata. Nel frattempo Lincoln ha restituito il comando dell'esercito nordista
a Mac Clellan che tenta di tagliare la strada agli uomini di Lee in ritirata
senza per riuscirvi. Lo scontro avviene invece sulle rive dell'Antietam, un
affluente del Potomac. Lee ha soltanto quarantamila uomini; Mac Clellan il
doppio. Ci nonostante i sudisti riescono a passare, mettendo fuori
combattimento alcuni battaglioni nordisti. Eppure, a Washington, la ritirata di
Lee viene considerata come una vittoria e serve a lenire in qualche modo
l'orgoglio ferito.
Sul fronte occidentale la situazione militare  nettamente migliore. Le notizie
giungono a Washington con molto ritardo, ma la Casa Bianca viene a sapere che le
truppe del generale Halleck hanno occupato Fort Henry, Fort Donelson e Siloh.
Queste vittorie sono costate la morte di 13.000 uomini, ma il 1 giugno Halleck
pu annunciare di essersi impadronito di Corinth e di Memphis e di controllare
il Mississippi fino a Cairo.
Ufficialmente, queste vittorie sono attribuite al comandante in capo
dell'esercito del Centro e dell'Ovest generale Halleck; ma ben presto si viene a
sapere che esse sono il frutto dell'iniziativa di uno dei suoi subordinati:
Ulysse S. Grant. Egli  appena stato reintegrato nell'esercito, dal quale era
stato allontanato per ubriachezza. Quando le Leghe contro l'alcoolismo vengono a
sapere che egli  stato riassunto nell'esercito, protestano direttamente presso
il presidente Lincoln. Fatemi sapere qual  la marca di whisky da lui preferita,
risponde il presidente, ne mander un po' agli altri generali dell'Unione.
Ulysse S. Grant ha appena compiuto quarant'anni. E' nato nell'Ohio ed  stato
formato a West Point. Beve molto, tutti lo sanno; per vince anche le battaglie,
e per il momento  questo che interessa a Lincoln. Il presidente ha ben presto
la soddisfazione di ricevere un telegramma dal comandante della marina che gli
annuncia, oltre al successo del blocco, la caduta di Nuova Orleans, attaccata
dal mare. E' molto meno soddisfatto quando, assieme a Stanton, incontra
nuovamente l'esercito di Mac Clellan che ripiega in disordine verso Washington,
dopo essere stato sconfitto per la seconda volta a Bull Run. Mentre si stava
ritirando da Richmond, nonostante gli ordini, Mac Clellan si  imbattuto
nell'esercito di Lee. La battaglia  stata breve; Lee ha perso novemila uomini,
Mac Clellan quindicimila.
Oltre all'alto numero di perdite umane, questa sconfitta fa scendere il morale
del Nord al livello pi basso dall'inizio della guerra. Washington presenta un
aspetto sinistro; il Campidoglio viene trasformato in ospedale e i feriti si
riversano sulle strade raccontando scene d'inferno.
Stanton, pazzo di rabbia, chiede a Lincoln la testa di Mac Clellan, quel
traditore, ma il presidente rifiuta. Egli considera Clellan un pessimo soldato,
ma gli riconosce un sicuro talento per l'organizzazione. Egli non aggiunge, ma
Stanton lo capisce, che il generale  un democratico e che egli ha il dovere di
usargli certi riguardi alla vigilia delle elezioni legislative. Questo  uno
degli aspetti meno conosciuti di Abramo Lincoln e del suo carattere: la sua
capacit di compromesso anche nelle situazioni pi drammatiche. I telegrammi
mandati dal presidente a Mac Clellan ne sono una prova evidente: Caro Signore,
mi ricordo di avervi parlato della vostra eccessiva prudenza. Non date forse
prova di una prudenza eccessiva dicendo di non poter fare ci che il nemico fa
costantemente? Un altro: Dico: provateci, se non ci proviamo mai, non potremo
mai riuscirci. Un ultimo: Dovete scusarmi se vi chiedo che cosa hanno fatto di
tanto estenuante i vostri cavalli, dopo la battaglia di Antietam. Telegrammi
come questi ne esistono a decine.
Per giustificarsi Lincoln afferma che la guerra di Secessione non pu essere
vista unicamente dal punto di vista militare. I problemi politici rimasti in
sospeso all'indomani delle elezioni richiedono una soluzione e i partiti premono
sul governo. Inoltre i deboli, impressionati dalle campagne disastrose, perdono
la speranza nella vittoria e chiedono l'avvio di negoziati. Tutta la nazione 
schiacciata dal peso della guerra. Gli abolizionisti trattano Lincoln da
negriero e chiedono la fine della schiavit. Alla fine dell'estate del 1862 il
presidente risponde a tutti: Il mio primo obbiettivo  quello di salvare
l'Unione, e non quello di conservare o abolire la schiavit. Se potessi salvare
l'Unione senza liberare nessuno schiavo, lo farei; e se potessi salvarla
liberandone alcuni e lasciando da parte gli altri, lo farei ugualmente. Questa 
la mia politica, quella che mi impone il mio dovere ufficiale; non intendo
ritornare sul desiderio personale, pi volte espresso, che tutti gli uomini,
dovunque essi siano, possano essere liberi.
Lincoln distingue cos, nettamente, ci che pensa e ci che deve fare come
presidente dell'Unione. Ma nuovi problemi tenderanno a identificare sempre pi
queste due posizioni. Man mano che le truppe federali avanzano nell'Ovest, i
negri delle regioni libere si rifugiano negli accampamenti nordisti chiedendo
protezione. All'inizio essi vengono adoperati nell'esercito, per ricostruire le
piste, tirare i cannoni, riparare i carri, ma alla fine essi sono troppo
numerosi. Cosa bisogna fare di loro?
Dopo aver riunito il suo gabinetto, Lincoln, accettando i suggerimenti dei
radicali e dei militari, che si rifiutano di restituire gli schiavi ai loro
proprietari degli Stati confederati, rende pubblica la seguente dichiarazione: A
partire da oggi, primo gennaio 1863, qualsiasi persona tenuta in schiavit in
uno Stato, o in una parte determinata di esso, i cui cittadini si sono ribellati
contro gli Stati Uniti,  dichiarata libera, da adesso e per sempre.
Si tratta soltanto di un'emancipazione parziale, ma la dichiarazione crea molti
scontenti, soprattutto tra i democratici. Bisogna dire che negli Stati del Nord,
durante le elezioni legislative, il partito democratico ha migliorato la sua
posizione e i repubblicani hanno soltanto 20 seggi di maggioranza; ma a Lincoln
basta questa debole maggioranza per proseguire la sua politica. Non ci sar
nessun compromesso con i democratici ed egli ne approfitta per togliere
definitivamente il comando a Mac Clellan. Gli succede Burnside, un repubblicano.
Il valzer dei generali prosegue.
Per il Sud, la dichiarazione di Lincoln giustifica la guerra per la difesa di un
regime sociale. Tanto pi che, per la prima volta nella storia degli Stati
Uniti, dei negri hanno avuto accesso alla Casa Bianca. Lincoln infatti ha voluto
conoscere il loro parere prima di affrancare tutti i loro compatrioti liberati
dagli eserciti nordisti ed ha organizzato una riunione, durante la quale ha
detto loro che esistevano tra le razze differenze irriducibili, ma che la
libert avrebbe dato ai negri maggiori probabilit di migliorare, anche se non
avrebbe dato loro l'uguaglianza. Egli tenta inoltre di convincerli ad
espatriare, ad andare a vivere in Liberia, ad esempio, o a Panama o nella
Repubblica di Nuova Granada.
Ma Lincoln si sarebbe ben presto reso conto che, negli Stati Uniti, negri e
bianchi erano destinati a vivere insieme.
Il presidente autorizza i negri ad arruolarsi nell'esercito del Nord per
combattere in quella che  un po' la loro guerra. Ma i negri vengono
discriminati anche in quell'esercito. La loro paga  inferiore a quella dei
bianchi e il loro grado non pu oltrepassare quello di sottufficiale. Eppure
sono duecentomila quelli che si arruolano; duecentomila che considerano Abramo
Lincoln come il loro nuovo Messia. Il presidente in persona passa in rivista le
truppe di un accantonamento dell'Ovest, un testimone ci ha lasciato queste
righe: Accanto al pontile di sbarco c'era una piccola casa, dietro alla quale
una decina di negri stavano lavorando. Il loro caposquadra era un vecchio di una
sessantina d'anni. All'arrivo del presidente, egli si port una mano agli occhi
per meglio osservare la scena. Poi, lasciando improvvisamente cadere la pala che
teneva in mano, corse verso il gruppo gridando: Dio sia lodato,  il grande
Messia. Appena l'ho visto l'ho riconosciuto! Lo aspettavo da tanti lunghi anni
ed egli  finalmente venuto a liberare i suoi figli dalla servit. Gloria!
Alleluia! Si gett poi in ginocchio davanti a Lincoln e gli baci i piedi. Gli
altri imitarono il suo esempio e ben presto il presidente fu circondato da
quegli uomini che, avendo visto in qualche posto una sua fotografia, ne avevano
conservato l'immagine nel loro cuore.
Da quel momento Abramo Lincoln si rende conto delle difficolt della coesistenza
futura tra negri e bianchi. Educazione in comune, matrimoni misti, uguaglianza
sociale preoccupano moltissimo Master Linkum, come lo chiamano i negri. Un
secolo pi tardi, quando scoppieranno i disordini nei ghetti delle grandi citt
americane, la storia dimostrer quanto egli aveva ragione, nel 1863, di
consigliare ai proprietari del Sud di trasformare gli schiavi in servitori. Ma
nel 1863, Lincoln riesce solo a scatenare le passioni di coloro che lo
rimproverano di non aver fatto abbastanza, gli abolizionisti, e di coloro che lo
accusano di aver esagerato, i sudisti.
Anche in Europa le reazioni sono molteplici. Napoleone III vorrebbe intervenire
in favore dei sudisti, perch la loro guerra coincide con le sue aspirazioni
coloniali sul Messico e perch un indebolimento degli Stati Uniti lo metterebbe
al riparo da ogni possibile intervento di Lincoln e delle sue truppe nella
questione messicana. Ma Napoleone III  alleato dell'Inghilterra, che si 
opposta a qualsiasi partecipazione militare alla guerra di Secessione. I
liberali inglesi vorrebbero l'abolizione della schiavit, ma nello stesso tempo
vedono di buon occhio i tentativi di indipendenza dei sudisti ed il governo ha
buon gioco nel dichiararsi assolutamente neutrale. Napoleone III ne segue
l'esempio ed a combattere al di l dell'Atlantico, nell'uno o nell'altro campo
secondo le loro preferenze, ci vanno solo alcuni gruppi di volontari. Cos tra
le truppe dell'Unione si trova schierato un reggimento francese, i cui soldati
indossano la giacca blu, il kep e i pantaloni rossi dell'esercito francese. E'
il 55 reggimento di New York, chiamato anche guardia La Fayette e
soprannominato dagli Americani guardia La Forchetta, in quanto apprezza
soprattutto i banchetti e le parate.
Nel campo dei sudisti si  costituita a Nuova Orleans una legione francese. Il
pi celebre dei legionari  il principe Polignac, figlio del Primo ministro di
Carlo X. I Francesi dei due campi avranno l'occasione di affrontarsi durante la
battaglia di Fredericksburg.
Frattanto Burnside lancia le sue truppe all'assalto delle colline, sui fianchi
delle quali si sono trincerati gli uomini di Lee. Nuova ecatombe e nuova
sconfitta per i nordisti che vi perdono dodicimla uomini. Jefferson Davis, il
presidente confederato,  ormai sicuro della vittoria definitiva e proibisce
perfino a Lee di inseguire l'esercito di Burnside che fugge in disordine. Di
nuovo gli uomini politici chiedono l'avvio di trattattive. Alcuni giornalisti
suggeriscono una mediazione da parte di Napoleone III.
I repubblicani invece, i quali hanno sempre la maggioranza al Congresso, si
pronunciano per il proseguimento della guerra e l'intensificazione degli sforzi.
Lincoln toglie il comando a Burnside, rivelatosi incapace, e chiede al Congresso
di decretare la mobilitazione. Questa decisione scatena manifestazioni di
protesta a Nuova York e in diverse altre grandi citt. Molti preferiscono
lavorare per la guerra nelle retrovie piuttosto che andare a combattere in un
esercito che quasi sempre batte in ritirata. Lincoln non cede e per la prima
volta il compito dell'arruolamento viene affidato al governo federale.
Lincoln ottiene inoltre dal Congresso l'autorizzazione ad emettere novecento
milioni di dollari in prestiti vari. La disfatta di Fredericksburg  stata
dunque, per il Nord, come per Lincoln, pi uno stimolante che un anestetico.
Lincoln nomina Jooker comandante dell'esercito del Potomac, Fighting Joe, come
viene chiamato dai soldati. Il suo primo scontro con Lee ha luogo davanti a
Chancellorsville. Nuova sconfitta; nuovo generale: George Meade, uomo tenace e
coscienzioso che concentra le sue truppe vicino a Gettysburg. Lee attacca i
nordisti e si impossessa della loro prima linea in meno di una giornata. Meade
ripiega su di uno sperone roccioso, Cemetery Ridge, e vi si trincera. Lee lancia
la cavalleria all'assalto, poi la fanteria, mentre l'artiglieria martella le
truppe nordiste con migliaia e migliaia di colpi. Meade non indietreggia: ne
risulta una carneficina da ambo le parti. Meade perde ventitremila uomini su
novantatremila; Lee ventottomila su settantatremila. Ancor oggi negli Stati
Uniti si parla di Gettysburg come in Italia si parla di Caporetto e in Francia
della Battaglia della Marna.
Quando Lincoln riceve il telegramma che gli annuncia la ritirata di Lee,
intuisce che la vittoria  vicina, che la sfortuna ha cambiato campo. Un altro
telegramma lo mette al corrente della vittoria di Grant sul Mississippi e
nell'Ovest. Dopo aver assediato Vicksburg per quarantaquattro giorni, i nordisti
hanno visto la bandiera bianca issata sul forte della citt. Trentottomila
confederati si arrendono e consegnano circa duecento cannoni. Cinque giorni
dopo, al Sud, il Forte Hudson capitola davanti a Grant; l'Ovest  finalmente
isolato dagli eserciti dell'Est: tutto il corso del Mississippi  sotto il
controllo delle truppe di Grant. Quando viene a sapere delle due vittorie di
Gettysburg e di Vicksburg, il Nord esplode dalla gioia. Le campane di tutte le
chiese si mettono a suonare; si sparano colpi di cannone, ci si abbraccia per le
strade.
Queste due vittorie segnano realmente una svolta nella guerra di Secessione. Gli
eserciti sudisti non riusciranno mai pi a raggruppare uomini a sufficienza per
invadere il Nord. Lincoln non teme pi qualche grave sconfitta che lo
costringerebbe a negoziare. Ma il Sud non  ancora battuto; i territori occupati
dalle sue truppe resistono a tutti gli assalti. Abili capitani riescono ad
attraversare il blocco marittimo e a rifornire, tra mille difficolt, le truppe
di Lee.
Questa campagna  servita a mettere in luce due dei grandi generali del Nord che
Lincoln da tempo cercava: Grant e Sherman, il suo aiutante. Lincoln nomina il
primo luogotenente generale, vale a dire comandante in capo dell'esercito
dell'Unione, e affida a Sherman una parte dell'esercito dell'Ovest, con
l'incarico di impadronirsi di Atlanta. I due uomini combattono insieme ancora
una volta a Chattanooga, che conquistano rapidamente, mettendo in fuga ci che
rimaneva dell'esercito sudista comandato da Bragg. Ormai rimangono soltanto
Richmond e Atlanta.
Finalmente Lincoln dispone di un capo militare sul quale pu scaricare tutti gli
affari della guerra, checch ne dicano le societ e le leghe contro
l'alcoolismo. Ci gli permette di lasciare Washington e di recarsi sul campo di
battaglia di Gettysburg per la cerimonia di consacrazione di un cimitero di
guerra. Egli arriva nella cittadina su di un cavallo troppo piccolo per le sue
lunghe gambe. Il panorama  tragico: buchi enormi scavati dalle bombe, carcasse
di cavalli morti, bare di soldati, carriaggi bruciati. La battaglia, non
dimentichiamolo, ha fatto pi di cinquantamila morti. E' in questo quadro
apocalittico che, il 19 novembre 1863, Abramo Lincoln pronuncia il discorso oggi
scolpito nel marmo del Lincoln Memorial di Washington: Four score and seven
years ago our fathers brought forth on this continent a new nation, conceived in
Liberty, and dedicated to the proposition that all men are created equal...
(Sono passati ottantasette anni da quando i nostri padri hanno dato vita, su
questo continente, a una nuova nazione, concepita nella Libert e votata
all'idea che tutti gli uomini sono stati creati uguali). Oggi ci vediamo
impegnati in una grande guerra civile che mette a dura prova, per la nostra
nazione, per qualsiasi nazione fondata su queste condizioni, la possibilit di
sopravvivere. Siamo qui riuniti in uno dei grandi campi di battaglia di questa
guerra. Siamo venuti a consacrare una parte di questa terra quale ultima dimora
di coloro che offrirono la vita, affinch questa nazione potesse vivere. Era
nostro dovere farlo, come si fa una cosa giusta. Ma, da un punto di vista pi
generale, noi non possiamo dedicare, non possiamo consacrare, non possiamo
santificare questa terra. Morti o vivi, gli uomini coraggiosi che combatterono
qui le hanno dato una consacrazione ben pi elevata, come non ci permette di
sminuirli, cos il nostro fragile potere non ci permette nemmeno di renderli pi
grandi. Ci che noi diremo qui, il mondo forse non lo ascolter nemmeno e
nemmeno lo ricorder a lungo; ma ci che essi fecero qui non potr mai
dimenticarlo. A noi, ai vivi, incombe il dovere di dedicarci alla grande opera
incompiuta che questi valorosi combattenti hanno cos nobilmente iniziato.
Tocca a noi consacrarci al grande compito che abbiamo davanti: seguendo
l'esempio di queste morti onorate dobbiamo attingere una maggiore dedizione per
la causa, alla quale essi si dedicarono fino all'estremo sacrificio; dobbiamo
prendere qui l'impegno solenne che questi morti non saranno morti invano, che
questa nazione, sotto lo sguardo di Dio, vedr la nascita di una nuova libert e
che non verr mai pi a mancare il governo del popolo, voluto dal popolo, per il
popolo...
Abbiamo citato questo testo in extenso perch esso viene considerato oggi un
capolavoro della prosa inglese e specialmente perch esso rimane il pi nobile
discorso pronunciato da un capo di Stato in tempo di guerra. A quei tempi
invece, i giudizi furono del tutto opposti a quelli di oggi. Le critiche
arrivarono da tutte le parti; tutti rimasero sorpresi dalla brevit
dell'allocuzione, a tal punto che un fotografo stava ancora sistemando il suo
treppiede quando il presidente ritorn alla sua poltrona. I giornali
pubblicarono le poche righe come complemento al discorso di due ore pronunciato
da Everett, un celebre oratore del Massachusetts. Il Chicago Times, uno degli
organi del partito democratico, giudica in questi termini il discorso del
presidente: Tutti gli Americani dovrebbero arrossire di vergogna leggendo i
discorsi stupidi, piatti e insipidi dell'uomo che dobbiamo indicare agli
stranieri come presidente degli Stati Uniti. Ben presto per il discorso di
Gettysburg viene dimenticato. La stampa dedica la sua attenzione ai telegrammi
di Grant che annunciano nuove sconfitte dei Confederati o al vaiolo che ha
colpito il presidente. Finalmente ho qualche cosa che posso dare a tutti, dice
ironicamente Lincoln ai suoi amici, meno numerosi del solito. Anche i
sollecitatori di favori diminuiscono in quel periodo.
Costoro sono sempre stati cos numerosi nei corridoi della Casa Bianca, che se
Lincoln avesse voluto dare ascolto a tutti non avrebbe avuto il tempo di fare
niente altro. Eppure Lincoln  molto attento anche a queste cose e distribuisce
favori equamente tra democratici e repubblicani, nonostante che nessuno si
faccia scrupolo di criticarlo ed a volte anche di insultarlo. Si tratta dunque
di un comportamento demagogico? Forse; ma del resto  stato pi volte detto che
Lincoln aveva un difetto grave: l'opportunismo.
Al fronte, la situazione militare si sta evolvendo a favore del Nord. Grant, il
quale gode della pi completa fiducia di Lincoln e della pi ampia libert
d'azione, sta preparando l'assalto ai grandi bastioni dei confederati: Richmond,
da una parte, la Georgia e la costa Atlantica dall'altra. Nel primo caso, Grant
parte all'assalto su tre lati contemporaneamente: da nord, col grosso delle
truppe del Potomac, da ovest, con le unit arrivate dalla valle del Mississippi
e da est, con ci che rimane dell'esercito di Mac Clellan, rimasto sul fiume
James fin dai tempi dell'assalto fallito contro la capitale confederata.
L'intero esercito dell'Ovest, incaricato di proseguire l'offensiva al di l del
Mississippi, viene affidato a Sherman. Grant prende in mano personalmente
l'esercito del Potomac. La regione  impervia; le paludi e le foreste
costringono spesso i soldati a percorrere i sentieri naturali, le piste, i letti
dei fiumi in secca, tutti percorsi propizi alle trappole e alle imboscate.
Diverse localit cadono nelle mani di Grant: Wilderness, Cold Harbor,
Spottsylvanie, ma le perdite sono terribili. Per conquistare queste tre citt e
per attraversare le paludi, Grant ha perso sessantaquattromila uomini, il totale
degli effettivi di cui disponeva Lee, che a sua volta ripiega dopo averne persi
trentamila sul campo di battaglia. La presa di Cold Harbor significa che
Richmond si trova a soli dieci chilometri e che con l'appoggio degli altri due
eserciti Grant potr mettere l'assedio alla capitale sudista.
Ma due cattive notizie lo aspettano: l'esercito del fiume James non  riuscito a
passare ed  immobilizzato contro posizioni quasi imprendibili; mentre
l'esercito che veniva dall'Ovest  in rotta. Una formazione sudista lo ha
aggirato, attaccato e distrutto, proseguendo poi in direzione di Washington,
completamente indifesa. I confederati percorrono circa duecento chilometri senza
praticamente incontrare resistenza. Essi arrivano in vista della capitale,
urtano contro alcune opere difensive e si accampano alle porte della citt.
I cittadini sono presi dal panico; per la maggior parte si tratta di eleganti
funzionari, impiegati presso i ministeri, che hanno dimenticato da tempo il
suono del cannone.
L'11 novembre, dagli spalti di un forte nordista, Lincoln studia la situazione.
I sudisti sono a un tiro di schioppo dal forte. Scendete da l! urla un capitano
senza riconoscere il presidente. Si dice anzi che gli abbia gridato: Scendete da
l, imbecille. Bisogna dire che i forti sono diventati un oggetto di curiosit
per gli abitanti della capitale, che vengono in gruppo a mescolarsi ai soldati
coperti di fango, barbuti e neri di polvere. Il capitano, un po' frastornato dai
visitatori in gonne lunghe e frac, ha preso il presidente per un turista.
Fortunatamente per lui, l'esplosione di alcuni proiettili di mortaio sudisti
provoca la fuga dei civili, ad eccezione dello spilungone, che, in piedi sul
parapetto, continua ad osservare i movimenti dei confederati.
Lincoln si rende subito conto della minaccia che pesa sulla capitale. Grant
preleva allora alcune unit del suo esercito accampato a Cold Harbor, e corre a
rafforzare le difese di Washington. Egli suggerisce al presidente di porre
Sheridan, un energico cavaliere, alla testa di quegli uomini. Lincoln accetta e
Sheridan parte subito all'attacco, travolge le posizioni sudiste, libera la
capitale e insegue i Confederati verso sud. Egli applica la tattica della terra
bruciata, incendiando paesi e raccolti, uccidendo il bestiame, distruggendo i
ponti. Questa regione non potr pi essere utilizzata dai sudisti come base per
operazioni di disturbo alle retrovie nordiste e di minaccia per la capitale.
Nello stesso tempo Sheridan autorizza il saccheggio, che diventa ben presto
sistematico.
Sul fronte occidentale, Sherman attacca a sua volta. Egli ha di fronte Joseph
Johnston, il cui valore  riconosciuto da tutti. Eppure costui perde Dalton,
Cassville, Allatoona, quasi senza difendersi. Sherman avanza con movimenti
aggiranti e Johnston  costretto a indietreggiare ogni volta, per evitare
l'accerchiamento e la sconfitta del proprio esercito. Il presidente confederato,
Jefferson Davis, insoddisfatto, sospende Johnston dal comando e lo sostituisce
con Hood, consigliandogli di attaccare. Il 1 settembre Hood, rifugiatosi ad
Atlanta con le sue truppe,  costretto a cedere e ad abbandonare la citt per
non essere sconfitto. Prima di andarsene, Hood incendia la citt, risparmiando a
Sherman di farlo al suo posto. Infatti Sherman applica nell'Ovest la stessa
tattica di Sheridan, trasformando l'opulenta Georgia in un deserto, devastando
metodicamente quello che era il granaio dei confederati. L'avanzata delle truppe
di Sherman ha lasciato in quella regione un ricordo cos odioso che ancor oggi
non  stato dimenticato.
Il 24 dicembre l'esercito di Sherman raggiunge l'Atlantico; egli telegrafa a
Lincoln: Permettetemi di offrirvi come regalo di Natale la citt di Savannah,
con centocinquanta cannoni pesanti, quintali di munizioni e circa
venticinquemila balle di cotone. Il morale dei sudisti, tanto alto all'inizio
della guerra di Secessione, comincia a calare. Le notizie viaggiano in fretta e
i profughi della Georgia raccontano il comportamento dei soldati di Sherman e di
Sheridan. La gente comincia a spaventarsi; tanto pi che gli schiavi negri si
ribellano e raggiungono le truppe federali.
Questa atmosfera di sbandamento e di saccheggio mezzo secolo pi tardi servir
da sfondo al famoso romanzo di Margaret Mitchell Via col Vento. Essa narrer
l'epopea di questi sudisti, di queste famiglie colte e mondane, abbandonate alla
furia dei vincitori dopo la sconfitta. Meglio di chiunque essa sapr
contrapporre le due nature, i due caratteri cos diversi dell'uomo del sud e
dell'uomo del nord. Infatti le differenze esistono, profonde come quelle tra un
tedesco e un latino, complicate dal grave problema della schiavit e delle
diverse risorse economiche.
Pi la guerra dura e pi si sviluppa l'industria del Nord. L'industria non ha
perso tempo nel valutare la necessit di una conversione della produzione. Siamo
in guerra, bisogna lavorare per la guerra, dicono gli industriali. Questa
necessit sfrutta fino in fondo le ricchezze minerarie e facilita perci di
molto il finanziamento della guerra. La richiesta di nuove tasse non provoca
nessuna rivoluzione. Le monete d'oro e d'argento vengono sostituite dai green
backs, i dorsi gialli, antenati del dollaro odierno. Il Nord  in piena
espansione. Non c' nessuna speranza per il Sud di scoraggiare il Nord con una
lunga guerra fatta di piccoli scontri sporadici che dovrebbero durare per anni.
Una guerra di usura non ha nessuna possibilit di successo.
Il Sud inoltre, fin dall'inizio della guerra, si trova di fronte a tre grossi
svantaggi: il blocco marittimo, la monocultura e il potere nelle mani di
Lincoln. Sappiamo quanto il presidente sia ostinato e testardo, e fino a che
punto egli rispetti l'Unione e la Costituzione per tollerare che esse vengano
tradite: egli  perci deciso ad andare fino in fondo. Sappiamo anche che il
blocco, malgrado i pochi capitani che riescono a forzarlo, ottiene i risultati
desiderati dai nordisti.
Il Sud infatti importava tutto. Per vocazione agricola, per convenienza dei
proprietari delle piantagioni e soprattutto per rendimento, esso coltivava
soltanto canna da zucchero, cotone e tabacco. I porti dell'Atlantico sono pieni
di balle di cotone, di sacchi di zucchero e di tabacco. I prodotti essenziali,
come il sale o la farina non arrivano pi. I forzatori del blocco, preferiscono
correre rischi per trasportare carichi lucrativi piuttosto che merci deperibili:
ai sudisti infatti non  mai mancata l'acqua di colonia o i merletti.
Col blocco marittimo, l'esportazione si riduce quasi a zero. L'agricoltura 
stata convertita, ma mancano le derrate di prima necessit. Anche la
confederazione emette della carta moneta, ma c' ben presto l'inflazione.
All'inizio del 1863 un dollaro oro vale tre dollari-carta confederati; nel
gennaio del 1864, il dollaro oro vale mezzo dollaro-carta dell'Unione. Questa
sproporzione sta a dimostrare quali fossero le rispettive situazioni economiche
dei due avversari e quanto fosse grande il fossato che li separava. Si  spesso
parlato di una lotta tra un vaso di ferro e un vaso di terracotta...
Per la prima volta, verso la fine del 1864, il Nord comincia a credere in una
prossima vittoria e nella possibilit che questa interminabile guerra finisca
presto. Questo torna a vantaggio di Abramo Lincoln, il cui mandato presidenziale
sta per scadere. Egli deve ripresentarsi davanti all'opinione pubblica per
ottenere dai suoi compatrioti il rinnovo della sua permanenza alla Casa Bianca.
La simpatia e l'affetto popolare non gli sono mai mancati; ma Lincoln teme
soprattutto i suoi amici e compagni di partito. Tra costoro, gli estremisti
chiedono il suo allontanamento dalla vita politica, disgustati dal proposito
manifestato da Lincoln di essere molto clemente nei confronti dei ribelli, una
volta tornata la pace.
I democratici propongono Mac Clellan, il generale al quale Lincoln e Stenton
hanno tolto il comando dell'esercito del Potomac. Essi affermano che dopo
quattro anni di fallimenti nel tentativo di ristabilire con la guerra l'unit
dell'Unione, l'umanit, la libert e il bene pubblico esigono che vengano
attuati sforzi concreti per la cessazione delle ostilit. Essi chiedono inoltre
che ci si adoperi, con una convenzione o con altri mezzi non militari, a
restaurare la pace sulla base dell'Unione federale degli Stati. I repubblicani
hanno un breve periodo di esitazione, cercano un altro candidato, ma alla fine
scelgono Lincoln.
Le votazioni rappresentano un trionfo per Abramo Lincoln: ventidue Stati gli
danno la maggioranza con duecentododici voti mentre Mac Clellan ottiene la
maggioranza in due soli Stati per complessivi ventun voti. Al Congresso, i
repubblicani dispongono ormai di una schiacciante maggioranza.
Abbiamo dimostrato, dichiara Lincoln il giorno seguente, che un governo popolare
pu affrontare una consultazione nazionale in piena guerra civile; cosa mai
successa prima nel mondo.
Dopo aver ringraziato i suoi sostenitori e dopo un lungo omaggio all'esercito,
Lincoln si rivolge ai suoi avversari con la fermezza di linguaggio che lo ha
sempre caratterizzato: L'idea che qualcuno possa soffrire per la mia rielezione
non aggiunge niente alla mia soddisfazione... Tra noi e i confederati la posta
in gioco  molto chiara, semplice e inflessibile; essa esige la guerra e solo la
vittoria pu decidere.
Lincoln viene rieletto per quattro anni. L'odio del Sud nei confronti del
presidente dell'Unione aumenta. Aumenta anche il rancore di coloro che
chiedevano una pace immediata a tutti i costi. Lettere minatorie arrivano sempre
pi frequentemente alla Casa Bianca; Stanton dispone intorno a Lincoln una
vigilanza discreta. Lincoln si arrabbia; egli non vuole nessuna guardia del
corpo. Ma i suoi collaboratori gliela impongono per misura di prudenza ed egli 
costretto ad accettare. E' importante per, dice Lincoln, che il popolo sappia
che vado a lui senza nessun timore.
Purtroppo egli non riesce ad arginare l'odio: le popolazioni civili del Sud gli
rimproverano le sofferenze patite per colpa dei suoi eserciti. Egli viene
definito un sadico, un pazzo furioso, un dittatore, un imperatore. Lo si accusa
di preferire una proclamazione a un atto di pace. Dopo le cerimonie di
Gettysburg le accuse rivoltegli avevano avuto esattamente il significato
opposto. Nell'esercito invece, egli gode di una grande popolarit; l'enorme
differenza di voti tra lui e Mac Clellan  dovuta in gran parte ai soldati.
L'amicizia che lo lega a Grant e a Sherman gli ha reso un notevole servizio, in
quanto i due generali e in particolare il comandante in capo, sono molto amati
dalle truppe.
Dopo le vittorie di Atlanta e di Savannah, Sherman decide di risalire verso il
nord, lungo il mare, avanzando verso Grant sempre appostato sotto Richmond. In
questo modo essi chiuderanno la capitale confederale e l'esercito di Lee in una
tenaglia. L'operazione si rivela pi difficile di quanto Sherman avesse
previsto. Le piogge hanno fatto straripare i fiumi e le paludi. Inoltre Lee,
nominato comandante in capo da Jefferson Davis, ha restituito a Johnston il
comando, affidandogli il compito di ricostituire un esercito per sbarrare il
passo a Sherman. Di fronte a queste difficolt impreviste, i nordisti si
vendicano sul paese che stanno attraversando.
Dietro alle lunghe colonne di soldati che trascinano il bottino, le case
bruciano, i cavalli e le mucche agonizzano nei prati o lungo le piste. Entrando
nella Carolina del Sud, che essi considerano lo Stato responsabile della guerra,
i federati si comportano in modo ancora pi odioso. Columbia, la capitale dello
Stato in cui fu decretata la prima secessione, viene totalmente incendiata.
Charleston, da dove part l'attacco a Fort Sumter, viene saccheggiata; la citt
pi aristocratica, la Boston del sud, dopo il passaggio delle truppe di Sherman
non  pi che un ammasso di rovine.
Johnston fa tutto ci che  in suo potere per frenare l'avversario. Ma cosa pu
fare con le poche migliaia di uomini di cui dispone e sulle quali pesa in
permanenza l'amarezza della sconfitta? I disertori aumentano ogni giorno; solo i
soldati sinceri ed accaniti rimangono nei ranghi e combattono ancora. Le truppe
di Sherman entrano nella Virginia alla fine di marzo: l'agonia del sud ha
inizio.
Nella citt di Richmond, accerchiata dalle truppe di Grant, e tra gli uomini di
Lee regna lo scompiglio. Essi sono ormai convinti che a pi o meno breve
scadenza saranno sconfitti e non ignorano che le truppe di Sherman raderanno al
suolo le loro case, costringendo le donne e i bambini a fuggire, senza viveri e
senza soldi. La diserzione decima gli eserciti di Lee molto pi in fretta
dell'artiglieria dei soldati di Grant.
Il 31 gennaio 1865, alle ore quindici e dodici minuti, la Camera dei
rappresentanti di Washington approva una proposta di emendamento della
Costituzione, redatta da Abramo Lincoln, e che porta il numero tredici. Eccone
il testo: Negli Stati Uniti e in qualsiasi territorio sottoposto alla loro
giurisdizione, non esisteranno pi n la schiavit, n la servit obbligatoria,
salvo a castigo di un crimine di cui una persona sar stata legalmente
riconosciuta colpevole. Si tratta del testo ufficiale che mette definitivamente
fuorilegge la schiavit e annuncia di l a poco la fine della secessione.
La sua approvazione provoca un vero delirio nella sala del Congresso. Alcuni
vecchi parlamentari gettano per aria i loro cappelli; fuori si sparano centouno
colpi di cannone. Tutti sentono che la Confederazione sta andando verso il
disastro; lo capisce anche Jefferson Davis che si decide finalmente ad
intraprendere dei negoziati con Lincoln. Egli nomina tre negoziatori con
un'unica parola d'ordine: Indipendenza.
L'incontro avviene a bordo del Ritter Quenn, a Hampton Roads. Lincoln accoglie
cordialmente gli inviati della Confederazione, ma la parola indipendenza
impedisce qualsiasi dialogo. L'incontro fallisce, come i brevi e discreti
negoziati precedenti. Lincoln  deluso; egli vorrebbe far cessare il conflitto,
arrivare alla riconciliazione, impedire lo spargimento di altro sangue, ma non
al prezzo della disgregazione dell'Unione.
Il 4 marzo, nel corso della seconda inaugurazione, una folla immensa si stringe
intorno alla Casa Bianca; per la prima volta in mezzo ai bianchi vi sono
migliaia di negri affrancati; Lincoln si erge al di sopra dell'odio: Ambedue le
parti contavano su un facile trionfo e non si aspettavano certo conseguenze cos
terribili. Da tutte e due le parti si leggeva la stessa Bibbia, si pregava lo
stesso Dio e si invocava il suo aiuto contro l'avversario. Pu sembrare strano
che alcuni uomini osino invocare l'aiuto di un Dio giusto per strappare ad altri
uomini il pane che essi si sono guadagnati con il sudore della loro fronte. Ma
non giudichiamo e non saremo giudicati. Non era possibile che venissero esaudite
preghiere cos opposte e nessuna lo  stata pienamente... Speriamo con tutte le
nostre forze, e preghiamo con ardore, che si allontani al pi presto l'orribile
flagello della guerra. E tuttavia, se Dio vuole che esso duri fino alla
distruzione di tutta la ricchezza accumulata in duecentocinquanta anni di lavoro
forzato, e fino a che ogni goccia di sangue provocata dalla frusta venga
ricompensata da un'altra provocata dalla spada, allora diciamo come si disse
tremila anni fa: I giudizi del Signore sono giusti e veri. Senza malvagit verso
nessuno, con spirito caritatevole per tutti, con fermezza nella giustizia, nella
misura in cui Dio ci permette di scoprire la giustizia, lottiamo per portare a
termine il compito nel quale ci siamo impegnati; per medicare le ferite della
nazione, per curare colui che si sar sobbarcato il peso della battaglia, per
aiutare la sua vedova e i suoi orfani, per concludere una pace durevole tra noi
e tutte le nazioni.
Vi  una novit: il battaglione che rende gli onori militari al presidente degli
Stati Uniti  formato da soldati negri, arruolatisi nell'esercito dopo la
proclamazione dell'emancipazione. Lincoln li saluta con deferenza tra le
acclamazioni della folla: egli inizia il suo secondo mandato alla Casa Bianca,
valido fino al 4 marzo 1869.
L'indomani dell'inaugurazione, Lincoln riunisce un consiglio di guerra sul fiume
James, a City Point. Diversi generali vi partecipano, tra cui Grant, Sherman e
Sheridan. All'ordine del giorno vi sono le ultime battaglie e l'assedio di
Richmond. Tutti sono decisi a farla finita al pi presto; Grant propone di
scatenare l'offensiva contro i due ultimi focolai di resistenza: Petersburg e
Richmond. Lincoln chiede ai generali di risparmiare al massimo la vita dei
soldati e di cercare di vincere col minimo di perdite possibile. Il consiglio di
guerra mette a punto un piano che permetta di evitare o di limitare le
sanguinose repressioni che seguiranno la vittoria. Nella mente di Lincoln sono
rimasti impressi i battelli che accostavano ai pontili del Potomac, con i loro
carichi di feriti e di cadaveri; gli ospedali di fortuna sovraccarichi di
feriti; le lunghe colonne di prigionieri affamati e con le divise a brandelli.
Il Nord ha gi perso trecentocinquantamila uomini, il Sud centomila di meno.
Anche se alcuni lo definiscono un mostro assettato di sangue, Lincoln non vuole
un'altra carneficina a Richmond; egli chiede a Grant di evitare gli assalti
selvaggi.
Le truppe sono allo stremo delle forze; lo scorbuto miete vittime tra le loro
file. Le inondazioni fanno pi morti dei bombardamenti nemici. Grant riprende
l'offensiva e travolge le difese di Lee in tre posti diversi. I cavalieri di
Sheridan attaccano dal sud e sfondano gli ultimi trinceramenti. Il presidente
Davis e il suo stato maggiore abbandonano febbrilmente la citt con l'ultima
ferrovia funzionante. Vi  un fuggi-fuggi generale; Lee ordina l'evacuazione. Le
ultime unit dell'esercito confederale appiccano il fuoco alle navi ancorate nel
porto, incendiano i depositi di tabacco, distruggono i ponti e le case e fuggono
verso ovest.
Il 3 aprile, i primi soldati Yankees penetrano nella capitale sudista. Uno di
loro, il luogotenente Prescott, racconta: Richmond  un mare di fiamme tra le
quali spunta, qua e l, il campanile di una chiesa. Una spessa nube di fumo
nerastro domina la citt, illuminata di tanto in tanto dall'esplosione di
qualche bomba rimasta in uno dei molti arsenali della citt... Ci che vediamo
in Main Street non pu essere descritto:  una visione d'inferno.
Poco distante da noi, sul fiume James, esplodono due grandi corazzate, con un
fracasso spaventoso. La deflagrazione getta a terra molte persone. Nella strada
ci sono masse compatte di gente disperata. I poveri negri salutano la nostra
vittoria con le pi stravaganti manifestazioni di gioia. Essi si mescolano alle
nostre truppe, dando ai soldati grandi pacche sulle spalle, o saltando loro al
collo. Vogliono a tutti i costi portare i nostri fucili e i nostri zaini mentre
altri vanno urlando da tutte le parti: Dio sia Lodato! Gli Yankees sono
arrivati!
Le donne negre, col volto emaciato, a piedi nudi e vestite di sacco, cadono in
ginocchio con le mani giunte e gli occhi pieni di lacrime, ringraziando il cielo
per la fine delle loro sofferenze...
Al quartier generale di Grant, Lincoln viene a conoscenza della caduta di
Richmond. Egli decide di recarvisi immediatamente. State in guardia, gli
consigliano i suoi, molti nemici spiano le vostre mosse. Per Abramo Lincoln,
l'ingresso in Richmond ha un valore simbolico. Per quattro anni, i confederati
avevano fatto della citt la loro capitale, proprio di fronte a Washington.
Tutte le campagne militari dei nordisti avevano avuto come obiettivo la sua
conquista. Ora che  caduta, la vittoria  sicura e Lincoln vuole essere
presente.
Egli raggiunge Richmond via fiume, accompagnato dal giovane figlio e protetto da
dodici marinai col fucile in mano e la baionetta inastata. La sua prima visita 
per la casa di Davis, il presidente dei confederati. Poi egli si reca al
Campidoglio, dove regna un incredibile disordine: il suolo  cosparso di
documenti ufficiali. Lincoln si siede sulla poltrona di Davis. Un giornalista fa
notare che per far s che i due uomini si sedessero sulla stessa poltrona,
diverse centinaia di migliaia di uomini hanno perso la vita. Eppure Lincoln non
assomiglia affatto a un vincitore: egli cammina con la schiena curva, l'aria
stanca, il grande cappello in testa; egli sembra presentire che questa vittoria
 solo passeggera. Sul piano militare, comunque, la vittoria  definitiva.
Ma Lee non ammette ancora di essere stato sconfitto. Per adesso egli pensa solo
a ripiegare verso il sud, per congiungersi con le forze del generale Johnston e
continuare la guerra. Ma le truppe di Grant gli sbarrano la strada dovunque. I
convogli che dovrebbero approvvigionare le sue truppe non arrivano mai e i
soldati, mezzi morti di fame, devono cercare di procurarsi il cibo da s.
Impossibile: Sheridan e Sherman hanno bruciato tutto; non rimane pi nulla. Il
ripiegamento strategico diventa sbandamento.
La sera dell'8, i capi sudisti tengono il loro ultimo consiglio di guerra.
L'esercito della Virginia del Nord si  visto tagliare tutte le possibilit di
ritirata e si trova ora in una situazione disperata. Grant propone a Lee di
arrendersi. Egli dispone soltanto di ottomila soldati armati e di ventimila
uomini allo stremo delle loro forze. Ecco perch Lee ha riunito i suoi ufficiali
al quartier generale, in piena foresta, attorno ad un piccolo fuoco da campo.
Gli uomini sono seduti per terra sopra le coperte dei cavalli. Si parla della
possibilit di forzare il passaggio attraverso le posizioni di Grant; oppure di
separarsi e di proseguire la guerriglia. Alla fine lo stato maggiore decide di
sparare le sue ultime cartucce, tentando di forzare il blocco di Grant.
L'operazione fallisce: Lee  costretto ad arrendersi. Avrei preferito morire
mille volte piuttosto di arrivare a questo, dice il generale sudista, ma non mi
resta altro da fare che andare a trovare il generale Grant. Egli non avverte i
suoi uomini e annuncia ai suoi generali di aver concluso una tregua con Grant.
Il generale Gordon ricorda: Ordino al mio colonnello, Green Payton, di prendere
una bandiera bianca e di andare a consegnare il messaggio di tregua al generale
Ord, che comanda all'est. Il colonnello mi risponde: Non abbiamo nessuna
bandiera bianca signor generale! Prendete il vostro fazzoletto e annodatelo in
cima a un bastone! Il colonnello cerca nelle tasche e risponde: Non ho
fazzoletto, signor generale! Ebbene, strappatevi un pezzo di camicia! Green
Payton guarda la sua camicia, poi la mia e conclude: Signor generale, dubito che
nel nostro esercito vi sia una sola camicia bianca!
Lee indossa la sua pi bella uniforme e fa lucidare i bottoni e le spalline.
Egli sta per affrontare la pi grande prova della sua vita e, bench sconfitto,
vuole mostrarsene degno. I suoi stivali brillano e il suo celebre cavallo
Traveller,  ornato come per una grande parata. L'incontro avviene in una casa
del piccolo villaggio di Appomatox. Grant arriva con un'ora di ritardo: ha
dovuto prendere accordi col presidente prima di impegnare la sua parola e quella
dell'Unione. Grant  pi giovane di Lee di quindici anni: ha conosciuto Lee
durante la guerra contro il Messico, ma costui sembra averlo dimenticato. Grant
 piccolo, curvo e la sua uniforme  coperta di fango. Il vinto sembra molto pi
grande, molto pi sereno, a tal punto che un ufficiale presente si chiede: E'
Lee che si arrende a Grant, o Grant che si arrende a Lee?
Dopo questo incontro storico, il comandante in capo degli eserciti dell'Unione
scrive: Non potevo scorgere i sentimenti che provava il generale Lee. Il volto
del nobile uomo non lasciava trasparre nessun sentimento profondo ed era
impossibile capire se egli fosse sollevato dalla fine della guerra o abbattuto
per il modo in cui si era conclusa. Quanto a me, dopo essere stato tanto felice
nel ricevere la sua lettera, ci che provavo non assomigliava affatto alla
gioia; davanti a un nemico che si era battuto cos a lungo, con tanto valore e
con tanta sofferenza, per la causa peggiore e meno giustificabile per la quale
un popolo si sia mai battuto, non sapevo che cosa provare.
Le condizioni di resa sono molto generose; lo stesso Lincoln le ha dettate a
Grant: nessun prigioniero. Tutti gli uomini e gli ufficiali sono liberi sulla
parola e possono ritornare tranquilli alle loro case. Si chiede loro soltanto di
restituire le armi appartenenti allo Stato. Gli ufficiali conservano la loro
spada.
Lasciateli andare, ordina Lincoln, lasciateli andare. Che ogni uomo ritrovi la
sua terra, anche se devastata, e riprenda a sperare. Ogni soldato se ne andr,
col suo cavallo o col suo mulo. La capitolazione  avvenuta: Grant firma una
lettera per Lee; Lee firma una lettera per Grant. Tutto  finito: Lee sale in
sella a Traveller, in silenzio, dopo aver stretto la mano al suo vincitore. Per
lui, il pi difficile rimane da fare: annunciare ai suoi uomini l'ultima
sconfitta: la sottomissione.
Nel campo sudista nessuno riesce a credere che Master Lee, l'invincibile, si sia
arreso. Grant ritorna immediatamente a Washington senza aspettare la cerimonia
di capitolazione. Lee rimane accanto ai suoi uomini, molti dei quali gli
propongono di darsi alla macchia nelle montagne e proseguire la lotta. Nemmeno
Lee partecipa alla cerimonia; il suo esercito viene rappresentato da Gordon e
quello di Grant da Chamberlain. Il 12 aprile i soldati confederati depongono le
armi e le bandiere. Due uomini piegano in quattro la bandiera della
Confederazione, drappo bianco, cantone con croce bl seminata di stelle su scudo
rosso, macchiata di fango e di sangue. Alcuni escono dalle righe e
s'inginocchiano davanti alla bandiera, stringendosela sul cuore. Il generale
Chamberlain racconta: Gli uomini che abbiamo davanti a noi, umiliati ma fieri,
sono l'incarnazione del coraggio. N le privazioni, n le sofferenze, n la
morte, n la sconfitta, n la disperazione, sono riuscite a distogliere questi
uomini dal loro obbiettivo.
Lee assiste alla scena da lontano: cos scompare dalla storia un uomo che per
lunghi anni ha tenuto il destino degli Stati Uniti nelle sue mani. Un po' pi a
sud, Johnston si arrende a Sherman:  la fine del Sud. Gli uomini ritornano alle
loro case, vinti ma felici di non dover pi combattere. Ma un triste spettacolo
li aspetta; l'odio non si  ancora spento.
A Washington esplode la gioia: vengono sparati colpi di cannone e si lanciano
fuochi d'artificio. I cortei sfilano ininterrottamente davanti alla Casa Bianca.
La folla acclama Lincoln che ogni tanto appare alla finestra del suo ufficio.
Egli sorride, cosa che gli capita assai di rado, e chiede alla fanfara militare
che suona sotto le sue finestre di intonare il canto di guerra ribelle, Dixie.
L'Unione lo ha fatto prigioniero, esso gli appartiene, dice Lincoln al tamburo
maggiore perplesso. La folla applaude. Il giovane figlio del presidente appare
al fianco del padre sventolando uno stendardo sudista mandatogli dal ministro
della Guerra Stanton. Tutte le strade che portano alla Casa Bianca sono gremite
di folla e Abramo Lincoln prende la parola: Siamo tutti d'accordo... Non c'
nessun trionfalismo nella sua voce. Siamo tutti d'accordo nel dire che gli Stati
chiamati secessionisti non si trovano nei migliori rapporti con l'Unione e che
la sola cosa da fare  di riportare questi Stati nelle pi convenienti
relazioni. Raccogliamoci tutti per fare ci che  necessario per la loro
restaurazione. Ognuno di noi sar libero di avere la sua opinione su questa
questione; pensare cio che abbiamo ricondotto nell'Unione coloro che ne erano
usciti, oppure che abbiamo dato soltanto l'assistenza che conveniva a Stati mai
usciti dall'Unione. E' un discorso da amministratore, da pastore, da
diplomatico. La folla, riunita nella vittoria si aspettava ben altro; essa si
annoia e se ne va con diminuito ardore... Lincoln teme che gli uomini, compresi
quelli del suo partito, cerchino di riprendersi una rivincita sul Sud,
comportandosi da conquistatori negli Stati secessionisti. Ecco perch chiede al
popolo di essere magnanimo; purtroppo egli stanca la gente. Il conflitto  stato
lungo e doloroso; sono molti i federati che accettano con difficolt che il
presidente risparmi i vinti. Essi vorrebbero addossare agli Stati ribelli il
peso della ricostruzione o, perlomeno, la maggior parte delle spese. Ma per
salvare l'Unione, Lincoln  costretto ad opporsi a questo progetto. Nei corridoi
del Congresso e nelle anticamere dei partiti si comincia a rimpiangere di aver
affidato la Casa Bianca a Lincoln per altri quattro anni.
Ci che i suoi avversari ignorano, o fingono di ignorare,  che il Sud non 
assolutamente pi in grado di produrre, che non vi esiste pi nemmeno la moneta
e che la perdita di trecentomila uomini nel fiore degli anni ha smantellato le
propriet. Inoltre l'emancipazione definitiva degli schiavi, ha privato di mano
d'opera l'agricoltura in attesa di riconversione, e la tattica della terra
bruciata, di Sheridan e Sherman, ha provocato ovunque la carestia. Dal punto di
vista amministrativo, il Sud si trova nel caos pi completo. La costituzione
della Confederazione a detrimento degli Stati, ha totalmente disorganizzato
l'amministrazione, praticamente inesistente alla fine delle ostilit. In quanto
ai poteri locali, nominati dal governo confederato, il Nord rifiuta di
riconoscerli e li considera ribelli. Sul posto vi sono soltanto le autorit
militari dell'Unione, odiate da tutta la popolazione. Lincoln ha ragione troppo
presto: Comportarsi nei territori secessionisti come in zona occupata equivale a
porre le basi di una rivincita sudista.
Nel suo ufficio di Washington, Lincoln sta sbrigando la posta. Egli dispone di
due cartelle nascoste in fondo a un cassetto: una per le lettere ingiuriose,
l'altra per le minacce di assassinio. Anche se crede alle minacce egli non lo
lascia trasparire. Eppure una sera una pallottola gli ha sfiorato la testa,
facendogli cadere il cappello.
Molti corrispondenti, per la maggior parte anonimi, gli augurano un'orribile
morte; quasi ogni giorno i giornali del Sud annunciano: E' morto avvelenato, Il
vecchio burattino vittima di un attentato, e molte altre cose tipo annuncio
mortuario. Niente di preoccupante, pensa Lincoln; ma egli ha torto perch
nell'ombra si sta tramando un complotto.
A capo della cospirazione si trova un attore: John Wilkes Booth. Bell'uomo,
pessimo elemento, un po' squilibrato; nel suo mestiere riesce pi per i suoi
begli occhi e il colorito olivastro che per il talento e il lavoro. Booth non 
un divo; egli desidera ardentemente essere l'uomo di cui tutti parlano, l'uomo
del giorno. Non  neppure pazzo, ma estremista in ogni sua azione. Egli odia
Lincoln perch  un uomo del Nord, una specie di mercenario grossolano che ha
messo in ginocchio gli uomini del Sud che egli immagina eleganti, fieri e colti.
Malgrado questo amore per la Confederazione, non si  arruolato nel suo
esercito; non per paura della morte, ma per timore di rimanere sfigurato.
Dall'inizio della guerra va dicendo che si riserva per un compito molto pi
importante, molto pi spettacolare.
Molto probabilmente egli si  deciso ad agire l'indomani delle elezioni
presidenziali, spinto dalla levata di scudi che la nomina di Lincoln ha
provocato nel Sud. All'inizio pensa a un rapimento; con un simile ostaggio
ritiene di poter costringere Grant a capitolare e a scambiare il presidente
contro centinaia di prigionieri sudisti. La resa di Lee rende vano il progetto,
ma il suo cervello malato ne inventa un altro: l'assassinio, un assassinio
collettivo. Dovrebbero essere uccisi Lincoln, Grant, il vice-presidente Johnson,
il ministro Seward, magari anche Stanton. In poche parole Booth, il grande
Booth, decapiterebbe l'Unione. Ma per realizzare questo piano un solo uomo non
basta.
L'attore recluta alcuni complici: Atzerodt, un ubriaco incallito, brutale e
fanfarone; Paine, uno stupido killer, e David Herold, un giovane commesso di
farmacia un po' ritardato. Questi tre mediocri individui ammirano Booth che li
soggioga con citazioni di commedie melodrammatiche, nella pensione di una
giovane vedova, Mrs Surratt, ammiratrice anche lei di John Wilkes Booth.
Per lunghe sere i quattro uomini preparano il colpo e ne parlano cos
apertamente che  veramente impossibile che la povera Mrs Surratt, almeno lei,
non ne sia al  corrente. Booth compera coltelli e pistole e ogni sera allena i
suoi compagni ad agire in fretta, per quando arriver il momento. Il mattino del
14 aprile, Booth sente che il momento tanto atteso  arrivato. Uscendo dal
barbiere, egli passa da Ford, il direttore del teatro secondo la sua abitudine.
Quando l'emissario della Casa Bianca viene a prenotare il palco presidenziale,
il palco n 7, per la rappresentazione della sera, Booth si trova nell'ufficio
di Henry Clay Ford. Con un qualsiasi pretesto, Booth penetra nella sala, cosa
relativamente facile per un attore conosciuto da tutti i tecnici, e prova sul
posto l'attentato che progetta da diverse settimane. La cosa pi difficile
consister nel lasciare la sala, dopo l'assassinio; ma egli risolve anche questo
problema. Per lasciare la citt dopo il colpo, i piani sono pronti da molto
tempo. C' un fattore in pi a favore di Booth; egli conosce a memoria la
commedia che si reciter la sera, Il nostro cugino d'America: egli sa perci con
esattezza in che momento il pubblico, tutto preso dall'opera, prester la minima
attenzione a ci che succede nel palco presidenziale.
La sua decisione  presa e, dopo aver meticolosamente preparato il suo colpo,
egli raggiunge i complici nella piccola pensione di Mrs Surratt. Egli non ignora
che i suoi uomini sono delle perfette nullit, ma  convinto che con la sua
personalit riuscir a convincerli. Egli ha riservato per s la parte del leone:
sar lui ad uccidere il presidente. Atzerodt viene incaricato di assassinare il
vicepresidente Johnson, Paine deve eliminare il vecchio Seward gi costretto al
letto da un incidente, Herold far da guida a Washington. A mezzogiorno i
compiti di ciascuno sono stati fissati.
Nel frattempo, Lincoln ha riunito un Consiglio di gabinetto alla Casa Bianca per
parlare della ricostruzione dell'Unione. Il presidente  felice di costatare che
malgrado il suo discorso del giorno prima, i suoi collaboratori sembrano
d'accordo con lui nel riconoscere che, aiutando il Sud a ricostruirsi, si compie
un'azione positiva anche per il Nord. Egli  per conscio del suo isolamento e
non ignora che i confederati non gli perdonano nulla, che i democratici del Nord
e i radicali del suo partito sono dichiaratamente contro di lui che i giornali
lo attaccano costantemente e che molti lo disprezzano. Egli si sente solo, ma il
sostegno dei collaboratori lo rassicura. Uno di essi apre la discussione sul
trattamento da riservare ai capi ribelli; alcuni chiedono la forca per Jefferson
Davis. Non contate su di me per uccidere questi uomini, risponde Lincoln,
nemmeno i peggiori. Fate loro paura per costringerli a lasciare il paese, aprite
le porte, abbassate le barriere, cacciateli... ma non uccideteli.
Nel pomeriggio, il presidente firma alcune concessioni di grazia e riceve tra
l'altro il suo vice Johnson, al quale confida la soddisfazione per la fine della
guerra e la fiducia nella ricostruzione dell'Unione. Egli propone a Johnson di
accompagnarlo a teatro quella sera, ma costui, gi impegnato, rifiuta. Grant e
sua moglie declinano l'invito, scusandosi all'ultimo momento. Anche Chambrun,
l'ambasciatore di Napoleone III, preferisce non portare sua moglie a teatro la
sera del Venerd Santo. Alla fine,  un giovane ufficiale, il maggiore Rathbone,
e la sua fidanzata, miss Harris, che accompagnano la coppia Lincoln nel palco
numero 7.
Quattrocento chilometri pi a nord, nello Stato di New York, il Whig Press
annuncia l'assassinio del presidente. Alla stessa ora, la stessa voce corre a
Manchester, nel New Hampshire, e a Saint-Joseph, nel Minnesota. Non si sapr mai
come questi giornali siano riusciti ad ottenere l'informazione, alcune ore prima
dell'attentato.
John Wilkes Booth arriva al teatro Ford alle ventuno e trenta, lega il suo
cavallo alla balaustra del marciapiede, davanti all'entrata degli artisti, in
una piccola strada. Egli fa un giro tra le quinte per costatare che non vi siano
poliziotti di guardia. Alle ventidue entra nella sala dalla porta principale, si
accosta al proscenio e si accorge subito che la sedia di Parker, la guardia del
corpo,  vuota. Egli capisce che non avr nessuna difficolt a penetrare nel
palco presidenziale.
Booth entra silenziosamente nel palco n 7; nessuno si muove. Aiutandosi con
un'asse egli blocca la porta dall'interno, poi si avvicina a Lincoln. Il
presidente gli gira le spalle; sua moglie Mary si trova alla sinistra del marito
e non pu vedere Booth. Il maggiore e la sua fidanzata sono seduti a sinistra
della presidentessa; essi seguono la recitazione degli attori e non si accorgono
di niente. Booth spara alla nuca del presidente, tra l'orecchio sinistro e la
spina dorsale. Vi  un suono cupo, come se uno spettatore avesse fatto scoppiare
un sacchetto di carta. La testa di Lincoln cade in avanti e non si muove pi;
Mary Lincoln si gira; una piccola nuvola blu aleggia nel palco; il maggiore si
alza. Booth grida: Sic semper tyrannis!  il motto dello Stato della Virginia.
Rathbone vuole gettarsi su di lui ma Booth brandisce un pugnale e ferisce il
maggiore al braccio; poi, passando tra Mary e Abramo Lincoln che geme, egli
scavalca il parapetto del palco. Uno dei suoi speroni si impiglia in una
bandiera; Booth si butta di peso, strappa la bandiera e cade sulla scena. Sembra
essersi fratturato la caviglia, ma si rialza, d una spinta a un attore che
farfuglia qualcosa d'incomprensibile e fugge verso le quinte trascinando la
gamba.
Si ode un urlo nel palco n 7:  stata la signora Lincoln; Clara Harris chiede
dell'acqua. Nella sala la gente si alza e comincia a capire ci che  successo.
Tra le quinte Booth rovescia un macchinista, chiude la porta della strada dietro
di lui, salta sul cavallo e scompare mentre qualcuno grida: Fermatelo,
Fermatelo! Ma  ormai troppo tardi; Booth sta gi galoppando in Pennsylvania
Avenue.
Alla stessa ora, Herold indica la casa di Seward a Paine; questi scavalca la
rete di cinta e raccomanda al suo complice di aspettarlo per ricondurlo alla
pensione della vedova Surratt. Ma Herold si spaventa e fugge mentre Paine entra
nella casa di Seward, getta al suolo un domestico negro che tenta di sbarrargli
il passaggio, stordisce col calcio della pistola il figlio del segretario di
Stato e penetra nella stanza dell'ammalato colpendolo selvaggiamente con un
coltello. Poi fugge gridando: Sono pazzo, sono pazzo! Un uomo del Dipartimento
di Stato gli sbarra la strada; Paine lo colpisce col pugnale e si precipita
nella strada. Cerca invano Herold, salta sul suo cavallo e parte al galoppo.
Rimasto senza guida e non conoscendo la citt, Paine decide di fermarsi in un
piccolo bosco e di passarvi la notte. Dal canto suo Atzerodt ha perso la testa
e, invece di assassinare il vicepresidente, gira per le strade alla ricerca di
un rifugio per la notte.
Nella sala del teatro Ford, le donne svengono una dopo l'altra e il caos 
indescrivibile. Il presidente  stato sdraiato al suolo e un giovane medico,
Leale, costata che  ancora vivo, ma gli riesce difficile scoprire la ferita. La
pallottola  rimasta conficcata nel cervello: Lincoln  perduto. Leale gli
pratica la respirazione artificiale mentre Miss Harris medica la ferita del
fidanzato che perde sangue in abbondanza. Seduta su un divano, la signora
Lincoln ripete tra i singhiozzi: Il mio caro marito! il mio caro marito! Alcuni
attori accorsi sul posto, hanno le lacrime agli occhi. Per la prima volta
comincia a circolare il nome di Wilkes Booth, conosciuto dagli habitus del
teatro.
Ritornando alla pensione, Booth incontra Herold che non gli dice della sua fuga.
L'attore  sicuro di aver ucciso Lincoln, ma  preoccupato per la gamba che lo
fa atrocemente soffrire. Passa perci da un medico, un certo Mudd, e gli chiede
di essere curato, dicendogli di essere caduto da cavallo.
Seward non  morto. Perde sangue da ogni parte ma il busto che gli imprigionava
il torace e le gambe gli ha salvato la vita. Il vicepresidente Johnson viene
svegliato di soprassalto dal governatore Farwell che gli comunica la notizia dei
due attentati. Washington viene invasa dal panico; la gente urla per le strade
che la citt  piena di sudisti assassini; circolano le voci pi inverosimili.
Quarantacinque minuti dopo il colpo di pistola di Booth, non si  fatto ancora
nulla per cercare l'assassino. Nessun sbarramento impedisce la fuga dalla
capitale. Tutti si preoccupano di proteggere la vita degli uomini di governo
rimanenti e nessuno pensa a dare la caccia agli assassini.
Nel teatro, il dottor Leale chiede a quattro soldati di trasportare il corpo di
Abramo Lincoln in un posto dove possa essere adagiato. La Casa Bianca  troppo
lontana dal teatro e il dottore lo fa trasportare nella casa di un sarto,
William Petersen, in una piccola camera da letto. Il letto  troppo corto per
Lincoln, che vi viene steso di traverso, con la testa sollevata da una pila di
cuscini. Accorrono altri due medici, assieme a Robert Lincoln, il figlio
maggiore del presidente, accompagnato da un pastore. Vengono messi due soldati
davanti alla porta e la veglia comincia.
Da una sala attigua a quella in cui si trova il presidente, il segretario della
Guerra, Shanton, dirige di persona l'inchiesta. Con l'aiuto di un caporale
stenografo, al quale detta le annotazioni, egli interroga i testimoni del
dramma, servendosi anche di diversi ufficiali come staffette. Seguendo la pista
Booth, essi vengono a sapere della pensione Surratt. La polizia vi si reca, ma
non trova pi nessuno; sono tutti scappati verso il Sud, nella Virginia del sud.
Nella sala da pranzo di William Petersen, la signora Lincoln singhiozza senza
sosta; le sue amiche le fanno le prime condoglianze, come se Abramo Lincoln
fosse gi morto...
Egli muore invece alla sette e ventidue, senza aver ripreso conoscenza. Un
medico depone due dollari d'argento sulle orbite del presidente; il pastore
incomincia a pregare. Mary entra nella camera e si butta sul letto urlando: Dio
mio! E' colpa mia se mio marito  morto! Era stata lei ad insistere perch
Abramo Lincoln l'accompagnasse a teatro.
Davanti alla Casa Bianca, la folla aspetta costernata e muta: si odono degli
uomini singhiozzare. La campana suona a morto, mentre il cannone spara ogni
mezz'ora. I telegrah diramano la notizia al mondo intero. Sarah Bush, la madre
angelica, come la chiamava Lincoln, viene a sapere della morte di Abramo da
alcuni fattori che, col cappello in mano, sono venuti a darle la brutta notizia.
Quando se n' andato, sapevo gi che non sarebbe tornato mai pi, dice la
vecchia donna. Nella Decima strada, all'uscita della casa di Petersen, pi di un
migliaio di negri piangono. Quando un soldato annuncia la morte del presidente
uno di essi esclama: Se la morte pu colpire anche lui, che ne sar di noi?
Booth viene scoperto tre giorni dopo, il 18 aprile. Egli si  nascosto in un
fienile circondato dai soldati e malgrado le ingiunzioni rifiuta di arrendersi.
I soldati incendiano il fienile e uccidono l'attore mentre cerca di fuggire. I
suoi complici, Paine, Atzerodt e David Herold vengono impiccati. La vedova
Surratt far la stessa fine, anche se la sua complicit non  stata del tutto
dimostrata. Sar la prima donna degli Stati Uniti a subire la pena capitale. Il
dottore Tudd viene imprigionato per aver curato Booth e rimarr in prigione fino
al 1869. Parker, la guardia del corpo che abbandon Lincoln per andare a bere,
non viene perseguito, anzi conserva l'incarico nella polizia, e questo far
pensare a lungo a un complotto ben pi vasto di quello smascherato da Stanton.
Anche Ford, il direttore del teatro viene imprigionato, ma sar ben presto
rilasciato. Oggi il suo teatro  diventato un museo nazionale.
Il maggiore Rathbone finir i suoi giorni in manicomio, dopo aver ucciso Clara
Harris, la giovane fidanzata, diventata nel frattempo sua moglie. In quanto a
Mary Lincoln, essa viene internata come pazza e morir nel 1882.
Nei giorni che seguono la morte di Abramo Lincoln, la folla sfila nella Casa
Bianca, davanti alla bara aperta. Si tratta per la maggior parte di povera gente
e di uomini di colore. Quando le sue spoglie ritornano a Springfield, come egli
desiderava, rifacendo lo stesso cammino che egli aveva percorso da giovane
deputato per recarsi a Washington, tutta la nazione porta il lutto. Inizia la
leggenda di Abramo Lincoln: ai nomi di Tagliatore di pali e di Abe l'onesto si
aggiungono quelli di Grande Emancipatore, di Padre Abramo, di Salvatore
dell'Unione e infine di Martire. Si arriva a considerarlo Il Vero Americano.
L'annuncio della sua morte provoca nel mondo molta pena e molti lunghi discorsi.
Il 13 maggio, il vicepresidente Johnson riceve una lettera con trentotto firme,
tra le quali quella di Karl Marx. Oggi ancora si pensa che l'intero testo della
lettera sia opera dell'autore del Capitale: I sicofanti, che di anno in anno, un
giorno dopo l'altro, si sono accaniti per assassinare moralmente Abramo Lincoln
e la grande Repubblica che egli governava, sono oggi costernati dalla unanime
esplosione del sentimento popolare e rivaleggiano tra di loro per ornare di
fiori la tomba che si  appena aperta. Essi hanno finalmente scoperto che si
trattava di un uomo che non si lasciava mai sconcertare dalle avversit, n
inebriare dal successo; inflessibilmente legato alla sua impresa egli non la
comprometteva mai con decisioni cieche o affrettate, ma maturava lentamente la
sua linea di condotta, senza mai tornare indietro, senza mai farsi trascinare da
un'ondata di favore popolare e senza mai lasciarsi influenzare dai tentennamenti
dell'opinione pubblica... La modestia di questo grande uomo era tale che il
mondo ha scoperto in lui l'eroe solo dopo averlo visto cadere da martire.
La storia potrebbe fermarsi qui, con queste righe di Karl Marx che definiscono
Lincoln eroe e martire. Sappiamo dove e come  vissuto, ci che ha fatto e ci
che non ha potuto fare, chi lo ha ucciso e in che modo; sappiamo tutto o quasi.
Eppure in noi, come in molti storici, affiorano molti dubbi. La leggenda e la
storia si mescolano cos strettamente nei ritratti, nelle inchieste, negli
articoli pubblicati da quel fatidico 14 luglio 1865 in poi, da non lasciarci
soddisfatti. Innanzitutto esistono alcune ombre nell'immagine aureolata di
Lincoln, che  opportuno rilevare, anche se gi sono apparse nella breve analisi
della sua vita politica. Ci sono molte contraddizioni tra ci che Lincoln dice,
ci che desidera fare e ci che realizza concretamente o che lascia realizzare
se non a nome suo, almeno essendone a conoscenza.
C' per esempio l'indeterminatezza delle sue idee sociali: egli desidera una
societ modello, senza povert, ma sostiene il capitalismo e ne incoraggia lo
sviluppo, tollerando tra l'altro la speculazione. Egli vuole limitare le
sofferenze della guerra, ma assiste volentieri alla prova di nuove armi nei
poligoni di tiro dell'esercito federale. Egli vuole l'efficienza, ma si
abbandona talvolta alla demagogia. Egli tollera gli umili e allontana la gente
importante. Egli chiede il rispetto delle istituzioni, ma la sua decisione di
ridurre alla ragione il Sud con la forza  incostituzionale. Egli dice di volere
la pace, ma si comporta da implacabile presidente della guerra.
Allora, chi ha ucciso Lincoln?
Se rivolgiamo questa domanda al giudice istruttore, la risposta  semplice: Un
uomo chiamato John Wilkes Booth. Alla domanda: Vi  stato un complotto? lo
stesso giudice risponder affermativamente, aggiungendo che i quattro complici
dell'assassino sono stati giustiziati, chiudendo cos l'azione giudiziaria.
Non spetta alla Giustizia definire il clima o studiare l'ambiente che hanno
preceduto l'attentato, tantomeno valutare le forze che portarono uno squilibrato
a commettere il suo delitto.
Eppure... Booth avrebbe ucciso Abramo Lincoln, se non si fosse realizzata una
particolare congiuntura di elementi politici e sentimentali, se gli Stati Uniti
non fossero stati immersi nella guerra civile? Sicuramente no. Lee Harvey Oswald
avrebbe forse ucciso John Fitzgerald Kennedy, meno di un secolo dopo, se non ci
fossero stati i continui richiami del Sud all'assassinio, se non ci fosse stata
la politica della coesistenza pacifica, se non ci fosse stata la promessa fatta
a Mosca di rinunciare a un tentativo di sbarco a Cuba? No di certo. Non si pu
spiegare tutto con la follia, la vanit o il bisogno di pubblicit. Ci vuole una
causa motrice, o una somma di cause per mettere in moto il meccanismo
dell'assassinio. Se occorresse stendere la lista delle organizzazioni, dei
sindacati, dei movimenti politici, dei grossi industriali e commercianti a cui
la morte di Kennedy poteva servire, questa lista non finirebbe pi...
Nel caso dell'assassinio di Abramo Lincoln ci si pu rendere perfettamente conto
che sono stati praticamente tutti gli Stati Uniti a spingere Booth a sparare il
14 aprile 1865. Fra i responsabili si pu citare: Grant, con le sue offensive
sanguinose che portavano quotidianamente il lutto in migliaia di famiglie;
Sherman e Sheridan, con la loro politica della terra bruciata e le loro
violenze; l'intero Sud, vinto e umiliato, in cui i negri liberati rialzano la
testa; gli speculatori del Nord, che con la fine della guerra e del blocco
perdono la fonte dei loro profitti; i democratici, battuti e umiliati da
Lincoln, che utilizzano tutte le ingiurie possibili per togliergli il potere; i
repubblicani scontenti dell'onest del loro leader e che nelle convenzioni del
partito, parlano apertamente di trovargli un successore; la stampa che, a pi
riprese annuncia la falsa notizia della morte del presidente, facendola seguire
da attacchi violenti alla politica presidenziale; la destra americana che sente
sfuggirle dalle mani la direzione del paese da quando alla Casa Bianca siede un
figlio del popolo, un uomo che non ha mai appartenuto alla classe dirigente dei
notabili; la sinistra americana, che accusa Lincoln di debolezza, di
opportunismo e gli rimprovera di non andare mai fino in fondo
nell'intransigenza; i partiti politici che mal sopportano che Lincoln si ponga
al di sopra di loro e tramano il suo rovesciamento; persino il governo, che egli
talvolta disprezza, eccetto Seward e Stanton; il popolo infine, con le sue
eterne esigenze e il suo modo spontaneo di esprimerle. Solo i negri hanno tutto
da perdere con la morte di Lincoln. Come del resto perderanno di nuovo molto con
l'assassinio di Kennedy.
E' chiaro perci che le cose sono sempre meno evidenti di quanto possa risultare
da un rapporto di polizia. E' difficile separare il crimine dalla societ in cui
 stato commesso. Alla domanda: Chi ha ucciso Lincoln? rispondiamo con un'altra
domanda: Non  stato forse vittima del suo tempo?

FINE.















































