MICHEL HONORIN.

I TESORI DELLA FILIBUSTA.

7 giugno 1692: il timoniere del tre alberi Gralliandena ha appena incominciato
il suo turno, sono le undici e trenta. Rotta nord-nord-est. Il capitano
Desnauglats, un veterano della flotta di Morgan, gli ha detto di mantenere la
nave in direzione di Port Royal, nella Giamaica. Il mare  calmo, senza una
ruga, il cielo  basso. L'equipaggio, sfinito dall'abbordaggio di due galeoni
spagnoli al largo di Hispaniola, dorme sul ponte, nelle scialuppe e sul castello
di prua. Nel deposito, il bottino chiuso nei forzieri  sorvegliato da Calicot,
il gobbo. Il capitano lo ha soprannominato cos l'indomani della presa di
Maracaibo, mentre se ne tornava a bordo carico di stoffe e di sete.
Tra meno di mezz'ora entreremo nella baia di Port Royal. ha detto il capitano
abbandonando la nave al timoniere.
Nella baia, la maggior parte della flotta pirata dei Caraibi si dondola sulle
onde. A terra, nelle taverne della Passeggiata dei Sedicimila, tutti gli
avventurieri delle Antille e i capitani della Filibusta si dividono il bottino
delle ultime spedizioni contro le navi spagnole cariche d'oro e di oggetti
preziosi. Attorno ai grandi bicchieri di rum al Timone si riuniscono i corsari
di Sua Maest britannica, i bucanieri francesi venuti dall'isola della Tortuga,
i pirati olandesi, alcune decine di indiani e alcuni marinai spagnoli disertori.
Oggi alleati, domani avversari.
Il timoniere del Gralliandena si asciuga spesso la fronte e il collo: fa un
caldo insopportabiIe. Sulla Passeggiata il vento che viene dal mare brucia i
polmoni. Come accade spesso in questo periodo dell'anno, in qualche posto al
largo si sta preparando un ciclone.
Due brigantini della flotta pirata, usciti in cerca di buona preda, ritornano
per ripararsi nella rada. Sul molo alcuni filibustieri guardano i loro quaranta
colleghi che remano con tutte le forze per portare in acque calme i due
brigantini. Il vento  completamente caduto, le vele pendono inerti. Il terzo
quarto delle undici suona alla torre campanaria di Port Royal. La canicola e il
bue salato fanno vuotare i bariletti nelle gole degli uomini. Somme favolose
passano di mano in mano, scompaiono a un colpo di dadi, tornano dopo una
scommessa, sfumano con una lite. La citt  in quel momento la pi ricca
dell'universo; essa  anche, commentano i marinai spagnoli passandovi al largo,
il posto pi maledetto della cristianit.
Verso mezzogiorno meno venti, il timoniere del Gralliandena intravede la
Giamaica e l'annuncia ai suoi compagni che si precipitano tutti avanti, a
tribordo, per vedere la terra nella quale divideranno la preda. Il cielo e
l'aria bruciano; dall'alba il mare  liscio come l'olio. Dal bastingaggio e dai
pennoni sui quali si sono issati, gli uomini del capitano Desnauglats
distinguono nettamente una specie di grossa nuvola che circonda Port-Royal.
Senza dubbio la pioggia, commenta il capitano rivolto al suo secondo. Tuttavia
ci  curioso.
A Port-Royal non piove. Gli uccelli che pullulano nell'aria si sono zittiti.
Tutt'a un tratto il suolo si apre con un fracasso da apocalisse: i moli carichi
di merci e le prime case del porto scivolano verso il mare che sembra
precipitarsi all'assalto delle fortificazioni. Port-Royal scoppia in una dozzina
di punti diversi; grappoli umani precipitano urlando nelle fenditure enormi e
fumanti. Altre scosse abbattono i muri che resistono al maremoto. Le navi
spezzano le gomene e si schiantano sui tetti, trascinate dal ciclone che aggrava
il disastro provocato dall'ondata del maremoto. Alcuni campanili quasi intatti,
come fossero stati tagliati col coltello, s'arrampicano su per le colline della
rada, sostenuti e spinti dalle onde e dal vento, mentre le loro campane
risuonano in modo bizzarro. Due, forse tremila uomini periscono soffocati,
annegati, dilaniati. Alcuni, rimasti sepolti a met e paralizzati, diventano
preda dei cani che il caos ha fatto impazzire. Le colline, lacerate dalle scosse
ripetute del terremoto, riempiono valli intere trattenendo l'acqua dei fiumi
finch queste rompono gli sbarramenti e trascinano con loro ci che l'oceano e
il sisma hanno lasciato in piedi.
Nugoli di zanzare e di mosche venuti da non si sa dove invadono rapidamente le
strade cosparse di cadaveri. Alcuni pirati, rifugiatisi dietro le spesse
fortificazioni, assistono impotenti all'orrenda fine dei loro compagni. Essi
scorgono all'orizzonte il profilo del Gralliandena che Desnauglats ha fatto
fermare con ancore galleggianti riducendo al minimo la velatura.
Essi vedono anche le rare navi della loro flotta che resistono ancora alla marea
scatenata, ce ne sono poche, molto poche, forse una decina. A quella distanza 
vano cercare di giudicare lo stato in cui si trovano quelle che galleggiano
ancora. Una fortuna  stata appena inghiottita, il bottino di quasi mezzo secolo
di rapine nel mar dei Caraibi scompare nel fango della baia.
A bordo del Gralliandena, Desnauglats scorge col suo cannocchiale solo terra
rimossa, rocce sparse e rotolanti, colline sventrate, campi di granoturco
devastati, palmizi sradicati, campi di canna da zucchero rovesciati, case
distrutte navi che affondano.
E' la vendetta di Dio... esclama rivolto al suo equipaggio spaurito e
spaventato, bench abbia corso tutti i mari del sud e colato a picco numerosi
galeoni spagnoli senza gravi perdite. E' la vendetta di Dio... ripete un
sopravvissuto al cataclisma vedendo la tomba di Morgan sprofondare come un
guscio di noce trascinata da un'onda pi mostruosa di tutte le altre.
La vendetta di Dio! questo  ci che pensano numerosi viaggiatori delle
generazioni posteriori. La citt, ancora tutta fortificata, imbandierata e
velata, sembra ondeggiare nelle profondit del mare, racconta uno scrittore, il
quale aggiunge: Spesso ancora, quando il mare sembra uno specchio, attraverso la
massa tersa delle acque che si stendono come una tenda vaporosa al di sopra di
questo accampamento silenzioso, marinai di tutti i paesi posano il loro sguardo
nei suoi cortili e nelle sue terrazze e contano le porte e i campanili delle sue
chiese. Essa non  pi che un immenso cimitero...
La storia della Filibusta e quella delle isole del tesoro non sono nate
esclusivamente dalla penna degli scrittori del XVII secolo. Alcuni aneddoti, la
truculenza e l'epopea di certi personaggi sono stati senz'altro modificati e
ingranditi dalla leggenda e da coloro che raccontavano le storie nelle taverne,
ma l'essenziale rimane autentico e senza misteri. La Filibusta  affare di
governi e di espansionismo.
Alcuni Paesi si disputano la tutela delle isole delle Grandi AntiIle e la
conquista del continente americano scoperto da poco: la Terraferma, come si dice
nelle ambasciate dell'epoca. I tesori ammucchiati da un pugno di avventurieri
senza scrupoli ma, bisogna riconoscerlo coraggiosi fino alla folla, vanno oltre
l'immaginazione e si calcolano, anzi si valutano in tonnellate di oro e di
argento. I governatori sono spesso presi in giro da gente molto pi furba di
loro ed ancora al giorno d'oggi esistono decine e decine di caverne di tombe
inviolate, che furono altrettanti sconosciuti nascondigli di pirati economi o
prudenti.
In Francia  appena morto Enrico IV sotto il pugnale di Ravaillac. La reggente,
Maria de' Medici, si interessa come il re defunto alla Guiana e alle spedizioni
coloniali nei Caraibi. Ella nomina un cavaliere, Daniel de La Touche de La
Ravardire, quale capo di una missione esplorativa nel Nuovo Mondo di cui fa
parte il nipote del cardinale di Richelieu, Alphonse du Plessis. E' un immenso
successo: La Ravardire al suo ritorno porta con s una mezza dozzina di indiani
in costume che vengono esposti al Louvre, davanti alla corte meravigliata. Luigi
XIII offre agli esploratori il collare di San Luigi. Gli uomini d'affari si
interessano immediatamente a questo paese di cui si dicono tante meraviglie e a
Rouen si crea una compagnia di trafficanti decisi a sfruttare la situazione. Un
certo Brtigny, un lionese, viene nominato governatore di Caienna; egli governa
cos male gli indigeni che un mattino si ritrova con una freccia piantata
proprio tra i due occhi.
Ma Richelieu ha altri piani. Caienna  bella, ma le isole lo sono di pi. In
caso di guerra, e questa non tarder molto, saranno altrettanti punti strategici
molto pi facilmente difendibili della Guiana. Il Cardinale vi ha un amico,
pirata ma nobile, Pierre Belain d'Esnambuc il quale gli ha parlato cos bene
delle fortune che vi si possono fare, che Sua Eminenza ha investito diecimila
lire in una associazione dei signori delle isole d'America. D'Esnambuc pone il
suo covo a San Cristobal, un'isola imprendibile che egli divide con alcuni
inglesi, venuti in quella regione per le sue stesse ragioni. Il re vi nomina ben
presto un governatore nella persona di Philippe de Roissey, cavaliere
dell'ordine di Malta, il quale sbarca sulle rocce di San Cristobal in grande
tenuta dell'Ordine, circondato da guardie e da trecento schiavi.
I contrabbandieri non credono ai loro occhi. Naturalmente i pirati sono ben
visti dal governatore e lo considerano come il loro comandante. Egli li tratta
altrettanto bene e li manda in nome del re contro le navi spagnole. Cos non
sono pi dei pirati, diventano dei filibustieri, parola che deriva dal vocabolo
inglese filibuster, tratto dalla parola olandese vrijbueter, ossia libero
procacciatore di bottino. De Roissey comanda di fatto quattordici isole, che
cominciano a prosperare sotto il nome di Antille francesi e nelle quali regna un
discreto ordine. A San Cristobal, una mattina, tutti i pirati sono a messa
secondo la volont del rappresentante del cardinale. Un capitano, non potendo
tollerare un uomo che non si comporta bene, lo uccide con un colpo di pistola.
La messa continua in buon ordine. Ci sono alcuni ugonotti tra i filibustieri; ma
per evitare conflitti il governatore li manda su di una piccola isola, la
Tortuga.
L'isola  stata battezzata da Cristoforo Colombo in persona ed assomiglia al
guscio di una tartaruga marina che pare essersi addormentata l: quando la si
vede da lontano si pu perfino immaginare una testa e una specie di coda.
L'isola non  grande, circa sedici leghe di perimetro. Vi si accede da una sola
parte, a mezzogiorno e attraverso uno stretto canale infestato di coccodrilli
che la separa dalla sua grande vicina, l'Hispaniola. Attraverso questo canale,
largo al massimo sei miglia, le pi grosse navi possono accostare; una decina di
esse, anzi, possono senza rischi ripararsi nell'unica rada del litorale. Il
resto della costa  costituito solo da rocce a picco sul mare, contro le quali
le onde si rompono.
Gli Olandesi arrivano sulle isole con tutt'altri pensieri che la pirateria, essi
pensano alla creazione di una grande compagnia delle Indie occidentali, una
compagnia olandese con il compito di promuovere e sviluppare il commercio delle
spezie, dei tabacco e di molte altre ricchezze che vendono a peso d'oro. Nutrono
inoltre un odio profondo per lo Spagnolo, dal quale non vogliono pi dipendere.
Filippo II di Spagna scatena involontariamente la filibusta olandese
impadronendosi un giorno di tutte le navi delle Province Unite all'ancora nei
porti spagnoli e consegnando tutti gli equipaggi all'Inquisizione. Ad Amsterdam
cova la rabbia e la collera finch alcune navi prendono il largo e raggiungono
le Antille per scacciarvi gli Spagnoli. Piet Heyn, nominato ammiraglio, attacca
la flotta reale al largo di Cuba e si impossessa di un considerevole bottino
d'argento, di perle e di oro del valore di pi di dodici milioni di fiorini.
Parecchi Olandesi sbarcano nell'isola della Tortuga. Rimangono gli Inglesi, i
quali si trovano l da parecchio tempo, quasi altrettanto tempo degli Spagnoli,
ai quali Drake, il corsaro di Sua Maest, ne ha fatte vedere di tutti i colori.
Essi occupano la Giamaica e altre isole e, nel momento in cui de Roissey si
libera dei suoi ugonotti, l'ammiraglio Mings si impossessa di un bottino di
trecentomila lire. L'occupazione principale degli Inglesi, malgrado l'avanzata
colonizzazione dei loro territori,  la pirateria. Cromwell cerca di
legittimarla perfino davanti al Parlamento, a Londra: Il nostro pi grande
nemico esterno  la Spagna. Il re di Spagna si  lasciato andare in America a
crudelt e ad atti inumani. Egli ha messo a morte o in prigione un gran numero
di uomini, ha proibito il commercio e esercitato atti ostili nei nostri
confronti, contrariamente ai trattati, col pretesto che questa parte del mondo
gli appartiene, essendogli stata data dal Papa...
Mings, in Giamaica, ne ha tratto la logica conclusione: Guerra agli Spagnoli. e
parte all'attacco di Santiago di Cuba. Egli brucia tutto ci che incontra, ruba
le campane e le trasporta nelle sue chiese di Port Royal, spedisce a Londra i
cannoni del forte perch vengano esposti nella Torre. Il bottino ammonta a mezzo
milione di lire. Poi tocca a Campeche, nel Messico. Stesso successo. Quattordici
battelli vengono catturati. Durante le due spedizioni si distingue in modo
particolare un giovane: Henry Morgan.
L'et d'oro della Filibusta comincia. Fino a questo momento i convogli spagnoli
non sono stati attaccati in modo prestabilito e organizzato, gli attacchi
avvengono sporadicamente e sono opera di avventurieri indipendenti del tipo di
Drake o di Raleigh. Adesso invece la Filibusta si rinforza e si organizza. Gli
Spagnoli e i Portoghesi, che vogliono spartirsi il Nuovo Mondo, in applicazione
del trattato di Tordesillas concluso in virt di una decisione pontificia
contestata dalle altre nazioni europee, vedono sorgere davanti a loro una flotta
di volontari che si oppone alla loro egemonia servendosi della forza, dopo il
fallimento della diplomazia.
La Tortuga naturalmente  nelle mani degli Spagnoli quando arrivano i Francesi,
gli Olandesi e gli Inglesi ed  occupata da un distaccamento simbolico di
venticinque uomini agli ordini di un ufficiale. Senza grande convinzione,
d'altronde, in quanto l'isola si trova lontano dalle vie marittime ordinarie e
il rifornimento viveri  precario. Al primo colpo di moschetto essi levano il
campo e riprendono il mare in direzione dell'Avana dove i loro compatrioti
regnano da padroni incontrastati. I nuovi arrivati si insediano, i Francesi sono
i pi numerosi. Gli Spagnoli ritornano in forze vincono e rioccupano la Tortuga.
Poi di nuovo i Francesi, poi ancora gli Spagnoli. Di nuovo i Francesi e ben
presto ancora gli Spagnoli. Questa volta li comanda un generale: Don Gabriel
Rozas de Valle-Figueroa.
Si tratta di un bruto minaccioso, il quale preferisce uccidere lui stesso i suoi
nemici per essere sicuro che siano proprio morti. Egli dispone di una vera
armada e di truppe di fanteria ed ha il compito di restituire la Tortuga alla
Spagna. Egli getta l'ancora nella rada dell'unico porto costruito dai
filibustieri: Basse-Terre. Si tratta di un grosso borgo nel quale esistono pi
bettole e lupanari che case di abitazione e dove si trova molto pi rum che non
acqua potabile.
Il capo degli ugonotti, un certo Levasseur, vi ha fatto costruire un forte che
egli crede imprendibile. Vi si pu accedere tramite una scala di corda che si
getta soltanto agli amici. I bastioni sono protetti da quattro cannoni di bronzo
e la piccola guarnigione, talvolta spagnola talvolta francese, vive in una
specie di piccionaia imbiancata con la calce viva. L'isola possiede anche alcuni
villaggi i cui nomi ricordano la Normandia: Milplantage, le Ringot, Pointe-au-Ma
...I pochi abitanti non sono in grado di resistere a lungo alla potente flotta
di Sua Maest Cattolica il re di Spagna.
Don Gabriel scende nell'isola, alla testa dei suoi uomini e decapita
personalmente tutti i Francesi che incontra. Coloro che hanno la sfortuna di
arrendersi o di implorare la sua clemenza vengono immediatamente impiccati. E'
un'immensa carneficina e solo pochi riescono a sfuggirvi gettandosi in mare
durante la notte. Il generale li insegue con la sua flotta verso Hispaniola,
lasciando il comando di Basse-Terre al Regina Coeli, un galeone con sessantadue
cannoni e quattrocentosessanta uomini. La nave deve essere riparata prima di
spedire in Spagna un importante carico d'oro e di gioielli.
Spunta allora all'orizzonte una vecchia barca male in arnese, che ha perso da
tempo la bandiera francese nelle tempeste dell'Atlantico e che fa acqua da tutte
le parti, bench i marinai aggottino in continuazione. Terra! Terra dritto
davanti! urla Credidio, il marinaio di turno ai ventotto uomini dell'equipaggio.
L'India occidentale! risponde il capitano che  al suo primo viaggio. Suo padre,
un armatore rovinato, stava sfuggendo agli uscieri, quando lui, coi pochi soldi
che aveva salvato dal tracollo, aveva noleggiato quella barcaccia e navigato per
un mese con uomini reclutati a Dieppe e pochi volontari per tentare l'avventura
alle Antille. Si chiama Pietro, ma la sua corporatura l'ha fatto soprannominare
il Grande.
Un urlo di gioia risveglia il ponte; gli uomini non ne possono pi: i viveri
freschi mancano da sei giorni e l'acqua potabile  salmastra. Tutti si
precipitano ai bordi dell'imbarcazione. Nave alla fonda. precisa Credidio
passando il cannocchiale al Grande.
Spagnoli. conclude il capitano. Volevate dell'oro? Ecco ce n' certamente a
bordo!
Prendiamolo! urlano gli uomini. Prendiamolo!
Ad ogni modo non c' scelta. E' all'unico ormeggio dell'isola!
A riva il capitano spagnolo don Gabriel scoppia in una sonora risata vedendo
l'andatura del malandato brigantino e torna alla sua partita a carte nel
castello di poppa, mentre i suoi marinai, appoggiati ai portelli di murata, si
prendono gioco dei Francesi piegati ai remi.
Il Grande porta la sua imbarcazione sotto la nave spagnola finch i loro legni
si toccano, e, mentre i suoi uomini si precipitano sugli ormeggi e si
arrampicano all'assalto, egli fende con un colpo d'ascia lo scafo della sua
piccola imbarcazione, gridando al suo equipaggio gi impegnato nella lotta: Ora
non ci resta che vincere o morire!
La barca va a picco immediatamente ma gli Spagnoli non hanno ancora capito
nulla. I pirati scalano le corde urlando, col coltello tra i denti, l'ascia in
mano e la pistola alla cintola. Jesus, son demonios estos! (Ges, questi sono
demoni) gridano gli Spagnoli segnandosi. Alcuni cadono in ginocchio e i pirati
li decapitano con un sol colpo d'ascia. Il Grande piomba nel quadrato degli
ufficiali e li fa prigionieri fin dai primi minuti dell'attacco; essi si
arrendono prima dei loro uomini. Sul ponte i Francesi si battono uno contro
quindici. Molti marinai del Regina Coeli si tuffano in mare per scampare al
massacro. Il combattimento dura venti minuti e ventinove pirati si
impadroniscono di una nave di sessantadue cannoni che non hanno avuto tempo di
rendersi utili e di quattrocentosessanta soldati ben armati. Il Grande fa issare
la bandiera della Filibusta sull'albero pi alto del Regina Coeli e penetra
nella cabina del comandante, dove lo attende un ben provvisto forziere. I
depositi sono pieni di polvere e di scrigni di gioielli. I prigionieri vengono
rinchiusi nella stiva, spogliati dei loro abiti, che vengono subito indossati
dai filibustieri, e incatenati per essere condotti su di un'isola deserta ed
esservi abbandonati. I Francesi si coprono di collane, di anelli, di
braccialetti scintillanti. La loro fortuna  fatta, e come  stato facile!
Il Grande da buon normanno, decide di tornare in Francia immediatamente dopo
quella prima e ricca vittoria. Il suo equipaggio, allettato dal bottino e
sfinito per il combattimento, rimane a Tortuga e occupa le case abbandonate
dagli abitanti fuggiti davanti a don Gabriel. Queste case sono infatti capanne
costruite disordinatamente con il materiale a disposizione ed invase dalle
zanzare e dalla boscaglia. Intorno ai piccoli villaggi ci sono colture strappate
alla montagna e alle rocce in terrazze difficili da lavorare.
Si direbbe, scrive un viaggiatore, che  il luogo in cui i giganti intrapresero
una volta ad ammucchiare le rocce le une sulle altre per dare la scalata al
cielo. I boschi sono pieni di cinghiali, i maiali bruni, di tortore e di
colombacci. Ce ne sono tanti che un buon cacciatore potrebbe prenderne parecchie
centinaia in una giornata. Gli uomini del Grande scoprono le grandi piantagioni
di banane e ne fanno una scorpacciata.
Alla Tortuga crescono tutti i frutti delle Antille, ma soprattutto le banane. I
filibustieri tagliano le foglie per farsene comodi giacigli; sembra infatti che
le foglie di banano siano molto confortevoli e in ogni caso molto fresche.
Gli uomini del Grande non immaginano di aver riscoperto ci che per gli abitanti
dell'isola costituisce un'abitudine. Ma chi sono questi abitanti?
Sappiamo da dove vengono, ma non sappiamo ci che fanno e come vivono. Essi si
sono organizzati fin dal loro arrivo, ma una vera amministrazione statale 
inesistente ad eccezione della carica di governatore i cui compiti principali
rimangono l'amaca e i banchetti al ritorno dalle spedizioni. Tutto si basa su
contratti d'onore stipulati da pirata a pirata.
Gli abitanti sono coloro che lavorano e fanno fruttare la terra, costruiscono le
case, scavano i pozzi, raccolgono la frutta. Sono delle specie di coloni,
incaricati di sfruttare l'isola pi che possono servendosi dei mezzi di bordo e
degli schiavi. Ci sono poi i cacciatori, incaricati dell'approvvigionamento
della carne e del cuoio. Per conservare la selvaggina abbattuta essi hanno
adottato il modo degli indiani dei Caraibi che tagliano l'animale o il
prigioniero, essi sono infatti cannibali, in piccoli pezzi che fanno poi seccare
ed affumicare su graticci di legno e di foglie che chiamano bucan. Da qui il
nome di bucanieri: i cacciatori diventano cos i bucanieri.
Oltre agli abitanti e ai bucanieri ci sono i filibustieri i pi celebri, i
nobili della pirateria, il cui compito principale consiste nel dar la caccia
allo Spagnolo per strappargli i suoi beni e arricchire cos i tesori delle
Antille. Tutto questo piccolo mondo vive in pace tra due scorribande in mare e
due cacce ai buoi selvaggi a Hispaniola, pi ricca di prede. Era stato
precisamente uno di quei giorni, in cui i bucanieri erano a caccia e i
filibustieri al largo, che il generale don Gabriel Rozas de Valle-Figueroa aveva
scelto per attaccare l'isola della Tortuga.
L'equipaggio del Grande fraternizza rapidamente con questo tipo di abitanti ed
inizia la ricostruzione dell'isola, distrutta dagli Spagnoli. Frattanto nuove e
numerose vele spuntano all'orizzonte della baia di Basse-Terre con a bordo
soldati reduci dalla guerra dei trent'anni, disertori, superstiti delle guerre
civili e religiose, cadetti di Guascogna sbandati, baschi desiderosi di
avventure e di indipendenza, malfattori in fuga: di tutto. Gente che diventa
presto celebre tra gli equipaggi dei galeoni spagnoli fin dalla prima impresa e
che sono temuti come cicloni.
Cos, a dispetto della sorveglianza della flotta reale di Spagna, si sta
formando alla Tortuga e crescer rapidamente il verme che divorer l'immensa
torta costituita dalle Antille.
Bisogna dire che tutta l'Europa si sente attirata dall'oro, che diventa
l'ossessione dell'epoca. Le miniere sono ormai sfruttate, le guerre richiedono
grosse fortune e i sovrani europei ne spendono di enormi. Dona Isabella maschera
i suoi progetti dietro una crociata religiosa, mandando Cristoforo Colombo alla
scoperta di nuovi territori, ma la interessa una sola cosa: l'oro, ed anche
l'argento che non  ancora stato svalutato e il cui valore, pur non raggiungendo
quello dell'oro,  considerevole. Cristoforo Colombo lo sa,  stato nominato
ammiraglio, mandato e pagato per trovare metalli preziosi e si impegna a
trovarli. Dal suo imbarco, nel 1492, fino al largo dell'isola Guanahani a nord
di Cuba, egli dichiara: Mi fermo per cercare e trovare l'oro. Il 12 ottobre
tenta di scoprire Samoet: un luogo che ha pi oro che terra. Ma il metallo 
raro, pi raro di quanto non si possa immaginare. Durante i suoi lunghi giri nei
Caraibi Colombo implora: Che il Signore, nella sua misericordia, mi diriga in
modo che io trovi l'oro. Ne ha bisogno per pagare i prestiti di Sua Maest
Cattolica, per inviarne al Papa che ha assegnato quei territori alla Spagna, per
restituirlo ai ricchi mercanti che hanno investito il loro denaro nella
spedizione e nei noleggi delle navi. Nelle Antille e sulla terra ferma quelli
che possiedono l'oro sono gli indiani, i quali non capiscono perch gli Spagnoli
ci tengano tanto a possederlo. Essi lo danno volentieri, a condizione di essere
persuasi che non si tratta di un nuovo Dio dei Bianchi. Succede ci che si
doveva temere: i conquistatori mettono gli indiani in schiavit per
impossessarsi dei loro tesori. Il grande cacicco Hatuey, che  il gran prete
delle povere trib indigene, afferma che il Dio degli Spagnoli  l'oro e che non
ci sar sicurezza finch il Dio sar di propriet degli indiani. Quando non
avremo pi oro, dice, ci lasceranno tranquilli poich  per questo che essi
abbandonano le loro case...
Gli indiani gettano il loro oro in mare o in fondo ai laghi, ma gli Spagnoli non
lasciano la preda: saccheggiano i templi, mettono a ferro e a fuoco i villaggi,
si impossessano con la forza degli oggetti del culto, fondono tutto in lingotti
per comodit di trasporto e lo avviano verso il mare per imbarcarlo sulle
caravelle. La conquista diventa rapina. I territori asserviti si stendono fino
al Pacifico. La regina di Spagna e gli abitanti di Cadice aspettano con
impazienza, come si pu supporre, le pesanti navi che portano loro fortune
immense e schiavi. Infatti, di fronte alla penuria d'oro e d'argento delle
Antille, gli Spagnoli si sono dedicati al commercio degli uomini. Gli indiani
vengono valutati e trascinati sui mercati; un buono schiavo costa fino a cento
scudi. I battelli ne sono pieni. Durante i viaggi pi della met muoiono per la
denutrizione e i maltrattamenti, ma gli Spagnoli pensano che le riserve sono
inestinguibili. Spopolano le terre e distruggono la razza in nome di principi
cristiani, ma soprattutto in ragione del commercio. La schiavit diventa una
vera istituzione e i padroni usano gli indiani nelle miniere e sulle terre fin
dalla tenera et. Poich la razza si estingue essi importano schiavi dal nord
Africa.
La terraferma si ripopola e cos le isole. Finisce l'era dei tentativi e inizia
quella dello sfruttamento sistematico. Tonnellate d'oro escono dalle miniere,
decine di migliaia di libbre d'argento si ammucchiano nei depositi di Vera Cruz,
di Cartagena o del Maracaibo. Parallelamente gli Spagnoli esportano tabacco,
cacao, caff, cuoio. Ma anche i filibustieri vogliono la loro parte e, insieme
con loro, quelli che stanno dietro di loro fin dall'inizio o, in ogni caso, fin
dai primi successi: i governi, i re, il potere monetario.
I mendicanti del mare, i bandidos, i demonios, i pirati, i bucanieri, i
ladrones, i filibustieri, si apprestano a fare della Spagna un piccolo paese
europeo, saccheggiando le sue colonie. La caccia  aperta.
L'esempio di Pierre de Dieppe si spande come una nuvola di polvere nei porti
europei, suscitando innumerevoli vocazioni. Il suo metodo d'abbordaggio fa
scuola... e lo si insegna a Basse-Terre. Gli effettivi sono sufficienti il
reclutamento  di qualit, la base solida e protetta, l'et d'oro della
Filibusta e dei suoi tesori sta iniziando e non dar tregua all'immenso impero
spagnolo per pi di settant'anni.
Nave in vista, nave in vista... urla dalla coffa la vedetta agli uomini
dell'equipaggio. Il capitano Jean Linaux si precipita al castello di prua col
cannocchiale in mano, seguito dal suo secondo Pte-sec.
E' spagnola! grida ai suoi uomini raggruppati sul ponte della Santa Maria. Una
grossa nave spagnola dal ventre pieno, con non pi di venti cannoni e meno di
cento soldati.
L'equipaggio applaude e si aggrappa ai pennoni per vedere meglio. La Santa Maria
dispone solo di quattro cannoni e di una trentina di uomini: si tratta di un
brigantino snello che si destreggia con facilit e pu raggiungere i pesanti
galeoni ben armati ma difficili da manovrare. All'inizio del pomeriggio Linaux
pu gi distinguere gli Spagnoli che si preparano al combattimento. A bordo
della Santa Maria, Pte-Sec organizza l'abbordaggio: otto uomini ai cannoni che
possono essere spinti da babordo a tribordo per poter sparare bordate di quattro
sopra e sotto vento. Gli altri filibustieri dispongono di una pistola e di un
machete, una larga lama d'acciaio affilata dalle due parti e fine come un rasoio
con un manico di legno ricoperto di cuoio di bue selvaggio. Infilato nella
cintura, un astuccio di pelle di coccodrillo contiene tre coltelli e una specie
di baionetta uno spiedo quadrato e appuntito come una freccia indiana.
Alcuni uomini preparano, ai piedi degli alberi, le griffe, specie di piccole
ancore che lanceranno tra il cordame della nave spagnola, quando si sar
avvicinata a sufficienza.
Pronti coi rampini! All'abbordaggio!
Il combattimento dura cinque ore, con la Santa Maria che gira intorno al galeone
e spara bordata su bordata. Gli Spagnoli l'aspettano a babordo, ma essa accosta
a tribordo stringendo il vento da vicino e raggiungendo il galeone. Linaux
ordina l'arrembaggio: i suoi uomini lanciano le griffe sul ponte del galeone e
queste si impigliano nei portelli di murata, nelle corde, a caso. Il timoniere
della Santa Maria accosta alla nave spagnola.
Filibustieri all'attacco! Non risparmiate nessuno!
Urlando, i Francesi saltano dai pennoni sul ponte del galeone, si battono uno
contro tre, infilano, colpiscono, feriscono. Gli Spagnoli se li trovano davanti,
dietro e sopra; essi saltano in mare e si nascondono nei depositi.
Linaux  dappertutto e guida i suoi uomini, li avverte dei pericoli che possono
venire dai pochi sopravvissuti. Egli ordina al capitano di arrendersi. Il ponte
 seminato di cadaveri e di schegge di legno strappate dagli alberi dai colpi di
cannone. In piedi sul boccaporto, uno spagnolo tenta di tagliare con l'ascia
d'abbordaggio le corde delle griffe che trattengono la sua nave accanto alla
Santa Maria. Lanciato da una ventina di passi, un machete lo decapita.
Strettamente legato al sedile del timone, il capitano ordina la resa sotto la
minaccia della pistola di Pte-Sec.
Durante l'assalto Linaux ha perso la met del suo equipaggio: quindici dei suoi
uomini agonizzano. Cinquantadue spagnoli sventrati vengono gettati in mare,
salutati dal grido di vittoria lanciato dai filibustieri sopravvissuti. Linaux
trasferisce i suoi prigionieri, tra cui il capitano, a bordo della Santa Maria e
prende possesso del galeone, mentre le griffe vengono arrotolate per il prossimo
combattimento. Il brigantino viene rimorchiato e Linaux comanda la manovra.
Direzione: la Tortuga, con una breve tappa a sud di Cuba per sbarcarvi gli
infelici spagnoli, contenti per di non essersi imbattuti nel Brasiliano, il
capitano Roc, terribile filibustiere olandese che terrorizza le coste brasiliane
e la cui fama sanguinaria mette in allarme tutte le flotte.
Il Brasiliano gira sempre con una sciabola nuda sotto il braccio e non esita a
fendere letteralmente in due o a tagliare la testa a chiunque gli dia fastidio o
contesti minimamente le sue decisioni. Quanto  apprezzato allorch  a digiuno,
tanto  temuto quando ha bevuto. Odia gli Spagnoli da esser capace, a seconda
dell'umore, di infilzarne due o tre su uno spiedo e di farli arrostire al fuoco
del bucan. Gli Spagnoli lo sanno e sono quasi felici di essersi scontrati con
gli uomini di Linaux.
Alla Tortuga Linaux, in mezzo ad un incontenibile entusiasmo, procede alla
divisione del bottino secondo la tradizione e il contratto della spedizione.
Questo contratto si chiama contratto di noleggio, un nome piuttosto ufficiale
che sa di amministrazione e che i filibustieri hanno soprannominato contratto di
caccia, il che conviene meglio alla divisione del bottino. Al momento della
partenza l'equipaggio sceglie cinque o sei dei suoi, a seconda dell'importanza
della nave, che si mettono d'accordo col capitano sulle parti che spettano a
ciascuno di loro. Di solito, quando la nave appartiene a tutti gli uomini, il
primo galeone catturato agli Spagnoli spetta al capitano, oltre naturalmente la
sua parte di bottino. Ma se la nave  di propriet del capitano, l'equipaggio lo
autorizza a scegliere tra la sua e quella catturata al nemico. Deve per
bruciare quella delle due che  in peggiori condizioni, nel qual caso egli
riceve una doppia parte delle ricchezze.
Se per sfortuna la sconfitta colpisce i filibustieri ed essi ci rimettono la
loro nave, l'equipaggio ha il dovere di rimanere col suo capitano finch questi
non abbia recuperato un'altra nave. Tutto questo  stipulato nel contratto di
caccia, e colui che non vi si sottomette  un traditore.
Tutti i motivi di lite sono previsti, al fine di evitare gli ammutinamenti o i
furti. E' cos che colui che scopre la preda riceve cento scudi oltre alla sua
parte; colui che perde un occhio nella battaglia, cento scudi o uno schiavo,
quello che li perde tutti e due, seicento scudi o sei schiavi; la mano o il
braccio destro valgono duecento scudi o due schiavi, tutte e due seicento scudi
o sei schiavi; un dito o un orecchio valgono solo cento scudi; un piede o una
gamba duecento scudi; tutte e due seicento, ogni filibustiere storpiato pu
scegliere tra soldi o gli schiavi se ce ne sono, a ragione di cento scudi per
ogni prigioniero. Beninteso, se uno degli uomini ha ricevuto ferite tali da
paralizzare uno dei suoi arti, egli ha diritto alle stesse indennit come se li
avesse definitivamente persi.
Il chirurgo di bordo riceve duecento scudi per la sua cassa di medicinali, che
ci sia stato bottino o no. Se bottino c' stato egli riceve una parte come tutti
gli uomini della nave. Qualche volta, quando uno degli uomini si 
particolarmente distinto durante un abbordaggio, i responsabili del contratto di
caccia gli attribuiscono una ricompensa, una specie di premio di produzione.
Non dobbiamo pensare che il contratto di noleggio, essendo un impegno pattuito
da filibustieri, non abbia un suo specifico valore. Dal momento che i
rappresentanti dell'equipaggio e il capitano l'hanno accettato e firmato, esso
diventa un vero contratto sotto tutti i punti di vista. Non conosciamo molti
capitani che abbiano cercato di dimenticarselo o uomini che si siano serviti
prima della divisione, violando il contratto di noleggio...
Quando i filibustieri hanno fatto un buon bottino, ed  il caso degli uomini
della Santa Maria, vanno quasi sempre in Giamaica o alla Tortuga. Essi trovano
in questi luoghi una totale libert e tutto ci che pu soddisfare i loro
desideri. Quando arrivano a Port-Royal o a Basse-Terre i loro abiti sono fuori
uso a causa delle quattro o cinque settimane trascorse in alto mare, i loro
volti sono bruciati dal sole, magri e sfigurati dalla sporcizia. Ma nessuno si
preoccupa dello stato dei loro vestiti o del loro aspetto miserabile. Ci che
conta sono le ricchezze che portano con s.
I sedentari, coloro cio che preferiscono la casa e il campo alla nave e
all'oceano, si precipitano nel porto non appena viene annunciato l'arrivo di una
nave e valutano il bottino portato dagli uomini in grandi sacchi che straripano
d'oro e d'argento. Altri preferiscono portare a braccia le meraviglie della loro
preda e attraversare trionfalmente la folla apostrofando le donne e salutando
gli amici.
La prima visita  alla taverna. I cuochi riscaldano la carne e le verdure.
Quando hanno placato i morsi della fame e soprattutto la sete, i filibustieri
gustano i piatti pi delicati e raffinati e i vini pi deliziosi. I bicchieri
saltano all'estremit delle canne di bamb, i piatti volano da tavolo a tavolo e
il festino degenera ben presto in baccanale.
La seconda visita  per la bottega del rigattiere. La confezione di un vestito
con le migliori stoffe e i pi sontuosi ricami si porta via gran parte dei
bottino. Cos ognuno di loro assomiglia a un signore, se non si bada alla barba
e al cattivo odore.
La terza tappa, prima di un nuovo imbarco,  anche l'ultima. Essa  riservata
alle ragazze delle taverne in cui si balla e si beve rum, si lanciano le monete
da otto scudi nel corpetto delle ragazze e si infilano collane su collane
intorno al loro collo. Questa  quasi sempre l'ultima tappa, in quanto il tesoro
non  eterno e i tavernieri hanno la mano lunga. Sono senz'altro loro che
approfittano maggiormente della caccia agli Spagnoli!
Linaux rispetta il contratto di noleggio. Egli brucia la Santa Maria al largo e
si appropria del galeone spagnolo al quale d il nome del suo brigantino. Il
bottino  piuttosto rilevante; una volta pagati i feriti rimangono trentaduemila
scudi, ossia esattamente mille scudi per ognuno dei trentadue uomini
dell'equipaggio. Mancano per sedici uomini, morti durante l'abbordaggio.
Quando vengono chiamati i nomi dei morti, altri marinai si presentano al loro
posto; infatti, prima della partenza i filibustieri si associano due a due. Essi
firmano un accordo, una specie di testamento, in virt del quale, in caso di
decesso, l'uno lascia all'altro tutto ci che possiede, compresa la parte
dell'ultimo bottino.
Inoltre, se uno dei due marinai si ammala o viene ferito durante la battaglia,
l'altro si impegna a fare il suo lavoro a bordo e a curarlo. Essi vivono
insieme, dormono nello stesso letto o nella stessa amaca, si dividono tutto,
compresi i debiti. Questi accordi possono durare soltanto il tempo di una
spedizione, ma talvolta rimangono per sempre, per la vita e la morte. Si tratta
di un costume generale e i filibustieri si chiamano tra di loro i Fratelli della
Costa...
Linaux stabilisce dunque trentadue parti. Nella stessa giornata Pte-Sec perde
tutta la sua parte al gioco e si iscrive nell'elenco dei marinai del francese
Alexandre, detto Braccio di Ferro, per una spedizione al largo delle isole Bocca
del Drago. Almeno una mezza dozzina degli uomini della Santa Maria seguono il
suo esempio. I fortunati, quelli che hanno vinto la parte degli altri,
nascondono le loro ricchezze in qualche caverna che sono i soli a conoscere, in
fondo a incredibili labirinti scavati dal mare o dagli animali selvatici.
L'isola della Tortuga  un vero formaggio gruviera forato da mille buchi.
In tre ore uno dei marinai del capitano Linaux, un certo Vent-en-Panne,
francese, perde tutto il suo guadagno oltre alle cento pistole prestategli da un
compagno. Egli non ha pi un soldo e non  neppure in grado di comperarsi la
parte di polvere e di piombo necessaria ad ogni spedizione. Ogni uomo infatti,
prima di imbarcarsi, deve pagare le sue munizioni e possedere un'arma.
Vent-en-Panne si ritrova dunque a secco, senza nessuna possibilit di credito
presso gli amici. Decide dunque di lavorare in una taverna per servire i
giocatori. Egli guadagna scudi a sufficienza per restituire le cento pistole e
per imbarcarsi di nuovo per la Tortuga. In mare la sua nave incontra gli
Spagnoli, la caccia incomincia ed i Francesi riescono a catturare il galeone
spagnolo e a mandarlo a fondo dopo averne sbarcato l'equipaggio in un'isola
deserta. La parte di Vent-en-Panne ammonta a pi di mille scudi. Questa volta
egli ha capito e si cerca una caverna per depositarvi il grosso della sua preda.
Ma non ne approfitter in quanto, dando l'assalto a due fregate olanlesi che
incrociano nei Caraibi, egli verr ucciso assieme al suo socio.
La sua fortuna senz'altro riposa ancor oggi l dove egli l'ha sotterrata, in
qualche parte dell'isola della Tortuga. Saranno senz'altro circa settemila scudi
d'oro in un forziere di cuoio e un centinaio di chili di calici d'argento, di
statue indiane e di gioielli.
Anche Pte-Sec  poco fortunato. Imbarcatosi con Braccio di Ferro, la loro nave
 naufragata al largo di Bocca del Drago ed essi si ritrovano in mezzo ad
indiani selvaggi con i quali i filibustieri riescono tuttavia a intendersi.
Una nave spagnola si avvicina all'isola, una decina di giorni pi tardi e alcuni
marinai sbarcano per rifornirsi di acqua potabile. Braccio di Ferro e i suoi
uomini li sterminano, si impossessano delle uniformi spogliando i cadaveri e
ritornano a bordo del vascello lanciando grida di vittoria in spagnolo.
L'equipaggio viene massacrato da coloro che credeva suoi compagni. La preda 
buona: trecento scudi per ogni filibustiere e un carico di cacao. Purtroppo
Pte-Sec muore in seguito alle ferite e viene gettato in mare dai suoi compagni
al largo di Hispaniola, a meno di due giorni di mare dalla Tortuga.
Nell'isola, anche i bucanieri fanno fortuna. Gli armatori, coloro che portano la
polvere e il piombo, ripartono con le navi cariche di pelli. E occorrono molte
pelli per fare un carico. I bucanieri frequentano perci di rado le taverne di
Basse-Terre o quelle della Passeggiata della Testa di Cane. Quando vi si recano
per si notano subito: essi portano due camicie colorate, meglio sarebbe dire
che erano state colorate, sopra una specie di brache lunghe fino al ginocchio,
fatte di grossa tela; sul capo hanno un berretto di tela che ricade sul davanti
per proteggerli dal sole. Essi fabbricano da s le loro scarpe con la pelle di
porco o di bue, il pi delle volte si accontentano di tagliare direttamente
sull'animale ucciso il cuoio del garretto e se lo infilano intorno al polpaccio
facendolo passare sotto il piede in una specie di sandalo. Bisogna guardarli da
vicino per capire se sono vestiti perch il sangue degli animali che essi
portano per settimane sulle spalle inonda tutto il loro corpo. Non si separano
mai dal fucile, un'arma dalla lunga canna e di grande precisione. Il loro
divertimento preferito consiste nel colpire uno scudo a centoventi passi o nel
far cadere dall'albero un'arancia, tagliandone il picciolo.
I filibustieri perdono numerose scommesse, alla Tortuga contro i bucanieri,
perch costoro sono di una forza, o piuttosto di una resistenza eccezionali, che
serve loro per correre dietro al bue nella foresta, con quindici o venti libbre
di polvere che battono sul fianco nelle lunghe zucche che essi usano per
riporla. Sotto il torrido clima di quelle isole, la vita  assai dura: essi si
nutrono soprattutto di carne e di succo di limone leggermente condito con il
peperoncino e dormono in un buco scavato nel suolo ricoperto di fogliame e di un
pezzo di stoffa. Ma ogni pelle  venduta a sei scudi, pagabili in moneta
spagnola e il gioco vale la candela. Un mulatto, certo Vincenzo, se le fa pagare
perfino sette scudi. Nessuna delle sue pelli ha traccia di pallottola, infatti
egli raggiunge i buoi in corsa e taglia loro i garretti con un colpo di
machete... Per tutta la durata della caccia i cuoi vengono trattati, salati e
immagazzinati per essere trasportati nei luoghi di vendita, quando ce n'
abbastanza per ingaggiare un equipaggio di portatori. Ogni pelle pesa le sue
centoventi libbre e c' bisogno di parecchie centinaia di uomini per portare le
pelli fino al porto. E' una vita che dura poco, poich, per scacciare i
bucanieri dalle isole, gli Spagnoli massacrano gli animali, in modo da
sopprimere il mezzo di sostentamento dei cacciatori. Essi vi riescono, ma
durante le operazioni si fanno nuovi nemici, ancor pi terribili dei
filibustieri poich sono pi abili, meglio armati e infaticabili. Privati della
loro fonte di guadagno, alcuni bucanieri si associano ai filibustieri.
E' cos che Jean Nau, di Poitou, celebre per le sue cacce sempre ricche, diventa
uno dei pirati pi crudeli, conosciuto in tutto il mare delle Antille sotto il
nome di Olonnais.
E' nato a Sables-d'Olonne, in Francia, non si sa bene quando, poich al loro
arrivo presso i Fratelli della Costa gli uomini dimenticano il loro passato.
Solo chi vuole stabilirsi a terra e sposarsi  tenuto a rivelare la sua vera
identit, altrimenti, a bordo o nelle foreste, il filibustiere e il bucaniere
non devono rendere conto a nessuno se non al capitano, che spesso  quello che
ha la storia pi vivace della banda.
Si sa solo che l'Olonnais si  imbarcato a La Rochelle assai giovane al servizio
di un bucaniere, che lo  diventato a sua volta e che poi gli Spagnoli lo hanno
spinto nella Filibusta uccidendo le bestie del suo territorio di caccia.
Fin dalla prima corsa si distingue per coraggio e ben presto gli altri lo
scelgono per capo e gli affidano una nave. Da quel momento gli Spagnoli non
hanno pi un attimo di respiro. L'Olonnais solca tutte le rotte marittime, si
batte senza sosta, facendo colare a picco galeone dopo galeone. La sua
reputazione  immensa e quando gli Spagnoli si convincono di averlo ucciso in
combattimento, la notizia corre di porto in porto, rallegrando tutti i forti. Ma
l'Olonnais  vivo e vegeto. Vedendosi perduto durante il combattimento, si 
sporcato di sangue e si  coricato in mezzo ai morti. Dopo che i marinai
spagnoli se ne sono andati, egli ha raccolto alcuni schiavi e si  impossessato
con loro di una nave per raggiungere la Tortuga, da dove prepara la sua
vendetta.
Gli Spagnoli non lo aspettano ormai pi, quando un giorno egli arriva davanti al
porto di Boca de Caravelas, sulla costa settentrionale di Cuba, con due barche,
ventun uomini e un chirurgo. Laggi ci sono delle barche che riforniscono
l'Avana di cuoio, di zucchero, di carne e talvolta di tabacco. C' di che far
una buona caccia, spiega l'Olonnais al suo sparuto equipaggio.
Il suo magro equipaggio  formato da: Bellosguardo, un bretone di Quimper i cui
occhi blu gli hanno valso il nomignolo, Urlo in Gola, uno sbraitone basco che si
pu sentire anche nel momento pi critico della battaglia, Vento in Poppa, che
comanda le manovre, Cacciamarea e Passe-Partout, due gagliardi bretoni di
Douarnenez, abili nell'abbordaggio e furbi nella scoperta dei forzieri. C'
anche il Saggio, cambusiere di prim'ordine e uno dei pochi a saper leggere e
scrivere, ed altri meno pittoreschi. In totale sono ventuno.
Per intere settimane intere le due imbarcazioni costeggiano Cuba alla ricerca di
buone prede. Nulla. Nessuna barca osa uscire, sapendo che ci sono sempre
filibustieri in agguato. I mercanti preferiscono tenere le loro merci sui moli
piuttosto che rischiarle sul mare. Preoccupato nel vedere il porto dell'Avana
disertato dai commercianti il governatore manda una fregata leggera armata di
dieci cannoni e con un equipaggio di ottanta uomini a liberare la costa
settentrionale.
Son ladrones estos! (Questi sono ladroni) dice il governatore al capitano che
risponde: Giuriamo di non risparmiare nessuno. E lascia l'Avana tra gli evviva e
le acclamazioni dei commercianti del porto. Al cader della notte arriva al largo
di Los Cayos e deciso ad avvicinarsi il pi possibile alle coste, decide di
ormeggiare al largo fino all'alba.
Fratelli miei, tra poco saremo a bordo, sussurra l'Olonnais ai suoi uomini
distesi nelle barche arenate sulla sabbia di una baia nascosta.
Ai primi bagliori dell'alba, mentre gli spagnoli dormono, le due barche si
accostano alla grande nave. L'Olonnais abbatte con un colpo di pistola la
sentinella che li aveva avvistati. Da ogni parte appaiono volti sorpresi di
uomini in mutande svegliatisi di soprassalto. La battaglia dura fino a
mezzogiorno. Il sangue scorre nei buchi di scarico della nave. I filibustieri si
attaccano alle sartie, si aiutano con le aste e le drizze per essere dappertutto
e dare l'impressione di essere molti. Altri buttati in mare, ritornano sulla
nave arrampicandosi sulle catene e sui cordami e invadendo il ponte con urla
terrificanti. La sciabola in una mano, la pistola nell'altra l'Olonnais si batte
come un leone contro due, tre, quattro Spagnoli. Finalmente un ufficiale si
arrende e chiede ai suoi uomini di cessare il combattimento. I filibustieri
fanno scendere l'equipaggio della fregata in fondo alla stiva, finiscono i
feriti e li gettano in mare.
Senor capitan, senor capitan, non uccidetemi, vi dir la verit.
E' uno schiavo che si trascina alle ginocchia dell'Olonnais e implora la sua
clemenza.
Che verit? Su, alzati, ti risparmio: parla.
Signor capitano, il governatore dell'Avana, sicuro che questa fregata, armata
come , sarebbe stata in grado di vincere il pi forte dei vostri vascelli, mi
ci ha messo per far da boia e per impiccare tutti i prigionieri che il capitano
avrebbe fatto, per intimidire la vostra nazione affinch non osasse pi
ricomparire in questa zona.
Alle parole boia e impiccare, l'Olonnais esplode monta su tutte le furie e
ordina di aprire i boccaporti e di far salire gli Spagnoli sul ponte.
Quanto a te, ti risparmio, dice allo schiavo, anzi ti do la libert. Mi occuper
degli altri.
Sul ponte gli uomini tacciono. Il boccaporto  aperto. In cima ai gradini di
legno l'Olonnais aspetta gli Spagnoli con una spada in mano, e ogni volta che se
ne presenta uno lo decapita con un gran gesto del braccio. Ne uccide cos pi di
quaranta da solo, leccando la lama della spada dopo ogni esecuzione e facendo
commenti sulla qualit del sangue di ognuno. Lascia in vita solo l'ultimo perch
racconti la scena al governatore dell'Avana, al quale manda una lettera per
mezzo di quell'unico sopravvissuto reso quasi folle dal massacro al quale ha
assistito e dal dover camminare tra le teste dei suoi compagni d'arme.
Mi compiaccio, Signor Governatore, che quest'ordine sia venuto da parte vostra,
e potete essere sicuro che in avvenire ogni Spagnolo caduto nelle mie mani
subir la stessa sorte. Scrive l'Olonnais. Forse Signor Governatore, ne farete
personalmente l'esperienza: ci sarebbe giusto e mi farebbe molto piacere.
Quanto a me, sono deciso a uccidermi piuttosto che cadere in vostre mani.
Il governatore di Sua Maest Cattolica non crede alle sue orecchie. Lo scampato
deve raccontargli tre volte la scena della battaglia e la fine della fregata.
Poi anch'egli monta su tutte le furie e ordina l'impiccagione di tutti i
filibustieri prigionieri, sia inglesi che francesi detenuti nelle prigioni delle
isole e del Nuovo Mondo.
Ci che il governatore non prevede  la reazione dei suoi funzionari, i quali si
guardano bene dall'eseguire l'ordine ricevuto e scrivono: Per un Inglese o un
Francese preso dai nostri Signor Governatore, i loro compari fanno cento
prigionieri dei nostri. I filibustieri vogliono i nostri beni e ci lasciano la
vita, ma se gli ordini di Vostra Signoria venissero eseguiti sarebbe la condanna
di un'infinit di vite care alla nostra nazione. L'ordine viene ritirato, ma
rimane valido per l'Olonnais.
Immaginando benissimo il trattamento che gli avrebbero riservato all'Avana, il
capitano filibustiere raggiunge Tortuga con tutto il suo equipaggio.
Bellosguardo e Passe-Partout sono feriti ma non gravemente: Bellosguardo ha
ricevuto una carica di moschetto nelle gambe e Passe-Partout ha perso l'occhio
sinistro, ferita onorevole per un filibustiere, poich la pezza nera
rappresentava una specie di Legione d'onore della Filibusta.
A Basse-Terre l'Olonnais viene ricevuto come si pu immaginare: sono grandi
bevute e cortei intorno al valoroso guerriero, mentre il nuovo governatore
D'Augeron, fa imbandierare il forte con i colori reali. Cacciamarea trascina una
botte di rum nella strada, fa saltare il tappo e offre da bere a tutti i
bucanieri di passaggio.
Il racconto del massacro dell'equipaggio della fregata spagnola riempie di gioia
un nuovo arrivato, Monbars, nativo della Linguadoca. Oexmelin, un chirurgo
bucaniere che lo conosce personalmente e che ci d con precisione le sole
testimonianze degne di fede, traccia questo ritratto: Monbars  vivace, sveglio
e pieno di fuoco, un vero guascone. Alto, dalle larghe spalle, dall'aspetto
nobile e marziale, rivela le tracce di una razza fatta per il combattimento.
Capelli neri, carnagione abbronzata; quanto ai suoi occhi, solo la donna amata
che li ha visti da vicino pu dirne il colore, poich le sopracciglia brune e
folte li coprono formando un arco cos spesso e sporgente che essi scompaiono
come sotto una volta oscura. La sola vista ispira terrore al nemico a causa
della sua aria minacciosa. Si dice infatti che nella mischia egli si assicuri
dapprima la vittoria con la sua sola prestanza concludendo poi il trionfo con la
forza del braccio.
La descrizione  tutta un programma e perch un bucaniere dica del bene di un
altro bucaniere bisogna che quest'ultimo faccia una grande impressione. Fin dal
primo momento, durante il combattimento, Monbars appare effettivamente
terribile: lo si vede colpire, trapassare, massacrare a destra e a sinistra. La
sua fama si sparge naturalmente ben presto alla Tortuga e i bucanieri si
raccontano a vicenda le sue avventure.
Monbars  in societ con suo zio: essi possiedono una nave ciascuno e quella di
Monbars sa ancora di spagnolo. Mentre navigano di conserva sulle loro navi ben
equipaggiate, al Targo di Hispaniola incrociano quattro navi da guerra e
malgrado la loro inferiorit accettano il combattimento. Lo zio se ne prende due
mentre il nipote si incarica delle altre due. Incomincia il cerchio della morte.
Il vascello dello zio di Monbars parte all'attacco con tanto ardore che va a
finire contro le due navi spagnole le quali si fendono e affondano in pochi
secondi trascinando con s la nave pirata. Nello stesso momento Monbars affonda
una delle due navi nemiche e si prepara ad abbordare l'altra. Gli Spagnoli
cercano di fuggire alzando le vele, Monbars li raggiunge ed inizia
l'abbordaggio.
Gettate in mare tutti questi avvoltoi, grida Monbars ai suoi filibustieri. Non
risparmiate nessuno, tutti in mare. Ed eccolo padrone di due navi ben armate,
rapide e solide, due velieri quasi nuovi. Ci che lo interessa non  ormai pi
il bottino, che abbandona all'equipaggio, ma il numero degli Spagnoli uccisi.
Viene soprannominato lo sterminatore, i suoi uomini lo rispettano e non ha
nessuna difficolt a sostituire i morti e a riarmare i suoi galeoni. Egli  il
solo capitano della Filibusta ad assumere indiani e a trattarli come gli altri
marinai. E' forse l'odio degli Spagnoli che li avvicina?
Nell'isola della Tortuga, l'Olonnais ritrova Michele il Basco, un suo amico, e
decide di fare un gran colpo: attaccare la terraferma invece che le isole e
impadronirsi di una grande citt. Che bottino! Tutti e due scelgono Maracaibo,
nella provincia del Venezuela: hanno a loro disposizione due Francesi che ne
sono appena ritornati e che conoscono perfettamente il luogo. L'Olonnais fa
rapidamente sapere a tutti gli avventurieri disponibili di avere un gran
progetto, per la realizzazione del quale, se c' molto oro da prendere, bisogna
aver anche molto coraggio. In pochi giorni eccolo alla testa di quattrocento
uomini, con i quali raggiunge Michele a Baya-Ha, un piccolo porto in fondo ad
una baia della costa di Hispaniola. L vengono ingaggiati nuovi avventurieri,
con la loro zucca di polvere alla cintura e col fucile pulito col grasso di
porco. La flotta conta in tutto sette piccoli vascelli il pi grande dei quali 
la nave ammiraglia; questa ha dieci cannoni e la bandiera dell'Olonnais. Fin
dalla partenza la fortuna sorride alla flotta.
Due navi a tribordo; due.
Sono mercanti che vanno in Spagna, informa l'Olonnais senza togliere gli occhi
dal cannocchiale. Pieni zeppi come oche, non devono andare molto alla svelta
malgrado tutte le vele siano spiegate.
Non ci devono essere molti cannoni a bordo, aggiunge il secondo.
Nello stesso tempo Michele il Basco scorge anche lui le due prede. Deve
scostarsi dal suo compare In modo da presentarsi con le navi sui due lati
opposti del nemico al momento dell'attacco.
Issate la brigantina. Barra a dritta. Pronti a virare. La barra  a dritta.
Pronti a virare. Ai posti di combattimento. Aprite i portelli di murata. Alle
asce d'arrembaggio!
Pronti a virare, capitano.
L'Olonnais segue la manovra del Basco dalla nave ammiraglia e capisce tutto.
Ai posti di combattimento: dobbiamo catturare quelle due navi spagnole!
La piccola flotta si prepara al combattimento, ma gli Spagnoli, resisi conto di
ci che sta succedendo, alzano le vele al massimo per fuggire: essi rifiutano il
combattimento. Ma sono troppo carichi e la flotta del Francese li raggiunge. La
battaglia dura relativamente poco: circa tre ore, e non  stata troppo dura per
i pirati, poich gli Spagnoli si sono difesi con scarso vigore e si sono arresi
presto. E' un grande successo per i filibustieri perch la nave pi grossa degli
Spagnoli  carica di cacao e la seconda di munizioni, di polvere e di armi.
L'Olonnais manda la prima nave alla Tortuga perch ne venga scaricato il
prezioso bottino, con l'ordine di ritornare subito con nuovi uomini che prendano
il posto di quelli caduti durante l'arrembaggio. Tiene con s la seconda nave e
ormeggia la sua flotta in una baia dell'isola di Saona, al largo di Hispaniola
per poterla rassettare, pulire i ponti, sbarcare i prigionieri ed aspettare
rinforzi per attuare il grande progetto di Maracaibo.
Alla Tortuga il governatore in persona, d'Ogeron, attende l'arrivo della nave ed
offre i magazzini reali per depositarvi la merce, in attesa del ritorno della
flotta e del regolamento del contratto di caccia. E' un buon affare: si tratta
di circa centottantamila libbre, battello compreso, al quale viene dato
scherzosamente il nome di La Cacaoiera.
Confidando nell'Olonnais e nella sua buona sorte, il governatore manda tra
l'equipaggio del nuovo bastimento due suoi nipoti. L'ostilit tra la Francia e
la Spagna  tale che il rappresentante del re non esita ad impegnare la sua
famiglia a fianco dei pirati con la speranza di un buon guadagno perch
l'approvazione ufficiale concessa ai filibustieri prevede come compenso il
versamento del dieci per cento dei loro bottini nelle casse del governatorato.
L'Olonnais passa in rivista la sua flotta al completo nella quale si trovano
molti giovani pieni di entusiasmo se non di esperienza, prende per s la fregata
spagnola e affida il vascello al vice-ammiraglio, Mos Vauclin. La Polveriera,
nome dato alla seconda nave, viene affidata al marinaio Dupuis. Pietro il
Piccardo rimane sul suo brigantino con i suoi quaranta uomini. Ogni uomo
possiede un fucile, due pistole e una sciabola oltre alle armi personali:
coltellacci, machete, mazze ferrate, baionette. Si tratta dunque di una vera
flotta militare.
Tutti prestano giuramento di obbedienza all'Olonnais con la minaccia di essere
privati del loro bottino in caso di violazione, e tutti conoscono lo scopo della
spedizione: impossessarsi dei paesi che si trovano nella baia di Maracaibo e
della citt stessa.
A Marecaye! gridano gli uomini quando l'Olonnais alza le vele. Marecaye  il
loro modo di chiamare Maracaibo.
L'accesso alla citt e alla baia  difeso naturalmente da banchi di sabbia che
circondano un'isola, anzi due isolotti, sui quali si trova un importante forte.
Infatti le sentinelle del forte scorgono immediatamente l'arrivo della piccola
flotta, ed il comandante ordina di sparare due cannonate per avvertire gli
abitanti dell'imminenza della battaglia. A Maracaibo gli abitanti per non hanno
una gran fiducia nel coraggio dei soldati del forte e nella solidit delle
difese; in realt i bastioni sono fatti di terra trattenuta in gabbioni di pali
e di rami d'albero e il forte non  quindi inespugnabile. Esso cade infatti in
meno di due ore malgrado i quattordici cannoni e i duecentocinquanta uomini.
Michele il Basco penetra nel fortino alla testa dei filibustieri ordinando di
finire i feriti, pi della met degli effettivi spagnoli, e di incatenare gli
altri con l'intenzione di servirsene per trasportare il bottino che verr
conquistato in citt.
L'Olonnais guida le sue truppe in citt, dove li attende una grande sorpresa. La
popolazione si  rifugiata a Gibilterra, una cittadina dell'entroterra, portando
con s tutte le ricchezze, nella speranza che i filibustieri non abbiano il
coraggio di arrivare fin l. Gli uomini dell'Olonnais trovano dunque una citt
quasi completamente deserta, con della povera gente che non ha avuto il coraggio
di fuggire e che, in ogni caso, non ha nulla da proteggere. Malgrado ci le
cantine sono piene: i fuggiaschi non hanno vuotato i barili e le dispense
rigurgitano di viveri. Comincia cos il saccheggio sistematico e alla sera gli
uomini di Michele e dell'Olonnais sono talmente ebbri che anche un piccolo
contrattacco degli Spagnoli li avrebbe costretti a fuggire sulle loro navi. Ma
costoro non si muovono: la paura dei pirati  tanta da paralizzarli
completamente. Essi si sono certamente fortificati a Gibilterra e ci aspettano
dietro i loro gabbioni, pensa a voce alta il Basco.
Non importa, risponde l'Olonnais. Non importa, il bottino sar migliore: ci sar
quello di Maracaibo e quello di Gibilterra. Non siamo venuti fin qui per bere e
per rimpinzarci come dei porci, abbiamo bisogno di buon oro spagnolo!
Dopo tre giorni di marcia, i filibustieri arrivano in vista di Gibilterra e
vengono accolti dai soldati trincerati dietro le fortificazioni a colpi di
cannone e di moschetto. Essi hanno tagliato tutti gli alberi intorno alla citt
per liberare un vasto campo di tiro e hanno lasciato un solo passaggio, che
sorvegliano particolarmente, attraverso il quale si pu procedere a sei per
volta. L'Olonnais decide di avviarsi proprio per di l.
Coraggio, fratelli miei. Dobbiamo prendere la Citt o morire. Seguitemi! grida
ai filibustieri esitanti. Seguitemi, e se soccombo non rallentate la marcia.
L'Olonnais si inoltra nel sentiero urlando e si scaglia sul nemico che ha
preparato l'imboscata. Ben presto tutta la truppa lo segue. Gli Spagnoli
aspettano che i filibustieri siano a tiro di arma da fuoco per cominciare a
sparare all'impazzata, infatti hanno preparato una batteria di venti cannoni che
sparano tutti insieme e hanno disposto i fanti nelle trincee e sui bastioni.
Molti avventurieri muoiono cos affondando nel fango fino al ginocchio.
Coraggio, grida l'Olonnais. Coraggio. Non spaventatevi, avremo la vittoria se
avanzate!
Infatti, bench questo possa sembrare sorprendente, i filibustieri raggiungono
le prime linee, le sommergono decapitando e trafiggendo. A poco a poco,
avanzando irresistibilmente, riescono cos a sfondare la linea del fronte e
costringono gli Spagnoli ad arrendersi. Le perdite sono per spaventose: pi di
cento uomini dell'Olonnais, un quarto degli effettivi, rimangono sul campo.
Questo lo spinge a non avere piet per nessuno: i suoi migliori uomini, ad
eccezione del Basco, sono morti ed egli vuole vendicarsi. E' una carneficina:
tutti gli ufficiali vengono uccisi, poi viene il turno dei soldati e solo pi
tardi si pensa al bottino. Molti prigionieri, per aver salva la vita, svelano ai
filibustieri i nascondigli di tutte le loro ricchezze e coloro che si rifiutano
vengono trucidati. Il bottino, nascosto nei boschi  costituito da oro e
gioielli in grande quantit.
Ma l'Olonnais  ingordo: vuole sempre di pi e propone ai suoi uomini di
attaccare un altro paese della laguna, Merida, a una quarantina di leghe da
Gibilterra, essi per rifiutano poich si ritengono soddisfatti e preferiscono
riporre il bottino alla Tortuga piuttosto di rischiate tutto in una nuova e
pericolosa impresa.
Rimangono cos a Gibilterra per circa sei settimane; poi decidono di partire,
anche a causa del fetore provocato dai cadaveri che si decompongono al sole, non
senza prima aver preteso un riscatto da parte degli abitanti di San Antonio, un
paesetto che incontrano sulla strada del ritorno: diecimila piastre per non
incendiare tutta la regione. Il denaro tarda ad arrivare l'Olonnais monta su
tutte le furie e d fuoco a un quartiere, il riscatto arriva e gli stessi
filibustieri partecipano all'estinzione dell'incendio.
Poich questo sistema gli frutta molto, l'Olonnais reclama trentamila piastre
dagli abitanti di Maracaibo;  una somma forte e bisogna lasciare il tempo di
raccoglierla. Michele il Basco e i suoi uomini si occupano intanto a raccogliere
ci che avevano lasciato all'andata: le reliquie e i tesori delle chiese.
Questo avrebbe portato sfortuna prima della spedizione, spiega il Basco ai
reticenti, ma ora che tutto  finito approfittiamone per raccogliere il
necessario alla costruzione di una cappella alla Tortuga. Sar un atto di
ringraziamento per la riuscita dell'impresa.
La citt paga il riscatto e l'Olonnais si imbarca con tutti i suoi uomini. La
divisione del bottino si svolge a Hispaniola, in un'ansa rocciosa, al riparo di
ogni sorpresa.
Ognuno giuri di non aver tenuto nulla per s, dice il capo.
Giuriamo, risponde ogni uomo dell'equipaggio. Ora dividiamo.
Tutto viene ammucchiato sulla piazza: tra gioielli e pezzi d'argento, valutati
dieci scudi la libbra, ci sono duecentomila scudi pi i centomila raccolti col
saccheggio. Ci sono anche le due navi, valutate duecentomila lire.
Dapprima ricevono il premio gli invalidi, i feriti e il chirurgo, poi avviene la
spartizione in un clima di grande confusione, provocato dalla presenza di tanti
pirati euforici che contano tutti quei soldi. Si possono vedere uomini ciechi di
un occhio, o uomini con una gamba sola e sostenuti dalle stampelle che si
adornano con le collane e gli orecchini presi nei forzieri delle dame di
Maracaibo. Altri, a torso nudo, vuotano le botticelle di vino spagnolo trovate
nelle cantine dei commercianti del porto saccheggiato. In mezzo a quella
euforia, gruppi di schiavi seminudi sono in attesa di essere venduti all'asta.
I filibustieri si sono messi gli abiti di seta, i pantaloni di raso rubati a
Gibilterra e pare cos di assistere a un carnevale di colori e di scene
spassose: un filibustiere si  mascherato da guardia dell' Alcazar, con un
berretto di seta verde e rossa calcato sulle orecchie; Raccattabriciole, un
cambusiere di Michele il Basco, si  vestito di porpora e di pizzi conservando
per le brache sporche di sangue.
Quando viene chiamato col proprio nome o col proprio soprannome, ognuno si
precipita verso il capitano, prende la borsa, arrotola i vestiti che gli
spettano, sceglie la sua parte di tabacco e torna al suo posto. Le parti dei
morti vengono conservate dai capitani che le consegneranno ai marinai o ai
parenti del morto, quando esistono. Tutti sono al colmo della gioia e gridano
tre volte il nome dell'Olonnais in segno di amicizia e riconoscenza, con la
promessa di impegnarsi nella prossima avventura. Poi la flotta parte per la
Tortuga dove tutte le taverne del porto sono pronte a ricevere i filibustieri
dopo aver fatto rifornimento di acquavite, rum e liquori. Sono anche state fatte
venire ragazze francesi ex detenute in genere o comunque relitti della societ.
Anche il governatore d'Orgeron aspetta il ritorno dell'Olonnais con l'impazienza
di un creditore: gli spetta una parte del bottino e non dubita che sia buona,
con degli avventurieri del calibro del Basco e dell'Olonnais. Ha pensato inoltre
di acquistare il cacao immagazzinato nei suoi depositi per realizzare con la
Francia una redditizia operazione finanziaria. Allo sbarco degli uomini egli
paga in contanti La Cacaoiera, ricarica la nave e la spedisce a Le Havre,
ricavandone centomila lire di guadagno. Queste centomila lire portano ben presto
d'Orgeron a considerare la Filibusta un ottimo investimento e a incoraggiarla.
L'Olonnais ha tanti debiti che lo stesso giorno vede passare il proprio bottino
dalla sua ad altre borse, il che lo induce a pensare la sera stessa a un'altra
operazione. Il denaro di Maracaibo ha aperto gli occhi a molti, che sono perci
disposti a ripetere operazioni di questo tipo; ma egli deve aspettare che il suo
equipaggio si goda un po' la preda conquistata a cos duro prezzo e che poi vada
a sotterrare il resto accanto a quelle gi nascoste in precedenza. Anche le
donne si godono la vittoria dei filibustieri: esse vengono adornate con sontuosi
gioielli, si vedono offrire delle fortune per un bacio e fastosi pranzi nei
quali tutti festeggiano l'improvvisa ricchezza.
L'Olonnais si  trovato cos alla testa di un vero esercito, formato da circa
quattromila uomini, molto pi di quanto non possa assumere e far lavorare sulle
sue navi. Ma di fronte al generale entusiasmo si convince di essere molto
potente e di poter progettare ormai imprese straordinarie e fuori della norma.
Pensa cos di invadere un intero paese e sceglie il Nicaragua. Imbarca trecento
uomini sulla sua nave e altri trecento su cinque piccoli brigantini, assolda poi
una guida indiana con il compito di condurli nelle citt spagnole evitando tutte
le guarnigioni.
Queste citt sono ricche, spiega al suo equipaggio, e con la nostra guida non
mancheremo di sorprenderne gli abitanti che non avranno cos tempo di fuggire
con e loro ricchezze.
Si prepara cos la spedizione: i filibustieri caricano i piccoli canotti che
serviranno a percorrere i fiumi, il cui accesso e la cui navigazione sono
proibiti alle grosse navi. Vengono caricate larghe scorte di carne conservata e
di acqua potabile; si verificano la polvere e lo stivaggio dei cannoni e si
spingono al largo le sei navi. Rotta verso Gracias a Dios, al nord della costa
di Mosquitos. Pronti al combattimento.
Su ogni nave l'equipaggio si segna e recita delle preghiere chiedendo a Dio la
buona riuscita dell'impresa, un buon bottino e di aver salva la vita, in cambio
di nuove statue e gioielli per le cappelle della Tortuga. Ma il vento  calmo e
le correnti trascinano le navi verso l'Honduras, malgrado gli sforzi dei
timonieri. Le piccole navi potrebbero destreggiarsi e togliersi dalle correnti,
ma dovrebbero abbandonare il tre alberi dell'Olonnais e perci la piccola flotta
lotta per circa un mese nel tentativo di rimontare, poich il percorso che
riescono a fatica a risalire in due giorni lo perdono poi in due ore. I viveri
mancano e l'acqua potabile scarseggia.
L'Olonnais approda in un piccolo porto di pescatori indiani, lo saccheggia
portando con s tutto ci che  commestibile, ma anche questo non risolve la
situazione poich qualche giorno dopo si trovano al punto di prima. Bisogna
decidere sul da farsi. I vecchi della Filibusta, quelli che hanno pi
esperienza, propongono di occuparsi del golfo di Honduras in attesa dei venti
favorevoli che li conducano in Nicaragua; la proposta viene accettata e tutti
decidono di preparare una spedizione contro i piccoli villaggi della costa.
Il primo  Puerto Cavallo, poche case e una grande baia nella quale approdano
gli Spagnoli quando vengono a negoziare con gli indiani della regione. Ma Puerto
Cavallo  vuoto e gli uomini dell'Olonnais non incontrano nessuna resistenza nel
penetrare nel villaggio. Le poche botteghe non contengono nessuna merce e
l'Olonnais decide di bruciarle. I pochi abitanti rimasti nel paese vengono
torturati perch confessino dove si sono rifugiati gli altri con l'oro e tutte
le ricchezze. Coloro che rifiutano di parlare vengono legati agli alberi
completamente nudi, avvolti nelle spine di palma cosparse d'olio e dati alle
fiamme. Alcuni vengono frustati a sangue, cosparsi di miele e collocati su
formicai o abbandonati alle mosche e alle zanzare, altri squartati con la spada
e buttati in mare, oppure appesi per i piedi e decapitati con un colpo di
machete. Tutte le torture vengono eseguite pubblicamente perch servano
d'esempio e i sopravvissuti non hanno il coraggio di tacere. Se ne sono andati
tutti a San Pedro. Vi condurremo laggi, se volete, ma risparmiate le nostre
vite.
La truppa si mette in marcia trascinando con s i prigionieri. L'Olonnais porta
trecento uomini con s e ne lascia altrettanti sulle navi. La prima imboscata
spagnola avviene in una gola che non  stato possibile evitare per via della
folta vegetazione spinosa. Nascosta dietro agli spessi gabbioni si trova una
postazione spagnola che ha grandi riserve di polvere e di armi e che viene
ritenuta imprendibile, ma che cade rapidamente sotto i colpi dei filibustieri. I
soldati sopravvissuti fuggono verso San Padro e l'Olonnais finisce i feriti con
un colpo di spada, secondo la sua abitudine. Scontento delle due guide, egli le
decapita davanti ai prigionieri che deve interrogare ed ai quali l'esempio
scioglie ben presto la lingua. I filibustieri vengono cos a sapere che due
altre imboscate li aspettano prima della citt, che gli indiani hanno informato
le truppe dell'arrivo dei francesi e che l'oro  ben sorvegliato. In preda ad un
accesso di rabbia l'Olonnais massacra tutti i prigionieri, lasciandone in vita
soltanto tre ai quali chiede di indicargli un cammino che permetta loro di
evitare le imboscate. No hay otro camino. (Non c' nessun'altra strada.)
Uno degli Spagnoli viene impiccato a un ramo con il ventre squarciato.
Indicatemi un'altra strada! ordina l'Olonnais. No hay otro camino, rispondono
gli altri due implorando grazia. Ma vengono uccisi fra atroci sofferenze.
L'Olonnais si imbatte nella seconda imboscata, ma anche questa fallisce di
fronte al coraggio e alla temerariet dei filibustieri. Ma essi sono stanchi,
molti hanno i piedi sanguinanti per i sassi della strada e i loro pantaloni di
tela li proteggono poco dalle spine degli arbusti. E' una truppa sfinita e
decimata quella che avanza in mezzo alla foresta a pi di sei leghe ancora da
San Pedro.
La terza imboscata  stata tesa proprio alle porte della citt. Gli Spagnoli
dispongono di diversi cannoni e di un buon numero di moschetti, ma l'Olonnais
non vuole indietreggiare. Fratelli, non risparmiate nessuno! Pi ne uccideremo
qui e meno ne troveremo in citt.
L'assalto dura quattro ore e questa volta gli Spagnoli si difendono con
accanimento. Se resistono cos a lungo vuol dire che c' molto oro, grida il
capitano filibustiere ai suoi uomini per stimolarne il coraggio.
L'Olonnais perde una trentina dei suoi compagni e altri cinquanta sono stesi al
suolo feriti e malandati, ma la vittoria arride ai filibustieri e San Pedro apre
le sue porte e soprattutto i suoi forzieri. Occorrono due settimane ai
filibustieri per saccheggiare e ricattare la citt. Le donne si danno loro per
aver la vita salva, gli uomini mettono a loro disposizione tutto il vino delle
cantine per avere una speranza di sopravvivenza; questa volta non ci sar un
grande massacro.
Proseguiamo su Guatemala, propone l'Olonnais, anche l ci sono enormi ricchezze.
I suoi uomini non sono d'accordo, il cammino  lungo e le informazioni fornite
dalla popolazione dicono che a difendere Guatemala ci sono pi di quattromila
soldati, riposati e ben protetti, che sarebbe temerario attaccare. Essi decidono
cos di tornare alla Tortuga, ma prima di abbandonare San Pedro appiccano il
fuoco alla citt. In mare decidono di attaccare una nave spagnola che non ha
per grandi ricchezze a bordo.
La truppa si annoia, i pi esperti decidono di abbandonare l'Olonnais e di
tentare da soli l'avventura. Mos Vauclin se ne va con la migliore nave della
flotta, ma pochi giorni dopo essa si incaglia e finisce per colare a picco
insieme col bottino. Vauclin perde un gran numero di uomini e si rifugia con i
sopravvissuti su di un'isola per poi raggiungere la Tortuga con il cavaliere du
Plessis, il quale ha avvistato i naufraghi mentre stava passando al largo. Du
Plessis promette a Mos di dargli la sua prima preda perch anche lui abbia una
sua nave. Durante l'attacco a una nave spagnola du Plessis muore e Mos si
ritrova perci capitano della sua nave. Nel tornare alla Tortuga egli incrocia
un galeone spagnolo e decide di attaccarlo; dopo averlo sopraffatto entra nella
rada di Basse-Terre con pi di centocinquantamila lire di bottino.
Rimasto nell'Honduras, l'Olonnais giura di vendicarsi di Vauclin, ma frattanto
anche il Piccardo lo abbandona. Rimasto solo con trecento uomini e con una nave,
senza viveri di scorta, egli  costretto a sbarcare ogni giorno per cacciare gli
uccelli e pescare tartarughe per non morire di fame. Essi vanno cos di isola in
isola fino a quando la nave si incaglia sugli scogli costringendoli ad
abbandonarla. Essi salvano le piccole barche, le caricano di legname strappato
alla nave, di ci che rimane del bottino, di corde e di chiodi e scendono a
terra.
A terra essi si separano, alcuni vanno a Gracia-a-Dios, dove conoscono alcuni
indiani che tollerano gli avventurieri, altri vanno a Boca de Toro, la futura
Costa Rica, dove approda spesso qualche nave della filibusta in cerca di acqua
potabile. L'Olonnais e due dozzine di suoi compagni partono verso Cayes-Darou,
presso il golfo di Darien, nell'intenzione di saccheggiare un villaggio, indiano
o spagnolo, per rifornirsi di viveri. Per strada la piccola truppa cade in
un'imboscata tesa dagli indios bravos, gli indiani pi terribili. L'Olonnais
viene catturato dai selvaggi che lo tagliano a pezzi, lo fanno arrostire e lo
mangiano. Questa  la fine del pi crudele filibustiere. I suoi compagni
raggiungono la Tortuga con la loro barca e ne raccontano la fine che provoca
desolazione nell'isola.
I filibustieri che facevano parte della piccola flotta dell'Olonnais e che sono
sbarcati un po' dovunque, vengono assoldati dagli Inglesi per compiere una
spedizione nel Nicaragua. Il capo dei filibustieri inglesi  molto conosciuto
alla Tortuga: si chiama Henry Morgan, ma viene chiamato da tutti solo Morgan o
il Rosso. Egli ha una grande stima dei Francesi e dice spesso che ci vogliono
tre dei suoi uomini per uguagliare il coraggio e le capacit di un solo
francese. Morgan non  un gigante, pesa per centosettantacinque libbre, cosa
che lo fa apparire molto grosso: ha la testa rotonda dei gallesi, un collo
enorme e un'espressione dura e virile datagli dal mento solido e quadrato. Ha
piccoli baffi e un pizzetto, i suoi capelli sono radi ma egli porta, durante le
cerimonie ufficiali, una folta e ricciuta parrucca rossa. Sotto il sole cocente
dei tropici si accontenta invece di annodare un fazzoletto rosso sul capo,
secondo l'usanza di tutti i filibustieri. Gira armato di una spada e di una
pistola infilata nella cintura. Lo si riconosce da lontano a causa dei ricami
dorati della giacca e delle calze di filo che prolungano i suoi calzoni di tela.
Morgan  molto rispettato da quando, in qualit di vice ammiraglio della flotta
di Edward Mansvelt, ha compiuto scorrerie con grande successo nella maggior
parte dei possedimenti spagnoli delle Antille. Il re d'Inghilterra  in questo
momento Carlo II, il quale  occupato nella riorganizzazione del paese e nel
risanamento dell'economia dopo la grande peste e dopo l'incendio del 1666. Le
piantagioni della Virginia, del Massachusetts e del Maryland prosperano. L'isola
della Giamaica, strappata agli eredi di Cristoforo Colombo,  l'avamposto del
grande impero britannico, rifugio di bucanieri e di filibustieri. Come la vicina
Tortuga, ha un porto: Port Royal, che sfavilla di pietre preziose e di
eccezionali ricchezze. Le botteghe straripano di sete, di stoffe preziose, di
ricami d'oro, di oreficeria finissima, bottino rubato ai galeoni spagnoli. I
mercanti rivendono tutto in Europa con profitti immensi e illeciti, ma i
bucanieri, pur sapendolo, non se ne preoccupano, poich hanno le tasche piene di
monete di ogni sorta. Decine di taverne offrono bevande e musica, donne e danze
sfrenate. Port Royal conta pi di ottocento case, a quell'epoca New York ne ha
cinquecento.
Capo incontestato  Morgan, bench ci sia un governatore rappresentante di Sua
Maest britannica, sir Thomas Modyford, governatore che non  gradito da Morgan
poich non tollera la tortura sul suo territorio. La cosa non impedisce che i
due uomini siano buoni amici e si frequentino abitualmente. Un pomeriggio di
gennaio del 1668, John Morris attracca con la sua nave a Port Royal. Il tre
alberi stazza almeno cento tonnellate e sul ponte sono allineati, come per una
parata, una ventina di schiavi, uomini e donne, completamente nudi e incatenati.
Un grande clamore saluta l'attracco. All'albero di trinchetto  legata una
coppia di spagnoli riccamente vestiti. Morgan  sul molo per salutare l'arrivo
di Morris, pensa di poter ottenere informazioni sulla flotta da guerra spagnola
che il capitano ha probabilmente incontrato nei Caraibi durante i due mesi che 
durata la spedizione. Prima di vendere le negre, Morris vuole approfittarne
ancora e lo annuncia ai padroni delle taverne che sono venuti apposta per
prenderle.
Andiamo, marinaio, gli sussurra all'orecchio Morgan che gli si  avvicinato, qui
non mancano le puttane, e bianche per di pi. Ne  arrivato un carico da Londra
la settimana scorsa.
Morgan! Felice di rivederti, non abbiamo avuto una gran fortuna: appena una nave
da cabotaggio e qualche prigioniero, vale a dire cento pezzi da otto per uomo.
E il mare?
Bello. Abbiamo incrociato una piccola flotta di filibustieri, mezzi francesi e
mezzi inglesi, al largo di Cuba: si tratta di una decina di navi i cui capitani
sono pronti a seguirvi in ogni spedizione purch ci sia la possibilit di fare
grossi bottini.
Bene. E gli Spagnoli? Molte navi in mare?
L'oceano ne  pieno, si vedono solo le vele di quei miserabili Hidalgos.
Minacciano Port Royal?
Non rischierebbero mai di attaccare una piazza cos forte.
Tenete per voi le vostre opinioni ma spargete la voce che essi arriveranno
senz'altro molto presto, lo interrompe Morgan. Ho un progetto e questa sera devo
vedere il governatore: non si pu sapere nulla di pi dagli ufficiali spagnoli
prigionieri?
Li ho frustati e ho bruciato loro la pianta dei piedi con i ferri incandescenti,
ma non hanno voluto parlare. Allora ho tagliato loro la lingua. risponde Morris
con disgusto.
Peccato.
Morgan riesce a convincere Modyford dell'imminenza di un attacco spagnolo contro
la Giamaica. Durante la stessa notte riesce ad ottenere, dopo parecchie
bottiglie di porto bevute col governatore, un incarico regio che lo autorizza a
prendere il mare con la sua flotta.
Osservate le navi spagnole, gli suggerisce Modyford. Prendete ogni tanto qualche
prigioniero per avere qualche informazione, in questo modo renderete al re un
grande servizio.
Al re!
Al re! Ma se voi non siete stato franco con me, Henry, firmando questo incarico
firmo la rovina della mia carriera.
State tranquillo, lo rassicura Morgan salutandolo.
Ma Modyford ignora che Morgan attende quel momento da molto tempo, fin dal suo
battesimo del fuoco a fianco di Mansvelt. Quel giorno, quando il governatore
spagnolo di Panama lanci un felice attacco contro Santa Catalina, da poco
divenuta territorio inglese, egli aveva giurato di vendicare il suo paese e di
radere al suolo le principali citt della colonia spagnola. Aveva perfino
redatto una lista di piazzeforti: l'Avana, Panama, Porto Bello, Maracaibo,
Cartagena, Vera Cruz e, naturalmente, Santa Catalina.
L'Avana  il porto in cui si ritrovano i galeoni in rotta verso la Spagna ed 
soprattutto il punto di partenza dei tesori messicani. Panama  una tappa del
viaggio dell'oro del Per trasportato a dorso di mulo dal Pacifico
all'Atlantico, da Panama a Porto Bello. Cartagena e Maracaibo sono i porti
commerciali dell'America del sud. Vera Cruz  la chiave del Messico, tutto ci
che esce dal paese passa per quel porto. Quanto a Santa Catalina, questo porto
ha per Morgan una grande importanza dal punto di vista dell'onore e della
vendetta.
L'incarico di ammiraglio che il governatore Modyford d a Morgan, in quella
notte di gennaio del 1668, affida l'onore dell'Inghilterra e la costituzione del
suo impero coloniale nelle Antille al pi ardito e al pi implacabile pirata che
questa parte del mondo abbia mai conosciuto. Egli ha trentatr anni, si sa che 
nato nel 1635, non si sa in che mese n dove. La sua bevanda preferita  il rum
secco, inoltre egli bestemmia volentieri. Infatti non appena lascia Modyford,
non appena varca la soglia della sua porta egli si mette a bestemmiare, e questo
 indice del suo buonumore, e si dirige direttamente alla taverna dove sa di
poter trovare il suo amico capitano Morris, probabilmente ubriaco fradicio
assieme alle sue negre.
Le cose stanno proprio cos con la differenza che il capitano dorme con una
bianca grassa e ubriaca che ha pagato duecento pezzi da otto, una piccola
fortuna.
Verso la fine del pomeriggio Morris  quasi tornato sobrio e pu finalmente
parlare di affari. Durante la mattinata Morgan ha incontrato diversi capitani
anch'essi pirati che si trascinavano per il porto alla ricerca di un contratto
di caccia. La sera Morris accetta di ripartire con Morgan e altrettanto fanno
gli altri.
Non dimentichiamo i bucanieri francesi che pazientano vicino a Cuba, aggiunge
Morris perfettamente lucido dopo le proposte del suo ammiraglio.
Conosco anche altri tre legni francesi che non chiedono altro. aggiunge un altro
capitano.
So cosa valgono i legni francesi, risponde Morgan. Sporchi, pieni di conchiglie,
si trascinano sempre in coda alla flotta. Per questa volta niente da fare, ho
due tre alberi in perfetto stato e pronti a partire e quello di Morris sar il
terzo. Se gli equipaggi francesi vogliono imbarcarsi, c' posto per tutti, se
rifiutano ci rivedremo in altra occasione. Quanto ai Francesi, li ritroveremo al
largo di Cuba.
Gli equipaggi delle navi francesi accettano di imbarcarsi sulla nave ammiraglia
e sui due tre alberi. I depositi vengono riempiti di carne e di farina, di acqua
potabile e di polvere. Due giorni dopo essi prendono il mare. Dopo altri
quindici si ritrovano in mezzo ai loro alleati al Jardinos de la Reina, al largo
di Puerto Principe. Sette navi vengono dalla Tortuga e hanno equipaggio
francese, le altre due sono inglesi. Su settecento uomini, un po' pi di
quattrocento sono compatrioti di Morgan, il resto  francese. Si tratta per la
maggior parte di sopravvissuti al disastro dell'Olonnais nel Nicaragua: tra di
essi si trova Jean Oexmelin, al quale dobbiamo tutti questi particolari sulla
pirateria.
Parliamo un po' di lui. E' un personaggio di cui sappiamo ben poco. Oexmelin
dice di essere olandese, arruolato volontario al servizio della compagnia
francese delle Antille in qualit di chirurgo, ma nessuno ne  molto sicuro. E'
a quel titolo, comunque, che egli  diventato filibustiere; un filibustiere dei
tutto particolare per, perch di solito i chirurghi combattono solo in rare
occasioni. Ricevono una parte del bottino e dei premi, inoltre, in caso di
cattura, non vengono assassinati, come gli altri. Sono dei filibustieri
privilegiati. Per quanto riguarda il loro lavoro, esso consiste nel curare le
febbri e nell'amputare gli arti. Bisogna dire che gli Spagnoli, nella loro lotta
contro i pirati, adoperano munizioni terribili, fatte di pezzi di ferro e di
piombo fuso e questo significa che, con il clima tropicale, la ferita, gi di
per s molto brutta, va in cancrena e l'amputazione  quasi sempre l'unico
rimedio efficace. Dobbiamo comunque a questo chirurgo Oexmelin le informazioni
che ci sono pervenute sulla vita di Henry Morgan.
Arrivato a Jardinos de la Reina, l'ammiraglio spiega a tutti gli uomini ci che
egli ha l'intenzione di intraprendere. Se la maggioranza rifiuta di seguirlo
essa pu destituirlo, malgrado il titolo di ammiraglio della flotta dei
bucanieri. Ma le cose vanno bene e tutti approvano il piano, salvo l'attacco
all'Avana, considerato troppo avventuroso.
Tra i suggerimenti avanzati c' il piano di un Francese per la presa di Puerto
Principe, piccolo villaggio di Cuba, che vive sulla vendita del cuoio e dei
prodotti delle vicine miniere. Il suggerimento viene accettato e l'operazione
comincia.
Morgan ha un'idea geniale: egli raggruppa la sua flotta e la fa navigare ai
largo dell'Avana. Le navi dei mercanti si ritirano rapidamente nel porto per
mettersi al riparo, le fortezze sono in subbuglio, gli abitanti si preparano a
ricevere Morgan. Allora questi si allontana dalla baia della capitale cubana,
getta l'ancora in un'isola vicina e, in mezzo alla sorpresa generale, prende
d'assalto Puerto Principe. Gli ordini sono drastici: nessuna piet. I personaggi
importanti devono essere ricattati o torturati come gli altri per far loro
confessare dove hanno nascosto i tesori. I poveri vengono massacrati, se il loro
numero mette in pericolo la sicurezza dei vincitori o se la situazione presenta
qualche pericolo.
Le difese pi solide della citt non resistono: l'alcade viene ucciso, gli
Spagnoli sopravvissuti fuggono per le strade della citt e vanno a rifugiarsi in
case isolate nelle quali proseguono la lotta. Morgan d l'ordine di appiccare il
fuoco alla citt e questo fa capitolare gli ultimi difensori la cui resistenza
era ormai vana.
Morgan rinchiude donne, bambini, uomini e vecchi nella grande chiesa della
Mercede e in quella pi piccola di San Francisco e chiede a tutti di rivelare il
nascondiglio del denaro e delle ricchezze, minacciando di morte chi non parla.
E' il gioved santo, 26 marzo 1668. Morgan ordina di iniziare il saccheggio
sistematico; alcuni monaci vengono torturati per far loro rivelare il posto in
cui sono state nascoste le statue d'oro e d'argento. Nelle chiese i prigionieri
muoiono come le mosche, ma il riscatto non viene pagato e il bottino  magro: un
centinaio di scudi appena per ognuno. Morgan esclude di rientrare a Port Royal
con un bottino cos misero. Egli recupera circa cinquecento capi di bestiame
facendoli salare sulla piazza di Puerto Principe; uccide per abitudine alcune
decine di prigionieri, poi ritorna a bordo e riparte in direzione del suo
quartier generale segreto, l'isola delle Vacche. E' l che l'ammiraglio incontra
tutti coloro che non pu ricevere alla Giamaica, in quanto sono tutti avanzi di
galera, condannati o evasi. Nessuno, se non appartiene alle truppe di Morgan, ha
il coraggio di fare scalo nell'isola delle Vacche, la sua reputazione  ben
conosciuta in ogni dove.
Raggiunta l'isola, i Francesi decidono di tornare alla Tortuga, poich la
spedizione di Puerto Principe non li ha soddisfatti e vogliono tornare nei loro
abituali luoghi di caccia. Sono duecento gli uomini che abbandonano Morgan, gli
altri accettano di continuare. In maggio un corsaro di Campeche, Jackman,
raggiunge Morgan, che pu cos contare su nove navi e cinquecento uomini. La
flotta prende il largo senza che i piloti ne conoscano la destinazione; la
consegna  di tenere la barra a sud. Il progetto  molto importante: dare
l'assalto a Porto Bello, terza fortezza spagnola nel mar delle Antille. La
navigazione fino a Colon procede bene.
Prenderemo Porto Bello, dice Morgan ai suoi equipaggi sbarcati sul continente in
una baia ben protetta. La sorpresa sar completa, perch fino ad ora dalla mia
bocca non  uscito nulla, nemmeno il nome della citt. Non possiamo fallire, il
bottino   immenso. Gli uomini sono realmente sorpresi: alcuni, spaventati,
protestano. Siamo troppo pochi, occorrono pi di mille uomini per dare l'assalto
e impossessarci di una simile piazzaforte.
Meno saremo, pi saremo uniti e pi grandi saranno le parti del bottino.
Morgan riesce ad ottenere il consenso generale e l'attacco a Porto Bello viene
deciso. La citt  veramente una piazzaforte. La casa della dogana viene
periodicamente riempita con le ricchezze arrivate a dorso di mulo da Panama, per
essere imbarcate verso Siviglia a bordo dei galeoni. E' anche un importante
porto di schiavi con una grande fiera per le merci. Per proteggere tutto questo
vi sono tre grandi fortezze che circondano la citt, collegate tra di loro da
enormi mura. All'entrata del porto tutti gli scogli sono fortificati. Le torri
sono ritenute imprendibili. Il fuoco incrociato dei cannoni di tutte queste
fortificazioni rende praticamente impossibile l'accesso di navi non
identificate.
Morgan sceglie perci l'unica tattica possibile: attaccare alle spalle. Prima
deve per impossessarsi del castello di San Jeronimo: egli manda tre dei suoi
uomini per impadronirsi della sentinella pi vicina al bosco, in cui si
nascondono i cinquecento bucanieri. L'azione si svolge molto rapidamente: il
prigioniero parla, accompagna la truppa fin sotto la porta del forte durante la
notte e comunica ai suoi compagni che egli  prigioniero dei Luteranos, come
vengono chiamati i pirati in quella regione, e che conviene loro arrendersi.
Dal forte viene sparato un colpo di moschetto che si perde nella notte. I
bucanieri riescono a scalare le mura e ad occupare il forte dopo un breve ma
sanguinoso corpo a corpo. Morgan rinchiude i prigionieri nel torrione centrale
e, dopo aver messo il fuoco alle polveri corre al riparo insieme con i suoi
uomini. La fortezza salta in aria con un frastuono terribile e una grande nuvola
di polvere. La via che conduce alla citt  aperta.
A Porto Bello regna il panico, l'esplosione ha svegliato tutti di soprassalto e
i pi ricchi corrono a rifugiarsi negli altri forti portando con s tutto quel
che possono. Altri gettano le loro fortune nei pozzi o in fondo ai giardini.
Molti pregano nelle chiese e alcuni di loro sono ancora in camicia per la fretta
di correre ad affidare a Dio la loro sorte.
Morgan d ordine di impadronirsi dapprima dei monasteri e dei conventi: decine
di monache, di preti e di monaci vengono arrestati. Ma la tentazione  troppo
forte: ci sono tante ricchezze nelle case, tante donne mezze nude da rincorrere
nelle strade, che il saccheggio e la violenza cominciano ben presto. I bambini e
gli ammalati non vengono risparmiati, le donne vengono violentate per strada; si
taglia l'orecchio per prendere l'orecchino, il dito per l'anello, il disordine 
tale che i bucanieri dimenticano completamente dove si trovano, e cio sotto il
fuoco di tutti i fortini che sono ancora in mano alle guarnigioni spagnole.
L'alcade di Porto Bello, che si  rifugiato fin dall'inizio nel castello di
Santiago della Gloria, ordina ai cannonieri di aprire il fuoco sulla citt. La
situazione  tanto grave da giustificare anche il bombardamento. I grossi
cannoni si mettono a sparare sulla citt e i filibustieri cadono accanto ai
cittadini, colpiti dalle palle dei cannoni spagnoli. La carneficina permette a
Morgan di interrompere provvisoriamente il saccheggio e la violenza; egli pu
cos radunare i suoi uomini ed organizzare il resto dell'operazione. I suoi
assalti contro le fortificazioni falliscono a pi riprese. I difensori,
dall'alto delle mura, gettano sugli assalitori pietre tolte dal fuoco, acqua
bollente, piombo fuso.
Morgan pensa allora ai preti e alle monache; egli fa appoggiare alle mura della
fortezza grandi scale e ordina agli ecclesiasti di salire davanti ai suoi
filibustieri.
I soldati del forte esitano ma l'alcade, fuori di s dalla rabbia, ordina di
aprire il fuoco. La prima fila di monache e di preti cade nella polvere, ma 
troppo tardi: l'avanguardia dei pirati  gi sulle mura e d battaglia ai
soldati difensori. Le donne presenti cadono in ginocchio e pregano: gli Spagnoli
si arrendono. L'alcade rimane ben presto solo in mezzo ai bucanieri e riesce ad
ucciderne uno, poi due, fino a dieci, mentre Morgan, in piedi sul castello,
osserva con ammirazione il coraggio dell'alcade: Vi faccio grazia, alcade,
arrendetevi.
Mai! risponde il valoroso alcade di Porto Bello infilzando un altro pirata.
Preferisco morire combattendo piuttosto che essere impiccato come un vigliacco.
Io non impicco gente come voi.
La moglie e i figli dell'alcade, che hanno sentito Morgan, supplicano il capo
spagnolo di accettare la vita. Per amore mio! piange la sposa.
Ma il combattimento prosegue e l'alcade si batte come un leone; gli uomini di
Morgan non riescono a farlo prigioniero come vorrebbero. Peggio per lui.
Sparategli.
Un colpo di pistola parte immediatamente e l'alcade cade colpito a morte. Porto
Bello  ormai senza difesa in mano all'ammiraglio dei bucanieri e alla sua
gente. Il saccheggio e la violenza riprendono, nessuno viene risparmiato. Il
prezzo della vittoria  stato troppo alto, Morgan non riesce a trattenere i suoi
uomini che si scatenano in un'orgia. Egli fa penetrare le sue navi nella baia e
dispone i preparativi per caricare il bottino che supera ogni aspettativa.
Poich la popolazione non ha avuto il tempo di fuggire, tutti consegnano il loro
avere e se qualcuno lo ha nascosto, le torture lo fanno parlare. A questi Morgan
taglia una mano, poi l'altra, poi un braccio, poi l'altro e cos via fino a che
l'ultimo pezzo da otto  sul tavolo. Morgan, che conosce bene gli uomini, sa
distinguere tra il coraggioso e il codardo. Nel secondo caso tutto  semplice in
quanto la vista di un coltello o di una corda scioglie la lingua. Nel primo caso
invece bisogna usare diversi procedimenti: Morgan se la prende spesso con la
moglie dell'infelice e quando costui vede le pinze roventi avvicinarsi ai seni
di sua moglie, urlante di spavento, confessa tutto ci che Morgan vuole sapere.
Molto oro nascosto va a finire in questa maniera sulle navi dell'ammiraglio: i
gioielli e il vasellame prezioso continuano ad ammucchiarsi, ma Morgan non 
ancora soddisfatto ed esige centomila pezzi da otto come riscatto per la citt,
sotto la minaccia di appiccare il fuoco. Gli abitanti giurano di non aver pi
niente; Morgan ci crede, ma per principio ne fa uccidere pubblicamente un certo
numero senza nessun risultato. Egli autorizza allora che due notabili vengano
inviati presso il governatore di Panama, don Augustin de Bracamonte, con
l'incarico di raccogliere la somma del riscatto. Un lungo dialogo tra sordi
inizia tra il rappresentante a Panama di Sua Maest il re di Spagna e il capo
dei filibustieri.
Se non ve ne andate immediatamente con tutte le vostre forze, sapremo trarre una
rapida e severa vendetta sconfiggendovi a Porto Bello. scrive don Augustin.
Me ne andr senz'altro, pi in fretta di quanto potete sperare, quando mi avrete
consegnato i centomila pezzi da otto. risponde Morgan.
Il denaro del re di Spagna non  destinato ad essere dilapidato e la citt che
si  lasciata sorprendere deve arrangiarsi come pu. Ma c' una cosa che mi
preoccupa, aggiunge il governatore: potete mandarmi un modello delle armi con le
quali siete riusciti a prendere una citt cos grande?
Vi prego di accettare questa piccola pistola e di tenerla dodici mesi, dopo di
che verr io stesso a Panama a riprendermela.
Le cose non vi andranno bene a Panama come vi sono andate a Porto Bello; perci
vi restituisco subito l'arma della quale avrete bisogno quel giorno. Inoltre vi
invio un anello d'oro per evitarvi di fare il viaggio.
Evidentemente il governatore di Panama cerca di guadagnare tempo finch arrivino
dei rinforzi, in modo da non dovere pagar nulla e da recuperare il bottino preso
alla citt. Morgan se ne rende conto, ma lo scambio di messaggi l'ha divertito.
Ora per si inquieta, chiede un'ultima volta ai suoi prigionieri di raccogliere
la somma necessaria al riscatto, poich il governatore di Panama si  rifiutato
di aiutarli. Con sua grande sorpresa la somma viene raccolta. Qualche
filibustiere spera allora che Morgan continui con quel metodo per far saltar
fuori gli ultimi soldi, ma egli d invece il segnale della partenza. Le nove
navi si allontanano dalla baia alla fine di giugno: le pi lontane
fortificazioni tentano un attacco contro la flotta ma invano.
Rotta sull'isola delle Vacche! urla Morgan.
Il bottino  considerevole: duecentocinquantamila pezzi da otto in moneta,
gioielli, pietre preziose, oro stoffe, merci e trecento schiavi. Nell'isola
delle Vacche la spartizione avviene in un clima euforico. I Francesi tornano
alla Tortuga con la speranza di poter ripartire, con Morgan essi possiedono un
bottino che nessun altro filibustiere ha mai portato sull'isola. In questo modo
la fama di Morgan si stende a macchia d'olio: si parla solo di lui e aumentano
ogni giorno i volontari desiderosi di far parte dei suoi equipaggi.
Per mezzo dell'ultima spedizione a Porto Bello, i tesori della Tortuga e di Port
Royal, le due capitali della Filibusta, aumentano notevolmente. Modyford
brontola un po' per l'affare di Porto Bello, cio per l'attacco terrestre
effettuato da Morgan con incarico reale: infatti l'Inghilterra ha firmato una
tregua con la Spagna e questa tregua proibisce le operazioni terrestri, ma
autorizza gli attacchi navali. Allora Modyford, nel suo rapporto a Londra,
sostituisce la parola forte con la parola galeone e la faccenda  sistemata.
Morgan pu riprendere la sua attivit ed a questo scopo d appuntamento a tutti
i suoi capitani nell'isola della Vacche. Frattanto cerca di associare alla sua
impresa tutti i filibustieri che possiedono buone navi ed invia emissari alla
Tortuga per arruolare Francesi. La missione ha successo, chi ha pronta una nave
parte subito, chi non ce l'ha si affretta a ripararla o a procurarsela per non
perdere l'occasione. Due navi francesi sono all'ancora nell'isola delle Vacche
prima ancora dell'arrivo di Morgan, che salutano con una salva di cannoni.
Una nave francese, il Cervo Volante, in arrivo da Saint-Malo, approda nella
baia: il capitano ha l'intenzione di misurarsi con gli Spagnoli. Morgan gli
propone di associarsi a lui, ma il francese non  abituato a trattare certi
affari, rifiuta le condizioni dei filibustieri e decide di recarsi alla Tortuga.
I suoi uomini per lo abbandonano e vogliono entrare a far parte della flotta
inglese: spinto dall'equipaggio francese, Morgan si impadronisce del Cervo
Volante e imprigiona il capitano e coloro che gli sono rimasti fedeli.
Nel frattempo Modyford invia un'altra nave con a bordo trentasei cannoni e
trecento uomini che durante un pranzo al quale partecipano francesi e inglesi,
salta in aria. Tagliata in due dall'inspiegabile esplosione, la nave affonda in
pochi minuti trascinando con s trecento marinai e una cinquantina di ufficiali,
risparmiando tuttavia lo stato maggiore di Morgan.
I filibustieri montano su tutte le furie e cominciano ad accusarsi tra di loro,
francesi contro inglesi. L'ammiraglio si rende conto che per calmare gli animi
bisogna trovare un colpevole ed accusa cos i prigionieri francesi del Cervo
Volante: non corre il rischio di essere smentito, poich essi sono tutti morti
nell'esplosione. La flotta pirata conta ormai una quindicina di navi con un
equipaggio totale di mille uomini.
Piero il Piccardo arriva dalla Tortuga per partecipare alla caccia al bottino e
propone di assalire Maracaibo che conosce bene per esservi stato con l'Olonnais.
Tutti approvano il progetto e viene preparato immediatamente il contratto di
caccia. Poich alcune navi sono andate ad effettuare delle riparazioni alla
carena, Morgan lascia loro un messaggio con le indicazioni sulla rotta da
seguire per raggiungerli.
La flotta di Morgan lascia l'isola delle Vacche ed attraversa il mare delle
Antille: il viaggio si presenta ottimo poich il mare  calmo. I filibustieri
arrivano nell'isola di Curacao che viene giudicata troppo grande. Essi scelgono
l'isola di Oruba, un po' pi piccola, quale punto di partenza per Maracaibo.
L'isola ha un'importanza capitale in quanto controlla l'entrata della baia.
Morgan fa gettare l'ancora e, una volta a terra, massacra tutti gli abitanti
affinch nessuno possa parlare del suo progetto. I suoi uomini partono in
ricognizione per controllare se qualche nave nemica  in vista nel golfo, mentre
egli, assieme al Piccardo, prepara l'attacco nella laguna.
Dopo l'ultimo attacco dell'Olonnais, che ha causato loro innumerevoli perdite,
gli Spagnoli hanno rinforzato le loro difese. Hanno ricostruito i forti e
piazzato nuovi cannoni sulle mura, difese da intere guarnigioni pronte a
respingere qualsiasi attacco a sorpresa. Questa volta essi si considerano
preparati a ricevere e a respingere l'incursione dei filibustieri. Essi hanno
disposto tranelli un po' dappertutto e specialmente intorno alle fortezze.
La battaglia perci si annuncia dura. La flotta di Morgan si concentra al riparo
di un promontorio che la nasconde alle torri di guardia costruite sulle piccole
isole di fronte alla citt.
Di notte le navi si lasciano andare alla deriva verso l'interno della laguna e
all'alba gli Spagnoli hanno la sorpresa di vedere ai piedi dei loro forti la
flotta di Morgan. Essi aprono il fuoco e i bucanieri rispondono ma i colpi di
cannone sono del tutto inefficaci. I soldati spagnoli respingono tre tentativi
di assalto. Il cannoneggiamento prosegue per tutta la giornata senza altro
risultato che un continuo fracasso. Quando cala la notte Morgan fa salire i suoi
uomini su barche a fondo piatto capaci di avvicinarsi alla costa malgrado i
banchi di sabbia. L'operazione riesce, ma tutti hanno la sorpresa di non sentir
sparare il cannone: gli Spagnoli hanno approfittato dell'oscurit per evacuare
il forte. Morgan ignora per che, prima di fuggire, i soldati hanno cosparso il
suolo di polvere nera e dato fuoco alle micce per fare saltar in aria il
magazzino di munizioni. I primi filibustieri che hanno scalato le mura
rincorrono le piccole fiamme delle micce e riescono a spegnerle tutte;  una
vera fortuna, in quanto la fortezza avrebbe benissimo potuto esplodere alcuni
minuti prima decimando i filibustieri. Morgan fa distruggere i cannoni
gettandoli dall'alto delle mura. Vengono recuperati ottanta moschetti e una
ventina di picche, ci sono inoltre duemila libbre di polvere da sparo che i
filibustieri caricano a bordo delle loro navi.
La via d'acqua che permette l'accesso a Maracaibo  ormai libera e la flotta
filibustiera avanza prudentemente verso la citt. Prudenza inutile, in quanto
anche la citt come il forte,  stata abbandonata. Non vi  nessuna resistenza
perch gli unici abitanti sono alcuni schiavi incapaci di camminare o ammalati.
I ricordi che ha lasciato l'Olonnais hanno deciso la popolazione a rifugiarsi
nell'entroterra. Le case sono vuote, perfino i mobili sono stati portati via;
nei magazzini ci sono pochissimi viveri e nel porto non c' n una nave n una
barca. La tortura incomincia, con nuove invenzioni; il bottino comincia ad
accumularsi man mano che i pochi rimasti parlano:  un bottino piuttosto scarso.
Pattuglie di filibustieri partono alla ricerca delle famiglie nascoste nella
giungla intorno alla citt, ma raramente i prigionieri catturati svelano il
nascondiglio dei loro concittadini. Morgan, come gi aveva saputo l'Olonnais,
viene per a sapere che gli abitanti ricchi si sono rifugiati a Gibilterra.
I filibustieri decidono di inseguire gli abitanti della citt a Gibilterra per
strappare loro le ricchezze nascoste. Anche a Gibilterra gli Spagnoli non
oppongono praticamente resistenza, costringendo cos gli abitanti a rifugiarsi
all'interno della foresta. Piero il Piccardo conosce gi il posto per esserci
stato con l'Olonnais e riesce cos a scoprire il nascondiglio di molte famiglie
che, in preda al terrore, consegnano tutti i loro averi nelle sue mani e svelano
i nascondigli degli altri.
La campagna devastatrice prosegue per cinque lunghe settimane con, secondo il
racconto del chirurgo Oexmelin, un numero infinito di assassini, violenze e
torture di ogni genere. Gibilterra paga il suo riscatto con solerzia e consegna
perfino nelle mani di Morgan quattro ostaggi per garantire ai filibustieri il
ritorno fino a Maracaibo. Ma l'apatia degli Spagnoli, la facilit con la quale
essi hanno abbandonato il bottino, la defezione delle guarnigioni, tutto ci
inquieta Morgan ed il suo stato maggiore.
La spiegazione di questo strano comportamento la trovano a Maracaibo, dove li
attende una flotta di navi da guerra spagnole che blocca l'uscita delle loro
navi dalla baia. Tradizionalmente i filibustieri non difendono volentieri il
bottino che  gi stato conquistato, ma questa volta devono farlo. Tre fregate,
armate di tutto punto e comandate da un contrammiraglio, Don Alonzo del Campo
d'Espinosa, vogliono scontrarsi con l'ammiraglio dei bucanieri. Una piccola
guarnigione si  impadronita del forte che Morgan ha avuto l'imprudenza di non
distruggere, vi ha installato una decina di cannoni ed aspetta i pirati
Bisogna passare a tutti i costi! esclama Morgan. Siamo rimasti nella laguna
troppo a lungo.
E come fare con quella flotta davanti a noi?
Abbiamo bisogno di informazioni. Piero, prendete qualche coraggioso con voi e
fate una piccola ricognizione: devo sapere quanti cannoni e quanti uomini ci
sono a bordo delle fregate. Siete abbastanza abile per farlo.
Le fregate dispongono di novantaquattro cannoni e di almeno seicento soldati,
oltre alla guarnigione del fortino. Il galeone Magdalena, che porta i colori di
don Alonzo, conta da solo quaranta portelli di murata. Le tre navi sono in fila,
poppa contro prua e questo significa che l'uscita dalla gola  sotto il fuoco
dei loro cannoni e che ogni tentativo di uscita equivale a un suicidio.
La situazione dei filibustieri  critica: essi dispongono di otto navi mal
equipaggiate, sono stanchi e senza viveri. La vista delle tre fregate da guerra
ha creato un clima di preoccupazione e di sfiducia: molti pensano gi che tutto
 finito e sentono la corda attorno al loro collo. Morgan tiene consiglio e
decide di mandare due prigionieri spagnoli a don Alonzo con un messaggio
impertinente che richiede il riscatto di Maracaibo, cio ventimila scudi con la
minaccia, nel caso che non vengano pagati, di appiccare il fuoco a tutta la
citt. Egli aggiunge che ogni tentativo delle fregate condannerebbe i
prigionieri e gli ostaggi a essere passati a fil di spada. Questa decisione
spaventa a tal punto gli Spagnoli prigionieri di Morgan che essi pregano i due
emissari di ottenere per i pirati il passaggio. Due giorni pi tardi i due
messaggeri ritornano con una lettera del contrammiraglio spagnolo.
Morgan riunisce i suoi uomini e legge loro la risposta: ...Mi sono impossessato
di un forte, all'ingresso della baia, che avevate strappato a uomini vigliacchi
ed effeminati e, avendolo rifornito di cannoni e di soldati valorosi, io
pretendo, con le navi che avete visto, di farvi rientrare in voi stesso e di
punirvi della vostra temerariet. Tuttavia, se volete rendere tutto ci che
avete preso, oro, argento, gioielli, prigionieri e schiavi, vi lascer passare:
ma se voi rifiutate la via di scampo che vi do e che non dovrei darvi, vi
mostrer a qual punto voi siate pazzo e vi far passare tutti a fil di spada.
Questa  la mia ultima risoluzione. Pensate bene alla mia proposta, non irritate
la mia pazienza abusando della mia buona volont, ho con me valorosi soldati che
desiderano con tutto il cuore vendicarsi delle crudelt che fate soffrire
continuamente ed ingiustamente alla nazione spagnola. La lettera porta la data
del ventiquattro aprile 1669 ed  firmata dal contrammiraglio della Magdalena.
A bordo delle navi dei filibustieri la lettera  accolta con urla di rabbia e di
derisione. I pirati all'unanimit sono decisi a lottare sino alla fine. Meglio
morire piuttosto che rendere ci che abbiamo preso! Morte allo Spagnolo!
Questo  anche il parere di Morgan, il quale del resto, durante le trattative
con don Alonzo, non ha perso tempo. Sapendo bene che la sua minaccia non avrebbe
intimorito la flotta spagnola, egli ha messo a punto parecchi espedienti per
uscire da quella spiacevole situazione e soprattutto uno, che gli sembra il
migliore: il brulotto. Una piccola nave catturata di recente viene trasformata,
almeno in apparenza, in nave da guerra. I filibustieri intagliano dei portelli
di murata, collocano falsi cannoni di legno, ammucchiano sul ponte vere palle da
cannone e veri barili di polvere, truccano dei tronchi di palma da pirati, con
cappelli o fazzoletti sul capo: infilano della paglia nelle maniche delle
camicie e attaccano alle braccia dei veri moschetti. Questi fantocci vengono
disposti lungo il bastingaggio e il pi bello viene messo al posto del capitano.
Lo scafo della nave viene riempito di zolfo, pece e di catrame enormi quantit
di polvere vengono collocate un po' dappertutto sul ponte, con le micce per
l'accensione. Un poco al di sopra della linea di galleggiamento, sono stati
allentati tutti i cordami affinch la nave, al momento dell'esplosione, lanci
attorno a s il maggior numero possibile di schegge infiammate.
Il 30 aprile, sei giorni dopo l'ultimatum di don Alonzo, Morgan ordina di levare
l'ancora. Tutta la flotta, preceduta dal brulotto manovrato da dodici volontari,
fa rotta verso l'uscita della gola ed  seguita da tre navi cariche del bottino
e dei prigionieri. Per il combattimento sono perci disponibili cinque navi pi
la nave civetta. Dalla Magdalena don Alonzo la vede arrivare carica di uomini
pronti all'abbordaggio e decide di non sparare subito, per poterla distruggere
con un solo colpo di cannone. Quando si accorge dell'inganno  troppo tardi; gli
uomini del brulotto gettano i rampini e danno fuoco alle micce. I due vascelli
sono legati e invano gli Spagnoli tentano di tagliare le corde gettate dai
volontari di Morgan.
Le fiamme raggiungono rapidamente le vele e gli alberi dell'ammiraglia e la
Magdalena  ormai in serio pericolo. Don Alonzo preferisce abbandonarla, sale
bestemmiando su di una scialuppa e raggiunge il forte. La Magdalena affonda e la
seconda nave spagnola, vedendo l'ammiraglia in difficolt, si dirige verso il
forte, dove l'equipaggio cerca rifugio, dopo aver affondato la nave per non
lasciarla cadere nelle mani dei pirati. La terza nave non fa in tempo a fuggire:
la flotta di Morgan la raggiunge e se ne impadronisce.
Morgan  padrone del mare, la sua vittoria  stata fulminea; l'unica minaccia 
ormai il forte davanti al quale le sue navi dovranno passare per forza. Il
pirata tenta l'assalto il giorno stesso, ma gli Spagnoli lo respingono e trenta
dei suoi uomini perdono la vita. Morgan tenta di negoziare ancora una volta con
don Alonzo e gli chiede il riscatto di Maracaibo. Don Alonzo rifiuta, ma i
prigionieri dei filibustieri, i quali hanno assistito alla battaglia navale,
dichiarano di essere disposti a pagarlo. Essi consegnano a Morgan pi di
ventimila pezzi da otto e caricano sulle sue navi pi di cinquecento capi di
bestiame gi salato. Le ricerche effettuate sui relitti delle navi di don
Alonzo, danno ottimi frutti e permettono di arricchire il bottino di
quindicimila pezzi da otto e di una tonnellata e mezza di oggetti di valore.
I filibustieri ormai hanno fretta di andarsene e cercano invano di ottenere con
lo scambio dei prigionieri la possibilit di uscire dalla baia. Don Alonzo
respinge la loro proposta inveendo contro gli abitanti di Maracaibo e
consigliando a Morgan di fare il maggior numero possibile di prigionieri,
liberando cos la Spagna di altrettanti vigliacchi.
Morgan immagina allora un nuovo stratagemma e passa subito all'azione sotto gli
occhi degli Spagnoli. Per quindici lunghi giorni i filibustieri si dividono il
bottino sotto lo sguardo esasperato degli Spagnoli snervati dalla lunga attesa;
poi Morgan manda a terra molte barche cariche di uomini per minacciare il forte
dal di dietro, lasciando pochi uomini sulle navi ancorate nella baia. Quelli del
forte non vedono per che i bucanieri fingono soltanto di sbarcare, ma che in
realt, ritornano poi a bordo distesi sul fondo delle barche.
L'operazione si ripete fino a far credere alla guarnigione che siano sbarcate a
terra parecchie centinaia di pirati. Essa allora trasporta l'artiglieria
dall'altra parte del forte, per impedire la scalata delle mura da parte dei
pirati, sguarnendo cos i bastioni che dominano l'uscita della rada. Durante la
notte la flotta di Morgan sfila davanti al forte, con grande disappunto di don
Alonzo che ha capito il trucco, ma che non ha il tempo di far trasportare di
nuovo l'artiglieria.
Allontanatosi dalla baia, l'ammiraglio dei bucanieri rimette in libert i
prigionieri secondo l'accordo e spara sette colpi a salve per salutare don
Alonzo, senza ricevere alcuna risposta. Il bottino totale  di
duecentocinquantamila pezzi da otto. E' una vera fortuna per quei tempi.
Morgan torna a Giamaica e i Francesi alla Tortuga dove d'Orgeron, il
governatore, li attende con ansia, dopo aver assai temuto per la sua parte di
bottino.
Come sempre, al ritorno di una spedizione vittoriosa, a terra si fa festa, con
grande gioia dei padroni delle taverne e delle loro ragazze. Alcuni filibustieri
hanno radunato una tale fortuna da potersi permettere di tornare in Francia per
vivervi di rendita. Altri, pi giovani, aggiungono l'ultimo bottino ai
precedenti nel nascondiglio che hanno creato in varie caverne. Ci sono perfino
dei pirati particolarmente sospettosi che mettono nelle caverne dei serpenti
velenosi a guardia dei loro tesori. La posizione dei nascondigli  sempre
difficile da stabilire e spesso essi sono costretti a disegnare grossolanamente
delle mappe con pochi punti di riferimento che essi soli conoscono. Ogni pirata
porta su di s la propria mappa per lunghi anni e sono numerosi quelli che,
morendo annegati o durante un combattimento, trascinano in fondo all'oceano il
segreto della loro vita.
Spesso succede che un bucaniere all'inseguimento della preda scopra una caverna
nella quale sono nascosti i tesori di un filibustiere. Non  mai successo che
egli abbia potuto impossessarsi impunemente del tesoro dell'altro. La pena in
questi casi  la morte immediata e il disonore. Gli imbroglioni non invecchiano
alla Tortuga; la disciplina  dura e liberamente mantenuta poich sono stati i
filibustieri stessi a creare quelle norme che poi fanno rispettare in prima
persona. Di tutto questo si parla spesso nella taverna di Spaccafrontiera, un
vecchio filibustiere che ha investito nel commercio degli alcoolici tutto ci
che ha strappato alla Spagna. Da giovane egli spendeva buona parte del suo
bottino nelle locande di Hispaniola, di Port-Royal e di Basse-Terre ed oggi
recupera il denaro speso nella sua taverna che vende il miglior rum della costa.
In essa si ritrovano i Fratelli dopo ogni spedizione a raccontarsi le proprie
avventure. Si beve molto, si scherza e si ride.
Una sera, un bucaniere ubriaco insulta gravemente un filibustiere: in questi
casi il duello  d'obbligo, nonostante esso sia stato vietato da d'Orgeron. I
due uomini escono dal locale e decidono di battersi in un luogo riparato: la
lotta sar dura perch entrambi sono forti ed abili, ma uno dei due deve morire.
Il filibustiere ha paura, poich sa che un bucaniere, anche ubriaco riesce a
colpire la sua preda a cento passi con un sol colpo di arma da fuoco e,
approfittando di un attimo di disattenzione del bucaniere, gli spara un colpo di
pistola nella schiena. Un servo ha assistito da lontano alla scena, e va a
riferirla nella taverna di Spaccafrontiera. Il filibustiere viene condannato e
impiccato e il suo corpo rimane esposto due settimane perch serva d'esempio.
Alla Tortuga non si discute il regolamento, tanto meno alla Giamaica e negli
altri ritrovi dei Fratelli della Costa. Un marinaio inglese di Morgan, dopo aver
ucciso un bucaniere francese, viene condannato a morte e impiccato per strada.
Tornando ai nostri pirati, il ritorno da Maracaibo viene festeggiato con un
grosso spiedo di legna preparato da Doppionervo, un omone altrettanto abile come
cuoco che come filibustiere.
Morgan cerca gente. Quelli che vogliono partire possono raggiungerlo alla punta
sud di Hispaniola.
E' appena arrivato e vuol gi ripartire?
Desidera avere una grande flotta. Da Spaccafrontiera si parla di un progetto
incredibile.
Pi incredibile di Maracaibo c' soltanto Panama! fa notare Pietro il Piccardo
che ascoltava la conversazione.
Si parla appunto di Panama.
Henry Morgan riunisce infatti una flotta straordinaria per i tempi della
Filibusta: trentasette navi e circa duemila uomini, divisi in due squadre. Vale
a dire in pratica tutti gli effettivi della Tortuga e della Giamaica.
A due a due i capitani vanno a visitare l'ammiraglio sulla sua nave.
Bracciodiferro e il Piccardo suggeriscono di farsi la mano su citt meno
importanti, come Vera Cruz o Cartagena. Ma Morgan ha gi deciso: Panama  la pi
ricca. Tra un mese i galeoni venuti dal Per vi avranno depositato il prodotto
delle miniere, la polvere d'oro e le pietre preziose delle Indie. Ci
impadroniremo non solo del denaro del re di Spagna, ma anche di quello delle
compagnie genovesi di navigazione e degli altri privati. Sar una fortuna, non
c' da esitare.
Morgan non dice che egli ha promesso al governatore di Panama che sarebbe
ritornato e che soprattutto vuole mantenere la parola. Il Piccardo se ne rende
forse conto, ma non rinuncia a dare il suo consenso, come del resto
Bracciodiferro, Tribetor, Morris e tutti gli altri. Tuttavia Bracciodiferro ha
dei dubbi, poich non nutre molta fiducia nell'Inglese e nei suoi grandiosi
progetti. Quanto a Michele il Basco, egli decide di non immischiarsi nell'affare
e stabilisce il suo quartier generale a Basse-Terre per reclutare a sua volta un
equipaggio e partire per i mari delle Antille a caccia di qualche grosso galeone
spagnolo.
Il giorno stabilito per la partenza di Morgan e dei suoi compagni, l'oceano 
ricoperto di vele gonfiate dal vento. La San Pietro, comandata da Alessandro,
apre la strada alla flotta composta da otto velieri francesi che navigano sotto
la bandiera della Tortuga: testa di morto su fondo nero. Tribetor  stato
nominato aiutante di Morgan, contrammiraglio della flotta di Basse-Terre. Viene
poi una vera e propria armada battente bandiera inglese.
Alessandro ritrova quattro navi che hanno partecipato alla campagna del
Venezuela e riconosce il Cervo Volante, ribattezzato Soddisfazione, e scorge il
Mayflower, comandato da Bradley, un altro aiutante di Morgan.
E Morgan dove trover le guide per traversare l'istmo? A memoria di
filibustiere, nessuno si  mai spinto al di l di Porto Bello.
Morgan ha un'idea a questo proposito. Se rifletti bene, chiede Alessandro al suo
timoniere, perch pensi che si tenga la rotta a libeccio?
Per rifornirci di provviste a Santa Caterina che dobbiamo per forza incontrare.
E mentre ci riforniremo, Morgan liberer gli schiavi indiani che gli Spagnoli
tengono la relegati. In cambio della libert essi ci condurrano nella Terra
Ferma!
Se Santa Caterina  un bagno penale ci saranno senz'altro degli Spagnoli.
Obietta un marinaio.
Conosco quel posto: fortini dappertutto con i cannoni pronti a sparare. E'
fortificato per resistere a un vero esercito.
Morgan ha detto che sbarcheremo alla Provvidenza, riferisce un altro marinaio,
poi vedremo come sbrogliarcela.
Infatti Morgan dispone mille uomini a terra e gli altri dietro ai cannoni,
pronti a sparare. Piero il Piccardo comanda gli uomini a terra, insieme a
Merluzzo. Tutti i filibustieri portano il fucile a canna lunga dei bucanieri,
un'ascia, un pugnale e talvolta una spada. La Provvidenza  cosi vicina a Santa
Caterina che gli Spagnoli hanno costruito una piccola passerella di legno per
facilitare il passaggio delle loro pattuglie. Durante la notte i filibustieri
percorrono in lungo e in largo l'isola per scoprire l'eventuale presenza di
nemici e per non essere attaccati di sorpresa al momento dell'assalto al
penitenziario. La perlustrazione  resa difficile dalla pioggia che cade per
tutta la notte. All'alba, dopo un breve riposo i filibustieri vengono destati
dalla tromba del forte. Morgan prova la sua pistola, ma la polvere  bagnata.
Non possiamo contare sui moschetti, annuncia, dovremo batterci corpo a corpo.
Una scarica spagnola costringe i pirati a mettersi al riparo dietro le rocce e,
mentre i soldati spagnoli sparano contro di loro, essi puliscono i fucili e
lustrano le pistole. In lontananza, sulla spiaggia, i Francesi, interamente
nudi, fanno asciugare al sole i loro stracci.
Con un trucco incredibile Morgan riesce ad attirare nella sua rete il
governatore dell'isola e ad impossessarsi del fortino. Il combattimento vero e
proprio  durato una mezza giornata e ha fatto una sola vittima. Tra i
prigionieri liberati tre sono di Panama. La spedizione pu cominciare.
La reputazione di Panama  favolosa. Posta sulla costa del Pacifico, la citt si
stende lungo la baia: case di legno per gli abitanti, case di pietra e di
mattoni per i funzionari e gli impiegati del re di Spagna. Le chiese e i
monasteri, che racchiudono immensi tesori, assomigliano pi a dei forti che a
delle case di Dio. Il municipio e la banca del Tesoro, nella quale vengono
custoditi l'oro e l'argento venuti dal Per, sono stati costruiti su di una
penisola difesa da fossati e fortificazioni.
Panama la vieja, come viene chiamata,  un centro commerciale molto importante:
le navi mercantili vi fanno scalo, le merci vanno e vengono in considerevoli
quantit. Le donne sono coperte di gioielli e i forzieri sono colmi di
ricchezze, poich le navi per la Spagna sono rare. La Casa de Contratacion di
Siviglia, la sola autorizzata al commercio tra le Antille e il continente
europeo, organizza un solo convoglio annuale, cosa che appesantisce moltissimo
il commercio.
Ci sono due flotte spagnole, la cui rotta  seminata di relitti: la Flotta della
Nuova Spagna, che si occupa di Cuba e di Vera Cruz, e la Flotta della Terraferma
che fa scalo a Cartagena e che s'incarica del commercio del Venezuela e di
Panama. La Flotta del Pacifico effettua le spedizioni in Asia, ma il suo
commercio ha come centro Panama. A Panama si trova di tutto: dai pappagalli,
rivenduti a prezzi esorbitanti a Cadice, allo zucchero, dalle perle al cacao,
fino all'oro, all'argento e al tabacco. I musei della citt potrebbero essere
pieni di statue e di oreficeria azteca, ma gli Spagnoli preferiscono fondere
tutto e trasportarlo sotto forma di lingotti in Spagna. Panama  una grande
officina, una fonderia nella quale scompare l'arte e la civilt di tutto un
popolo. Ecco perch la presa di Panama rappresenta per i filibustieri l'impresa
pi importante.
Bisogna prendere il forte San Lorenzo, che controlla l'imboccatura del fiume
Chagre e smantellarlo.
Morgan prepara l'attacco: egli fa salire sulle navi inglesi Mayflower, Dolphin,
Thomas e Recovery, tutte della Giamaica, i pirati francesi. Il 27 dicembre 1669
i quattro vascelli passano al largo del campo spagnolo, una costruzione
massiccia e perfettamente organizzata per la difesa. I quattro capitani cercano
di scorgere col cannocchiale un punto debole nella fortezza. Al secondo
passaggio dei filibustieri la guarnigione apre il fuoco coi cannoni posti in
cima al torrione centrale. Si tratta di un avvertimento per far presente ai
pirati che sono stati avvistati e che non potranno certo attaccare di sorpresa.
Bradley, il capitano del Mayflower, s'accorge subito che un attacco dal mare
comporta immensi rischi, mentre uno sbarco ha molte probabilit di riuscita.
Sbarcheremo all'alba, dice all'equipaggio. Ci occuperemo del posto di vedetta
appena alzato il sole. Marceremo su quattro colonne di cento uomini.
Aprendosi la strada a colpi di sciabola, i filibustieri si avvicinano a San
Lorenzo aggirandolo e arrivano alle spalle del forte alle due del pomeriggio.
Essi si trovano sulla scogliera che domina il forte e vedono nel cortile i
soldati della guarnigione intenti a piazzare i cannoni.
Riusciremo a sconfiggerli soltanto se impediremo loro di servirsi dei cannoni,
avverte Bradley. Bisogna avanzare carponi e sparare sui cannonieri mentre
ricaricano i pezzi.
Ogni volta che un colpo di cannone parte dal forte i filibustieri si gettano
all'assalto e sparano all'impazzata prima di ripiegare per poi ricominciare
daccapo. Ma gli Spagnoli fanno un massacro, e Bradley capisce che proseguendo
con questa tattica egli perder troppi uomini.
All'attacco, fratelli, scavalchiamo la palizzata! Questa volta ci siamo! grida
il capitano alzandosi e partendo all'assalto. Ma viene subito colpito a tutte e
due le gambe e i filibustieri indietreggiano un'altra volta. Il loro morale  a
pezzi: ci sono troppi cadaveri intorno alla fortezza e i filibustieri sono a due
passi dalla disfatta. Quando scende la notte i tre capitani che non sono stati
feriti, pensano gi a riportare a bordo i loro uomini e a tentare un altro
attacco con un maggior numero di uomini. Mentre si stanno raccogliendo i feriti,
uno di essi, in preda al dolore pi feroce, si strappa una freccia dalla ferita,
l'avvolge nel cotone, la infila nel moschetto e, dopo avervi acceso la miccia,
la spara. I filibustieri seguono la traiettoria della piccola fiamma verso il
forte ed assistono, increduli, all'incendio di una ridotta.
Ragazzi, le frecce! Sparate le frecce! urla un capitano. Date fuoco alla frecce!
Nel forte gli Spagnoli cercano di spegnere l'incendio provocato dalla prima
freccia, ma  inutile perch ormai c' una pioggia di frecce infiammate che
appiccano il fuoco qua e l nel fortino. Le sagome degli Spagnoli appaiono sui
bastioni illuminate come in pieno giorno. Il danno pi grave  provocato dallo
scoppio dei depositi di polvere e quando i pirati irrompono all'alba nel forte,
trovano vivi soltanto quattordici Spagnoli accanto a ben trecentosei uomini
morti.
Quando, ventiquattro ore pi tardi, Morgan arriva al largo di San Lorenzo, vede
nel suo cannocchiale sventolare sul forte la bandiera inglese; dopo poche ore
viene a sapere di aver perso Bradley e centocinquanta uomini; ci sono inoltre
molti feriti. Morgan fa rimettere il fortino in condizioni di combattere e lo
lascia ai pirati meno sicuri ai quali affida i feriti, in tutto cinquecento
uomini; affida a centocinquanta pirati la cura delle navi e decide di partire
per la citt con i rimanenti milletrecento.
Il 18 gennaio 1670 essi si allontanano dal fortino e, dopo aver percorso un
breve tratto di mare, ormeggiano le navi e cominciano la marcia sulla citt. Ma
la strada  lunga e assai faticosa a causa delle dense foreste che impediscono
ogni visibilit e ritardano l'avanzata.
Morgan dispone all'avanguardia duecento bucanieri francesi, meglio armati e pi
valorosi, seguono gli Inglesi, mentre altri filibustieri della Tortuga chiudono
la colonna. In una stretta gola montuosa i pirati cadono in un'imboscata tesa
dagli indiani amici degli Spagnoli, i quali uccidono una decina di uomini. Dopo
aver superato questa difficolt essi arrivano in cima alla montagna, dalla quale
scorgono l'oceano Pacifico. Una piega del terreno nasconde Panama agli occhi
degli avidi filibustieri.
Per difendere la citt, il governatore di Panama ha formato un esercito e
radunato in un parco gli armenti dei coloni. Ci sono cos migliaia di tori,
nervosi ed eccitati, pronti ad assalire i pirati. Questo strano esercito si
mette in marcia verso Morgan e i suoi uomini.
Non c' un minuto da perdere; ordina Morgan, conosciamo bene queste bestie;
dobbiamo respingerle e disperderle. Gli avversari si avvicinano sempre di pi.
Viva el Rey, si ode nelle file spagnole. Improvvisamente i cavalieri di Carlo II
si drizzano sulle staffe, abbassano le lance e si precipitano verso i pirati,
spingendo avanti a s i tori infuriati. I filibustieri si sono inginocchiati a
terra in varie file e hanno cominciato a sparare. Alla prima scarica le bestie
si fermano, calpestando la melma e scalpitando indecise. I Francesi continuano a
sparare ed abbattono alcuni tori: la confusione  totale. Improvvisamente i
bucanieri escono dai loro ripostigli urlando e sparando e i tori spaventati
fanno dietro front precipitandosi sugli Spagnoli, sconvolgendo lo schieramento
della fanteria, rovesciando i cavalieri, calpestando gli alabardieri. In pochi
minuti la situazione si capovolge: le truppe del governatore di Panama sbandano
da tutte le parti e fuggono in tutti i sensi, inseguite dai tori inferociti che
si precipitano a testa bassa sui loro proprietari.
Avanti! Avanti! grida Morgan che sente la vittoria a portata di mano.
I suoi uomini sbucano da dietro gli alberi, con la spada sguainata e l'ascia in
mano, urlando, rompendo le linee nemiche ed uccidendo gli uomini che gli animali
furenti hanno gettato a terra. E' la confusione pi generale: in due ore le
truppe dei difensori di Panama si disperdono e fuggono da ogni parte per evitare
le bestie inferocite e le spade dei pirati. Alla fine del combattimento, sul
campo di battaglia sono disseminati seicento cadaveri, in mezzo ai cavalli, alle
bestie uccise e alle armi abbandonate. Morgan perde solo quattro uomini. Alcuni
monaci venuti a dare l'assoluzione agli agonizzanti sul campo di battaglia
vengono uccisi a colpi di arma da fuoco.
I filibustieri scendono di corsa lungo il versante occidentale che conduce al
Pacifico, si precipitano sulla riva e si bagnano in quel mare che non conoscono.
Un po' pi verso est, essi scorgono la citt di Panama che comincia a bruciare
al centro della baia.
Il governatore Guzman  riuscito infatti a fuggire insieme alle famiglie pi
ricche della citt e, prima della partenza, ha fatto saltare in aria i depositi
di polvere e di esplosivo; lo scoppio ha appiccato il fuoco alle case vicine e
le fiamme si sono rapidamente estese a tutta la citt.
I filibustieri devono far presto se vogliono arraffare qualcosa delle immense
ricchezze di Panama: accorsi in citt, essi tentano di abbattere le costruzioni
di legno per circoscrivere il fuoco, ma tutti gli sforzi sono vani, poich il
vento lo trascina dappertutto. In poche ore la citt  solo rovine fumanti e i
pirati sono costretti a cercare sotto la cenere ancora calda per trovare qualche
ricchezza, soprattutto nelle chiese. L'oro che essi riescono a trovare  tutto
fuso, e le pietre preziose brillano fra i detriti. Il bottino deve essere
aumentato e Morgan, mentre organizza l'inseguimento dei fuggiaschi, viene a
sapere che un galeone ha lasciato Panama poco prima della disfatta dei soldati
del governatore.
La maggior parte del bottino  dunque lontana e la collera dei vincitori si
riversa sui prigionieri. Per far confessare i nascondigli delle ricchezze, essi
torturano gli abitanti che resistono assai poco e rivelano tutto ci che sanno.
In questo modo i pirati riescono ad accumulare un discreto bottino d'oro,
d'argento e di pietre preziose e prendono le donne per ottenere poi il riscatto,
dopo averne goduto a lungo.
L'orgia dei pirati dura ventotto giorni, mentre compagnie di sentinelle fanno
buona guardia al porto e sulle colline che circondano la citt; poi i pirati
ritengono giunto il momento di ripartire, avendo conquistato un ottimo bottino,
superiore assai, malgrado il galeone fuggito in Ispagna, alle previsioni dei
filibustieri. Essi sono costretti ad abbandonare l'altare d'oro massiccio della
cattedrale di Panama, che dorme ancor oggi sul fondo del mare intorno alla
citt. Morgan organizza cos il ritorno alla Giamaica e raccoglie i muli
sufficienti al trasporto del bottino. Ma non va tutto liscio, poich alcuni
pirati si ribellano al comando di Morgan. Essi non sono soddisfatti del bottino
e decidono di disertare e di rimanere l per spogliare completamente il paese
delle sue ricchezze. Sono circa un centinaio a decidere di impossessarsi delle
navi e di costruire un forte. Essi riescono a nascondere una buona quantit di
munizioni, in previsione del ritorno degli Spagnoli, e viveri per parecchie
settimane, mentre cercano di sbarcare dalle navi i cannoni per armare il forte.
Uno di essi li denuncia per a Morgan e la repressione  immediata: alcuni
pirati fedeli si recano sui vascelli ribelli, li disalberano e gettano le
attrezzature in mare.
Viene cos dato l'ordine di partenza e la carovana di muli si mette in marcia.
La citt si svuota; infatti tutti gli abitanti sono stati fatti prigionieri: da
cinque a seicento prigionieri incatenati e gementi marciano in mezzo alle
colonne. A Cruz il bottino viene diviso tra le navi, insieme al riso e al mais
requisito per il viaggio di ritorno. I prigionieri che non hanno potuto pagarsi
il riscatto vengono ammucchiati in fondo alla stiva. Centocinquanta schiavi
vengono legati a gruppi di dieci sui ponti dei brigantini. Il cinque marzo 1670
inizia il ritorno per millecento filibustieri scampati all'impresa panamense.
Qualche ora prima di levar l'ancora, Morgan d ordine agli ufficiali di frugare
gli uomini per vedere se qualcuno ha rubato qualcosa. Gli uomini rifiutano, ma
Morgan si fa perquisire per primo. Egli ne approfitta per sorvegliare che le
armi siano scariche, poich sa bene che i ribelli non hanno abbandonato i loro
progetti e che aspettano l'occasione propizia per disfarsi di lui e tornare a
Panama. La divisione del bottino avviene nella pi grande confusione; gli
Inglesi fanno la parte del leone appropriandosi di pi del doppio della parte
dei Francesi. La rivolta serpeggia nelle file di questi ultimi. Briciola d'Amore
e il Piccardo istigano la ribellione contro Morgan, il quale toglie
discretamente l'ancora una notte, accompagnato a quattro vascelli di Port Royal
i cui capitani hanno approfittato del tradimento, e fugge. I Francesi e alcuni
capitani inglesi si accorgono troppo tardi della fuga e non possono dare la
caccia all'ammiraglio.
Tutti giurano di vendicarsi si lui alla prima occasione che a giudicare dalla
sua ambizione, non dovrebbe tarlare molto. Ma si sbagliano, poich Morgan si
ritira dalla scena della Filibusta. Egli ha accumulato una grande fortuna e
vuole godersela in pace nelle sue terre della Giamaica...
I Francesi rientrati alla Tortuga non sono molto soddisfatti: il bottino
conquistato nella campagna di Panama  molto superiore a quello che avrebbero
potuto raccogliere da soli, ma il pensiero di essere stati giocati da un Inglese
li mette di pessimo umore. Al solo nome di Morgan molti mettono mano alla spada
o brandiscono il loro coltello. Il governatore d'Orgeron riesce a convincere
molti filibustieri a stabilirsi a terra per far fruttare il denaro accumulato,
poich ormai il re di Francia non  pi favorevole alla Filibusta. Questo
consiglio non risolve il problema, poich per ogni filibustiere che si ritira
dalla scena ne arrivano altri due dalla metropoli. Vi si mettono anche le donne.
L'olandese Laurent de Graaf si associa ad una bretone, Anna Diolovuole, fiera e
sanguinaria. Essi si sono conosciuti battendosi a duello su una spiaggia di
Hispaniola e compiono insieme le loro scorribande sui mari. Durante un
abbordaggio nel mare delle Piccole Antille, Laurent  tagliato in due da una
palla spagnola e Anna fatta prigioniera e condotta a Cartagena.
La vostra anima raggiunger Satana, le dice un inquisitore che la sta
torturando.
Sono sicura, senor, risponde la bretone, che siete pagato per sapere che le
donne non mantengono sempre ci che promettono.
Anna riesce a fuggire e prende il comando di un'altra nave con la quale
conquista una grande fortuna.
Una sua amica, Anna Boley, diventa celebre per le sue prodezze durante gli
abbordaggi. E' irlandese e combatte su una nave sulla quale sventola la bandiera
nera della Filibusta. Anch'essa venne fatta prigioniera e condannata a morte ma
riusc a sua volta a fuggire e a continuare le sue imprese piratesche.
Alla Tortuga intanto sta sorgendo un altro tipo di filibustiere: il cercatore di
tesori. Arrivano dalla Francia attrezzati per scendere sott'acqua, dispongono
per questo di campane ad immersione. Infatti i cannoni della Filibusta hanno
fatto colare a picco centinaia di vascelli i cui tesori, abbandonati sul fondo
del mare attendono gli audaci. Essi non sono molto numerosi ma ben presto,
nonostante le difficolt e l'assenza di carte sottomarine, l'oro, l'argento, il
vasellame riccamente fregiato, i cannoni di bronzo e le pallottole cominciano a
risalire alla superficie.
Si pu immaginare la rabbia degli Spagnoli quando vengono a sapere che anche le
loro navi affondate diventano preda dei filibustieri e che i tesori in esse
contenuti vanno ad arricchire i loro bottini. Un Inglese riesce cos a strappare
al mare circa trecentomila dobloni d'oro e quasi duecento chili d'argento.
Questi tesori, ricoperti di conchiglie e di verderame vanno ad ammucchiarsi in
fondo alle caverne dell'isola della Tortuga. Alcuni cercatori, dopo aver fatto
fortuna, ritornano in Francia, ma la maggior parte di essi non  mai soddisfatta
e continua a cercare sott'acqua e ad accumulare ricchezze.
La povera Spagna, svaligiata e ricattata, protesta presso Londra e Versailles
per i saccheggi ai quali sono sottoposte le sue colonie. Ma il motto dei Caraibi
: Essere sempre pronti, piuttosto un'ora prima che un minuto dopo; cosicch,
quando l'annuncio della fine della guerra raggiunge le Antille, le flotte sono
gi pronte ad assalire il nemico di sempre. Le guerre infatti sono frequenti tra
le nazioni interessate alle Indie occidentali: 1665, guerra tra Olanda e
Inghilterra; 1667, guerra tra Inghilterra e Francia; 1667, pace tra Olanda,
Francia e Inghilterra; 1667, pace tra Inghilterra e Spagna; 1672, guerra
dell'Olanda e dell'Inghilterra contro la Francia; 1673, guerra tra Francia e
Spagna; 1673, pace tra Olanda e Inghilterra; 1678, pace tra Olanda e Spagna
contro la Francia; 1697, pace; 1702, guerra dell'Inghilterra e dell'Olanda
contro la Francia e la Spagna, ecc.
Durante tutto questo periodo i filibustieri, in ultima analisi, si considerano
in guerra soltanto contro la Spagna. I loro sovrani mandano talvolta le loro
rimostranze ai governatori ma con cos scarso entusiasmo e convinzione che il
rimprovero arriva spesso contemporaneamente ai complimenti e alle ricompense.
Morgan, ad esempio, dopo la spedizione a Panama, viene richiamato a Londra in
quanto l'attacco si  svolto in un periodo in cui regnava la pace tra
Inghilterra e Spagna. Egli viene giudicato e condannato alla prigione assieme a
Modyford, governatore di Port Royal. Essi vengono rinchiusi nella torre di
Londra e vi rimangono alcune settimane, dopo di che Morgan viene presentato a
corte. Il re lo fa nobile e gli regala una tabacchiera con il suo ritratto
circondato da diamanti. Meno di tre mesi dopo la sua condanna, Morgan viene
nominato vicegovernatore dell'isola della Giamaica, governata da lord Vaughan.
Il re di Spagna protesta; la nomina del capo pirata quale rappresentante del re
d'Inghilterra viene considerata dal sovrano spagnolo come un affronto personale.
C' sempre qualcosa di incomprensibile nella politica, ma in questo caso gli
interessi reali nei Caraibi sono tali da giustificare un simile segno di
gratitudine nei confronti dell'ammiraglio dei bucanieri.
Per quel che riguarda la Francia le cose si svolgono alla stessa maniera: oggi
il re e i suoi ministri ammoniscono i filibustieri, per complimentarli domani
fornendo loro la polvere e tutto il necessario per compiere altre operazioni
contro gli Spagnoli. Olandesi, Inglesi, Irlandesi, Francesi, tutti si
considerano Fratelli della Costa contro la Spagna e per il bottino.
Un Olandese, Van Horn, e un Francese, Grammont, si associano ancora una volta
per saccheggiare Cartagena, che era stata trascurata da Morgan. Luigi XIV non 
molto favorevole, ma il barone di Pointis, vice ammiraglio della sua flotta,
riesce a convincerlo. Versailles scrive alla Tortuga per chiedere ai
filibustieri di tenersi pronti e di affilare le sciabole. Nel frattempo il
governatore di Cartagena e le autorit del porto vengono a sapere, senza troppo
crederci, dell'imminenza dell'attacco. Pointis dispone di cinquemila uomini,
ventisei navi e pi di cinquecento cannoni. Gli Spagnoli si arrendono
immediatamente con lacrime di vergogna e di paura; la citt capitola dopo un
bombardamento di dieci ore e il saccheggio comincia. Questa volta anche la
popolazione povera partecipa alla rapina. Ci  pervenuto un parziale inventario
redatto dall'economo di un convento; egli ha dovuto consegnare ai Francesi:
trentaduemilanovecento piastre, sei tazze, una saliera due scodelle, un'oliera,
una vasca, un bricco una bacinella, due candelabri, sei piatti grandi e due
piccoli due vassoi da pollo, altri due vassoi, il tutto d'argento, inoltre, una
collana di trentasei grani d'oro e una pi piccola di trentatr; un filo di
perle di novantotto grani due collane di perle medie e un braccialetto, una
collana d'oro con una croce di smeraldo e undici piastre lavorate; un paio di
orecchini d'oro e di smeraldo e due anelli d'oro con sette diamanti ciascuno.
Questo  sufficiente a dare un'idea dell'importanza del bottino, poich questa
lista riguarda soltanto il saccheggio di un monastero, mentre Cartagena  una
citt che conta pi di duemila abitanti. Il bottino dovrebbe ammontare a circa
cento milioni di piastre, ma Pointis, come Morgan, si prende una parte molto
maggiore degli altri. Quando si presenta davanti a Luigi XIV per riferire i
risultati della missione e consegnare al re la sua parte viene nominato
ammiraglio e decorato dal re in persona col grande cordone di San Luigi.
Grammont decide allora di saccheggiare Campeche: egli riunisce milleduecento
uomini nell'isola delle Vacche; raccomandando loro di mantenere il segreto,
organizza la sua flotta e spedisce un emissario nell'isola della Tortuga con
l'incarico di ottenere un'autorizzazione ufficiale. Il governatore si reca
personalmente nell'isola delle Vacche per impedire la spedizione.
Tuttavia il re gli ha ordinato di non scontentare troppo i filibustieri e di
mantenere quell'unit tra i pirati che potr eventualmente essere utile come lo
 stata in passato. Per adesso il sovrano pensa che sia necessario impedire gli
attacchi agli Spagnoli in quanto il regno ormai ne trae poco profitto.
Ma, signore, dice Grammont al governatore, come pu il re essere al corrente
delle nostre intenzioni, mentre la maggior parte di questa flotta non ne 
ancora stata informata? Io penso piuttosto che si tratti della vostra solita
bont, che temiate cio le crudelt che potremmo commettere nei confronti degli
Spagnoli. Vi prometto, in fede di capitano, che non sar fatto alcun male e che
conserveremo cos bene il segreto da poter conquistare di sorpresa la citt in
cui ci rechiamo, e senza sparare un colpo, e inoltre di depredarla senza che i
suoi abitanti abbiano il tempo di accorgersene e di lamentarsi.
Scherzi a parte, risponde il governatore, il re non approva questa spedizione;
ho ricevuto da poco i suoi ordini in merito ed egli mi ha anche mandato alcune
fregate per ridurre all'obbedienza coloro che non seguissero i suoi ordini. Ecco
perch vi esorto tutti ad abbandonare questo tipo di imprese e vi prometto di
procurare a ciascuno di voi un'occupazione conforme alle capacit e ai meriti.
Non ne dubito affatto, dice Grammont. Se i nostri Fratelli qui presenti
rinunciano all'impresa programmata, io accetto le vostre proposte.
Una settimana dopo Campeche cade nelle mani dei filibustieri. E' un colpo
ardito, ma i filibustieri sono pi decisi che mai. Come al solito gli uomini di
Grammont uccidono e saccheggiano, malgrado le proteste del governatore spagnolo;
il bottino  enorme. La parte che spetta a ciascuno  tra le pi cospicue
ottenute dopo un'impresa di quel tipo e questo non fa che incoraggiare i pirati
a proseguire nelle loro imprese. Infatti nessuno di loro ha voglia di diventare
un contadino su di una qualunque isola del mar delle Antille.
Morgan muore un giorno del 1688. Dopo aver rischiato mille volte la vita in
combattimento o per una ferita incancrenita o per un colpo di spada o di
coltello o infine sul patibolo, egli muore di vecchiaia nel suo letto.
Tutte le navi di Port Royal sparano in suo onore e i filibustieri seguono il
feretro fino alla tomba di fronte al mare; tra di loro ci sono molti Francesi
che sono fuggiti dalla Tortuga dopo l'impresa di Pointis. Il re di Francia ha
concluso inoltre la pace con la Spagna e chiede alla Filibusta di starsene
tranquilla:  troppo, si pu chiedere qualsiasi cosa ad un capitano della
Filibusta, salvo quella. Succede cos che i tesori spagnoli non prendono pi la
strada della Tortuga, ma quella della Giamaica. D'Orgeron  stato sostituito da
un certo de Pouancey, squallido successore in verit, che lascia ben presto
l'incarico a Tarin de Cussy, arrivato con ordini precisi: rifiutare qualsiasi
incarico ufficiale ai filibustieri, non avallare le loro imprese per nessun
motivo. Malgrado l'ostilit dei capitani egli intende far rispettare questi
ordini: Pensateci bene prima di compiere qualche impresa. Non costringetemi, mio
malgrado, a ridurvi alla ragione con la forza.
I filibustieri preferiscono andarsene, e poich Hispaniola  troppo vicina
decidono di trasferirsi in Giamaica. La morte di Morgan li tocca pi
profondamente di quanto lascino vedere: essi avevano un immenso rispetto per il
rosso e la sua morte strappa loro un sospiro invece della solita bestemmia, ma
anche un pensiero invidioso per le sue propriet e le sue ricchezze.
Gli Spagnoli festeggiano l'avvenimento come per la morte dell'Olonnais. Nella
maggior parte dei palazzi dei possedimenti spagnoli i governatori offrono un
banchetto, gli ammiragli dei galeoni traggono un sospiro di sollievo. Morgan non
correva pi i mari da parecchio tempo, ma il suo esempio era stato importante
nella formazione di altri temibili pirati. La morte di Morgan comunque segna un
po' la fine della Filibusta; essa coincide infatti con la volont dei sovrani
europei di intendersi amichevolmente sulla questione delle colonie e di
commerciare liberamente a maggior beneficio delle grandi compagnie reali. Tarin
de Cussy, abbiamo visto, scaccia dalla Tortuga i filibustieri francesi, i quali
vanno verso i mari del sud, abbandonando provvisoriamente i loro tesori nascosti
nelle caverne dell'isola. Ma le loro spedizioni non sono cos facili e fortunate
nei Caraibi. L'epoca d'oro della Tortuga finisce e comincia la leggenda intorno
ai tesori e la caccia alle fortune nascoste da vecchi pirati un po' dappertutto.
La pi celebre storia di caccia al tesoro resta quella di William Phips, il
primo e il pi fortunato degli scopritori di tesori nascosti.
Per una decina d'anni, William Phips, ingegnere navale e navigatore, prosegue il
suo commercio tra la Nuova Inghilterra e le Antille sfuggendo sempre alla
Filibusta: egli trasporta legname da costruzione e baccal e riporta cuoio, rum
e barili di zucchero. Approfitta dei suoi viaggi per raccogliere tutte le storie
di naufragi e di abbordaggi che circolano nelle taverne dei dock. Nel 1683
racconta gli aneddoti che conosce al re Carlo II a Londra ed ottiene una
commissione reale per organizzare la caccia al tesoro. Inoltre Sua Maest gli
affida una fregata della flotta reale con tutto l'equipaggio: l'Algier Rosa, non
nuova ma solida e rapida. A bordo si trova anche un agente del Tesoro di Carlo
II, incaricato di controllare la spartizione del bottino. La nave viene
attrezzata per la ricerca sottomarina e ad essa si aggiunge un'altra nave, il
Good Intent (il Ben intenzionato). Ci saranno tre parti: quella di Carlo II e
una per ogni capitano. La prima grande partenza avviene il 19 gennaio del 1684,
diciamo prima partenza perch la prima spedizione fu uno scacco. Phips costeggia
l'arcipelago delle Bahamas, aggira Hispaniola e la Tortuga, ma quando arriva ai
luoghi designati per le ricerche vi trova un'altra nave, la Risoluzione,
occupata nell'esplorazione delle scogliere. Phips si mette allora alla ricerca
di un altro relitto introvabile, ma i marinai si ammutinano e attaccano il
quadrato degli ufficiali nella convinzione che  assolutamente sciocco perder
tempo a cercare e frugare sotto il mare, quando la fortuna corre al di sopra
delle acque sui galeoni spagnoli. William Phips riduce gli ammutinati alla
ragione e li sbarca a Port Royal: Visto che volete passare alla pirateria,
eccovi a terra, vi rendo le vostre armi e tanti saluti.
Assolda un altro equipaggio e riparte alla ricerca di un relitto carico di
ricchezze che dovrebbe trovarsi vicino a un certo isolotto, ma il mare  pieno
di isolotti che si assomigliano e questa spedizione fallisce miseramente.
Siamo nella primavera del 1685 e a quell'epoca la navigazione non  facile e
comoda. A Londra Carlo II  morto e Giacomo II, che succede al fratello, non 
altrettanto ben disposto nei confronti di Phips. Tuttavia l'ammiragliato gli
conserva la sua fiducia. Alcuni azionisti investono il loro denaro in una nuova
spedizione e il Tesoro inglese si incarica del resto. La parte di Phips 
fissata in un sedicesimo dei ritrovamenti. La seconda partenza avviene il 12
settembre a bordo di due navi: il James and Mary e l'Henry of London, affidato
al capitano Francis Rogers. Il 7 febbraio 1687, al largo di Hispaniola, un
osservatore della James and Mary che sta passando sopra un banco di coralli,
scorge un polipo dall'aspetto bizzarro. Un marinaio, che si  gettato in mare,
ne riporta un ramo, estremamente pesante. Phips gratta via il deposito calcareo
ed appare l'argento. Si tratta di un candelabro.
Gettate l'ancora. urla Phips. Pronti per l'immersione.
Per tre giorni consecutivi l'oro, l'argento, le monete si ammucchiano sulle due
navi. Sette lingotti, due sbarre e circa duemila pezzi escono dal fango.
Il relitto riposa sul banco Ambrosia, a nord di Hispaniola. Le scoperte vengono
accuratamente annotate nel giornale di bordo: 4 marzo: questa mattina il vento
soffia da E.-S.-E., le barche vanno al relitto e verso sera trasportano a bordo
duemilatrecentonovantanove libbre di monete che supponiamo essere d'argento e
che abbiamo messo in trentadue sacchi. Alla sera il vento rinfresca e soffia
freddo per tutta la notte. 14 marzo: oggi il tempo era particolarmente sereno e
le nostre barche sono ritornate dal relitto con quarantuno lingotti, quattro
sbarre dow-boys del peso totale di duemilacinquecentoquarantadue libbre. Monete:
seicentoventidue libbre. 16 marzo: peso milletrecentoquarantun libbre. Monete:
quattromilacinquecentocinquantanove libbre.
Dal 22 febbraio al 19 aprile il totale delle scoperte ammonta a
ventiduemiladuecentosei libbre di lingotti e a trentamilatrecentoventisei libbre
di monete, ossia circa ventisette tonnellate di oro e d'argento, in quanto sotto
il calcare  difficile riconoscere il metallo e in quel momento gli equipaggi di
Phips hanno altro da fare che grattare le monete per stabilire un bilancio
preciso. La paura di un attacco da parte dei filibustieri della Giamaica o di
qualsiasi altra parte, decide gli Inglesi a ritornare a Londra e il James and
Mary raggiunge le banchine del Tamigi il 15 maggio 1687. Tutti coloro che hanno
fatto affidamento sulle capacit di Phips sono la impazienti ad aspettare. I
loro investimenti rendono al di l di tutte le previsioni. Anche questa volta la
Spagna protesta, affermando che il bottino appartiene al suo re e che questi era
perfettamente libero di lasciare quel tesoro in fondo al mare. La personalit
degli azionisti, tra i quali c' lo stesso re d'Inghilterra, respinge qualsiasi
contestazione e ciascuno riceve la sua parte in ragione del settemila per cento:
una fortuna che nessuno si aspettava. Ormai William Phips non manca n di
capitali n di azionisti: tutta l'Inghilterra vuole investire denaro
approfittando di questi facili guadagni. Phips non ha forse raccontato che il
mare dei Caraibi  pieno di simili relitti ed anche pi ricchi? Altre navi
prendono il largo: il Forsight, il Good Look and a boy, il vecchio James and
May, il Princess. Tutti salpano verso Hispaniola, la Tortuga e le sue ricchezze
sommerse. Molti torneranno delusi, mentre William Phips viene creato baronetto.
Alcuni avventurieri studiano pagina per pagina i racconti dei combattimenti
navali di Oexmelin, i libri di bordo delle navi mercantili delle compagnie
spagnole che riportano i particolari dei naufragi delle navi appartenenti alle
loro flotte, i rapporti dei governatori delle Antille, con la speranza di
ritrovare i punti precisi in cui giacciono le navi affondate, i forzieri gettati
in mare durante l'abbordaggio, i brigantini pirati troppo carichi.
I sopravvissuti e i nostalgici della Filibusta si lanciano alla scoperta delle
favolose ricchezze strappate alla terra e agli uomini per essere nuovamente
seppellite nei fondali pi segreti ed inaccessibili del mare dei Caraibi.
I piani circolano di taverna in taverna, pi falsi ed incompleti gli uni degli
altri, con la celebre croce che segna il punto in cui le navi sono affondate.
Rimangono tuttavia in alcune isole inespugnabili, quali l'isola delle Vacche o
le Cayes de Cuba, alcuni pirati indipendenti ed irriducibili data la loro
conoscenza dell'oceano. Essi eserciteranno per parecchi anni il loro dominio su
alcune zone, affondando pi di trecento navi mercantili. Essi conservano le
stesse abitudini del miglior periodo dell'isola della Tortuga. Si avvicinano fin
sotto la nave nemica per evitare i colpi di cannone, poi, virando di bordo,
uccidono i cannonieri costringendo l'equipaggio a combattere corpo a corpo.
Molti proclami vengono affissi nei porti delle Antille per offrire il perdono ai
filibustieri che acconsentono ad abbandonare ci che viene allora chiamato la
via sbagliata per rientrare nella legalit. Coloro che rifiutano la proposta
vengono invece minacciati delle pi severe punizioni.
Tuttavia una spedizione parte da Port Morant nella Giamaica con destinazione il
Pacifico. Panama ha dimostrato che la costa occidentale  altrettanto ricca che
quella del golfo e la Filibusta pensa di incontrare meno avversari da quella
parte. Siamo nel 1690 e tra i bucanieri si trovano John Coxon e Bartholomew
Sharp. Con alcune barche essi scendono il fiume Chagre, raggiungono il Pacifico,
si fanno notare da tre piccole navi da guerra spagnole, le attaccano, se ne
impadroniscono, scorgono una grande nave, la Santissima Trinidad, ancorata nella
baia, l'assaltano, gettano l'equipaggio in mare e si ritrovano padroni a bordo.
In poche ore questi pirati sono dunque passati dalle loro piccole barche ad una
nave da battaglia potentemente armata. Per lunghe settimane saccheggiano senza
tregua le navi spagnole che incrociano nella baia di Panama, trafficando con i
commercianti spagnoli poco scrupolosi, che scambiano il loro bottino contro
polvere e viveri. Le navi cariche d'oro e d'argento si dirigono allora verso le
Antille superando il capo Horn.
A bordo esplodono aspre liti tra quelli che hanno perso la loro parte al gioco e
che vogliono rimanere ancora un po' di tempo nel Pacifico e quelli che hanno
vinto la parte degli altri e desiderano tornare alla Giamaica per spendere il
loro denaro. Con sorte alterna la flotta dei filibustieri gira intorno al
continente e risale verso nord in direzione dei Caraibi. Durante il viaggio i
pirati attaccano la San Pedro, che essi avevano gi svaligiato l'anno precedente
e che  nuovamente carica d'argento: ventunmila piastre nei forzieri, sedicimila
nei sacchi e diversi lingotti. Essi attaccano anche la Saint-Rosaire, una grossa
nave mercantile carica di argento in lingotti che i filibustieri scambiano per
stagno, gettando il tutto in mare. Un marinaio ne conserva uno ed  solo al suo
arrivo a Port Royal che un gioielliere scopre la vera natura del metallo,
gettando nella costernazione l'equipaggio della Santissima Trinidad. Esso
dispone comunque di molti pezzi da otto e soprattutto di seicentoventi damigiane
di vino e di acquavite che non durano pi di una settimana. Un calcolo del
gioielliere permette di stabilire che i marinai di Sharp hanno buttato a mare la
discreta somma di centocinquantamila lire. Purtroppo la Saint-Rosaire  stata
attaccata in pieno mare al largo delle Antille e questo tesoro sembra
irrimediabilmente perduto. Il marinaio che conserv l'unico lingotto d'argento
disegn una carta, ma inutilmente. In ogni caso questa fu l'ultima grande
impresa dei filibustieri delle Antille. A poco a poco essi si trasformano tutti
in cittadini, in coloni e si raggruppano per nazionalit. Francesi, Inglesi ed
Olandesi si stabiliscono nelle regioni strappate agli Spagnoli. Gli Spagnoli
rimangono nei possedimenti che la Filibusta ha lasciato loro.
Il 7 giugno 1692 il maremoto, il ciclone e il terremoto si uniscono per
seppellire per sempre Port Royal della Giamaica, la capitale della Filibusta e i
suoi milioni di pezzi da otto, di lingotti d'oro e d'argento, le sue tonnellate
di oggetti preziosi e i suoi sacchi di gioielli.
Da quel giorno, scrive un viaggiatore, quando il mare sembra uno specchio,
attraverso la massa tersa delle acque, marinai di tutti i paesi posano il loro
sguardo nei suoi cortili e nelle sue terrazze... Non  pi che un immenso
cimitero.
Il tesoro di Morgan e quelli di tutta la Filibusta aspettano nuovi avventurieri.

FINE.








































