







      traduzioni telematiche a cura di

      Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo

      (casa di reclusione - Opera)



      Nathaniel Hawthorne.

      LA LETTERA SCARLATTA.









      INDICE:

      Prefazione alla seconda edizione:           pagina 4.

      La dogana vecchia

      (introduzione a "La lettera scarlatta"):    pagina 6.

      1. La porta della prigione:                 pagina 73.

      2. La piazza del mercato:                   pagina 76.

      3. Il riconoscimento:                       pagina 92.

      4. L'incontro:                              pagina 107.

      5. Hester al suo lavoro di cucito:          pagina 118.

      6. Perla:                                   pagina 134.

      7. Il palazzo del governatore:              pagina 151.

      8. Il folletto e l'ecclesiatico:            pagina 162.

      9. Il cerusico:                             pagina 177.

      10. Il cerusico e il suo paziente:          pagina 194.

      11. Nell'intimo di un cuore:                pagina 210.

      12. La veglia dell'ecclesiastico:           pagina 221.

      13. Un altro aspetto di Hester:             pagina 240.

      14. Hester e il medico:                     pagina 254.

      15. Hester e Perla:                         pagina 264.

      16. Una passeggiata nella foresta:          pagina 275.

      17. Un pastore e la sua parrocchiana:       pagina 285.

      18. Uno squarcio di luce:                   pagina 301.

      19. La piccola al ruscello:                 pagina 311.

      20. L'ecclesiastico in un labirinto:        pagina 322.

      21. La festa della Nuova Inghilterra:       pagina 340.

      22. Il corteo:                              pagina 355.

      23. La rivelazione della lettera scarlatta: pagina 372.

      24. Conclusione:                            pagina 386.

















      PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE.


      Con grande sorpresa dell'autore e (se gli   concesso  dir  questo

      senza   suscitare  ulteriore  scandalo),   con  suo  considerevole

      divertimento,   egli  constata  che  il  suo  schizzo  della  vita

      d'ufficio,  che  fa  da introduzione a "La lettera scarlatta",  ha

      provocato  un'agitazione  senza  precedenti   nella   rispettabile

      comunit  con  cui  egli  a diretto contatto.  Essa difficilmente

      avrebbe  potuto  essere  pi  violenta,  invero,  se  egli  avesse

      incendiato  la  Dogana  e  spento  le sue ultime braci fumanti nel

      sangue di un certo venerabile  personaggio,  contro  il  quale  si

      suppone  che  nutra  un  astio  particolare.  Poich  la  pubblica

      riprovazione  gli  peserebbe  molto  se   fosse   consapevole   di

      meritarla,  l'autore  si  pregia di dire che ha letto e riletto le

      pagine introduttive,  con il proposito di modificare o  cancellare

      tutto  ci che fosse parso inopportuno,  e di riparare come meglio

      poteva alle iniquit di cui   stato  giudicato  colpevole.  Ma  

      dell'opinione che le uniche caratteristiche notevoli dello schizzo

      siano  la sua franca e genuina bonomia,  e la generale accuratezza

      con la quale egli ha manifestato le  proprie  sincere  impressioni

      sui personaggi in esso descritti.  Per ci che riguarda inimicizie

      o rancori di qualunque sorta,  sia personali  sia  politici,  nega

      recisamente  che in lui ci siano tali moventi.  Lo schizzo avrebbe

      forse potuto essere omesso del tutto,  senza che  il  pubblico  ci

      perdesse  niente  o  senza che derivasse detrimento al libro;  ma,

      dato che ha stabilito di scriverlo,  egli  ritiene  che  esso  non

      avrebbe  potuto  essere  fatto  con  animo  meglio  disposto o pi

      benevolo,  n,  sin dove lo consentiva  il  suo  talento,  con  un

      maggior effetto di veridicit.

      L'autore    quindi  costretto a ripubblicare il suo schizzo senza

      cambiare una parola.


      Salem, 30 marzo 1850.












      LA VECCHIA DOGANA.

      Introduzione a "La lettera scarlatta".



      E' abbastanza  curioso  che,  per  quanto  sia  restio  a  parlare

      eccessivamente di me stesso e dei miei affari accanto al caminetto

      e  agli  amici pi intimi,  per la seconda volta in vita mia,  nel

      rivolgermi  al  pubblico,   io   abbia   ceduto   a   un   istinto

      autobiografico.  La  prima volta fu tre o quattro anni fa,  quando

      gratificai il lettore,  ingiustificabilmente e senza  una  ragione

      plausibile  che  il  lettore  indulgente  o  l'importuno scrittore

      potessero immaginare,  di una descrizione della vita che conducevo

      nella  profonda  quiete di un vecchio presbitero.  E ora,  poich,

      malgrado le mie scarse doti quella volta  fui  cos  fortunato  da

      trovare un paio d'ascoltatori, agguanto nuovamente il pubblico per

      il bavero della giacca per narrargli i miei tre anni di esperienza

      in  un ufficio doganale.  L'esempio del famoso "P.P.,  chierico di

      questa parrocchia" non fu mai seguito con  maggior  fedelt.  Pare

      dunque che la verit sia che,  quando l'autore sparge i suoi fogli

      al vento,  egli non si rivolga ai tanti che getteranno in disparte

      il  suo libro per non interessarsene pi,  ma ai pochi che saranno

      in grado di capirlo meglio di  quasi  tutti  i  suoi  compagni  di

      scuola e di vita. Alcuni autori, del resto, si spingono ancora pi

      in   l,   e   si  abbandonano  a  confidenze  cos  profondamente

      rivelatrici  che  si  dovrebbero  fare,  solo  ed  esclusivamente,

      all'unico cuore e spirito capaci di perfetta comprensione, come se

      il libro stampato, gettato allo sbaraglio nel vasto mondo, dovesse

      per  forza trovare la parte disgiunta della natura dell'autore,  e

      ne completasse l'esistenza ponendolo in intimo contatto con  essa.

      Anche parlando impersonalmente,  per,  non  decoroso dire tutto.

      Giacch   i   pensieri,   d'altra   parte,    restano   gelati   e

      incomunicabili,  a  meno  che  non  si  stabilisca  una  reciproca

      comprensione tra l'oratore e il pubblico,  ammissibile immaginare

      che un amico,  cortese e perspicace,  anche  se  non  sia  il  pi

      intimo,  ci  stia  ad  ascoltare:  solo allora,  vinta la naturale

      ritrosia da questa confortante consapevolezza,  potremo discorrere

      di quel che accade attorno a noi, e addirittura di noi stessi, pur

      mantenendo velato il nostro Io pi intimo.  A queste condizioni ed

      entro  questi  limiti  un   autore   pu,   secondo   me,   essere

      autobiografico,  senza  calpestare n i suoi diritti n quelli del

      lettore.

      Si vedr poi come questo schizzo della Dogana abbia  un'attinenza,

      di  una  sorta  che  ha sempre avuto diritto di cittadinanza nella

      letteratura, con il resto del libro, perch spiega come la maggior

      parte delle pagine seguenti sia entrata in mio possesso e fornisce

      le prove dell'autenticit del racconto che contengono.  E'  questo

      in  realt,  e  nessun  altro,  il  vero  motivo  per cui mi metto

      personalmente in rapporto col  pubblico:  il  desiderio  di  pormi

      nella mia vera veste di curatore, o poco pi, del pi prolisso dei

      racconti che costituiscono il mio libro.  Nel seguire questo scopo

      principale mi  sembrato lecito dare,  con  pochi  tocchi  di  mio

      pugno, un pallido ritratto di un genere di vita che finora non era

      mai stato descritto e di alcuni dei personaggi che ne fanno parte,

      uno dei quali s' trovato a essere l'autore.


      Nella  mia citt natale,  Salem,  si trovava cinquant'anni fa,  ai

      tempi del vecchio King Derby,  un molo pieno di movimento,  ma che

      oggi  soffocato da magazzini di legno in rovina, e mostra pochi o

      nessun segno di vita commerciale, eccetto forse una goletta a palo

      o un brigantino attraccati a met della sua malinconica lunghezza,

      che  scaricano  pelli;  o,  pi  vicino,  una  goletta della Nuova

      Scozia,  che scarica legna  da  ardere;  all'estremit,  dico,  di

      questo  molo  in  rovina,  che spesso la marea inonda,  e lungo il

      quale,  alla base e sul retro della fila di edifici,  le tracce di

      molti noiosi anni si scorgono su un margine di stentate erbe,  c'

      una spaziosa costruzione di mattoni,  dalle cui finestre anteriori

      si pu ammirare questo poco allegro panorama e tutto il porto. Sul

      punto pi elevato del tetto,  esattamente per tre ore e mezzo ogni

      mattina,  sventola o pende,  col vento o la bonaccia,  la bandiera

      della repubblica, ma con le tredici strisce disposte verticalmente

      invece  che  orizzontalmente,  a indicare che il governo dello zio

      Sam ha destinato l'edificio  a  usi  civili  e  non  militari.  La

      facciata  si adorna di un portico di una mezza dozzina di pilastri

      di legno che reggono un terrazzo,  sotto cui  una  rampa  di  ampi

      gradini di granito scende verso la strada.  Sulla porta d'ingresso

      si protende un enorme esemplare dell'aquila americana con  le  ali

      spiegate,  uno  scudo  sul petto e,  se ricordo bene,  un mazzo di

      saette  mischiate  assieme  e  di  frecce  acuminate  in   ciascun

      artiglio.  Con  l'abituale  brutto  carattere che distingue questo

      sfortunato volatile sembra che,  con la ferocia insita nel becco e

      negli occhi e, nel complesso, con il suo atteggiamento truculento,

      minacci guai a tutta la pacifica comunit,  e soprattutto pare che

      voglia avvertire ogni cittadino,  al quale stia a cuore la propria

      incolumit,  di  non  entrare  nello stabile che essa protegge con

      l'ombra delle sue ali.  Malgrado ci,  per  rabbiosa  che  sembri,

      molti in questo stesso momento stanno cercando riparo sotto le ali

      dell'aquila federale,  credendo,  immagino, che il suo petto abbia

      la morbidezza e la comodit di un guanciale di piume  di  struzzo.

      Ma  anche  nei  momenti migliori l'aquila non  mai affettuosa,  e

      presto o tardi,  - e di solito pi presto che tardi - finisce  col

      gettar  fuori  la  sua nidiata con un colpo dei suoi artigli,  una

      beccata, o una dolorosa ferita delle sue frecce acuminate.

      Nelle  crepe  del  marciapiede  che  circonda   l'edificio   sopra

      descritto  (che  potremmo  chiamare sin d'ora la Dogana del porto)

      cresce erba sufficiente per mostrare che, ultimamente, non  stato

      consumato da un numeroso  concorso  di  persone.  In  alcuni  mesi

      dell'anno  per  ci  sono  spesso  delle mattine in cui gli affari

      procedono con un  ritmo  pi  vivace.  Tali  occasioni  potrebbero

      ricordare,  ai  cittadini pi anziani,  quel periodo,  prima della

      guerra contro l'Inghilterra, quando Salem era un porto di rilievo,

      non trascurato, com' ora,  dai suoi mercanti e dai suoi armatori,

      che lasciano cadere in rovina i moli,  mentre le loro speculazioni

      vanno ad accrescere, senza necessit e poco alla volta, il robusto

      flusso del  commercio  di  Nuova  York  o  di  Boston.  In  queste

      mattinate, quando il caso fa s che attracchino tre o quattro navi

      contemporaneamente,  di  solito  dall'Africa o dal Sud America,  o

      siano in procinto di salpare verso quelle regioni,  sui gradini di

      granito si sentono scendere e salire passi affrettati.  Qui, prima

      che la sua stessa moglie  gli  abbia  dato  il  benvenuto,  potete

      incontrare il capitano dal volto bruciato dalla salsedine,  appena

      arrivato in porto,  con le carte di bordo rinchiuse in una scatola

      di latta arrugginita che porta sotto il braccio. Qui viene pure il

      suo  armatore,  festoso  o tetro,  cortese o in preda ai nervi,  a

      seconda che il viaggio appena compiuto gli abbia portato merci che

      si tramuteranno presto in denaro,  o lo  abbia  sepolto  sotto  un

      cumulo  di  difficolt,  dalle  quali nessuno si curer di tirarlo

      fuori.  Qui abbiamo ancora l'embrione del  mercante  dalla  fronte

      rugosa,  consunto  dalle preoccupazioni,  con la barba brizzolata,

      ovvero  il  giovane  impiegato  astuto,  che  sente  il  gusto  di

      trafficare  come  il  lupacchiotto  quello  del  sangue,  e gi fa

      speculazioni con le navi del principale mentre potrebbe starsene a

      giocare con le barchette nella gora di  un  mulino.  Altra  figura

      della scena  il marinaio pronto a imbarcare,  che ha bisogno d'un

      salvacondotto,  o quello che  appena arrivato,  pallido e debole,

      che  cerca  un certificato per andare in ospedale.  E non possiamo

      certo dimenticare i capitani delle piccole golette  rugginose  che

      trasportano  legna dalle province britanniche: rozzi lupi di mare,

      senza l'aria vivace degli yankee,  ma che forniscono  un  elemento

      tutt'altro che trascurabile nel nostro commercio in declino.

      Riunite  assieme  tutti  questi  tipi,  come  capitava a volte,  e

      aggiungetene altri per dare variet all'ambiente: ed ecco quel che

      per un po' di tempo faceva della Dogana  una  scena  interessante.

      Pi spesso, tuttavia, salendo le scale, si vedeva,- nell'ingresso,

      d'estate, o nelle loro stanze, se il tempo era cattivo o d'inverno

      -  una  fila  di  venerabili  figure,  sedute  sulle loro seggiole

      antiquate,   che  avevano  il  puntale  delle   gambe   posteriori

      appoggiato al muro.  Spesso dormivano, ma ogni tanto era possibile

      sentirle parlare tra loro,  con voci che  andavano  dall'acuto  al

      brontolio  indistinto,  e  con  quella  mancanza  di  energia  che

      distingue gli abitanti degli ospizi e tutti  quegli  esseri  umani

      che  vivono  di  carit o di lavoro monopolizzato,  o di qualsiasi

      cosa che non siano i propri  sforzi  indipendenti.  Questi  vecchi

      signori,  che sedevano,  come Matteo,  al tavolo delle gabelle, ma

      che era difficile ne venissero distolti,  come lui,  per  mansioni

      apostoliche, erano funzionari della dogana.

      C' pure, a sinistra dell'ingresso principale, una certa stanza, o

      un  ufficio,  di  circa  quindici  piedi  quadrati  e  di notevole

      altezza,  con due delle sue finestre ogivali da  cui  si  gode  il

      panorama  del  molo semiabbandonato di cui abbiamo gi parlato,  e

      con la terza che d su uno stretto vicolo e su una parte di  Derby

      Street.  Da  tutte  e  tre  si  possono  scorgere  le botteghe dei

      droghieri, dei bozzellai, dei venditori di abiti per marinai e dei

      fornitori navali,  davanti alle porte  delle  quali  si  radunano,

      ciarlando  e ridendo,  crocchi di vecchi lupi di mare e altri topi

      di banchina che infestano ogni porto.  La stanza non    priva  di

      ragnatele,  e sudicia di vecchio intonaco; il pavimento  cosparso

      di sabbia grigia,  come ormai non si usa pi da tempo: ed  facile

      concludere,  dalla generale incuria del luogo,  che  un santuario

      dove il genere femminile, con i suoi strumenti magici,  la ramazza

      e  lo  strofinaccio,  accede molto raramente.  Per mobilio c' una

      stufa con una canna voluminosa,  accanto alla quale  si  trova  un

      vecchio tavolo di pino con uno sgabello a tre gambe, oltre a due o

      tre  sedie  prive di imbottitura,  ormai eccessivarnente vecchie e

      instabili;  e,  per non  dimenticare  la  biblioteca,  su  qualche

      scaffale  si  pu  trovare una ventina o pi di volumi degli "Atti

      del  Congresso",   e  un  massiccio  "Digesto  delle  leggi  sulle

      imposte".  Un  tubo  di  lama  stagnata attraversa il soffitto,  e

      costituisce un  mezzo  di  comunicazione  orale  con  altre  parti

      dell'edificio. E qui, qualche mese fa, passeggiando su e gi da un

      angolo all'altro, o appollaiato sullo sgabello dalle lunghe gambe,

      col  gomito  sul  tavolo,  e  gli occhi vaganti tra le colonne dei

      giornali del mattino,  avrai riconosciuto,  onorevole lettore,  lo

      stesso  individuo  che  ti aveva introdotto amichevolmente nel suo

      allegro studiolo, dove il sole occhieggiava cos piacevolmente tra

      i rami di salice sul lato di ponente del vecchio  presbiterio.  Ma

      ora,   se   ci   andassi   a  cercarlo,   chiederesti  invano  del

      sovrintendente Locofoco  (1).  Il  vortice  delle  riforme  lo  ha

      spazzato  via  dal suo ufficio,  e un successore pi meritevole di

      lui  subentrato nella sua carica e intasca i suoi emolumenti.

      Questa vecchia citt di Salem - il mio luogo  di  nascita,  bench

      per  molti  anni,  da  ragazzo e da adulto,  abbia passato la vita

      altrove - ha,  o ebbe,  il potere di emozionarmi con una forza  di

      cui  non  mi  sono  mai  reso  conto  durante  i  periodi  che  ci

      trascorrevo. Invero, per quel che riguarda il suo aspetto esterno,

      con la sua superficie piana e monotona,  coperta principalmente di

      case  di legno,  poche o nessuna delle quali possono aspirare alla

      bellezza architettonica,  con la sua irregolarit,  che non    n

      caratteristica n pittoresca,  ma soltanto monotona,  la sua lunga

      strada silenziosa,  che si snoda faticosamente attraverso tutta la

      penisola, con il colle della Forca e la Nuova Guinea da un lato, e

      il  panorama dell'ospizio dall'altro;  questi essendo i lineamenti

      della  mia  citt  natale,   tanto  varrebbe  affezionarsi  a  una

      scacchiera  in disordine.  E invece,  per quanto io sia sempre pi

      felice altrove,  c' qualcosa in me per la vecchia Salem  che,  in

      mancanza  di un'espressione migliore,  mi accontenter di chiamare

      attaccamento. Forse questo sentimento va attribuito alle antiche e

      profonde radici che la mia famiglia ha messo in questo suolo. Sono

      ormai quasi due secoli e un quarto dacch  l'originario  britanno,

      il primo emigrante che portasse il mio nome,  fece la sua comparsa

      in quel  paese  selvaggio  e  circondato  dai  boschi  che  doveva

      diventare una citt.  Qui sono nati e morti i suoi discendenti,  e

      con questo suolo hanno mischiato la loro materia terrena, cos non

      c' parte di esso,  per piccola che  sia,  la  quale  non  sia  in

      rapporto  di  parentela  con  la forma mortale con cui,  per breve

      tempo,  me ne vado a spasso  per  le  strade.  In  parte,  quindi,

      l'attaccamento  di cui parlo  la semplice affinit elettiva della

      polvere per la polvere.  Pochi dei miei concittadini sanno di  che

      si  tratti  e,  d'altronde,  poich  i  trapianti  frequenti  sono

      proficui per la razza, non  necessario che desiderino di saperlo.

      Ma questo sentimento ha contemporaneamente la  sua  parte  morale.

      L'immagine  di  quel  primo antenato,  circondato dalla tradizione

      familiare di una grandezza fosca e oscura,  fu presente  alla  mia

      immaginazione di ragazzo fin dove si spinge la mia memoria. Ancora

      mi ossessiona, e mi fa sentire un senso di continuit col passato,

      che  difficilmente  si  pu attribuire all'effetto della citt nel

      suo stato attuale.  Mi pare di  avere  un  pi  forte  diritto  di

      risiederci  per  via  di  questo  austero,  barbuto,  ammantellato

      progenitore dal cappello a cono, che venne in tempi tanto lontani,

      con la Bibbia e la spada,  e calc le strade intatte  con  la  sua

      andatura maestosa, e divent una figura tanto prominente come uomo

      di  guerra  e  di pace;  un diritto ben pi forte di quanto io non

      abbia per la mia persona,  perch il mio nome si sente raramente e

      il  mio  volto    quasi  sconosciuto.  Fu  soldato,  legislatore,

      giudice;  fu rettore della chiesa;  ebbe tutte le  caratteristiche

      dei puritani,  buone e cattive. Fu parimenti un fiero persecutore,

      come testimoniano i quaccheri,  che lo hanno ricordato nelle  loro

      storie, e che raccontano un esempio della sua estrema severit nei

      confronti  di una donna della loro setta,  che c' da temere venga

      ricordato pi a lungo delle sue azioni migliori,  che pure  furono

      molte. Pure suo figlio eredit lo spirito della persecuzione, e si

      rese  talmente  rinomato  nel  martirizzare  le  streghe che non 

      assurdo pensare che il loro sangue abbia lasciato una  macchia  su

      di  lui.  Una  macchia  cos  indelebile,  in effetti,  che le sue

      vecchie ossa essiccate,  nel cimitero di  Charter  Street,  devono

      ancora  recarla,  se  pure  non  si  sono gi ridotte del tutto in

      polvere!  Non so se questi miei antenati hanno  creduto  opportuno

      pentirsi, e abbiano chiesto perdono al cielo per le loro crudelt,

      o  se  invece  ora  sopportino  gemendo  le pesanti conseguenze di

      quello che fecero in un diverso stato di esistenza.  In ogni caso,

      io,  lo scrittore di questo volume, assumo su di me l'obbrobrio in

      loro nome, e prego che tutte le maledizioni che sono piovute su di

      loro (come mi  stato  detto,  e  come  sarebbe  dimostrato  dalle

      tristi e difficili condizioni della mia famiglia, che durano da un

      cos  gran  numero  di anni) siano allontanate dal loro capo ora e

      per sempre.

      Non c' dubbio,  d'altronde,  che entrambi questi puritani duri  e

      accigliati  avrebbero considerato sufficiente punizione dei propri

      peccati vedere che, dopo tanti anni, il vecchio tronco dell'albero

      genealogico,  coperto di tale venerabile musco,  non  fosse  stato

      capace  di produrre come ultimo germoglio che uno sfaccendato come

      me.  Nessuno degli intenti da me  perseguiti  sarebbe  parso  loro

      lodevole;  nessuno  dei  miei  successi (se la mia vita,  oltre la

      cerchia  domestica,  fosse  mai  stata  illuminata  dal  successo)

      sarebbe  parso  degno di qualche considerazione ai loro occhi,  se

      non addirittura  disonorevole.  "Che  cosa  fa?"  mormora  l'ombra

      grigia  di  uno  dei miei progenitori all'altra.  "Lo scrittore di

      romanzi! Che razza di professione, che maniera di rendere gloria a

      Dio,  o di essere utile all'umanit nella  sua  vita  temporale  e

      nella  sua generazione pu essere questa?  Tanto valeva che questo

      degenerato facesse il musicante!".  Sono questi i complimenti  che

      ci  scambiamo io e i miei lontani antenati attraverso l'abisso del

      tempo! Eppure, anche se si prendono gioco di me a loro piacimento,

       innegabile che numerosi  tratti  del  loro  carattere  si  siano

      intrecciati col mio.

      Piantata  in  profondit,  nella prima infanzia e nell'et puerile

      della citt,  da questi due uomini onesti ed energici,  la razza 

      rimasta  da  allora,  e sempre anche mantenendo intatta la propria

      rispettabilit,  senza che mai,  per quanto mi risulta,  un membro

      indegno la disonorasse;  ma anche,  d'altro canto, raramente o mai

      segnalandosi per qualche  fatto  memorabile,  dopo  le  due  prime

      generazioni, e senza neppure cercare di mettersi in mostra. A poco

      a poco sono quasi scomparsi dalla scena, come le vecchie case, qua

      e  l  per  le  strade,   restano  ricoperte  ai  piani  inferiori

      dall'accumularsi di nuova terra.  Di padre in figlio,  per pi  di

      cento  anni,  presero  la  via  del  mare;  a  ogni generazione un

      capitano dal capo  incanutito  passava  dal  cassero  alla  quiete

      familiare,  mentre  in  sua  vece  un  ragazzo di quattordici anni

      ereditava il suo posto davanti all'albero di maestra,  sfidando la

      spuma  salmastra  e  le  tempeste che avevano infierito contro suo

      padre e il padre di suo padre.  Anche il  ragazzo,  a  suo  tempo,

      passava  dal  castello di prua al quadrato,  e dopo aver trascorso

      una  tempestosa  virilit  tornava  dai  suoi  pellegrinaggi   per

      invecchiare,  morire  e  mischiare la sua polvere con quella della

      terra natale.  Questo lungo legame di una famiglia con uno  stesso

      luogo,  come  culla e come tomba,  crea una sorta di parentela tra

      l'essere umano e il posto,  che non  dipende  in  alcun  modo  dal

      fascino del panorama o da un condizionamento morale del primo. Non

      si tratta d'affetto,  ma d'istinto.  Il nuovo abitante, giunto lui

      stesso da un paese straniero,  o di vicina  ascendenza  straniera,

      pu  accampare  ben  pochi diritti al nome di salemita;  gli manca

      l'idea di quella tenacia da  ostriche  con  la  quale  un  vecchio

      colonizzatore,  che  ci  si   stabilito da pi di due secoli,  si

      attacca al luogo dove sono state concepite le generazioni dei suoi

      discendenti.  Non importa che il paese non gli dia  alcuna  gioia:

      non conta che sia stanco delle vecchie case di legno,  del fango e

      della polvere,  della mortale monotonia del luogo e dei sentimenti

      che  ci  aleggiano,  del  vento gelido dell'est,  e dell'atmosfera

      sociale ancor pi gelida;  per lui tutte queste cose,  e qualunque

      altro  difetto  peggiore  veda o immagini,  non significano nulla.

      L'incantesimo sopravvive,  e con tanta potenza da fargli  apparire

      il  paese  nato  come  un  paradiso.  Cos   stato nel mio caso.

      Presentii sempre come un destino che Salem sarebbe stata anche  la

      mia  dimora,  perch  tutto  quel  complesso  di  lineamenti  e di

      caratteristiche che per tanto tempo era stato familiare qui (e per

      sempre,  poich ogni volta che un membro della stirpe veniva posto

      nel  sepolcro,  un altro ne riprendeva la marcia di vedetta per la

      via principale),  potesse ancora,  per la breve durata  della  mia

      vita,   essere  visto  e  riconosciuto  nella  vecchia  citt.   E

      d'altronde questo sentimento stesso  la riprova che il legame, il

      quale  divenuto malsano,  debba essere infine reciso.  La  natura

      umana  non  pu  prosperare,  proprio  come  una patata,  se viene

      piantata e ripiantata nello stesso suolo immiserito per una  serie

      troppo lunga di generazioni. I miei figli sono nati altrove e, fin

      tanto  che potr influire sul loro destino,  porranno le radici in

      un suolo novello.

      Quando  mi  separai  dal  vecchio  presbiterio,   fu   soprattutto

      quest'attaccamento strano, fiacco e triste per la mia citt che mi

      port  a occupare un posto nell'edificio di mattoni dello zio Sam,

      mentre avrei potuto trovare qualche altra occupazione  altrettanto

      buona, e forse migliore. Il fato incombeva su di me. Non era n la

      prima  n  la  seconda  volta  che  me  ne  andavo,  in  apparenza

      definitivamente, ma poi ritornavo,  come la monetina contraffatta,

      o  come  se Salem fosse per me l'inevitabile centro dell'universo.

      Fu cos che,  un bel mattino,  salii la rampa di scale di granito,

      con  in  tasca la nomina firmata dal presidente,  e fui presentato

      all'assemblea di gentiluomini che avrebbero dovuto alleggerirmi di

      una parte delle mie pesanti responsabilit di ispettore capo  alla

      Dogana.

      Nutro  forti  dubbi,  o  meglio,  non  ho  dubbi  di sorta,  sulla

      possibilit che altri  pubblici  funzionari,  civili  o  militari,

      degli  Stati  Uniti  si  siano  mai  trovati  a  dirigere un corpo

      patriarcale di veterani simile al mio.  Quando li vidi,  riuscii a

      stabilire  immediatamente dove si trovasse l'Abitante pi Vecchio.

      Erano pi di vent'anni che la posizione indipendente dell'esattore

      aveva mantenuto la Dogana di Salem al di fuori del  turbine  delle

      vicissitudini  politiche che solitamente rendono cos aleatorie le

      cariche pubbliche.  Come soldato,  e come il miglior soldato della

      Nuova  Inghilterra,   l'esattore  si  era  tenuto  ben  saldo  sul

      piedestallo delle sue valorose gesta e,  poich lui stesso  se  ne

      stava  al  sicuro  per la saggia longanimit delle amministrazioni

      successive durante le quali era rimasto in carica,  era  stato  la

      salvezza  dei  suoi subordinati in pi di un momento di pericolo e

      di  subbuglio.   Il  generale  Miller   era   sostanzialmente   un

      conservatore:  un  uomo  sulla  cui  natura  affabile le abitudini

      avevano  un'influenza  non  trascurabile,  che  si  attaccava  con

      tenacia ai volti noti, ed era difficile che li cambiasse, anche se

      il  mutamento  avrebbe  prodotto  indiscutibili  vantaggi.  Fu per

      questo che, assumendo la direzione del mio ufficio,  trovai uomini

      scarsi di numero ma non di anni. Erano per la maggior parte vecchi

      capitani  di  mare che,  dopo essere stati sballottati per tutti i

      mari e aver resistito con vigore ai  colpi  violenti  della  vita,

      avevano finito col ritirarsi in questa baia tranquilla,  dove, con

      poche preoccupazioni,  tranne i periodici terrori  delle  elezioni

      presidenziali,  avevano  acquistato  un  nuovo ritmo di vita.  Per

      quanto non fossero meno soggetti del loro prossimo all'et e  alle

      malattie,  dovevano  certamente possedere un qualche talismano che

      teneva in scacco la morte. Due o tre membri del gruppo, a quel che

      mi si disse, essendo reumatizzati e gottosi, o forse inchiodati al

      letto,  non si sognavano neppure di fare la loro apparizione  alla

      Dogana  per gran parte dell'anno,  ma,  dopo un inverno letargico,

      arrancavano fuori casa sotto il caldo sole di maggio o di  giugno,

      si  avviavano  pigramente verso quello che chiamavano il dovere e,

      quando a loro pareva e piaceva,  se ne tornavano a letto.  Mi devo

      riconoscere  colpevole  dell'accusa  di  avere  aiutato  a esalare

      l'ultimo respiro pi d'uno di questi  venerabili  servitori  della

      repubblica.  Su  mia  richiesta  ebbero la concessione di riposare

      dalle  loro  ardue  fatiche,  e  poco  tempo  dopo,  poich  credo

      onestamente  che desiderassero vivere soltanto per servire il loro

      paese, si ritirarono in un mondo migliore. E' una pia consolazione

      per me  ritenere  che  sia  stato  proprio  il  mio  intervento  a

      concedergli tempo sufficiente per potersi pentire di tutto il male

      e  delle malversazioni in cui  luogo comune pensare che cada ogni

      funzionario di dogana.  N la porta anteriore n quella posteriore

      della Dogana si aprono sulla strada del paradiso.

      La maggior parte dei miei funzionari era costituita da "whigs". Fu

      un   bene  per  la  loro  veneranda  confraternita  che  il  nuovo

      sovrintendente non fosse un  politico  e,  malgrado  la  sua  fede

      democratica,  non  avesse  ricevuto e non mantenesse la sua carica

      per aderenze di partito. Altrimenti se un politicante attivo fosse

      stato collocato in quel posto di rilievo per assumersi  il  facile

      compito   di   sopraffare  un  esattore  "whig"  che  le  malattie

      trattenevano dall'esercitare personalmente il  suo  incarico,  con

      ogni  probabilit neppure uno dei membri del vecchio corpo avrebbe

      potuto  respirare  l'aria  dell'ufficio  per  pi   di   un   mese

      dall'arrivo  dell'angelo  sterminatore  alla  Dogana.  Secondo  il

      codice di prammatica in casi del genere,  se  un  politico  avesse

      messo sotto la ghigliottina tutte quelle teste canute, non avrebbe

      fatto  niente  di  pi  del  suo dovere.  Era del resto abbastanza

      evidente che i vecchi si aspettavano un  servizio  del  genere  da

      parte mia. Mi addolor, e nello stesso tempo mi divert, osservare

      i  terrori  che  si  accompagnarono  al mio arrivo;  vedere guance

      rugose, mummificate da mezzo secolo di tempeste, diventare grigio-

      cenere all'occhiata di  un  individuo  innocuo  come  me;  sentii,

      quando  si  rivolsero  a  me,  tremare  voci che,  in giorni ormai

      lontani,  avrebbero ridotto al silenzio perfino Borea urlando  nei

      megafoni.  Questi eccellenti vegliardi sapevano che,  in omaggio a

      regole ben definite,  e per  quanto  riguardava  alcuni  di  loro,

      aggravate  dalla  loro  inefficienza nel lavoro,  avrebbero dovuto

      cedere il posto a uomini pi giovani, pi ortodossi politicamente,

      e comunque pi idonei di loro al servizio del nostro  comune  zio.

      Anch'io  lo  sapevo,  ma  non riuscii mai a trovare il coraggio di

      mettere in pratica  questa  mia  convinzione.  A  mia  profonda  e

      meritata  vergogna,  perci,  e  con  grande  svantaggio della mia

      coscienza amministrativa,  continuarono,  per tutta la durata  del

      mio  incarico,  ad  arrancare per i moli,  e a bighellonare per le

      scalinate della Dogana.  Passavano  buona  parte  del  loro  tempo

      dormendo  negli angoli abituali,  con le sedie appoggiate al muro,

      ma svegliandosi una o due volte durante la mattinata per annoiarsi

      a vicenda con l'ennesima narrazione di vecchie storie  di  mare  e

      con  facezie ammuffite,  che erano ormai diventate parole d'ordine

      tra di loro.

      Presto si scopr,  immagino,  che il nuovo sovrintendente non  era

      poi  molto  temibile.  Perci,  col  cuore pi leggero e la felice

      consapevolezza di essere impiegati utilmente- per vantaggio  loro,

      almeno,  se non per quello del nostro amato paese -,  questi bravi

      vecchi continuarono a compiere le loro varie mansioni.  Con quanta

      sagacia,  di sotto ai loro occhiali,  scrutavano nelle stive delle

      navi!  Facevano un sacco di storie per cose di  poco  conto,  e  a

      volte  era  stupefacente  la  dabbenaggine  con  cui si lasciavano

      sgusciare tra le dita quelle  di  maggior  importanza.  Quando  si

      verificava  una sventura del genere,  se,  per esempio,  un intero

      carico di merce pregiata veniva contrabbandato a terra,  magari in

      pieno  giorno,  e  proprio  sotto  i  loro  nasi fiduciosi,  nulla

      superava l'attenzione e l'alacrit  con  cui  essi  procedevano  a

      mettere sotto lucchetto,  a chiudere a doppia mandata, a sigillare

      con nastri e ceralacca tutti i boccaporti del  vascello  colto  in

      fallo.  Invece  di  un  rabbuffo per la precedente negligenza,  la

      circostanza sembrava  a  loro  meritare  un  elogio  per  la  loro

      commendevole  cautela dopo che il pasticcio era avvenuto: un grato

      riconoscimento dello zelo mostrato soltanto quando non  c'era  pi

      niente da fare.

      A  meno che non si tratti di esemplari particolarmente anticipati,

       mia stupida abitudine affezionarmi alla gente.  Il lato migliore

      del carattere di chi mi sta vicino,  se esiste,  quello che viene

      per primo nella mia considerazione,  e costituisce il contrassegno

      del  tipo  sotto  il quale classifico il mio uomo.  Dato che quasi

      tutti questi vecchi  funzionari  della  Dogana  avevano  dei  lati

      buoni,  e  poich  il mio atteggiamento nei loro riguardi (che era

      paterno  e  protettivo)  favoriva  lo   sviluppo   di   sentimenti

      d'amicizia,  ben  presto presi a benvolerli tutti.  Era piacevole,

      nelle  mattine  d'estate,  quando  il  caldo  torrido,  che  quasi

      liquefaceva  gli  altri membri del consorzio umano,  comunicava ai

      loro organismi intorpiditi un  gradevole  tepore,  era  piacevole,

      dicevo,  ascoltarli  chiacchierare all'ingresso posteriore,  tutti

      seduti in fila contro il muro,  come al solito,  mentre le arguzie

      congelate  delle  passate  generazioni  si  scioglievano al sole e

      salivano alle loro labbra con  gorgoglii  di  riso.  Esteriormente

      l'allegria  delle  persone anziane ha molto in comune con la gioia

      dei bambini: l'intelletto e un profondo  senso  dell'umorismo  non

      hanno molto a che farci; per entrambi si tratta di un bagliore che

      gioca  sulla  superficie,   e  d  un'aria  solare  e  gioiosa  al

      ramoscello verdeggiante e al tronco grigio e in  disfacimento.  In

      un  caso  per   vero sole;  nell'altro,  somiglia piuttosto alla

      luminescenza fosforescente del legno marcito.

      Sarebbe  una  vergognosa  ingiustizia,   prego   il   lettore   di

      comprendermi,  dipingere  tutti i miei vecchi amici come un gruppo

      di rammolliti.  In primo luogo,  non tutti  i  miei  collaboratori

      erano  vecchi: c'erano tra loro uomini nel pieno vigore delle loro

      forze,  di abilit  e  di  energia  collaudate,  e  nel  complesso

      superiori  a  quel sonnacchioso e sottomesso modo di vivere cui li

      aveva condannati la  loro  cattiva  stella.  Oltre  a  questo,  in

      numerosi  casi i bianchi capelli dei vecchi erano il graticcio che

      copriva una dimora intellettuale in  buone  condizioni.  Tuttavia,

      per  quel  che  riguarda la maggioranza del mio corpo di veterani,

      non far torto a nessuno rappresentandoli come un'accolta di anime

      stanche,  che non avevano raccolto  attraverso  le  loro  svariate

      esperienze  nulla  che  valesse la pena di conservare.  Sembravano

      aver buttato via gli aurei granelli della saggezza  empirica,  che

      avevano  avuto  tante  occasioni  di  raccogliere,  e avere invece

      conservato gelosamente nella memoria soltanto le scorie. Parlavano

      con interesse molto pi profondo della colazione  del  mattino,  o

      del  pranzo  di  ieri,  di oggi o di domani,  che del naufragio di

      quaranta o cinquant'anni prima, e di tutte le meraviglie del mondo

      di cui erano stati testimoni con gli occhi della giovinezza.

      Il padre della Dogana,  il patriarca,  oserei dire,  non  solo  di

      questo   modesto   squadrone   di   funzionari,   ma   dell'intero

      rispettabile corpo degli scaldasedie degli  Stati  Uniti,  era  un

      certo  ispettore stabile,  che non sarebbe stato ingiusto chiamare

      figlio legittimo del sistema tributario,  del quale era impregnato

      fino  al  midollo,   dal  momento  che  il  padre,  un  colonnello

      dell'epoca della rivoluzione, gi esattore nel porto, aveva creato

      un ufficio  apposta  per  lui,  e  l'aveva  incaricato  della  sua

      direzione  in un periodo cos remoto che pochi viventi possono ora

      ricordarlo. Questo ispettore, quando lo conobbi, aveva all'incirca

      ottant'anni,   ed  era  senza  dubbio  uno  degli  esemplari   pi

      impressionanti  di  pianta sempreverde che sia dato scoprire anche

      in una vita intera dedicata a tale ricerca.  Le  guance  vive,  la

      figura soda ben attillata in una giubba blu dai bottoni brillanti,

      il  passo rapido e forte,  l'aria allegra e coraggiosa,  sembrava,

      nell'insieme,  se non certamente giovane,  almeno  una  specie  di

      nuovo congegno di madre natura in forma d'uomo,  che gli anni e le

      malattie non riuscivano a sfiorare.  La sua voce e le sue  risate,

      che echeggiavano di continuo tra le mura della Dogana, non avevano

      il  tono  tremulo  e  catarroso  di  quelle  dei  vecchi: venivano

      baldanzose dai polmoni,  come il canto di un gallo o lo squillo di

      un trombone. Osservandolo da un punto di vista puramente zoologico

      -  e  c'era  ben poco da osservare,  all'infuori di questo- era un

      oggetto che dava  notevole  soddisfazione,  per  la  sua  perfetta

      salute e per l'integrit del suo organismo,  e per la capacit che

      manteneva,  a un'et cos avanzata,  di  godersi  tutte,  o  quasi

      tutte,  le  delizie  che  desiderava  o che poteva immaginare.  La

      spensierata confidenza della sua vita alla Dogana, con un regolare

      stipendio e con lievi e sporadiche  apprensioni  di  destituzione,

      aveva  indubbiamente  contribuito a far s che il tempo usasse una

      mano leggera nei suoi confronti. Le cause originali e pi potenti,

      per,  andavano ricercate nella rara perfezione della  sua  natura

      animale,  nelle  modeste  proporzioni del suo intelletto,  e nella

      scarsa miscela di ingredienti morali e spirituali;  queste  ultime

      qualit,  anzi,  erano  appena sufficienti a far s che il vecchio

      gentiluomo non camminasse carponi. Non aveva capacit razionali n

      profondit di sentimenti,  e tanto meno preoccupazioni dovute alla

      propria  sensibilit: nulla,  a farla breve,  all'infuori di pochi

      istinti basilari che,  con l'aiuto del carattere gioviale che  era

      una  conseguenza  inevitabile  della sua robusta salute,  facevano

      egregiamente,  e con soddisfazione generale,  la parte che sarebbe

      spettata  al  cuore.  Aveva  avuto tre mogli,  tutte sotterrate da

      tempo; era padre di venti figli, la maggior parte dei quali, nelle

      et pi svariate,  aveva fatto ritorno alla  polvere.  Si  sarebbe

      potuto  credere  che  un  dolore  simile fosse bastato a venare di

      grigio anche l'indole pi spensierata,  ma  nel  caso  del  nostro

      ispettore  non  era  certo  cos!  Bastava  un  rapido  sospiro  a

      sollevarlo del pesante fardello di questi tristi ricordi, e gi un

      attimo dopo era  di  nuovo  pronto  allo  scherzo  come  un  bimbo

      inesperto: ben pi pronto del giovane impiegato dell'esattore, che

      a diciannove anni era di gran lunga il pi maturo dei due.

      Era   mia   abitudine  studiare  e  osservare  questo  personaggio

      patriarcale con curiosit pi viva di quella suscitata  in  me  da

      qualsiasi  altro  esemplare  d'umanit  del luogo.  Era proprio un

      fenomeno singolare: cos perfetto,  da un punto di vista,  e  cos

      fatuo, cos deludente e inafferrabile, un nulla assoluto, da tutti

      gli  altri.  Dovetti  giungere  alla  conclusione che era privo di

      anima,  di cuore e di mente: non c'erano in lui  altro  che  degli

      istinti,  e pur tuttavia il poco che conteneva era stato assortito

      con tanta destrezza che non si  provava  nessun  penoso  senso  di

      disagio al suo contatto,  ma piuttosto,  da parte mia, un completo

      appagamento  in  ci  che  riuscivo  a  trovarci.   Sarebbe  stato

      difficile,  e lo era realmente,  attribuirgli un'esistenza futura,

      vedendolo cos terreno e materiale;  ma  certo  la  sua  esistenza

      attuale, ammesso che dovesse terminare col suo ultimo respiro, era

      molto  piacevole,  priva  com'era di responsabilit pi pesanti di

      quelle  degli  animali  dei  campi,  ma  con  una  possibilit  di

      godimento  molto  maggiore  della  loro,  e  con  la  stessa beata

      immunit dallo squallore e dall'ottundimento dell'et.

      In un campo per godeva di un ampio vantaggio sui suoi confratelli

      a quattro gambe: era abilissimo nel ricordare i  buoni  pasti,  la

      cui   consumazione   aveva   costituito  per  lui  una  parte  non

      trascurabile  della  felicit  della  sua  vita.  La  ghiottoneria

      assumeva  in  lui  connotati  tutt'altro che urtanti,  e sentirgli

      descrivere un arrosto non era meno stuzzicante per l'appetito  dei

      sottaceti o di un'ostrica. Essendo privo di qualit pi elevate, e

      quindi  non sacrificando n guastando neppure una minima parte del

      suo patrimonio spirituale col dedicare tutte le sue energie  e  il

      suo  ingegno  al  servizio della soddisfazione e della delizia del

      suo stomaco,  mi faceva sempre  piacere  sentirlo  dissertare  sul

      pesce,  sul pollame, sulla carne macellata, e sul modo migliore di

      presentarli in tavola.  I suoi  ricordi  di  belle  bisbocce,  per

      quanto remota fosse la data del banchetto, sembravano portare alle

      narici  gli  aromi  di  porchetta  o di tacchino.  C'erano sul suo

      palato sapori che vi avevano  dimorato  non  meno  di  sessanta  o

      settant'anni, e parevano ancora freschi come quello della braciola

      di montone che aveva appena finito di divorare per colazione.  Gli

      ho sentito schioccare la lingua per  pranzi,  i  cui  ospiti,  lui

      eccettuato,  erano tutti pasto dei vermi da tempo. E' stupefacente

      rendersi  conto  di  come  i  fantasmi  dei  pasti  trascorsi  gli

      sorgessero  dinanzi  di  continuo:  non  come  furie a chiedere il

      contrappasso,  ma  con  una  specie  di  gratitudine  per  il  suo

      apprezzamento d'un tempo,  nel tentativo di riportarlo a una serie

      di godimenti interminabili,  sfumati e sensuali a  un  tempo.  Una

      lombata  di  manzo,  un  posteriore di vitello,  una costoletta di

      maiale, un certo pollo, o un tacchino particolarmente notevole che

      avevano forse adornato la sua tavola all'epoca  del  primo  Adams,

      erano  ancora  vivi  nel  suo ricordo,  mentre tutta la successiva

      odissea della nostra razza,  e tutti gli avvenimenti  che  avevano

      rallegrato   o  rattristato  la  sua  carriera  personale,   erano

      trascorsi  su  di  lui  con  lo  stesso  effetto  di  una   brezza

      momentanea.  La  disgrazia  pi  grave  nella vita del vecchio era

      stata, a quel che potei capire,  la sua disavventura con una certa

      oca,   che   visse   e  mor  una  quarantina  d'anni  fa:  un'oca

      dall'aspetto molto promettente, ma che, a tavola,  si era rivelata

      cos  coriacea  che neppure il trinciante era riuscito a scalfirne

      la carcassa,  e si era dovuto ricorrere a un'ascia e a una sega  a

      mano.

      Ma    ora  di  tralasciare  questo  ritratto,  sul  quale  non mi

      dispiacerebbe, d'altronde, dilungarmi ancora per un pezzo, perch,

      di tanti uomini che ho conosciuto,  costui era senza dubbio il pi

      adatto  a fare il funzionario di dogana.  Un grandissimo numero di

      persone,  per cause che non ho il tempo di specificare,  vengono a

      patire  di un certo deterioramento morale in una vita come questa.

      Il vecchio ispettore non apparteneva alla loro razza e,  se avesse

      dovuto  continuare  a  ricoprire  il  suo posto fino alla fine dei

      tempi,  non sarebbe stato n migliore n peggiore  di  quanto  era

      stato  fino  ad allora,  e si sarebbe messo a tavola con lo stesso

      buon appetito.

      C' ancora un'immagine, senza la quale la mia galleria di ritratti

      della Dogana sarebbe inspiegabilmente incompleta,  ma che le poche

      occasioni  di  osservarla che ho avuto mi costringono ad abbozzare

      appena nelle sue linee principali.  E'  quella  dell'esattore,  il

      nostro  generoso  vecchio  generale  che,  dopo  il  suo brillante

      servizio  nell'esercito  e  dopo  aver  governato  un   territorio

      selvaggio nel West, era venuto qui, vent'anni prima, a trascorrere

      il  declino  della  sua  movimentata  e  onorevole  esistenza.  Il

      coraggioso soldato  contava  gi  settant'anni  o  all'incirca,  e

      proseguiva   quel   che  gli  restava  della  sua  marcia  terrena

      appesantito da acciacchi che neppure la musica marziale  dei  suoi

      corroboranti  ricordi  poteva  alleggerire di molto.  Tremante era

      ormai il passo che era stato in testa durante la carica.  Era solo

      con  l'aiuto di un servitore,  e puntellandosi pesantemente con la

      mano alla  balaustra  di  ferro,  che  il  vecchio  poteva  salire

      lentamente e penosamente gli scalini della Dogana per raggiungere,

      dopo  essersi  trascinato  a  fatica sul pavimento,  la sua solita

      sedia accanto al caminetto.  L si sedeva osservando con una certa

      quale  serenit confusa le figure che andavano e venivano,  tra il

      fruscio  delle  carte,  le  continue  bestemmie,   le  discussioni

      d'affari,  e  le  occasionali  chiacchiere  dell'ufficio: suoni ed

      eventi,  questi,  che sembravano imprimersi sui  suoi  sensi  solo

      indistintamente,  senza  riuscire  ad  aprirsi la strada fino alla

      sfera contemplativa interiore.  Il suo aspetto,  in questi momenti

      di  riposo,  era  mite  e benevolo.  Se si chiedeva il suo parere,

      compariva  sul  suo  volto  un'espressione  di   cortesia   e   di

      interessamento  che  dimostrava il sussistere della luce dentro di

      lui,  e che  era  soltanto  lo  schermo  materiale  della  lampada

      intellettuale  che intercettava i raggi al loro passaggio.  Quanto

      pi ci si addentrava nella sostanza della  sua  mente,  tanto  pi

      sana essa appariva. Quando non gli si chiedeva pi di parlare o di

      ascoltare,  operazioni  che  gli  costavano  entrambe  un visibile

      sforzo,  il suo volto subito si ricomponeva in  un'espressione  di

      serenit.  Cogliere il suo sguardo non era penoso, perch, seppure

      vago,  mancava in esso il rimbambimento della  vecchiaia.  La  sua

      complessione,  in origine forte e massiccia, non era ancora caduta

      completamente in sfacelo.

      Osservare e definire  il  suo  temperamento,  tuttavia,  con  tali

      svantaggi, era un compito altrettanto difficile quanto ricostruire

      un'antica fortezza,  come Ticonderoga (2), avendone sott'occhio le

      rovine grigie e sparpagliate. Pu darsi che un muro, qua e l, sia

      rimasto in piedi,  ma altrove non resta  che  un  cumulo  informe,

      ingombrante per la sua stessa solidit, e semicoperto, dopo lunghi

      anni di pace e di incuria, da piante ed erbe selvatiche.

      Ci  nonostante,  osservando  con  affetto  il  vecchio guerriero,

      poich,  per insufficienti che fossero i miei  contatti  con  lui,

      come  quelli  di  qualunque  bipede o quadrupede lo conoscesse,  

      proprio d'affetto che si pu  parlare,  riuscii  a  delineare  gli

      aspetti  pi caratteristici del suo ritratto.  Le qualit buone ed

      eroiche che s'imponevano all'attenzione dimostravano che  non  era

      per  puro  caso,  ma a buon diritto,  che si era acquistato la sua

      fama.  Non credo che il suo spirito fosse mai stato contrassegnato

      da  un'attivit  frenetica;  penso piuttosto che,  in ogni periodo

      della sua vita,  avesse avuto bisogno di un  impulso  esterno  per

      mettersi  in  moto;  ma  una volta avviato,  con degli ostacoli da

      superare e un obiettivo dignitoso da raggiungere,  non era uomo da

      arrendersi  o  da  fallire.  Il  calore  che  aveva pervaso la sua

      persona,  e che non si era ancora spento,  non era  mai  stato  di

      quello  che  si  accende  e  brilla  come  un lampo,  ma piuttosto

      un'incandescenza cupa  come  quella  del  ferro  in  una  fornace.

      Ponderazione,  solidit,  fermezza:  ecco  la  sua  espressione di

      riposo,  anche in una fase di decadenza  come  quella  in  cui  si

      trovava  innanzi  tempo,  nel  periodo del quale parlo.  Ma potevo

      immaginare,  anche allora,  che in conseguenza di qualche  stimolo

      che  raggiungesse direttamente la sua coscienza risvegliato da uno

      squillo di tromba,  abbastanza  forte  da  scuotere  tutte  quelle

      energie che ancora non si erano spente,  ma giacevano in letargo -

      fosse ancora capace di gettar via da s le sue malattie  come  una

      veste  da infermo,  lasciando dietro di s la stampella da vecchio

      per impugnare la spada e tornare ancora una volta  guerriero.  Del

      resto,  anche  in un momento del genere non avrebbe perso la calma

      abituale. Uno spettacolo di questo tipo,  per,  era confinato nel

      regno della fantasia: non lo si poteva n prevedere n desiderare.

      Quello   che   notai   in   lui-  con  tanta  chiarezza  come  gli

      indistruttibili bastioni della  vecchia  Ticonderoga,  gi  citata

      come  la  similitudine  pi  appropriata,  - erano i tratti di una

      pazienza tenace e meditata,  che  molto  probabilmente  era  stata

      ostinazione nella prima giovent;  di un'integrit che, come tutte

      le altre doti,  esisteva sotto forma di una massa pesante,  ed era

      tanto  maneggevole  e malleabile quanto una tonnellata di minerale

      di ferro; e di una bont che,  nonostante tutta la violenza con la

      quale fece avanzare le baionette a Chippewa o a Fort Erie, non era

      di  uno  stampo  meno  genuino  di  quella  di  tutti i combattivi

      filantropi del nostro tempo.  Aveva ucciso degli uomini con le sue

      mani:  certamente dovevano essere caduti come fili d'erba sotto la

      falce,  davanti alle cariche cui  il  suo  spirito  comunicava  la

      propria trionfante energia;  ma,  fosse quel che fosse,  non ci fu

      mai nel suo animo tanta crudelt da fargli soffiar via la  polvere

      dalle ali di una farfalla.  Non ho mai conosciuto un uomo alla cui

      innata gentilezza mi sarei rivolto con pi fiducia.

      Molti particolari - e, certamente, di quelli che contribuiscono in

      non minima parte a dare  rassomiglianza  a  un  ritratto  dovevano

      essere  svaniti  od  offuscati  prima  che conoscessi il generale.

      Tutti gli attributi che non contengono altro  che  grazia  sono  i

      primi ad andarsene, e la natura non abbellisce il rudere umano con

      boccioli  di  nuova  bellezza  che  pongano  le  radici e traggono

      nutrimento dalle rughe e dalle screpolature della vecchiaia,  come

      fa  con  le  violacciocche  sulla vecchia fortezza di Ticonderoga.

      Eppure c'era ancora qualcosa che  valeva  la  pena  di  osservare,

      anche dal punto di vista della bellezza.  Una scintilla d'arguzia,

      ogni tanto,  si apriva la strada tra il velo che ci circondava,  e

      si   rifletteva   piacevolmente   sui  nostri  volti.   Un  tratto

      dell'eleganza  naturale,  cos  difficile  a  trovarsi  nel  sesso

      maschile  trascorsi  gli  anni  dell'infanzia  e dell'adolescenza,

      appariva nell'amore che il generale aveva per la vista  e  per  il

      profumo  dei fiori.  Si potrebbe credere che,  da vecchio soldato,

      apprezzasse soltanto  la  sanguinosa  corona  d'alloro  sulla  sua

      fronte;  e  invece  la  sua passione per la famiglia dei fiori era

      degna di una fanciulla.

      L, accanto al caminetto,  era solito sedersi il generale,  mentre

      il  sovrintendente (anche se raramente,  quando non poteva farne a

      meno,  si  assumeva  il  difficile  compito  d'impegnarlo  in  una

      conversazione)  amava  osservare il suo comportamento tranquillo e

      quasi sonnolento da una certa distanza.  Sembrava lontano da  noi,

      anche  se  lo  vedevamo  seduto  a pochi passi,  remoto,  anche se

      passavamo accanto alla sua sedia;  irraggiungibile,  anche  se  ci

      sarebbe  bastato  allungare  le  mani per stringere le sue.  Forse

      viveva una vita pi reale entro  i  suoi  pensieri  che  in  mezzo

      all'ambiente  inadatto  dell'ufficio dell'esattore.  Le evoluzioni

      della sfilata,  il tumulto della battaglia,  il  rimbombare  della

      vecchia  musica eroica,  ascoltata trent'anni prima,  tutte queste

      scene  e  questi  suoni  sopravvivevano  probabilmente  nella  sua

      immaginazione.  Attorno  a  lui  i commercianti e i capitani,  gli

      eleganti impiegati e i rozzi  marinai,  andavano  e  venivano;  il

      movimento  di questa vita commerciale e doganale lo circondava col

      suo lieve mormoro: ma il  generale  sembrava  non  avere  il  pi

      lontano  rapporto n con gli uomini n coi loro affari.  Era fuori

      posto come lo sarebbe stato una vecchia spada (ormai  arrugginita,

      ma  che aveva lampeggiato un tempo in prima linea,  e che mostrava

      ancora dei vivi riflessi lungo la lama) tra i calamai, le cartelle

      e i regoli di mogano sulla scrivania dell'esattore.

      Una cosa mi aiutava a rievocare e  a  ricostruire  nella  fantasia

      quello  che  doveva  essere stato il prode soldato della frontiera

      del Niagara, l'uomo di tempra semplice e sincera.  Si trattava del

      ricordo delle sue memorabili parole: "Prover, signore!", dette al

      culmine  di un'impresa disperata ed eroica,  nelle quali alitavano

      l'anima e lo spirito dell'ardimento della Nuova  Inghilterra,  che

      aveva coscienza di tutti i rischi e li affrontava tutti.  Se,  nel

      nostro paese,  il valore fosse ricompensato  con  onori  araldici,

      questa  frase che sembra cos semplice da pronunciare,  ma che lui

      solo disse di fronte a un compito  cos  pieno  di  rischio  e  di

      gloria,  sarebbe  il motto migliore e pi adatto per lo stemma del

      generale.

      Giova molto  alla  salute  intellettuale  e  morale  dell'uomo  la

      compagnia di persone diverse da lui,  che si curino poco delle sue

      occupazioni,  costringendolo  a  uscire  dalla  propria  sfera  di

      interessi  perch si renda conto delle loro qualit.  Le peripezie

      della vita mi hanno spesso offerto questo vantaggio,  ma  mai  con

      tanta   pienezza   e   variet  come  durante  la  mia  permanenza

      nell'ufficio. C'era un uomo, soprattutto,  osservando il quale ero

      indotto  a  costruirmi  un nuovo ideale dell'ingegno.  Le sue doti

      erano senza possibilit di dubbio quelle di un uomo d'affari:  era

      svelto,  intelligente,  lucido;  con  un occhio penetrava tutte le

      difficolt,  ed era fornito di  una  facolt  speciale,  la  quale

      faceva  s  che  esse scomparissero come al tocco di una bacchetta

      magica. Cresciuto nella Dogana fin dall'adolescenza, quello era il

      campo d'attivit a lui pi  adatto;  e  i  numerosi  intrichi  del

      mestiere,  tanto  molesti  per  un  profano,  avevano  per  lui la

      regolarit di un sistema compreso alla perfezione.  Ai miei occhi,

      rappresentava l'ideale della categoria. Era, in un certo senso, la

      Dogana stessa,  o,  comunque, la molla principale che ne teneva in

      movimento i vari ingranaggi rotanti,  poich in  istituzioni  come

      quella,  dove  i funzionari sono nominati perch badino al proprio

      tornaconto,  e raramente in considerazione della loro capacit  di

      eseguire  il  compito  a  loro  affidato,    inevitabile che essi

      finiscano col cercare altrove l'abilit che non    in  loro.  Era

      cos che,  come un magnete attrae la limatura di ferro,  il nostro

      uomo d'affari  attirava  verso  di  s  tutte  le  difficolt  che

      incontravano  gli  altri.  Con una cordiale condiscendenza,  e una

      gentile sopportazione della nostra ottusit,  che a  uno  con  una

      forma  mentis del genere doveva sembrare poco meno che delittuosa,

      trasformava in un batter  d'occhio  ci  che  prima  era  sembrato

      incomprensibile  in  qualcosa  di chiaro come la luce del sole.  I

      commercianti non avevano meno stima per lui di quanta ne  avessimo

      noi,   che  eravamo  i  suoi  amici  intimi.  La  sua  onest  era

      proverbiale;  raggiungeva in lui pi una dignit di legge naturale

      che di principio o di scelta,  n poteva essere altrimenti: in una

      mente cos eccezionalmente chiara e precisa come la sua,  I'onest

      e   la   regolarit   nell'amministrazione  erano  una  condizione

      imprescindibile.  Una macchia sulla coscienza,  dovuta a qualsiasi

      cosa  fosse in relazione con il suo mestiere,  avrebbe preoccupato

      un uomo del suo  stampo  nello  stesso  modo,  anche  se  con  pi

      asprezza,  di  un errore nella tenuta dei conti,  o di una macchia

      d'inchiostro sulla bella  copia  di  un  libro  mastro.  Era  qui,

      insomma,  che,  caso raro nella mia vita, avevo incontrato un uomo

      perfettamente adatto alla situazione in cui si trovava.

      Queste erano alcune delle persone con cui mi trovai  a  essere  in

      rapporto. Non me la presi con la Provvidenza per avermi gettato in

      una  situazione cos poco affine alle mie precedenti abitudini;  e

      mi accinsi seriamente a trarne il maggior profitto possibile. Dopo

      essere stato compagno della  sognante  confraternita  della  Brook

      Farm  in  progetti laboriosi e irraggiungibili;  dopo aver vissuto

      per tre anni dominato dalla sottile  influenza  di  un  intelletto

      come  quello  di Emerson;  dopo quei giorni di libert primordiale

      sull'Assabeth,   indulgendo  a  fantasticherie  sfrenate,   seduti

      attorno  al  nostro  fal  di  rami  divelti,  insieme  con Ellery

      Channing;  dopo aver parlato con Thoreau di  pini  e  di  reliquie

      indiane nel suo eremo di Walden;  dopo essere diventato esigente a

      contatto della cultura  classica  e  raffinata  di  Hillard;  dopo

      essermi  permeato di sentimenti poetici al focolare di Longfellow,

      era tempo ormai di esercitare altre facolt del mio spirito,  e di

      nutrirmi di cibi che fino a quel momento mi avevano messo ben poco

      appetito.  Anche  il  vecchio ispettore poteva apparire attraente,

      come cambiamento di dieta, a chi avesse conosciuto Alcott (3).  Mi

      parve anzi,  in un certo senso, una prova di equilibrio spirituale

      e di  sana  organizzazione  interiore  l'essere  riuscito,  avendo

      presente  il ricordo di tali compagni,  ad ambientarmi rapidamente

      con gente di  qualit  cos  diverse,  senza  mai  lamentarmi  del

      cambiamento.

      La  letteratura,  con  le sue mire e i suoi esercizi,  contava ora

      molto poco ai miei occhi. In quel periodo non mi curavo dei libri:

      erano per me un mondo separato.  La natura,  eccetto quella umana,

      la  natura  che  si esprime nella terra e nel cielo,  mi era in un

      certo senso nascosta,  e tutta la delizia intellettuale che  avevo

      provato  nello  spiritualizzarla mi era sfuggita dalla mente.  Una

      dote,  una facolt  si  era,  se  non  allontanata,  per  lo  meno

      addormentata  dentro  di  me.  In tutto ci avrebbe potuto esserci

      qualcosa di triste,  di insopportabilmente pesante,  se non  fossi

      stato consapevole del fatto che dipendeva soltanto da me rievocare

      quel  che c'era stato di positivo nel mio passato.  Era vero forse

      che questa era una vita  che  non  si  sarebbe  potuto  continuare

      troppo   a  lungo  impunemente;   altrimenti  essa  avrebbe  fatto

      probabilmente di me un altro uomo per sempre,  senza  trasformarmi

      in  uno  stato  che  sarebbe  valso  la  pena di assumere.  Ma non

      considerai mai questa vita se non come transitoria.  Rimase sempre

      vivo  in me un istinto profetico,  un tenue sussurro all'orecchio,

      che,  in breve tempo,  e ogni volta che un cambiamento d'abitudini

      fosse stato indispensabile per il mio bene, il cambiamento sarebbe

      venuto.

      Intanto, ero un sovrintendente alle Imposte e, per quello che mi 

      dato  capire,  non  peggiore di qualsiasi altro.  Un uomo ricco di

      pensiero,  di fantasia e di sensibilit (anche  se  avesse  queste

      qualit   in  proporzione  dieci  volte  maggiore  di  quelle  del

      sovrintendente) pu  diventare  un  uomo  d'affari  quando  vuole,

      purch   voglia   prendersene  la  briga.   I  miei  colleghi,   i

      commercianti e  i  capitani  di  marina  con  cui  i  miei  doveri

      d'ufficio  mi misero in contatto,  mostrarono di non vedermi sotto

      altra luce n sotto altro punto di vista che  questo.  Nessuno  di

      loro,  suppongo,  lesse mai una pagina delle mie pubblicazioni, n

      si sarebbe curato di me un'unghia di pi se le avesse lette tutte,

      e la situazione non sarebbe minimamente cambiata se quelle  stesse

      inutili  pagine  fossero  state scritte con la penna di Burns o di

      Chaucer, entrambi i quali, ai loro tempi, erano ufficiali doganali

      come me.  E' un'utile lezione,  anche se a volte pu essere  dura,

      per un uomo che abbia sognato la celebrit nel campo delle lettere

      come  mezzo per elevarsi tra i grandi del mondo,  quella di uscire

      dal circolo ristretto in cui sono riconosciute le  sue  pretese  e

      scoprire  quanto  sia  assolutamente  privo di significato,  al di

      fuori del circolo stesso,  tutto ci che egli compie e ci  a  cui

      mira.  Non  so  se  meritassi in particolare questa lezione,  come

      avvertimento o come rampogna,  ma a ogni buon  conto,  la  imparai

      alla perfezione;  e mi fa piacere pensare che quando mi resi conto

      della realt non provai  nessun  dolore  e  non  ebbi  neppure  un

      sospiro.   Per   quel  che  riguarda  le  discussioni  letterarie,

      d'altronde,   spesso  il  funzionario  addetto  allo  sdoganamento

      (un'ottima persona che era entrato nella carriera assieme a me,  e

      che ne usc poco dopo) attaccava discorso con me su uno  dei  suoi

      soggetti preferiti, Napoleone o Shakespeare. Anche l'impiegato pi

      giovane  dell'esattoria,  un  ragazzo  che,  a  quanto  si diceva,

      copriva ogni tanto un foglio di carta da lettere dello zio Sam con

      qualcosa che,  ad alcuni metri di distanza,  poteva  sembrare  una

      poesia,  mi  parlava  a  volte di libri,  come materia nella quale

      poteva trovare in me un interlocutore. I miei passatempi culturali

      erano tutti qui, e bastavano ampiamente alle mie necessit.

      Essendomi ormai del tutto indifferente che  il  mio  nome  venisse

      strombazzato  per  il  mondo sulle prime pagine,  potevo sorridere

      pensando che ora aveva una  rinomanza  completamente  diversa.  Il

      controllore della Dogana lo stampigliava con un marchio in nero su

      sacchi  di  pepe,  su cesti di curcuma,  su scatole di sigari e su

      balle di mercanzie  d'ogni  tipo,  a  riprova  che  questi  generi

      disparati avevano pagato l'imposta,  ed erano regolarmente passati

      dall'ufficio.  Su un cos strano mezzo di propagazione della fama,

      la  nozione  della  mia esistenza,  per quello che la trasmette un

      nome, arrivava dove non era mai stata, e dove, spero,  non torner

      mai.

      Il  passato  per  non  era  morto.  A  intervalli  molto lunghi i

      pensieri che mi erano stati cos indispensabili e corroboranti,  e

      che  erano stati cos tranquillamente messi da parte,  tornavano a

      farsi sentire.  Una delle  occasioni  pi  importanti  in  cui  si

      risvegli  in  me l'abitudine dei giorni andati,  fu quella che mi

      consente,  nell'ambito  della  pura  letteratura,  di  offrire  al

      pubblico lo schizzo che sto per scrivere.

      Al secondo piano della Dogana c' uno stanzone dove i mattoni e le

      spoglie  intelaiature  di  legno  non  sono mai stati ricoperti n

      intonacati.  L'edificio,  progettato in origine secondo dimensioni

      adeguate  alla prosperit di cui aveva goduto il porto,  e con una

      previsione di attivit futura che non si sarebbe  mai  concretata,

      racchiude  molto  pi spazio di quanto ne serva ai suoi occupanti.

      Questo ampio salone, sopra le stanze dell'esattore,  rimasto fino

      a oggi incompiuto e, malgrado le vecchie ragnatele che ne decorano

      le intelaiature polverose,  sembra aspettare  ancora  l'opera  del

      carpentiere  e  del muratore.  A un'estremit della stanza,  in un

      ripostiglio,  si trovavano dei barili accatastati,  pieni di fasci

      di  documenti ufficiali.  Pacchi di simili scartoffie ingombravano

      il pavimento,  ed era triste pensare a quanti  giorni,  settimane,

      mesi  e  anni  d'attenzione  erano  stati  sprecati  su quei fogli

      ammuffiti, i quali ora non erano che un impiccio sulla terra, e se

      ne stavano nascosti in quell'angolo appartato dove  nessun  occhio

      umano li avrebbe mai pi visti. Ma in fondo, quali altri patrimoni

      letterari  -  non  certo  scritti  con  l'aridit  della formalit

      d'ufficio,  ma con l'immaginazione di cervelli fantasiosi e con le

      ricchezze di cuori sensibili erano caduti egualmente nell'oblio e,

      quel  che  peggio,  senza ottenere lo scopo che avevano raggiunto

      quelle carte ammonticchiate;  e,  pi  tristemente  ancora,  senza

      neppure  procurare  ai  loro autori la comoda vita che veniva agli

      impiegati della Dogana dall'imbrattare le loro inutili carte!  Non

      del  tutto  inutili,  poi,  come  documenti di storia locale.  Qui

      indubbiamente si sarebbe potuto scoprire  statistiche  dell'antico

      commercio di Salem e memorie dei suoi potenti mercanti, il vecchio

      King Derby, il vecchio Billy Gray, il vecchio Simon Forrester e di

      molti  altri magnati del tempo andato: le loro teste incipriate si

      erano appena posate nella  tomba  che  i  loro  patrimoni  avevano

      cominciato a scemare. Qui si potrebbero rintracciare i capostipiti

      della   maggior   parte   delle   famiglie   che   ora  compongono

      l'aristocrazia di Salem,  dai modesti  e  oscuri  inizi  dei  loro

      traffici,  in  tempi  di solito molto posteriori alla rivoluzione,

      fino al raggiungimento di una posizione  che  i  loro  discendenti

      considerano ormai ben consolidata.

      Prima   della   rivoluzione   c'   una   lacuna   nei  documenti,

      probabilmente perch gli atti e gli archivi  della  Dogana  furono

      trasportati  a  Halifax quando tutti i funzionari del re seguirono

      l'esercito britannico  nella  sua  fuga  da  Boston.  Me  ne  sono

      rammaricato  spesso,  perch  se  quelle  carte  si fossero spinte

      indietro fino,  diciamo,  ai giorni  del  protettorato,  avrebbero

      potuto contenere molti riferimenti a uomini noti o dimenticati,  e

      ad antiche costumanze,  che mi avrebbero dato la stessa gioia  che

      provavo  quando  raccoglievo  punte  di  frecce  indiane nel campo

      vicino al vecchio presbiterio.

      Ma,  un giorno triste e piovigginoso,  ebbi la fortuna di fare una

      scoperta  di  un  certo interesse.  Frugando e scavando tra queste

      scartoffie ammucchiate nell'angolo,  aprendo ora l'uno ora l'altro

      documento  e  leggendo  i  nomi  dei vascelli che molti anni prima

      erano sprofondati nell'oceano  o  erano  marciti  all'attracco,  e

      quelli  di mercanti di cui in Borsa oggi non si sente pi parlare,

      che il tempo ha reso difficilmente decifrabili sulle  loro  stesse

      pietre  tombali;  scorrendo dunque queste cose con quell'interesse

      triste,  stanco e quasi riluttante che suscitano in noi le spoglie

      di  un'attivit  ormai  defunta  - ed esercitando la mia fantasia,

      impigrita dalla lunga inazione, nel cercare di ricreare con quelle

      vecchie ossa l'immagine dei giorni migliori della  vecchia  citt,

      quando  l'India era un paese nuovo,  e soltanto Salem conosceva la

      rotta verso di essa, - mi capit in mano un pacchetto, avvolto con

      cura in un pezzo di vecchia pergamena gialla.  Questo pacco  aveva

      l'aria di un documento ufficiale di un'epoca assai lontana, quando

      gli  impiegati ricoprivano della loro calligrafia rigida e formale

      materiali pi consistenti di quelli d'oggi. C'era in esso qualcosa

      che solleticava la mia curiosit istintiva e che  mi  costrinse  a

      sciogliere  lo  sbiadito  nastro  rosso  che  lo  legava,  con  la

      sensazione che ci fosse dentro un tesoro da riportare  alla  luce.

      Scartando  le rigide falde dell'involucro,  trovai che si trattava

      della nomina,  di pugno del governatore Shirley e col suo sigillo,

      di  un  tale  Jonathan  Pue,  a sovrintendente della Dogana di Sua

      Maest per il porto di  Salem,  nella  provincia  della  Baia  del

      Massachusetts.  Ricordai  d'aver  letto  (forse  negli "Annals" di

      Felt) la notizia del decesso del signor sovrintendente Pue,  circa

      ottant'anni prima;  e anche un giornale, in tempi recenti, portava

      il  resoconto  della  riesumazione  dei  suoi  resti  nel  piccolo

      cimitero  della  chiesa  di  Saint  Peter,   durante  un  restauro

      dell'edificio. Se i miei ricordi erano esatti, non restava del mio

      rispettabile predecessore  altro  che  uno  scheletro  malridotto,

      qualche  residuo  del vestiario,  e una parrucca dall'arricciatura

      maestosa,  la quale,  diversamente dalla testa che aveva adornato,

      era  in  soddisfacente stato di conservazione.  Ma,  esaminando le

      carte che l'imballatore aveva  usato  per  l'involto,  trovai  pi

      tracce  della  mentalit del signor Pue e delle operazioni interne

      della sua testa di quante non ne avesse potuto fornire la parrucca

      arricciata che aveva contenuto lo stesso venerabile cranio.

      Erano documenti, insomma,  non ufficiali,  ma di natura privata o,

      almeno,  scritti nella sua veste di privato e, a quanto pareva, di

      suo pugno.  Potevo giustificare la loro presenza nel mucchio delle

      vecchie scartoffie della Dogana soltanto pensando che la morte del

      signor  Pue  fosse  stata  improvvisa,  e  che  queste carte,  che

      probabilmente teneva nella scrivania del suo ufficio,  non fossero

      mai  venute  a  conoscenza dei suoi eredi,  o che si fosse pensato

      avessero qualcosa che fare con  le  imposte.  Quando  gli  archivi

      vennero trasferiti a Halifax,  questo pacchetto, che non sembr di

      pubblico interesse, venne lasciato stare,  e da allora era rimasto

      intatto.

      L'antico sovrintendente (al quale,  suppongo,  le faccende del suo

      ufficio, in quei tempi lontani, non davano un gran da fare) doveva

      aver  dedicato  molte  delle  sue  ore  libere   a   ricerche   di

      antiquariato locale e ad altri studi del genere. Trovava in questo

      modo  alimento  per  un  cervello  che  altrimenti  sarebbe  stato

      divorato  dalla  ruggine.   Una  parte  del  suo  materiale,   tra

      parentesi.  mi  fu  preziosa  per la redazione dell'articolo "Main

      Street" che fa parte di questo volume.  Ci che rimane potr forse

      essere  utilizzato  per  scopi  analoghi,  e non  impossibile che

      venga elaborato in una vera e propria storia di Salem,  se mai  la

      mia  venerazione  per il suolo nato mi spinger a un compito cos

      nobile.  Nel frattempo,  restano a disposizione di chiunque  abbia

      l'inclinazione  e  la  competenza  sufficienti  a  liberarmi di un

      lavoro  cos  poco  redditizio.   Penso  che  nel  testamento   li

      depositer alla Societ Storica dell'Essex.

      Ma  quel  che  attrasse  con  pi  forza  la mia attenzione per il

      pacchetto misterioso fu un oggetto di prezioso tessuto rosso molto

      consunto e sbiadito.  In esso si potevano ancora vedere tracce  di

      ricami d'oro, che per erano molto malridotti e talmente scoloriti

      che dell'originario lucciccho nulla restava, o almeno molto poco.

      Era  facile vedere che era opera di una ricamatrice abilissima,  e

      il punto (come mi hanno assicurato delle signore iniziate a questi

      misteri) testimonia un'arte  ormai  scomparsa,  che  non  potrebbe

      essere riscoperta neppure disfacendone i fili.  Questo straccio di

      stoffa rossa,  perch il tempo,  l'uso e  la  tarma  sacrilega  lo

      avevano  ridotto  a poco pi di uno straccio,  assumeva,  a un pi

      attento esame, la forma di una lettera.  Era una A maiuscola.  Una

      misurazione  accurata dimostr che ogni asta era lunga tre pollici

      e un quarto.  Era chiaro che si era voluto farne  un  articolo  di

      vestiario,  un  ornamento,  ma come dovesse essere portato,  quale

      rango,  carica o dignit comportasse in passato,  era un rebus che

      (tanto sono effimere le passioni del mondo per questi particolari)

      non  avevo molte speranze di risolvere.  La lettera serbava per me

      uno strano interesse, e vecchia e scarlatta com'era,  i miei occhi

      si  fissavano  su  di  essa e non riuscivano a staccarsene.  Certo

      doveva esserci in  essa  qualche  profondo  significato,  che  ben

      sarebbe valso le fatiche di un'interpretazione,  e che, allo stato

      attuale,  aveva per  me  qualcosa  del  simbolo  mistico,  che  si

      comunicava   impercettibilmente   ai   miei  sensi,   ma  sfuggiva

      all'analisi della mia mente.

      Rimuginando tra me questi pensieri,  e  vagliando,  tra  le  altre

      possibilit, quella che la lettera fosse una di quelle decorazioni

      che  i  bianchi  indossavano  per  fare  effetto agli indiani,  me

      l'appoggiai casualmente sul petto.  Mi parve allora,  rida pure il

      lettore,  ma non dubiti della mia parola,  mi parve di provare una

      sensazione,  per nulla fisica,  ma tuttavia quasi corporea,  di un

      calore bruciante, come se la lettera non fosse stata di stoffa, ma

      di  ferro  rovente.  Rabbrividii,  e  involontariamente la lasciai

      cadere a terra.

      Assorto nella contemplazione della lettera scarlatta  non  mi  ero

      curato  fino  a  quel  momento  di  esaminare il rotolino di carta

      ingiallita attorno al quale essa era avvolta. Lo aprii dunque,  ed

      ebbi  la  soddisfazione di scoprire una spiegazione quasi completa

      di tutta la storia  di  mano  del  vecchio  sovrintendente.  Erano

      parecchi   fogli  protocollo  che  contenevano  molti  particolari

      concernenti la vita e l'adulterio di una certa Hester Prynne,  che

      sembrava  essere  stata  un  personaggio  notevole  agli occhi dei

      nostri antenati.  Il periodo in cui si erano  svolti  i  fatti  in

      questione   andava   dai  primi  tempi  della  colonizzazione  del

      Massachusetts alla fine del diciassettesimo secolo.  Al tempo  del

      signor  sovrintendente Pue erano ancora in vita dei vecchi,  dalla

      cui testimonianza egli  aveva  ricavato  la  sua  storia,  che  la

      ricordavano, all'epoca della loro giovinezza, come una donna molto

      anziana,  ma  non  decrepita,  di portamento nobile e solenne.  Da

      tempo immemorabile aveva preso l'abitudine di girare il paese come

      una specie di infermiera volontaria,  e di fare del bene  in  ogni

      modo  e  in  ogni  forma  le  fosse possibile,  non risparmiandosi

      neppure la fatica di dare consigli in ogni campo, e soprattutto in

      quello sentimentale,  cos da acquistarsi (com'  inevitabile  che

      succeda  a  chi  faccia  altrettanto)  la venerazione e la fama di

      angelo presso molti,  ma,  credo,  quella di importuna e di noiosa

      presso altri.  Studiando ulteriormente il singolare manoscritto vi

      scoprii il racconto di altre  azioni  e  di  altre  sofferenze  di

      questa  donna  straordinaria,  la  maggior  parte  delle  quali il

      lettore  potr  trovare  nella  storia  intitolata   "La   lettera

      scarlatta";  e bisogna sempre ricordarsi che i fatti principali di

      questa  storia  hanno  i  crismi  e  l'autenticazione  del  signor

      sovrintendente  Pue.  Il manoscritto originale e la stessa lettera

      scarlatta,  reliquia  veramente  insolita,   sono  ancora  in  mio

      possesso,  e  sar  lieto di mostrarli a chiunque sia stato spinto

      dall'interesse  presentato  dal  mio  racconto  al  desiderio   di

      vederli.  Non  voglio  dire  di  essermi  limitato,  nella stesura

      dell'opera e nella descrizione dei sentimenti e delle passioni che

      spinsero ad agire  i  personaggi  che  vi  compaiono,  alla  mezza

      dozzina  di  fogli  protocollo  del  vecchio  sovrintendente;   al

      contrario,  mi sono permesso in questo campo quasi o del tutto  la

      stessa  libert  di  cui mi sarei servito se i fatti fossero stati

      frutto della mia immaginazione.  Insisto soltanto sull'autenticit

      dell'abbozzo.

      Questo  avvenimento riport in parte i miei pensieri sulla vecchia

      strada. Mi parve di avere trovato un buon soggetto per un romanzo.

      Ebbi come l'impressione che il  vecchio  sovrintendente,  nel  suo

      costume di cent'anni prima,  e con la sua immortale parrucca,  che

      fu sepolta con lui,  ma non per  nella  tomba,  mi  fosse  venuto

      incontro nella stanza abbandonata della Dogana. Nel suo portamento

      c'era  la dignit di uno che avesse ricevuto un incarico ufficiale

      da Sua Maest,  e che fosse perci  illuminato  da  un  raggio  di

      quella  magnificenza  che  splendeva abbagliante intorno al trono.

      Ohim,  quanto diverso in questo dall'aria da cane  bastonato  dei

      funzionari  repubblicani,  i  quali,  come  servi  del popolo,  si

      sentono da meno dell'ultimo e pi in basso del pi basso dei  loro

      padroni!  Con  la  sua  mano  spettrale,  la figura evanescente ma

      dignitosa mi aveva affidato il  simbolo  scarlatto  e  il  piccolo

      rotolo  del manoscritto chiarificatore.  Con la sua voce spettrale

      mi aveva esortato,  in considerazione dei sacri doveri  filiali  e

      della riverenza nei suoi confronti, che poteva a ragione ritenersi

      mio   antenato   d'ufficio,   a  sottoporre  al  pubblico  le  sue

      elucubrazioni ammuffite e corrose dalle tarme.  "Fa'  questo",  mi

      disse  il  fantasma  del  signor  sovrintendente  Pue,   scuotendo

      enfaticamente la testa che appariva  cos  imponente  con  la  sua

      memoranda parrucca,  "fa' questo, e ne trarrai ogni vantaggio! Non

      passer molto che ne avrai bisogno, perch i tuoi tempi non sono i

      miei,  quando un impiego  era  una  sinecura,  e  spesso  un  bene

      ereditario.  Ma ti ordino,  in questa storia della vecchia signora

      Prynne,  di dare alla memoria del tuo predecessore il credito  che

      le  spetta  di  diritto".  E  io  risposi  allo spettro del signor

      sovrintendente Pue: "Sar fatto!".

      Alla storia di Hester Prynne,  quindi,  dedicai molto  studio.  Fu

      l'oggetto  delle mie meditazioni per molte ore,  mentre misuravo a

      grandi passi la mia stanza da un capo all'altro,  o compivo per la

      centesima  volta  il  lungo tragitto tra la porta principale della

      Dogana  e   l'ingresso   laterale,   e   viceversa.   Era   grande

      l'insofferenza e la noia del vecchio ispettore, dei pesatori e dei

      misuratori,   i  cui  pisolini  erano  disturbati  dallo  spietato

      rimbombo dei miei passi concitati all'andata e  al  ritorno:  essi

      fecero appello alle loro antiche abitudini,  e cominciarono a dire

      che  il  sovrintendente   passeggiava   sul   cassero.   Credevano

      probabilmente  che  il mio unico scopo (e,  certo,  il solo per il

      quale un uomo sano di  mente  potesse  mettersi  in  moto  di  sua

      spontanea  volont)  fosse di farmi venire appetito per il pranzo;

      e,  a dire il vero,  un certo  appetito,  aguzzato  dal  vento  di

      levante  che  molto  spesso  soffiava  nel corridoio,  era l'unico

      risultato apprezzabile di tanto indefesso  esercizio.  L'atmosfera

      di una Dogana  cos poco adatta ai frutti delicati della fantasia

      e  della sensibilit che anche se ci fossi rimasto per altre dieci

      presidenze,  non credo che il racconto de "La  lettera  scarlatta"

      sarebbe mai stato presentato al pubblico. La mia immaginazione era

      uno  specchio  appannato: non riusciva a riflettere,  o rifletteva

      solo con deplorevole opacit, le immagini con le quali studiavo di

      popolarla.  I personaggi del romanzo non si  arroventavano  e  non

      diventavano  malleabili  a dispetto di ogni fuoco che riuscissi ad

      attizzare nella mia fucina intellettuale.  Non acquistavano n  il

      calore della passione n la tenerezza del sentimento, ma serbavano

      tutta  la  rigidit  di  cadaveri,  e  mi  contemplavano  con  uno

      spettrale sogghigno di sfida.  "Che cosa hai tu  da  spartire  con

      noi?" sembrava dire quell'espressione.  "Quell'ombra di poteri che

      una  volta  esercitavi  sulla  stirpe  delle  immagini      ormai

      scomparsa!  Sei  tu che l'hai barattata per una manciata di denaro

      pubblico: vattene a guadagnare il  tuo  stipendio!".  Insomma,  le

      torpide larve della mia stessa fantasia mi schernivano e mi davano

      dell'imbecille, e non senza buone ragioni.

      Infatti  l'aridit  del mio spirito non durava soltanto per le tre

      ore e mezzo quotidiane che dovevo allo zio Sam, ma mi accompagnava

      nelle passeggiate in riva al mare e nelle scorribande in campagna,

      ogni volta (cosa che avveniva raramente e  non  senza  riluttanza)

      che mi risolvevo a ricercare quel tonificante fascino della Natura

      che  una  volta  mi dava tanta freschezza e agilit di pensiero al

      solo varcare la soglia del vecchio Presbiterio. Lo stesso torpore,

      la stessa incapacit di sforzi intellettuali,  mi accompagnavano a

      casa  e  mi si accumulavano addosso nella camera che senza ragioni

      plausibili chiamavo il mio studio.  Non mi  abbandonavano  neppure

      quando,  a  notte  fonda,  sedevo nel salotto deserto,  illuminato

      soltanto dalla luna e dalla brace del  caminetto,  sforzandomi  di

      dipingere   scene  immaginarie  da  stendere  poi  in  pittoresche

      descrizioni il giorno seguente.

      Se l'immaginazione si rifiutava di agire  anche  a  quell'ora,  il

      caso  poteva  essere  giustamente  considerato disperato.  I raggi

      della luna in una stanza familiare, che illuminano della loro luce

      bianca il tappeto e ne mostrano i disegni  con  tanta  precisione,

      che rendono visibili tutti i particolari con tanta minuzia, eppure

      in maniera tanto diversa dai raggi del sole mattutino o meridiano,

      sono  di solito il mezzo pi adatto per mettere in intimo contatto

      un romanziere con i suoi ospiti immaginari.  C' la piccola  scena

      domestica dell'appartamento,  ci sono le sedie,  ognuna con la sua

      distinta individualit,  la tavola centrale,  su cui si vedono  un

      cestino da lavoro, un paio di volumi, e una lampada spenta; c' il

      sof,  la libreria, il quadro alla parete - tutti questi dettagli,

      visti nella loro totalit,  vengono a essere spiritualizzati dalla

      luce insolita, al punto che sembrano aver perduto la loro sostanza

      reale,  per  trasformarsi  in  creature  dell'intelletto.  Nulla 

      troppo volgare o troppo banale  perch  non  possa  subire  questo

      cambiamento, da cui deriva un certo decoro. Una scarpa da bambino,

      una  bambola  seduta nella sua carrozzina di vimini,  un cavallo a

      dondolo, tutto ci che abbiamo adoperato o con cui abbiamo giocato

      durante il giorno,  ora  rivestito di un alone di lontananza e di

      novit,  anche  se  la  luce  che  lo illumina  quasi altrettanto

      vivida di quella del giorno. Il pavimento della nostra stanza si 

      trasformato quindi in una specie  di  terra  di  nessuno,  a  met

      strada tra il mondo reale e quello delle fiabe, dove la fantasia e

      la  realt possono incontrarsi e partecipare ciascuna della natura

      dell'altra.   Potrebbero  entrare   dei   fantasmi,   e   non   ci

      spaventerebbero.  Sarebbe  troppo  in  armonia  con  la  scena per

      sorprenderci, se girando l'occhio scoprissimo una forma amata,  ma

      ormai scomparsa,  tranquillamente adagiata su uno di questi magici

      raggi di luna,  con un aspetto che ci farebbe sorgere il dubbio se

      veramente  essa sia tornata a noi da lontano,  o non si sia invece

      mai mossa dal focolare domestico.

      Il rosseggiare fioco della brace ha anch'esso  la  sua  parte  nel

      generare  le  sensazioni  che sto descrivendo.  La loro tranquilla

      luminosit  per tutta la stanza,  e accende  dei  bagliori  sulle

      pareti  e  sul  soffitto,  specchiandosi  nella vernice lucida dei

      mobili.  Questa luce pi calda si fonde con la gelida spiritualit

      dei  raggi  di luna,  comunicando in tal modo alle larve di cui la

      fantasia ci circonda, un cuore e sensazioni di umana tenerezza. Le

      trasformazioni da pupazzi di neve in uomini e donne.  Se guardiamo

      nello specchio,  vediamo, nel profondo del suo circolo stregato lo

      spento occhieggiare dell'antracite semispenta,  i bianchi raggi di

      luna  sul  pavimento,  e  una ripetizione di tutti i bagliori e le

      ombre del quadro ancora pi distaccati dalla realt e  pi  vicini

      al  fantastico.  Se  allora  un  uomo,  con questa scena sotto gli

      occhi,  seduto tutto solo,  non riesce a sognare cose strane,  e a

      dare  a esse l'aspetto della realt,   meglio che non provi mai a

      scrivere romanzi.

      Ma,  quanto a me,  per tutta la durata della mia  esperienza  alla

      Dogana,  sole  o  luna  e  rosseggiare  di  braci,  tutto  mi  era

      indifferente,  e nulla di tutto ci m'aiutava pi dello scintillio

      di  una  candela di sego.  Un'intera categoria di emozioni,  e una

      facolt a esse connessa, non molto fertili o preziose, pur essendo

      le migliori che avessi, si era allontanata da me.

      Con tutto ci,  credo che se mi fossi cimentato in un altro genere

      di  narrativa  le  mie  facolt  non  si sarebbero dimostrate cos

      insulse e inefficienti.  Avrei  potuto  limitarmi  a  mettere  per

      iscritto i racconti di un veterano del mare,  uno degli ispettori,

      persona  che  sarebbe  estremamente  ingrato  da  parte  mia   non

      ricordare,  visto  che  raramente passava un giorno senza che egli

      non suscitasse  in  me  l'allegria  o  l'ammirazione  con  le  sue

      straordinarie  doti  di narratore.  Se fossi riuscito a rendere la

      forza pittorica del suo stile e  il  senso  dell'umorismo  che  la

      natura  gli  aveva  insegnato  a profondere nei suoi racconti,  il

      risultato  sarebbe  stato,   penso,   qualcosa  di   nuovo   nella

      letteratura.  Avrei  potuto  anche trovare un compito pi serio in

      pochi giorni.  Era una pura follia,  con le necessit  della  vita

      quotidiana  che  mi  pressavano  con tanta insistenza,  cercare di

      immedesimarmi in un'altra epoca,  e insistere per creare un  mondo

      intero   con   materie  impalpabili,   quando,   a  ogni  momento,

      l'evanescente bellezza della mia bolla di sapone era distrutta dal

      rude contatto dei fatti reali.  Lo sforzo pi ragionevole  sarebbe

      consistito  nell'infondere  pensiero  e immaginazione nella grigia

      sostanza d'oggi, trasformandola cos in una brillante trasparenza;

      nello spiritualizzare il fardello che cominciava a pesarmi  tanto;

      nel  cercare  con  risolutezza  i  valori  reali e indistruttibili

      latenti nei meschini e noiosi fatti, e nei comuni personaggi,  con

      i  quali  mi  trovavo in continuo rapporto.  La colpa era mia.  La

      pagina della vita che mi si apriva davanti sembrava oscura e trita

      solamente perch non ne avevo sondato il significato pi profondo.

      Davanti a me c'era un libro pi bello  di  quanti  mai  ne  avessi

      potuto scrivere,  che mi si presentava foglio per foglio, man mano

      che veniva composto dalla realt dell'ora fuggente,  e che svaniva

      appena   scritto  solamente  perch  alla  mia  mente  mancava  la

      profondit,  e alla mia mano l'abilit necessaria a  trascriverlo.

      Forse  un  giorno,  nel  futuro,  mi  torneranno  alla memoria dei

      frammenti sparpagliati e dei paragrafi interrotti,  e  riuscir  a

      metterli  per  iscritto,  e  vedr  le lettere trasformarsi in oro

      sulla pagina.

      Queste intuizioni sono giunte troppo tardi. In quel momento vedevo

      soltanto che quello che una volta sarebbe stato un piacere si  era

      trasformato  ora  in  uno sforzo vano.  Non c'era ragione di darsi

      alla disperazione per questo  stato  di  cose.  Avevo  cessato  di

      essere lo scrittore di racconti e saggi alquanto mediocri,  ed ero

      diventato  un  sovrintendente  doganale  alquanto  mediocre.  Ecco

      tutto.  Non    per  niente  piacevole,  d'altra  parte,  sentirsi

      perseguitati  dal  sospetto  che  il   proprio   intelletto   stia

      declinando,  o esalando,  senza esserne coscienti, come l'etere da

      una fiala, cos che, ogni volta che lo si guarda, trovi un residuo

      pi scarso e  meno  volatile.  Del  fatto  in  s  non  si  poteva

      dubitare;  e dall'esame di me stesso e degli altri,  fui portato a

      conclusioni relative  all'effetto  esercitato  sul  carattere  dal

      pubblico  impiego,  non  troppo  favorevoli  per  questo  modo  di

      guadagnarsi la vita.  Forse potr dilungarmi altrove  e  in  altra

      forma  su  questo  effetto:  in  queste pagine baster dire che un

      funzionario doganale,  che sia rimasto in  carica  a  lungo,  sar

      difficilmente una figura encomiabile o degna di rispetto per molte

      ragioni,  una  delle  quali  il modo in cui ottiene l'impiego,  e

      un'altra la natura stessa del suo mestiere che,  bench in  verit

      sia  onesto,    di  un tipo che gli impedisce di partecipare agli

      sforzi collettivi del genere umano.

      Un effetto che credo  si  possa  osservare  pi  o  meno  in  ogni

      individuo   che   abbia   esercitato   questo   mestiere     che,

      nell'appoggiarsi  al  poderoso  braccio  della   Repubblica,   gli

      sfuggono le sue proprie forze. Egli finisce col perdere, in misura

      proporzionata  alla  debolezza  o  all'energia  della  sua  natura

      originaria,  la capacit di sorreggersi da solo.  Se possiede  una

      carica eccezionale di energia innata,  o se la malia snervante del

      luogo non agisce troppo a lungo su di lui,  si possono risvegliare

      le forze cos assopite.  Il funzionario,  privato della sua carica

      (fortunato per il colpo brutale che lo rimanda indietro  in  tempo

      per  lottare  in  un  mondo  in  lotta)  pu tornare se stesso,  e

      recuperare  tutte  le  sue  qualit  precedenti.  Questo  per  si

      verifica raramente, perch di solito resta al suo posto quel tanto

      che  basta  a  rovinarlo,  e poi viene buttato fuori,  coi nervi a

      pezzi,  a brancolare come pu lungo il  difficile  sentiero  della

      vita.  Consapevole  della  propria  malattia,  ossia della perdita

      della sua tempra d'acciaio e della possibilit di  recupero,  egli

      si  guarder  intorno  smarrito per sempre,  da allora in poi,  in

      cerca di un aiuto che gli arrivi  dall'esterno.  La  sua  speranza

      ostinata e indefettibile (un'allucinazione che, a dispetto di ogni

      scoraggiamento,  non dando peso all'impossibile, lo perseguita per

      tutta la vita e forse,  come gli spasimi convulsi del  colera,  lo

      tormenta anche per qualche tempo dopo la morte)  di riuscire alla

      fine,   dopo  un'attesa  non  troppo  lunga,  per  qualche  felice

      combinazione di circostanza,  a riottenere il  suo  posto.  Questa

      fede,  pi di qualsiasi altra cosa, toglie il mordente e il valore

      a ogni impresa che egli sogni di compiere.  Perch darsi tanto  da

      fare,  e affaticarsi tanto a tirarsi su dal fango, quando, a saper

      aspettare,  il potente braccio dello Zio verr a  sollevarlo  e  a

      sostenerlo?  Perch  dovrebbe lavorare per vivere qui,  o andare a

      scavare l'oro in California,  quando tra poco sar reso felice,  a

      intervalli  mensili,  da  un  mucchietto  di monete sonanti uscite

      dalla tasca dello Zio? E' tristemente istruttivo osservare come un

      tantino di vita d'ufficio basti a infettare un poveretto di questa

      insolita malattia.  L'oro dello zio Sam,  senza voler  mancare  di

      rispetto  al  vecchio gentiluomo,  possiede,  in questo caso,  una

      sorta di incantesimo simile a quello  della  farina  del  diavolo.

      Chiunque  la  tocchi,  dovr  stare  bene  attento  o  si  trover

      impastoiato tra gravosi ceppi,  che avvilupperanno,  se non la sua

      anima,  almeno  molti  dei  suoi  migliori attributi: la sua forza

      incrollabile, il suo coraggio e la sua tenacia,  la sua sincerit,

      la  sua  fiducia  in  se  stesso,  e  tutto  ci  che distingue il

      carattere virile.

      Eccomi  quindi  davanti  a  una  bella  prospettiva!   Certo,   il

      sovrintendente  non consider la lezione rivolta a lui,  n ammise

      di  poter  essere  mai  cos  vergognosamente  disfatto  o   dalla

      continuit  dell'impiego o dall'estromissione;  le mie riflessioni

      non erano per delle pi rosee. Diventai a poco a poco malinconico

      e irrequieto, logorandomi sempre la mente per scoprire quali delle

      sue misere qualit erano  sfuggite,  e  quali  danni  avevano  gi

      riportato  le  altre.  Cercai  di calcolare per quanto tempo avrei

      potuto stare alla Dogana,  rimanendo un uomo.  La verit  che  il

      mio peggior timore (perch non sarebbe mai stata una saggia misura

      politica  licenziare  un  elemento  tranquillo come me e non certo

      nella natura di un funzionario pubblico dare  le  dimissioni),  la

      mia  pi profonda apprensione,  dunque,  era di diventare grigio e

      decrepito al mio posto di sovrintendente,  e di trasformarmi in un

      animale simile al vecchio ispettore.  Non sarebbe capitato anche a

      me,  nel tedioso corso di vita d'ufficio che mi stava davanti,  di

      diventare alla fine come questo venerabile amico, di fare dell'ora

      di  pranzo  il  centro  della  giornata,  per  passarne  il  resto

      dormicchiando,  al sole o all'ombra,  come un  vecchio  cane?  Una

      triste prospettiva, questa, per uno che considerava il colmo della

      felicit vivere nella piena esplicazione delle proprie facolt! Ma

      per  tutto quel tempo non avevo fatto che preoccuparmi con allarmi

      superflui.

      La Provvidenza aveva in serbo per me cose migliori di  quelle  che

      io  stesso  mi  sarei potuto augurare.  Un fatto degno di nota del

      terzo anno della mia sovrintendenza,  per usare il tono di "P.P.",

      fu l'elezione del generale Taylor alla presidenza.  E' essenziale,

      per dare un quadro completo dei vantaggi della vita nella pubblica

      amministrazione,  osservare i funzionari all'avvento di un partito

      avversario.  La  loro posizione  una delle pi penose e,  in ogni

      caso,  una delle pi sgradevoli che uno sventurato  mortale  possa

      occupare;   controbilanciata,   da  una  parte  e  dall'altra,  da

      rarissimi lati  positivi,  anche  se  quella  che  a  essi  sembra

      l'alternativa peggiore si possa trasformare,  a ben vedere,  nella

      migliore.  E' una strana esperienza,  per  un  uomo  orgoglioso  e

      sensibile sapere che i suoi interessi sono nelle mani di gente che

      non lo ama e non lo capisce e da cui,  giacch una volta o l'altra

      qualcosa dovr succedere,  ricever piuttosto  un  danno  che  una

      cortesia.  E'  curioso,  anche,  per chi abbia conservato la calma

      durante la campagna,  osservare la sete di sangue che si manifesta

      nell'ora del trionfo,  e rendersi conto di essere nel numero delle

      vittime!  Ci sono ben pochi tratti  della  natura  umana  peggiori

      della  tendenza,  che  ora  vedevo in uomini non peggiori dei loro

      simili,  a diventare  crudeli  soltanto  per  essersi  trovati  in

      possesso  della  facolt  di fare del male.  Se la "ghigliottina",

      invece di essere una delle metafore  pi  efficaci  per  designare

      l'estromissione  dei  pubblici  impiegati,  fosse stata presa alla

      lettera,  credo sinceramente che i membri pi attivi  del  partito

      trionfante sarebbero stati abbastanza feroci da mozzarci la testa,

      ringraziando il cielo per l'occasione.  Pare a me,  che sono stato

      un osservatore tranquillo e curioso,  sia nella vittoria sia nella

      sconfitta,  che  questo  spirito  feroce e amaro di malvagit e di

      vendetta non abbia mai caratterizzato i numerosi trionfi  del  mio

      partito  come  ora inquinava quello dei "whigs".  I democratici si

      prendono di regola le cariche,  perch ne hanno bisogno,  e perch

      una  pratica  pluriennale  ha  fatto  di  ci la legge della lotta

      politica,   protestare  contro  la  quale  sarebbe   debolezza   e

      vigliaccheria  finch  non ne verr instaurata un'altra.  Tuttavia

      una lunga abitudine alle  vittorie  li  ha  resi  generosi.  Sanno

      risparmiare  quando  ce  n'  motivo;  e  quando  colpiscono,  per

      affilata che sia l'ascia,  ben di rado il filo ne  avvelenato  di

      malevolenza;  e non hanno l'abitudine di prendere a calci la testa

      che hanno appena spiccato dal busto.

      A farla breve, per sgradevole che fosse la mia condizione,  per lo

      meno  potevo  rinvenirvi  qualche  motivo  di congratularmi con me

      stesso per essermi trovato dalla parte dello  sconfitto  piuttosto

      che da quella del trionfatore.  Se,  fino ad allora, non ero stato

      partigiano molto acceso,  cominciai adesso,  in questo momento  di

      pericolo  e  di  difficolt,  a  rendermi  conto di quale fosse in

      realt il mio partito favorito,  e non fu senza rimorso e vergogna

      che vidi che, secondo un ragionevole calcolo delle probabilit, io

      avevo  migliori  prospettive di mantenere l'impiego che non i miei

      colleghi democratici.  Ma chi pu vedere nel futuro un pollice pi

      in l del proprio naso? La mia testa fu la prima a cadere.

      L'attimo  in cui ci si sente decapitare non  mai,  o  raramente,

      secondo la  mia  modesta  opinione,  quello  pi  piacevole  della

      propria  vita.  Ma  come  la  maggior  parte  delle  sfortune  che

      capitano,  anche una disgrazia cos seria porta con s il  proprio

      rimedio e la propria consolazione,  se chi ci va di mezzo riesce a

      vedere i lati migliori  e  non  i  peggiori  di  quel  che  gli  

      capitato.  Nel  mio  caso particolare non mi era difficile trovare

      argomenti per consolarmi,  visto che gi erano oggetto  delle  mie

      meditazioni  molto  tempo  prima  di tornarmi utili.  Vista la mia

      precedente insofferenza per l'impiego e i miei vaghi propositi  di

      dimettermi,  la  mia  sorte  fu simile a quella di uno che covasse

      l'idea del suicidio,  e avesse  la  fortuna  insperata  di  essere

      assassinato. Alla Dogana, come gi al Presbiterio, avevo trascorso

      tre  anni;  tempo pi che sufficiente per far riposare un cervello

      stanco;   abbastanza  lungo  per  interrompere  vecchie  abitudini

      mentali, e per far posto alle nuove: tempo bastante, ed eccessivo,

      per  vivere  in  una  posizione  innaturale,  facendo cose che non

      procuravano diletti o  vantaggio  ad  alcuno,  senza  dedicarmi  a

      quegli  sforzi  che  almeno,  avrebbero  fatto  tacere  un impulso

      irrequieto dentro di me. Allo stesso sovrintendente non dispiacque

      affatto  la  propria  estromissione  senza   cerimonie,   che   lo

      qualificava  tra  gli  avversari del partito "whig"  poich la sua

      inerzia nella vita politica,  la  sua  tendenza  a  vagare  a  suo

      piacimento in quegli spazi vasti e tranquilli dove tutta l'umanit

      pu  venirsi  incontro,  piuttosto  che  ridursi  a quegli stretti

      sentieri dove i figli di  una  stessa  famiglia  devono  separarsi

      l'uno  dall'altro,  aveva  spesso  fatto  dubitare i suoi fratelli

      democratici della  sua  amicizia.  Ora,  ottenuta  la  corona  del

      martirio  (anche  se non c'era pi una testa su cui metterla),  la

      controversia si  poteva  considerare  risolta.  Infine,  per  poco

      eroico che fosse,  gli parve pi dignitoso essere defenestrato nel

      crollo del  partito  dalla  parte  del  quale  si  era  schierato,

      piuttosto  che  restare  un  sopravvissuto isolato nella caduta di

      tanta gente pi degna di  lui,  per  trovarsi  poi  alla  fine  di

      quattro  anni  di servizio alla merc di un'amministrazione ostile

      di nuovo costretto a chiarire  la  sua  posizione,  e  a  chiedere

      l'appoggio ancora pi umiliante di un'amministrazione amica.

      Intanto  la  stampa  si  era  impadronita dal mio caso,  e mi fece

      galoppare per le agenzie  per  una  settimana  o  due,  decapitato

      com'ero,  simile  al  "Cavaliere  senza testa" di Irving,  tetro e

      agghiacciante,  e desideroso di sepoltura come si  conviene  a  un

      cadavere politico. Questo per la mia personalit ufficiale. Il mio

      vero essere,  per tutto questo tempo,  con la testa ben posata sul

      collo,  era  arrivato  alla  confortante  conclusione  che  quanto

      accadeva fosse per il meglio;  e investendo un piccolo capitale in

      inchiostro, carta e pennini,  aveva riaperto la scrivania da tanto

      trascurata, ed era ridiventato uno scrittore.

      Fu  ora che tornarono alla ribalta le elucubrazioni del mio antico

      predecessore,  il signor sovrintendente Pue.  Poich il meccanismo

      della  mia  mente si era arrugginito a causa del lungo disuso,  ci

      volle un po'  di  tempo  perch  si  persuadesse  a  elaborare  il

      racconto,  con  un  effetto in qualche modo soddisfacente.  Ancora

      adesso, nonostante che tutti i miei pensieri si fossero finalmente

      concentrati nel compito,  esso ha per  me  un  aspetto  austero  e

      tetro;  insufficientemente illuminato da una luce solare, e troppo

      poco  vivificato  dalle   influenze   tenere   e   familiari   che

      addolciscono  quasi ogni scena della natura e della vita reale,  e

      che  certo  dovrebbero  smussare   gli   angoli   di   ogni   loro

      rappresentazione;  ma  forse  questo sgradevole effetto  dovuto a

      quel periodo appena terminato,  di rivoluzione e  di  tumulto  non

      ancora sedato, nel quale si svolge la storia. Questo non significa

      che  dalla  fantasia  dello  scrittore  fosse  assente la letizia,

      perch egli era pi felice quando scriveva,  mentre vagava fra  il

      grigiore  di  queste  cupe fantasticherie,  che in qualsiasi altro

      periodo da quando aveva lasciato  il  vecchio  Presbiterio.  Anche

      altri  degli  articoli  pi brevi che formano il volume sono stati

      scritti dopo il mio involontario ritiro dalle cure e  dagli  onori

      della  vita  pubblica,  e  i  rimanenti sono raccolti da annuari e

      riviste di cos antica data che ormai hanno compiuto  il  ciclo  e

      sono  tornati  nuovi  (4).  Per  non abbandonare la metafora della

      ghigliottina politica,  queste novelle possono essere chiamate  le

      "Carte postume di un sovrintendente decapitato";  e lo schizzo che

      sto ormai concludendo,  se  troppo  autobiografico  perch  possa

      essere  pubblicato da una persona modesta finch  in vita,  potr

      essere facilmente perdonato  a  un  distinto  signore  che  scrive

      dall'oltretomba.  Pace al mondo intero!  Benedico i miei amici,  e

      perdono i miei nemici! Io sono nel regno della quiete!

      La vita della Dogana giace alle  mie  spalle  come  un  sogno.  Il

      vecchio ispettore (il quale, tra parentesi, mi rincresce dirlo, fu

      travolto e ucciso da un cavallo qualche tempo fa),  egli,  e tutti

      quegli altri venerabili  personaggi  che  sedevano  con  lui  alla

      ricevitoria  della  Dogana,  non  sono  che  ombre  ai miei occhi;

      immagini  canute  e  rugose,  delle  quali  si  dilettava  la  mia

      fantasia, che ora le ha respinte per sempre. I mercanti: Pinegree,

      Phillips,  Shepard,  Upton, Kimball, Bertram, Hunt; questi e tanti

      altri nomi che suonavano cos familiari al mio orecchio  sei  mesi

      fa,  questi  trafficanti che sembravano occupare un posto di tanto

      rilievo nel mondo, oh,  quanto poco tempo  bastato a separarmi da

      loro,  e non solo nella realt,  ma nello stesso ricordo! Soltanto

      con sforzo posso richiamare alla memoria il nome  e  l'aspetto  di

      questi  pochi.  Presto  anche  la mia vecchia citt natale rester

      avvolta nella nebbia dell'oblio,  e mi torner in mente circondata

      e  sepolta  nella  foschia,  come  se non fosse un luogo terreno e

      materiale, ma un paese cresciuto nel regno delle nuvole,  popolato

      da  abitanti immaginari nelle casette di legno,  che percorrono le

      viuzze  familiari  e  la  strada  principale  nella  sua  monotona

      lunghezza. D'ora in poi non fa pi parte della mia vita reale: non

      sono  pi  cittadino  di  Salem.  I miei bravi concittadini non mi

      rimpiangeranno troppo,  perch,  per quanto non sia stata l'ultima

      delle mie preoccupazioni,  nei miei tentativi letterari, quella di

      procacciarmi un po' d'importanza ai loro occhi,  e di  acquistarmi

      una  fama onorevole nel luogo dove vissero e furono sepolti i miei

      padri,  non  sono  mai  riuscito  a  trovare  qui  quell'atmosfera

      congeniale  di  cui  un  letterato  ha  bisogno per far maturare i

      migliori frutti del suo ingegno. Far di meglio tra altri volti ed

       inutile dire che quelli familiari potranno benissimo fare a meno

      di me.

      Forse per (oh,  pensiero commovente ed  eccitante!)  i  bisnipoti

      della  generazione  attuale  penseranno qualche volta con simpatia

      all'imbrattacarte dei tempi andati,  quando,  fra molti anni,  una

      guida additer,  tra i luoghi memorabili della storia della citt,

      il punto in cui si trovava LA FONTANA PUBBLICA! (5).



      1. LA PORTA DELLA PRIGIONE.

      Una folla di uomini barbuti,  con  vestiti  dai  colori  severi  e

      cappelli a cono grigi, e di donne in cuffia o a capo scoperto, era

      raccolta  davanti  a  una  costruzione di legno,  la cui porta era

      rafforzata da pesanti assi di quercia,  ed era coperta di  borchie

      di ferro.

      I fondatori di una nuova colonia,  qualunque utopia di virt umane

      e di felicit abbiano concretato,  hanno sempre dovuto riconoscere

      tra  le prime necessit pratiche quella di destinare una parte del

      terreno vergine a cimitero,  e un'altra alla  costruzione  di  una

      prigione.   In  omaggio  a  tale  regola,   si  pu  supporre  con

      ragionevole certezza che i progenitori di Boston abbiano costruito

      il primo stabilimento di reclusione nelle vicinanze  di  Cornhill,

      all'incirca  nello  stesso  tempo  in  cui  tracciarono  il  primo

      cimitero, sul terreno di Isaac Johnson,  e intorno alla sua tomba,

      che  poi divent il nucleo di tutti i sepolcri riuniti nell'antico

      camposanto di King's Chapel. In ogni modo  certo che,  quindici o

      vent'anni dopo la fondazione della cittadina, la prigione di legno

      era  gi  segnata  dalle intemperie e da altre cicatrici dell'et,

      che facevano sembrare ancora pi tetra la sua facciata  lugubre  e

      cupa. La ruggine sulla massiccia armatura di ferro della sua porta

      di  quercia  sembrava  la cosa pi antica del Nuovo Mondo,  e come

      tutto ci che ha mai avuto che fare col delitto,  si sarebbe detto

      che  ignorasse la giovinezza.  Di fronte a questo brutto edificio,

      tra di esso e la carreggiata della strada,  c'era  un  praticello,

      infestato dalla lappola, dal farinaccio selvatico, dallo stramonio

      e  da erbacce d'ogni specie che evidentemente trovavano un terreno

      ideale nel suolo che per primo aveva prodotto il nero fiore  della

      societ  civile,  una prigione.  Da un lato della porta,  per,  e

      abbarbicato  quasi  alla  soglia,   c'era  un  arbusto   di   rose

      selvatiche,  coperto  in quel mese di giugno di delicati boccioli,

      che sembravano  offrire  la  loro  fragranza  e  la  loro  fragile

      bellezza  in  dono al prigioniero che facesse il suo ingresso e al

      condannato che uscisse incontro al suo  destino,  in  pegno  della

      piet  e  e  della  gentilezza  che il cuore profondo della natura

      serbava anche per lui.

      Questo arbusto di rose,  per un caso strano,   sopravvissuto  nel

      corso  della  storia;   ma  che  sia  semplicemente  sopravvissuto

      all'austera durezza dei tempi andati,  per  tanto  tempo  dopo  il

      crollo dei giganteschi pini e delle querce che lo sovrastavano,  o

      che,  come attestano fonti autorevoli,  sia  germogliato  sotto  i

      passi  della  santa  Ann  Hutchinson (6) che varc la soglia della

      prigione,  non potremmo prenderci la responsabilit di  deciderlo.

      Trovandolo  proprio sul limitare della nostra narrazione,  che sta

      per uscire da quell'infausto portone,  difficilmente potremmo fare

      a  meno  di coglierne un fiore e di offrirlo al lettore.  Speriamo

      che serva  a  simboleggiare  qualche  delicato  fiore  morale  che

      incontreremo  lungo il nostro cammino,  o a ingentilire gli oscuri

      avvenimenti di una storia di umana fragilit e di dolore.














      2. LA PIAZZA DEL MERCATO.

      Il prato di fronte alla prigione,  in Prison Lane,  in  una  certo

      mattino  d'estate non meno di due secoli fa,  era calpestato da un

      certo numero di abitanti di Boston,  i cui occhi fissavano attenti

      la porta di quercia ferrata.  Presso qualunque altro popolo,  o in

      un periodo successivo nella storia  della  Nuova  Inghilterra,  la

      truce  immobilit  che  impietriva le fisionomie barbute di questi

      buoni  cittadini  avrebbe  significato  l'imminenza   di   qualche

      tremendo  avvenimento,  certo non meno grave dell'esecuzione di un

      celebre  malfattore,  la  cui  condanna  da  parte  del  tribunale

      trovasse completa rispondenza nel verdetto dell'opinione pubblica.

      Considerando   tuttavia   la   primitiva  severit  del  carattere

      puritano,   sarebbe  stato  imprudente  venire  subito  a   questa

      conclusione.  Avrebbe potuto trattarsi di un servitore pigro, o di

      un  figlio  disobbediente  che  i   genitori   avessero   affidato

      all'autorit   civile   per   essere  castigato  con  la  pubblica

      fustigazione.  Forse  si  sarebbe  preso  un  antinomiano,   o  un

      quacchero,  o un altro membro di una confessione non ortodossa,  e

      lo si sarebbe scacciato dalla  citt  a  colpi  di  sferza;  o  un

      indiano,  che  avesse  dato  molestia  per le strade in preda agli

      effetti dell'acquavite dei bianchi,  sarebbe stato cacciato a suon

      di  sferzate nell'ombra della foresta.  Poteva essere pure che una

      strega,  come la vecchia signora Hibbins,  la stizzosa vedova  del

      magistrato,  dovesse  salire  sulla  forca.  In tutti i casi,  gli

      spettatori avevano un uguale aspetto solenne,  come si conveniva a

      un  popolo  per cui la legge e la religione quasi si identificano,

      compenetrandosi talmente l'una  nell'altra  che  ogni  atto  della

      disciplina pubblica,  dai pi trascurabili ai pi severi, prendeva

      lo stesso  aspetto  pauroso  e  venerabile.  Il  trasgressore  sul

      patibolo  non  poteva contare che su una simpatia molto generica e

      fredda da parte di un pubblico come questo.  D'altro canto,  per,

      punizioni  che ai nostri giorni lascerebbero un marchio d'infamia,

      di scherno e di ridicolo,  potevano  assumere  a  quei  tempi  una

      dignit severa come la stessa pena capitale.

      Nel  mattino  d'estate  in cui comincia la nostra storia si poteva

      notare un particolare interesse tra  le  donne,  che  erano  molto

      numerose  tra la folla,  per la pena che sarebbe stata inflitta al

      colpevole. Non c'era in quel periodo quel ritegno che oggi farebbe

      sembrare disdicevole a un'appartenente al sesso  delle  sottane  e

      delle  crinoline di andarsene a passeggio per le pubbliche vie,  e

      spingere la propria non evanescente persona nel  bel  mezzo  della

      folla che circonda un patibolo in occasione di un'esecuzione.  Sia

      moralmente sia materialmente c'era, in queste donne e fanciulle di

      vecchia stirpe ed educazione britanniche, una fibra pi grossolana

      di quella delle loro belle discendenti,  dalle quali  le  dividono

      sei  o  sette  generazioni: infatti attraverso tutta questa catena

      atavica ogni madre ha trasmesso  alla  sua  prole  un  sangue  pi

      delicato, una bellezza pi fine e pi effimera, e una complessione

      pi  snella,  se  non  un  carattere  dotato  di  minor saldezza e

      resistenza del proprio. Le donne raccolte davanti alla porta della

      prigione non distavano pi di mezzo secolo dall'epoca  in  cui  la

      virile  Elisabetta  era  stata  la rappresentante,  tutt'altro che

      inadatta,  del proprio sesso.  Esse erano sue concittadine,  e  la

      carne di bue e la birra del loro paese,  accompagnate da una dieta

      morale altrettanto raffinata,  entravano in gran parte nella  loro

      costituzione.  Il  luminoso  sole  del mattino splendeva dunque su

      spalle larghe  e  busti  ben  sviluppati,  e  su  gote  tornite  e

      rubiconde  che,  maturate  nell'isola  lontana,  non  erano ancora

      impallidite n sfiorite nell'atmosfera della Nuova Inghilterra. Si

      sarebbe potuto  notare  inoltre  in  quelle  rispettabili  matrone

      (perch  tali  sembravano  nella  maggioranza) un eloquio audace e

      colorito che oggi non mancherebbe  di  stupirci  sia  per  il  suo

      contenuto sia per il suo tono.

      "Comari", diceva una cinquantenne signora dai lineamenti duri, "vi

      dir  come la penso.  Andrebbe certamente a vantaggio del pubblico

      bene se a noi,  donne d'et ormai matura e  membri  stimati  della

      congregazione,  venisse  affidato  il  giudizio di peccatrici come

      quella Hester Prynne.  Che ve ne pare,  amiche?  Se quella poco di

      buono  avesse  per  giudici noi cinque qui riunite in gruppo se la

      caverebbe forse con una sentenza come quella che ha  ottenuto  dai

      degni magistrati? Perdinci, mi immagino di no!".

      "Ho  sentito  dire",   fece  un'altra,  "che  il  reverendo  padre

      Dimmesdale,  il suo buon pastore,   infinitamente dispiaciuto che

      uno scandalo come questo sia piombato sulla sua congregazione".

      "I  magistrati sono gentiluomini timorati di Dio,  ma hanno troppa

      compassione, questo  certo", aggiunse una terza matrona parecchio

      avanti negli anni.  "Avrebbero dovuto almeno imporre un marchio di

      ferro  rovente  sulla  fronte di Hester Prynne.  Allora s che non

      avrebbe fatto l'insolente,  la signora Hester,  ve lo dico io.  Ma

      lei,  quel  bell'arnese,  sta proprio a preoccuparsi di ci che le

      attaccano sul vestito?  Ma se basta,  guardate,  se basta  che  lo

      copra  con  una  spilla o con qualche altro ornamento pagano,  per

      andarsene per le strade pi fiera che mai!".

      "Ah,  no",  osserv in tono pi blando una sposina,  che teneva un

      bimbo per mano,  "anche se coprir il segno, gli rester sempre il

      marchio nel cuore".

      "Ma cosa ce ne stiamo a  parlare  di  segni  e  contrassegni,  sul

      corpetto  del  vestito o sulla carne della fronte?" grid un'altra

      donna,  la pi brutta e la pi spietata di questo consesso che  si

      arrogava  il  diritto  di  giudicare.  "Questa  donna  ci ha tutte

      disonorate, e bisognerebbe ucciderla. Non c' nessuna legge che lo

      dica? Ce n' una, in verit, nella Scrittura e nel nostro statuto;

      e  i  magistrati,   che  l'hanno  posta  in  non  cale,   dovranno

      ringraziare  se stessi se le loro mogli e le loro figlie usciranno

      dal seminato!".

      "Dio ci scampi, buona donna", esclam un uomo in mezzo alla folla,

      "non c' dunque nella donna altra virt che non venga dal salutare

      terrore del patibolo?  Mi sembra esagerato affermarlo!  E ora via,

      comari!  Ecco  che si apre la porta,  e viene la signora Prynne in

      persona".

      La porta della prigione era stata infatti spalancata dall'interno,

      e inquadrata in essa prima di tutto apparve,  come  un'ombra  nera

      che  si  inoltra  nel  sole,  la figura tetra e orribile del birro

      della citt,  con la spada al fianco,  e in mano la mazza  propria

      della  sua  carica.  Questi nel suo aspetto personificava tutta la

      funerea  severit  del  codice  puritano,   che  aveva  l'incarico

      d'applicare  con  estremo  rigore  sulla  persona  del  colpevole.

      Stendendo rigidamente la mazza che teneva nella sinistra,  pose la

      destra  sulla  spalla  di una giovane donna,  che spinse in questa

      maniera fino alla porta,  dove lei lo respinse con un gesto  pieno

      di dignit e di naturale forza di carattere,  avanzando all'aperto

      come di sua spontanea volont.  Portava tra le braccia una bambina

      di  circa  tre  mesi,  che  ammiccava  e cercava di allontanare il

      visino dalla luce troppo forte del  giorno,  perch  fino  a  quel

      momento  la vita non le aveva mostrato che il grigio crepuscolo di

      un sotterraneo, o qualche altro oscuro recesso della prigione.

      Quando la giovane madre della bimba  comparve  al  cospetto  della

      folla,  sembr  che il suo primo impulso fosse di stringersi forte

      la creatura al seno,  non tanto per uno slancio di  amor  materno,

      quanto  per  nascondere  cos  un  certo  segno,  che era cucito o

      appuntato sul vestito.  Subito dopo per,  giudicando  saggiamente

      che  un  segno  della  sua  vergogna  non  sarebbe molto servito a

      nasconderne un altro, prese in braccio la bambina,  e con il volto

      in  fiamme,  ma  con  un  sorriso  di sfida,  e uno sguardo niente

      affatto intimidito,  scrut i suoi concittadini e i  suoi  vicini.

      Sul  petto  del  vestito  spiccava  la lettera A,  di fine tessuto

      rosso, circondata da un elaborato ricamo e da fantasiose fioriture

      di filo d'oro. Era eseguita con tanta arte,  e con tanta ricchezza

      e  sfoggio  d'immaginazione,   che  sembrava  quasi  un  ultimo  e

      intonatissimo accessorio dell'abito che indossava,  ed era di  uno

      splendore  in  accordo col gusto del tempo,  ma ben al di sopra di

      ci che era consentito dalle spartane regole della comunit.

      La giovane era alta,  con una figura armoniosa ed elegante.  Aveva

      una massa di capelli castano-scuri,  cos lucenti che riflettevano

      con dei barbagli i raggi del sole, e il suo volto,  oltre a essere

      bello   per   la  regolarit  dei  lineamenti  e  la  magnificenza

      dell'incarnato,   doveva  la   ricchezza   dell'espressione   alle

      sopracciglia  ben disegnate e ai profondi occhi neri.  Aveva anche

      un portamento  da  gran  signora,  secondo  l'ideale  di  bellezza

      femminile  del  tempo,  caratterizzata  pi  da una certa maest e

      dignit che da quell'indescrivibile grazia evanescente  che  piace

      ai  nostri  giorni.  Mai  Hester Prynne aveva avuto un'aria pi da

      gran signora,  nell'antica accezione del  termine,  che  alla  sua

      uscita dalla prigione. Quelli che l'avevano conosciuta prima, e si

      erano  aspettati  di  vederla  coperta  e  velata dalla nube della

      sventura, rimasero attoniti, e perfino scandalizzati,  nel vederla

      risplendere di una bellezza che trasformava in aureola la sfortuna

      e  l'ignominia  che  l'avevano  colpita.  Forse un osservatore pi

      sensibile avrebbe potuto notare in essa qualcosa di  squisitamente

      doloroso.  L'abito  della donna,  che lei stessa si era cucito per

      l'occasione in carcere,  e che aveva tagliato seguendo la  propria

      fantasia,  sembrava esprimere l'atteggiamento del suo spirito,  la

      disperata  irrequietezza  del  suo  io,  con  la  sua  stravaganza

      selvaggia  e pittoresca.  Ma il particolare che attirava tutti gli

      sguardi e,  per cos  dire,  trasfigurava  colei  sulla  quale  si

      trovava  (al punto che uomini e donne che erano stati in relazione

      d'amicizia con Hester Prynne rimasero  impressionati  come  se  la

      vedessero  allora  per  la prima volta),  era la LETTERA SCARLATTA

      ricamata in modo cos fantastico e splendente sul suo petto. Aveva

      l'effetto di un incantesimo che la ponesse al di fuori dei normali

      rapporti con il resto dell'umanit per includerla in una sua sfera

      particolare.

      "Se la sa cavare con l'ago,  questo  un fatto",  fece notare  una

      delle  spettatrici;  "ma  quale donna,  prima di questa peccatrice

      sfrontata, se n' mai vantata con tanta spudoratezza?  Ma insomma,

      comari,  questo  ridere in faccia ai nostri magistrati,  se ci si

      adorna  di  ci  che  questi  buoni  e  degni  gentiluomini  hanno

      stabilito come punizione!".

      "Non sarebbe male",   bofonchi la vecchia dal volto pi indurito,

      "strappare questo bel vestito dalle graziose spalle della  signora

      Hester; e per quanto riguarda la lettera che ha lavorato con tanta

      bizzarria,  le potrei prestare un pezzo della flanella che uso per

      i miei reumatismi per farsene una pi adatta!".

      "Oh, vi prego, buone vicine, piano!" sussurr la loro compagna pi

      giovane;  "non vi dovesse sentire!  Non c'  un  punto  di  quella

      lettera ricamata che non le abbia attraversato il cuore".

      Il  tetro  sbirro fece un cenno con la mazza.  "Fate largo,  buona

      gente! Fate largo,  in nome del re!" grid.  "Aprite un varco e vi

      prometto che la signora Prynne sar posta l dove uomini,  donne e

      bambini possano vedere bene il suo ornamento per tutto il tempo da

      adesso all'una del pomeriggio.  Sia benedetta l'onesta colonia del

      Massachusetts,  dove  l'iniquit viene portata alla luce del sole!

      Venite,  signora Hester,  venite  a  mostrare  la  vostra  lettera

      scarlatta sulla piazza del mercato!".

      Tra  la  folla  degli  spettatori si apr immediatamente un varco.

      Preceduta dal birro,  e seguita da una disordinata processione  di

      uomini severi e di donne malevole, Hester Prynne si avvi al luogo

      destinato  alla  sua  punizione.  Una  turba di scolari eccitati e

      curiosi, senza capire bene di cosa si trattasse,  a parte la mezza

      giornata  di vacanza,  correva al corteo,  girando sempre la testa

      per guardare il suo volto, la bambina che le ammiccava in braccio,

      e la vergognosa lettera sul petto.  A quei tempi non  c'era  molta

      strada  tra  la  prigione  e  la  piazza  del  mercato,   ma  alla

      prigioniera  parve  un  viaggio  di  notevole  lunghezza,  perch,

      orgogliosa com'era, forse si sentiva morire a ogni passo di quelli

      che  si affollavano per vederla,  come se il suo cuore fosse stato

      gettato in terra per essere vilipeso e calpestato da tutti.  Nella

      nostra  natura,  comunque,  c'  una  facolt mirabile,  e insieme

      pietosa, per cui chi soffre non conosce mai l'intensit del dolore

      che sopporta dalla tortura presente, ma piuttosto dal tormento che

      le tiene dietro.  Fu perci con  animo  quasi  sereno  che  Hester

      Prynne affront questa parte del suo martirio,  per arrivare a una

      sorta di palco, sul lato orientale della piazza del mercato.  Esso

      era  situato  quasi  sotto  il  cornicione  della  prima chiesa di

      Boston, e aveva tutta l'aria di essere un'istituzione del luogo.

      In effetti quel palco faceva parte di un sistema penale che da due

      o tre generazioni    diventato  un  semplice  relitto  storico  e

      tradizionale,   ma  che  nei  tempi  passati  fu  considerato  uno

      strumento necessario alla formazione dei buoni cittadini non  meno

      della  ghigliottina  fra i terroristi francesi.  In breve,  era la

      piattaforma della gogna;  e sopra a esso sorgeva l'intelaiatura di

      quell'ordigno  di  disciplina,  congegnato in modo da mantenere la

      testa umana nella sua  stretta  spietata,  esponendola  cos  agli

      sguardi   del   pubblico.   L'ideale   stesso  dell'ignominia  era

      impersonato ed espresso da questa costruzione di  legno  e  ferro.

      Non  esiste  oltraggio  alla  nostra  comune  natura,  secondo me,

      qualunque  sia  la  colpa  commessa,   non  esiste  oltraggio  pi

      bruciante che proibire al colpevole di nascondere il suo volto per

      la vergogna; e questa era la sostanza della punizione. Nel caso di

      Hester Prynne,  tuttavia,  come in parecchi altri, la sentenza non

      la costringeva a quella stretta del  collo  e  all'imprigionamento

      del  capo,  che  costituiva  la  caratteristica  pi  diabolica di

      quest'orribile macchina: lei doveva soltanto rimanere per un certo

      tempo sul palco. Ben conoscendo la propria parte, la donna sal la

      scaletta di legno, e si espose alla moltitudine che l'attorniava a

      una distanza dal livello stradale uguale all'incirca a quella  che

      da esso ha la spalla d'un uomo.

      Se  tra la folla di puritani ci fosse stato un papista,  l'aspetto

      di questa  donna  di  tanta  bellezza,  cos  pittoresca  nel  suo

      abbigliamento  e quella sua posa,  con la bimba al collo,  avrebbe

      potuto ricordargli l'immagine della  Divina  Maternit  che  tanti

      illustri  pittori  hanno rivaleggiato nel rappresentare;  qualcosa

      che avrebbe potuto richiamare alla mente,  per  contrasto,  quella

      sacra  immagine  di  maternit  immacolata,  il cui frutto avrebbe

      redento il mondo.  Qui c'era  invece  la  macchia  di  un  peccato

      infamante  nella pi sacra funzione della vita umana,  e faceva s

      che il mondo diventasse pi tetro in conseguenza della bellezza di

      quella donna,  e pi colpevole per  la  fanciulla  che  lei  aveva

      generato.

      Non  mancava  alla  scena  quel  senso  di timore riverenziale che

      sempre si accompagna allo spettacolo delle colpe e delle  vergogne

      del  nostro  prossimo,  prima  che  la  societ sia diventata cos

      corrotta da riderne piuttosto che rabbrividirne. I testimoni della

      vergogna di  Hester  Prynne  non  avevano  ancora  perso  il  loro

      candore.  Essi erano abbastanza rigidi da accettarne la condanna a

      morte,  se questa fosse stata la sentenza,  senza mormorare contro

      la  severit  di essa,  ma non avevano l'aridit di cuore di altri

      ceti sociali,  che non avrebbero trovato nello spettacolo presente

      altro  che  un  pretesto di derisione.  Se anche qualcuno si fosse

      sentito portato a volgere la cosa in ridicolo, questa disposizione

      d'animo  sarebbe  stata  repressa  e  sopraffatta  dalla   solenne

      presenza  di  uomini  di  elevata  dignit  come  il governatore e

      diversi suoi consiglieri,  un giudice,  un generale,  e i ministri

      della  citt,  i  quali  sedevano  tutti insieme su un balcone del

      locale del culto che dava sul  patibolo.  In  un  periodo  in  cui

      personaggi  di  tale  rango  potevano  partecipare allo spettacolo

      senza  compromettere  la  maest  e  il  rispetto  di  cui   erano

      circondati la loro posizione ed il loro titolo,  si pu dire senza

      temere di sbagliare che una sentenza del  tribunale  possedeva  un

      profondo e reale significato. Di conseguenza, la folla era seria e

      cupa. La sventurata colpevole si comportava come meglio poteva una

      donna  oppressa  dallo sguardo di mille occhi instancabili,  tutti

      puntati  su  di  lei  e  concentrati  sul  suo  petto.  Era  quasi

      impossibile sopportarlo. Di carattere impulsivo e appassionato, si

      era  preparata  a  subire  le  punture e le pugnalate velenose del

      pubblico vituperio,  che  si  fosse  sfogato  in  ogni  specie  di

      insulti;  c'era  per  qualcosa di tanto pi spaventoso nell'umore

      solenne della gente,  che avrebbe preferito  vedere  tutte  quelle

      rigide  fisionomie contorte negli scherni pi crudeli,  ed esserne

      lei stessa oggetto.  Se dalla moltitudine fosse esplosa una  salva

      di sghignazzate, alla quale contribuisse per conto suo ogni donna,

      ogni   uomo,   ogni   fanciullo,   Hester  Prynne  avrebbe  potuto

      ricambiarli tutti con un sorriso amaro e  sdegnoso;  ma  sotto  la

      plumbea  condanna che era destinata a sopportare essa ebbe momenti

      nei quali fu presa da un  impulso  irresistibile  di  gridare  con

      tutto il fiato che aveva in corpo, e gettarsi dal palco, o perdere

      la ragione d'un colpo.

      C'erano  per degli intervalli durante i quali l'intera scena,  di

      cui lei era l'oggetto pi notevole, pareva svanire alla sua vista,

      o almeno trasformarsi in un'indistinta  macchia  di  colori,  come

      un'accolta  di immagini informi e spettrali.  La sua mente,  e pi

      ancora la sua memoria, erano alacri in un modo fuori del comune, e

      le presentavano continuamente scene ben diverse da questa stradina

      mal pavimentata di una cittadina, al margine dell'Ovest selvaggio,

      e visi che non somigliavano a quelli che la scrutavano di sotto le

      falde  di  quegli  alti  cappelli  a  cono.  Le  reminiscenze  pi

      fuggevoli  e  immateriali,  attimi  dell'infanzia  e dei giorni di

      scuola,  di divertimenti,  di capricci infantili,  e i  fatterelli

      domestici  della  sua  vita  di ragazza,  si affollavano nella sua

      mente,  intimamente uniti a ricordi di quel che c'era stato di pi

      serio  nella  sua vita successiva,  ogni immagine vivida e precisa

      come  le  altre,   come  se  tutte  fossero  state  della   stessa

      importanza,  o  come  scene  di  uno  stesso dramma.  Forse era un

      istintivo meccanismo di autodifesa del suo spirito  per  evitarle,

      col mostrarle queste forme fantasmagoriche,  la disperazione,  che

      le sarebbe venuta dal peso crudele e dalla durezza della realt.

      Comunque sia,  il palco della gogna fu per Hester Prynne  come  un

      posto  d'osservazione  che  le  mostr  tutto il cammino che aveva

      percorso dalla sua serena infanzia.  In piedi su  quel  miserevole

      rialzo,   rivide   il   villaggio  dov'era  nata,   nella  vecchia

      Inghilterra,  e la dimora paterna: una casa  decrepita  di  pietra

      grigia,   dall'aria   impoverita,   ma  imbellita  da  uno  stemma

      gentilizio semicancellato sopra il  portale,  a  testimonianza  di

      un'antica  nobilt.  Vide il volto di suo padre,  la testa calva e

      l'imponente barba  bianca  che  scendeva  sull'antiquato  colletto

      elisabettiano;  e  vide  quello  di  sua madre,  con l'espressione

      d'affetto e di premura che nel suo ricordo non si scindeva mai  da

      quei lineamenti,  e che tante volte, dalla sua morte, si era messo

      attraverso  il   sentiero   della   figlia   opponendole   garbate

      rimostranze.  Vide  il  suo  stesso volto,  illuminato di bellezza

      giovanile,  accendere di luce tutto il fondo dello specchio oscuro

      in cui era costretto a guardarsi,  e dove poteva scorgere un'altra

      fisionomia, quella di un uomo avanti negli anni, un viso pallido e

      sottile di studioso,  dagli occhi oscuri e arrossati dalla lampada

      che  lo  aveva  aiutato  a scrutare nel contenuto di tanti e tanti

      pesanti volumi.  Quegli  occhi  arrossati,  tuttavia,  avevano  un

      conturbante  potere  di  penetrazione  quando  l'intento  del loro

      possessore era di leggere nelle anime umane. Questo personaggio di

      studio e di chiostro,  come la fantasia femminile  di  Hester  non

      manc  di  rievocare,  era  leggermente deforme nelle spalle,  una

      delle quali,  la destra,  era un po' pi bassa dell'altra.  Subito

      dopo le sorsero davanti, nella pinacoteca della memoria, le viuzze

      strette e tortuose, le case alte e grigie, le immense cattedrali e

      gli  edifici  pubblici d'antica data e di bizzarra architettura di

      una citt del Continente,  dove una  nuova  vita  l'aveva  attesa,

      sempre assieme al deforme studioso: una vita nuova,  ma fondata su

      materiali corrosi dal tempo, come una chiazza di musco verde su un

      muro che si stia sgretolando. Infine,  al posto di queste mutevoli

      scene,  tornava  la  rustica  piazza  del  mercato  della  colonia

      puritana, con tutta la folla radunata dei cittadini, i suoi severi

      sguardi erano fissi su Hester Prynne - s,  proprio su  di  lei  -

      dritta  sul  palco  della  gogna,  con una bimba in braccio,  e la

      lettera A, scarlatta, meravigliosamente ricamata in filo d'oro sul

      suo petto!

      Poteva esser vero? Strinse la creatura al petto con tanta forza da

      farla gridare; abbass gli occhi alla lettera scarlatta e la tocc

      anche con un dito,  per accertarsi che la bimba e la  sua  infamia

      non fossero un sogno. S, questa era la sua realt, tutto il resto

      era scomparso!














      3. IL RICONOSCIMENTO.

      Da   tale   acuta   sensazione  d'essere  l'oggetto  della  severa

      attenzione di tutti, la portatrice della lettera scarlatta fu alla

      fine distolta fine scorgendo,  ai margini della folla,  una figura

      che  s'impadron  irresistibilmente  dei  suoi pensieri.  C'era un

      indiano in piedi,  nel suo costume primitivo,  ma i pellirosse non

      erano  ospiti  tanto insoliti in una colonia inglese da attrarre i

      pensieri di Hester Prynne in un momento del genere,  e tanto  meno

      da  scacciarle  dalla  mente  ogni  altro  oggetto di meditazione.

      Accanto all'indiano,  per,  ed evidentemente  in  sua  compagnia,

      c'era  un  bianco,  abbigliato  in  un  costume  bizzarro,  fra il

      selvaggio e il civilizzato.

      Era di piccola statura e aveva un volto  rugoso  che  a  rigor  di

      termini non si sarebbe potuto definire vecchio.  I suoi lineamenti

      denotavano un'intelligenza particolare,  com'era  inevitabile  che

      succedesse  a  uno che aveva tanto coltivato il suo spirito da non

      potergli  impedire  di  fondersi  col  suo  stesso  corpo,   e  di

      manifestarsi  con  caratteristiche  inconfondibili.  Bench avesse

      cercato,   con  un  abbigliamento  apparentemente  trasandato   ed

      eterogeneo,   di   nascondere   o   di   minimizzare   queste  sue

      caratteristiche,  Hester Prynne non pot non  accorgersi  che  una

      delle  spalle  dell'uomo era leggermente pi alta dell'altra.  Non

      appena ebbe scorto quel viso emaciato  e  quella  lieve  deformit

      della figura,  si strinse di nuovo la bimba al petto con una forza

      tanto convulsa che la povera creatura emise un  altro  strillo  di

      dolore; ma sembr che la madre neppure la udisse.

      Fin  dal suo arrivo sulla piazza del mercato,  qualche tempo prima

      che la donna lo vedesse,  lo straniero aveva fissato lo sguardo su

      Hester  Prynne,   prima  con  indifferenza,  da  uomo  abituato  a

      rivolgere la sua attenzione soprattutto all'intimo, e per il quale

      le circostanze esteriori sono di scarso valore e senza importanza,

      a meno che non si accordino con i suoi pensieri.  Presto  per  il

      suo  sguardo divenne acuto e penetrante.  Uno spasimo d'orrore gli

      sconvolse i lineamenti, come se un serpente,  strisciandoci sopra,

      si fosse fermato per un istante,  mostrando tutte le sue spire. Il

      suo volto si oscur sotto l'effetto di un'emozione  violenta,  che

      egli tuttavia riusc a controllare cos rapidamente con uno sforzo

      di  volont che un momento dopo la sua espressione poteva sembrare

      tranquilla.  Dopo un breve intervallo,  lo spasimo si  fece  quasi

      impercettibile,  e poi scomparve nelle profondit della sua anima.

      Quando scopr gli  occhi  di  Hester  Prynne  fissi  sui  suoi,  e

      comprese  di  essere  stato  riconosciuto,  alz  un  dito  con un

      movimento lento e tranquillo,  fece con esso un cenno nell'aria  e

      se lo pos sulle labbra.

      Si  rivolse poi,  toccandolo sulla spalla,  a un cittadino che gli

      stava accanto, e gli chiese in modo affettato e cortese:

      "Per cortesia,  gentile signore,  chi  quella donna?  E perch si

      trova qui esposta alla vergogna pubblica?".

      "Dovete  essere forestiero in questa regione,  amico",  rispose il

      cittadino,  osservando con curiosit il suo interlocutore e il suo

      selvaggio  compagno,  "altrimenti  non ignorereste certo la storia

      della signora Hester Prynne e delle sue malefatte.  Ha dato grande

      scandalo,   vi  assicuro,  nella  santa  chiesa  del  pio  pastore

      Dimmesdale!".

      "Dite il vero", rispose l'altro, "sono forestiero, e ho girovagato

      a lungo,  anche se non per mia volont.  Ho assistito a  terribili

      sciagure  in terra e sul mare,  e per molto tempo i pagani del sud

      mi hanno tenuto prigioniero; solo ora questo indiano mi ha portato

      qui per essere riscattato dalla prigionia.  Vorreste quindi essere

      cos  gentile da raccontarmi qualcosa di questa Hester Prynne,  se

      questo  il suo nome,  dei delitti di questa donna,  e di ci  che

      l'ha portata su quel patibolo?".

      "In tutta sincerit, amico; e credo che vi si rallegrer il cuore,

      dopo  le  vostre  sventure  e  la vostra vita tra i selvaggi,  nel

      ritrovarvi infine in una terra dove l'iniquit sia perseguitata  e

      punita  sotto  gli occhi dei giudici e del popolo,  come qui nella

      nostra benedetta Nuova Inghilterra.  Dovete sapere,  signore,  che

      quella  donna  era  la  moglie  di un uomo di scienza,  inglese di

      nascita,  che per aveva vissuto per  molto  tempo  ad  Amsterdam,

      dalla  quale  molti  anni  or  sono  aveva  deciso  di partire per

      attraversare  l'oceano  e  riunirsi  alla  sua   gente   qui   nel

      Massachussetts.  A  tale  scopo mand qui prima la moglie e rimase

      indietro per  occuparsi  di  certi  affari  importanti.  Perbacco,

      signore,  da  un  paio d'anni,  o poco meno,  che la donna abita a

      Boston,  non si sono  avute  notizie  di  sorta  di  questo  dotto

      gentiluomo,  il  signor Prynne;  e la sua giovane moglie,  capite,

      ridotta a condursi malamente da se stessa... ".

      "Ah,  ah,  vi capisco bene!" disse il forestiero  con  un  sorriso

      amaro.  "Un uomo dotto come voi dite avrebbe dovuto imparare anche

      questo nei suoi libri. E, se non vi spiace,  signore,  chi sarebbe

      il padre di quella creatura...  dovrebbe avere tre o quattro mesi,

      penso... che la signora Prynne stringe tra le braccia?".

      "In verit, amico,  questo rimane un mistero,  e ancora si aspetta

      il Daniele che scioglier l'enigma", rispose il cittadino. "Madama

      Hester  si  rifiuta  decisamente  di  farne  il  nome,  e invano i

      magistrati si sono lambiccati il cervello in assemblea.  Forse  il

      colpevole   assiste   anche   lui   a  questo  triste  spettacolo,

      sconosciuto a tutti, dimenticando che Dio lo vede".

      "Quest'uomo di scienza",  osserv  il  forestiero,  sorridendo  di

      nuovo, "dovrebbe venire lui stesso a risolvere il mistero".

      "Spetterebbe  certamente  a  lui,  se  fosse  in vita",  ammise il

      cittadino.  "Dunque,  mio buon signore,  i nostri  magistrati  del

      Massachusetts,  considerando che la donna  giovane e bella, e che

      senza dubbio fu fortemente tentata prima della sua caduta,  e che,

      per  di  pi,  suo marito potrebbe trovarsi in fondo al mare,  non

      hanno voluto applicare contro di  lei  gli  estremi  della  nostra

      giusta  legge,  che  avrebbe significato la sua morte.  Nella loro

      grande misericordia e bont d'animo hanno  condannato  la  signora

      Prynne  a  esporsi  per  tre  ore  soltanto sul palco della gogna,

      portando da allora in poi sul petto un marchio d'infamia per tutto

      il resto della sua vita".

      "Una saggia sentenza!" comment il forestiero,  chinando  il  capo

      con gravit.  "Lei sar un sermone vivente contro il peccato, fino

      a che la lettera ignominiosa non sar scolpita sulla  sua  lapide.

      Ci  nonostante  mi  spiace che il suo compagno di iniquit non si

      trovi con lei sul palco,  al suo fianco.  Ma si sapr  chi  !  Si

      sapr! Si sapr!".

      Si  inchin  cortesemente  al  loquace  cittadino,  e  sussurrando

      qualche parola al suo aiutante indiano si  fecero  strada  insieme

      attraverso la folla.

      Mentre avveniva questo dialogo, Hester Prynne era rimasta in piedi

      sul  suo  palco,  sempre con lo sguardo fisso sul forestiero;  uno

      sguardo cos fisso che, nei momenti di massima concentrazione,  le

      pareva  che  ogni  altro  oggetto  del  mondo  visibile  svanisse,

      lasciando soltanto lui e lei soli. Una faccenda del genere, forse,

      sarebbe stata  ancora  pi  terribile  che  incontrarlo  come  ora

      avveniva,  col  caldo sole di mezzogiorno che le scottava il viso,

      illuminando la sua vergogna,  col figlio del peccato che stringeva

      tra le braccia,  col marchio scarlatto dell'infamia sul petto, con

      una folla intera,  radunata come  per  una  festa  a  spiare  quei

      lineamenti  che  avrebbero  dovuto essere visti soltanto al quieto

      lume del focolare, nell'ombra serena di una casa, o nascosti da un

      velo dignitoso in chiesa: per spaventoso che fosse, lei si sentiva

      protetta dalla presenza  di  quelle  migliaia  di  testimoni.  Era

      meglio stare in piedi cos,  con tante persone tra lui e lei,  che

      trovarsi a tu per tu con lui solo.  Essa cerc rifugio,  per  cos

      dire,  nell'esposizione alla folla, tremando per il momento in cui

      sarebbe stata privata di  questa  protezione.  E  tutta  presa  da

      questi  pensieri,  non sent quasi una voce dietro di lei,  finch

      non ebbe ripetuto il suo nome pi d'una  volta,  in  tono  alto  e

      solenne perch tutta la gente radunata in piazza potesse sentire.

      "Ascoltami, Hester Prynne!" disse la voce.

      Si    gi  fatto  notare  che sopra il palco sul quale si trovava

      Hester Prynne sporgeva una specie  di  balconata,  o  di  galleria

      aperta,  annessa  al  locale del culto.  Da qui si usava leggere i

      proclami, nelle assemblee dei magistrati, con tutto il cerimoniale

      che accompagnava  le  solennit  pubbliche  di  quei  tempi.  Qui,

      spettatore   della   scena   che  abbiamo  descritto,   sedeva  il

      governatore Bellingham in persona,  con quattro  sergenti  intorno

      alla  scranna,  ognuno  con una lunga alabarda di guardia d'onore.

      Aveva una piuma scura sul cappello, un orlo di pizzo al bavero del

      mantello,  e sotto indossava una tunica di velluto nero,  come  si

      conveniva  a un gentiluomo d'et avanzata,  le cui dure esperienze

      erano incise sul volto rugoso.  Non era inadatto a rappresentare e

      a  dirigere  una  comunit  che  doveva  le  sue  origini e il suo

      sviluppo,  e il suo attuale stato di prosperit,  non agli impulsi

      della  giovent,  ma  alle  energie  temperate  e  costanti  della

      virilit e alla grigia sagacia dell'et pi matura,  e  che  aveva

      ottenuto  dei  risultati  cos  promettenti  proprio  perch aveva

      nutrito cos poche fantasie e speranze.  Gli  altri  notabili  che

      facevano  corona  al  giudice  supremo  erano caratterizzati da un

      portamento dignitoso,  come  doveva  essere  in  un'epoca  in  cui

      l'autorit  era considerata parte delle istituzioni divine.  Erano

      certamente uomini virtuosi,  giusti e saggi.  Ma non sarebbe stato

      facile  scegliere  in tutto il consorzio umano lo stesso numero di

      persone sagge e virtuose meno adatte a esprimere il loro  giudizio

      sugli  errori  di  un  cuore  femminile,  e  a  discernere in esso

      l'intrigo di bene e di male,  di  questi  saggi  d'aspetto  severo

      verso  i  quali Hester Prynne ora volgeva il viso.  Parve rendersi

      conto che qualunque simpatia lei si potesse aspettare,  si trovava

      nel cuore pi vasto e pi caldo della folla,  perch, quando volse

      gli occhi al balcone,  l'infelice impallid  e  fu  scossa  da  un

      tremito.

      La  voce  che  aveva  richiamato  la sua attenzione era quella del

      venerabile e famoso John  Wilson,  il  pi  vecchio  religioso  di

      Boston, profondo studioso, come la maggior parte dei suoi colleghi

      del  tempo,  e  per giunta d'animo buono e cordiale.  Quest'ultima

      dote,  per,  non era stata coltivata con la stessa cura  dedicata

      alle  sue  facolt  intellettuali,  e  a dire il vero,  egli se ne

      vergognava pi che  andarne  orgoglioso.  Ora  era  in  piedi  sul

      balcone,  e  un  ricciolo  di  capelli  grigi  gli  sfuggiva dallo

      zucchetto, mentre gli occhi chiari, abituati alla penombra del suo

      studio, ammiccavano, come quelli della bimba di Hester,  alla luce

      diretta del sole.  Sembrava uno di quei ritratti ingialliti che si

      trovano sul frontespizio dei vecchi libri di sermoni,  e non aveva

      pi  diritto  di quanto ne avrebbe avuto uno di quei ritratti,  di

      farsi avanti,  come fece,  per  immischiarsi  in  un  problema  di

      colpevolezza umana, di passione e di dolore.

      "Hester Prynne",  disse l'ecclesiastico,  "ho discusso a lungo con

      questo mio giovane confratello dal quale avete avuto la fortuna di

      sentir predicare la Parola (a questo  punto  il  reverendo  Wilson

      pose  la  mano  sulla  spalla di un giovane pallido che gli sedeva

      accanto); ho cercato,  dico,  di persuadere questo santo giovane a

      parlare con voi,  qui di fronte al Cielo, e davanti a questi saggi

      ed equanimi giudici, al cospetto del popolo intero, della bassezza

      e della gravit del vostro peccato. Lui,  che conosce meglio di me

      il  vostro  carattere,  potrebbe scegliere meglio gli argomenti da

      usare, se la tenerezza o il rigore,  per aver ragione della vostra

      inveterata durezza e ostinazione nel nascondere fino a ora il nome

      di  chi vi ha indotta a compiere un delitto cos atroce.  Lui per

      ribatte,  con la dolcezza estrema di un  giovane,  quantunque  pi

      saggio di quel che non comportino i suoi anni, che sarebbe fare un

      torto  alla  natura  stessa  della donna costringerla a rivelare i

      segreti del suo cuore cos  alla  piena  luce  del  giorno,  e  in

      presenza di una folla cos numerosa.  E' vero,  come ho cercato di

      fargli capire, che la vergogna  nel commettere il peccato,  e non

      nel  confessarlo.  Ancora  una  volta,  cosa avete da rispondermi,

      fratello Dimmesdale? Chi di noi due avr cura dell'anima di questa

      peccatrice?".

      Ci fu un mormorio tra  i  dignitosi  e  venerabili  occupanti  del

      balcone,  e  il  governatore  Bellingham  se  ne  fece interprete,

      parlando in tono autoritario,  anche se temperato dal rispetto per

      il giovane ecclesiastico al quale si rivolgeva.

      "Buon pastore Dimmesdale", disse, "la responsabilit dell'anima di

      questa  donna    in  gran  parte  vostra,  e  spetta quindi a voi

      esortarla al pentimento e alla  confessione,  come  prova  e  come

      conseguenza del suo fallo".

      Un  appello  cos  diretto  non  poteva  fare a meno di richiamare

      l'attenzione della folla intera sul reverendo pastore  Dimmesdale,

      giovane ecclesiastico proveniente da una delle maggiori universit

      inglesi,  che  aveva  portato con s tutta la scienza del tempo in

      quei boschi selvaggi.  La sua eloquenza e il suo fervore religioso

      avevano  gi  dimostrato  che  era  destinato  a eccellere nel suo

      ufficio: il suo volto colpiva dal primo  istante,  con  la  fronte

      bianca, ampia, pensosa, gli occhi scuri grandi e malinconici, e la

      bocca che,  quando non la stringeva con forza,  vibrava esprimendo

      una sensibilit  nervosa  e  un  forte  potere  di  autocontrollo.

      Nonostante  i  suoi grandi talenti innati e i suoi progressi negli

      studi, il giovane ecclesiastico aveva un'aria preoccupata, timida,

      quasi spaventata, come di un essere che non si sentiva a suo agio,

      sperduto  nel  sentiero  dell'esistenza  terrena,   e  che  poteva

      trovarsi bene soltanto raccolto in se stesso. Si teneva infatti in

      disparte,  per  quel  che gli consentivano i suoi impegni,  per le

      ombrose strade secondarie della vita,  riuscendo cos a mantenersi

      semplice  e simile a un fanciullo,  uscendone,  quando ne capitava

      l'occasione,  con una freschezza,  una fragranza e una cristallina

      purezza di pensiero che,  come dicevano molte persone,  le colpiva

      come la voce di un angelo.

      Era questo il giovane che le parole del  reverendo  Wilson  e  del

      governatore   avevano   esposto  cos  apertamente  all'attenzione

      generale,  costringendolo  a  parlare,  al  cospetto  di  tutti  i

      presenti, e a rivolgersi al mistero di quell'anima femminile, cos

      casta anche nella sua contaminazione. L'importanza della posizione

      in cui veniva posto da questa richiesta lo fece impallidire, e gli

      fece tremare le labbra.

      "Parla alla donna,  fratello mio",  disse il reverendo Wilson. "E'

      di capitale importanza che tu  lo  faccia  per  la  sua  anima,  e

      quindi,  come  dice il degno governatore,  anche per la tua,  alla

      quale essa  affidata. Esortala a confessare la verit!".

      Il reverendo pastore  Dimmesdale  chin  la  testa  in  silenziosa

      orazione, come parve, e poi si fece avanti.

      "Hester  Prynne",  disse,  chinandosi sulla balaustra e fissandola

      negli occhi,  "tu senti cosa dice questo buon uomo,  e conosci  la

      responsabilit  che mi tormenta.  Se credi che questo possa essere

      di qualche profitto per la pace della tua  anima,  e  che  la  tua

      punizione   diventer   cos  strumento  pi  efficace  della  sua

      salvezza,  ti impongo di dire il nome di colui che  stato il  tuo

      compagno  nel  peccato  ed  ora il tuo compagno nella sofferenza!

      Non tacere per una malintesa piet o tenerezza nei suoi confronti,

      perch, credimi,  Hester,  se anche dovesse scendere dall'alto per

      venirti accanto,  sul tuo palco di vergogna, sarebbe cosa migliore

      che nascondere un cuore colpevole per tutta la vita.  A  cosa  pu

      servirgli  il  tuo  silenzio,  se non a tentarlo,  a costringerlo,

      forse,  ad aggiungere l'ipocrisia al peccato?  Il Cielo ha  voluto

      concederti  una  vergogna  palese,  per  mezzo  della quale potrai

      operare un trionfo completo sul male che  dentro  di  te,  e  sul

      dolore che  al di fuori. Bada, che tu gli sottrai il calice amaro

      ma  salutare,  che  forse  egli non ha il coraggio di afferrare da

      solo, e che ora viene offerto alle tue labbra!".

      La voce del giovane pastore tremava,  dolce,  ricca,  profonda,  e

      rotta  dalla  commozione.  Pi  che  il semplice significato delle

      parole,  era il sentimento che esse esprimevano con tanta evidenza

      che  faceva  vibrare  i  cuori  dei  presenti,  e  univa tutti gli

      ascoltatori in un unico accordo di simpatia. Anche la povera bimba

      al collo di Hester sub la stessa influenza, perch diresse il suo

      sguardo,  che fino a quel momento non aveva avuto  nessun  oggetto

      preciso,  sul signor Dimmesdale, alzando le piccole braccia con un

      mormorio a met compiaciuto e a  met  addolorato.  L'appello  del

      ministro  sembr cos irresistibile che la gente non poteva fare a

      meno di  credere  che  Hester  Prynne  pronunciasse  il  nome  del

      colpevole,  o  che  il  colpevole stesso,  non importa se fosse di

      elevata o di  bassa  condizione,  sarebbe  stato  sospinto  da  un

      bisogno  interiore  e  insopprimibile che lo costringesse a salire

      sul palco. Hester scosse il capo.

      "Donna,  non oltrepassare i limiti  della  misericordia  celeste!"

      grid  il  reverendo Wilson,  con maggior asprezza di prima.  "Una

      voce ha parlato in quella piccola innocente per confermare e  dare

      forza a quello che hai sentito.  Di' quel nome!  Il nome, e il tuo

      pentimento,  potranno fare sparire la lettera  scarlatta  dal  tuo

      petto".

      "Mai",  replic Hester Prynne,  fissando non il pastore Wilson, ma

      gli occhi profondi e turbati del sacerdote pi giovane. "Essa vi 

      impressa ormai troppo profondamente e non potete pi  cancellarla.

      E potessi sopportare io stessa la sua agonia, oltre la mia!".

      "Parla,  donna", disse un'altra voce, fredda e severa, proveniente

      dalla folla che circondava il patibolo.  "Parla,  e dai  un  padre

      alla creatura che hai generato!".

      "Non  parler!"  rispose  Hester,   pallida  come  una  morta  nel

      rispondere a questa voce, che aveva ben riconosciuto.  "Mia figlia

      dovr  cercarsi  un  padre  celeste,  perch quello terreno non lo

      conoscer mai!".

      "Non parler!" mormor Dimmesdale,  che aveva atteso  la  risposta

      alla  sua invocazione proteso sul balcone,  con la mano sul cuore.

      Si ritrasse quindi con un  respiro  profondo.  "Mirabile  forza  e

      generosit di un cuore di donna! Non parler!".

      Vista l'assoluta reticenza della sciagurata colpevole,  il vecchio

      ecclesiastico,  che si era preparato  con  cura  per  l'occasione,

      rivolse  alla  folla  un  discorso  sul  peccato  in  tutte le sue

      possibili forme,  non  senza  continui  riferimenti  alla  lettera

      ignominiosa.  Si dilung su questo simbolo con tanta veemenza, per

      l'ora abbondante nella quale fece tuonare le sue frasi sulle teste

      della  gente,   che  esso   evoc   nuovi   terrori   nella   loro

      immaginazione,  cos  che  il  suo  stesso  colore scarlatto parve

      essere un'emanazione delle fiamme del baratro  infernale.  Intanto

      Hester  Prynne restava in piedi sul palco della vergogna,  con gli

      occhi attoniti e  un'espressione  di  stanca  indifferenza.  Aveva

      sofferto quella mattina tutto ci che la natura poteva sopportare,

      e  non  essendo  di  quelle  persone  che  possono  sfuggire  alle

      sofferenze troppo violente con uno svenimento, il suo animo poteva

      soltanto trincerarsi dietro una crosta marmorea di  insensibilit,

      senza che ne restassero menomate le sue facolt fisiche. In questo

      stato   rimase,   mentre   la   voce  del  predicatore  rimbombava

      spietatamente, ma inutilmente, su di lei.  La bimba,  per tutta la

      parte  finale  della  requisitoria,  aveva  rotto  il silenzio con

      strilli e vagiti: lei cerc di calmarla, meccanicamente,  ma parve

      interessarsi poco della sua agitazione.  Fu ricondotta in prigione

      con la stessa aria severa,  e scomparve alla  vista  del  pubblico

      dietro  la grande porta ferrata.  Quelli che l'avevano seguita con

      lo sguardo sussurrarono che la lettera scarlatta aveva rischiarato

      l'oscuro corridoio che portava alle celle con un livido luccicho.











      4. L'INCONTRO.

      Tornata in  prigione,  Hester  Prynne  apparve  in  uno  stato  di

      eccitazione  nervosa tale da richiedere una continua sorveglianza,

      nel timore che commettesse qualche violenza su  se  stessa,  o  si

      abbandonasse  a qualche follia sulla povera bimba.  Al calar della

      notte,  vedendo che era impossibile calmare la sua agitazione  con

      rimproveri  o  con  minacce di punizione,  il signor Brackett,  il

      carceriere,  pens che fosse il caso  di  mandare  a  chiamare  un

      medico.  Lo  descrisse  come  uomo  versato  in  tutte le pratiche

      fisiologiche note al mondo cristiano,  e nel contempo  esperto  di

      quanto  potevano  insegnare i popoli selvaggi riguardo alle erbe e

      alle radici medicinali che crescono nei boschi.  A dire  il  vero,

      l'assistenza medica era ormai necessaria, non soltanto per Hester,

      ma con molta pi urgenza per la piccola, che pareva aver succhiato

      con  il  latte  della  madre tutta la confusione,  l'angoscia e la

      disperazione  che  avevano  pervaso  il  suo  organismo.   Ora  si

      dibatteva  tra  convulsioni  dolorose  e,  nel  suo piccolo corpo,

      sembrava un'esasperata  rappresentazione  dell'agonia  morale  che

      Hester Prynne aveva provato per tutto il giorno.

      Al  seguito  del  carceriere  che  gli  faceva  strada nella cella

      inospitale,  apparve quell'uomo  dal  singolare  aspetto,  la  cui

      presenza  tra  la folla aveva suscitato un interesse cos profondo

      nella condannata.  Egli veniva a vivere nella prigione,  non  come

      sospetto  di  qualche  colpa,  ma  perch  quello  era il modo pi

      conveniente e opportuno di alloggiarlo finch i magistrati non  si

      fossero messi d'accordo con i capi indiani per quel che concerneva

      il suo riscatto. Si present sotto il nome di Roger Chillingworth.

      Il  carceriere,  dopo  averlo  introdotto  nella stanza,  resto un

      attimo stupito per la relativa quiete che segu al  suo  ingresso,

      perch  Hester  Prynne  era  diventata di colpo silenziosa come la

      morte, anche se la bimba continuava a lamentarsi.

      "Ti prego,  amico,  lasciami solo con la  mia  malata",  disse  il

      medico.  "Fidati  di me,  buon carceriere,  presto ci sar la pace

      nella tua casa,  e ti prometto che la signora Prynne sar d'ora in

      poi  pi  obbediente  verso  l'autorit  di  quanto non lo sia mai

      stata".

      "Ma davvero,  se la vostra scienza pu arrivare a tanto",  rispose

      il signor Brackett,  "dovr proprio considerarvi un principe della

      vostra arte!  In fede mia,  questa  donna  si    comportata  come

      un'invasata, e poco mancava che dalle parole io passassi ai fatti,

      per cacciar via Satana da lei a frustate".

      Il  forestiero  era  entrato  nella  stanza  con  la  silenziosit

      caratteristica  della  professione  alla   quale   dichiarava   di

      appartenere,   e  il  suo  contegno  non  cambi  affatto  quando,

      ritiratosi il carceriere,  rimase a faccia a faccia con la  donna,

      la  cui  intensa attenzione,  fissa su di lui in mezzo alla folla,

      aveva mostrato l'esistenza di una relazione  molto  intima  tra  i

      due.  Rivolse le sue prime cure alla bambina che si contorceva nel

      lettino a rotelle,  perch le sue  grida  rendevano  assolutamente

      necessario  posporre  ogni  altra  preoccupazione  al  compito  di

      calmarla.  Egli la esamin con cura,  e poi disfece un involto  di

      pelle che aveva estratto dai suoi abiti. Scelse una delle medicine

      che conteneva, e la sciolse in una ciotola d'acqua.

      "I  miei  vecchi  studi  d'alchimia",   osserv  poi,  "e  la  mia

      permanenza per pi di  un  anno  tra  gente  molto  esperta  delle

      benefiche virt dei semplici, hanno fatto di me un medico migliore

      di  molti  di  quelli  che  ostentano un titolo di dottore.  Ecco,

      donna! La creatura  tua,  non mia di certo,  e non riconoscerebbe

      in me suo padre dalla voce o dall'aspetto. Dalle quindi la pozione

      tu stessa, con le tue mani".

      Hester  respinse  la  medicina  che  le veniva offerta,  guardando

      l'uomo con i segni della pi profonda apprensione sul volto.

      "Ti vendicheresti su questa creatura innocente?" bisbigli.

      "Stupida donna!" rispose il medico, in tono a met freddo,  a met

      carezzevole.  "Perch  dovrei  far  del male a quest'illegittima e

      miserevole bambina? La medicina  solo per il suo bene, e se anche

      fosse figlia mia,  s,  mia,  oltre che tua,  non avrei  nulla  di

      meglio da darle".

      Poich  lei  ancora  esitava,  non  essendo certo in condizione di

      ragionare molto chiaramente, l'uomo prese la neonata in braccio, e

      le diede lui stesso la pozione.  Questa non impieg molto tempo  a

      fare il suo effetto, e dimostr la giustezza delle sue asserzioni.

      I gemiti della piccola malata cessarono, e i suoi fremiti convulsi

      si  acquietarono  pian  piano;  poco dopo,  come spesso avviene ai

      bambini quando sia cessato un forte  dolore,  cadde  in  un  sonno

      profondo  e salutare.  Il medico,  come aveva ben diritto di farsi

      chiamare,  rivolse poi la sua attenzione alla madre.  Con calma  e

      attenzione profonda le tast il polso,  la fiss negli occhi,  con

      uno  sguardo  che  le  diede  una  stretta  al  cuore  e  la  fece

      rabbrividire,  cos familiare e contemporaneamente cos freddo;  e

      alla fine,  compiuta la sua visita,  si mise a preparare  un'altra

      pozione.

      "Non  conosco  Lete  o  Nepente",  osserv,  "ma ho imparato molti

      segreti lontano dalla civilt, e qui ce n' uno;  una ricetta che

      mi ha insegnato un indiano,  in cambio di alcune lezioni dell'arte

      di  Paracelso  che  io gli volli impartire.  Bevila!  Forse  meno

      confortevole di una coscienza innocente e senza peccato, ma quella

      non posso dartela.  Calmer il rumoreggiare delle onde  della  tua

      disperazione,  come  l'olio gettato sui cavalloni placa il mare in

      tempesta".

      Porse  la  tazza  a  Hester,   che   la   prese   lentamente   con

      un'espressione incerta, non proprio di paura, ma tuttavia piena di

      dubbio  e  di  incertezza  su  quelle  che  potevano essere le sue

      intenzioni.  Diede anche  un'occhiata  alla  bambina  che  dormiva

      profondamente.

      "Ho pensato alla morte",  disse poi, "l'ho desiderata, avrei anche

      pregato di ottenerla,  se una persona come me potesse pregare  per

      qualcosa.  S,  se    morte  che  mi offri in questa tazza,  devi

      pensarci ancora, prima di vedermela bere. Guarda! L'ho gi portata

      alle labbra".

      "Allora bevi",  rispose l'uomo,  sempre nello stesso atteggiamento

      freddo e composto.  "Cos poco mi conosci,  Hester Prynne?  Devono

      proprio essere cos meschine le mie azioni?  Se anche meditassi la

      vendetta,  cosa  potrei  fare di meglio che lasciarti vivere,  che

      darti medicine contro ogni male e contro ogni pericolo  di  morte,

      perch  la  tua  bruciante  vergogna  continui  a  splenderti  sul

      petto?".  Parlando aveva posto l'indice sulla  lettera  scarlatta,

      che  parve  infiammarsi nel petto di Hester come se fosse stata di

      ferro rovente.  Egli vide il suo involontario moto di  ripulsa,  e

      sorrise.  "Vivi, dunque, e porta con te la tua condanna, davanti a

      ogni uomo e a ogni donna,  davanti a quello che hai  chiamato  tuo

      marito,  davanti agli occhi di quella bambina!  E, perch tu viva,

      bevi questa pozione".

      Senza ulteriori indugi od obiezioni, Hester vuot la tazza e, a un

      gesto del medico,  sedette sul  letto  dove  dormiva  la  piccola,

      mentre  lui  prendeva l'unica sedia che c'era nella stanza e le si

      poneva accanto.  Lei non poteva fare a  meno  di  tremare  durante

      questi preamboli, perch sentiva che, dopo aver compiuto tutto ci

      che  l'umanit,  i  princpi  o  forse  una raffinata crudelt gli

      imponevano di fare,  per sollevarla dalle sofferenze fisiche,  ora

      si  sarebbe  rivolto a lei come l'uomo che era stato da lei offeso

      nel modo pi profondo e irreparabile.

      "Hester",  disse,  "non ti chiedo perch o come tu sia caduta  nel

      baratro,  o  piuttosto  salita  sul  palco dell'infamia dove ti ho

      trovata.  La ragione non  difficile da capire.  E' stata  la  mia

      follia  e  la  tua  debolezza.   Io,  uno  studioso,  un  topo  di

      biblioteca,  un uomo gi al tramonto,  che ha dedicato i suoi anni

      migliori  a  coltivare il sogno famelico del sapere,  cosa avevo a

      che fare con la tua bellezza,  con la tua giovent?  Deforme dalla

      nascita,   come   potevo   illudermi   con   l'idea   che  i  doni

      dell'intelletto  potessero  nascondere  i  difetti   fisici   alla

      fantasia  di  una  ragazza?  Mi hanno chiamato saggio.  Se i saggi

      hanno mai approfittato del sapere a loro vantaggio,  avrei  potuto

      prevedere  tutto  questo.  Avrei dovuto sapere che,  uscendo dalla

      grande  foresta  inospitale  ed  entrando  in  questa  colonia  di

      cristiani,  la  prima  cosa  che mi si sarebbe mostrata agli occhi

      saresti  stata  tu,  Hester  Prynne,   in  piedi  come  la  statua

      dell'ignominia  davanti  a  tutti.  S,  dal  momento  stesso  che

      scendemmo  insieme  la  scalinata  della  vecchia  chiesa,   sposi

      novelli,  avrei dovuto vedere il fuoco maledetto di questa lettera

      scarlatta brillare in fondo al nostro cammino!".

      "Tu sai", disse Hester la quale, pur depressa com'era,  non poteva

      sopportare quest'ultimo colpo inferto freddamente al simbolo della

      sua vergogna,  "tu sai che sono sempre stata onesta con te. Non ho

      mai provato amore per te, n ho cercato di fingere".

      "E' vero",  replic l'uomo.  "E' stata mia  la  follia.  L'ho  gi

      detto,  ma  fino  a  quel  momento della mia vita io avevo vissuto

      invano.  Il mondo non aveva gioie per me!  Il mio cuore,  che  era

      abbastanza grande da contenere molti affetti,  restava solitario e

      gelido,  come una casa senza il  focolare.  Ne  bramavo  uno!  Non

      sembrava  un  sogno  cos  irragionevole,  per  vecchio,  triste e

      deforme  che  fossi,   sperare  di  afferrare  un  po'  di  quella

      benedizione   semplice  che    sparsa  in  ogni  dove  con  tanta

      larghezza, a portata di tutto il genere umano. Per questo, Hester,

      ti ho introdotta nel mio cuore,  nelle  sue  stanze  pi  interne,

      cercando  di  scaldare  anche te col calore che la tua presenza ci

      portava!".

      "Io ti ho fatto un grave torto", mormor Hester.

      "Ci siamo fatti torto a vicenda",  rispose lui;  "ma il primo  fui

      io,  che  ingannai  la  tua  fiorente giovent per metterla in una

      relazione falsa e innaturale con il  mio  decadimento.  E'  perci

      che,  da uomo che non ha pensato n filosofato invano,  non chiedo

      vendetta,  non architetto alcun male contro di te.  Tra noi due la

      bilancia sta bene in equilibrio.  Ma, Hester, c' al mondo un uomo

      che ci ha feriti entrambi! Chi ?".

      "Non chiedermelo", replic Hester Prynne, guardandolo direttamente

      in viso. "Non lo saprai mai".

      "Mai,  tu dici?"  ripet  l'uomo,  con  un  sorriso  di  oscura  e

      fiduciosa intelligenza.  "Non sapere mai chi !  Credimi,  Hester,

      sono ben poche le cose - sia nel mondo esterno,  sia,  fino  a  un

      certo  livello,  nell'invisibile  sfera  del pensiero ben poche le

      cose che rimangono nascoste a chi si consacri totalmente  e  senza

      riserve alla soluzione del mistero. Puoi conservare il segreto per

      nasconderlo alla moltitudine. Puoi celarlo anche ai sacerdoti e ai

      magistrati,  proprio come hai fatto oggi,  quando hanno cercato di

      strapparti quel nome dal cuore  per  darti  un  compagno  su  quel

      palco.  Io per, io vengo a indagare con ben altri mezzi di quelli

      che sono in loro possesso.  Cercher quest'uomo come ho cercato la

      verit nei libri,  come ho inseguito l'oro con l'alchimia.  C' un

      sesto senso che me  lo  far  riconoscere.  Lo  vedr  tremare,  e

      inaspettatamente e all'improvviso sentir un fremito in me stesso.

      Presto o tardi sar mio".

      Gli  occhi  del  rugoso  scienziato brillavano su di lei con tanta

      intensit che Hester Prynne si premette una mano sul cuore,  quasi

      temendo che egli leggesse subito il segreto che racchiudeva.

      "Non  vuoi  rivelare  il  suo  nome?  Non per questo mi sfuggir",

      concluse,  con uno sguardo fiducioso,  come se  il  destino  fosse

      costretto  a dargli ragione.  "Non ha una lettera infamante cucita

      sul vestito,  come te,  ma io la legger sul suo cuore.  Non  aver

      paura per lui! Non pensare che io voglia interferire nei metodi di

      castigo  del  Cielo,  n  che,  a  mio svantaggio,  lo consegni al

      braccio secolare. Non credere neppure che attenter alla sua vita,

      n alla sua fama se, come credo,   un uomo di ottima reputazione.

      Che viva!  Che si nasconda dietro gli onori esteriori, se pu. Non

      per questo riuscir a sfuggirmi".

      "I tuoi  atti  sembrano  improntati  a  clemenza",  disse  Hester,

      smarrita  e  sgomenta,  "ma  le  tue  parole ti denunciano come un

      essere terribile".

      "Una cosa ti prego di fare, tu che sei stata mia moglie", prosegu

      lo studioso;  "tu hai tenuto il segreto del tuo amante.  Mantieni,

      ti prego, anche il mio! Nessuno mi conosce in questo paese, perci

      non ti sfugga dalle labbra un accenno che io fui tuo marito!  Qui,

      in questo selvaggio recesso del mondo,  io pianter la mia  tenda,

      perch  non  c'  luogo  sulla  terra dove non sarei un viandante,

      isolato dagli interessi umani, ma qui io trovo una donna,  un uomo

      e  una bimba a me vincolati dai pi stretti legami.  Non conta che

      siano di odio o d'amore: non conta che siano ispirati al male o al

      bene! Tu e i tuoi,  Hester Prynne,  mi appartenete!  La mia casa 

      dove tu sei e dove egli . Ma non tradirmi!".

      "A  quale scopo me lo chiedi?" volle sapere Hester,  con una certa

      riluttanza, senza sapere perch, per questo patto segreto. "Perch

      non annunciare apertamente chi sei, subito,  per potermi ripudiare

      subito?".

      "Forse",  lui  le  rispose,  "per  evitare  il  disonore che rende

      ridicoli i mariti delle donne  infedeli.  Forse  anche  per  altre

      ragioni.  Ma  basta,  ho deciso di vivere e di morire sconosciuto.

      Lascia quindi che tuo marito sia gi morto per  il  mondo,  e  non

      giungano notizie di lui.  Non riconoscermi con parole,  con segni,

      con sguardi! Non ti sfugga il segreto, soprattutto,  con l'uomo al

      quale sei appartenuta.  Se mi mancherai in questo, attenta! La sua

      fama,  la sua posizione,  la sua  vita  saranno  nelle  mie  mani.

      Attenta!".

      "Manterr  il  tuo  segreto,  come  ho mantenuto il suo",  rispose

      Hester.

      "Giuralo!" insistette il medico.

      Lei pronunci il giuramento.

      "E ora,  signora Prynne",  disse il vecchio  Roger  Chillingworth,

      come verr chiamato d'ora in poi, "ti lascio sola: sola con la tua

      bambina e con la lettera scarlatta!  Come dunque,  Hester?  La tua

      condanna ti obbliga a portare il marchio anche nel sonno?  Non hai

      paura degli incubi e dei sogni pi spaventosi?".

      "Perch mi sorridi cos?" chiese Hester,  turbata dall'espressione

      dei suoi occhi.  "Sei come l'Uomo  Nero  che  vive  nella  foresta

      attorno  a  noi?  Mi hai trascinata in un patto che distrugger la

      mia anima?".

      "Non la tua anima", " rispose l'uomo, sorridendo ancora, "no,  non

      la tua!".






      5. HESTER AL SUO LAVORO DI CUCITO.

      Il periodo di reclusione di Hester Prynne era giunto alla fine. La

      porta  della  prigione venne spalancata,  e lei usc alla luce del

      sole,  che risplendeva allo stesso modo su ogni  cosa,  ma  a  lei

      parve,  stanca e impaurita com'era, che brillasse al solo scopo di

      rivelare la lettera scarlatta sul suo petto.  Forse la tortura dei

      primi passi da sola, fuori della prigione, fu pi tormentosa della

      stessa processione e dello spettacolo che abbiamo descritto,  dove

      era  stata  oggetto  del  pubblico  ludibrio,  e  ai  quali  tutta

      l'umanit  era  stata invitata perch la segnasse a dito.  In quel

      momento era stata sostenuta da un'innaturale tensione dei nervi  e

      dall'energia   combattiva  del  suo  carattere,   che  riusciva  a

      trasformare la scena in una specie di terribile  trionfo;  per  di

      pi  era  un  avvenimento  isolato  e a s stante,  che non poteva

      ripetersi mai pi in vita sua,  per  far  fronte  al  quale  aveva

      potuto  fare  appello  senza  risparmio  alle  forze vitali che le

      sarebbero altrimenti bastate per molti anni.  La stessa legge  che

      la condannava, - un gigante dai tratti severi, ma potente e capace

      di  sostenere,  oltre  che  di  distruggere,  con  il  suo braccio

      d'acciaio,  - l'aveva sorretta per tutta la terribile prova  della

      sua ignominia. Ma ora, con questi passi solitari fuori della porta

      della sua prigione,  cominciava la vita di tutti i giorni, che lei

      doveva essere capace di sopportare e di affrontare con le  risorse

      abituali  del  suo  carattere per non lasciarsene travolgere.  Non

      poteva pi chiedere energie  in  prestito  al  futuro  per  essere

      aiutata  nel  dolore presente: il domani avrebbe portato con s la

      sua tribolazione,  e lo stesso il giorno seguente e il  successivo

      ancora;  ciascuno la sua,  eppure identica a quella che gi adesso

      era cos difficilmente sopportabile.  I  giorni  del  pi  lontano

      futuro si sarebbero fatti avanti lentamente,  sempre carichi dello

      stesso dolore che lei  avrebbe  dovuto  prendere  sulle  spalle  e

      portare con s, senza la speranza di potersene mai disfare, perch

      i  giorni  e gli anni avrebbero accumulato col loro trascorrere il

      loro tormento sul cumulo della sua vergogna.  Una  settimana  dopo

      l'altra,  perdendo  la  sua  individualit,  sarebbe  diventata il

      simbolo incarnato al quale avrebbero fatto appello  predicatori  e

      moralisti,  in  cui  essi  avrebbero  dato  vita e corpo alle loro

      immagini di fragilit femminile e di passione peccaminosa.  Cos i

      giovani  e  gli  innocenti avrebbero imparato a guardarla,  con la

      lettera scarlatta fiammeggiante sul petto, a guardare lei,  figlia

      di onorati genitori, lei, madre di una bimba che sarebbe diventata

      una donna, lei, che un tempo era stata innocente, come l'immagine,

      il  corpo,  la  realt  stessa  del  peccato.  E  sul suo sepolcro

      l'infamia che avrebbe dovuto portare fin l sarebbe stata  il  suo

      solo monumento funebre.

      Pu   sembrare   incredibile  che,   con  tutto  il  mondo  a  sua

      disposizione,   senza  essere  trattenuta   da   alcuna   clausola

      restrittiva della sua condanna nei confini della colonia puritana,

      cos remota e quasi sconosciuta, libera di tornarsene al suo paese

      natale, o in qualunque altro paese europeo, dove nascondere il suo

      stato e la sua identit sotto nuove spoglie come se fosse nata una

      seconda volta, ed essendole aperti i sentieri della foresta oscura

      e  impenetrabile,  dove il suo carattere indomabile avrebbe potuto

      procurarle l'amicizia di un popolo la cui vita  e  i  cui  costumi

      erano  estranei  alla  legge che l'aveva condannata,  pu sembrare

      incredibile che questa donna continuasse a considerare sua  patria

      quella  citt,  che  era  l'unico  luogo  dove  fosse  costretta a

      impersonare l'infamia e la  vergogna.  Ma  c'  una  fatalit,  un

      sentimento  cos  irresistibile  che pu sembrare un destino,  che

      costringe  quasi  invariabilmente  gli  esseri  umani  a  restare,

      vagando come spettri, sul luogo dove qualche avvenimento grandioso

      o  eccezionale  ha  dato  risalto  alla  loro  vita,  e  tanto pi

      inevitabilmente quanto pi fosca  la tinta che la  rattrista.  Il

      suo  peccato e la sua vergogna erano le radici che la trattenevano

      su quel suolo.  Era come se una nuova nascita,  con legami ben pi

      forti  della  prima,  avesse  trasformato  il paese delle foreste,

      ancora cos estraneo e inospitale per  ogni  altro  viaggiatore  o

      pellegrino,  nella  patria  di  Hester Prynne: una patria triste e

      selvaggia,  ma che sarebbe rimasta la sua per tutta la vita.  Ogni

      altro  panorama  sulla  terra,  perfino quel villaggio agricolo in

      Inghilterra,  dove l'infanzia felice e l'adolescenza incontaminata

      sembravano  restare  sotto la custodia di sua madre,  come ninnoli

      messi da  parte  molti  anni  prima,  era  estraneo  per  lei,  in

      confronto  a questo.  La catena che la costringeva a restare aveva

      gli anelli di ferro,  e le attraversava il  pi  profondo  recesso

      dell'anima, ma essa non avrebbe mai potuto infrangerla.

      E  forse anche (anzi,  certamente,  anche se non confessava questo

      segreto neppure a se stessa,  e impallidiva ogni  volta  che  esso

      cercava di divincolarsi dal suo cuore,  come un serpente dalla sua

      tana), forse anche un altro sentimento la tratteneva sulla scena e

      sul sentiero che le erano  stati  cos  fatali.  L  posavano,  l

      ponevano  la  loro  impronta i piedi di colui al quale si riteneva

      unita in un vincolo che,  ignoto agli occhi del mondo,  li avrebbe

      condotti  insieme  alla  sbarra  del giudizio finale,  che sarebbe

      stata l'altare del loro matrimonio, per un interminabile futuro di

      punizione comune.  Ancora e ancora il tentatore delle anime  aveva

      instillato quest'idea nella mente di Hester,  e aveva sghignazzato

      della gioia appassionata e  senza  speranza  con  cui  lei  ci  si

      attaccava,  e poi tentava di scacciarla da lei.  Essa osava appena

      contemplare questa possibilit direttamente, e poi si affrettava a

      rinchiuderla nella sua cella.  Quel che si costringeva a  credere,

      la  giustificazione  che  dava  a  se  stessa per essere rimasta a

      vivere nella Nuova Inghilterra,  era  a  met  verit,  e  a  met

      illusione.  Qui,  diceva a se stessa, si era svolta la scena della

      sua colpa,  e questa doveva essere la scena  della  sua  punizione

      terrena;  soltanto  cos,  forse,  la tortura della sua quotidiana

      vergogna avrebbe finito col purgare la sua anima, e avrebbe creato

      in lei una purezza nuova in luogo di quella che aveva perduto: una

      pi santa purezza, perch le sarebbe venuta dal martirio.

      Per questo Hester Prynne non fugg.  Alle estreme propaggini della

      citt,  proprio  sulla  punta  della penisola,  ma lontano da ogni

      altra abitazione,  c'era una casupola col  tetto  di  paglia.  Era

      stata  costruita  da  uno  dei  primi  coloni,   che  poi  l'aveva

      abbandonata perch il terreno che la circondava era troppo sterile

      affinch valesse la pena di coltivarlo,  mentre  la  sua  relativa

      distanza la poneva al di fuori di quella sfera di attivit sociale

      che   gi   era  una  delle  pi  spiccate  caratteristiche  degli

      emigranti.  Si trovava sulla costa e guardava,  di l da un bacino

      di  mare,  le  colline  boscose  che si ergevano a occidente.  Una

      macchia di alberi stenti,  com'erano tutti quelli  che  crescevano

      sulla penisola,  non riusciva a nascondere la casupola alla vista,

      ma sembrava dire che l si trovava qualcosa che avrebbe preferito,

      o almeno che avrebbe dovuto,  essere nascosto.  In questa  piccola

      abitazione  solitaria,  con  i  pochi  mezzi  che  aveva  e con il

      permesso dei magistrati,  che ancora la  tenevano  sotto  la  loro

      oculata  sorveglianza,  si  stabil  Hester  con  la  sua bambina.

      Un'ombra  di  misterioso  sospetto  rivest  subito  il  luogo.  I

      bambini,  troppo  giovani  per  capire perch questa donna dovesse

      essere esclusa dall'ambito della  carit  umana,  si  avvicinavano

      tanto  da  vederla  intenta  a  opere di cucito presso la finestra

      della casetta,  o in piedi nel corridoio,  o  al  lavoro  nel  suo

      piccolo giardino,  o mentre si stava incamminando sul sentiero che

      portava in citt,  e alla vista della lettera  scarlatta  sul  suo

      petto fuggivano da lei con una strana e contagiosa paura.

      Per  quanto  triste  fosse la sua condizione,  e senza un amico al

      mondo che osasse recarsi a trovarla, Hester non correva affatto il

      rischio di cadere in  miseria.  Aveva  in  mano  un'arte  che  era

      sufficiente,  anche in un paese che offriva un campo relativamente

      limitato per il suo esercizio,  a mantenere se  stessa  e  la  sua

      fiorente bambina.  Era l'arte,  allora come ora quasi la sola alla

      portata delle donne, del ricamo. Portava sul petto,  nella lettera

      stranamente  intessuta,  un campione della sua fantasia e delicata

      abilit,  della quale ben volentieri si sarebbero servite le  dame

      di  una  corte,  per  aggiungere  il  prodotto  pi  ricco  e  pi

      spirituale dell'ingegno umano ai loro abiti di seta e  d'oro.  Qui

      certo,  nell'austera  semplicit che era solita contraddistinguere

      l'abbigliamento dei puritani,  il bisogno dei  raffinati  prodotti

      del lavoro di Hester non era tra i pi sentiti.  Tuttavia il gusto

      dell'epoca,  che richiedeva ogni possibile elaborazione nei lavori

      di questo genere,  non mancava di far sentire la sua influenza sui

      nostri severi progenitori,  che pure erano riusciti a liberarsi di

      tante usanze apparentemente pi difficili da abolire. Le cerimonie

      pubbliche,  come le ordinazioni, la nomina dei magistrati, e tutto

      ci che poteva conferire maest alle forme nelle  quali  un  nuovo

      governo  si manifestava al popolo,  erano elementi politici di non

      secondaria  importanza,  contrassegnati  da  un  dignitoso  e  ben

      studiato   cerimoniale,   e   da  un'austera,   anche  se  voluta,

      magnificenza. Collettoni profondi, nastri abilmente intrecciati, e

      guanti ricamati in modo meraviglioso erano  considerati  accessori

      indispensabili a chi prendeva le redini del potere,  e il loro uso

      era facilmente concesso a chi aveva ottenuto  reputazione  per  il

      rango o per il censo, anche se leggi generiche proibivano queste e

      altre  simili  stravaganze  al ceto plebeo.  Anche nelle cerimonie

      funebri, o per l'abbigliamento del cadavere,  o per rappresentare,

      con  simboli  complicati  e  contrapposizioni  di tessuti neri con

      pizzi candidi come neve,  il dolore dei sopravvissuti,  c'era  una

      notevole  e  urgente  richiesta  delle  opere  di Hester.  Anche i

      corredini  per  i  neonati,   poich  in  quel  tempo  i   neonati

      indossavano  indumenti  di valore,  le offrivano un'altra fonte di

      fatiche e di guadagno.

      Poco alla volta,  e nemmeno molto  lentamente,  le  sue  creazioni

      diventarono  quello  che  oggi  si  chiamerebbe la moda.  O per la

      commiserazione che molti provavano verso  una  donna  dal  destino

      cos triste,  o per la morbosa curiosit che attribuisce un valore

      fittizio anche agli oggetti pi comuni e meno pregevoli, o per una

      qualsiasi altra circostanza inafferrabile che allora, come adesso,

      era sufficiente a conferire a una persona ci  che  altri  cercano

      invano;  fatto  sta che lei ebbe subito del lavoro ben remunerato,

      tanto da occupare con il suo ago tutte le ore che  avesse  voluto.

      Forse la vanit voleva mortificarsi indossando nelle cerimonie pi

      solenni e fastose gli ornamenti che erano stati lavorati dalle sue

      mani  peccaminose.  Si  videro  i  suoi  ricami sulla gorgiera del

      governatore;  i militari li portavano sulle sciarpe,  e il pastore

      sulla fascia;  e allo stesso modo in cui rallegravano la cuffietta

      del bambino,  venivano rinchiusi  a  imputridire  e  a  cadere  in

      polvere nelle bare dei morti.  Non si trova tuttavia menzionato un

      solo caso in cui si fosse ricorso alla sua abilit per ricamare il

      velo bianco destinato a coprire il casto  rossore  di  una  sposa.

      Questa  eccezione  dimostrava  l'instancabile  vigore  con  cui la

      societ stigmatizzava il suo peccato.

      Hester non cercava di guadagnare nulla di pi  di  ci  che  fosse

      sufficiente  per  condurre la pi semplice e la pi ascetica delle

      esistenze per se stessa, e a procurare una discreta agiatezza alla

      sua bambina.  Il suo vestito era dei tessuti pi  ordinari  e  dei

      colori  meno  vistosi,  col solo ornamento della lettera scarlatta

      che era stata condannata a portare. L'abbigliamento della bambina,

      d'altro  canto,  si  distingueva  per  un'eleganza  fantasiosa  o,

      diremmo meglio, bizzarra, che contribuiva ad accentuare il fascino

      brioso  che  presto  cominci a svilupparsi nella piccola,  ma che

      sembrava possedere pure un significato pi profondo.  Ne parleremo

      ancora  in  seguito.  A  parte la piccola spesa che affrontava per

      adornare la sua bambina,  Hester  donava  tutto  il  superfluo  in

      carit  a  persone  che nella loro disgrazia erano meno reiette di

      lei,  e che spesso arrivavano a insultare la mano che le  nutriva.

      Gran  parte del tempo che non le sarebbe stato difficile impiegare

      nelle espressioni migliori  della  sua  arte,  Hester  lo  passava

      cucendo  semplici  indumenti  per  i  poveri.  E' probabile che in

      questa sua occupazione fosse implicita un'idea di penitenza e  che

      sacrificasse  realmente  una gioia dedicando tante ore a un lavoro

      manuale cos faticoso.  C'era nel suo carattere  una  vena  ricca,

      voluttuosa,  orientale, un gusto per la bellezza sgargiante che, a

      parte le squisite opere del suo ago,  non trovavano nulla  in  cui

      esplicarsi  nella  vita  quotidiana.  Le donne provano un piacere,

      incomprensibile all'altro sesso, nella delicata fatica dell'ago, e

      forse per Hester Prynne questo era il modo di esprimere,  e quindi

      di  lenire,  la passione della sua vita.  Come ogni altro piacere,

      lei lo respingeva come un peccato.  Questa morbosa ingerenza della

      coscienza  in  cose  di  nessuna  importanza denunciava,   lecito

      temerlo,  non un pentimento genuino e  duraturo,  ma  qualcosa  di

      dubbio,   qualcosa   che  sotto  sotto  poteva  essere  del  tutto

      sbagliato.

      Fu cos che Hester Prynne si trov ad avere una parte da  svolgere

      nel mondo.  Con la sua naturale energia di carattere e la sua rara

      abilit,  esso non poteva ripudiarla completamente,  anche  se  le

      aveva  imposto un marchio pi insopportabile per un cuore di donna

      di quello che segnava la fronte di Caino.  Non c'era  per  nulla,

      nei  suoi  rapporti  con  la  societ,  che  le facesse sentire di

      appartenere a essa. Ogni gesto, ogni parola, lo stesso silenzio di

      quelli con cui era in contatto, sottintendevano, e spesso dicevano

      esplicitamente,  che era al bando,  e tanto  sola  come  se  fosse

      vissuta in un'altra sfera,  e dovesse comunicare con la natura per

      mezzo di organi del tutto diversi da quelli del resto  del  genere

      umano.  Lei  se  ne  stava in disparte dalle faccende dei mortali,

      eppure rimaneva sempre attaccata a  esse,  come  uno  spettro  che

      rivisiti  il  focolare  della  sua  famiglia e non possa pi farsi

      vedere o sentire,  n sorridere della  gioia  comune,  n  prender

      parte  al  dolore  familiare;  e che,  qualora trovasse il modo di

      manifestare  la  sua  simpatia  proibita,  riuscirebbe  a  destare

      soltanto terrore e ripugnanza. A quanto pareva, queste emozioni, e

      inoltre  lo  scorno  pi  amaro,  erano  l'unica  porzione che lei

      manteneva nel cuore universale.  Non era certo quella un'epoca  di

      delicatezza,  e la sua posizione,  che pure lei capiva,  e che non

      avrebbe mai corso il rischio  di  dimenticare,  le  veniva  spesso

      imposta  all'attenzione,  come  un'angoscia nuova,  con i pi rudi

      colpi sulla parte che era in lei pi  sensibile.  Il  povero  che,

      come  gi  abbiamo  detto,  essa  faceva  oggetto della sua bont,

      spesso oltraggiava la mano tesa a soccorrerlo.  Le  signore  della

      buona  societ,  alle  cui  case lei aveva accesso per via del suo

      lavoro,  avevano anch'esse  l'abitudine  di  stillarle  gocce  del

      veleno  pi  amaro  nel  cuore,  a  volte con quell'alchimia della

      malizia tranquilla, con cui le donne riescono a estrarre un veleno

      sottile  dai  contrattempi  pi  banali,   e  a  volte  pure   con

      espressioni pi grossolane,  che cadevano sul petto indifeso della

      poveretta come colpi violenti su una ferita infiammata.  Hester ci

      si era assuefatta dopo essersi fatta forza a lungo e con pazienza,

      e  non rispondeva mai a questi attacchi altro che con un'ondata di

      rossore che le saliva irrefrenabile alle gote  pallide,  e  subito

      tornava a seppellirsi nelle profondit del suo seno. Era paziente,

      una  martire,  addirittura,  ma si asteneva dal pregare per i suoi

      nemici perch, nonostante le sue pie intenzioni,  non si dovessero

      inaspettatamente   trasformare  in  maledizioni  le  parole  delle

      preghiere.

      Sempre,  e in migliaia di forme diverse,  sentiva le  innumerevoli

      trafitture  dell'angoscia che la sentenza eternamente operante del

      tribunale puritano le aveva  astutamente  inflitto  per  tutta  la

      vita.   Degli   ecclesiastici  si  fermavano  per  la  strada  per

      pronunciare parole d'esortazione al pentimento  che  raccoglievano

      una  folla  di gente scandalizzata o ghignante attorno alla povera

      peccatrice.  Se entrava in una chiesa,  sperando di  ottenere  una

      parte del sorriso del Padre Universale nel giorno del riposo,  non

      di rado le capitava la disgrazia di essere l'oggetto del  sermone.

      Cominci  a  temere i bambini: avevano assorbito dai loro genitori

      una  vaga  sensazione  d'orrore  per  questa  donna   triste   che

      attraversava  in  silenzio la citt,  senz'altra compagnia che una

      bambina,  e incontrandola la lasciavano passare per poi seguirla a

      distanza con grida acute,  lanciandole una parola che non aveva un

      chiaro senso per loro,  ma che non era  meno  terribile  per  lei,

      provenendole  da labbra che la balbettavano inconsapevolmente.  Le

      sembrava che la sua vergogna  fosse  cos  diffusa  che  tutta  la

      natura ne fosse a conoscenza;  e non ne avrebbe sofferto di pi se

      le foglie degli alberi si fossero sussurrate la fosca storia l'una

      con l'altra,  se la brezza estiva l'avesse mormorata,  se il vento

      invernale l'avesse propagata ululando!  Un'altra tortura singolare

      era rappresentata dallo sguardo di ogni  nuovo  venuto.  Quando  i

      forestieri guardavano con curiosit la lettera scarlatta, come non

      mancavano mai di fare,  la imprimevano con nuovo vigore nell'anima

      di Hester,  sicch a volte si tratteneva a stento,  ma ci riusciva

      sempre,  dal coprire il simbolo con la mano. E gli occhi familiari

      avevano  anch'essi   la   loro   angoscia   da   infliggere.   Era

      insostenibile  il loro freddo sguardo consueto.  In breve,  Hester

      Prynne provava sempre un'agonia spaventosa quando  si  sentiva  un

      occhio umano fisso sul marchio: la sua ferita non si cicatrizzava,

      ma  sembrava  al  contrario  diventare pi sensibile in seguito ai

      tormenti quotidiani.

      Ma talora, una volta in tanti giorni,  o forse in tanti mesi,  lei

      sentiva   uno  sguardo,   uno  sguardo  umano,   sul  suo  simbolo

      d'ignominia,  che sembrava darle un momentaneo sollievo,  come  se

      qualcuno  si  fosse  accollato  met della sua tortura.  Un attimo

      dopo,  tutto rifluiva nel suo io,  con un fremito  di  dolore  pi

      acuto,  perch,  in  quel  breve  intervallo  di tempo,  lei aveva

      peccato di nuovo. Aveva peccato da sola?

      Il suo spirito era in un certo senso intaccato e,  se fosse  stata

      di  una  fibra  morale  e intellettuale meno resistente lo sarebbe

      stato ancor pi,  a causa della pena strana e solitaria della  sua

      vita.  Mentre  camminava  ripercorrendo  in  ogni senso con i suoi

      passi  desolati  il  piccolo  mondo  al  quale  era  esteriormente

      collegata,   sembrava   a  volte  a  Hester  (e  se  era  una  sua

      fantasticheria,  era d'altronde troppo insistente  perch  potesse

      scacciarla),   sentiva  o  immaginava,   dunque,  che  la  lettera

      scarlatta le avesse  dato  una  nuova  facolt.  Rabbrividiva  nel

      pensare,  senza  tuttavia poter fare a meno di crederlo,  che essa

      l'avesse dotata della peculiare sensibilit di leggere il  peccato

      nascosto  nei  cuori altrui.  Le rivelazioni che le provenivano da

      questa nuova  capacit  la  spaventavano.  Che  cosa  erano  esse?

      Potevano   forse   essere   altro  che  i  suggerimenti  insidiosi

      dell'angelo malvagio,  nel tentativo di persuadere la  disgraziata

      penitente,  ancora  sua  vittima  soltanto  a met,  che l'estrema

      apparenza della purezza era soltanto una menzogna,  e che,  se  la

      verit  fosse  apparsa dappertutto,  una lettera scarlatta avrebbe

      dovuto far pompa di s su  molti  petti  oltre  quello  di  Hester

      Prynne?  O  doveva  invece considerare queste intuizioni oscure ma

      cos distinte,  come verit?  Nella sua sventurata esperienza  non

      c'era nulla di cos spaventoso e lubrico come questa facolt,  che

      la scandalizzava e la colpiva per l'inopportunit delle situazioni

      nelle quali agiva con chiarezza inequivocabile.  A volte la  rossa

      vergogna  sul  suo petto dava un balzo di simpatia al passaggio di

      un  onorevole  pastore  o  magistrato,   modelli  di  piet  e  di

      giustizia,  che  in  quel  periodo  di  antica  riverenza venivano

      considerati quasi compagni mortali degli angeli.  "Quale orrore mi

      sta  vicino  in  questo momento?" si chiedeva Hester.  Alzando gli

      occhi riluttanti non trovava  altro  essere  umano  in  vista  che

      questa specie di santo incarnato!  Ancora,  sentiva i segni di una

      misteriosa fratellanza quando incontrava l'edificante cipiglio  di

      una matrona che,  a detta della voce pubblica, aveva mantenuto per

      tutta la vita il cuore freddo come la neve.  La neve mai  sfiorata

      dal  sole  nel  seno della pia signora e la vergogna che ardeva su

      quello di Hester Prynne che cosa potevano avere in  comune?  Altre

      volte,  era  come  una  scossa elettrica che l'avvertiva: "Guarda,

      Hester!  Ecco una  tua  compagna!",  e  lei,  girando  gli  occhi,

      incontrava   quelli  di  una  fanciulla  che  fissava  la  lettera

      scarlatta,  timidamente e in disparte,  e che subito si girava con

      un debole rossore sulle guance, come se la sua purezza fosse stata

      in  qualche  modo  contaminata  da  quello sguardo occasionale.  O

      Demonio, il cui talismano fu questo simbolo fatale, non hai dunque

      voluto lasciare nulla, n tra la giovent n tra la vecchiaia, che

      questa povera peccatrice possa ancora riverire?  Questa perdita di

      fede    una delle conseguenze pi tristi del peccato.  Si accetti

      come prova che non tutto era corrotto  in  questa  povera  vittima

      della  propria fragilit,  e della dura legge umana,  il fatto che

      Hester  Prynne  lottava  ancora  per  credere  che  nessun   altro

      colpevole fosse colpevole come lei.

      Il  popolo  minuto che,  in quegli oscuri tempi andati,  rivestiva

      sempre d'orrori grotteschi tutto ci che colpisce la sua fantasia,

      aveva coniato una storia della lettera scarlatta che noi  potremmo

      agevolmente trasformare in una paurosa leggenda.  Si affermava che

      il segno non era di stoffa rossa qualsiasi,  tinta in un calderone

      terreno,  ma era incandescente per il fuoco infernale, e si poteva

      vederla brillare di tutta la sua luce quando Hester Prynne  usciva

      a  passeggio  di  notte.  E  dobbiamo  dire che essa bruciava cos

      profondamente il petto di Hester che forse c'era in quella  favola

      popolare pi verit di quanta sia propenso a riconoscere il nostro

      moderno scetticismo.

      6. PERLA.

      Finora  abbiamo  appena  parlato  della bambina;  di quella povera

      creatura  la  cui  vita  innocente   era   germogliata,   per   un

      imperscrutabile decreto della Provvidenza,  come un fiore grazioso

      e immortale,  dalla sfrenata esuberanza di una passione colpevole.

      Come  sembrava  strano  tutto  questo  alla  mesta  donna  che  ne

      osservava la crescita,  la bellezza che diventava ogni giorno  pi

      luminosa,  e  l'intelligenza  che  risplendeva  ancor  tremula sui

      minuti lineamenti di questa bambina!  La sua Perla!  Questo era il

      nome  che  le  aveva  dato Hester,  non perch esso richiamasse in

      qualche modo il suo aspetto fisico,  che  non  aveva  nulla  della

      lucentezza  bianca,  tranquilla  e indifferente alla quale farebbe

      pensare il confronto;  ma aveva chiamato la  bambina  Perla,  come

      cosa di grande valore,  comprata con tutto ci che possedeva,  con

      l'unico tesoro di sua madre!  Strano davvero!  Gli uomini  avevano

      marcato  il peccato di questa donna con una lettera scarlatta,  il

      cui effetto era cos potente e  disastroso  che  nessuna  simpatia

      umana  poteva raggiungerla,  se non quella dei peccatori come lei.

      Dio,  come conseguenza diretta del peccato che gli uomini  avevano

      punito  in questo modo,  le aveva donato una graziosa bambina,  il

      cui posto si  trovava  su  quello  stesso  petto  disonorato,  per

      collegare per sempre sua madre con la razza e la discendenza degli

      uomini,  e  per  diventare alla fine un'anima benedetta nel cielo!

      Peraltro  questi  pensieri  davano  a  Hester  meno  speranze  che

      apprensioni.  Lei  sapeva  di  avere  commesso il male: non poteva

      perci aver fede nella bont del risultato. Un giorno dopo l'altro

      studiava con timore il carattere nascente  della  bambina,  sempre

      preoccupata   di  scoprirvi  dei  tratti  oscuri  e  selvaggi  che

      rispecchiassero la colpa alla quale doveva l'esistenza.

      Difetti fisici non ce n'erano certamente.  Per la forma  perfetta,

      per il vigore e per la naturale destrezza con cui si serviva delle

      sue  agili  membra,  la  piccola avrebbe meritato di essere venuta

      alla luce nell'Eden: degna di  esserci  lasciata  per  servire  da

      balocco agli angeli dopo la cacciata dei progenitori del mondo. La

      bimba  aveva una grazia naturale che non sempre si accompagna alla

      bellezza senza difetti;  il suo abbigliamento,  per  semplice  che

      potesse  essere,  faceva  sempre  a  chi  la guardava l'effetto di

      essere proprio quello che le donava di pi.  La piccola Perla  non

      era  certo  vestita  di  panni rustici: sua madre,  per un impulso

      morboso che si potr capire meglio pi avanti,  aveva comprato  le

      stoffe pi costose che esistessero in commercio,  e aveva lasciato

      lavorare la sua sbrigliata fantasia nella  scelta  dei  modelli  e

      degli  ornamenti  dei  vestiti  che  la bimba portava davanti alla

      gente. La sua piccola figura era cos bella in quegli ornamenti, e

      tale era lo splendore della bellezza della stessa Perla,  bellezza

      rilucente  attraverso  gli  abiti  sgargianti che avrebbero potuto

      soffocare una grazia pi evanescente,  che attorno a lei si creava

      un  alone  luminoso nell'atmosfera oscura della casupola.  D'altro

      canto  anche  una  gonnella  di  tessuto  grossolano,  consunta  e

      strappata  nei  violenti  giochi  della bambina,  faceva di lei un

      quadro altrettanto perfetto.  Il sembiante di Perla era impregnato

      di  una  seduzione  di  una variet infinita: in quella sola bimba

      c'erano molti bambini, che comprendevano l'intera gamma che separa

      la bellezza da fiore di campo del bambino di paese dallo sfarzo in

      miniatura di una principessina. In ogni suo stato,  per,  restava

      un   segno  della  passionalit  del  suo  carattere,   una  certa

      profondit di incarnato,  che non perdeva mai;  e se,  in  un  suo

      cambiamento,  essa  fosse  diventata  pi  smunta  o  pi pallida,

      avrebbe cessato di essere se  stessa,  e  non  sarebbe  pi  stata

      Perla.

      Questa mutevolezza esteriore indicava ed esprimeva abbastanza bene

      le  varie  caratteristiche della sua vita interiore.  Sembrava che

      nella  sua  natura,   oltre  alla  variet,   ci  fosse  anche  la

      profondit;  ma,  se le paure di Hester non le facevano vedere ci

      che non era,  le mancava la capacit di mettersi in rapporto e  di

      adattarsi  al  mondo  in  cui  viveva.  La bimba non poteva essere

      sottoposta  a  regole  di  sorta.   La  sua  nascita   era   stata

      l'infrazione di una legge importante, e il risultato era un essere

      i  cui  elementi  erano  forse  belli e appariscenti,  ma tutti in

      disordine,  o rispondenti a un loro ordine particolare,  dove  era

      difficile  dire  quale  parte spettasse alla variet e quale a uno

      sforzo volontario.  Hester poteva soltanto spiegarsi il  carattere

      della  figlia  (e anche cos in modo molto vago e imperfetto) solo

      cercando di ricordarsi cosa aveva provato lei stessa  nel  periodo

      in  cui  Perla  stava ricevendo un'anima dal mondo spirituale e un

      corpo dalla sua sostanza  terrena.  Lo  stato  d'agitazione  della

      madre  aveva  costituito  il mezzo attraverso il quale erano stati

      trasmessi al nascituro  i  raggi  della  vita  spirituale,  e  per

      bianchi  e limpidi che fossero stati in origine,  avevano preso le

      profonde  macchie  d'oro  e  cremisi,  il  fiammeggiare  luminoso,

      l'ombra  oscura  e  la  luce  smodata  della  sostanza interposta.

      Soprattutto,  l'esaltazione dello spirito di Hester in quell'epoca

      si era perpetuata in Perla. La madre ci riconosceva le sue maniere

      selvatiche,  disperate, arroganti, l'incostanza del suo carattere,

      e perfino alcune delle ombre di disperazione e di abbattimento che

      incombevano sul suo cuore.  Ora esse erano illuminate  dalla  luce

      mattutina  dell'anima  di un bambino,  ma,  in un'epoca successiva

      della vita terrena,  avrebbero potuto  trasformarsi  in  fonti  di

      tempeste e di uragani.

      La  disciplina  familiare  era  a  quei  tempi molto pi rigida di

      quanto non  ora.  La fronte aggrottata,  l'aspro  rimprovero,  il

      frequente  ricorso  alla  bacchetta,  imposti  dall'autorit della

      Scrittura, non venivano soltanto usati come mezzi di punizione per

      marachelle effettive,  ma come dieta salutare alla crescita e allo

      sviluppo  di tutte le virt infantili.  Hester Prynne per,  madre

      solitaria di quell'unica figlia,  non  correva  certo  il  rischio

      d'essere accusata d'eccessiva severit.  Memore, d'altronde, delle

      proprie sventure e dei propri sbagli,  cerc  fin  dall'inizio  di

      imporre  un  controllo  affettuoso  ma rigido sull'anima immortale

      della piccola che era stata affidata alla sua custodia. Il compito

      era al di sopra delle sue possibilit.  Dopo avere sperimentato  i

      sorrisi e i cipigli, senza aver ottenuto risultati apprezzabili da

      nessuno dei due metodi, Hester fu costretta a restare da parte e a

      permettere alla bimba di lasciarsi dominare dai propri impulsi. La

      costrizione fisica o il castigo erano efficaci,  s'intende, finch

      duravano.  Come qualsiasi altra  disciplina,  della  mente  o  del

      cuore,  che  si  provasse  a  impartirle,  la piccola Perla poteva

      essere ricettiva o non esserlo affatto a seconda del capriccio del

      momento. Sua madre, quando Perla era ancora una neonata, si abitu

      a un certo sguardo  particolare  che  l'avvertiva  quando  sarebbe

      stata  fatica  sprecata insistere,  persuadere o pregare.  Era uno

      sguardo cos intelligente, e allo stesso tempo cos inesplicabile,

      cos perverso e a volte cos malizioso,  ma accompagnato di solito

      da tanta vivacit,  che Hester non poteva fare a meno di chiedersi

      in quei momenti  se  Perla  fosse  una  creatura  umana.  Sembrava

      piuttosto uno spirito folletto,  che dopo aver fatto i suoi giochi

      fantastici sul pavimento della casetta se ne  sarebbe  volato  via

      con un sorriso di scherno. Ogni volta che quello sguardo selvaggio

      le appariva nei profondi occhi neri, le dava un aspetto incorporeo

      e  distaccato;  era  come se lei si librasse nell'aria,  e potesse

      scomparire  come  una  luce  tremolante  di  cui  si  ignorino  la

      provenienza e la destinazione. Quando la vedeva, Hester si sentiva

      costretta a slanciarsi verso la bimba, a inseguire il piccolo elfo

      nella fuga che prendeva immancabilmente, per stringersela forte al

      cuore  e  coprirla  di  fervidi baci,  non tanto per irrefrenabile

      affetto, quanto per rassicurarsi che fosse di carne e di sangue, e

      non piuttosto una vana illusione.  Ma il riso di Perla,  una volta

      che era stata acchiappata,  bench musicale e pieno di gioia,  non

      faceva altro che aumentare i dubbi della madre.

      Colpita  nel  pi  profondo  del  cuore  da  questo  enigmatico  e

      conturbante  sortilegio  che  cos di frequente si interponeva tra

      lei e il suo unico  tesoro,  che  aveva  acquistato  cos  a  caro

      prezzo,  e che era tutto ci che avesse al mondo, Hester scoppiava

      spesso in lacrime appassionate.  Allora poteva darsi (infatti  non

      era possibile prevedere con esattezza quali sarebbero state le sue

      reazioni)  che  Perla  assumesse  un'espressione  corrucciata,   e

      stringesse il piccolo pugno,  irrigidendo i lineamenti  minuti  in

      uno  sguardo  duro,  scontento  e  astioso:  spesso si rimetteva a

      ridere pi forte di prima, come un essere senz'anima,  incapace di

      rendersi  conto  del dolore.  Talvolta,  anche se molto raramente,

      veniva colta da parossismi di dolore,  ed esprimeva tutto  il  suo

      amore  per  la  madre  tra  singulti e parole smozzicate,  come se

      avesse voluto provare che aveva un cuore facendoselo spezzare  dal

      dispiacere.  Del  resto  Hester  non  poteva  fare assegnamento su

      questo suo lato di tenero affetto,  che passava in fretta  com'era

      venuto.  Assorta  nel  considerare tutte queste cose,  la madre si

      sentiva come chi  avesse  evocato  uno  spirito  ma,  per  qualche

      imperfezione  nell'incantesimo,  non  riuscisse  a  controllare la

      formula  magica  che  le  desse  il  potere  sull'essere  nuovo  e

      incomprensibile.  I  suoi  unici momenti di quiete erano quelli in

      cui la bimba si  abbandonava  alla  pace  del  sonno.  Allora  era

      tranquilla,  e  godeva  di qualche ora di tregua e di una felicit

      triste ma piacevole, sino a che Perla non si svegliava, spesso con

      quell'espressione perversa che  le  luccicava  sotto  le  palpebre

      semiaperte.

      Quanto  poco  ci  volle  a Perla,  e con che strana rapidit,  per

      giungere a un'et in cui si    in  grado  di  stabilire  rapporti

      sociali, senza avere davanti solo il sollecito sorriso della madre

      e  udire  le  solite  tiritere!  E  che felicit sarebbe stata per

      Hester Prynne se avesse potuto sentire la sua  limpida  vocina  da

      passero mischiarsi al lieto chiasso delle altre voci infantili,  e

      avesse potuto distinguere e isolare le grida del  suo  tesoro  dal

      confuso  voco di un gruppo di bambini intenti a giocare tra loro!

      Ma questo non avvenne mai.  Perla era nata per essere una  reproba

      nel mondo infantile.  Espressione del male, emblema e prodotto del

      peccato,  non aveva diritto di vivere tra i fanciulli  battezzati.

      Non c'era nulla di pi strano dell'istinto,  o di ci che sembrava

      tale,  con cui la bimba comprendeva la sua solitudine;  il destino

      che aveva tracciato attorno a lei un circolo inviolabile; tutta la

      particolarit,  in breve,  della sua posizione rispetto agli altri

      bambini. Dal momento in cui era uscita dalla prigione,  Hester non

      si era mai offerta all'occhio del pubblico senza di lei.  In tutti

      i suoi pellegrinaggi  per  la  citt  c'era  sempre  Perla;  prima

      neonata,  in  braccio,  e poi,  bambina,  minuscola compagna della

      madre,  il cui indice stringeva forte nella sua  mano,  mentre  le

      trotterellava dietro al ritmo di tre o quattro passi per ognuno di

      quelli di Hester. Vedeva i bambini della colonia ai margini erbosi

      della strada, o sulle porte delle loro case, intenti a quei tristi

      svaghi   che   venivano   loro  concessi  dall'austera  educazione

      puritana, come fingere di andare in chiesa, forse, o di frustare i

      quaccheri,  o di scotennare gli indiani in qualche scaramuccia,  o

      di spaventarsi a vicenda con tentativi di stregoneria rudimentale.

      Perla  li  guardava  con molta attenzione,  ma non si sogn mai di

      fare  amicizia  con  loro.  Se  le  rivolgevano  la  parola,   non

      rispondeva. Se i bambini si riunivano intorno a lei, come avveniva

      ogni tanto,  Perla diventava veramente terribile nella sua piccola

      rabbia,  e raccattava  delle  pietre  da  buttargli  addosso,  con

      esclamazioni  rauche  e  incoerenti che facevano tremare la madre,

      perch somigliavano tanto agli anatemi di una strega,  in  qualche

      lingua sconosciuta.

      Certo i piccoli puritani, appartenendo alla razza pi intollerante

      che  fosse mai esistita,  avevano una vaga sensazione che ci fosse

      qualcosa di estraneo, di innaturale, o almeno di diverso dagli usi

      comuni,  nella madre e nella figlia;  perci le disprezzavano  nel

      profondo  del cuore,  e spesso le insultavano ad alta voce.  Perla

      sentiva quell'atmosfera ostile,  e la ricambiava  con  l'odio  pi

      amaro  che  il  suo  petto  infantile  potesse  ospitare.  Le  sue

      esplosioni di insofferenza avevano un certo valore agli  occhi  di

      sua madre,  e le davano perfino qualche conforto,  perch c'era in

      esse almeno una franchezza comprensibile di carattere,  invece del

      capriccio e della bizzarria che la sconcertavano cos spesso nelle

      altre   azioni  della  bambina.   Ci  nonostante  l'addolorava  e

      l'angosciava vedere qui un altro riflesso oscuro del male che  era

      stato  in  lei.  Tutta  quest'animosit  passionale  Perla l'aveva

      ereditata, per diritto inalienabile, dal cuore di Hester.  Madre e

      figlia  si  trovavano  nello  stesso cerchio che le tagliava fuori

      dalla societ degli uomini,  e  pareva  che  nel  carattere  della

      piccola  si perpetuassero gli stessi elementi di irrequietezza che

      avevano turbato Hester Prynne prima della nascita di Perla, ma che

      poi si erano addolciti per le benefiche influenze della maternit.

      Nel suo ambiente,  nella casupola della madre e nei  suoi  pressi,

      Perla  non  sentiva  il  bisogno  di  un'ampia  e notevole cerchia

      d'amicizie.   La  magia  della  vita  erompeva  dal  suo   spirito

      instancabilmente creativo,  per comunicarsi a migliaia di oggetti,

      come una torcia applica il fuoco a tutto ci che  tocca.  Le  cose

      pi  disparate  come  un bastone,  un pacco di stracci,  un fiore,

      erano le marionette della stregoneria di  Perla  e,  senza  subire

      alcun  cambiamento  apparente,   si  adattavano  spiritualmente  a

      qualunque dramma occupasse la scena del suo  mondo  interiore.  La

      sua  sola  voce  infantile  faceva parlare una folla di personaggi

      immaginari,  vecchi e giovani.  I pini,  vecchi,  scuri e solenni,

      pieni di gemiti e di altri malinconici mormorii nella brezza,  non

      avevano bisogno di grandi trasformazioni per assumere l'aspetto di

      puritani d'et avanzata: le erbacce del  giardino  erano  la  loro

      prole,  che Perla schiacciava e sradicava senza nessuna piet. Era

      meravigliosa l'immensa variet di forme  nella  quale  riusciva  a

      impegnare  la propria immaginazione,  senza alcuna continuit,  ma

      sempre mutando  oggetto  e  danzando  in  uno  stato  di  attivit

      soprannaturale,   e  cedendo  rapidamente  alla  tristezza,   come

      esaurita da una marea vitale troppo rapida e febbrile,  alla quale

      facevano  seguito nuove forme di un'energia altrettanto selvaggia.

      Nulla  le  rassomigliava  pi  della   fantasmagoria   dell'aurora

      boreale.  D'altronde  non si sarebbe potuto osservare nel semplice

      esercizio  della  fantasia  e  nella  gaiezza  di  una  mente   in

      formazione  nulla  di  pi  che  in  altri  bambini d'intelligenza

      vivace,  con l'eccezione che Perla,  mancandole compagni di  gioco

      umani,  si  gettava  con  pi passione nella trama immaginaria che

      creava lei stessa.  Quello che c'era di strano erano i  sentimenti

      ostili con cui la bimba considerava tutte quelle creazioni del suo

      cuore  e della sua immaginazione.  Non si creava mai un amico,  ma

      pareva non facesse che seminare in giro i  denti  del  drago,  dai

      quali  spuntava una messe abbondante di nemici armati,  contro cui

      era sempre pronta a combattere.  Era una cosa estremamente  triste

      (e pi che mai per una madre, la quale si addolorava profondamente

      avvertendone l'origine nel proprio cuore) notare la consapevolezza

      che  quella creatura tanto giovane gi possedeva dell'esistenza di

      un mondo avverso, e vederne gli sforzi per temprare le energie che

      avrebbero dovuto sostenere la sua buona causa nella lotta che  era

      destinata a seguire.

      Guardando  Perla,  Hester  Prynne spesso lasciava cadere il lavoro

      sulle ginocchia, e piangeva con un'angoscia e una disperazione che

      cercava vanamente di nascondere,  e che si esprimeva  in  qualcosa

      che  stava  tra la preghiera e il gemito: "Oh!  Padre celeste,  se

      ancora Tu sei il mio Padre, che cosa  questa creatura che ho dato

      alla luce?".  E Perla,  ascoltando ci,  o  sentendo  per  qualche

      strana  via  di  comunicazione pi sottile i singhiozzi d'angoscia

      della madre,  le volgeva il visino bello e luminoso,  le sorrideva

      con  intelligenza  scintillante,  e si rimetteva a giocare.  Resta

      ancora da descrivere una caratteristica  del  comportamento  della

      bambina.  La prima cosa che essa not in vita sua fu,  non gi  il

      sorriso della madre,  al quale rispondere,  come fanno  gli  altri

      bambini,  con  quel debole,  embrionale movimento della boccuccia,

      che  in  seguito  verr  ricordato  con  la  tanta  incertezza,  e

      susciter  discussioni  cos  appassionate  se  fosse o no un vero

      sorriso. No,  certo!  Il primo oggetto che Perla parve riconoscere

      fu (dobbiamo dirlo?) la lettera scarlatta sul petto di Hester!  Un

      giorno che sua madre si  curvava  sulla  culla,  gli  occhi  della

      piccola  furono  attratti  dal luccicare del ricamo dorato attorno

      alla lettera e, sporgendo la mano, cerc di afferrarla, sorridendo

      senza alcuna incertezza,  ma con una gioia ben  definita,  che  le

      dava  l'aria di una bambina molto pi grande.  Allora,  ansimando,

      Hester Prynne afferr il segno fatale,  cercando istintivamente di

      strapparselo di dosso,  tanto era insopportabile la tortura che le

      infliggeva il tocco cosciente della manina di Perla.  E di  nuovo,

      come  se  il gesto disperato della madre fosse stato fatto al solo

      scopo di divertirla,  la piccola Perla la  guard  negli  occhi  e

      sorrise.

      Da allora Hester non aveva pi avuto un momento di pace,  n aveva

      pi potuto godersi  con  calma  la  sua  bambina,  se  non  quando

      dormiva.  E'  vero che potevano trascorrere intere settimane senza

      che gli occhi di  Perla  si  appuntassero  una  sola  volta  sulla

      lettera scarlatta, ma poi la cosa si ripeteva all'improvviso, come

      la  morte  d'un  colpo,  e  di  nuovo  con quello strano sorriso e

      quell'espressione degli occhi.

      Una volta questo sguardo strano e capriccioso apparve negli  occhi

      della  bimba  mentre Hester ricercava in essi la propria immagine,

      come amano fare  le  madri,  e  all'improvviso,  poich  le  donne

      solitarie  e col cuore gravido di preoccupazioni sono perseguitate

      da delusioni irragionevoli,  le parve di vedere,  invece  del  suo

      ritratto in miniatura,  un altro viso riflesso nello specchio nero

      dell'occhio di Perla. Era una faccia malevola, piena di sorridente

      cattiveria,  e tuttavia aveva quegli  stessi  lineamenti  che  lei

      aveva una volta ben conosciuto e che, per quanto fossero raramente

      atteggiati  a  un sorriso,  erano sempre stati privi di malvagit.

      Era come se uno spirito maligno avesse  posseduto  la  piccola,  e

      proprio  in  quel  momento si fosse affacciato per schernirla.  Da

      quel giorno la stessa  impressione  tortur  Hester  molte  volte,

      anche se non con la stessa vivezza.

      In un pomeriggio d'estate Perla,  che era gi abbastanza grande da

      andarsene in giro,  si divert a raccogliere manciate di fiori  di

      campo,  e  a  lanciarli  a  uno  a uno contro il seno della madre,

      saltellando come un piccolo elfo ogni volta che riusciva a colpire

      la lettera scarlatta.  Il primo impulso di  Hester  era  stato  di

      coprirsi il petto con le mani incrociate; ma, forse per orgoglio o

      per rassegnazione, o per la convinzione che avrebbe espiato la sua

      pena pi profondamente con questo dolore ineffabile,  resistette a

      questo moto istintivo,  e sedette rigida,  pallida come la  morte,

      guardando  tristemente gli occhi eccitati della piccola Perla.  Il

      lancio di fiori continu ancora,  mancando il segno molto di rado,

      e  coprendo  il petto della madre di ferite per le quali non c'era

      un  balsamo  in  questo  mondo,   e  poca  speranza  di   trovarne

      nell'altro.  Alla  fine,  terminati i proiettili,  la bimba stette

      ferma e fiss Hester.  con quell'immagine ridente d'un demonio che

      faceva capolino (o, comunque, che facesse capolino o no, sua madre

      se lo figurava cos), dall'abisso insondabile dei suoi occhi neri.

      "Figlia, chi sei?" grid la madre.

      "Oh, sono la tua piccola Perla!" rispose la bambina.

      Ma,  mentre  lo  diceva,  Perla  rideva  e  cominci  a ballare da

      forsennata,  con la gesticolazione impertinente d'un folletto,  il

      cui  prossimo  ghiribizzo  fosse  quello  di  volarsene  su per il

      camino.

      "Sei figlia mia, in tutta verit?" chiese Hester.

      Non fece questa domanda con indifferenza, ma, in quel momento, con

      profonda sincerit, perch era cos meravigliosa l'intelligenza di

      Perla,  che sua madre aveva provato per un attimo  il  dubbio  che

      conoscesse la maledizione segreta della sua esistenza, e fosse sul

      punto di rivelarle il suo vero essere.

      "S, sono la piccola Perla!" ripet la bambina, continuando i suoi

      salti e le sue danze.

      "Non sei mia figlia!  Non sei la mia Perla!" disse la madre, quasi

      per gioco,  perch  spesso,  in  mezzo  alle  sue  sofferenze  pi

      pesanti, le veniva in aiuto un impulso di gaiezza. "Dimmi, su, chi

      sei e chi ti ha mandata qui?".

      "Dimmelo tu,  mamma!" disse la bimba,  seriamente, avvicinandosi a

      Hester e stringendosi alle sue ginocchia. "Dimmelo tu!".

      "Ti ha mandata il Padre Celeste!" rispose Hester Prynne.

      Ma lo disse con un'esitazione che non  sfugg  all'acutezza  della

      piccola.  Spinta dalla sua naturale estrosit,  o stimolata da uno

      spirito maligno, sporse l'indice e tocc la lettera scarlatta.

      "Non  lui che mi ha mandata!" grid con convinzione.  "Io non  ho

      nessun Padre Celeste!".

      "Taci,  Perla,  taci!  Non  devi  dire  cos!"  ribatt  la madre,

      soffocando un gemito.  "E' lui che ci ha mandati tutti  in  questo

      mondo.  Ha  mandato anche me,  tua madre,  e quindi te,  a maggior

      ragione.  E altrimenti,  strana bambina simile a un  folletto,  da

      dove sei venuta?".

      "Dillo tu!  Dillo tu!" ripeteva Perla, non pi seria, ma ridendo e

      facendo capriole sul pavimento. "Sei tu che devi dirlo a me!".

      Ma Hester non poteva  rispondere  alla  sua  domanda,  perch  lei

      stessa si era sperduta nel fosco labirinto del dubbio.  Ricordava,

      tra un sorriso e un brivido,  le chiacchiere dei vicini,  che dopo

      aver cercato invano il padre della sua bambina, e averne notato le

      strane  caratteristiche,  avevano  concluso  che la povera piccola

      Perla era prole del demonio,  come,  fin dai pi remoti tempi  del

      cattolicesimo,  altri  erano  stati mandati sulla terra tramite il

      peccato delle madri, per portare a termine qualche impresa crudele

      e malvagia. Lutero, a detta dei frati suoi nemici, era un prodotto

      di quella schiatta infernale, e Perla non fu certo l'unica bambina

      della  Nuova  Inghilterra  alla  quale  i  puritani  attribuissero

      quest'infausta origine.















      7. IL PALAZZO DEL GOVERNATORE.

      Un  giorno  Hester  Prynne  si  rec  alla  dimora del governatore

      Bellingham,  con un paio di guanti che  aveva  orlato  e  ricamato

      dietro  sua  ordinazione,  per  essere  sfoggiati  in occasione di

      qualche solenne cerimonia civile,  perch,  anche se le  sorti  di

      un'elezione  popolare avevano fatto discendere di un gradino o due

      dal suo elevato rango questo facente  funzioni  di  sovrano,  egli

      occupava  ancora un posto onorevole e influente nella magistratura

      coloniale.

      Una ragione diversa e ben pi importante della consegna di un paio

      di guanti ricamati spingeva Hester in questa occasione,  a cercare

      di  ottenere un colloquio con un personaggio di tanta potenza e di

      tale rilievo nella vita della  cittadina.  Era  infatti  venuta  a

      sapere  che  alcuni  dei  pi influenti personaggi del paese,  che

      affermavano e difendevano i pi saldi principi della  religione  e

      del governo,  progettavano di toglierle la figlia.  Supponendo che

      Perla, come si  gi accennato, fosse di origine diabolica, queste

      brave  persone  ne  deducevano  abbastanza  logicamente  che   era

      opportuno  e cristianamente indispensabile per l'anima della madre

      togliere questa pietra che ne impacciava il  cammino.  Se  d'altro

      canto, la piccola fosse stata suscettibile di un'evoluzione morale

      e  religiosa,  e  avesse  posseduto  gli  elementi  necessari alla

      salvezza eterna,  le sue prospettive in questo senso non  potevano

      che aumentare una volta che la si fosse sottoposta a una guida pi

      saggia di quella di Hester Prynne. Tra gli animatori del progetto,

      pareva  che il governatore Bellingham fosse dei pi convinti.  Pu

      sembrare strano e, in fin dei conti, abbastanza ridicolo,  che una

      questione  del  genere,   che  in  tempi  successivi  non  avrebbe

      interessato un organo pi elevato di un giudice tutelare, formasse

      allora oggetto  di  pubblica  discussione,  alla  quale  dovessero

      prender parte i principali membri dello Stato.  Tuttavia,  in quel

      periodo di primitiva  semplicit,  anche  materiale  di  interesse

      pubblico  minore,  e di contenuto meno rilevante della salvezza di

      Hester e della sua bambina, si trovavano stranamente frammischiate

      alle deliberazioni dei legislatori e agli atti di Governo.  Era di

      poco  precedente,  se  non  contemporaneo  a  quello  della nostra

      storia, il periodo in cui la disputa per la propriet di un maiale

      non  solo  originava  una  fiera  e  accesa  battaglia  nel  corpo

      legislativo   della   colonia,   ma  finiva  in  una  fondamentale

      trasformazione della struttura stessa  della  legislazione.  Piena

      d'angoscia,  dunque,  ma tanto cosciente del proprio diritto,  che

      non sembrava del tutto impari la lotta tra la pubblica opinione da

      un lato,  e una donna  sola,  sostenuta  soltanto  dalla  naturale

      simpatia  che  doveva ispirare,  dall'altro,  Hester Prynne si era

      mossa dalla sua  abitazione.  Naturalmente  era  in  compagnia  di

      Perla.  Essa era ormai abbastanza grande da correre con agilit al

      fianco della madre e,  sempre in moto  dalla  mattina  alla  sera,

      avrebbe  potuto percorrere un tragitto ben pi lungo di quello che

      l'aspettava.  Spesso per,  pi per capriccio che  per  necessit,

      chiedeva   di   essere  presa  in  braccio,   ma  presto  ordinava

      perentoriamente di essere rimessa a terra,  per correre davanti  a

      Hester  sul  sentiero erboso,  con una serie di innocue capriole e

      scivoloni.  Si  gi descritto la ricca e lussureggiante  bellezza

      di Perla, una bellezza che brillava di colori intensi e vivaci, un

      corpo gi ben formato,  degli occhi ricchi di profondit e di luce

      interiore,  e dei capelli di un castano bruno  e  carico  che,  in

      pochi anni,  sarebbe divenuto quasi nero. C'era del fuoco in lei e

      in tutto il suo corpo: aveva l'aspetto del frutto inatteso  di  un

      momento di passione.  Sua madre,  nel creare vestiti per la bimba,

      aveva sciolto le briglie alle fantasiose tendenze del  suo  gusto:

      la  vestiva  infatti  con  una tunica di velluto cremisi di taglio

      inconsueto,  cosparsa di ricami e di fantastiche fioriture di filo

      d'oro. Un contrasto di colori cos forte, che avrebbe dato un'aria

      pallida  e  scialba  a  gote  di  un incarnato meno brillante,  si

      adattava a meraviglia alla bellezza di  Perla,  e  la  trasformava

      nella  pi  scintillante  fiammella  che  mai avesse danzato sulla

      superficie terrestre.

      Ma  un'altra  caratteristica  di  questo  abbigliamento   e,   nel

      complesso,  di  tutta  la  piccola  figura  della bambina,  era di

      richiamare irresistibilmente e inevitabilmente i pensieri  di  chi

      la guardava sul segno che Hester era costretta a tenere sul petto.

      Era  la lettera scarlatta in altra forma: era la lettera scarlatta

      col dono della  vita!  Come  se  la  rossa  vergogna  fosse  stata

      impressa cos profondamente nella sua mente, che ogni sua opera ne

      dovesse  assumere  la  forma,   era  la  madre  stessa  che  aveva

      sottolineato con cura questa rassomiglianza,  in lunghe veglie  di

      morbosa  ingegnosit  tese  a creare un'analogia tra l'oggetto del

      suo amore e l'emblema della sua colpa e della sua tortura.  Ma,  a

      dire  il  vero,  Perla  era l'una come l'altra cosa;  e soltanto a

      causa di questa identit Hester era riuscita a rappresentare  cos

      perfettamente in lei la lettera scarlatta.

      Quando  le  due  pellegrine  giunsero ai sobborghi della citt,  i

      piccoli puritani interruppero i loro giochi,  o  quelli  che  quei

      tristi  birichini consideravano giochi,  e si dissero l'un l'altro

      con gravit:

      "Guarda,  davvero quella  la donna della lettera scarlatta: e per

      di pi,   altrettanto vero che l'immagine della lettera scarlatta

      le corre al fianco!  Ors,  dunque,  venite,  e tiriamo  loro  del

      fango!".

      Ma Perla che,  piccola com'era,  non aveva paura di nessuno,  dopo

      aver corrugato la fronte,  battuto il piede in terra,  e scosso le

      manine in una serie di gesti minacciosi,  si scagli sul gruppetto

      dei suoi nemici, e li mise tutti in fuga. Nell'inseguirli con ira,

      sembrava un flagello  dell'infanzia,  la  scarlattina,  o  qualche

      angelo del giudizio,  con le ali tarpate, la cui missione fosse di

      punire i peccati della generazione nascente.  Le sue urla e le sue

      grida  spaventosamente alte fecero certo tremare il cuore di molti

      dei fuggitivi. A vittoria ottenuta, Perla torn tranquillamente al

      fianco della madre, e la guard in viso sorridendo.

      Senza  altri  incidenti  giunsero  alla   casa   del   governatore

      Bellingham.  Era  una  grande casa di legno,  costruita secondo un

      modello di cui restano ancora alcuni esemplari nelle strade  delle

      nostre citt pi antiche,  oramai ricoperti di musco e in sfacelo,

      e in fondo deprimenti per i tanti eventi lieti o tristi,  vivi nel

      ricordo o dimenticati, che sono capitati e si sono dileguati nelle

      loro camere semibuie.  Allora,  invece, all'esterno c'era tutta la

      freschezza dell'anno in corso, e l'allegria,  che prorompeva dalle

      finestre  soleggiate,  di  un'abitazione  umana mai visitata dalla

      morte.  Anche l'aspetto era molto accogliente,  perch  le  pareti

      erano state ricoperte di fresco con una specie di stucco, al quale

      erano stati mischiati pezzettini di vetro in abbondanza, cos che,

      quando  i  raggi  del  sole  cadevano  di  traverso sulla facciata

      dell'edificio,  lo facevano brillare  e  risplendere  come  se  vi

      fossero  stati  profusi  diamanti a manciate Questo gaio luccicho

      sarebbe stato certo pi adatto alla reggia  di  Aladino  che  alla

      residenza   di   un  austero  vecchio  legislatore  puritano.   La

      decoravano strane figurazioni dall'aria cabalistica e graffiti, in

      carattere col gusto bizzarro dell'epoca,  che erano stati impressi

      nello stucco fresco, ed erano diventati resistenti e durevoli, per

      l'ammirazione delle generazioni future.

      Perla, nel vedere questa meraviglia splendente di casa, cominci a

      danzare e a far capriole, e chiese con fare perentorio che venisse

      strappato  tutto il sole che batteva sulla facciata e che le fosse

      dato per giocare.

      "No, mia piccola Perla",  disse la madre.  "Devi prenderti da sola

      la luce che desideri. Io non ne ho da darti".

      Si avvicinarono alla porta, che era fatta ad arco, e fiancheggiata

      dai due lati da uno stretto torrione o aggetto dell'edificio,  con

      finestre a traliccio,  che avevano imposte da chiudere al bisogno.

      Alzando il martello di ferro che era attaccato al portone,  Hester

      Prynne diede  un  colpo,  al  quale  rispose  uno  dei  servi  del

      governatore,  un  inglese  nato  libero,  ma ora schiavo per sette

      anni. Per tutto questo tempo restava di propriet del suo padrone,

      oggetto di compravendita come un bue o uno sgabello. Indossava una

      livrea blu, che era il costume abituale dei servi in quel periodo,

      e molto tempo prima lo era stato nei vecchi palazzi delle dinastie

      inglesi.

      "E' in casa il degno governatore Bellingham?" chiese Hester.

      "S, in fede mia", rispose il servo,  guardando con occhi sbarrati

      la lettera scarlatta,  che non aveva mai visto,  essendo nuovo del

      paese.  "S,  la sua onorevole signoria  in casa,  ma con lui  ci

      sono  uno  o due santi prelati,  e forse uno speziale.  Non potete

      vedere sua signoria adesso".

      "Entrer  lo  stesso",  rispose  Hester;  e  il  servitore,  forse

      convinto  dalla  sua  aria  decisa e dal segno che le brillava sul

      petto che lei doveva essere qualche gran signora  del  paese,  non

      oppose alcuna resistenza.

      La   madre   e   la   piccola   Perla   vennero  fatte  accomodare

      nell'ingresso. Con numerose varianti, rese necessarie dalla natura

      dei materiali da costruzione a sua disposizione,  dalla differenza

      del  clima,  e  dalle diverse consuetudini della vita sociale,  il

      governatore Bellingham si era fatto una dimora a imitazione  delle

      residenze  dei  ricchi  signori  del suo paese natale.  In essa si

      trovava un vestibolo ampio e abbastanza alto, che si estendeva per

      tutta  la  profondit  della  casa,   e   faceva   da   mezzo   di

      comunicazione,   pi   o   meno  diretto,   tra  tutti  i  diversi

      appartamenti.  A  un'estremit,   questo  spazioso  vestibolo  era

      rischiarato  dalle  finestrelle dei due torrioni,  che con le loro

      cavit formavano due vani ai lati della porta.  Dall'altra  parte,

      anche  se  relativamente  schermata  da una tenda,  veniva luce in

      abbondanza da una di quelle grandi finestre  a  nicchia  che  sono

      descritte  nei  vecchi  libri,  sotto  la  quale non mancavano dei

      comodi sedili coperti di cuscini.  Su uno  di  questi  cuscini  si

      trovava un volume in folio,  forse delle Cronache d'Inghilterra, o

      di altre opere letterarie dello stesso tipo, proprio come noi,  ai

      nostri  giorni,  lasciamo  sparpagliati  sul  tavolo  centrale dei

      volumi dorati a disposizione di ospiti  casuali.  Il  mobilio  del

      vestibolo consisteva in alcune massicce seggiole,  i cui schienali

      erano  decorati  da  viluppi  di  fiori  di   quercia   intagliati

      minuziosamente   e   in  un  grande  tavolo  nello  stesso  stile,

      appartenente come il resto all'et  elisabettiana,  o  a  un'epoca

      precedente  a essa: erano cimeli di famiglia che provenivano dalla

      casa avita del governatore.  Sul tavolo,  a dimostrare che non  si

      era  spento l'antico spirito d'ospitalit inglese,  troneggiava un

      grosso boccale di  peltro,  in  fondo  al  quale  Hester  o  Perla

      avrebbero potuto scorgere,  se ci avessero guardato, un rimasuglio

      schiumoso di birra chiara.

      Sulla  parete  erano  allineati  i  ritratti  degli  antenati  del

      governatore Bellingham,  alcuni col petto ricoperto dall'armatura,

      e altri con dignitosi pizzi e abiti pacifici. In tutti risaltavano

      l'austerit e la severit proprie dei  vecchi  ritratti,  come  se

      essi  fossero pi i fantasmi che le immagini dei degni trapassati,

      e guardassero con spirito  aspramente  critico  e  intollerante  i

      passatempi e i piaceri dei vivi.

      Quasi  al  centro  dei  pannelli  di  rovere  che  rivestivano  il

      vestibolo era  appesa  una  cotta  di  maglia,  non  gi,  come  i

      ritratti,  un'anticaglia avita,  ma di data recentissima,  essendo

      stata fabbricata da un abile armaiolo  l'anno  stesso  in  cui  il

      governatore  Bellingham  si  era  recato  nella Nuova Inghilterra.

      C'erano un  elmo  d'acciaio,  una  corazza,  una  gorgiera  e  dei

      gambali,  oltre a un paio di guanti ferrati sotto ai quali pendeva

      una spada: tutti questi pezzi,  e specialmente l'elmo e la piastra

      d'acciaio  che  doveva coprire il petto,  erano lucidati con tanta

      cura  da  brillare  di  riflessi  metallici  che  illuminavano  il

      pavimento  a  chiazze  discontinue.  Questa rilucente panoplia non

      stava l soltanto a scopo decorativo,  ma era stata indossata  dal

      governatore  parecchie  volte in occasione di parate e di esercizi

      militari,  e per  di  pi  aveva  scintillato  alla  testa  di  un

      reggimento nella guerra contro i Pequod.  Infatti,  pur essendo il

      governatore un uomo di toga, portato a discorrere di Bacone, Coke,

      Noye,  Finch,  e di tutti i suoi colleghi  nella  professione,  le

      necessit del paese nuovo lo avevano trasformato in soldato, oltre

      che in statista e legislatore.

      La  piccola Perla,  alla quale l'armatura lucente non era piaciuta

      meno del frontone variegato della casa,  se ne stette  a  guardare

      per un po' lo specchio terso del pettorale.

      "Mamma", grid, "ti vedo qui. Guarda! Guarda!".

      Hester  guard,  per tener buona la bambina,  e vide che,  per uno

      strano effetto dello specchio convesso in quella forma, la lettera

      scarlatta assumeva in esso proporzioni  esagerate  e  gigantesche,

      fino  a  diventare  la  caratteristica  pi appariscente della sua

      persona.   Sembrava  addirittura  che  lei   ne   fosse   nascosta

      completamente.  Perla le mostr, in alto, un'altra immagine simile

      nell'elmo,  sorridendo a sua madre con l'intelligenza da elfo  che

      appariva cos spesso sui suoi lineamenti.  Anche questo sguardo di

      allegria malvagia fu riflesso dallo specchio con tanta larghezza e

      intensit d'effetto,  che a Hester Prynne non sembr l'immagine di

      sua  figlia,  ma  piuttosto  quella  di  un demone che cercasse di

      assumerne la forma.

      "Via,  via,  Perla",  le disse,  tirandola per la mano,  "vieni  a

      vedere  questo bel giardino.  Forse ci saranno dei fiori,  e certo

      molto pi belli di quelli che si trovano nei boschi".

      Obbediente,  Perla corse alla finestra,  dalla parte  opposta  del

      salone,  e  vide  un  giardino  con  dell'erba rasa ordinatamente,

      contornata da una siepe  rudimentale  e  incompleta  di  mortella.

      Sembrava per che il proprietario avesse abbandonato ogni speranza

      di riprodurre da questa parte dell'Atlantico, su un terreno duro e

      nella  continua  lotta  per la sopravvivenza,  il gusto originario

      inglese del giardinaggio ornamentale.  Ci si vedevano crescere dei

      cavoli;  e  una  zucca,  che  aveva le radici poco lontane,  aveva

      riempito lo spazio intermedio,  e aveva depositato  uno  dei  suoi

      frutti  giganteschi  proprio  sotto la finestra del vestibolo come

      per ricordare al governatore che  questo  massiccio  vegetale  era

      l'ornamento pi ricco che il suolo della Nuova Inghilterra potesse

      offrirgli.  C'erano alcuni cespugli di rose selvatiche,  e perfino

      dei meli,  probabilmente discendenti da quelli che aveva  piantato

      il  reverendo  Blackstone,  il  primo colono della penisola,  quel

      personaggio mezzo mitico che cavalca nei nostri primi  annali  sul

      dorso di un toro.

      Perla,  alla  vista  dei rosai,  si mise a piangere,  e non voleva

      calmarsi se prima non avesse ottenuto una rosa rossa.

      "Zitta! figlia mia, zitta!" le diceva la madre, preoccupata.  "Non

      gridare, cara piccola Perla! Sento delle voci nel giardino: stanno

      venendo il governatore e degli altri signori".

      Infatti, lungo il viale che attraversava il giardino, si vedeva un

      gruppo di persone che si avvicinavano alla casa. Perla, a dispetto

      degli  sforzi  che  la  madre faceva per calmarla,  lanci un urlo

      acutissimo, e poi tacque,  non certo per obbedienza,  ma perch la

      sua  rapida  e mutevole curiosit era stata eccitata dall'apparire

      di questi personaggi.



      8. IL FOLLETTO E L'ECCLESIASTICO.

      Il governatore Bellingham,  con indosso un'ampia sopravveste e una

      comoda  berretta  (che  i  signori  di  una  certa  et usavano di

      preferenza nella pace domestica),  precedeva gli altri,  e  pareva

      che  stesse  spiegando  loro  le  bellezze della sua propriet,  e

      illustrando le migliorie che intendeva realizzare.  L'ampiezza del

      colletto  di  elaborati  merletti che risaltava sotto la sua barba

      grigia,  alla moda sorpassata del regno di re Giacomo,  faceva  s

      che  la  sua  testa  rassomigliasse  non poco a quella di Giovanni

      Battista sul vassoio. Il suo aspetto cos rigido e severo, e morso

      dal gelo di un'et pi che autunnale,  contrastava stranamente con

      le  apparenze  di felicit mondana di cui aveva fatto il possibile

      per circondarsi.  E'  un  errore  credere  che  i  nostri  austeri

      antenati,  i  quali erano certo abituati a considerare e a parlare

      dell'esistenza umana come di un semplice periodo  di  prove  e  di

      lotte,  e pronti a sacrificare i loro beni e la vita stessa per il

      dovere, si negassero per una questione di principio ogni comodit,

      e addirittura ogni lusso  che  fosse  alla  loro  portata.  Questa

      dottrina non era mai stata predicata,  per esempio, dal venerabile

      pastore John Wilson, la cui barba,  bianca come la neve,  poggiava

      quasi   sulla   spalla  del  governatore  Bellingham,   mentre  il

      proprietario spiegava come si potessero acclimatare le pere  e  le

      pesche  nella Nuova Inghilterra,  e che forse si poteva riuscire a

      far fiorire addirittura l'uva  porporina  sul  muro  del  giardino

      esposto al sole. Il vecchio ecclesiastico, che aveva succhiato dal

      ricco seno della Chiesa d'Inghilterra, aveva un'antica e legittima

      predilezione  per  tutto  ci  che  c'era  al  mondo di buono e di

      piacevole e,  per severo che sembrasse dal pulpito,  o  nelle  sue

      pubbliche  condanne di trasgressioni come quella di Hester Prynne,

      la cordiale benevolenza della sua vita privata gli aveva procurato

      un affetto pi  sincero  di  quello  tributato  ai  suoi  colleghi

      dell'epoca.

      Dietro  al  governatore  e  al  pastore  Wilson venivano altri due

      ospiti: il  reverendo  Arthur  Dimmesdale,  che  probabilmente  il

      lettore  ricorder in quanto prese parte,  anche se per poco e con

      riluttanza, allo spettacolo dell'ignominia di Hester Prynne; e, in

      intima compagnia con lui, il vecchio Roger Chillingworth,  uomo di

      provata  abilit  nella  medicina,  che  si  era  stabilito  nella

      cittadina ormai da due o tre anni. Si vedeva che questo scienziato

      era sia il medico che l'amico del giovane sacerdote, la cui salute

      aveva recentemente cominciato ad accusare gli  effetti  della  sua

      incondizionata  dedizione al lavoro e ai doveri della sua missione

      ecclesiastica.

      Il governatore, facendo strada ai suoi visitatori, sal un paio di

      scalini e,  aperti i battenti  della  grande  porta  finestra  del

      vestibolo,  si trov accanto la piccola Perla. L'ombra della tenda

      cadeva su Hester e la nascondeva parzialmente.

      "Chi  c'  qui?"  domand  il  governatore  Bellingham,  guardando

      sorpreso la figurina scarlatta che gli stava davanti.  "Affermo di

      non aver mai visto nulla di simile dai giorni della mia vanit, ai

      tempi del vecchio re Giacomo,  quando dovevo considerare  un  alto

      onore essere ammesso a una mascherata a corte!  In occasione delle

      feste,  c'erano sciami di queste piccole  apparizioni,  e  noi  le

      chiamavamo  figlie del Signore del Disordine (7).  Ma com' che un

      simile ospite  entrato nelle mie stanze?".

      "Ma davvero!" grid il  bonario  vecchio  pastore  Wilson.  "Quale

      uccellino  dalle piume scarlatte  mai questo?  Credo d'aver visto

      figure proprio eguali a questa quando il sole brillava  attraverso

      finestre riccamente dipinte, disegnandone i tratti d'oro e cremisi

      sul  pavimento.  Ma questo succedeva nel vecchio paese.  Ti prego,

      bimba mia,  chi sei,  e chi ha spinto tua madre a vestirti come un

      folletto in questo strano modo? Sei una piccola cristiana, s? Sai

      il  catechismo?  O  sei uno di quei piccoli elfi o fate cattivelle

      che credevamo di aver lasciato nella gaia vecchia Inghilterra  con

      gli altri rimasugli del papismo?".

      "Sono  figlia  della mamma",  rispose la visione scarlatta,  "e mi

      chiamo Perla!".

      "Perla? Rubino,  piuttosto,  o Corallo,  o Rosa Rossa,  almeno,  a

      giudicare dal tuo colore!" rispose il vecchio sacerdote,  tendendo

      un braccio,  nel vano tentativo di dare un buffetto sulla  guancia

      alla  piccola  Perla.  "Ma  dov'  questa  tua madre?  Ah!  vedo",

      aggiunse e,  rivolto  al  governatore  Bellingham,  sussurr:  "E'

      proprio  la  bambina  di cui si  parlato insieme;  ed ecco l sua

      madre, Hester Prynne, quella disgraziata!".

      "Davvero?" grid il governatore.  "Gi,  avremmo dovuto immaginare

      che  la  madre di una bimba come quella fosse una donna scarlatta,

      degna figlia di Babilonia! Ma  venuta in buon punto, e vedremo di

      occuparci di quel che la riguarda senza perdere tempo".

      Il governatore Bellingham sal gli ultimi scalini ed  entr  nella

      stanza, seguito dai suoi tre ospiti.

      "Hester Prynne", disse, guardando la donna dalla lettera scarlatta

      con  la  sua  abituale  aria severa,  "in questi ultimi tempi si 

      molto discusso sul tuo conto.  Si  soppesato  con  attenzione  il

      quesito se sia opportuno che noi, nella nostra autorit e potenza,

      ci  liberiamo  del  carico  dell'anima immortale di quella bambina

      affidandola alla guida di una che ha gi  perduto  la  sua  strada

      inciampando e cadendo nei tranelli di questo mondo.  Parla tu, che

      sei la madre della piccola!  Non credi tu che sarebbe  di  maggior

      profitto  alla  salvezza  temporale ed eterna di tua figlia essere

      sottratta alla tua potest,  per  essere  vestita  sobriamente,  e

      abituata  a  una  stretta disciplina,  e istruita nelle verit del

      cielo e della terra?  Cosa puoi fare tu  per  la  tua  bambina  in

      questo senso?".

      "Posso  insegnare alla mia piccola Perla quello che ho imparato da

      questa!" rispose Hester Prynne,  appoggiando un dito sulla lettera

      scarlatta.

      "Donna,  quello   il segno della tua vergogna!" replic l'austero

      magistrato.  "E' proprio per la macchia indicata da quella lettera

      che vorremmo affidare tua figlia ad altre mani".

      "Tuttavia",  disse  la  madre  tranquillamente,  ma diventando pi

      pallida,  "questo marchio mi  ha  insegnato,  e  mi  insegna  ogni

      giorno,  e  in  questo  momento,  lezioni che potranno rendere mia

      figlia pi saggia e pi buona,  anche se  ormai  non  possono  pi

      essere di alcuna utilit per me".

      "Si giudicher con coscienza",  disse Bellingham,  "e si vedr ci

      che si dovr fare.  Buon pastore Wilson,  ve ne  prego,  esaminate

      questa Perla,  se cos si chiama, e rendetevi conto se abbia avuto

      o no il nutrimento cristiano che conviene a una  bimba  della  sua

      et".

      Il  vecchio  ecclesiastico  sedette  su  un seggiolone,  e fece un

      tentativo di prendere Perla sulle ginocchia,  ma la  piccola,  che

      non  era  abituata  a  contatti  o a familiarit con altri che non

      fossero sua  madre,  sfugg  per  la  porta  aperta,  e  si  ferm

      sull'ultimo  gradino,  come un uccello selvaggio dei tropici dalle

      piume meravigliose pronto a volarsene via per l'aria.  Il  pastore

      Wilson,  che  aveva  l'aspetto del vecchio nonno,  e di solito era

      molto ben visto dai bambini,  rimase non poco sbalordito da questa

      fuga improvvisa, ma prov a fare lo stesso il suo esame.

      "Perla", disse, con molta solennit, "devi tenere in gran conto la

      tua  istruzione,  cos  da  poter portare a suo tempo nel cuore la

      perla pi preziosa. Sai dirmi, bimba mia, chi ti ha fatta?".

      Ora Perla  sapeva  benissimo  chi  l'aveva  fatta,  perch  Hester

      Prynne, che veniva da una famiglia molto religiosa, fin dal giorno

      in  cui  aveva  parlato  con  la piccola del Padre Celeste,  aveva

      cominciato a rivelarle quelle verit che lo spirito umano  assorbe

      con tanto interesse a qualunque et. Perla, quindi, avrebbe potuto

      sostenere perfettamente,  tanto vaste erano le conoscenze dei suoi

      tre anni, un esame sul Sillabario della Nuova Inghilterra, o sulla

      prima colonna del catechismo di Westminster,  anche se  non  aveva

      dimestichezza  con  la  forma  esteriore  di  questi  due  celebri

      capolavori.  Ma la perversit che  propria dei bambini in  misura

      pi o meno accentuata, e che in Perla era per lo meno decuplicata,

      si impossess di lei proprio ora,  nel meno adatto dei momenti,  e

      le sigill le labbra, o la fece parlare a sproposito. Dopo essersi

      ficcata un dito in bocca,  e aver rifiutato  con  mala  grazia  di

      rispondere  alle  domande  del  buon  pastore  Wilson,  la piccola

      annunci alla fine che non era stata fatta da nessuno,  ma che sua

      madre l'aveva colta dalla pianta di rose che cresceva accanto alla

      porta della prigione.

      Questa   fantasia  le  era  stata  probabilmente  suggerita  dalla

      vicinanza delle rose rosse del  governatore,  poich  Perla  stava

      fuori  del  finestrone,  oltre  che  dal  ricordo del roseto della

      prigione, davanti al quale era transitata mentre veniva qui.

      Il vecchio Roger Chillingworth, con il sorriso in volto,  sussurr

      qualcosa  all'orecchio  del  sacerdote pi giovane.  Hester Prynne

      guard lo scienziato, e perfino in un momento come quello, col suo

      destino appeso ad un  filo,  non  pot  fare  a  meno  di  restare

      sorpresa  dal  cambiamento  sopravvenuto nei suoi lineamenti,  che

      erano diventati molto pi brutti,  mentre la sua carnagione  scura

      sembrava  esser  diventata  pi  fosca,  e  il suo corpo ancor pi

      deforme che ai tempi in cui erano stati marito e  moglie.  Per  un

      attimo  incontr  il  suo  sguardo,   ma  subito  fu  costretta  a

      concentrare la sua attenzione sulla scena che si stava svolgendo.

      "E  spaventoso!"  gridava  il  governatore,   riprendendosi  dallo

      sbigottimento  nel  quale  lo aveva lasciato la risposta di Perla.

      "Ecco una bambina di tre anni che non sa  dire  neppure  chi  l'ha

      creata!  Non si pu dubitare che essa sia egualmente all'oscuro di

      tutto ci che riguarda la sua anima, la sua presente depravazione,

      e il suo destino futuro!  Penso,  signori miei,  che  sia  inutile

      continuare l'esame".

      Hester  afferr  Perla,  e  se  la  prese in braccio con violenza,

      sfidando il vecchio magistrato puritano con  un'espressione  quasi

      feroce.  Sola  al  mondo,  respinta  da tutti,  e con questo unico

      tesoro  che  le  scaldasse  il   cuore,   sentiva   di   possedere

      inconfutabili  diritti  contro  chiunque  altro,  ed  era pronta a

      morire per difenderli.

      "Dio mi ha dato questa figlia!" grid.  "Me l'ha data per tutte le

      cose che voi mi avete tolto. E' tutta la mia felicit, pur essendo

      la  mia  tortura!  E'  Perla che mi fa vivere qui,   Perla che mi

      punisce! Non vedete che lei  la lettera scarlatta,  che ha in pi

      la  capacit  di  farsi  amare,  accrescendo  la punizione del mio

      peccato di un milione di volte?  Non me la  prenderete!  Piuttosto

      morir!".

      "Mia  povera donna",  disse il non crudele vecchio religioso,  "la

      bimba sar posta in ottime mani,  che potranno avere cura  di  lei

      molto meglio di quanto non possa farlo tu!".

      "E'  Dio  che me l'ha affidata!" ripet Hester Prynne,  alzando la

      voce quasi a gridare. "Non la ceder!". E con un gesto impulsivo e

      improvviso si volse all'ecclesiastico pi giovane, Dimmesdale,  al

      quale,  fino  a  quel  momento,  non  aveva  rivolto  che  qualche

      occhiata. "Parla tu per me! " grid. "Tu sei stato il mio pastore,

      e avevi la responsabilit della mia anima,  e mi conosci meglio di

      tutti  costoro.  Parla  tu  in mia difesa.  Non voglio perdere mia

      figlia! Sai, perch hai una sensibilit che manca a loro, sai cosa

      c' nel mio cuore, e quali siano i diritti di una madre,  e quanto

      questi diritti siano pi forti quando lei non abbia che sua figlia

      e la lettera scarlatta! Pensaci tu! Non voglio perdere mia figlia!

      Pensaci tu!".

      A  questa  supplica  inconsueta  e  sconnessa,  che dimostrava che

      Hester era stata spinta quasi alla  follia  dal  pericolo  che  la

      minacciava,   il   giovane   sacerdote   fece   un  passo  avanti,

      pallidissimo,  e tenendo una mano sul cuore,  come  faceva  sempre

      quando il suo carattere particolarmente nervoso subiva una scossa.

      Aveva  un aspetto pi preoccupato ed emaciato del giorno in cui lo

      descrivemmo alla scena della pubblica ignominia di Hester, e forse

      per la salute incerta o per qualsiasi altra ragione, i suoi grandi

      occhi scuri contenevano un universo intero di  dolore  nelle  loro

      profondit turbate e malinconiche.

      "C'  del  vero in quel che dice",  cominci il prelato,  con voce

      tremula e dolce, ma tanto potente che ne echeggi il vestibolo,  e

      l'armatura  vibr  nelle sue cavit;  "del vero in quello che dice

      Hester, e nel sentimento che la ispira! Dio le ha dato la bimba, e

      le ha dato anche una conoscenza istintiva della sua natura e delle

      sue necessit,  che sembrano cos strane,  che nessun altro essere

      umano potr mai eguagliare.  E per di pi,  non c' forse qualcosa

      di  terribilmente  soprannaturale  nel  legame  tra   queste   due

      creature?".

      "Ah, ma come, buon pastore Dimmesdale?" interruppe il governatore.

      "Spiegatevi, vi prego!".

      "Dev'essere  proprio  cos",  riprese  il sacerdote,  "perch,  se

      pensassimo altrimenti,  non diremmo implicitamente  che  il  Padre

      Celeste,  il  creatore  di  tutta  la  carne,  ha riconosciuto con

      leggerezza  un'azione  peccaminosa,   ponendo  in  non   cale   la

      differenza tra l'empia lussuria e l'amore benedetto? Questa figlia

      della  colpa  paterna  e  dell'onta materna  venuta dalle mani di

      Dio, per operare in molte maniere sul cuore di colei che prega con

      tanta franchezza e con tanta amarezza  di  spirito  che  le  venga

      concesso il diritto di tenerla.  Doveva essere una benedizione per

      lei,  l'unica benedizione della sua vita!  Doveva essere,  non c'

      dubbio,  come ci ha detto la madre stessa, anche un fio per il suo

      peccato: una tortura che si sarebbe fatta sentire nei momenti  pi

      inattesi,  una  fitta,  una  ferita,  un'agonia sempre ricorrente,

      anche in mezzo a gioie sommesse.  Non ha forse lei espresso questo

      sentimento  nell'abbigliamento  della bambina,  che ci costringe a

      ricordare quel simbolo rosso che le arroventa il petto?".

      "E' giusto anche questo!" grid il buon  pastore  Wilson.  "Temevo

      che  la  donna non avesse altra idea che di trasformare la piccola

      in una saltimbanca!".

      "Oh, no, no", continu Dimmesdale. "Lei riconosce,  credetemi,  il

      solenne  miracolo  che  ha  operato  Dio nell'essenza stessa della

      bimba.  E possa anche sentire (e questa non  che la pura  verit)

      che questa grazia fu intesa, sopra ogni altra cosa, per tener viva

      l'anima della madre,  e per salvarla dalle pi oscure voragini del

      peccato dove altrimenti Satana avrebbe cercato di precipitarla! E'

      bene perci per questa povera donna piena di peccati che abbia  la

      responsabilit  della salvezza di una giovane anima immortale,  di

      un essere capace di gioia eterna come  di  eterno  dolore,  e  che

      proprio  a  lei  tocchi  allevarla alla rettitudine,  nel continuo

      ricordo della sua  colpa,  ma  anche  per  un  sacro  impegno  del

      Creatore, che sapr aprire alla piccola la strada del cielo, anche

      la  figlia  vi condurr sua madre!  L la madre colpevole sar pi

      felice del padre con il quale ha peccato.  Per il bene  di  Hester

      Prynne,  quindi, e non meno per il bene di questa povera creatura,

      lasciamole entrambe nello stato che la  Provvidenza  ha  designato

      per loro!".

      "Parlate con una strana foga,  amico mio",  disse il vecchio Roger

      Chillingworth, sorridendogli.

      "E  c'  un  profondo  contenuto  nelle  parole  del  mio  giovane

      confratello",  aggiunse il reverendo Wilson.  "Che ne dite,  degno

      signor Bellingham?  Non ha perorato bene la causa di questa povera

      donna?".

      "Davvero,  stato cos", rispose il magistrato, "e ha addotto tali

      argomenti,  che  lasceremo  le  cose  come stanno ora,  almeno fin

      quando la donna non dar ulteriormente scandalo.  Bisogna tuttavia

      provvedere  a che la piccola sia sottoposta a una seria istruzione

      religiosa,  come  si  conviene,  nelle  mani  tue  o  del  pastore

      Dimmesdale.  Inoltre,  a  suo  tempo,  i  messi  comunali dovranno

      provvedere che partecipi alla scuola e alle riunioni religiose".

      Il giovane ecclesiastico, dopo aver terminato il suo discorso,  si

      era  ritirato dal gruppo di qualche passo,  e se ne stava col viso

      parzialmente nascosto tra le  pesanti  pieghe  della  tenda  della

      finestra,  mentre  la  sua  ombra,  che  il  sole  proiettava  sul

      pavimento,  tremava ancora per  la  veemenza  della  sua  arringa.

      Perla,  il  piccolo  elfo  selvatico e sfuggente,  gli si avvicin

      senza far rumore,  e prendendogli una mano nelle sue,  vi appoggi

      la guancia,  in una carezza cos tenera, e nello stesso tempo cos

      discreta che la madre,  guardandola,  si chiese: "E' questa la mia

      Perla?".  Sapeva d'altronde che c'era molto amore nel cuore di sua

      figlia,  anche se si rivelava soltanto nei momenti di eccitazione,

      e  forse  un  paio di volte in vita sua era stata addolcita da una

      tenerezza come quella di quell'attimo. Il sacerdote, non essendoci

      nulla di pi dolce,  eccettuate le carezze di una  donna  a  lungo

      desiderata,  di questi segni di predilezione infantile,  accordati

      spontaneamente da un istinto spirituale,  e  che  quindi  sembrano

      implicare  l'esistenza  in  noi  di  qualcosa  di  veramente degno

      d'essere amato,  il sacerdote dunque si guard intorno,  mise  una

      mano  sul  capo  della  bambina,  e dopo un attimo d'esitazione la

      baci sulla fronte. Quello stato d'animo sentimentale, insolito in

      Perla, non dur a lungo; rise e si mise a saltare per il vestibolo

      con  tanta  agilit,   che  il  vecchio  reverendo   Wilson   pose

      scherzosamente  la questione se toccasse il suolo con le punte dei

      piedi.

      "La piccina  stregata, a mio parere", disse a Dimmesdale. "Non ha

      bisogno di una scopa per volare!".

      "Strana bambina",  osserv il vecchio Roger Chillingworth.  "Non 

      difficile  rilevare  in  lei  le tracce del carattere della madre.

      Credete che sarebbe possibile a un filosofo, signori,  analizzarne

      la  natura,  e  dalla  sua composizione indovinare all'incirca chi

      possa essere il padre?".

      "No, sarebbe peccato servirsi della chiave della filosofia profana

      in una materia cos delicata",  disse  il  reverendo  Wilson.  "E'

      meglio  vegliare e pregarci sopra,  e forse  ancora pi opportuno

      lasciare il mistero  come  lo  abbiamo  trovato,  a  meno  che  la

      Provvidenza   non  voglia  rivelarcelo  di  sua  iniziativa.   Nel

      frattempo,  ogni buon cristiano ha il dovere di avere la bont  di

      un padre per la povera piccola abbandonata".

      Concluso  l'affare  in modo cos conveniente,  Hester Prynne prese

      congedo dalla casa del  governatore  in  compagnia  della  piccola

      Perla.  Mentre  scendevano  gli  scalini,  c' chi afferma che gli

      scuri di una finestra si aprissero,  e che apparisse alla luce del

      sole la faccia della vecchia signora Hibbins, la bisbetica sorella

      del   governatore,   quella  stessa  che  pochi  anni  dopo  venne

      giustiziata come strega.

      "Sst, sst!" disse,  mentre il suo volto perverso sembrava lanciare

      un'ombra sulla gaiezza della casa appena costruita. "Vuoi unirti a

      noi stanotte?  Ci sar una lieta brigata nella foresta, e ho quasi

      promesso all'Uomo Nero che la graziosa Hester  Prynne  ne  avrebbe

      fatto parte".

      "Fategli  le  mie  scuse,  ve ne prego!  " rispose Hester,  con un

      sorriso di trionfo.  "Devo scapparmene a casa per badare alla  mia

      piccola  Perla.   Se  me  l'avessero  tolta,  sarei  venuta  molto

      volentieri con voi,  e avrei anche scritto il mio nome  nel  libro

      dell'Uomo Nero, col mio stesso sangue!".

      "Ci  verrai  un'altra  volta!"  disse  la  strega,  con  uno scuro

      cipiglio mentre ritirava la testa.

      Ma qui,  se ammettiamo che questo dialogo tra la signora Hibbins e

      Hester  Prynne  sia  autentico,  e  non  si  tratti  invece di una

      leggenda,  esisteva gi un esempio a favore della ragione  addotta

      dal  giovane prelato contro quelli che volevano dividere una madre

      caduta nel peccato dal frutto della sua fragilit. Gi cos presto

      la piccola l'aveva salvata dagli artigli di Satana.


      9. IL CERUSICO.

      Sotto  l'appellativo  di  Roger  Chillingworth,   il  lettore   lo

      ricorder,  si  nascondeva un altro nome,  che il possessore aveva

      deciso di lasciar cadere nell'oblio.  E' stato detto detto che tra

      la  folla che assisteva all'ignominiosa messa alla gogna di Hester

      Prynne si trovava un uomo,  vecchio,  spossato dai lunghi  viaggi,

      che,  appena  uscito  dalle strette della foresta,  aveva visto la

      donna in cui aveva sperato di trovare l'incarnazione del calore  e

      della gioia del focolare, esposta come vivente esempio del peccato

      di  fronte al popolo.  La sua reputazione era calpestata dai piedi

      di ogni  passante.  L'infamia  le  faceva  circolo  intorno  nella

      pubblica  piazza del mercato.  Per i suoi parenti,  se mai fossero

      giunte loro notizie di quel che era stato,  e per tutti i compagni

      della  sua  vita  immacolata,  non restava che il contagio del suo

      disonore,  che non avrebbe mancato di colpirli in  proporzione  al

      carattere intimo e sacro delle loro relazioni precedenti. E allora

      perch,  se  aveva  la  possibilit  di fare lui stesso la scelta,

      l'uomo il cui vincolo con la donna perduta era il pi intimo e  il

      pi   sacro  di  tutti,   avrebbe  dovuto  avanzarsi  a  reclamare

      un'eredit cos poco piacevole? Egli decise di non salirle accanto

      sul piedestallo dell'ignominia.  Ignoto a tutti fuorch  a  Hester

      Prynne,  e  in  possesso  della  chiave  del  suo silenzio,  aveva

      preferito cancellare il suo nome dall'elenco dei  viventi  e,  per

      quello  che  riguardava i suoi legami e interessi precedenti,  era

      svanito come se davvero si fosse trovato in fondo all'oceano, dove

      si diceva gi da tempo che fosse scomparso.  Una volta  mandato  a

      effetto  questo  proposito,  nacquero  immediatamente in lui nuovi

      interessi, e ugualmente un nuovo proposito, cupo,   vero,  se non

      abietto,  ma cos appassionatamente da impegnare interamente tutte

      le sue capacit.

      Per ottenere il risultato che si era prefisso,  si  stabil  nella

      colonia  puritana  col  nome  di Roger Chillingworth,  senza altra

      presentazione che la scienza e  l'intelligenza  che  possedeva  in

      misura davvero eccezionale.  I suoi studi,  nel periodo precedente

      della sua  vita,  lo  avevano  reso  perfettamente  padrone  della

      scienza  medica  di  quel tempo,  e fu quindi come cerusico che si

      present,  e come tale fu cordialmente  ricevuto.  Uomini  versati

      nella  scienza  medica  e  chirurgica  capitavano  raramente nella

      citt,  e le poche volte che vi  facevano  ingresso  non  era  con

      quello  zelo religioso che aveva portato gli altri emigranti oltre

      Atlantico. Forse le continue ricerche sulla struttura degli uomini

      materializzavano le  facolt  pi  elevate  e  sottili  di  questi

      scienziati  fino  al punto di fargli perdere la visione spirituale

      dell'esistenza,   tra  le  complicazioni  di  questo  meraviglioso

      meccanismo,  che  sembrava essere congegnato cos perfettamente da

      esaurire in s il mistero della vita. Fino a quel giorno,  dunque,

      la  salute  della buona citt di Boston,  per quello che aveva che

      fare con la medicina,  era rimasta  affidata  alla  tutela  di  un

      vecchio   diacono   farmacista,   la   cui   devozione  e  il  cui

      comportamento esemplare erano titoli migliori di qualunque diploma

      avesse mai potuto esibire.  L'unico chirurgo della  colonia  univa

      l'occasionale  esercizio della sua nobile arte con il quotidiano e

      abituale esercizio del rasoio.  Per un simile corpo professionale,

      Roger  Chillingworth  costituiva un acquisto prezioso.  Non gli ci

      volle molto per dimostrare la sua familiarit con il  ponderoso  e

      rispettabile  meccanismo  della medicina antica,  nella quale ogni

      rimedio era costituito da una congerie di ingredienti bizzarri  ed

      eterogenei,   frammisti  in  proporzioni  cos  complesse  che  il

      risultato pareva dover  essere  almeno  l'elisir  di  lunga  vita.

      Durante  il periodo della sua prigionia tra gli indiani,  inoltre,

      aveva appreso le numerose virt delle  erbe  e  delle  radici  del

      paese,  e  non si peritava di spiegare ai suoi pazienti che queste

      semplici  medicine,  dono  della  natura  ai  derelitti  selvaggi,

      godevano della sua fiducia esattamente come la farmacopea europea,

      a elaborare la quale tanti sapienti dottori avevano passato secoli

      interi.

      Questo dotto forestiero poteva essere preso a modello per quel che

      riguardava  le  formalit  esteriori della vita religiosa;  e poco

      tempo dopo il suo arrivo si era posto sotto  la  guida  spirituale

      del  reverendo  Dimmesdale.  Il  giovane  prelato,  la cui fama di

      studioso ancora perdurava  a  Oxford,  era  considerato  dai  suoi

      ammiratori  pi  ferventi  poco  meno  di  un  apostolo che avesse

      ricevuto gli ordini direttamente dal cielo,  destinato,  se avesse

      potuto  vivere  e  lavorare per tutto il tempo che viene di solito

      accordato sulla terra agli uomini,  a compiere grandi cose per  la

      debole Chiesa della Nuova Inghilterra,  come i primi Padri avevano

      fatto per l'infanzia della fede cristiana. In quegli ultimi tempi,

      tuttavia,  la salute di Dimmesdale aveva cominciato a declinare in

      modo evidente. Per quelli che meglio conoscevano le sue abitudini,

      il  pallore  del volto del giovane ecclesiastico andava attribuito

      alla sua eccessiva passione  per  gli  studi,  al  suo  scrupoloso

      adempimento  dei  doveri  parrocchiali e,  pi ancora che a queste

      cose,  ai digiuni e alle veglie  alle  quali  si  sottoponeva  con

      grande  frequenza,  per  impedire  alla  materialit  della natura

      terrena  di  offuscare   la   sua   lampada   spirituale.   Alcuni

      dichiaravano  che  se Dimmesdale stava davvero per morire,  ne era

      causa sufficiente il fatto che il mondo  non  era  degno  d'essere

      ancora  calcato dai suoi piedi.  D'altro canto lui stesso,  con la

      sua  caratteristica  umilt,   diceva  di  credere  che,   se   la

      Provvidenza  avesse deciso di toglierlo di mezzo,  sarebbe stato a

      causa della sua indegnit di  svolgere  anche  la  sua  pi  umile

      missione  sulla  terra.  Malgrado  la differenza di opinioni sulle

      ragioni del suo peggioramento,  il fatto non poteva essere negato.

      La figura si era assottigliata,  la voce, anche se restava potente

      e dolce, recava una traccia di malinconia che faceva prevedere una

      prossima fine,  e spesso era  stato  notato  che,  a  ogni  minimo

      allarme  e per qualsiasi improvviso incidente,  egli si metteva la

      mano sul cuore arrossendo,  e poi impallidendo,  il che dimostrava

      con evidenza che soffriva.

      Queste erano le condizioni del giovane ecclesiastico,  ed era cos

      vicina la prospettiva che la  sua  luce  nascente  si  estinguesse

      prima  del tempo,  quando Roger Chillingworth fece il suo ingresso

      in citt.  La sua prima comparsa sulla scena,  non si sa da  dove,

      come  se  fosse  piovuto dal cielo o fosse scaturito dagli inferi,

      aveva un qualcosa di misterioso, a cui non fu difficile attribuire

      la qualifica di miracolo.  Se ne riconobbe ora il  valore;  lo  si

      vide  raccogliere erbe e boccioli di piante selvatiche,  e scavare

      radici e svellere ramoscelli dagli alberi della  foresta  da  uomo

      pratico delle virt nascoste in cose prive di valore per occhi non

      esperti.  Lo  si  ud  parlare  di  sir  Kenelm  Digby  e di altre

      celebrit,  le cui scoperte scientifiche  erano  considerate  poco

      meno  che  soprannaturali,  come  di suoi antichi corrispondenti o

      colleghi.  E dunque,  con quale rango nel mondo dei dotti era egli

      venuto nel paese? Che cosa poteva cercare uno, il cui ambiente era

      nelle  grandi  citt,  in  quella  desolata  terra  selvaggia?  In

      risposta a tali interrogativi,  si sparse la  voce  (bench  fosse

      assurda,  ebbe  credito presso gente di notevole intelligenza) che

      il  Cielo   aveva   operato   un   vero   portento,   trasportando

      materialmente  attraverso  l'aria  un sommo dottore in medicina di

      un'universit tedesca,  e depositandolo davanti alla  porta  dello

      studio  di  Dimmesdale!  Anche  persone  la cui fede era temperata

      dalla riflessione,  e che sapevano che il Cielo  realizza  i  suoi

      progetti  pur  senza  ricorrere  a  quelle  esibizioni che vengono

      chiamate interventi miracolosi,  erano portate a  vedere  la  mano

      della Provvidenza nell'arrivo di Roger Chillingworth in un momento

      cos opportuno.

      Questa  idea era suffragata dal profondo interesse che il cerusico

      aveva  mostrato  in  ogni  occasione  nei  riguardi  del   giovane

      sacerdote,  del quale era subito diventato parrocchiano,  cercando

      di ottenere  l'amicizia  e  la  fiducia  di  quel  carattere  cos

      naturalmente riservato.  Il medico si mostr molto preoccupato per

      lo stato di salute del suo pastore,  ma era  anche  impaziente  di

      cercare   di   curarlo,   non  disperando  di  ottenere  risultati

      favorevoli se avesse potuto intervenire in tempo.  Tutti i  membri

      del  gregge  di  Dimmesdale,  gli anziani,  i diaconi,  le materne

      signore e le ragazze giovani e graziose, insistevano con la stessa

      premura perch mettesse alla prova quelle arti che il  medico  gli

      offriva con tanta cortesia,  ma Dimmesdale respingeva con garbo le

      loro richieste.

      "Non ho bisogno di medicine", diceva.

      Ma come poteva dire una cosa simile il giovane sacerdote,  quando,

      ogni  domenica  che  passava,  il  suo volto era pi pallido e pi

      affilato, e la sua voce pi incerta di prima,  e l'atto di posarsi

      la  mano  sul  cuore  era  diventato pi un'abitudine che un gesto

      casuale?  Era stanco della sua opera?  Desiderava  morire?  Queste

      domande  vennero  poste con solennit a Dimmesdale dai pi anziani

      sacerdoti di Boston,  e dai diaconi della  sua  chiesa,  che,  per

      usare  le  loro  stesse parole,  "si sentivano corresponsabili con

      lui" nel peccato di respingere  l'aiuto  che  la  Provvidenza  gli

      aveva   cos   chiaramente   inviato.   Egli   li   ascolt  senza

      interromperli, e alla fine promise di parlare col medico.

      "Se  fosse  davvero  la  volont  di  Dio",   disse  il  reverendo

      Dimmesdale,  chiedendo  il  parere professionale del vecchio Roger

      Chillingworth per esaudire la preghiera dei suoi amici, "sarei ben

      contento che le mie fatiche,  i miei dispiaceri e i  miei  peccati

      finissero in breve tempo con la mia morte,  e che con essi venisse

      sepolto nella tomba tutto ci che  in me di  terreno,  perch  la

      mia  parte  spirituale  possa  raggiungere  la vita eterna,  e non

      verrei a chiedervi di mettere alla prova la vostra abilit  su  di

      me".

      "Ah",  replic  Roger  Chillingworth,  con  quella  pacatezza che,

      naturale o voluta che fosse,  improntava ogni sua azione,  " cos

      che deve parlare un giovane sacerdote! Soltanto i giovani, che non

      hanno  piantato  radici profonde,  possono abbandonare la vita con

      tanta facilit; e i santi, che seguono i passi di Dio sulla terra,

      preferirebbero  lasciarla,  per  camminare  con  lui  sugli  aurei

      selciati della Nuova Gerusalemme".

      "Oh,  no",  ribatt il giovane ecclesiastico,  mettendosi una mano

      sul cuore,  mentre una contrazione dolorosa  gli  attraversava  il

      viso,  "se  fossi pi degno di quel mondo,  non mi dispiacerebbero

      gli affanni di questo".

      "Spesso sono i buoni che hanno di s la peggiore opinione",  disse

      il medico.

      Fu  cos  che il misterioso vecchio Roger Chillingworth divenne il

      tutore  della  salute  del  reverendo  Dimmesdale.   Poich   allo

      scienziato non interessava la sola malattia, ma anche il carattere

      e le qualit pi riposte del suo paziente,  questi due uomini,  di

      et cos diversa, finirono col passare insieme gran parte del loro

      tempo.   Per  il  maggior  vantaggio  della  salute  del   giovane

      ecclesiastico,  e  per  permettere al cerusico di raccogliere erbe

      medicamentose,  cominciarono a fare lunghe passeggiate sulla  riva

      del  mare  o  nella  foresta,  durante  le quali le loro frequenti

      conversazioni erano accompagnate dallo sciacquio  e  dal  mormoro

      delle  onde  e  dal  solenne  canto  del vento tra le creste degli

      alberi. Spesso l'uno si recava nell'eremo di studi e di solitudine

      dell'altro.   La  compagnia  dello   scienziato   affascinava   il

      religioso,  che  doveva riconoscere al suo compagno una cultura di

      profondit pi che mediocre, oltre a una larghezza e a una libert

      di idee che avrebbe cercato invano tra i propri  colleghi.  Questa

      caratteristica del medico,  anzi, lo stupiva addirittura, anche se

      non lo scandalizzava.  Dimmesdale era un vero sacerdote,  un  vero

      religioso,  con un senso della riverenza profondamente radicato, e

      con una mente che si spingeva con grande vigore sul sentiero della

      fede,  scavandosi in esso un solco sempre pi profondo con l'andar

      del tempo.  In nessuna societ lo si sarebbe potuto considerare un

      uomo di idee liberali, poich era necessario alla sua tranquillit

      interiore sentirsi sostenuto dalla pressione di una  dottrina  che

      lo  sostenesse  e  nello  stesso  tempo lo imprigionasse nella sua

      ferrea struttura.  Pur tuttavia,  anche se con gioia non priva  di

      timore,  non  gli dispiaceva vedere di tanto in tanto il mondo per

      il tramite di un intelletto diverso da quelli con  i  quali  aveva

      rapporti nella sua professione. Era come se gli fosse stata aperta

      davanti  una  finestra,  dalla  quale  penetrasse un soffio d'aria

      nuova nel suo studio rinchiuso e  soffocante,  dove  la  sua  vita

      andava sprecata alla luce delle lampade o di raggi del sole troppo

      schermati,  tra  l'odore di muffa,  fisico o spirituale che fosse,

      che esala dai libri.  Quell'aria per era troppo pura e gelida per

      poter essere respirata a lungo senza disagio. Cos il sacerdote, e

      il medico con lui,  finivano col ritirarsi di nuovo entro i limiti

      di ci che la loro chiesa considerava ortodosso.

      Roger Chillingworth riusciva in questo modo  a  osservare  il  suo

      paziente  con  minuziosa attenzione,  sia come lo vedeva nella sua

      vita comune,  mentre seguiva l'abituale sentiero  nell'ambito  dei

      pensieri  a  lui  familiari,  sia  come  gli  appariva  quando  si

      ritrovava in mezzo a un panorama morale  diverso,  la  novit  del

      quale  poteva  far affiorare qualcosa di nuovo alla superficie del

      suo carattere.  Sembrava che per lui  fosse  essenziale  conoscere

      l'uomo,  prima di tentare di giovargli.  Infatti dovunque siano un

      cuore e un intelletto,  le malattie dell'organismo ne rispecchiano

      sempre  lo  stato particolare.  In Arthur Dimmesdale il pensiero e

      l'immaginazione  erano  tanto  ferventi,  e  la  sensibilit  cos

      accentuata,  che  non era da escludere che la sua infermit fisica

      traesse di l le sue origini.  Per questo Roger Chillingworth,  il

      cerusico, il dottore umano e cortese, si sforzava di penetrare nel

      cuore   del   suo   ammalato,   scavando   tra  i  suoi  principi,

      scartabellando tra i suoi ricordi, e saggiando ogni cosa con tocco

      delicato, come un cercatore di tesori in un'oscura caverna.  Pochi

      segreti  possono sfuggire a un investigatore che abbia l'occasione

      e il permesso di intraprendere  una  ricerca  come  questa,  oltre

      all'abilit  di svolgerla fino in fondo.  Un uomo la cui coscienza

      sia oppressa da un segreto  dovrebbe  evitare  con  cura  speciale

      l'intimit  del  proprio  medico.  Se  infatti  questi  dotato di

      intuizione,  e di qualcosa in pi che non ha nome  e  che  potremo

      chiamare  intuito;  e  se  riesce  a  non mostrare un egocentrismo

      urtante,  n caratteristiche personali troppo evidenti;  se ha  il

      potere,  che  dev'essere  innato in lui,  di portare la mente a un

      tale punto di affinit con quella  del  malato,  che  quest'ultimo

      dica  inavvertitamente  quello  che  immagina  di  avere  soltanto

      pensato;  e se queste rivelazioni vengono accolte senza  scomporsi

      eccessivamente,  e pi con una silenziosa simpatia che con affetto

      espresso troppo chiaramente,  con un sospiro inarticolato,  e ogni

      tanto  una parola che dimostri che tutto  stato compreso;  e se a

      questi  requisiti  di  un  confidente  si  aggiungano  i  vantaggi

      derivanti dalla qualifica riconosciuta di medico, allora non potr

      mancare  il momento nel quale l'anima del sofferente si scioglier

      per fluire in una corrente oscura ma trasparente, che porter alla

      luce del giorno tutti i suoi misteri.

      Roger Chillingworth possedeva  tutte,  o  quasi,  le  qualit  che

      abbiamo elencato.  Tuttavia,  il tempo continuava a passare e, per

      quanto si fosse creata  una  sorta  di  intimit  tra  questi  due

      spiriti  eletti,  che spaziavano in un campo vasto quanto tutta la

      sfera del pensiero e della scienza umana,  e  che  discutevano  su

      ogni tema d'etica e di religione,  di affari pubblici e privati, e

      spesso  e  con  abbondanza  di  particolari  anche   di   problemi

      personali;  eppure  nessun segreto,  della cui esistenza il medico

      era certissimo,  si era  aperto  la  strada  dalla  coscienza  del

      sacerdote  all'orecchio  del suo compagno.  Quest'ultimo aveva del

      resto ottime ragioni per sospettare che  la  stessa  natura  della

      malattia  fisica  di  Dimmesdale  non gli fosse mai stata rivelata

      completamente. Era certo uno strano ritegno!

      Col passar del tempo,  dietro suggerimento di Roger Chillingworth,

      gli  amici  di  Dimmesdale riuscirono a farli abitare nella stessa

      casa, cos che nessun flusso e riflusso della marea della vita del

      giovane sacerdote potesse  sfuggire  all'occhio  ansioso  del  suo

      affezionato  medico.  In  citt tutti furono molto contenti quando

      seppero che era stato ottenuto un risultato cos promettente,  che

      veniva  considerato la miglior precauzione possibile per la salute

      dell'ecclesiastico,  a meno che,  come  tanto  spesso  lo  avevano

      sollecitato quelli che si sentivano autorizzati a far ci,  non si

      fosse  scelto  una  delle  numerose  fanciulle  in  fiore  a   lui

      spiritualmente  devote  per  farne  la propria affezionata moglie.

      D'altronde,  non c'era alcuna prospettiva che Arthur Dimmesdale si

      lasciasse piegare a quest'ultima soluzione; egli, anzi, respingeva

      ogni proposta del genere,  come se il celibato ecclesiastico fosse

      stato uno dei  suoi  dogmi  disciplinari.  Condannato  quindi  per

      propria  scelta,  com'era  evidentemente il caso di Dimmesdale,  a

      mangiare sempre il suo insipido  boccone  al  tavolo  altrui  e  a

      sopportare  il  perpetuo senso di freddo che non abbandona mai chi

      cerchi di riscaldarsi a un focolare che non sia il  suo,  sembrava

      davvero che questo intelligente,  esperto e benevolo dottore,  con

      il suo amore paterno  e  reverente  a  un  tempo  per  il  giovane

      sacerdote,  fosse, tra tutti gli uomini, il pi adatto a restargli

      sempre a portata di voce.

      La nuova dimora dei due amici era la casa di una  vecchia  vedova,

      di  ottima  famiglia,  che  si trovava poco lontana dal luogo dove

      venne poi costruita la veneranda mole della King's Chapel.  Da  un

      lato  dava sul cimitero,  un tempo propriet di Isaac Johnson,  ed

      era quindi adatta a suscitare le austere riflessioni consone  alle

      rispettive  professioni  del sacerdote e del cerusico.  La materna

      sollecitudine della vedova assegn a  Dimmesdale  un  appartamento

      sulla strada,  esposto al sole,  e con pesanti tendaggi per creare

      all'occorrenza un'atmosfera crepuscolare.  Sulle  pareti  facevano

      mostra di s degli arazzi che si diceva provenissero dai telai dei

      Gobelin,  e  che,  comunque,  rappresentavano la storia biblica di

      David e Betsabea e quella di Nathan il profeta,  in colori  ancora

      brillanti  che  rendevano  la  bella donna della scena altrettanto

      arcignamente pittoresca quanto il veggente in atto di profetizzare

      sciagure.   Qui  il  pallido  ecclesiastico   accatast   la   sua

      biblioteca,  composta  da  volumi "in-folio" rilegati in pergamena

      delle  opere   dei   Padri   della   saggezza   dei   rabbini,   e

      dell'erudizione  dei  monaci,  dei quali gli studiosi protestanti,

      anche se schernendoli e disprezzandoli,  erano ancora costretti  a

      servirsi  sovente.  Dall'altro  lato  della  casa il vecchio Roger

      Chillingworth aveva impiantato il suo studio e il suo laboratorio,

      che  certo  uno  scienziato  moderno  non  considererebbe  affatto

      sufficiente,  ma che tuttavia non mancava di un apparecchio per la

      distillazione n del necessario per comporre pozioni e miscele che

      l'esperto alchimista sapeva utilizzare  egregiamente  per  i  suoi

      scopi. Con una sistemazione cos ben studiata, questi due sapienti

      si  insediarono ciascuno nel proprio dominio,  liberi di spostarsi

      rapidamente da un appartamento all'altro,  sempre esercitando  una

      reciproca non indifferente sorveglianza sulle loro occupazioni.

      Gli  amici pi intelligenti del reverendo Arthur Dimmesdale,  come

      abbiamo gi accennato,  supposero con molta coerenza che  la  mano

      della Provvidenza avesse compiuto tutto ci nell'intento,  da loro

      tante  volte  auspicato  in  preghiere  pubbliche,   domestiche  e

      segrete,  di rimettere il giovane sacerdote in buone condizioni di

      salute.  Bisogna per che diciamo ora  che  un'altra  parte  della

      comunit  aveva cominciato ad assumere una posizione molto diversa

      circa i rapporti tra Dimmesdale e il vecchio cerusico  misterioso.

      Quando  una massa ignorante cerca di vedere con i propri occhi,  

      estremamente facile che si sbagli.  Quando per essa si  forma  un

      giudizio,  come  avviene di solito,  partendo dalle intuizioni del

      suo cuore caldo e generoso,  le  conclusioni  che  raggiunge  sono

      spesso  cos  profonde  e  cos  esatte  da  possedere  gli stessi

      caratteri della verit rivelata per vie soprannaturali.  Nel  caso

      di cui parliamo, nessuna delle persone in questione avrebbe saputo

      giustificare  i  propri  pregiudizi contro Roger Chillingworth con

      fatti o argomenti degni di essere ribattuti seriamente.  C'era  un

      vecchio artigiano,  a dir la verit,  che viveva a Londra al tempo

      dell'assassinio di  sir  Thomas  Overbury  (8),  circa  trent'anni

      prima;  egli asseriva di avere visto il medico sotto qualche altro

      nome,  che il narratore della storia aveva ormai  dimenticato,  in

      compagnia  del dottor Forman,  il celebre stregone,  che era stato

      implicato nell'affare Overbury. Due o tre cittadini asserirono che

      il cerusico,  durante la sua  prigionia  tra  gli  indiani,  aveva

      ampliato  le  sue  cognizioni  mediche unendosi alle cerimonie dei

      sacerdoti selvaggi,  che  erano  universalmente  noti  come  abili

      incantatori,  spesso  capaci  di  compiere  cure  con  effetti  in

      apparenza miracolosi per mezzo della magia nera. Parecchi poi,  ed

      erano  per  lo  pi  persone  di tale buon senso e di tale spirito

      pratico che le loro opinioni avrebbero avuto peso anche  in  altre

      questioni,   affermavano   che   Roger  Chillingworth  era  mutato

      profondamente da quando si era stabilito in citt,  e specialmente

      dall'inizio della sua coabitazione con Dimmesdale. Nei primi tempi

      la sua espressione era stata serena,  riflessiva, da studioso. Ora

      invece c'era qualcosa di brutto e di malvagio sul suo  volto,  che

      in  precedenza  non  avevano  notato,  e  che si faceva sempre pi

      evidente quanto pi spesso lo si guardava.  Secondo l'opinione del

      popolo,  il  fuoco del suo laboratorio proveniva dall'Ade,  ed era

      alimentato con combustibile infernale,  cosicch,  com'era  logico

      aspettarsi, il viso gli si era annerito col fumo.

      Per  riassumere  la  situazione in poche parole,  divenne opinione

      largamente accettata che  il  reverendo  Arthur  Dimmesdale,  come

      molti  altri  personaggi  di eccezionale santit in ogni epoca nel

      mondo cristiano,  era perseguitato o da Satana in  persona,  o  da

      qualche  suo  emissario,   sotto  le  spoglie  del  vecchio  Roger

      Chillingworth.  Questo agente diabolico aveva un permesso  divino,

      per   un   certo  periodo,   che  gli  rendeva  possibile  entrare

      nell'intimit dell'ecclesiastico per tramare contro  l'anima  sua.

      Nessun  essere  umano di senno,  poteva dubitare da quale parte si

      sarebbe  volta  la  vittoria.  Tutti  si  aspettavano,   con  fede

      incrollabile,   di   veder   uscire  il  pastore  dalla  battaglia

      trasfigurato dalla gloria che non poteva mancargli. Intanto, per,

      era triste pensare all'agonia mortale,  forse,  in cui egli doveva

      compiere la sua lotta quotidiana verso il trionfo.

      Ahim!  a giudicare dalla tristezza e dal terrore che trasparivano

      dal profondo degli occhi del povero sacerdote,  la  battaglia  era

      delle pi dure, e la vittoria tutt'altro che certa.




      10. IL CERUSICO E IL SUO PAZIENTE.

      Per  tutta  la  vita  il  vecchio Roger Chillingworth era stato di

      temperamento tranquillo,  gentile,  seppure  incapace  di  affetti

      profondi, e in tutti i suoi rapporti col prossimo si era mantenuto

      retto e onesto.  Aveva cominciato la sua ricerca credendo di poter

      serbare l'equa  e  severa  integrit  di  un  giudice,  desideroso

      soltanto  di  scoprire la verit,  come se la questione implicasse

      nient'altro che le linee e le figure immateriali  di  un  problema

      geometrico, e non passioni umane e torti dei quali egli stesso era

      stato vittima.  Ma,  via via che procedeva,  un terribile fascino,

      una specie di necessit  feroce,  bench  ancora  pacata,  si  era

      impossessata del vecchio,  n lo lasci libero un istante,  se non

      dopo che ne ebbe adempiuto il comando. Ora scavava nel cuore dello

      sventurato sacerdote come un minatore in cerca d'oro;  o piuttosto

      come  un  becchino,  che  violasse  una  tomba  alla  caccia di un

      gioiello  che  forse  riposava  sul  petto  del  cadavere,  mentre

      probabilmente   non   avrebbe   trovato   che   resti  mortali  in

      decomposizione. Ahim per la sua anima,  se era proprio questo che

      cercava!

      Di  tanto  in tanto una luce brillava negli occhi del medico,  una

      luce che aveva dei riflessi bluastri e sinistri,  come i  riflessi

      di una fornace o,  se si vuole,  come una di quelle lugubri lingue

      di fuoco che si sprigionavano dalla terrificante porta di  Bunyan,

      sul  pendio  della collina,  e balenavano sul viso del pellegrino.

      Forse il terreno che questo  fosco  minatore  stava  scavando  gli

      aveva gi mostrato degli indizi favorevoli.

      "Quest'uomo",  diceva  fra  s  di  tanto in tanto,  "che la gente

      immagina cos puro,  e che  sembra  cos  spirituale,  deve  avere

      ereditato  dal  padre  o  dalla  madre  un temperamento fortemente

      sensuale. Addentriamoci dunque lungo questa vena!".

      Poi,  dopo lunghe esplorazioni nella cupa anima del  sacerdote,  e

      dopo aver meditato attentamente su molti materiali preziosi,  come

      le elevate aspirazioni al benessere  della  sua  gente,  il  caldo

      amore per le loro anime,  i sentimenti incontaminati, la devozione

      naturale,   rafforzata  dalla  riflessione  e  dallo   studio,   e

      illuminata dalla rivelazione tutto oro inestimabile, ma che per il

      ricercatore  non  era  forse  che  ciarpame - si volgeva indietro,

      scoraggiato,  e rivolgeva la sua indagine in altre  direzioni.  Si

      faceva strada con tanta circospezione, con un passo cos cauto, in

      un modo cos prudente,  come se fosse stato un ladro entrato nella

      stanza  di  un  uomo  addormentato  soltanto  a  met,   o   forse

      perfettamente  sveglio,  con  l'intento  di  derubarlo  dell'unico

      tesoro caro al dormiente come la luce stessa  dei  suoi  occhi.  A

      dispetto  della  sua  calcolata  cautela,  il pavimento ogni tanto

      scricchiolava,  i vestiti che  indossava  frusciavano,  e  la  sua

      ombra,  troppo  vicina,  si  stagliava  sulla  vittima.  In  altri

      termini,  Dimmesdale,  la cui sensibilit nervosa spesso produceva

      l'effetto di un intuito spirituale, si rendeva vagamente conto che

      qualcosa  di  ostile  alla  sua serenit era venuto a porsi al suo

      fianco.  Anche il vecchio Roger Chillingworth,  per,  aveva delle

      percezioni quasi profetiche,  e quando l'ecclesiastico lo guardava

      con gli occhi sbarrati, si trovava accanto il medico, il suo amico

      cortese, attento, comprensivo e sempre discreto.

      Certo per Dimmesdale  avrebbe  meglio  capito  il  carattere  del

      cerusico  se  una specie di morbosit,  alla quale sono soggetti i

      cuori ammalati,  non lo  avesse  reso  diffidente  verso  l'intero

      genere  umano.  Non tenendo nessuno in conto di amico,  non era in

      grado di riconoscere un nemico quando se lo trovava effettivamente

      di  fronte.   Continuava  perci  a  mantenere  con  lui  rapporti

      familiari,  ricevendo  ogni  giorno  il  medico nel suo studio,  o

      facendogli  visita  nel  laboratorio  e,  per  passare  il  tempo,

      osservava   i   procedimenti   in  virt  dei  quali  le  erbe  si

      trasformavano in potenti medicine.

      Un giorno,  stringendosi la fronte fra le mani,  con i gomiti  sul

      davanzale  della  finestra  aperta,  che dava sul cimitero,  se ne

      stava  a  parlare  con  Roger  Chillingworth,  mentre  il  vecchio

      esaminava un ciuffo d'erbe dall'aspetto repellente.

      "Dove   mai",   chiese,   guardando   di   traverso,   perch  era

      caratteristica dell'ecclesiastico, negli ultimi tempi, di guardare

      direttamente ben di rado un oggetto umano o inanimato;  "dove mai,

      mio  buon  dottore,  avete  raccolto queste erbe dalle foglie cos

      flaccide e scure?".

      "Proprio nel cimitero qui  a  pochi  passi",  rispose  il  medico,

      continuando il suo lavoro.  "Non ne avevo mai viste. Le ho trovate

      su un sepolcro privo di lapide e d'ogni altro ricordo del defunto,

      eccetto queste brutte piante, che si sono incaricate di mantenerne

      la memoria.  Sono cresciute dal suo cuore,  e personificano  forse

      qualche  vergognoso  segreto  che fu sepolto con lui e che avrebbe

      fatto meglio a confessare finch era in vita".

      "Forse",  disse Dimmesdale,  "lo desiderava ardentemente,  ma  non

      poteva".

      "E  perch?" replic il dottore.  "Perch non poteva,  se tutte le

      forze della natura reclamano con tanta potenza la confessione  dei

      peccati,  tanto  che  queste  erbe  nere sono spuntate da un cuore

      sotterrato per rendere palese un crimine nascosto?".

      "Questa, mio buon amico,   solo una vostra fantasia",  ribatt il

      sacerdote. "Se non sbaglio di grosso, non c' potenza, al di fuori

      della misericordia divina, che possa esprimere con parole, simboli

      o emblemi,  i segreti che vengono sepolti col cuore di un uomo. Il

      cuore che ha la colpa di questi segreti  costretto a  sopportarne

      il peso,  fino al giorno in cui ogni mistero sar chiarito.  N ho

      letto o interpretato la Scrittura nel senso  che  la  propalazione

      dei  fatti  e  dei segreti degli uomini che avverr in quel giorno

      sia da considerarsi come parte del castigo.  Questa sarebbe  certo

      una cosa meschina.  No,  se non sono in errore, queste rivelazioni

      hanno il  solo  scopo  di  soddisfare  l'intelletto  degli  esseri

      pensanti,  i  quali aspetteranno,  in quel giorno,  la spiegazione

      dell'oscuro problema della vita.  La conoscenza  dei  cuori  degli

      uomini sar necessaria alla piena soluzione di questo problema,  e

      credo, per di pi,  che quelli che avranno sulla coscienza segreti

      meschini  come quelli cui accennate li riveleranno,  il giorno del

      giudizio finale,  non gi con  riluttanza,  ma  con  inesprimibile

      gioia".

      "E  allora  perch  non rivelarli qui?" chiese Roger Chillingworth

      senza scomporsi,  guardando di sfuggita il  religioso.  "Perch  i

      colpevoli non dovrebbero giovarsi di questo ineffabile conforto al

      pi presto possibile?".

      "E' quello che fanno quasi tutti",  disse il sacerdote, premendosi

      con forza la mano sul petto,  come se fosse  stato  preso  da  una

      fitta  inaspettata.   "Molte,  molte  anime  sventurate  mi  hanno

      concesso la loro confidenza,  e non solo sul letto  di  morte,  ma

      anche nel loro pieno vigore, e in possesso della stima generale. E

      dopo  questo  sfogo,  oh,  che sollievo ho notato in questi nostri

      fratelli caduti!  Come se solo  allora  respirassero,  dopo  avere

      agonizzato  per  lungo tempo nell'aria contaminata dal loro stesso

      respiro! E come potrebbe essere altrimenti? Perch un disgraziato,

      colpevole, diciamo, di un omicidio,  dovrebbe preferire seppellire

      il   cadavere   nel   proprio  cuore,   invece  che  gettarlo  via

      immediatamente, perch se ne occupi l'universo?".

      "E tuttavia ci sono uomini che seppelliscono cos i loro segreti",

      osserv calmo il dottore.

      "E' vero,  esistono esseri  siffatti",  rispose  Dimmesdale.  "Ma,

      senza dover pensare a pi ovvi motivi, potrebbero essere costretti

      al  silenzio  dalla  costituzione  stessa  della loro personalit.

      Oppure (e perch non supporlo?) colpevoli  come  sono,  mantenendo

      tuttavia  l'ardore  per  la  gloria  di  Dio  e il bene dell'uomo,

      rifuggono dal mostrarsi neri e sporchi al cospetto  degli  uomini,

      perch,  cos facendo,  non otterrebbero nulla di buono,  e nessun

      male passato potrebbe essere riscattato da migliori  servigi.  Con

      indicibili sofferenze,  dunque,  essi si aggirano in mezzo ai loro

      simili,  in apparenza puri come neve appena caduta,  mentre i loro

      cuori  sono  tutti  offuscati e macchiati dall'iniquit di cui non

      possono liberarsi".

      "Questi  uomini  s'ingannano",  disse  Roger  Chillingworth,   con

      maggior enfasi del solito,  e facendo un lieve cenno con l'indice.

      "Essi temono di assumersi l'onta che spetta loro a  buon  diritto.

      Il loro amore per gli uomini, il loro zelo per il servizio di Dio,

      tutti  i  loro  istinti pi sacri,  possono forse coesistere nelle

      loro anime con i malvagi  compagni  ai  quali  la  loro  colpa  ha

      spalancato  la  porta,  e  che devono necessariamente propagare la

      loro mala genia. Se per essi vogliono glorificare Iddio,  ebbene,

      non  sollevino  verso  il cielo le loro mani contaminate!  Se essi

      vogliono veramente far del bene  al  loro  prossimo,  lo  facciano

      mostrando  la  forza  e l'esistenza del rimorso,  costringendosi a

      umiliarsi nella penitenza!  Vorresti tu farmi  credere,  o  pio  e

      saggio amico,  che una messinscena piena d'ipocrisia possa giovare

      alla gloria di Dio,  o al bene  dagli  uomini,  pi  della  stessa

      divina verit? Credimi, costoro s'ingannano".

      "Forse", disse il giovane ecclesiastico con indifferenza, come per

      interrompere   una   conversazione   che  riteneva  irrilevante  o

      inopportuna.  Non gli era  difficile,  del  resto,  sfuggire  ogni

      argomento  che  mettesse  in agitazione il suo temperamento troppo

      sensibile e nervoso.  "Ma ora,  vorrei  chiedere  al  mio  esperto

      medico  se,  in  tutta  onest,  crede che io abbia tratto qualche

      giovamento dalla paterna cura che si   preso  delle  mie  spoglie

      mortali".

      Prima   che  il  vecchio  Roger  Chillingworth  potesse  dare  una

      risposta,  sentirono una risata chiara e sfrenata di bambino,  che

      proveniva  dal vicino cimitero.  Volgendo istintivamente gli occhi

      alla finestra aperta (si era infatti in estate), il sacerdote vide

      Hester Prynne e la piccola Perla che camminavano lungo il sentiero

      che attraversava il recinto.  Perla era bella  come  la  luce  del

      sole,  ma  era  in  uno  di  quei momenti di allegria crudele che,

      quando  le  capitavano,   sembravano  dividerla  dal  mondo  della

      simpatia  e  del  contatto umano.  Saltava con poco riguardo da un

      sepolcro all'altro,  finch,  giunta alla lapide larga,  piatta  e

      imponente  di  uno  dei  pi illustri defunti,  forse quella dello

      stesso Isaac Johnson,  non si mise addirittura a  ballarci  sopra.

      L'ordine   di   sua  madre  e  la  preghiera  di  comportarsi  pi

      decorosamente la fecero interrompere per raccogliere delle lappole

      da una  pianta  che  cresceva  presso  la  tomba.  Raccoltane  una

      manciata,  le  dispose  lungo le linee della lettera scarlatta che

      decorava il petto della madre,  al quale le  lappole,  com'  loro

      natura, si attaccarono tenacemente. Hester non le strapp.

      Nel frattempo Rogers Chillingworth si era avvicinato alla finestra

      e aveva un cupo sorriso mentre guardava verso il basso.

      "In  quella  bimba non c' legge,  n rispetto per l'autorit,  n

      considerazione per le abitudini e per le  opinioni  degli  uomini,

      siano  esse  giuste  o  ingiuste",  osserv,  rivolto tanto al suo

      compagno quanto a se stesso. "L'ho vista, l'altro giorno,  gettare

      acqua  addosso  al governatore stesso,  all'abbeveratoio di Spring

      Lane.  Chi ,  in nome del cielo?  E'  un  folletto  malvagio?  E'

      suscettibile  agli  affetti umani?  Si possono scoprire i principi

      della sua esistenza?".

      "Non ce ne sono altri che la libert che deriva dall'aver infranto

      una legge",  rispose Dimmesdale,  senza scomporsi,  come se fino a

      quel momento avesse cercato di risolvere lo stesso problema tra s

      e s. "Non so se sia capace di bene".

      La  bambina  doveva  aver  sentito le loro voci,  perch guardando

      verso la finestra con un sorriso allegro ma  birichino,  pieno  di

      gioia   e  di  intelligenza,   lanci  una  lappola  al  reverendo

      Dimmesdale.   Il  sensibile  ecclesiastico   scans   il   leggero

      proiettile con un fremito di timore nervoso;  e Perla,  alla quale

      non sfugg la sua emozione,  si mise a battere le mani con il  pi

      inspiegabile  entusiasmo.  Anche Hester Prynne aveva sollevato gli

      occhi,  involontariamente,  e tutti e  quattro,  il  vecchio  e  i

      giovani, si guardarono l'un l'altro in silenzio, finch la piccola

      scoppi  a  ridere  e grid: "Andiamo,  mamma!  Vieni via,  o quel

      vecchiaccio tutto nero ti porter via!  Gi si  preso  il  prete;

      scappa,  mamma,  o  prender anche te!  Ma non prender la piccola

      Perla!".

      Si  trascin  la  madre   appresso,   saltellando,   ballando,   e

      folleggiando tra i tumuli,  come una creatura che non avesse nulla

      da spartire  con  una  generazione  scomparsa  e  sepolta,  e  non

      sentisse con essa alcun legame di sangue.  Era come se fosse stata

      fatta di elementi nuovi,  e le si  dovesse  quindi  permettere  di

      vivere  a  modo suo,  con una sua propria legge,  senza che le sue

      stravaganze potessero esserle imputate a reato.

      "Ecco l una donna", rispose Roger Chillingworth,  dopo una pausa,

      "che,  quali  che  siano  i suoi peccati,  non sopporta certo quel

      mistero della colpa nascosta che voi considerate cos  pesante  da

      sostenere.  Credete  che  Hester  Prynne  sia meno disgraziata per

      quella lettera scarlatta che ha sul petto?".

      "Lo credo sinceramente", rispose l'ecclesiastico. "E tuttavia, non

      posso rispondere per  lei.  C'era  sul  suo  volto  un'espressione

      dolorosa  che  avrei fatto volentieri a meno di vedere;  tuttavia,

      secondo me,   certamente meglio per chi soffre essere  libero  di

      mostrare  il  suo  dolore,   come  fa  quella  sventurata  Hester,

      piuttosto che doverlo tenere racchiuso nell'anima".

      Ci fu un'altra pausa,  e il medico  ricominci  a  esaminare  e  a

      classificare le piante che aveva raccolto.

      "Mi  avete chiesto,  poco fa",  disse alla fine,  "il mio giudizio

      sullo stato della vostra salute".

      "S",  rispose l'ecclesiastico  "e  sarei  felice  di  conoscerlo.

      Parlatemi sinceramente,  ve ne prego, sia il vostro parere di vita

      o di morte".

      "A dirla con parole semplici e franche",  disse il medico,  sempre

      occupandosi  delle  sue  piante,  ma  tenendo  un  occhio fisso su

      Dimmesdale,  "la vostra  una strana malattia;  non  tanto  in  se

      stessa,  o nei suoi sintomi esterni,  almeno sin dove i sintomi si

      sono rivelati al mio esame. Osservandovi quotidianamente, mio buon

      signore,  e osservando  le  trasformazioni  del  vostro  volto  da

      qualche  mese  a  questa  parte,  dovrei qualificarvi come un uomo

      gravemente ammalato,  tuttavia non cos gravemente che  un  medico

      esperto  e  attento  non sia in grado di curarvi.  Ma,  non so che

      dire,  la malattia  ci che credo di conoscere,  e che  pure  non

      conosco affatto".

      "Parlate   per   enigmi,   dotto   messere",   disse   il  pallido

      ecclesiastico, sbirciando dalla finestra.

      "Allora,  a esser pi franchi",  continu  il  medico,  "e  chiedo

      perdono,  se  vi  pare  necessario,  per  la  franchezza delle mie

      parole, permettetemi di chiedervi,  come vostro amico,  come colui

      che  ha  ricevuto  dalla  divina Provvidenza l'incarico di pensare

      alla vostra vita e al vostro benessere fisico,  se tutte le  cause

      di questa malattia mi sono state rivelate e descritte".

      "Come  potete  dubitarne?"  chiese  l'ecclesiastico.  "Sarebbe una

      puerilit chiamare un dottore per nascondergli il male!".

      "Vorreste  dire,   quindi,   che  io  so  tutto?"   chiese   Roger

      Chillingworth, con determinazione, e fissando il volto del pastore

      con  un'espressione  piena di perspicacia acuta e concentrata.  "E

      sia pure!  Ma non  basta!  Colui  che  conosce  soltanto  il  male

      esteriore  e  corporale spesso non vede che a met la malattia che

      gli  stato chiesto  di  curare.  Una  malattia  fisica,  che  noi

      consideriamo un fatto completo e a s stante, pu non essere, dopo

      tutto, che un sintomo di qualche malessere della parte spirituale.

      Perdonatemi di nuovo,  buon signore, se quel che dico pu sembrare

      offensivo.  Di tutti gli uomini che io abbia mai  conosciuto,  voi

      siete  quello  il  cui  corpo    congiunto  pi  strettamente,  e

      connaturato, e immedesimato, per cos dire,  con lo spirito di cui

       lo strumento".

      "Allora     inutile  chiedervi  altro",   disse  l'ecclesiastico,

      alzandosi dalla sedia con una certa precipitazione. "Non credo che

      vi intendiate anche di medicine per l'anima!".

      "E' cos che una malattia",  continu Roger  Chillingworth,  nello

      stesso  tono,   come  se  non  avesse  notato  l'interruzione,  ma

      alzandosi in piedi,  e mettendo a confronto l'emaciato  e  pallido

      sacerdote   con  la  propria  persona  bassa,   scura  e  deforme,

      "un'infermit,  un focolaio dolente,  se possiamo chiamarlo  cos,

      del  vostro  spirito,  trova subito la sua adeguata manifestazione

      nella vostra persona.  Volete quindi che il medico riesca a curare

      la  malattia  del corpo?  E come potrebbe,  se non gli rivelate la

      ferita o il tormento della vostra anima?".

      "No!  Non a te!  Non a un medico terreno!" grid  Dimmesdale,  con

      passione,  volgendo  gli occhi sbarrati e lucidi sul vecchio Roger

      Chillingworth, con una specie di furore.  "Non a te!  Ma,  se  un

      male  dell'anima,  allora  io  mi  rimetto  all'unico Medico delle

      anime! E' lui solo che,  se la cosa rientra nei suoi disegni,  pu

      curare  o  uccidere.  Che faccia di me quello che egli,  nella sua

      giustizia e nella sua saggezza,  crede meglio.  Chi  sei  tu,  per

      volerti immischiare in questo?  Tu,  che osi intrometterti tra chi

      soffre e il suo Dio?".

      Poi usc dalla stanza a gran passi.

      "Tanto vale essersi decisi a fare questo passo", disse a se stesso

      Roger Chillingworth, seguendo il sacerdote con lo sguardo,  con un

      riso  sardonico.  "Nulla   perduto.  Torneremo di nuovo amici tra

      poco. Ma ecco come la passione s'impadronisce di quest'uomo,  e lo

      fa uscire di s! C' un'interrelazione fra una passione e l'altra.

      Ha  compiuto  una  cosa avventata prima d'ora,  questo pio pastore

      Dimmesdale, spinto dalla veemenza della sua passione!".

      Infatti  non  fu  difficile  ristabilire  l'intimit  tra  i   due

      compagni,  nelle stesse forme e con la stessa profondit di prima.

      Il giovane ecclesiastico,  dopo poche ore di solitudine,  si  rese

      conto  che  il  cattivo  stato dei suoi nervi lo aveva spinto a un

      indecoroso scatto di rabbia,  che niente nelle parole  del  medico

      poteva  far perdonare o giustificare.  Si stup della violenza con

      cui aveva respinto il gentile  vecchio,  che  gli  aveva  soltanto

      offerto  quel  parere che era tenuto a fargli conoscere,  e che il

      sacerdote  stesso  gli  aveva  chiesto  espressamente.   Pieno  di

      rimorsi, non perse tempo prima di fargli le sue pi ampie scuse, e

      preg l'amico di continuare la cura che,  se non gli aveva reso la

      salute, era stata, con ogni probabilit, l'unica cosa che lo aveva

      mantenuto in vita,  sia pure  a  stento,  fino  ad  allora.  Roger

      Chillingworth accett le sue scuse senza farsi pregare, e continu

      a prodigare al sacerdote la sua assistenza medica, facendo del suo

      meglio  per  lui,  in  perfetta  buona  fede,  ma lasciando sempre

      l'appartamento del suo paziente, dopo ogni visita,  con un sorriso

      misterioso  e  perplesso  sulle labbra.  Quest'espressione era ben

      mascherata in presenza di Dimmesdale,  ma si faceva molto evidente

      quando il medico aveva attraversato la soglia.

      "Un caso strano",  borbottava.  "E' necessario andare pi a fondo.

      Che strana correlazione tra corpo e spirito!  Fosse  soltanto  per

      amore della mia arte, devo andare a fondo di questa faccenda".

      Non  molto  tempo  dopo  la  scena  che  abbiamo appena descritto,

      avvenne che il reverendo  Dimmesdale,  in  pieno  giorno  e  senza

      aspettarselo,  cadde in un torpore profondissimo, seduto sulla sua

      sedia,  davanti a un grosso volume  aperto  sulla  tavola.  Doveva

      essere  un'opera molto ben riuscita di letteratura soporifera.  La

      profondit del sonno del sacerdote era tanto pi  strana,  essendo

      egli  una  di  quelle persone il cui sonno  abitualmente leggero,

      fuggevole e nervoso come un  passero  su  un  ramoscello.  Il  suo

      spirito,  del  resto,  non  si  era  ritirato  in  una  zona  cos

      inaccessibile da impedire che egli si scuotesse sulla sedia quando

      Roger   Chillingworth,    senza   prendere   alcuna    precauzione

      particolare,   entr   nella  sua  stanza.   Il  medico  gli  and

      direttamente di fronte, gli mise una mano sul petto, e apr quegli

      abiti che fino a quel momento glielo avevano nascosto.

      Allora, invero, Dimmesdale rabbrivid, e accenn un movimento.

      Un attimo dopo, il medico usc.

      Ma con quale selvaggio sguardo di meraviglia, di gioia e d'orrore!

      Con quale lugubre estasi,  per  cos  dire,  troppo  incontenibile

      perch  la  si  potesse  esprimere  soltanto  con lo sguardo e con

      l'espressione, e che traboccava quindi da tutta la bruttezza della

      sua  figura,   manifestandosi  perfino  tumultuosamente  con   gli

      insoliti  gesti con cui alzava le braccia al soffitto e batteva il

      piede sul pavimento!  Se qualcuno avesse visto  il  vecchio  Roger

      Chillingworth in quell'attimo di rapimento,  non avrebbe pi avuto

      bisogno di chiedersi come si comporti Satana in persona, quando la

      preziosa anima di un essere umano  perduta al cielo, e acquistata

      ai suoi domini.

      Ma ci che distingueva il tripudio del medico da quello di  Satana

      era lo stupore che vi si mescolava.












      11. NELL'INTIMO DI UN CUORE.

      Dopo  questo  ultimo  avvenimento,  i  rapporti  tra  il  medico e

      l'ecclesiastico,   anche  senza  subire   cambiamenti   esteriori,

      assunsero un carattere ben diverso dal precedente. L'intelletto di

      Roger   Chillingworth   si   trovava  ora  davanti  a  un  cammino

      relativamente facile,  ma non era certo la strada pi semplice che

      egli voleva percorrere. Calmo, cortese, equilibrato come appariva,

      questo   vecchio   sciagurato  coltivava  una  fredda  e  profonda

      malvagit,  fino ad allora allo stato latente,  ma che  si  andava

      ridestando,  e che lo spingeva a escogitare la vendetta pi intima

      che mai uomo avesse compiuto su un nemico.  Diventare l'amico  pi

      fedele per farsi confidare tutti i timori,  i rimorsi, l'angoscia,

      lo sterile  pentimento,  il  riflusso  dei  pensieri  peccaminosi,

      scacciati invano! Far rivelare tutto quel dolore colpevole, celato

      al  mondo,   il  cui  grande  cuore  avrebbe  saputo  compatire  e

      perdonare, a lui,  lo Spietato,  a lui l'Irremovibile!  Sperperare

      tutto  quell'oscuro tesoro proprio per colui al quale nessun'altra

      cosa avrebbe potuto pagare in  maniera  cos  adeguata  il  debito

      della vendetta!

      La   riservatezza  pudica  e  sensibile  dell'ecclesiastico  aveva

      ostacolato questo progetto.  Ma Roger Chillingworth non era  certo

      meno soddisfatto dell'andamento che la Provvidenza, servendosi del

      vendicatore  e  della  sua  vittima  per  i  suoi  scopi,  e forse

      perdonando proprio  quando  sembrava  maggiormente  punire,  aveva

      impartito   agli   eventi,   rendendo   superflue  le  sue  oscure

      macchinazioni.  Egli poteva quasi affermare di aver  ricevuto  una

      rivelazione.  Ai  suoi  fini  contava poco che essa provenisse dal

      cielo o da altre regioni, poich per suo mezzo egli avrebbe sempre

      avuto sotto gli occhi non soltanto la presenza esteriore, ma i pi

      profondi segreti dell'anima di Dimmesdale,  in tutti i suoi futuri

      rapporti  con  lui,  e  ne  avrebbe  potuto capire e spiegare ogni

      impulso.  Da quel momento egli non fu pi un semplice  spettatore,

      ma   uno   degli  attori  principali  nel  mondo  interiore  dello

      sventurato pastore.  Poteva agire su di lui a proprio  piacimento.

      Desiderava farlo scuotere con una fitta d'angoscia? La vittima era

      sempre  sulla  ruota della tortura: bastava conoscere la molla che

      comandava la macchina, e il medico la conosceva bene. Voleva farlo

      tremare d'un terrore improvviso?  Come al  tocco  d'una  bacchetta

      magica,  ecco sorgere un fantasma spaventoso, ecco sorgerne mille,

      in forme che variavano dalla morte alle  vergogne  pi  infamanti,

      che  danzavano  in  una ridda infernale attorno all'ecclesiastico,

      puntandogli le dita al petto!

      Tutto questo veniva posto in atto con  un'astuzia  cos  perfetta,

      che  il  pastore,  pur  rendendosi  confusamente  conto di qualche

      persistente influenza maligna sul suo capo,  non  riusciva  mai  a

      scoprire la sua effettiva natura.  Certo, il suo sguardo si posava

      con incertezza,  con timore,  a volte persino con  orrore  e  odio

      profondo, sulla figura deforme del vecchio cerusico. I suoi gesti,

      il  suo  portamento,  i  suoi  atti pi comuni e indifferenti,  la

      stessa  foggia  dei  suoi   abiti,   erano   odiosi   alla   vista

      dell'ecclesiastico,  implicando certo un'antipatia che si annidava

      nel suo cuore pi profondamente di  quanto  mai  avrebbe  ammesso.

      Infatti  era  impossibile  attribuire una causa qualsiasi a questa

      sua fiducia e a questa sua repulsione,  e Dimmesdale,  sapendo che

      il  veleno  della sua piaga nascosta gli infettava ogni angolo del

      cuore,  dava a esso la colpa di tutti i suoi presentimenti.  Volle

      accusare   se   stesso   di   mancanza   di   simpatia  per  Roger

      Chillingworth,  e invece di trarre profitto dalle  sue  sensazioni

      fece  il possibile per sradicarle.  Non riuscendoci assolutamente,

      continu lo stesso  a  intrattenere  rapporti  amichevoli  con  il

      vecchio,  per  principio,  offrendogli  in  questo  modo  numerose

      occasioni di perfezionare gli strumenti per quello scopo al quale,

      povero essere perduto e pi sventurato della sua  stessa  vittima,

      il vendicatore si era dedicato completamente.

      Pur  soffrendo  cos  gravemente  dell'infermit del suo corpo,  e

      artigliato e torturato da un funesto turbamento dell'anima,  preda

      delle  macchinazioni  del  suo  pi  mortale nemico,  il reverendo

      Dimmesdale aveva  raggiunto  una  fama  brillante  nel  suo  sacro

      ministero.  Se l'era acquistata in gran parte per merito delle sue

      sofferenze,  poich le sue doti intellettuali,  la sua  intuizione

      spirituale, la sua emotivit e la sua comunicativa erano tenute in

      stato  d'attivit sovrannaturale dal rovello e dall'angoscia della

      sua vita quotidiana.  La sua celebrit,  seppure ancora nella fase

      ascendente,  gi oscurava l'austera reputazione dei suoi colleghi,

      molti dei quali erano gente di gran  nome.  C'erano  tra  di  loro

      studiosi  che  avevano passato nella ricerca dell'astrusa scienza,

      connessa alla professione divina, pi anni di quanti Dimmesdale ne

      avesse vissuto,  e che  certo  avrebbero  dovuto  essere  ben  pi

      versati  in queste solide e degne materie del loro confratello pi

      giovane.  C'erano anche uomini di struttura  mentale  pi  robusta

      della sua, dotati di un'intelligenza ben pi granitica e temprata,

      che,  mista  alla  giusta  proporzione  di ingredienti dottrinali,

      suole originare una delle variet pi rispettabili,  efficienti  e

      insopportabili  della  specie ecclesiastica.  C'erano anche altri,

      dei veri santi padri,  le cui facolt erano state  affinate  dalla

      diuturna fatica tra i libri,  e dalla paziente meditazione,  e per

      di pi erano state distillate da contatti spirituali con il  mondo

      migliore, nel quale la loro purezza di vita aveva quasi introdotto

      questi  personaggi,  ancora  vestiti  delle  loro spoglie mortali.

      Tutto ci che a loro mancava era il dono che discese sui discepoli

      prescelti  il  giorno  di  Pentecoste,  in  lingue  di  fuoco,   a

      simboleggiare,  sembra,  non  gi  la  capacit  di parlare lingue

      straniere e sconosciute,  ma  quella  di  rivolgersi  a  tutta  la

      famiglia  degli uomini nel primitivo linguaggio del cuore.  Questi

      padri,  in tutti  gli  altri  sensi  cos  simili  agli  apostoli,

      mancavano  dell'estremo  e  pi raro riconoscimento del Cielo,  la

      Lingua di Fiamma.  Avrebbero cercato invano,  anche se si  fossero

      mai  sognati  di  provarci,  di  esprimere  le  supreme verit con

      l'umilissimo mezzo delle parole e  delle  immagini  familiari.  Le

      loro   voci   giungevano   lontane   e  indistinte  dalle  altezze

      intangibili in cui si libravano.

      E' probabile che  Dimmesdale,  per  molte  particolarit  del  suo

      carattere,   appartenesse   per   natura  proprio  a  quest'ultima

      categoria di uomini.  Erano le  alte  vette  della  fede  e  della

      santit  che  egli  avrebbe  asceso,  se questa tendenza non fosse

      stata frustrata dal fardello del peccato e dell'angoscia, sotto il

      quale era condannato a stentare.  Per esso il sacerdote restava al

      livello dei pi umili;  lui,  l'uomo dagli eterei pensieri, la cui

      voce avrebbe potuto essere ascoltata dagli angeli,  e  ne  avrebbe

      ottenuto  risposta!  Ma  proprio questo fardello gli guadagnava le

      profonde simpatie dei suoi confratelli  peccatori,  perch  faceva

      pulsare il suo cuore all'unisono con il loro, e lo lasciava aperto

      al  loro  dolore,  e  gli  faceva  comunicare  il  proprio fremito

      d'angoscia a mille altri cuori  in  fiotti  d'eloquenza  triste  e

      persuasiva.   Tanto  pi  spesso  persuasiva,  quanto  alle  volte

      terribile!  Nessuno sapeva quale fosse il potere che li commuoveva

      tanto.  Il  giovane  sacerdote  veniva  considerato un miracolo di

      santit.  Lo si credeva il tramite dei messaggi  di  sapienza,  di

      ammonimenti e d'amore che il Cielo mandava agli uomini. Agli occhi

      di tutti,  il suolo stesso che lui calpestava era santificato.  Le

      vergini della sua parrocchia gli impallidivano intorno, vittime di

      una passione cos  commista  di  sentimento  religioso,  che  esse

      credevano fosse tutta religione, e la ostentavano sul loro candido

      seno  come il sacrificio pi accetto all'altare.  I componenti pi

      anziani del gregge,  vedendo Dimmesdale cos debole di  corpo,  ed

      essendo ormai abituati alle proprie infermit, ritenevano che egli

      li  avrebbe  preceduti in cielo,  e insistevano con i figli perch

      facessero  seppellire  le  loro  vecchie  ossa  accanto  al  santo

      sepolcro del loro giovane pastore. E per tutta la durata di queste

      discussioni,  forse,  Dimmesdale,  pensando alla propria tomba, si

      chiedeva se mai sarebbe cresciuta l'erba sulla  sepoltura  di  una

      creatura maledetta!

      L'angoscia  di  questa  pubblica  venerazione lo torturava in modo

      indicibile. Era suo istinto naturale adorare la verit, e aborrire

      ogni cosa il cui colore non fosse ben definito,  o che non  avesse

      un  contenuto o un valore,  o un'essenza divina.  E dunque cos'era

      lui stesso?  Un'entit materiale,  o  la  pi  cupa  delle  ombre?

      Desiderava  ardentemente liberarsi la coscienza parlando con tutta

      la forza della sua voce dal pulpito, per rivelare alla gente quale

      fosse la sua vera natura.  "Io,  quello che voi vedete  in  questi

      neri abiti sacerdotali,  io, che salgo alla sacra mensa e volgo al

      cielo la mia pallida faccia,  assumendomi il compito di comunicare

      per vostro conto con la Perfetta Onniscienza, io, l'uomo nella cui

      vita  quotidiana  voi riconoscete la santit di Enoch,  io,  i cui

      passi,  voi credete,  lasciano una scia luminosa lungo il  cammino

      terreno, a guida per i pellegrini che dopo di me si dirigeranno al

      Regno benedetto,  io,  che ho levato la mano a battezzare i vostri

      figli, io che ho mormorato le preghiere estreme su vostri amici in

      punto  di  morte,   ai  quali  l'amen   sembrava   un'eco   appena

      percettibile  dal  mondo  che avevano abbandonato,  io,  il vostro

      pastore,  per il quale voi provate tanta fiducia e  reverenza,  io

      non sono altro che corruzione e menzogna!".

      Pi  di  una volta Dimmesdale era salito sul pulpito col proposito

      ben fermo di non discenderne i gradini  prima  d'aver  pronunciato

      queste parole.  Pi d'una volta si era schiarito la voce,  e aveva

      aspirato il lungo,  profondo  e  tremulo  respiro,  che,  all'atto

      dell'emissione,  sarebbe stato carico del segreto vergognoso della

      sua anima.  Pi di una volta,  oh,  no,  pi di cento volte,  egli

      aveva  parlato  davvero!  Parlato!  Ma  come?  Aveva detto ai suoi

      ascoltatori di essere un uomo spregevole,  il pi spregevole degli

      uomini,  il  peggiore  dei  peccatori,  un abominio,  una creatura

      d'iniquit indescrivibile,  e che c'era soltanto da  stupirsi  che

      non vedessero il suo sciagurato corpo polverizzato davanti ai loro

      occhi  dalla  folgore  rovente del Signore!  Si poteva parlare pi

      chiaramente di cos?  Non avrebbero dovuto alzarsi tutti dai  loro

      banchi,  spinti  da  un  impulso  simultaneo,  per  strapparlo dal

      pulpito che disonorava con la sua  presenza?  Oh,  no  certamente!

      Ascoltavano tutto quel che diceva,  e lo veneravano ancora di pi.

      Non immaginavano neppure quale fosse il  tremendo  significato  di

      quelle frasi di autocondanna!  "Santo giovine!" dicevano tra loro.

      "Un santo sulla terra!  Ahim!  Se  egli  trova  cos  ripiena  di

      peccato  la  sua  stessa  anima  immacolata,  come gli sembrerebbe

      orrenda la mia o la tua!". L'ecclesiastico conosceva bene, sottile

      ipocrita pieno di rimorsi com'era,  la luce sotto la quale sarebbe

      stata  vista  la  sua  confessione.  Aveva tentato di ingannare se

      stesso facendo professione di colpevolezza, ma non aveva fatto che

      aggiungere un peccato a un altro peccato,  mettendosi davanti alla

      sua  vergogna  senza  neppure  il momentaneo sollievo dell'essersi

      ingannato da s.  Aveva  detto  la  pi  pura  verit,  e  l'aveva

      trasformata nella pi perfetta menzogna.  Eppure, per natura, egli

      amava la verit e disprezzava la falsit come pochi  altri  uomini

      al  mondo.  Era  per questo che al di sopra d'ogni altra cosa egli

      disprezzava se stesso!

      Il suo travaglio interiore lo condusse a pratiche pi vicine  alla

      vecchia  e  corrotta  fede  di Roma che alla luce pi chiara della

      chiesa in cui era nato ed  era  stato  allevato.  Nel  ripostiglio

      segreto di Dimmesdale, ben chiuso a doppia mandata, si trovava uno

      staffile insanguinato.  Spesso il sacerdote protestante e puritano

      se ne era servito per sferzarsi le spalle  e,  mentre  lo  faceva,

      rideva amaramente di se stesso, e si colpiva con tanta pi forza a

      causa  di  quel  riso  amaro.  Aveva  anche l'abitudine di imporsi

      frequenti digiuni,  come molti altri devoti puritani,  e  non  per

      purificare   il   corpo  e  renderlo  un  mezzo  pi  degno  della

      rivelazione, come loro,  ma piuttosto come mortificazione rigorosa

      spinta fino a che le ginocchia non tremassero.  Vegliava per notti

      e notti consecutive, a volte nel buio assoluto, a volte al barlume

      di una piccola lampada,  e ogni tanto guardandosi il volto in  uno

      specchio,   illuminato   dalla   pi  spietata  luce  che  potesse

      procurarsi.  Esprimeva cos l'incessante introspezione nella quale

      si  torturava  senza  riuscire  a  purificarsi.  In  queste veglie

      prolungate spesso gli vacillava il cervello,  era ossessionato  da

      visioni,  ora  intraviste  alla  debole  luce  che  emanavano esse

      stesse, nella vaga oscurit della stanza,  ora invece pi chiare e

      vicinissime  a  lui  dentro  lo specchio.  Ora un'accolta di forme

      diaboliche  sghignazzava  all'indirizzo  del   pallido   sacerdote

      burlandosi di lui, e invitandolo a unirsi a loro; ora un gruppo di

      angeli  rilucenti  spiccavano  pesantemente  il volo verso l'alto,

      come se fossero stati oppressi dal dolore, alleggerendosi tuttavia

      e facendosi pi evanescenti nell'ascesa. Ora gli venivano incontro

      gli amici scomparsi della sua giovinezza,  e suo padre con la gran

      barba bianca e il volto da santo,  e la madre, che volgeva il viso

      passandogli  davanti.  Fantasma  di  una  madre,   sottilissima  e

      inafferrabile  fantasia  di  una  mamma,  credo che avresti potuto

      rivolgere almeno uno sguardo pietoso a tuo figlio! Ora,  in quella

      stanza  resa  cos tetra da questi pensieri spettrali,  alleggiava

      Hester Prynne,  che conduceva con s la  piccola  Perla,  col  suo

      vestito  scarlatto,  e  con  l'indice  additava  prima  la lettera

      scarlatta sul suo petto, poi il petto del sacerdote.

      Nessuna di queste visioni era mai riuscita a ingannarlo.  In  ogni

      istante,  con  uno  sforzo  di volont,  riusciva a distinguere le

      sostanze  attraverso  la  loro   nebbiosa   immaterialit,   e   a

      convincersi  che  esse  non  erano di natura consistente come quel

      tavolo di quercia intagliata, o quel massiccio, quadrato volume di

      teologia rilegato in cuoio con le borchie d'ottone. Eppure,  in un

      certo senso,  quelle ombre erano le cose pi reali e pi materiali

      con  cui  il  povero  pastore  aveva  che  fare.  E'  l'indicibile

      squallore  di  una vita falsa come la sua che toglie la linfa e la

      sostanza alla realt che ci circonda,  e che il Cielo vuole sia la

      nostra  gioia  e  il  nostro  alimento  spirituale.  Per l'uomo in

      cattiva fede, tutto l'universo  falso, impalpabile, e si riduce a

      niente nella stretta del suo pugno,  ed egli stesso,  finch resta

      in questa falsa luce,  si trasforma in un'ombra,  quando non cessi

      addirittura d'esistere.  L'unica realt che continuasse a  rendere

      effettiva  la  presenza  di  Dimmesdale sulla terra era l'angoscia

      interiore del suo animo,  e il modo in cui essa si manifestava con

      evidenza  nel  suo  aspetto.  Se  per  una  volta fosse riuscito a

      sorridere, e ad avere un'espressione gaia, non ci sarebbe stato un

      uomo come lui.

      In una di quelle notti terribili,  che noi abbiamo tentato  appena

      di  descrivere,  senza  addentrarci  in eccessivi particolari,  il

      sacerdote balz dalla sua scranna.  Un  pensiero  nuovo  lo  aveva

      colpito,  e  forse  da  esso  poteva  trarre  un  attimo  di pace.

      Vestendosi con la stessa cura che avrebbe usato per  una  funzione

      pubblica,  e indossando gli stessi abiti,  scese le scale in punta

      di piedi, apr la porta e usc.



      12. LA VEGLIA DELL'ECCLESIASTICO.

      Camminando, per cos dire, avvolto nell'ombra di un sogno, e forse

      sotto  l'influsso  di  una  specie  di  sonnambulismo,  Dimmesdale

      raggiunse  il  luogo  dove,  non molto tempo prima,  Hester Prynne

      aveva sopportato le sue prime ore di pubblica ignominia. Lo stesso

      palco o patibolo,  nero e corroso dalle tempeste  e  dal  sole  di

      sette lunghi anni, e consunto dal passo dei numerosi colpevoli che

      vi  erano saliti da quel giorno in poi,  si ergeva ancora sotto la

      balconata del locale del culto. Il sacerdote ne sal i gradini.

      Era una buia notte dei primi di maggio. Una coltre ininterrotta di

      nubi  oscurava  tutta  la   distesa   del   cielo   dallo   zenith

      all'orizzonte.  Se  la  stessa  folla  che  aveva  assistito  alla

      punizione di Hester Prynne si  fosse  riunita  di  nuovo,  nessuno

      sarebbe riuscito a distinguere il viso di colui che si trovava sul

      patibolo, e si sarebbe riconosciuta a stento una forma umana nella

      profonda  oscurit di mezzanotte.  Ma tutta la citt dormiva.  Non

      c'era pericolo d'essere scoperto.  Il  sacerdote  poteva  restarci

      finch  voleva,  finch  l'aurora  non  avesse colorato di rosa il

      cielo a oriente,  senza altro pericolo che l'infiltrarsi dell'aria

      notturna,  umida  e  fredda,  nel  suo organismo,  le cui giunture

      sarebbero state irrigidite dai reumatismi,  mentre la gola sarebbe

      rimasta  preda della tosse e del catarro,  recando una delusione a

      quelli che attendevano con ansia la preghiera  e  il  sermone  del

      giorno successivo. Non c'era occhio che lo vedesse, a eccezione di

      quello  che,  sempre  sveglio,  lo aveva visto vibrare lo staffile

      insanguinato nel ripostiglio. Perch,  dunque,  era venuto proprio

      qui? Era un'irriverente finzione di penitenza? Uno scherno, s, ma

      in  esso  la  sua  anima  non  si prendeva gioco d'altri che di se

      stessa!  Uno scherno che faceva arrossire e piangere  gli  angeli,

      mentre i dannati esultavano con lubriche risate!  Era stato spinto

      qui dall'impeto di quel rimorso che lo  perseguitava  dappertutto,

      ed era la Vigliaccheria,  sua sorella e inseparabile compagna, che

      sempre lo faceva tirarsi indietro,  con la  sua  tremula  stretta,

      proprio  quando  l'altro impulso l'aveva condotto sull'orlo di una

      rivelazione.  Povero,  disgraziato essere!  Che diritto aveva  una

      debolezza  come  la  sua  di  caricarsi del pesante fardello della

      colpa? La colpa  per gli uomini dai nervi d'acciaio, che hanno la

      possibilit di scegliere se sopportarla o, se essa pesa troppo, di

      scagliarsela subito via  di  dosso,  concentrando  tutte  le  loro

      indomabili  energie  su un fine degno d'approvazione.  Uno spirito

      debole e delicato come il suo non era capace di nessuna delle  due

      cose,  e riuniva in s nello stesso inestricabile viluppo l'agonia

      del peccato che grida vendetta al cospetto di Dio e il  pentimento

      sterile e vano.

      Perci,   in  piedi  sul  palco,   nella  sua  inutile  mostra  di

      espiazione,  Dimmesdale si  sentiva  sopraffatto  da  un  profondo

      orrore,  come  se  l'universo  intero stesse rimirando una lettera

      scarlatta sul suo petto nudo,  proprio sul cuore.  Era proprio  in

      quel  punto,  a  dire  il  vero,  che  da lungo tempo si affondava

      l'aguzzo  dente  avvelenato  del  dolore  fisico.   Senza   alcuna

      partecipazione della volont o capacit di trattenersi, egli gett

      un grido acuto: un urlo che risuon nella notte, e che fu respinto

      da  casa  a  casa,   ed  echeggi  dalle  colline  che  chiudevano

      l'orizzonte, come se una torma di diavoli,  trovando in esso tanta

      sofferenza  e  terrore,   se  ne  fosse  appropriata  per  il  suo

      divertimento, e se lo stesse palleggiando da un capo all'altro del

      paese.

      "Ci siamo!" gemette il pastore,  coprendosi il volto con le  mani.

      "Tutta  la  citt  si  risveglier,  e  uscendo di casa mi trover

      qui!".

      Non fu cos.  Forse alle sue orecchie il grido era sembrato  molto

      pi  penetrante  di  quel  che non fosse davvero.  La citt non si

      svegli o,  se lo fece,  gli intorpiditi dormienti scambiarono  il

      grido per qualche orribile immagine di un sogno, o per lo strepito

      delle  streghe,  le cui voci in quel periodo venivano udite spesso

      sopra la colonia o sulle capanne isolate,  mentre Satana le faceva

      volare con s attraverso il cielo.  L'ecclesiastico,  perci,  non

      vedendosi scoperto da  nessuno,  riapr  gli  occhi  e  si  guard

      intorno.   A  una  delle  finestre  del  palazzo  del  governatore

      Bellingham,  qualche centinaio di passi pi in l,  in una  strada

      vicina,  intravide  il  magistrato in persona,  con una lampada in

      mano, e un berretto da notte bianco in testa, avvolto in una lunga

      camicia da notte bianca.  Sembrava  un  fantasma  inopportunamente

      evocato dalla tomba.  Il grido doveva averlo sorpreso.  A un'altra

      finestra della stessa casa si affacci anche  la  vecchia  signora

      Hibbins,  la sorella del governatore,  anche lei con una lanterna,

      che  pure  a  quella  distanza  rivelava  l'espressione  acida   e

      scontenta  del  suo  viso.  Sporse il capo fuori del davanzale,  e

      sollev con ansia gli occhi  verso  l'alto.  Non  c'era  ombra  di

      dubbio  che  questa  rispettabile strega avesse udito il gemito di

      Dimmesdale e, a causa dei suoi infiniti echi e rimbombi, lo avesse

      scambiato per il clamore dei demoni e degli spiriti  notturni,  in

      compagnia  dei quali,  come tutti sapevano,  era solita fare delle

      escursioni nella foresta.

      Scorto il chiarore della lampada del  governatore  Bellingham,  la

      vecchia fu svelta a spegnere la sua, e scomparve. Forse si dilegu

      tra  le nubi,  perch il sacerdote non riusc pi a distinguerne i

      movimenti.  Il magistrato,  dopo  avere  scrutato  con  attenzione

      nell'oscurit,   nella  quale,  d'altronde,  i  suoi  sguardi  non

      potevano penetrare pi che in una macina da mulino,  si  ritir  e

      chiuse la finestra.

      L'ecclesiastico  si  sent relativamente tranquillo.  I suoi occhi

      per vennero  attratti  da  un  lieve  barlume  che,  prima  molto

      distante,  si  stava  avvicinando  lungo  la strada.  Al suo fioco

      chiarore  si  potevano  riconoscere  qui  un  paracarro,   l  una

      staccionata, o una finestra piombata, o una pompa col suo mastello

      pieno d'acqua,  e una porta di quercia col battente di ferro, e un

      tronco non squadrato sullo  stipite  come  scalino.  Il  reverendo

      Dimmesdale  non  pot fare a meno di osservare tutti questi minuti

      particolari, pur essendo fermamente convinto che il fato della sua

      esistenza si stesse avvicinando con i passi  che  ora  riusciva  a

      distinguere  nettamente,  e  che  il raggio della lanterna sarebbe

      caduto su lui  tra  qualche  istante,  rivelando  il  suo  segreto

      nascosto  da tanto tempo.  All'avvicinarsi della luce,  scorse nel

      suo cerchio brillante il suo confratello ecclesiastico, o, per dir

      meglio,  il suo padre spirituale,  oltre che carissimo  e  stimato

      amico,  il reverendo Wilson, il quale immagin Dimmesdale - doveva

      essersi attardato pregando al capezzale di qualche moribondo.  Non

      si  era ingannato: il buon vecchio sacerdote stava appena tornando

      dal letto di morte del governatore Winthrop,  che meno  di  un'ora

      prima  era  passato da questa terra al cielo.  E ora,  circondato,

      come i santi di una volta,  da un'aureola luminosa,  che lo faceva

      risplendere   in  quell'oscura  notte  di  peccato,   come  se  il

      governatore scomparso gli avesse lasciato  in  eredit  una  parte

      della  sua  gloria,  o  come  se  fosse rimasto riflesso sulla sua

      persona il lontano splendore della Citt celeste alla quale  aveva

      tenuto  rivolto  lo  sguardo per seguire il trionfale ingresso del

      pellegrino nei suoi cancelli, ora, in conclusione, il buon pastore

      Wilson se ne  andava  a  casa,  assicurandosi  il  passo  con  una

      lanterna  accesa.  Fu  proprio  il  suo  splendore  che  sugger i

      pensieri di cui sopra a Dimmesdale, che sorrise - ma no, che quasi

      scoppi in una fragorosa risata - per chiedersi poi se non  stesse

      perdendo la ragione.

      Al  passaggio  presso  il  palco del reverendo Wilson,  che con un

      braccio si stringeva nella pellegrina  e  con  l'altro  teneva  la

      lanterna  ben protesa davanti a s,  il sacerdote pot trattenersi

      appena dal rivolgergli la parola.

      "Buona sera a voi, venerabile padre Wilson. Venite qui,  vi prego,

      a passare con me un'ora piacevole!".

      Per l'amor del Cielo! Dimmesdale aveva dunque parlato davvero? Per

      un  attimo  credette  che  quelle  parole gli fossero uscite dalle

      labbra,  ma era soltanto nella fantasia che le aveva  pronunciate.

      Il  venerabile  padre  Wilson  continu  ad  avanzare  lentamente,

      concentrando la sua attenzione sul sentiero fangoso che gli  stava

      davanti,  senza  volgere  neppure  una  volta il capo al palco dei

      condannati.   Quando  la  luce  della  lanterna  fu  scomparsa  in

      lontananza,  il  sacerdote  si  rese conto della crisi di tensione

      nervosa che aveva attraversato negli ultimi istanti, bench il suo

      spirito avesse fatto uno sforzo involontario per  riprendersi  con

      un'ignobile specie di allegria.

      Poco dopo, questo pazzesco senso d'umorismo torn a mischiarsi tra

      i  fantasmi  solenni  che  popolavano  i  suoi  pensieri.  Sentiva

      irrigidirsi le  proprie  giunture  per  l'insolita  umidit  della

      notte,  e  si  chiese se sarebbe riuscito a ridiscendere i gradini

      del palco. Sarebbe giunta l'alba e lo avrebbe trovato ancora l. I

      vicini avrebbero cominciato a mettersi in movimento, e il primo ad

      alzarsi,  uscendo nella luce incerta del mattino,  avrebbe  scorto

      una sagoma indefinita sul piedistallo della vergogna e,  perplesso

      tra il timore e la curiosit, sarebbe andato battendo da una porta

      all'altra,  insistendo con tutti  perch  andassero  a  vedere  il

      fantasma,  il  quale  altro  non  poteva  essere  che  di  qualche

      criminale defunto. Un'insolita animazione si sarebbe sparsa da una

      casa all'altra e,  con l'avanzare del giorno,  i vecchi  padri  di

      famiglia si sarebbero alzati in gran fretta, nelle loro camicie da

      notte  di  flanella,  assieme alle loro matronali consorti,  senza

      neppure indugiare per togliersi il berretto  da  notte.  Tutta  la

      trib  dei personaggi pi in vista,  che fino a quel giorno non si

      erano mai mostrati  in  pubblico  con  un  cappello  fuori  posto,

      avrebbe  fatto  la  sua  apparizione  in un aspetto da incubo.  Il

      vecchio  governatore  Bellingham  avrebbe   avuto   un'espressione

      accigliata,   con   la  sua  gorgiera  alla  re  Giacomo  tutta  a

      sghimbescio,  e la signora Hibbins gli avrebbe fatto  seguito  con

      gli sterpi della foresta ancora impigliati nelle sottane,  con uno

      sguardo pi cattivo  del  solito  per  non  aver  avuto  tempo  di

      chiudere occhio dopo la scorribanda della notte;  ci sarebbe stato

      il buon padre Wilson, che,  dopo una mezza nottata al capezzale di

      un  moribondo,  non  avrebbe  certo  molto  gradito d'essere stato

      disturbato, a un'ora cos antelucana, nel bel mezzo dei suoi sogni

      popolati di santi  in  gloria.  Qui  sarebbero  venuti  anche  gli

      anziani e i diaconi della parrocchia di Dimmesdale, e le fanciulle

      che  idolatravano  il  loro  pastore,  e  gli  avevano  eretto  un

      santuario  nei  petti  candidi  che  ora,  nella  fretta  e  nella

      confusione del momento, avrebbero avuto appena il tempo di coprire

      con  le loro sciarpe.  Tutta la citt,  a farla breve,  si sarebbe

      portata sugli usci con passo incerto,  e ciascuno avrebbe  rivolto

      un  viso  meravigliato  e  pieno  d'orrore  al patibolo.  E chi vi

      avrebbero  visto,  con  la  fronte  illuminata  dalla  rosea  luce

      dell'oriente?  Chi,  se non il reverendo Arthur Dimmesdale,  mezzo

      morto dal freddo, sopraffatto dalla vergogna, in piedi l dove era

      stata Hester Prynne?

      Trascinato dall'orribile comicit  di  questa  fantasticheria,  il

      sacerdote  scoppi inavvertitamente,  e con suo infinito spavento,

      in una fragorosa risata.  A essa ne  fece  immediatamente  seguito

      un'altra, lieve e puerile, nella quale, con un sussulto del cuore,

      "ma   egli   non  avrebbe  saputo  dire  se  dovuto  a  un  dolore

      insopportabile o a un piacere altrettanto intenso", egli riconobbe

      la voce della piccola Perla.

      "Perla! La piccola Perla!" grid,  dopo un istante di silenzio,  e

      poi, a voce pi bassa: "Hester! Hester Prynne! Ci sei anche tu?".

      "S,  sono io, Hester Prynne!" rispose la donna, in tono sorpreso,

      e il sacerdote sent i suoi passi che  si  avvicinavano  lungo  il

      marciapiede  che  essa  stava  percorrendo.  "Sono io,  con la mia

      piccola Perla".

      "Da dove vieni,  Hester?" chiese il sacerdote.  "Cosa ti ha spinta

      qui?".

      "Sono stata a vegliare un moribondo",  rispose Hester Prynne,  "il

      governatore Winthrop,  e gli ho  preso  le  misure  per  un  abito

      funebre; ora me ne stavo tornando a casa".

      "Vieni  qui,  Hester,  tu e la piccola Perla.  Siete gi state qui

      tutte e due,  ma io non ero con voi.  Tornaci ancora una volta,  e

      staremo tutti e tre insieme".

      Lei sal i gradini in silenzio,  e si pose al suo fianco,  tenendo

      per mano la piccola Perla.  Il sacerdote prese l'altra mano  della

      bimba.  Appena l'ebbe afferrata, fu preso da un empito di vitalit

      nuova,  una vitalit diversa dalla sua che fluiva come un torrente

      nel  suo cuore e si diramava in ogni sua vena,  come se la madre e

      la figlia stessero trasmettendo il calore vitale al suo  organismo

      semintorpidito. I tre formavano come una catena magnetica.

      "Pastore!" sussurr Perla.

      "Dimmi, piccina!" fece Dimmesdale.

      "Starai qui con me e la mamma domani, a mezzogiorno?" volle sapere

      la piccola Perla.

      "No,  no  di  certo,  mia  piccola  Perla",  rispose il sacerdote,

      perch,  con l'insolita energia di quel momento,  gli era  tornato

      anche  il  timore  della  pubblica gogna,  che per tanto tempo era

      stato l'incubo della sua vita,  e gi  cominciava  ad  aver  paura

      della situazione in cui,  non senza uno strano compiacimento,  era

      venuto a trovarsi. "No di certo, bimba mia. Ma non dubitare, star

      con te e con la mamma un altro giorno, anche se non domani".

      Perla rise,  e cerc di liberare la mano dalla sua stretta,  ma il

      sacerdote non la lasci andare.

      "Ancora un istante, bimba mia", disse.

      "Ma mi prometti",  chiese Perla,  "che domani terrai per mano me e

      la mamma a mezzogiorno?".

      "Non domani, Perla", disse il sacerdote, "un altro giorno".

      "E quale altro giorno?" insist la bambina.

      "Il  giorno  del  giudizio",  sussurr  l'ecclesiastico  e,   cosa

      abbastanza  strana,  fu  la  coscienza  di  essere  un  insegnante

      professionista della verit che lo  costrinse  a  rispondere  cos

      alla  bambina.  "Allora,  in  quel  luogo,  davanti  al  trono del

      giudice, io, tua madre e te staremo insieme.  Ma la luce di questo

      mondo non vedr la nostra unione!".

      Perla rise di nuovo.

      Ma  prima  che Dimmesdale finisse di parlare,  un lampo balen per

      tutto il cielo rannuvolato.  Certamente esso era stato causato  da

      una  di quelle meteore che il nottambulo pu cos spesso osservare

      mentre si estingue negli spazi siderali.  La  sua  luminosit  era

      cos forte che rischiar completamente il denso strato di nubi che

      si  frapponeva  tra  la  terra  e  il  cielo.  Come il paralume di

      un'immensa lampada, il cielo rifulse da un capo all'altro.  Mostr

      lo  spettacolo  familiare  della  strada come se si fosse in pieno

      giorno, ma anche con quella maestosit impressionante che assumono

      gli oggetti pi familiari colpiti da una luce insolita. Le case di

      legno, con i loro piani aggettanti e le loro rozze staccionate,  i

      gradini   e  le  soglie  incorniciate  dall'erba  primaverile  che

      cominciava a spuntare,  le aiuole nereggianti delle  zolle  appena

      rivoltate, la strada solcata dalle ruote dei carri, e verdeggiante

      d'erba   fin   sulla  piazza  del  mercato,   tutto  era  visibile

      distintamente, ma con una strana apparenza che sembrava attribuire

      alle cose di questo mondo un'interpretazione diversa da quella che

      era  stata  accettata  fino  a  quel  momento.  L  si  ergeva  il

      sacerdote,  con la mano sul cuore,  con Hester Prynne,  alla quale

      brillava sul petto la lettera scarlatta,  e la piccola  Perla,  un

      simbolo lei stessa,  vivente legame tra i due. Stavano assieme nel

      meriggio di quello strano e solenne splendore, come se fosse stata

      la luce che rivela tutti i  segreti,  e  l'alba  che  unir  tutti

      quelli che appartengono l'uno all'altro.

      C'era della stregoneria negli occhi della piccola Perla,  e il suo

      viso,  quando lo rivolse verso il sacerdote,  aveva  quel  sorriso

      malizioso  che  tanto  spesso  la  faceva  simile  a  un folletto.

      Ritrasse la mano  da  quella  di  Dimmesdale,  e  addit  qualcosa

      dall'altra parte della strada, ma egli si batt le mani sul petto,

      e rivolse gli occhi al cielo.

      Non era affatto insolito,  a quei tempi,  interpretare ogni stella

      cadente,  e gli altri fenomeni naturali che si  verificassero  con

      minore  regolarit  del  sorgere e del tramontare del sole e della

      luna,  come altrettante rivelazioni d'origine soprannaturale.  Una

      lama  di luce,  o una spada fiammeggiante,  un arco o un fascio di

      frecce apparsi nel cielo di mezzanotte, venivano interpretati come

      presagi di guerre con gli indiani.  Era  noto  che  la  peste  era

      preceduta  da una pioggia di luce cremisi.  Esitiamo a credere che

      si sia mai verificato nella Nuova Inghilterra un evento di qualche

      importanza,   fausto  o  infausto,   dai  primi  tempi  fino  alla

      rivoluzione, senza che i suoi abitanti ne siano stati avvertiti da

      qualche  portento di questa natura.  Spesso intere folle ne furono

      testimoni.  Ancora pi spesso per la loro  credibilit  dipendeva

      dalla fiducia accordata a qualche solitario testimone oculare,  il

      quale aveva  visto  il  fatto  meraviglioso  attraverso  la  lente

      colorata,  che ingrandisce e che deforma, della sua immaginazione,

      e gli dava una  forma  definitiva  soltanto  dopo  averci  pensato

      sopra. Era certo un'idea piena di sublimit pensare che il destino

      delle  nazioni  fosse rivelato in mirabili geroglifici sulla volta

      del cielo. Non si poteva certo ritenere troppo vasto un rotolo del

      genere perch la Provvidenza vi scrivesse sopra  il  destino  d'un

      popolo.   Questa  convinzione  era  molto  diffusa  tra  i  nostri

      progenitori,  come  dimostrazione,  secondo  loro,   che  la  loro

      nascente  repubblica  era  sotto  la  protezione,  particolarmente

      vigile e rigorosa,  del cielo.  Cosa si deve dunque pensare di uno

      che scopra una rivelazione rivolta a lui solo, sullo stesso grande

      foglio  del libro?  In un caso del genere non pu trattarsi che di

      un sintomo del profondo disordine della mente di un uomo che, reso

      morbosamente introspettivo da una lunga pena  intensa  e  segreta,

      abbia  diffuso  il  suo  egocentrismo  su  tutta l'immensit della

      natura,  al punto che il firmamento stesso gli appaia soltanto una

      pagina della storia della sua anima e del suo destino.

      Dobbiamo  quindi attribuire soltanto all'infermit della coscienza

      e dell'occhio del sacerdote il fatto che egli,  levando gli  occhi

      al cielo,  ci vedesse comparire un'immensa lettera,  la lettera A,

      marcata a tratti di una profonda luce  rossa.  Certo,  la  meteora

      aveva   potuto  illuminare  quella  porzione  di  cielo,   ardendo

      attraverso l'oscuro velo di nuvole,  ma non in quella forma che le

      aveva attribuito la sua fantasia colpevole o,  per lo meno, non in

      una forma tanto definita che un altro perseguitato dai rimorsi non

      ci potesse scorgere un simbolo diverso.

      C'era una circostanza  particolare  che  caratterizzava  lo  stato

      d'animo  di  Dimmesdale  in  quel momento.  Per tutto il tempo che

      aveva tenuto gli occhi fissi  verso  l'alto,  era  stato  tuttavia

      perfettamente  conscio  del  fatto  che  la  piccola  Perla  stava

      additando il vecchio Roger Chillingworth,  che si trovava a  pochi

      passi  dal  palco.  Il  sacerdote  sembr  vederlo,  con lo stesso

      bagliore che distingueva la lettera prodigiosa. I suoi lineamenti,

      come tutti gli altri oggetti,  avevano una nuova espressione sotto

      quella  luce  astrale,  o forse il medico non si era curato,  come

      aveva sempre fatto,  di nascondere la  malevolenza  con  la  quale

      guardava la sua vittima.  Certo, se la meteora aveva illuminato il

      cielo e rischiarato la terra,  con un terrificante  splendore  che

      doveva  ricordare  a  Hester  Prynne  e al sacerdote il giorno del

      giudizio,  Roger Chillingworth sarebbe potuto sembrar loro Satana,

      in piedi di fronte a loro, con un sorriso di scherno per reclamare

      i suoi diritti. Era cos marcata la sua espressione, o forse fu il

      sacerdote che la vide con tanta chiarezza, che essa sembr restare

      dipinta nell'oscurit,  dopodich la meteora fu svanita, ottenendo

      l'effetto di annullare contemporaneamente sia la strada  che  ogni

      altra cosa.

      "Chi    quell'uomo,  Hester?"  disse  con  voce rotta Dimmesdale,

      sopraffatto dal terrore. "Tremo al vederlo! Conosci quell'uomo? Lo

      odio, Hester!".

      Lei ricord il suo giuramento, e tacque.

      "Ti dico che di fronte  a  lui  la  mia  anima  vacilla!"  gemette

      l'ecclesiastico.  "Chi  mai? Chi ? Non puoi dunque far nulla per

      me? Provo un orrore senza nome alla vista di quell'uomo!".

      "Reverendo", disse la piccola Perla, "io posso dirti chi !".

      "Allora  presto,   piccola!"   grid   l'ecclesiastico,   chinando

      l'orecchio  all'altezza  delle  sue labbra.  "Presto,  e dillo pi

      piano che puoi!".

      Perla gli sussurr qualcosa all'orecchio che sembrava espresso  in

      linguaggio umano,  ma era soltanto quel farfugliare privo di senso

      col quale i bambini si divertono ogni tanto.  Comunque,  anche  se

      avesse  contenuto  qualche  segreta  informazione  sul  conto  del

      vecchio Roger Chillingworth,  essa era in  una  lingua  ignota  al

      dotto ecclesiastico,  e non serv che ad accrescere lo smarrimento

      del suo spirito. La bimba rise forte, come un folletto.

      "E' me che schernisci, ora?" chiese l'ecclesiastico.

      "Non hai avuto  coraggio!  Non  sei  stato  sincero!"  rispose  la

      piccola.  "Non  hai  voluto promettere che prenderai me e la mamma

      per mano domani a mezzogiorno!".

      "Degno signore",  fece il medico,  che si era avanzato  fino  alla

      base del palco, "pio pastore Dimmesdale! Sareste forse voi ? Bene,

      ma bene davvero!  Noi gente di studio, che abbiamo sempre la testa

      tra i libri,  abbiamo veramente bisogno che qualcuno  ci  sorvegli

      con  cura!  Sogniamo  durante  la veglia,  e camminiamo nel sonno.

      Venite, buon signore e caro amico, lasciate,  vi prego,  che io vi

      accompagni a casa!".

      "Come   sapevi   che  mi  trovavo  qui?"  chiese  l'ecclesiastico,

      spaventato.

      "In verit,  e in tutta buona fede",  replic Roger Chillingworth,

      "non ne sapevo assolutamente nulla. Avevo passato la maggior parte

      della   nottata  al  capezzale  del  degno  governatore  Winthrop,

      esercitando le mie povere arti per lenire le sue sofferenze.  Egli

      torn  al mondo migliore al quale apparteneva,  e allo stesso modo

      io me ne stavo tornando a casa per la  mia  strada  quando  questa

      luce  mi  ha abbagliato.  Venite con me,  ve ne prego,  venerabile

      signore, o non sarete certo in grado di assolvere ai vostri doveri

      festivi,  domani.  Ah,  ecco quanto male fanno alla  mente  questi

      libri!  Dovreste studiare di meno,  mio buon signore,  e prendervi

      qualche svago, o sarete sopraffatto da questi incubi notturni".

      "Torner a casa con voi", disse Dimmesdale.

      Con una passivit gelida, come uno che si fosse appena risvegliato

      da un sogno orribile senza essersi ancora  ripreso,  il  sacerdote

      diede la mano al medico, e si lasci portar via.

      Il  giorno  dopo,  tuttavia (era la domenica),  egli pronunci una

      predica che venne considerata la pi efficace e la pi potente,  e

      quella  pi  ricca di influssi divini,  che mai fosse uscita dalle

      sue labbra.  Si dice che  numerose  anime  venissero  avviate  sul

      sentiero della verit dall'efficacia di quel sermone,  e facessero

      voto dentro di s di dedicare una santa gratitudine  a  Dimmesdale

      per  lunghi  anni  a  venire.  Ma,  quando  discese  i gradini del

      pulpito,  gli venne incontro il  sagrestano  dalla  barba  grigia,

      recando un guanto nero, che il sacerdote riconobbe per suo.

      "E'  stato  rinvenuto questa mattina",  disse il sagrestano,  "sul

      palco dove i malfattori vengono esposti alla  pubblica  ignominia.

      E'  Satana  che  ce  l'ha  deposto,   a  parer  mio,  nell'intento

      d'offendere con un gesto di scherno scurrile la vostra santit. Ma

       stato davvero sciocco e cieco, com' sempre e in ogni occasione.

      Una mano pura non ha bisogno di guanti per coprirsi!".

      "Grazie,  mio buon amico",  disse il sacerdote,  con  gravit,  ma

      trasalendo  nell'intimo,   perch  il  suo  ricordo  era  talmente

      confuso,  che era quasi riuscito  a  considerare  gli  avvenimenti

      della notte passata come allucinazioni.  "S, pare che sia proprio

      il mio guanto!"

      "E,  se Satana ha creduto opportuno rubarlo,  la riverenza  vostra

      dovr  trattarlo senza guanti,  d'ora in poi",  osserv il vecchio

      sagrestano, sorridendo con gravit.  "Ma vostra riverenza ha udito

      del portento che  stato visto la notte scorsa? Una grande lettera

        apparsa  in cielo,  la lettera A,  che noi abbiamo interpretato

      come l'iniziale di Angelo.  Infatti  il  nostro  buon  governatore

      Winthrop  diventato un angelo la notte scorsa,  e senza dubbio si

       creduto opportuno darne notizia!".

      "No", rispose l'ecclesiastico; "non ne sapevo nulla".















      13. UN ALTRO ASPETTO DI HESTER.

      Nel suo ultimo e singolare incontro con Dimmesdale,  Hester Prynne

      era  rimasta colpita dalle condizioni in cui aveva trovato ridotto

      l'ecclesiastico.    I   suoi   nervi   sembravano   aver    ceduto

      completamente,  e  la sua forza morale era ridotta a una debolezza

      quasi puerile.  Egli era a terra senza speranza,  anche se le  sue

      facolt  intellettuali  mantenevano  la  loro  forza primitiva,  o

      avevano forse acquistato  un'energia  morbosa  che  poteva  essere

      stata causata soltanto dalla malattia. Essendo a conoscenza di una

      serie  di  circostanze  nascoste  a  chiunque  altro,  non  le era

      difficile dedurre che,  oltre alla naturale  azione  dei  rimorsi,

      qualche  tremenda  macchinazione  era  stata  ordita  ai danni del

      benessere e della quiete di Dimmesdale, e continuava a operare per

      la sua perdizione.  Conoscendo quello che una volta era stato quel

      povero essere caduto cos in basso,  la sua anima venne scossa nel

      pi profondo dal terrore con cui egli si era rivolto a lei,  a una

      reietta,  in  cerca  d'aiuto  contro quel nemico che l'istinto gli

      aveva  rivelato.  Essa  giunse  quindi  alla  conclusione  che  il

      sacerdote  aveva  diritto  a ogni aiuto che fosse in suo potere di

      dargli. Poco abituata,  per la sua lunga esclusione dalla societ,

      a misurare il suo concetto di giusto e di ingiusto secondo criteri

      a lei estrinseci,  Hester scopr, o credette di scoprire, di avere

      una responsabilit nei confronti  dell'ecclesiastico,  alla  quale

      non  era  tenuta verso nessun altro,  n verso il mondo intero.  I

      vincoli che la univano al resto dell'umanit, vincoli di fiori, di

      seta,  d'oro,  o di qualsiasi altro materiale,  erano stati  tutti

      spezzati.  Ecco  che  restava  quello  di  ferro del male compiuto

      insieme,  che a nessuno dei due era possibile rompere.  Come  ogni

      altro legame, esso portava con s i suoi obblighi.

      Hester  Prynne  non  si trovava pi nella posizione che le abbiamo

      visto  occupare  nei  primi  tempi  che  avevano  seguito  la  sua

      vergogna.  Erano venuti e passati degli anni: Perla ne aveva ormai

      sette.  Sua madre,  con la lettera scarlatta sul petto,  rilucente

      dei  suoi  fantastici  ricami,  era  diventata da tempo una figura

      familiare per i cittadini.  Com' solito accadere a chi occupi una

      posizione  di qualche rilievo in una comunit,  senza nello stesso

      tempo interferire negli interessi generali o in quelli particolari

      di chicchessia,  Hester Prynne  era  andata  conquistandosi  negli

      ultimi anni una specie di rispetto generale. Bisogna dire a favore

      della natura umana che essa,  quando non entri in gioco l'egoismo,

        pi  disposta  all'amore   che   all'odio.   Quest'ultimo   pu

      addirittura,  con un procedimento lento e quieto,  trasformarsi in

      amore,  a meno che il cambiamento non sia reso impossibile  da  un

      continuo  ripetersi  delle  irritazioni  che  erano  alla base del

      primitivo sentimento d'ostilit.  Nel caso di  Hester  Prynne  non

      c'erano  n  irritazione  n  risentimento: lei non sfidava mai la

      pubblica opinione,  sottomettendosi invece senza recriminazioni ai

      maltrattamenti;  non  si  lamentava  mai  delle  sofferenze che le

      venivano inflitte,  n cercava le simpatie di nessuno.  Finalmente

      anche  l'incontestabile  purezza della sua vita per tutti gli anni

      della sua segregazione venne riconosciuta a suo favore. Non avendo

      pi nulla da perdere al  cospetto  del  genere  umano,  e  nessuna

      speranza o apparente desiderio di guadagnare qualcosa,  non poteva

      essere altro che un autentico rispetto  per  la  virt  che  aveva

      riportato la povera viandante sulla retta via.

      Si fin con l'accorgersi anche del fatto che Hester,  la quale non

      reclamava neppure il pi umile diritto di partecipare ai privilegi

      del mondo,  oltre a quel poco  d'aria  che  respirava  e  al  pane

      quotidiano  per  s  e  per  la  piccola  Perla che guadagnava con

      l'alacre opera delle proprie mani, era sempre pronta a riconoscere

      la sua appartenenza alla razza umana quando si  trattava  di  fare

      del  bene.  Nessuno  era  pi disposto di lei a far dono delle sue

      piccole  sostanze  a  ogni  richiesta  dei  poveri,   anche  se  i

      diseredati dal duro cuore ricambiavano con uno scherno il cibo che

      veniva   deposto  regolarmente  davanti  alla  loro  porta  o  gli

      indumenti cuciti per loro da  quelle  dita  che  avrebbero  potuto

      ricamare  gli  abiti  di  gala  di  un  monarca.   Nessuno  poteva

      eguagliare la dedizione di Hester  quando  la  peste  appariva  in

      citt. In qualunque genere di calamit, generale o individuale che

      fosse, la reietta della societ trovava sempre il modo di rendersi

      utile.  Essa  non  si presentava come un'ospite,  ma come abitante

      legittima,  nella casa oscurata dalle difficolt,  come se il  suo

      triste tramonto fosse la sola sostanza attraverso la quale potesse

      avere  rapporti  col  proprio  prossimo.  Attraverso l'oscurit la

      lettera  ricamata  brillava  a  recar  conforto  col  suo   raggio

      ultraterreno.  Altrove era il marchio del peccato, ma nella camera

      dell'ammalato si  trasformava  in  un  candelabro.  Aveva  mandato

      perfino  il  suo barbaglio,  quando il paziente si avvicinava agli

      estremi, oltre la barriera del tempo. Essa gli aveva mostrato dove

      poggiare  il  piede,   mentre  la  luce  terrena  si   affievoliva

      rapidamente,  e prima che quella celeste gli venisse incontro.  In

      questi momenti eccezionali,  il carattere di  Hester  si  mostrava

      caldo  e  prodigo:  vera  sorgente  di  tenerezza umana,  pronta a

      esaudire ogni sincera richiesta,  e  instancabile  nelle  maggiori

      necessit.  Il suo petto, con il suo ornamento di vergogna, era il

      pi soffice dei guanciali per la testa che ne cercasse uno. Lei si

      era ordinata da sola suora di Carit o, per dir meglio, la pesante

      mano del mondo le aveva imposto questo titolo, senza che n lei n

      il mondo stesso ne prevedessero il risultato.  La lettera  era  il

      simbolo della sua vocazione. In lei si poteva trovare tanto aiuto,

      tanta capacit di fare e di comprendere,  che molti rifiutavano di

      interpretare la A scarlatta nel suo  significato  originale.  Essi

      sostenevano che significava Abile,  tanto forte era Hester Prynne,

      con la sua forza di donna.

      Soltanto la casa sulla quale si proiettava l'ombra della  sventura

      poteva accoglierla. Quando il sole tornava a brillare, lei non era

      pi  l.  La  sua immagine era svanita attraverso la soglia,  e la

      soccorrevole  ospite  era  partita  senza  voltarsi   indietro   a

      raccogliere la ricompensa della gratitudine, se pure ce n'era, nei

      cuori di quelli che aveva assistito con tanto zelo.  Incontrandoli

      per strada,  non alzava mai il capo a raccogliere il loro  saluto.

      Se  qualcuno  era deciso ad avvicinarla,  lei posava il dito sulla

      lettera scarlatta, e procedeva. Forse era orgoglio,  ma somigliava

      tanto  all'umilt,  che  produceva  tutti  i  benefici  effetti di

      quest'ultima virt sull'opinione pubblica.  Il popolo   dispotico

      per  natura;  spesso rifiuta di rendere giustizia a chi la reclami

      troppo strenuamente come suo diritto,  ma quasi altrettanto spesso

      d  pi  che la semplice giustizia quando si faccia appello,  come

      piace ai tiranni,  alla  sua  sola  generosit.  Interpretando  il

      comportamento di Hester come una richiesta del genere,  la societ

      si trov disposta a mostrare alla sua vittima un volto pi benigno

      di quanto le importasse o, forse, di quanto meritasse.

      I governatori e i membri  pi  saggi  e  istruiti  della  comunit

      furono  pi lenti del popolo a riconoscere l'influenza delle buone

      qualit di Hester.  I pregiudizi che avevano in  comune  con  esso

      erano  in  loro rinvigoriti da una ferrea armatura di ragionamenti

      che rendeva molto pi difficile  estirparli.  Giorno  per  giorno,

      per, le loro rughe dure e amare si addolcivano, trasformandosi in

      qualcosa  che,  col  passare  di  un  buon numero di anni,  poteva

      assumere  quasi  l'aspetto  della  benevolenza.  In  tal  modo  si

      comportavano  i membri pi autorevoli della comunit,  ai quali la

      posizione elevata imponeva la sorveglianza della morale  pubblica.

      Come individui,  per, nella vita privata, tutti avevano perdonato

      Hester  Prynne  per  la  sua  fragilit  e,  addirittura,  avevano

      cominciato  a  non  considerare  pi  la lettera scarlatta come il

      marchio  di  quel  peccato  che  le  aveva  fatto  sopportare  una

      penitenza cos lunga e pesante, ma come il simbolo delle sue molte

      buone azioni da quel giorno in poi. "Vedete quella donna col segno

      ricamato?" dicevano ai forestieri. "E' la nostra Hester, la Hester

      della citt, che  cos caritatevole coi poveri, cos soccorrevole

      coi  malati,  cos  comprensiva  con gli afflitti!".  E' vero che,

      subito dopo,  l'inclinazione della  natura  umana  a  mostrare  il

      peggio  di  s,  quando  si  tratti  di una persona diversa da chi

      parla,  li spingeva a bisbigliare la storia dello  scandalo  degli

      anni passati,  ma non per questo,  tuttavia,  la lettera scarlatta

      perdeva agli occhi di chi raccontava il carattere della croce  sul

      seno di una monaca. Essa dava a colei che la portava una specie di

      santit che le permetteva di camminare sicura attraverso qualsiasi

      pericolo.  Se fosse caduta preda dei ladroni, la lettera l'avrebbe

      salvata.  Si raccontava,  e molti lo  credevano,  che  un  indiano

      avesse scagliato la lancia contro il simbolo,  e che il proiettile

      l'avesse colpito,  ma fosse ricaduto al suolo senza far male  alla

      donna.

      L'effetto della lettera, o piuttosto della posizione nella societ

      che  essa  implicava,  sull'animo della stessa Hester Prynne,  era

      forte e strano.  Tutte le foglie  leggere  e  graziose  della  sua

      natura erano state disseccate da questo marchio rovente,  ed erano

      cadute da  tempo,  lasciando  un'essenza  scabra  e  lineare,  che

      avrebbe  potuto  essere poco simpatica se lei avesse avuto amici o

      compagni che potessero esserne urtati.  Anche il fascino della sua

      persona  aveva  subto  un  cambiamento del genere,  che forse era

      dovuto in parte alla studiata austerit del suo  abbigliamento,  e

      in  parte  alla  mancanza di ostentazione nei suoi modi.  Un'altra

      triste   trasformazione   era   quella   della   sua   copiosa   e

      lussureggiante  capigliatura,  che  o  era  stata  tagliata  o era

      nascosta da una cuffia cos completamente,  che  mai  un  ricciolo

      scomposto  brillava  al sole.  In parte dunque doveva essere tutto

      questo  complesso  di  cause,   ma   doveva   essere   ancor   pi

      qualcos'altro,  che  faceva sembrare il volto di Hester chiuso per

      sempre all'Amore;  nel corpo di Hester,  seppure ancora maestoso e

      statuario, non c'era pi nulla che la Passione avrebbe mai sognato

      di stringere nel suo amplesso;  nel seno di Hester non c'era nulla

      da  farne  ancora  il  giaciglio  dell'Affetto.  Qualcosa  le  era

      sfuggito, qualcosa che era stato essenziale in lei e che ne faceva

      una  donna.  E'  questo  spesso  il  destino,  e  queste  le amare

      conseguenze,  del carattere e della personalit femminile,  quando

      una    donna   abbia   incontrato   e   affrontato   un'esperienza

      particolarmente dura.  Se nel suo carattere non c' che tenerezza,

      essa  perir.  Se  sopravviver,  o  la  tenerezza sar per sempre

      bandita da lei,  o (e l'espressione esteriore  la  stessa)  verr

      schiacciata  cos  profondamente  nel  suo  cuore  che  non  potr

      mostrarsi mai pi.  Quest'ultima  forse la teoria pi  vicina  al

      vero. Quella che una volta era stata una donna, e aveva cessato di

      esserlo, potrebbe ridiventare tale in qualsiasi momento, purch ci

      fosse  un tocco magico a compiere la sua trasfigurazione.  Vedremo

      se Hester Prynne venne mai toccata e trasfigurata in tal modo.

      Gran parte della marmorea freddezza dell'aspetto di Hester  andava

      attribuita  al  fatto  che  la  sua  vita si era rivolta in misura

      notevole dal sentimento e dalla passione alla riflessione. Rimasta

      sola al mondo,  sola per quel che concerneva la  dipendenza  dalla

      societ, e con la piccola Perla da guidare e da proteggere, sola e

      senza speranza di riacquistare la sua dignit, anche se non avesse

      sdegnato  di  stimarlo  auspicabile,  lei scosse da s i frammenti

      della catena spezzata.  La legge del mondo non era pi  in  vigore

      per lei.  Era quello un periodo in cui l'intelletto umano,  appena

      emancipato, spaziava in un campo pi vasto e pi aperto all'azione

      che per molti secoli addietro.  Uomini di spada avevano rovesciato

      nobili  e  sovrani.  Uomini  ancora  pi  audaci  di  loro avevano

      rovesciato e riordinato,  non nella realt,  ma nella teoria,  che

      era il loro ambiente pi naturale,  l'intero sistema degli antichi

      pregiudizi,  ai quali erano legati molti degli  antichi  principi.

      Hester Prynne era permeata di questo spirito.  Lei aveva raggiunto

      una libert di pensiero che era in quel periodo abbastanza  comune

      sull'altra sponda dell'Atlantico,  ma che i nostri antenati, se ne

      avessero avuto sentore,  avrebbero considerato un delitto peggiore

      di quello che avevano bollato con la lettera scarlatta.  Nella sua

      casupola solitaria,  vicino alla riva del mare,  le venivano  idee

      che  non  avrebbero osato fare ingresso in nessun'altra abitazione

      della Nuova Inghilterra;  ospiti intabarrati,  che sarebbero stati

      pericolosi  come  demoni  per colei che li intratteneva,  se li si

      fosse visti bussare alla sua porta.

      E'  interessante  osservare  come  quelli  che  si  dedicano  alle

      speculazioni  pi  audaci  siano  spesso  proprio  quelli  che  si

      adeguano con la pi perfetta impassibilit alle  regole  esteriori

      del mondo.  Il pensiero  loro sufficiente,  e non si concreta nel

      sangue e nella carne  dell'azione.  Questo  sembrava  il  caso  di

      Hester.  Certo,  se non avesse ricevuto la piccola Perla dal mondo

      spirituale, le cose avrebbero potuto andare in modo molto diverso.

      Forse in quel caso la storia ce l'avrebbe tramandata,  a fianco di

      Ann  Hutchinson,  come  fondatrice  di  una  setta religiosa.  Lei

      avrebbe  potuto,   in  un  momento  particolare,   diventare   una

      profetessa.  Forse, e quasi certamente, sarebbe stata condannata a

      morte dall'austero  tribunale  dell'epoca,  per  aver  tentato  di

      minare   alla   base  i  principi  della  colonia  puritana.   Ma,

      nell'educazione della  piccola,  l'entusiasmo  di  pensiero  della

      madre ebbe qualcosa su cui sfogarsi. La Provvidenza, nella persona

      della bimba,  aveva affidato a Hester il germe e il bocciolo della

      femminilit, perch ne avesse cura e lo allevasse tra un cumulo di

      difficolt.  Tutto era contro di lei.  Il mondo le era nemico.  Lo

      stesso  carattere  della  piccola aveva in s qualcosa di insolito

      che denotava incessantemente che era nata a sproposito,  risultato

      dell'illecita passione della madre,  e spesso costringeva Hester a

      chiedersi, col cuore pieno di sconforto,  se era un bene o un male

      che la povera creatura fosse venuta al mondo.

      Per  la  verit,  spesso  questa stessa oscura domanda si ripeteva

      nella sua mente a proposito dell'intera razza delle donne.  Valeva

      la pena di esistere, anche per la pi felice di loro? Per quel che

      riguardava  la sua personale esistenza,  lei aveva da tempo deciso

      in senso negativo, e considerava il problema risolto.  La tendenza

      a  riflettere  tiene tranquilla la donna come l'uomo,  ma la rende

      triste.  Forse vede davanti a s una missione priva di speranze di

      successo.  Per  prima  cosa,  l'intero  sistema  sociale  andrebbe

      capovolto e ricostruito. Poi,  la stessa natura del sesso opposto,

      o  le  abitudini  da  lungo  tempo  ereditarie,  dovrebbero essere

      modificate sostanzialmente  prima  che  la  donna  possa  assumere

      quella  che  sembra  una  posizione degna e rispettabile.  Infine,

      venute che fossero a capo  di  queste  difficolt,  le  donne  non

      potrebbero giovarsi dei vantaggi di tali riforme preliminari senza

      essersi  sottoposte  esse  stesse  a  una trasformazione ancor pi

      radicale, in cui forse quell'emanazione eterea, che costituisce la

      loro vita pi autentica,  finirebbe con il dissolversi.  Una donna

      non  pu riuscire a superare questi problemi con l'esercizio della

      riflessione.  Essi non possono essere  risolti,  o  forse  possono

      esserlo  in  un  modo  solo.  Se  il  cuore  riesce  a ottenere il

      sopravvento,  essi svaniscono.  Per questo Hester Prynne,  il  cui

      cuore aveva perduto le sue sane e regolari pulsazioni, vagava alla

      cieca  nell'oscuro  labirinto  del  pensiero,  ora  respinta da un

      precipizio invalicabile,  ora riprendendo a salire  da  un  abisso

      profondo.  Intorno  a  lei  si  allargava  un panorama selvaggio e

      spettrale,  dove mancavano un focolare e un  aiuto.  Di  tanto  in

      tanto  un dubbio spaventoso tentava d'impadronirsi dell'anima sua,

      se non fosse meglio mandare subito Perla in cielo,  e  lei  stessa

      sottoporsi  al  destino che le sarebbe stato assegnato dall'Eterna

      Giustizia.

      La lettera scarlatta aveva mancato il suo scopo.

      Ora per il suo  incontro  con  Dimmesdale,  la  notte  della  sua

      veglia,  le aveva fornito un nuovo tema di riflessione, e le aveva

      proposto un fine, il raggiungimento del quale le sembrava degno di

      ogni sforzo e di ogni sacrificio.  Essa aveva visto coi suoi occhi

      quanto  fosse  intensa  la  disperazione in cui l'ecclesiastico si

      dibatteva o, per dir meglio,  aveva cessato di dibattersi.  Si era

      accorta  che  lui  si trovava sull'orlo della pazzia,  se pure non

      l'aveva di gi varcato.  Era impossibile dubitare che,  per quanto

      penosamente  efficace  fosse  il segreto tormento del rimorso,  un

      veleno pi mortale vi era stato instillato dalla mano che  offriva

      il  sollievo.  Lui  aveva sempre avuto a fianco un nemico nascosto

      sotto l'aspetto di amico e di consolatore,  che si  era  valso  di

      ogni  occasione che gli si era offerta per frugare tra le delicate

      leve del carattere di Dimmesdale. Hester non poteva fare a meno di

      chiedersi se il difetto di coraggio, di lealt e di onest non era

      stato inizialmente proprio dalla sua parte,  nel lasciare  che  il

      sacerdote  venisse  a  trovarsi  in una posizione in cui si doveva

      presagire tanto male e dalla quale  non  ci  si  poteva  aspettare

      niente  di  buono.  La sua sola giustificazione consisteva nel non

      aver saputo scorgere alcun mezzo per salvarlo da una rovina  ancor

      pi completa di quella che aveva colpito lei, altro che accettando

      l'infingimento    proposto    da   Roger   Chillingworth.    Sotto

      quest'impulso, lei aveva fatto la sua scelta, e aveva scelto, come

      ora si accorgeva,  l'alternativa pi sciagurata delle due.  Decise

      quindi  di  correggere  il  proprio errore per quanto fosse ancora

      nelle sue facolt.  Rafforzata da anni di prove dure  e  faticose,

      non   si   sentiva  pi  cos  inerme  nella  lotta  contro  Roger

      Chillingworth  come  quella  notte,   prostrata  dal   peccato   e

      semimpazzita  per  quella  vergogna ancora fresca,  quando avevano

      parlato assieme nella prigione.  Da quel  giorno  era  riuscita  a

      raggiungere  arrancando  una  posizione  pi elevata.  Il vecchio,

      d'altro canto,  si era avvicinato al suo  livello  o,  forse,  era

      sceso anche al di sotto, nella sua affannosa ricerca di vendetta.

      Alla fine,  Hester Prynne decise di incontrarsi con l'uomo che era

      stato suo marito,  e di fare quello  che  poteva  per  salvare  la

      vittima  che  egli aveva stretto evidentemente tra i suoi artigli.

      Non  dovette  cercare  a   lungo   l'occasione.   Un   pomeriggio,

      passeggiando con Perla in una zona deserta della penisola, vide il

      vecchio  cerusico  con  un  canestro sotto il braccio e un bastone

      nell'altra,  che perlustrava il terreno in cerca di  radici  e  di

      erbe da cui distillare le sue pozioni.













      14. HESTER E IL MEDICO.

      Hester mand la piccola Perla a fare una corsa lungo la spiaggia e

      a  giocare  con  le  conchiglie  e  i  ciuffi  d'alghe,  mentre si

      soffermava a parlare con l'erborista.  La bimba fugg via come  un

      uccellino   e,   denudatasi   i   bianchi  piedini,   se  ne  and

      trotterellando sulla sabbia  umida.  Ogni  tanto  si  fermava  per

      sbirciare  con  curiosit  in una pozza,  lasciata dall'alta marea

      perch Perla avesse uno  specchio  nel  quale  vedere  il  proprio

      volto.  Diritta  negli  occhi  la guardava dalla pozza,  con scuri

      riccioli  scintillanti  attorno  alla  testa  e  un   sorriso   da

      spiritello  negli occhi,  l'immagine di una bambina che Perla,  in

      mancanza d'altri compagni di giochi, invitava a prenderla per mano

      e a correre con lei.  Ma la fanciulla immaginosa la attirava dalla

      sua  parte  allo  stesso  modo,  come  per  dire:  "Questo posto 

      migliore: vieni tu nella pozza". E Perla,  sprofondata dentro fino

      a mezza gamba,  vedeva i suoi piedini bianchi in fondo,  mentre da

      una distanza ancora minore le giungeva  un  barbaglio  di  sorriso

      sminuzzato, che fluttuava nell'acqua agitata.

      Intanto la madre si era avvicinata al medico.

      "Vorrei dirvi qualcosa", disse, "qualcosa che ci riguarda molto da

      vicino".

      "Ah!  Ed  proprio la signora Hester che vuole parlare col vecchio

      Roger Chillingworth?" rispose  l'uomo,  raddrizzandosi  dalla  sua

      scomoda  posizione.  "Ma  con  tutto  il  cuore.  Eh s,  signora,

      dovunque io vada non sento dire di voi altro che bene!  Non  prima

      dell'altro ieri un magistrato,  uomo saggio e timorato, discorreva

      dei vostri affari, signora Hester,  e mi sussurr che in consiglio

      eravate  stata  oggetto  di  una questione molto dibattuta.  Ci si

      chiedeva se,  senza  pregiudizio  della  morale  pubblica,  vi  si

      potesse  togliere  dal  petto quella lettera scarlatta.  Sulla mia

      stessa vita,  Hester,  ho insistito con il degno magistrato perch

      lo si facesse al pi presto".

      "Non   dipende   dall'arbitrio  del  magistrato  strappare  questo

      marchio",  rispose Hester  tranquillamente.  "Se  fossi  degna  di

      esserne liberata,  cadrebbe spontaneamente, o si trasformerebbe in

      qualcosa che parlerebbe un linguaggio diverso".

      "E allora tenetevela pure, se preferite",  replic lui.  "Le donne

      devono  seguire  il  proprio  gusto,  quando  si  tratta  del loro

      abbigliamento. La lettera  ricamata a regola d'arte,  e sta bene,

      sul vostro petto!".

      Per  tutto  questo  tempo Hester aveva tenuto lo sguardo fisso sul

      vecchio,  ed era rimasta meravigliata,  non meno  che  intimorita,

      nell'osservare  la  trasformazione  operata  su di lui dal passare

      degli ultimi sette anni.  Non si trattava tanto del fatto che  era

      invecchiato,  perch,  anche  se mostrava le tracce della vita che

      aveva trascorso,  portava bene i suoi anni,  e sembrava  mantenere

      una  sorta  di asciutto vigore e di continua tensione nervosa.  Ma

      quell'aspetto di intellettuale sereno,  tranquillo e  dedito  agli

      studi,  che  era  la  miglior cosa che Hester gli ricordasse,  era

      completamente svanito,  e al  suo  posto  era  subentrata  un'aria

      cupida,   inquisitrice,   quasi  feroce,   anche  se  attentamente

      controllata.  La sua prima preoccupazione sembrava consistere  nel

      mascherare la propria espressione dietro un sorriso, ma questo gli

      dava  un'apparenza  di  falsit,  e rendeva i suoi lineamenti cos

      sardonici che il suo  occasionale  interlocutore  ne  scorgeva  la

      malvagit  molto pi facilmente.  Ogni tanto gli lampeggiava negli

      occhi una luce rossastra,  come se l'anima del vecchio fosse stata

      in fiamme,  e mantenesse delle braci accese nel suo petto, finch,

      per uno sbuffo accidentale di collera,  saltava fuori in una vampa

      momentanea.  Egli la reprimeva il pi rapidamente possibile,  e si

      sforzava di fingere che nulla del genere fosse accaduto.

      A farla  breve,  il  vecchio  Roger  Chillingworth  era  la  prova

      evidente  della possibilit che ha l'uomo di tramutarsi in demone,

      qualora  se  ne  assuma  le  mansioni  per  uno  spazio  di  tempo

      sufficiente.   Questo   infelice   aveva   compiuto   una   simile

      trasformazione dedicandosi per sette anni alla continua analisi di

      un  cuore  tormentato,   traendone  il  proprio  divertimento,   e

      aggiungendo   combustibile  a  quelle  atroci  torture  che  erano

      l'oggetto delle sue analisi e delle sua malevole osservazioni.

      La lettera scarlatta bruciava sul petto di Hester Prynne.  Ecco un

      altro  essere  umano  distrutto,  la  cui responsabilit pesava in

      parte su di lei.

      "Che cosa vedete nel mio volto",  chiese il medico,  "per fissarlo

      con tanta attenzione?".

      "Qualcosa   che  mi  farebbe  piangere,   se  esistessero  lacrime

      abbastanza amare",  rispose lei,  "ma lasciamo andare!  E' di quel

      poveretto che vorrei parlarvi".

      "E   che  cosa  volete  dire  di  lui?"  grid  il  vecchio  Roger

      Chillingworth,  ansiosamente,  come se l'argomento  fosse  il  suo

      preferito,  ed  egli  godesse dell'occasione che gli si presentava

      per parlarne con l'unica persona nella quale gli  fosse  possibile

      riporre la sua confidenza. "Per dire la verit, signora Hester, in

      questo  stesso momento i miei pensieri riguardavano proprio questo

      gentiluomo. Parlate dunque liberamente, e io vi risponder".

      "L'ultima volta che parlammo insieme",  disse Hester,  "sette anni

      or sono, voleste estorcermi la promessa di mantenere il segreto su

      quanto riguardava il precedente legame tra voi e me.  La vita e la

      reputazione di quell'uomo erano nelle vostre mani,  e mi parve  di

      non  avere  altra scelta che tacere,  secondo il vostro desiderio.

      Non fu tuttavia senza profondo  turbamento  che  mi  costrinsi  ad

      agire in questo modo, poich, pur avendo rinnegato ogni dovere nei

      confronti degli altri esseri umani,  mi restava tuttavia un dovere

      verso di lui,  e qualcosa mi diceva che venivo meno anche  a  esso

      piegandomi ad accettare la vostra proposta.  Da quel giorno in poi

      nessun uomo gli  stato pi vicino di voi.  Voi lo  seguite  passo

      per passo.  Voi siete al suo fianco, nel sonno o nella veglia. Voi

      vi addentrate nei suoi pensieri.  Voi penetrate nel suo cuore  per

      appiccarvi il fuoco! Voi attentate alla sua vita, e lo fate morire

      giorno per giorno; ed egli non vi conosce ancora. Permettendovi di

      far  questo,  io  ho mancato nei confronti dell'unico essere umano

      verso il quale mi era ancora dato d'essere sincera".

      "Avevate forse da scegliere?" rispose Roger Chillingworth. "Il mio

      indice teso su quell'uomo lo avrebbe fatto precipitare dal pulpito

      in una cella, e di l, forse, al patibolo!"

      "Sarebbe stato meglio cos!" disse Hester Prynne.

      "Che male gli ho fatto?" chiese di nuovo Roger Chillingworth.  "Io

      ti dico,  Hester Prynne,  che il pi lauto onorario che mai medico

      abbia guadagnato da un monarca non avrebbe potuto pagare  le  cure

      che  io ho sprecato per quel miserabile prete!  Se non fosse stato

      per il mio aiuto,  la sua vita si sarebbe consumata tra i tormenti

      entro  i  primi  due  anni  dall'epoca del suo e del tuo misfatto,

      poich il suo spirito,  Hester,  mancava della forza necessaria  a

      sostenere un fardello pesante come la lettera scarlatta che tu hai

      portato.  Oh,  un bel segreto davvero potrei rivelarti!  Ma basta.

      Quello che la mia arte poteva per lui,  io  l'ho  fatto.  Se  egli

      ancora respira e striscia su questa terra,  a me che lo deve!".

      "Meglio per lui, se fosse morto subito!" disse Hester Prynne.

      "S,  donna,    vero  ci  che hai detto!" grid il vecchio Roger

      Chillingworth,  lasciando lampeggiare davanti  ai  suoi  occhi  il

      livido fuoco che ardeva nel suo cuore.  "Meglio per lui,  se fosse

      morto subito!  Nessun essere umano ha  mai  sofferto  le  pene  di

      quest'uomo.  E  tutto,  tutto  davanti  agli occhi del suo peggior

      nemico! Egli ha sempre saputo chi sono.  Ha sempre sentito pendere

      su di s l'influsso di una maledizione.  Egli sapeva,  per qualche

      istinto dello spirito (poich mai il Creatore fece un  essere  pi

      sensibile  di  lui),  sapeva che la mano che sfiorava le corde del

      suo cuore non era quella di un amico,  e che  un  occhio  scrutava

      dentro  di lui,  cercando soltanto il male,  e trovandolo.  Ma non

      sapeva che miei erano l'occhio e la  mano!  Con  la  superstizione

      comune  alla  sua  genia,  egli  si credeva in preda a uno spirito

      maligno,  che  lo  torturasse  con  sogni  spaventosi  e  pensieri

      disperati, con il pungolo del rimorso e la certezza di non trovare

      perdono,  come  assaggio di ci che lo aspetta di l dal sepolcro.

      Ma era l'ombra costante della mia presenza,  l'intimit sempre pi

      stretta  dell'uomo  al  quale  aveva  fatto  il  pi  grave  degli

      affronti,  e che ormai non esisteva pi che in grazia del perpetuo

      veleno  della  pi  spietata  delle vendette!  S,  davvero non si

      sbagliava,  era uno  spirito  maligno  che  aveva  al  fianco!  Un

      mortale,  che  aveva  avuto  un  cuore  d'uomo,  una  volta,  si 

      trasformato in demone al solo scopo di tormentarlo".

      Lo sciagurato medico, dicendo queste parole,  alz le mani con uno

      sguardo di terrore, come se avesse scorto un'immagine, spaventosa,

      a  lui  ignota,  che  usurpasse  il  posto della sua figura in uno

      specchio. Era uno di quei momenti,  che capitano talvolta soltanto

      a  distanza  di  anni,  nei  quali  l'aspetto morale di un uomo si

      rivela fedelmente al suo spirito.  Non  era  improbabile  che  mai

      prima d'allora si fosse visto con tanta chiarezza.

      "Non  l'hai dunque torturato abbastanza?" disse Hester,  che aveva

      notato l'espressione del vecchio.  "Non  ti  ha  ancora  pagato  a

      sufficienza?".

      "No,  no!  Il suo debito  ancora aumentato!" rispose il medico, e

      mentre  continuava  a  parlare  i  suoi  modi  persero   la   loro

      aggressivit,  e si fecero tristi.  "Ricordi, Hester, com'ero nove

      anni fa?  Gi allora mi trovavo  nell'autunno  dei  miei  anni,  e

      neppure nel primo autunno.  Ma tutta la mia vita era trascorsa tra

      anni onesti, di studio,  pensosi e sereni,  dedicati costantemente

      ad  aumentare  la  mia  scienza,  e  sinceramente,  anche,  bench

      quest'ultimo  scopo  non  fosse  secondario  rispetto   all'altro,

      sinceramente  rivolti  al  progresso ed al bene dell'umanit.  Non

      c'era vita pi pacifica e innocente della mia, e poche erano state

      cos benefiche.  Mi ricordi?  Non  ero,  per  freddo  che  potessi

      apparirti, un uomo che si preoccupava del prossimo, chiedendo poco

      per s,  cortese,  fedele, onesto, e di affetti costanti, anche se

      non ardenti? Non ero tutto questo?".

      "Tutto questo, e altro ancora", ammise Hester.

      "E che cosa sono ora?"  chiese  l'uomo,  guardandola  in  viso,  e

      permettendo a tutto il male che covava dentro di lui di disegnarsi

      chiaramente  sui  suoi  lineamenti.  "Ti  ho  gi detto quello che

      sono...  uno spirito del  male!  Chi    che  mi  ha  costretto  a

      diventarlo?".

      "Sono stata io",  grid Hester, rabbrividendo. "Sono stata io, non

      meno di quanto non sia stato lui.  Perch non ti sei vendicato  su

      me?".

      "Ho  voluto  lasciare  te  alla lettera scarlatta",  replic Roger

      Chillingworth. "Se essa non  riuscita a vendicarmi non posso fare

      di pi!".

      Ci pose sopra il dito sorridendo.

      "Ti ha vendicato", rispose Hester Prynne.

      "Non mi ero sbagliato", disse il medico.  "E ora,  che cosa volevi

      dirmi sul conto di quell'uomo?".

      "Io  devo  rivelare  il  segreto",  rispose Hester,  con fermezza.

      "Bisogna che ti  veda  quale  tu  sei  veramente.  Quale  sar  il

      risultato,  non lo so,  ma questo lungo debito di fiducia, che gli

      devo io, io che l'ho distrutto e rovinato, sar finalmente pagato.

      Per quello che concerne il tracollo o il  mantenimento  della  sua

      reputazione e della sua dignit mondana, e forse la sua vita, egli

       nelle tue mani.  E io stessa non vedo,  io, abituata alla verit

      dalla lettera scarlatta,  anche se si  trattato di una verit che

      mi  penetrata in cuore come un ferro rovente,  non vedo,  nel suo

      continuare a vivere una vita orribilmente vuota, un vantaggio tale

      da abbassarmi a implorare la tua misericordia.  Fa' di lui  quello

      che vuoi!  Non c' bene per lui, non c' bene per me, non c' bene

      per te.  Non c' bene per la piccola Perla.  Non c' sentiero  che

      possiamo seguire per sottrarci a questo angoscioso labirinto".

      "Donna,  mi sento quasi di compatirti", disse Roger Chillingworth,

      incapace di trattenere un fremito  di  ammirazione,  poich  c'era

      qualcosa  di  maestoso  nella disperazione della donna.  "Tu avevi

      delle grandi doti. Forse,  se tu ti fossi imbattuta prima di me in

      qualcuno  che  avesse  saputo  amarti meglio,  il male non sarebbe

      stato fatto. Ti compiango, perch il bene che era nella tua natura

       stato sprecato".

      "E io compiango te,  per l'odio che ha fatto un demone di un  uomo

      saggio e retto. Vuoi tu liberartene, e tornare un essere umano? Se

      non  per  amor  suo,  fallo  per te stesso!  Perdona,  e lascia il

      giudizio finale a Colui che ne ha il diritto! Proprio ora ho detto

      che non poteva esserci al mondo nulla di buono per lui,  per te  o

      per  me,  che  ci aggiriamo insieme in questo oscuro labirinto del

      male,  inciampando  a  ogni  passo  nella  colpa  di  cui  abbiamo

      disseminato il nostro cammino.  Non  cos? Pu esserci ancora del

      bene per te, e per te solo, perch tu sei stato gravemente offeso,

      e solo da te dipende perdonare.  Vuoi tu rinunciare a  questo  tuo

      unico   privilegio?   Vuoi   tu   respingere  questo  inestimabile

      beneficio?".

      "Silenzio,  Hester,  silenzio!"  replic  il  vecchio,  con  amara

      severit,  "a me non  concesso perdonare. Non ho il potere che tu

      dici.  La mia antica fede,  da tempo dimenticata,  mi  torna  alla

      memoria  e  mi  spiega  tutte  le  nostre azioni e tutte le nostre

      sofferenze.  Con il primo passo  fuori  della  retta  via  tu  hai

      piantato  il seme del male,  ma da quel momento in poi ogni cosa 

      stata un'oscura necessit.  Voi che mi avete fatto quest'oltraggio

      non  siete  colpevoli,  se  non  per  una specie di caratteristica

      illusione. Io, che ho tolto il compito a un demonio,  non sono per

      questo  pi  simile  a  uno  spirito del male.  E' il nostro fato.

      Lascia germogliare a suo piacimento il fiore nero!  Ora va' per la

      tua strada, e con quell'uomo, comportati come vuoi".

      Agit la mano, e si rimise a raccogliere erbe.



      15. HESTER E PERLA.

      Roger Chillingworth, deforme figura di vecchio con un volto che si

      scolpiva  nella  memoria  degli uomini,  persistendo in essa pi a

      lungo di quel che avrebbero voluto,  si accomiat cos  da  Hester

      Prynne,  e prosegu tutto curvo il suo cammino.  Raccoglieva qua e

      l delle erbe,  o strappava una radice che metteva nel  cesto  che

      recava  al  braccio.  La  barba grigia gli arrivava quasi al suolo

      mentre andava per la strada.  Hester lo segu per un  po'  con  lo

      sguardo,  cercando  con  curiosit  semi incantata di vedere se le

      tenere erbette primaverili non avvizzissero al contatto  dei  suoi

      piedi, e non segnassero le orme serpeggianti dei suoi passi, aride

      e scure, tra il loro lieto verdeggiare. Si chiese quali fossero le

      erbe che il vecchio sembrava cos intento a raccogliere. La terra,

      spinta  a  un intento malvagio dalla potenza del suo sguardo,  non

      gli avrebbe forse donato  germogli  velenosi  di  specie  fino  ad

      allora sconosciute,  che sarebbero sbocciati sotto le sue dita?  O

      gli sarebbe forse bastato trasformare ogni  pianta  salutifera  in

      qualcosa  di  maligno  e  deleterio col suo tocco?  Cadeva davvero

      anche su di lui quel sole che brillava cos  vivo  su  ogni  altra

      cosa?  O c'era invece,  come sembrava, un cerchio d'ombra infausta

      che circondava la sua deformit qualunque strada egli prendesse? E

      dove si dirigeva ora?  Non sarebbe  sprofondato  d'improvviso  nel

      suolo,  lasciando una chiazza sterile e bruciacchiata,  dove,  col

      tempo,  sarebbero  spuntate  l'erba  morella,  il  corniolo  e  il

      giusquiamo,  e  qualunque altra malefica specie di vegetali che il

      paese potesse produrre,  tutte  in  pieno  e  orrido  rigoglio?  O

      avrebbe forse spalancato ali di pipistrello e se ne sarebbe volato

      via,  apparendo tanto pi mostruoso quanto pi si fosse avvicinato

      al cielo?

      "Sia peccato o no", disse amaramente Hester Prynne,  continuando a

      seguirlo con gli occhi, "io odio quell'uomo!".

      Si rimprover per questo sentimento, ma non riusc a sopraffarlo o

      ad  attenuarlo.  Nel tentativo di riuscirci,  pens a quei lontani

      giorni in un paese remoto,  quando egli usava uscire alla sera dal

      suo  studio  per  sedere  davanti  al  focolare  della  loro casa,

      illuminato dal sorriso della sua  donna.  Egli  aveva  bisogno  di

      riscaldarsi a quel sorriso,  le diceva, per sciogliere il ghiaccio

      che occupava il suo cuore di studioso  dopo  tante  ore  solitarie

      trascorse tra i libri. Scene come quella le erano sembrate felici,

      un  tempo,  ma ora,  viste attraverso il doloroso intermezzo degli

      anni successivi venivano a porsi tra i suoi peggiori ricordi.  Lei

      si  meravigliava di come avessero potuto avere luogo simili scene!

      Si  meravigliava  di  come  avesse  potuto  lasciarsi  indurre   a

      sposarlo!   Si  faceva  una  colpa,  della  quale  era  necessario

      pentirsi,  di aver accettato e ricambiato la stretta  indifferente

      della  sua  mano,  e  di  avere  lasciato che il sorriso delle sue

      labbra e dei suoi occhi si unisse e si fondesse con quello di lui.

      E le sembrava una crudelt  ancora  peggiore  da  parte  di  Roger

      Chillingworth,  la peggiore anzi di quante ne avesse mai commesse,

      aver cercato di persuaderla,  quando ancora il cuore  della  donna

      non conosceva di meglio, d'essere felice al suo fianco.

      "S,  lo odio!" ripet Hester,  con pi amarezza di prima. "Lui mi

      ha tradita!  Mi ha fatto pi male di quanto non gliene abbia fatto

      io!".

      Temano gli uomini di ottenere la mano di una donna,  quando a essa

      non si accompagni anche la pi profonda passione  del  suo  cuore!

      Altrimenti  toccher  loro  la  sventura,  come  avvenne  a  Roger

      Chillingworth,   quando  un  tocco  pi  potente  del  loro  abbia

      risvegliato   tutte   le   sensibilit   della   donna,   d'essere

      rimproverati anche per la tranquilla serenit, l'immagine di marmo

      della  felicit,   che  essi  tentarono  d'imporle   come   realt

      palpitante.  Ma  Hester avrebbe dovuto essere ormai da tempo di l

      da questa ingiustizia.  Che  cosa  significava?  Forse  che  sette

      lunghi  anni  sotto  la tortura della lettera scarlatta le avevano

      inflitto tanta disperazione e non avevano  portato  con  s  alcun

      pentimento?

      L'emozione  di  quell'attimo  nel  quale  aveva  fissato la figura

      contorta di Roger Chillingworth gett una luce scura sull'umore di

      Hester,  e le rivel molte cose  delle  quali  altrimenti  non  si

      sarebbe mai resa conto.

      Quando si fu allontanato, ella chiam la figlia.

      "Perla! Piccola Perla! Dove sei?".

      Perla, il cui spirito era sempre attivo, non si era certo annoiata

      mentre sua madre parlava con quello strano erborista.  Prima, come

      si  detto,  aveva scherzato allegramente con la propria  immagine

      in  una pozza d'acqua,  invitandola a saltar fuori e,  poich essa

      rifiutava d'uscire, cercando di penetrare nella sua sfera di terra

      impalpabile e di cielo irraggiungibile.  Rendendosi presto  conto,

      per,  che  o  lei  o  l'immagine  erano  irreali,  cerc  altrove

      passatempi pi divertenti.  Fece  delle  barchette  di  scorza  di

      betulla,  le caric di gusci di lumaca,  e apprest pi spedizioni

      rischiose sugli abissi marini di qualsiasi  mercante  della  Nuova

      Inghilterra;  ma  la  maggior  parte di esse naufrag poco lontano

      dalla spiaggia.  Prese un ippocampo vivo per la coda,  si orn  di

      parecchie  stelle  di  mare,  e  mise  una medusa a sciogliersi al

      calore del sole.  Poi raccolse la schiuma bianca  che  segnava  il

      limite  della  marea crescente,  e la lanci al vento,  correndovi

      sotto con le ali ai piedi per prendere i grandi fiocchi  simili  a

      neve prima che ricadessero al suolo. Vedendo uno stormo di uccelli

      che  becchettavano  lungo  la  spiaggia,  la dispettosa bambina si

      riemp il grembiale di ciottoli e,  strisciando  verso  i  piccoli

      uccelli  marini  dietro  gli  scogli  li  bersagli  con  notevole

      abilit.  Un uccellino grigio col petto  bianco  se  ne  vol  via

      faticosamente,  e Perla fu quasi sicura di avergli spezzato un'ala

      con un ciottolo.  Allora il  folletto  sospir,  e  interruppe  il

      gioco,  perch  le  dispiaceva  aver  fatto del male a una piccola

      creatura selvaggia come le brezze marine,  o come la piccola Perla

      stessa.

      Alla  fine  si diede a raccogliere varie specie di alghe,  e se ne

      fece uno scialle o  una  mantellina,  e  un  cappuccio,  assumendo

      l'aspetto  di  una piccola sirena.  Aveva ereditato dalla madre il

      dono di creare drappeggi  e  abiti.  Come  ultimo  tocco  del  suo

      costume  da  sirena,  Perla raccolse della zotera marina e si mise

      sul petto un'imitazione dell'ornamento che vedeva sempre su quello

      della madre. Era una lettera A,  ma di un bel verde vivace anzich

      scarlatta!  La  bimba  appoggi  il  mento  sul  petto e contempl

      quest'ultima trovata con strano interessamento,  come  se  l'unica

      cosa  per  la  quale  fosse stata messa al mondo consistesse nello

      svelare ci che essa segretamente significava.

      "Non so se la mamma mi domander cosa significa", pens Perla.

      Proprio in quel momento ud la voce della madre, e correndo rapida

      come uno di quegli uccellini,  comparve davanti a Hester ballando,

      ridendo, e additando l'ornamento che aveva sul petto.

      "Mia  piccola  Perla",  disse Hester,  dopo un attimo di silenzio,

      "una lettera verde,  e sul  tuo  petto  infantile,  non  significa

      niente. Ma sai tu forse, bimba mia, cosa significhi la lettera che

      tua madre  condannata a portare?".

      "S,  mamma",  disse  la piccola.  "E' una A maiuscola.  Me lo hai

      insegnato sul sillabario".

      Hester  la  guard   fissa   in   volto,   ma   anche   se   c'era

      quell'espressione  che  aveva  cos  spesso  notato nei suoi occhi

      neri,  non pot  accertare  se  Perla  attribuisse  o  no  qualche

      significato   al   simbolo.   Sentiva   un  desiderio  morboso  di

      accertarsene.

      "Bimba, sai tu perch tua madre porti su di s questa lettera?".

      "Certo che lo so!" rispose Perla, guardando con intelligenza negli

      occhi della madre.  "E' per la stessa ragione per cui il sacerdote

      si tiene la mano sul cuore!".

      "E  che  ragione  sarebbe?"  chiese  Hester,  quasi sorridendo per

      l'incoerenza dell'osservazione della piccola,  ma,  dopo un attimo

      di  riflessione,  impallidendo.  "Cosa  ha che fare la lettera con

      altri cuori che non siano il mio?".

      "No, mamma, ho detto tutto quello che so",  disse Perla,  parlando

      con  pi seriet del suo solito.  "Chiedi a quel vecchio col quale

      hai appena finito di parlare!  Lui forse te lo sapr dire.  Ma  in

      tutta  seriet  e  franchezza,  mamma  cara,  che significa quella

      lettera scarlatta?  E perch la  porti  sul  petto?  E  perch  il

      sacerdote si tiene la mano sul cuore?".

      Prese la mano della mamma tra le sue,  e la guard negli occhi con

      un candore che appariva raramente nella  sua  natura  selvatica  e

      capricciosa.  Hester  immagin  che  la  piccola  stesse realmente

      cercando di venirle incontro con infantile fiducia,  e che facesse

      tutto   quello   che  poteva,   con  tutta  l'intelligenza  a  sua

      disposizione,  per stabilire un punto d'incontro e di comprensione

      reciproca. Questo poneva Perla in una luce inconsueta. Fino a quel

      momento  la  madre,  pur amando la sua bimba con tutta l'intensit

      d'un unico affetto,  si era sforzata d'abituarsi a non  aspettarsi

      in cambio nulla di pi della capricciosit di una brezza d'aprile,

      che  passa  il  tempo  in  aeree capriole,  e ha i suoi accessi di

      inesplicabile furore, e nei suoi momenti migliori  indiscreta,  e

      vi gela pi spesso di quanto non vi accarezzi,  quando le offriate

      il petto; in cambio di tutte queste birichinate,  essa talvolta vi

      bacer  una gota con una specie di dubbiosa tenerezza,  seguendo i

      suoi vaghi propositi,  e giocher lievemente con i vostri capelli,

      e poi se ne andr per i fatti suoi,  lasciandovi in cuore un senso

      di sogno piacevole. E per di pi,  questo era il giudizio che dava

      la madre sul carattere della piccola.  Qualsiasi altro osservatore

      non avrebbe potuto discernere quasi altro che tratti spiacevoli, e

      ne avrebbe dato un'interpretazione meno  ottimistica.  Ma  ora  si

      imponeva  alla mente di Hester l'idea che Perla,  con tutta la sua

      notevole precocit e intelligenza, si fosse gi avvicinata all'et

      in cui era possibile farsene un'amica,  nel  cui  petto  riversare

      tutti i dolori che la madre ritenesse opportuno confidarle,  senza

      irriverenze n da parte della madre n da parte della figlia.  Nel

      piccolo   caos   del  temperamento  di  Perla  si  cominciavano  a

      distinguere,  come gi si sarebbe potuto fare da  tempo,  i  saldi

      principi  di  un  coraggio  indomabile,  di  una  volont  che non

      vacillava di fronte agli ostacoli,  di un radicato  orgoglio,  che

      avrebbe  potuto  essere trasformato dall'educazione in rispetto di

      se stessa, e di un amaro disprezzo per molte cose che,  a un esame

      attento, non si sarebbero probabilmente mostrate prive di una vena

      di falsit.  Essa sentiva pure gli affetti, anche se fino a ora in

      modo acerbo e sgradevole,  con lo  stesso  gusto  dei  sapori  pi

      delicati  nei  frutti  ancora  acerbe.  Con  tutte  queste  ottime

      qualit,  pens Hester,  avrebbe dovuto essere ben grande il  male

      che  aveva  ereditato  dalla madre se da quella specie di folletto

      non si fosse sviluppata una donna di nobili sentimenti.

      L'inevitabile tendenza di Perla a tornare a insistere  sull'enigma

      della lettera scarlatta sembrava una caratteristica innata del suo

      essere.  Dai primi giorni della sua vita cosciente sembrava averne

      fatto la sua missione.  Hester  aveva  spesso  immaginato  che  la

      Provvidenza   avesse   formato   un  disegno  di  giustizia  e  di

      retribuzione,  attribuendo alla piccola questo interessamento cos

      marcato;  ma  prima  di  quel  momento  non  si era mai sognata di

      chiedersi se, connessa a tale disegno,  non ci fosse anche un'idea

      di  misericordia  e  di  benevolenza.  Se  la  piccola Perla fosse

      accolta con fede e speranza,  come messaggero spirituale non  meno

      che  come  bambina  terrena,  non  avrebbe potuto forse essere suo

      compito spazzare via il  dolore  che  albergava  nel  cuore  della

      madre,  e renderlo muto come una tomba,  aiutandola a soffocare la

      passione che una volta era stata cos violenta,  e che ancora  non

      era  n  morta n assopita,  ma soltanto imprigionata nello stesso

      suo cuore come in un sepolcro?

      Questi erano alcuni dei pensieri che si agitavano nella  mente  di

      Hester con tanta precisione e vivezza,  come se realmente qualcuno

      glieli avesse sussurrati all'orecchio. E per tutto questo tempo la

      piccola Perla aveva tenuto la mano della madre tra le sue, e aveva

      volto in alto il viso,  mentre poneva le sue  domande,  prima  una

      volta, poi un'altra, e finalmente una terza.

      "Che cosa significa la lettera, mamma? E perch la porti su di te?

      Perch il reverendo si tiene la mano sul cuore?".

      "Che cosa ti devo dire?" pens Hester.  "No! Se questo  il prezzo

      della confidenza della mia bambina,  io non  posso  pagarlo".  Poi

      parl ad alta voce:

      "Mia sciocca Perla",  disse, "che razza di domande sono queste? Ci

      sono molte cose a questo mondo sulle quali i  bambini  non  devono

      fare  domande.  Che  cosa ne so del cuore del reverendo?  E quanto

      alla lettera scarlatta, la porto perch mi piacciono i suoi ricami

      d'oro".

      In tutti i sette anni che  erano  trascorsi  dalla  sua  condanna,

      Hester  Prynne non era mai stata sleale al simbolo che portava sul

      petto.  Pu darsi che fosse il talismano di uno spirito austero  e

      arcigno, ma pur sempre protettore, che ora la abbandonava, come se

      si fosse reso conto che,  a dispetto della sua stretta guardia sul

      cuore di lei,  qualche nuovo male vi si era insinuato,  o  qualche

      vecchio  male  non  ne era mai stato espulso.  Quanto alla piccola

      Perla, la seriet le era gi scomparsa dal volto.

      Ma la piccola  non  credette  fosse  il  caso  di  lasciar  cadere

      l'argomento.  Due  o  tre  volte,  nel  camminare  verso  casa,  e

      altrettante volte durante la cena,  e mentre Hester la  metteva  a

      letto,  e  ancora  una  volta  quando  gi  sembrava profondamente

      addormentata,  Perla alz gli occhi,  con un lampo  di  cattiveria

      nelle pupille nere.

      "Mamma", chiese, "che cosa significa la lettera scarlatta?".

      E  il  mattino  seguente,  il  primo segno che diede la bambina di

      essersi svegliata fu quello di alzare la testa dal guanciale, e di

      chiedere  l'altra  cosa,   che  lei   associava   in   modo   cos

      inesplicabile alle sue indagini sulla lettera scarlatta:

      "Mamma! Mamma! Perch il reverendo si tiene la mano sul cuore?".

      "Sta' zitta,  cattiva!" rispose la madre,  con un'asprezza che non

      si era mai permessa fino  a  quel  giorno.  "Non  seccarmi,  o  ti

      chiuder nel ripostiglio buio!".



      16. UNA PASSEGGIATA NELLA FORESTA.

      Hester  Prynne  rest  ferma  nel suo proposito di far conoscere a

      Dimmesdale,  a rischio di qualsiasi pena  presente  o  conseguenza

      futura,  la  vera  natura dell'uomo che era penetrato furtivamente

      nella sua intimit.  Per  molti  giorni,  tuttavia,  cerc  invano

      l'occasione  di rivolgergli la parola in una di quelle meditabonde

      passeggiate che lei sapeva essere  sua  abitudine  compiere  sulle

      coste  della  penisola,  o  sulle  colline  boscose della campagna

      circostante.  Non ci sarebbe certamente stato alcuno scandalo,  n

      pericolo  per  il  sacro candore della fama del religioso,  se gli

      avesse fatto visita nel suo studio,  dove  tanti  penitenti  prima

      d'allora  si erano recati a confessargli peccati d'un colore forse

      non  meno  fosco  di  quello  marcato  dalla  lettera   scarlatta.

      Tuttavia, o che la donna temesse la palese o latente influenza del

      vecchio  Roger  Chillingworth,  o  che  il  suo  cuore consapevole

      provasse sospetto l dove nessun altro ne avrebbe sentito,  o  che

      pensasse   che   lei   e  il  sacerdote  avrebbero  avuto  bisogno

      d'inspirare l'aria di tutto il  mondo,  quando  avrebbero  parlato

      insieme; per tutte queste ragioni, Hester non volle incontrarlo in

      alcun luogo pi raccolto dell'aperta cappa del cielo.

      Infine, prestando le sue cure al capezzale di un ammalato, dove il

      reverendo Dimmesdale era stato supplicato di venire a recitare una

      preghiera,  venne a sapere che egli era andato, il giorno prima, a

      trovare l'apostolo  Eliot  (9)  tra  i  suoi  convertiti  indiani.

      Sarebbe  ritornato,  con  ogni  probabilit  a  una  certa ora del

      pomeriggio del giorno successivo.  Hester prese quindi  il  giorno

      dopo con s la piccola Perla,  che era immancabilmente la compagna

      di tutte le spedizioni della madre, per importuna che fosse la sua

      presenza, e s'incammin.

      La strada, quando le due viandanti ebbero attraversato la penisola

      fino  a  raggiungere  la  terraferma,  divenne  poco  pi  che  un

      sentiero,  che  si  snodava inoltrandosi nei misteri della foresta

      primeva. Essa anzi lo contornava cos da vicino, e si ergeva tanto

      nera e folta sui suoi margini,  rivelando alla sommit squarci  di

      cielo  cos  rari  e  frastagliati che,  nella fantasia di Hester,

      prese a simboleggiare singolarmente la  selvatichezza  morale  che

      per  tanto  tempo  l'aveva  circondata.  La  giornata era gelida e

      scura.  In cielo si estendeva  un  grigio  velario  di  nubi,  che

      tuttavia una leggera brezza faceva muovere lentamente, di modo che

      un  raggio  di  sole  appariva  ogni  tanto  lungo  il  sentiero a

      illuminarlo  col  solitario  gioco  dei  suoi   barbagli.   Questa

      sfuggevole  gaiezza  appariva sempre in fondo a un prospetto nella

      foresta.  La luce  giocosa,  anche  se  non  molto  giocosa  nella

      dominante tristezza e pensosit della giornata e del panorama,  si

      ritirava all'avanzarsi delle due donne,  lasciando tanto pi scuri

      i  punti nei quali aveva danzato,  quanto pi esse avevano sperato

      di trovarli illuminati.

      "Mamma",  disse la piccola Perla,  "la luce del sole non  ti  ama.

      Corre  via  a  nascondersi perch ha paura di qualcosa che hai sul

      petto. Guarda! Eccola l che brilla poco lontana!  Sta' qui ferma,

      e fammi andare a prenderla. Io sono soltanto una bambina, e non mi

      sfuggir, perch ancora non ho nulla sul petto!".

      "E non l'avrai mai, bimba mia, io spero", disse Hester.

      "E perch no, mamma?" chiese Perla, arrestandosi di colpo, proprio

      appena si era messa a correre.  "Non verr da s,  appena sar una

      donna grande?".

      "Corri via,  piccola",  rispose la madre,  "e prendi la  luce  del

      sole! Presto sar scomparsa".

      Perla  si avvi a gran passi,  e Hester sorrise vedendola prendere

      realmente il raggio di sole,  e restarci  immersa  ridendo,  tutta

      illuminata  dal  suo  splendore,  e scintillante per l'eccitazione

      della corsa.  La luce  circondava  la  bimba  solitaria,  come  se

      provasse  gioia di averla come compagna di gioco,  finch la madre

      non le si fu avvicinata tanto da essere sul  margine  del  circolo

      magico.

      "Ma ora se ne andr", disse Perla, scuotendo il capo.

      "Guarda!" rispose Hester sorridendo; "baster che io tenda la mano

      per prenderla".

      Appena  cerc di farlo,  il sole spar e,  a giudicare dalla lieta

      espressione che attravers i lineamenti di Perla, la madre avrebbe

      detto che la  piccola  lo  avesse  assorbito  dentro  di  s,  per

      restituirlo poi,  nel suo procedere sul sentiero,  quando si fosse

      inoltrata in qualche oscuro recesso.  Non c'era caratteristica nel

      temperamento  di  Perla che la colpisse con quel senso di vigore e

      di energia latente come questa immancabile allegria: non era certo

      ammalata di quella tristezza che quasi tutti i bambini,  di questi

      tempi,  ereditano, assieme alla scrofola, dalle preoccupazioni dei

      loro progenitori.  Forse era anche questa una malattia,  o non  si

      trattava  d'altro che del riflesso della selvaggia energia con cui

      Hester aveva lottato contro le sue sventure prima della nascita di

      Perla. Certo, era un discutibile pregio,  che dava all'umore della

      piccola  una  vernice dura e metallica.  Essa aveva bisogno,  come

      molti altri l'hanno per  tutta  la  vita,  di  un  dolore  che  la

      colpisse   nell'intimo,   rendendola   cos   umana  e  capace  di

      comprensione.  Ma per la piccola  Perla  c'era  ancora  abbastanza

      tempo.

      "Vieni,  piccola mia!" disse Hester, guardandosi intorno dal luogo

      dove Perla se ne era stata a farsi illuminare dal  sole,  "staremo

      sedute nel bosco per un po', e ci riposeremo".

      "Io  non  sono  stanca,  mamma",  replic la bambina.  "Ma tu puoi

      sederti, se intanto mi racconti una storia".

      "Una storia, figliola!" disse Hester. "E che storia?".

      "Oh, una delle storie sull'Uomo Nero",  rispose Perla,  afferrando

      la  sottana della madre,  e fissandone il volto con uno sguardo un

      po' serio e un po' ironico. "Perch infesta il bosco, con un libro

      sotto il braccio, un grosso libro pesante, con borchie di ferro; e

      come se ne vada in giro,  questo brutto  Uomo  Nero,  offrendo  il

      libro  e una penna di ferro a chiunque lo incontri tra gli alberi,

      e quello deve scrivere il suo nome col sangue,  poi lui  mette  il

      suo  marchio  sul  loro  petto!  Hai  mai  incontrato l'Uomo Nero,

      mamma?".

      "E chi ti ha raccontato questa storia,  Perla?" chiese  la  madre,

      riconoscendo  una  superstiziosa  leggenda  abbastanza  diffusa in

      quell'epoca.

      "E' stata quella vecchia signora,  all'angolo  del  caminetto,  in

      quella  casa  dove hai vegliato la notte scorsa",  disse la bimba.

      "Ma credeva che dormissi mentre la raccontava. Diceva che migliaia

      e migliaia di persone l'hanno incontrato qui,  e hanno scritto sul

      libro  i  loro nomi,  e hanno il suo marchio su di loro.  E quella

      vecchia dal caratteraccio, la signora Hibbins, era una di loro. E,

      mamma,  la vecchia ha detto che  questa  lettera  scarlatta    il

      marchio  dell'Uomo  Nero  su  di te,  e che brilla come una fiamma

      rossastra quando gli vai incontro a mezzanotte,  qui nel fondo del

      bosco.

      E' vero, mamma? E lo vai a incontrare proprio di notte?".

      "Ti sei mai svegliata senza trovarmi accanto a te?" chiese Hester.

      "Che  io  mi  ricordi,  no",  disse la bimba;  "ma se hai paura di

      lasciarmi sola a casa potresti portarmi con te.  Ci  verrei  molto

      volentieri.  Ma,  mamma, dimmi, ti prego! Esiste l'Uomo Nero? E lo

      hai mai incontrato? E questo  il suo marchio?".

      "Mi lascerai in pace, se te lo dir?" chiese la madre.

      "S, se mi dici tutto", rispose Perla.

      "Una volta nella mia vita incontrai l'Uomo Nero!" disse la  madre.

      "Questa lettera scarlatta  il suo segno".

      Cos  chiacchierando,  si erano addentrate abbastanza nel bosco da

      essere al riparo dagli sguardi indiscreti di  chiunque  venisse  a

      passare  per  caso  lungo  il sentiero attraverso la foresta.  Qui

      sedettero su un grosso mucchio di borraccina che in qualche  tempo

      del secolo precedente era stato un pino gigantesco,  con le radici

      e  il  tronco  nell'ombra  accogliente;   e  la   chioma   esposta

      all'atmosfera. Era una valletta quella dove s'erano sedute, con un

      pendio cosparso di foglie che si elevava dolcemente da ambo i lati

      e con un ruscelletto che scorreva nel mezzo, su un letto di foglie

      sommerse. Gli alberi sovrastanti avevano lasciato cadere di quando

      in   quando   grossi   rami   che   ne   intralciavano  il  corso,

      disseminandolo di rapide e di oscuri trabocchetti, mentre nei suoi

      tratti pi rapidi e vivaci si scorgeva un fondo di ciottoli  e  di

      scura sabbia lucente.  Seguendo la corrente con lo sguardo,  se ne

      potevano scorgere i riflessi a qualche distanza, nella foresta, ma

      presto se ne perdevano le tracce tra il groviglio  dei  tronchi  e

      del  sottobosco,  e  le  grosse  rocce  coperte  di  grigi licheni

      disseminate qua e l.  Tutti questi alberi  giganteschi  e  questi

      macigni di granito sembravano indaffarati a celare misteriosamente

      il   corso   del  ruscelletto,   temendo  forse  che,   nella  sua

      inarrestabile loquacit,  esso non dovesse sussurrare  rivelazioni

      al  cuore  della  vecchia  foresta  dalla  quale  sgorgava,  o non

      rispecchiasse i suoi segreti sulla piana superficie di uno stagno.

      Certo,  nel  suo  faticoso  avanzare,   la  corrente  non  cessava

      d'emettere un balbetto,  cortese,  tranquillo, sereno come quello

      di un bambino che  trascorra  l'infanzia  senza  allegria,  e  non

      sappia  come  essere  felice  circondato da tristi conoscenti e da

      eventi pieni d'oscuro dolore.

      "Oh,  ruscelletto,  o sciocco e noioso ruscelletto!" grid  Perla,

      dopo  averne  ascoltato  il  chiacchiericcio  per  qualche attimo.

      "Perch sei cos triste? Fatti coraggio,  e non startene sempre l

      a sospirare e a mormorare!".

      Ma il ruscello,  nel corso della sua minuscola vita tra gli alberi

      della foresta,  aveva avuto delle esperienze cos solenni che  non

      poteva fare a meno di parlarne, e pareva non avesse altro da dire.

      Perla rassomigliava al ruscello, perch altrettanto misteriosa era

      la sorgente dalla quale scaturiva la corrente della sua vita,  che

      aveva attraversato rive non meno adombrate  di  tristezza.  Ma,  a

      differenza  del piccolo corso d'acqua,  lei danzava e brillava,  e

      percorreva con brio il suo cammino.

      "Che cosa dice questo triste ruscelletto,  mamma?" volle sapere la

      bimba.

      "Se  tu  avessi  un  dolore interiore,  il ruscello te ne potrebbe

      parlare", rispose sua madre, "proprio come ora parla a me del mio.

      Ma ora, Perla,  sento dei passi lungo il sentiero,  e il rumore di

      qualcuno  che  scosta  i  rami.  Preferirei  che tu te ne stessi a

      giocare per conto tuo,  e mi lasciassi parlare con la persona  che

      sta venendo".

      "E' l'Uomo Nero?" chiese Perla.

      "Vuoi  andartene  a  giocare,  bimba?"  ripet  la madre.  "Non ti

      allontanare troppo, per. E sii pronta a venire appena ti chiamo".

      "S,  mamma",  rispose Perla.  "Ma se  l'Uomo Nero,  mi  lascerai

      stare un momento,  perch possa vederlo,  col suo librone sotto il

      braccio?".

      "Vai,  stupidina!" disse la madre con impazienza.  "Non   affatto

      l'Uomo Nero! Puoi vederlo, ora, tra gli alberi. E' il sacerdote!".

      "E'  proprio lui!  " fece la bambina.  "E,  mamma,  ha la mano sul

      cuore? E' perch, quando ha scritto il suo nome sul libro,  I'Uomo

      Nero  lo ha segnato sul petto?  Ma perch non porta il marchio sul

      vestito, come fai tu, mamma?".

      "Vattene ora bambina,  e mi potrai annoiare a tuo piacere un'altra

      volta",  grid Hester Prynne.  "Ma non ti allontanare. Resta in un

      punto dove tu possa udire lo sciacquio del ruscello".

      La bimba se  ne  and  canterellando,  seguendo  la  corrente  del

      rigagnolo,  e cercando di accompagnare il suo tono malinconico con

      una cadenza  pi  allegra.  Ma  il  ruscelletto  non  si  lasciava

      consolare,  e continuava a raccontare l'inintelligibile segreto di

      qualche lugubre  mistero  che  aveva  luogo,  o  forse  lamentando

      profeticamente qualcosa che ancora doveva accadere, sotto la volta

      della  triste boscaglia.  Allora Perla,  che gi nella sua piccola

      vita  aveva  avuto  abbastanza  ombre,  decise  di  troncare  ogni

      rapporto  col  mesto  corso d'acqua.  Si mise quindi a raccogliere

      violette  e  anemoni  di  bosco,  e  le  scarlatte  aquilegie  che

      crescevano tra i crepacci di una roccia scoscesa.

      Appena  il  suo folletto si fu allontanato,  Hester Prynne fece un

      passo o due verso il sentiero che  si  addentrava  nella  foresta,

      senza uscire per dall'ombra scura degli alberi.  Vide avanzare il

      sacerdote tutto solo lungo il sentiero, sorretto da un bastone che

      si era tagliato strada facendo.  Aveva  un  aspetto  malaticcio  e

      debole,  e  la  sua espressione tradiva una snervata disperazione,

      che mai gli si era stampata cos chiaramente in  volto  nelle  sue

      passeggiate  cittadine,  n  in  alcun'altra occasione nella quale

      potesse temere d'esser visto.  Ora per la si scorgeva in tutta la

      sua  dolorosa interezza,  in quest'oscuro isolamento della foresta

      che di  per  s  sarebbe  stato  una  prova  abbastanza  dura  per

      qualsiasi  temperamento.  C'era  un  abbandono nella sua andatura,

      come se non avesse visto  alcuna  ragione  di  fare  un  passo  in

      avanti,  o mai ne avesse provato alcun desiderio, ma sarebbe stato

      lieto,  se poteva esser lieto di  qualcosa,  di  lasciarsi  cadere

      sulle  radici  del primo albero,  e di giacere l passivamente per

      sempre.  Le foglie avrebbero potuto accumularsi su di  lui,  e  il

      terreno  lo  avrebbe  rivestito  gradualmente  fino  a formare una

      collinetta sulla sua persona,  senza tener conto del fatto che  ci

      fosse  vita  o  no.  La  morte  era qualcosa di troppo preciso per

      essere desiderata o evitata.

      Agli occhi di Hester,  il reverendo Dimmesdale non mostrava  alcun

      sintomo  di  sofferenza acuta e reale,  eccetto quello,  che Perla

      aveva notato, di tenersi la mano sul cuore.



      17. IL PASTORE E LA SUA PARROCCHIANA.

      Per quanto lentamente camminasse l'ecclesiastico,  era  gi  quasi

      scomparso  quando  Hester  riusc a raccogliere abbastanza voce da

      richiamare l'attenzione. Alla fine ci riusc.

      "Arthur Dimmesdale!" disse lei,  prima piano,  poi  con  voce  pi

      forte ma rauca, "Arthur Dimmesdale!".

      "Chi mi chiama?" rispose l'ecclesiastico.

      Rientrato rapidamente in s,  assunse un atteggiamento pi eretto,

      come un uomo sorpreso in uno stato nel quale non ami essere visto.

      Volti ansiosamente gli occhi dalla parte donde proveniva la  voce,

      scorse  una forma indistinta tra gli alberi,  vestita d'abiti cos

      severi,  e cos poco distinta dalla luce del crepuscolo nel  quale

      il  cielo  rannuvolato  e il denso fogliame avevano trasformato il

      luminoso pomeriggio,  che non si rese conto  se  fosse  un  essere

      umano o una larva.  Forse il sentiero della sua vita era infestato

      in modo tale da uno spettro che non mancava di affacciarsi  tra  i

      suoi pensieri.

      Avanz di un passo, e riusc a discernere la lettera scarlatta.

      "Hester! Hester Prynne!" disse; "sei tu? Sei tu in carne e ossa?".

      "Proprio  cos",  rispose  lei,  "e viva,  se vita si pu chiamare

      quella che ho  trascorso  in  questi  sette  anni!  E  tu,  Arthur

      Dimmesdale, anche tu vivi ancora?".

      Non  c'era  da  stupirsi che si ponessero domande del genere sulla

      reale  esistenza  reciproca,   e  dubitassero  addirittura   della

      propria.  Tanto  strano  era  il  loro  incontro  nel  folto della

      boscaglia,  da somigliare al primo riconoscersi nell'oltretomba di

      due  spiriti  che  avessero avuto un'intima connessione nella loro

      vita precedente,  ma che ora se ne stessero immobili e  spaventati

      l'uno dell'altro,  non ancora abituati al loro nuovo stato,  e non

      abituati alla  compagnia  d'altri  esseri  disincarnati.  Entrambi

      fantasmi,  ed entrambi spaventati dell'altro fantasma. Allo stesso

      modo avevano paura di se stessi, perch tornava alla loro memoria,

      nel momento della crisi,  la coscienza del passato,  rivelando  ai

      singoli  cuori  la loro storia e le loro esperienze,  come la vita

      evita sempre di fare,  tranne che in  questi  istanti  d'angoscia.

      L'anima scorgeva il suo volto nello specchio dell'attimo fuggente.

      Fu con timore e con un tremito e,  per cos dire,  con una lenta e

      riluttante sensazione di necessit,  che Arthur Dimmesdale tese la

      mano, gelida come la morte a sfiorare quella, gelida anch'essa, di

      Hester  Prynne.  Il contatto,  freddo com'era,  tolse all'incontro

      quel che aveva di pi angoscioso. Ora essi si sentivano nuovamente

      se stessi e, per lo meno, abitanti di uno stesso mondo.

      Senza che un'altra sola parola venisse pronunciata,  e  senza  che

      l'uno o l'altra guidassero il compagno,  ma con una tacita intesa,

      essi si avviarono verso l'ombra dei boschi, dalla quale Hester era

      emersa, e sedettero su quel mucchio di borraccina dove la donna si

      era intrattenuta con Perla poco prima.  Quando trovarono  la  voce

      per  parlare,  prima  fu  soltanto  per  rivolgersi osservazioni e

      domande come avrebbero potuto fare due conoscenti  qualunque,  sul

      cielo  coperto,  sulla minaccia di tempesta e infine sul reciproco

      stato di salute. Cos proseguirono, senza precipitazione, ma passo

      per passo,  e si addentrarono negli argomenti che stavano loro pi

      profondamente  a  cuore.  Da  tanto  tempo divisi dal fato e dalle

      circostanze,   avevano  bisogno   di   qualcosa   di   leggero   e

      d'occasionale  su  cui  discorrere,  prima di aprire le porte alla

      confidenza affinch i loro pensieri  reali  potessero  varcare  la

      soglia.

      Dopo  un po',  l'ecclesiastico fiss gli occhi in quelli di Hester

      Prynne.

      "Hester", disse, "hai trovato la pace?".

      Lei sorrise mestamente, e si contempl il petto.

      "E tu, l'hai trovata?" domand.

      "No,  no,   nient'altro  che  disperazione!"  rispose  lui.   "Che

      cos'altro  potrei cercare,  essendo quello che sono,  e facendo la

      vita che faccio? Se fossi un ateo, un uomo privo di coscienza,  un

      disgraziato,  preda  di istinti rozzi e brutali,  avrei trovato da

      tempo la tranquillit.  No,  non  solo  questo,  non  l'avrei  mai

      neppure  perduta!  Ma  essendo  la  mia  anima  quella  che  ,  e

      possedendo tutte quelle buone disposizioni che aveva alle origini,

      tutti i migliori doni di Dio si sono  trasformati  in  veicoli  di

      tortura spirituale. Hester, sono disperato!".

      "La  gente ti venera",  disse Hester,  "ed  certo che tu fai loro

      del bene. Questo non ti d alcun conforto?".

      "Mi  fa  disperare  maggiormente,  Hester!   Soltanto  disperare!"

      rispose  l'ecclesiastico  con un amaro sorriso.  "E quanto al bene

      che sembra che io faccia,  non ho fede in  esso.  Non  pu  essere

      un'ingannevole illusione.  Cosa pu fare un'anima rovinata come la

      mia per la redenzione delle altre anime?  Come pu contribuire uno

      spirito corrotto alla purificazione del prossimo? E la venerazione

      della gente, quanto sarebbe meglio che si volgesse in scherno e in

      odio!  Puoi  forse  considerare una consolazione,  Hester,  che io

      debba stare sul pulpito, e vedere tanti occhi fissi sul mio volto,

      come se ne irradiasse la luce del cielo, che io debba osservare il

      mio gregge assetato di  verit  sorbire  le  mie  parole  come  se

      parlasse la lingua della Pentecoste,  e che poi io sia costretto a

      guardarmi dentro,  e discernere la nera realt  di  ci  che  esso

      idolatra?  Ho  riso,  con  cuore  amaro  e  pieno d'angoscia,  del

      contrasto tra ci che sembro e ci che sono!  E  anche  Satana  ne

      ride!".

      "In  questo t'inganni",  disse dolcemente Hester.  "Ti sei pentito

      profondamente e amaramente.  Il tuo peccato l'hai lasciato  dietro

      di te, in quei giorni trascorsi da tempo. La tua vita presente non

       meno santa, in tutta verit, di quel che appare agli occhi della

      gente.  Forse  che  non    autentica  una  penitenza  sigillata e

      garantita dalle buone  opere?  E  perch  non  dovrebbe  darti  la

      pace?".

      "No,  Hester,  no!"  replic  l'ecclesiastico.  "Non  c' nulla di

      sostanziale in questo. Ci  freddo e morto,  e non pu fare nulla

      per me. Pene, ne ho avute tante, ma penitenza non ne ho mai fatta.

      Da tempo,  altrimenti, avrei gettato lontano da me questi abiti di

      falsa santit,  e mi sarei mostrato al mio prossimo come  esso  mi

      vedr  nel  giorno  del  giudizio.  Felice te,  Hester,  che porti

      apertamente sul petto la tua lettera scarlatta!  La mia brucia  in

      segreto!  Tu  non  puoi  capire  che sollievo sia per me,  dopo il

      tormento di un inganno durato sette anni,  poter guardare un volto

      che  mi  riconosca per quel che sono!  Se avessi un solo amico,  o

      fosse anche il mio peggior nemico,  al quale,  stanco  delle  lodi

      degli  altri  uomini,  potessi  confidarmi quotidianamente e farmi

      riconoscere per l'ultimo dei peccatori,  credo che  la  mia  anima

      potrebbe  riuscire a sopravvivere.  Mi basterebbe questo minimo di

      verit! Ma ora tutto  falsit, tutto vuoto, tutto  morte!".

      Hester Prynne lo guard fisso, ma esit prima di parlare. Tuttavia

      lo scoppio delle emozioni represse da tanto tempo era  stato  cos

      violento,   e   le  parole  di  lui  le  offrivano  il  destro  di

      comunicargli ci che era venuta per dire.  Vinse i suoi timori,  e

      disse:

      "Un  amico  come  quello  che  or  ora  ti auguravi,  con il quale

      piangere sul tuo peccato,  tu lo hai in me,  che  sono  stata  tua

      compagna  nel commetterlo!".  Ancora esit,  ma alla fine riusc a

      proseguire non senza sforzo.  "Da molto tempo  hai  un  nemico,  e

      abiti con lui, sotto lo stesso tetto!".

      L'ecclesiastico balz in piedi, ansando, e stringendosi le mani al

      cuore, come se avesse voluto strapparselo dal petto.

      "Ah,  cosa dici?" grid.  "Un nemico? E sotto il mio stesso tetto!

      Di chi vuoi parlare?".

      Hester Prynne si rendeva pienamente conto soltanto ora  del  grave

      torto  di  cui  si  era  resa  responsabile  verso  1o  sventurato

      lasciandolo per tanti anni,  o anche per  un  momento  solo,  alla

      merc  del  solo  essere  i  cui  intenti  non potevano essere che

      malefici.  La stessa  prossimit  fisica  del  suo  nemico,  sotto

      qualsiasi  maschera  si  celasse,  bastava  a  disturbare la sfera

      magnetica di una creatura sensibile come Arthur Dimmesdale.  C'era

      stato  un  tempo  in  cui  Hester  Prynne s'era resa meno conto di

      questo fatto,  o forse,  nella misantropia causata  dalle  proprie

      difficolt,  aveva  lasciato che il sacerdote portasse il fardello

      di un destino che lei forse s'immaginava pi sopportabile.  Ma  da

      pochi  giorni,   dalla  veglia  notturna  in  poi,  tutte  le  sue

      apprensioni nei confronti  dell'uomo  si  erano  rinvigorite.  Non

      aveva  pi  dubbi che la continua presenza di Roger Chillingworth,

      il segreto veleno  della  sua  malvagit  che  contaminava  l'aria

      attorno a lui,  e la sua ingerenza autorizzata,  nella sua qualit

      di medico, nelle infermit fisiche e spirituali del sacerdote, che

      tutte queste cattive occasioni, insomma, fossero rivolte a un fine

      crudele.  Per opera loro,  la coscienza  del  paziente  era  stata

      mantenuta  in stato d'irritazione,  il cui scopo non era di lenire

      le sofferenze del sacerdote, ma di sconvolgere e corrompere il suo

      spirito. Il risultato,  su questa terra,  non poteva non essere la

      pazzia, e in seguito sarebbe stato quell'eterno allontanamento dal

      Giusto e dal Vero, del quale la pazzia  forse il simbolo terreno.

      Questa  era  la  rovina che lei aveva causato all'uomo un tempo ma

      no,  perch non dirlo?  - ancora  tanto  appassionatamente  amato!

      Hester    sentiva    che    il    sacrificio   della   reputazione

      dell'ecclesiastico,  e la morte stessa,  come aveva  gi  detto  a

      Roger Chillingworth,  sarebbero stati infinitamente preferibili al

      partito che lei si era presa la  responsabilit  di  scegliere.  E

      anche  ora,  piuttosto  che  dover  confessare questa grave colpa,

      avrebbe preferito gettarsi distesa sulle foglie della  foresta,  e

      morire ai piedi di Arthur Dimmesdale.

      "Oh,  Arthur",  grid,  "perdonami!  In  ogni altra cosa,  mi sono

      sforzata di essere sincera!  La sincerit era la sola  virt  alla

      quale  mi  potessi  aggrappare,  e  alla  quale mi sia aggrappata,

      attraverso ogni prova, tranne quando il tuo bene, la tua vita,  la

      tua  reputazione  sono  stati  messi in gioco!  Soltanto allora ho

      consentito a una menzogna.  Ma un inganno non   mai  cosa  buona,

      anche  se all'estremit opposta minacci la morte!  Non capisci ci

      che voglio dire? Quel vecchio... il medico...  quello che chiamano

      Roger Chillingworth... era mio marito!".

      L'ecclesiastico  la guard fisso per un istante,  con tutta quella

      violenza della passione che,  mista in varie forme a tutte le  sue

      qualit  pi elevate,  pi pure e pi dolci,  era,  in realt,  la

      parte di lui sulla quale il demonio reclamava maggiori diritti,  e

      per mezzo della quale cercava di sopraffare le altre.  Mai si vide

      un cipiglio pi bieco o  pi  feroce  di  quello  che  Hester  ora

      dovette   affrontare.   Per   l'attimo  che  dur,   fu  un'oscura

      trasfigurazione.  Ma il suo animo era stato cos indebolito  dalla

      sofferenza,  che  anche i suoi istinti pi bassi erano incapaci di

      sostenere una lotta di lunga durata.  Egli cadde al  suolo,  e  si

      nascose il volto tra le mani.

      "Avrei dovuto saperlo!" mormor.  "Lo sapevo! Forse che il segreto

      non s'era svelato a me nella repulsione naturale del mio cuore, la

      prima volta che lo vidi,  e tutte le volte che da  allora  in  poi

      l'ho visto?  Perch non ho capito?  Oh,  Hester Prynne,  tu, tu ti

      rendi ben poco conto dell'orrore di tutto questo!  E la  vergogna!

      L'indelicatezza!  La  spaventevole  malvagit  di esporre un cuore

      malato  e  colpevole  proprio  a  quell'occhio  che   si   sarebbe

      rallegrato a tale vista!  Donna,  donna,  di tutto questo  tua la

      colpa! Non posso perdonarti!".

      "Devi perdonarmi!" grid Hester,  gettandosi sulle  foglie  morte,

      accanto  a  lui.  "Sar  Dio  a  giudicare  e  a  punire!  Tu devi

      perdonare!".

      Con tenerezza disperata e improvvisa lei lo abbracci,  e pose  la

      testa  di  lui  sul  suo  seno,  senza  preoccuparsi  che il volto

      dell'uomo si trovasse contro la lettera  scarlatta.  Egli  avrebbe

      voluto  liberarsi,  ma  si  sforz  invano.  Hester  non lo voleva

      lasciare, perch egli non la fissasse severamente in volto.  Tutto

      il  mondo l'aveva disprezzata,  sette lunghi anni di disprezzo per

      questa povera donna solitaria, e lei aveva sopportato tutto, senza

      mai abbassare gli occhi fermi e tristi.  Il cielo,  pure,  l'aveva

      condannata,  e  lei  non era morta.  Ma il disprezzo di quell'uomo

      pallido,  debole e ferito dal dolore,  Hester non  avrebbe  potuto

      sopportarlo mai nella sua vita!

      "Mi  perdoni?"  ripet  ancora  pi volte.  "Non mi disprezzi?  Mi

      perdoni?".

      "Io ti perdono,  Hester",  rispose  l'ecclesiastico  dopo  qualche

      istante, sospirando profondamente, come da un abisso di tristezza,

      ma  senza  ira.  "Ti perdono di tutto cuore.  Possa Dio perdonarci

      entrambi! Hester,  noi non siamo i peggiori peccatori che ci siano

      al mondo. Ce n' uno che  ancora pi infame del sacerdote impuro!

      La  vendetta di quel vecchio  stata pi nera del mio peccato.  Ha

      violato, a sangue freddo,  la santit di un cuore umano.  Io e te,

      Hester, non abbiamo mai fatto nulla di simile!".

      "Mai,  mai!"  sussurr  la donna.  "Quel che facemmo aveva una sua

      consacrazione,  o almeno cos noi sentivamo!  Ce lo  dicemmo  l'un

      l'altro. L'hai forse dimenticato?".

      "Taci,  Hester", disse Arthur Dimmesdale, alzandosi da terra. "No,

      io non l'ho dimenticato!".

      Di nuovo sedettero, a fianco a fianco, la mano stretta nella mano,

      sul tronco muscoso dell'albero caduto.  La vita non aveva mai dato

      loro  istante  pi  triste: quello era il punto al quale per tanto

      tempo si erano diretti i  loro  sentieri,  diventando  sempre  pi

      scuri  col  loro  progredire - e tuttavia c'era in quell'attimo un

      fascino che faceva s che essi vi si  adagiassero,  e  chiedessero

      che durasse ancora,  ancora,  ancora. La foresta che li circondava

      era oscura, e gemeva d'una raffica di vento che l'attraversava.  I

      rami  stormivano  pesantemente  sul  loro capo,  mentre un vecchio

      albero maestoso si lamentava con un altro, come se gli narrasse la

      triste storia della coppia che sedeva ai suoi piedi, o cercasse di

      presagire il male futuro.

      Eppure indugiavano. Come sembrava triste il sentiero che riportava

      in citt, dove Hester Prynne avrebbe dovuto riprendere il fardello

      della sua vergogna,  e l'ecclesiastico la vuota menzogna della sua

      buona reputazione!  Cos si attardarono ancora un momento. Nessuna

      luce dorata era mai stata pi preziosa  dell'oscurit  della  buia

      foresta.  Qui, vista solo dagli occhi di lui, la lettera scarlatta

      non bruciava pi il petto della donna adultera!  Qui,  visto  solo

      dagli  occhi  di lei,  Arthur Dimmesdale,  falso di fronte a Dio e

      agli uomini, poteva essere sincero per un istante!

      Egli trasal a un'idea che gli venne improvvisamente.

      "Hester!"  grid.   "Ecco  una   nuova   cosa   terribile!   Roger

      Chillingworth sa che vuoi rivelare la sua vera natura.  Continuer

      allora a mantenere il nostro segreto?  Quale sar la  nuova  forma

      della sua vendetta?".

      "C'  una  strana  segretezza  nella sua natura",  replic pensosa

      Hester,   "e  credo  risalga  alle  pratiche  nascoste  della  sua

      vendetta.  Non  mi  sembra,  per,  probabile  che tradisca il suo

      segreto.  Certamente egli cercher  altri  mezzi  per  riuscire  a

      saziare la sua oscura passione".

      "E io! Come potr continuare a vivere respirando la stessa aria di

      questo   mio   mortale   nemico?"   esclam   Arthur   Dimmesdale,

      stringendosi nelle spalle,  e premendosi nervosamente la mano  sul

      cuore,  con  un  gesto che ormai gli era divenuto cos naturale da

      essere involontario.  "Pensa tu per  me,  Hester!  Tu  sei  forte.

      Risolvi il mio problema!".

      "Non devi pi vivere a contatto di quell'uomo",  disse Hester, con

      lentezza e con decisione.  "I moti del tuo cuore  non  devono  pi

      essere spiati da quell'occhio malefico".

      "Sarebbe  peggio  della  morte!" disse l'ecclesiastico.  "Ma com'

      possibile evitarlo? Che soluzione mi resta? Devo restare a giacere

      su queste foglie avvizzite,  dove mi gettai quando mi dicesti  chi

      era? Devo abbandonarmi qui, e morire` subito?".

      "Ahim,  che  sciagura t'ha colpito!" fece Hester,  con le lacrime

      agli occhi.  "Morirai  dunque  di  debolezza?  Non  ce  n'  altra

      ragione!".

      "Il  giudizio  di  Dio  pesa  su  di  me",  rispose  il sacerdote,

      tormentato dalla propria coscienza. "Ed  troppo potente perch io

      possa lottare contro di esso!".

      "Il cielo sarebbe misericordioso",  ribatt Hester,  "se tu avessi

      la forza di trarne profitto".

      "Abbi tu forza per me!" rispose l'uomo. "Dimmi tu che devo fare".

      "Ma  dunque  il  mondo    cos  piccolo?"  esclam Hester Prynne,

      fissando i  suoi  occhi  profondi  in  quelli  del  sacerdote,  ed

      esercitando  istintivamente  una specie di potere magnetico su uno

      spirito cos sconvolto e  prostrato  che  a  stento  si  manteneva

      padrone di s. "Forse l'universo si trova tutto entro i confini di

      quella  citt,  che  solo  poco  tempo  fa  non era che un deserto

      ricoperto di foglie secche, solitario come quello che ci circonda?

      Dove conduce quel sentiero? Ritorna alla colonia, tu dici! S,  ma

      si  inoltra  anche  nella foresta!  Pi avanti va,  e pi si perde

      nella selva,  e il suo tracciato si fa sempre pi confuso;  fino a

      che,  a  qualche  miglio  di qui,  le foglie gialle non recano pi

      traccia del passaggio dell'uomo bianco! L si  liberi! Un viaggio

      tanto breve ti porterebbe  da  un  mondo  nel  quale  sei  il  pi

      sventurato  degli  uomini  a  un  altro  nel quale potresti ancora

      essere felice!  Non c'  abbastanza  ombra  in  questa  sconfinata

      foresta   per   celare   il   tuo  cuore  agli  sguardi  di  Roger

      Chillingworth?".

      "S,  Hester,  ma soltanto sotto le  foglie  cadute!"  rispose  il

      sacerdote, con un triste sorriso.

      "Allora  resta  anche  l'ampia  strada del mare!" continu Hester.

      "Essa ti ha  condotto  qui.  Se  cos  vuoi,  essa  ti  ricondurr

      indietro.  Nel  nostro  paese  d'origine,  o  in qualche villaggio

      sperduto nella campagna,  o nell'immensa Londra,  o forse anche in

      Germania,  in Francia,  nella bella Italia,  tu sfuggiresti al suo

      potere e ai suoi segreti!  E tu,  che hai a che  fare  con  questi

      uomini di ferro e con le loro opinioni? E' gi da troppo tempo che

      tengono in catene la parte migliore di te!".

      "E'  impossibile!"  rispose l'ecclesiastico,  ascoltandola come se

      lei gli si fosse rivolta per realizzare un sogno.  "Non   in  mio

      potere  partire di qui.  Sventurato e peccatore come sono,  non ho

      mai avuto altro pensiero che di tirare  avanti  la  mia  esistenza

      terrena  nella  sfera dove la Provvidenza ha voluto mettermi.  Per

      quanto l'anima mia sia perduta,  continuer a fare ci  che  posso

      per le anime degli altri! Non ho il coraggio di abbandonare il mio

      posto,   pur  essendo  una  sentinella  infedele,  la  cui  sicura

      ricompensa sar la morte e il disonore,  il giorno in cui  la  sua

      lugubre vigilia giunger alla fine!".

      "Tu sei crollato sotto il peso di sette anni di sventura", replic

      Hester,  fermamente  risolta  a  sostenerlo  col fervore della sua

      energia.  "Ma tutto questo devi lasciartelo dietro le spalle!  Non

      devi  trovartelo  tra  i piedi a ogni passo,  nell'attraversare la

      foresta, n lo stiverai sulla nave, se preferisci passare il mare.

      Lascia il naufragio e la rovina qui dove sono stati generati.  Non

      crucciartene  pi!  Ricomincia  tutto  dall'inizio!  Forse  che il

      cattivo esito  di  questa  prova  ti  ha  privato  di  ogni  altra

      possibilit?  Niente affatto!  Il futuro  ancora pieno di prove e

      di successi.  C' felicit da godere,  e bene da fare!  Cambia  la

      falsa  esistenza che conduci con una vera vita!  Se il tuo spirito

      ti spinge  a  dedicarti  a  questa  missione,  sii  il  maestro  e

      l'apostolo  dei  pellirosse.  O,  se  il tuo temperamento ti porta

      piuttosto a questo,  sii uno  studioso  e  un  saggio  tra  i  pi

      sapienti  e  rinomati  del mondo della scienza.  Predica!  Scrivi!

      Agisci!  Fa' qualcosa che non  sia  gettarti  a  terra  e  morire!

      Abbandona questo nome di Arthur Dimmesdale, e trovane un altro, un

      nome che abbia prestigio,  perch tu lo possa portare senza timore

      n vergogna.  Perch dovresti logorarti ancora  sia  pure  un  sol

      giorno  nei  tormenti  che  ti hanno attanagliato la vita?  Che ti

      hanno reso incapace di fare e di volere?  Che  non  ti  lasceranno

      neppure la forza di pentirti? Alzati, e avanti!".

      "Oh,  Hester",  grid  Arthur  Dimmesdale,  nei cui occhi un lampo

      d'energia,  acceso dall'entusiasmo della donna,  brill un  attimo

      prima  di  spegnersi,  "tu  dici  di correre a un uomo al quale si

      piegano le ginocchia!  Io devo morire qui!  Non mi restano  n  la

      forza  n  il  coraggio  di  addentrarmi  da solo nel vasto mondo,

      estraneo e difficile".

      Era l'ultima espressione dello sconforto  di  un'anima  distrutta.

      Gli  mancavano  le  energie  di  afferrare  la  sorte migliore che

      sembrava essere a portata della sua mano.

      Egli ripet quella parola:

      "Solo, Hester!".

      "Non andrai solo!" rispose lei in un bisbiglio.

      Allora, tutto fu detto!








      18. UNO SQUARCIO Dl LUCE.

      Arthur Dimmesdale fiss il volto di Hester  con  uno  sguardo  nel

      quale si mostravano certamente gioia e speranza, ma frammiste alla

      paura,  e a una specie di orrore per la sua audacia,  che le aveva

      fatto dire chiaramente ci che  egli  aveva  vagamente  accennato,

      senza tuttavia osare di parlarne.

      Ma  Hester  Prynne,  donna  di  carattere  naturalmente  attivo  e

      coraggioso, e che per un periodo cos lungo era stata allontanata,

      anzi,  bandita dalla societ,  si era abituata a un  orizzonte  di

      pensiero   talmente   vasto   da   essere   del   tutto   estraneo

      all'ecclesiastico. Lei aveva vagato, senza regola n guida,  in un

      abbandono morale cos vasto,  ombroso e intricato, come la foresta

      selvaggia nell'oscurit della quale essi tenevano ora un colloquio

      che avrebbe deciso del loro futuro.  L'intelletto e  il  cuore  di

      Hester vivevano,  per cos dire,  in zone disabitate,  nelle quali

      lei vagava con la stessa libert dell'indiano selvaggio nelle  sue

      foreste. Da anni ormai osservava le istituzioni umane, e tutto ci

      che preti e legislatori avevano stabilito,  da questo remoto punto

      d'osservazione, criticando tutto con un rispetto di poco superiore

      a quello che l'indiano proverebbe per la stola  ecclesiastica,  la

      toga dei giudici,  la gogna, il patibolo, il focolare o la chiesa.

      Il suo destino e gli eventi  l'avevano  resa  libera.  La  lettera

      scarlatta  era  il  suo  passaporto  per regioni nelle quali altre

      donne non osavano avventurarsi. La vergogna,  la disperazione,  la

      solitudine!  Questi erano stati i suoi maestri,  severi e crudeli,

      ed essi l'avevano resa forte,  ma l'avevano anche  condotta  molto

      fuori strada.

      Il  sacerdote,  d'altronde,  non  aveva  mai vissuto un'esperienza

      capace di condurlo di l dai limiti delle leggi accettate dai pi,

      anche se, in un solo caso,  aveva trasgredito una tra le pi sacre

      di  esse.  Ma  questo  era  stato  un peccato di passione,  non di

      principio,  e neppure di intenzione.  Da quello sventurato istante

      aveva osservato con morbosa attenzione,  non i suoi atti,  che non

      era difficile controllare, ma ogni suo sospiro d'emozione,  e ogni

      suo pensiero.  Al vertice del sistema sociale,  poich tale era il

      posto del clero in quell'epoca, egli era tanto pi inceppato dalle

      sue regole,  dai suoi principi e dai suoi stessi pregiudizi.  Come

      sacerdote,   la   natura   della   sua   professione   lo  rendeva

      inevitabilmente pi legato a essi.  Come uomo che aveva una  volta

      peccato,  ma che manteneva viva e penosamente sensibile la propria

      coscienza tormentando una ferita non  ancora  rimarginata,  lo  si

      poteva  ritenere pi sicuro entro i confini della virt che se non

      avesse peccato affatto.

      Ci sembra quindi che, per quel che riguarda Hester Prynne, tutti i

      sette anni di bando e d'ignominia non fossero stati altro  che  un

      tirocinio in vista dell'ora presente.  Ma Arthur Dimmesdale! Se un

      uomo come lui fosse  caduto  ancora  una  volta,  quale  scusa  si

      sarebbe  potuto  addurre,  quale  circostanza  attenuante  del suo

      crimine? Nessuna,  anche volendo riconoscere che la sua resistenza

      era  stata  spezzata da lunghe e raffinate sofferenze;  che la sua

      mente  era  oscurata  e  confusa  dallo  stesso  rimorso  che   la

      tormentava;  che,  tra la fuga come reo confesso,  e la permanenza

      come un ipocrita,  difficilmente  la  sua  coscienza  gli  avrebbe

      potuto  additare  da quale parte far pendere la bilancia;  che era

      umano evitare  il  pericolo  della  morte  e  dell'infamia,  e  le

      inscrutabili  macchinazioni di un nemico;  che,  infine,  a questo

      povero pellegrino,  debole,  malato e degno di compassione;  su un

      sentiero  triste e deserto,  appariva ora un raggio d'affetto e di

      comprensione umana,  una nuova vita,  e una vita  vera,  al  posto

      della pesante condanna che espiava di giorno in giorno.  E, a dire

      la  nuda  e  triste  verit,  lo  squarcio  prodotto  dalla  colpa

      nell'anima  degli  uomini  non  si  cicatrizza mai nella loro vita

      terrena.  Lo si pu sorvegliare e  tenere  al  riparo,  perch  il

      nemico non si apra di nuovo la strada a forza nella cittadella,  e

      non possa,  in uno dei suoi successivi  assalti,  scegliere  altra

      strada da quella gi percorsa una volta con successo.  Ma resta il

      muro in rovina, accanto al quale si scorgono le tracce furtive del

      nemico che vuol rinnovare il suo indimenticato trionfo.

      La lotta,  se lotta ci fu,  non merita d'essere  descritta.  Basti

      sapere che il sacerdote decise di fuggire, e non da solo.

      "Se,  nei sette anni che sono passati",  pens, "potessi ricordare

      un solo attimo di pace o di speranza, resisterei ancora,  per quel

      pegno della divina misericordia. Ma ora, poich io sono condannato

      senza remissione,  perch non dovrei accettare il conforto offerto

      al reo prima  dell'esecuzione?  D'altro  canto,  se  questo    il

      sentiero  che  conduce  a una vita migliore,  come Hester vorrebbe

      farmi  credere,  certamente,  seguendolo,   non  abbandono  alcuna

      prospettiva pi vantaggiosa. Non posso neppure continuare a vivere

      diviso  da  lei,  tanto  forte nel sostenermi,  tanto  dolce nel

      confortarmi!  O Tu al quale non oso levare gli  occhi,  vorrai  Tu

      ancora perdonarmi?".

      "Partirai!" disse Hester tranquillamente,  quando egli incontr il

      suo sguardo.

      Presa la decisione,  una fiamma di insolita gioia diffuse  il  suo

      tremulo  splendore  sul  dolore  che albergava nel suo petto.  Era

      l'effetto  eccitante,  su  un  prigioniero  appena  sfuggito  alla

      segreta del suo cuore,  del respirare l'aria libera e selvaggia di

      una regione non ancora civilizzata,  n  convertita,  n  soggetta

      alle leggi degli uomini.  Il suo spirito sorse, per cos dire, con

      un balzo,  e giunse a vedere il cielo pi da vicino di quanto  mai

      avesse  fatto  in  tutti  gli  anni nei quali la sventura lo aveva

      trattenuto a strisciare sulla superficie  della  terra.  Carattere

      profondamente  religioso,  non  pot evitare di esprimersi con una

      sfumatura di pietismo.

      "Provo ancora la gioia?"  grid,  meravigliandosi  di  se  stesso.

      "Credevo che ne fosse morto in me il germe stesso!  Oh, Hester, tu

      sei il mio buon angelo!  Mi pare d'essermi gettato sulle foglie di

      questa  foresta,  malato,  corrotto  dal  peccato e intristito dal

      dolore,  e di essermi rialzato rigenerato,  con  nuove  forze  per

      glorificare Dio per la Sua misericordia!  Questa  gi la mia vita

      migliore! Perch non l'abbiamo trovata prima?".

      "Non guardiamoci indietro",  rispose Hester Prynne.  "Il passato 

      passato!  A  che scopo dovremmo pensarci ora?  Guarda!  Con questo

      simbolo,  lo distruggo tutto,  e lo rendo come se  non  fosse  mai

      stato!".

      Cos  dicendo,  apr  il  fermaglio  che le tratteneva al petto la

      lettera scarlatta, e la gett via tra le foglie secche. Il marchio

      misterioso brill sulla sponda del ruscello, dalla loro parte.  Se

      fosse stato lanciato un palmo pi in l sarebbe caduto nell'acqua,

      affidando  al  piccolo  rivo un altro dolore da portar via con s,

      assieme  all'inintelligibile  racconto  che  esso   continuava   a

      mormorare.  Invece la lettera ricamata giaceva l,  brillando come

      una gemma dimenticata,  che qualche sventurato pellegrino  avrebbe

      potuto  raccogliere,  per  restare  a  sua  volta  perseguitato da

      sconosciuti  fantasmi  di  colpa,  da  sussulti  del  cuore  e  da

      inspiegabili sventure.

      Allontanato  da  s  il marchio,  Hester emise un lungo e profondo

      sospiro,  con il quale il fardello della vergogna e  dell'angoscia

      si separavano dal suo spirito.  O indicibile sollievo!  Lei non ne

      aveva conosciuto tutto  il  peso  prima  di  provare  la  libert!

      Seguendo  un  altro  impulso,  si  tolse  l'austera  cuffia che le

      imprigionava i capelli, ed essi le ricaddero sulle spalle, scuri e

      abbondanti,  mostrando nella loro massa una luce e  un'ombra  allo

      stesso  tempo,  e  aggiungendo  dolcezza al fascino dei lineamenti

      della donna.  Attorno alla sua bocca,  e  dalle  sue  pupille,  si

      irradiava un sorriso smagliante e tenero,  che pareva sgorgare dal

      cuore stesso della femminilit.  Un'onda di  rossore  le  brillava

      sulle gote, che per tanto tempo erano state pallide. Il suo sesso,

      la  sua  giovent,  e  tutta  la  vivacit della sua bellezza,  le

      tornavano  da  quello  che  gli  uomini  chiamano   l'irrevocabile

      passato,  e si raggruppavano,  con la sua virginea speranza, e con

      una  felicit  fin  allora  sconosciuta,  nel  magico  circolo  di

      quell'ora.  E,  come  se  l'oscurit della terra e del cielo fosse

      stato soltanto un'emanazione di questi  due  cuori  mortali,  essa

      scomparve con il loro dolore.  D'improvviso, come per un subitaneo

      sorriso del cielo,  eruppe la luce del sole,  inondando l'oscurit

      della foresta, ravvivando il verde di ogni foglia, trasformando in

      oro  il  giallo  di  quelle cadute,  e brillando sui tronchi degli

      alberi solenni.  Gli oggetti,  che fino a quel  momento  si  erano

      persi  nell'ombra,  incarnavano  ora  la lucentezza.  Il corso del

      ruscelletto si poteva indovinare dal suo lieto scintillo  lontano

      nel  cuore  del  bosco,  il cui mistero era divenuto un mistero di

      gioia.

      Tale era la partecipazione della natura,  di  quella  selvaggia  e

      pagana  natura  della  foresta,  mai soggiogata da leggi umane,  o

      illuminata da verit superiori,  alla beatitudine  di  quelle  due

      anime!  L'amore, sia appena nato, sia destato da un letargo simile

      alla morte, crea sempre un alone luminoso,  riempiendo il cuore di

      tanto chiarore, che esso ne trabocca sul mondo esteriore. Anche se

      la  foresta fosse rimasta scura com'era,  sarebbe apparsa luminosa

      agli occhi di Hester e a quelli di Arthur Dimmesdale!

      Hester lo guard con un nuovo fremito di gioia.

      "Devi conoscere Perla!" disse.  "La nostra  piccola  Perla!  L'hai

      vista,  s, lo so, ma ora la vedrai con occhi nuovi. E' una strana

      bambina! Mi  difficile capirla. Ma tu la amerai molto, come me, e

      mi consiglierai sul modo di educarla".

      "Credi che la  bimba  sar  contenta  di  conoscermi?"  chiese  il

      sacerdote,  con una specie di disagio.  "E' tanto tempo che non ho

      pi contatti con i bambini,  perch  spesso  mostrano  sfiducia  e

      ritrosia nei miei confronti. Ho perfino temuto la piccola Perla!".

      "Ah,  dev'essere  stata  una cosa molto triste!" rispose la madre.

      "Ma la piccola ti amer molto,  e tu amerai  lei.  Non  dev'essere

      lontana. La chiamer. Perla! Perla!".

      "Vedo  la bimba",  disse il reverendo.  "E' l,  in una chiazza di

      sole,  abbastanza lontana,  dall'altra parte del  ruscello.  Cos,

      credi che mi vorr bene?".

      Hester sorrise e chiam di nuovo Perla, che si poteva vedere a una

      certa distanza,  e sembrava,  come il sacerdote l'aveva descritta,

      una scintillante visione avvolta in un raggio di sole che scendeva

      su di lei da un viluppo di rami.  Il raggio  appariva  e  spariva,

      rendendo  la  sua figura scura o luminosa - ora simile a una bimba

      in carne e ossa, ora come uno spiritello -,  con l'andare e venire

      dei riflessi luminosi.  Ud la voce della madre,  e si fece avanti

      lentamente attraverso la foresta.

      Perla non aveva trovato noiosa l'ora che sua madre aveva passato a

      discorrere con  l'ecclesiastico.  La  grande  foresta  scura,  per

      quanto  si mostrasse austera a chi portava nel suo seno le colpe e

      gli affanni  del  mondo,  si  trasformava  meglio  che  poteva  in

      compagna  di  giochi della piccola solitaria.  Triste com'era,  le

      dava il benvenuto con il  suo  migliore  sorriso.  Le  offriva  le

      bacche nate l'autunno precedente,  che sarebbero maturate soltanto

      a primavera, e che ora rosseggiavano come gocce di sangue sopra le

      foglie morte.  Perla le raccoglieva,  e le piaceva il loro  sapore

      selvatico.  I  piccoli  abitanti  della  foresta non si prendevano

      quasi neppure la briga di scostarsi dalla sua strada. Una pernice,

      con dieci pulcini alle calcagna,  le corse addirittura addosso con

      aria  minacciosa,  pur  pentendosi  presto  della  sua audacia per

      tornarsene pigolando a rassicurare i suoi  piccoli.  Un  piccione,

      appollaiato su un ramo basso, lasci avvicinare Perla, e l'accolse

      con  un  suono  che era tanto di allarme quanto di benvenuto.  Uno

      scoiattolo,  dalla cima fronzuta dell'albero dove viveva,  squitt

      di  rabbia  o  di  divertita sorpresa,  poich gli scoiattoli sono

      individui cos collerici e buffi che  difficile  sapere  come  la

      pensino  esattamente,  e dopo essersi rivolto cos alla piccola le

      tir una noce sulla testa. Era una noce dell'anno precedente,  gi

      intaccata dai suoi dentini aguzzi.  Una volpe,  che i suoi leggeri

      passi sulle foglie  avevano  risvegliato,  guard  con  diffidenza

      Perla,  come  chiedendosi  se  fosse  meglio  sgattaiolare  via  o

      riprendere sul posto il suo pisolino. Un lupo, si dice - ma qui il

      racconto   certamente  scivolato  nell'inverosimile  -  venne  ad

      annusare  l'abito  di  Perla,  e le porse la testa da accarezzare.

      Quello che dev'essere vero, per,  che la foresta madre, e quelle

      creature selvagge che essa  proteggeva,  riconoscevano  tutte  una

      selvaggia parentela con la figlia dell'uomo.

      Anche Perla,  del resto,  era pi buona qui che sui margini erbosi

      delle strade della colonia, o nella casupola della madre. Sembrava

      che  i  fiori  lo  sapessero,  e  sussurrassero  in  coro  al  suo

      passaggio: "Adornati di me,  bella bambina,  adornati di me!",  e,

      per far loro piacere, Perla raccoglieva le viole, gli anemoni,  le

      aquilegie  e i ramoscelli del verde pi vivo,  che i vecchi alberi

      le offrivano protendendoli all'altezza dei suoi occhi. Si decorava

      i capelli e si tramutava in una giovane ninfa,  o  in  una  driade

      bambina,  o  in  qualsiasi  altra  cosa  che si trovasse in intima

      comunione con l'antica boscaglia.  In questo modo si era  adornata

      Perla,   quando  ud  la  voce  della  madre,   e  torn  indietro

      lentamente.

      Lentamente, perch aveva visto il reverendo!




      19. LA PICCOLA AL RUSCELLO.

      "Le vorrai molto bene",  insist  Hester  Prynne,  mentre,  seduta

      accanto al sacerdote,  guardava avvicinarsi la piccola Perla. "Non

      ti sembra bella?  Guarda con che grazia naturale si  adornata con

      quei fiori!  Se nel bosco avesse raccolto perle, diamanti e rubini

      non potrebbero starle meglio!  E' una splendida bambina!  Ma so da

      chi ha preso!".

      "Sai  tu,   Hester",  disse  Arthur  Dimmesdale,  con  un  sorriso

      inquieto,  "che quella cara bambina che ti porti sempre accanto mi

      ha  preoccupato  pi  di  una volta?  Mi pareva (oh,  Hester,  che

      pensiero  mai questo,  e come  doloroso doverne temere!)  che  i

      miei  stessi lineamenti si fossero riprodotti sul suo viso,  e con

      tanta evidenza  che  tutti  se  ne  dovessero  accorgere.  Ma  lei

      somiglia pi a te!".

      "No,  no!  Non  pi  che  a  te!" rispose la madre,  con un tenero

      sorriso.  "Ancora un poco,  e non dovrai pi temere che mostri  di

      chi    figlia.  Che strana bellezza le danno quei fiori selvatici

      nei capelli! E come se una delle fate,  che abbiamo lasciato nella

      nostra cara vecchia Inghilterra,  l'avesse adornata per mandarcela

      incontro".

      Fu con una sensazione,  che nessuno dei due aveva mai  provato  in

      precedenza,  che osservarono il lento avvicinarsi di Perla. In lei

      era visibile il legame che li univa.  Era stata offerta  al  mondo

      come  il  geroglifico vivente,  nel quale era racchiuso il segreto

      che per sette anni essi avevano cercato di  nascondere  con  tanta

      costanza:   tutto   scritto  in  quel  simbolo,   tutto  manifesto

      chiaramente,  se ci fosse stato un profeta o  un  mago  capace  di

      leggere  nella  natura  di  quella  fiamma!  E Perla rappresentava

      l'unit del loro essere.  Qualunque cosa fosse  il  male  passato,

      come  avrebbero potuto dubitare che la loro vita terrena e il loro

      futuro destino non fossero congiunti, quando a un tempo ne avevano

      sotto gli occhi l'unione materiale e  l'idea  spirituale,  in  cui

      essi  si  erano  incontrati,  e avrebbero dovuto restare uniti per

      sempre?  Pensieri come questi,  e forse altri,  che  non  potevano

      riconoscere  o  definire,  gettavano un'atmosfera misteriosa sulla

      piccola che stava venendo verso di loro.

      "Cerchiamo di fare  in  modo  che  non  si  accorga  di  nulla  di

      insolito... nessuna agitazione e nessun ardore... nel rivolgerti a

      lei",  sussurr Hester.  "La nostra Perla ,  a volte, un folletto

      fantastico ed estroso.  Soprattutto nei riguardi dell'emozione  si

      mostra  raramente tollerante,  se non  in grado di comprenderne a

      fondo il perch e il percome.  Ma  una bambina  capace  di  amare

      profondamente! Vuol bene a me, e ne vorr anche a te!".

      "Non puoi immaginare",  disse il reverendo, gettando un'occhiata a

      Hester Prynne, "quanto il mio cuore tema quest'incontro,  e quanto

      lo  brami!  Ma  a  dire il vero,  come gi ti ho ricordato,  non 

      facile che i bambini si trovino a loro agio  con  me.  Non  mi  si

      arrampicano sulle ginocchia,  non mi bisbigliano all'orecchio, non

      ricambiano il mio sorriso,  ma  se  ne  restano  da  parte,  e  mi

      guardano con strani occhi.  Anche i bambini molto piccoli,  quando

      li prendo in braccio,  piangono a dirotto.  E tuttavia Perla,  gi

      due volte nella sua breve vita,   stata gentile con me!  La prima

      volta, tu sai quando fu!  L'ultima fu quando la portasti con te in

      casa di quel severo vecchio governatore!".

      "E  tu perorasti cos bene in favore di entrambe noi due!" rispose

      la madre. "Me ne ricordo, e se ne deve ricordare anche Perla.  Non

      temere.  Forse  all'inizio  sar  un  po' ritrosa e scostante,  ma

      presto imparer a volerti bene".

      Ormai Perla aveva raggiunto la sponda del ruscello,  e  l  se  ne

      stava,  fissando  in silenzio Hester e l'ecclesiastico,  che erano

      ancora seduti accanto sul tronco muscoso  ad  aspettarla.  Proprio

      nel  punto  dove  si  era fermata,  il ruscello formava un piccolo

      specchio cos fermo  e  tranquillo  che  rifletteva  perfettamente

      l'immagine  della  sua  piccola  figura,  in  tutta  la pittoresca

      bellezza dei suoi ornamenti di fronde e di fiori,  in  un  aspetto

      pi raffinato e idealizzato di quello reale.  Quest'immagine, alla

      quale mancava tanto poco per essere identica alla  piccola  Perla,

      sembrava  comunicare  parte  della  sua ombrosa intangibilit alla

      bambina.  Era strano l'atteggiamento di Perla,  che se ne stava  a

      fissarli attraverso l'oscurit del bosco;  lei stessa,  frattanto,

      tutta illuminata da un raggio di sole che sembrava attratto l  da

      una  strana  simpatia.  Nel  ruscello ai suoi piedi stava un'altra

      bambina, diversa ma identica,  anche lei avvolta nel suo raggio di

      luce dorata.  Hester si sentiva,  in modo indistinto e tormentoso,

      estranea  a  Perla,  come  se  la  bimba,  nella  sua  scorribanda

      solitaria  per la foresta,  fosse uscita dalla sfera in cui viveva

      assieme alla madre e ora cercasse invano di rientrarci.

      C'era in questa impressione del vero e del falso;  la bimba  e  la

      madre erano, s, estranee l'una all'altra, ma per colpa di Hester,

      non  di  Perla.  Da quando lei si era allontanata dal fianco della

      donna,  un altro compagno era  stato  ammesso  nella  cerchia  dei

      sentimenti  della madre,  modificando il loro aspetto al punto che

      Perla, sulla via del ritorno dai suoi vagabondaggi, non riusciva a

      ritrovare il suo posto consueto,  e si rendeva conto a  stento  di

      dove fosse.

      "Ho la strana impressione",  osserv il sensibile sacerdote,  "che

      questo ruscello non sia altro che il confine tra due mondi,  e che

      tu  non  potrai mai ritrovare la tua piccola Perla.  O forse lei 

      uno di quei folletti ai quali,  come ci  insegnarono  le  leggende

      della  nostra  infanzia,    vietato attraversare la corrente?  Ti

      prego di dirle che si affretti,  perch questo ritardo mi  ha  gi

      scosso i nervi".

      "Vieni,   bambina  cara!"  disse  Hester  in  tono  incoraggiante,

      protendendo le braccia aperte.  "Come sei lenta!  Non ti avevo mai

      vista  cos  pigra  prima  d'ora!  C' qui un mio amico,  che deve

      diventare anche amico tuo. Cos d'ora in poi sarai amata il doppio

      di quanto non potesse fare tua madre da sola!  Salta il ruscello e

      vieni da noi. Sai saltare come una cerbiatta!".

      Perla, senza rispondere in alcun modo a queste espressioni melate,

      rest  dall'altro  lato  del ruscello.  Ora fissava i suoi lucenti

      occhi  selvaggi  sulla  madre,   ora  sul  sacerdote,   e  ora  li

      comprendeva  entrambi  in  uno sguardo solo,  quasi per scoprire e

      chiarire a se stessa la relazione in cui si trovavano. Per qualche

      inspiegabile ragione,  sentendo gli occhi della figlia su  di  s,

      Arthur  Dimmesdale,  col gesto che gli era cos abituale da essere

      divenuto ormai involontario,  si port una mano al cuore.  Infine,

      con una strana espressione autoritaria, Perla sporse una mano, con

      il piccolo indice teso, evidentemente verso il seno della madre. E

      ai  suoi  piedi,  nello  specchio  del ruscello,  c'era l'immagine

      adorna di sole e di  fiori  della  piccola  Perla,  anch'essa  col

      piccolo indice puntato.

      "Strana bambina, perch non vuoi venire da me?" esclam Hester.

      Perla   teneva   sempre  l'indice  puntato,   e  aveva  la  fronte

      aggrottata,  cosa tanto pi  impressionante  considerando  il  suo

      aspetto  puerile.  Mentre  sua madre continuava a blandirla,  e ad

      atteggiare il volto a insoliti sorrisi, la bimba batt un piede in

      terra con uno sguardo e un gesto ancor pi imperiosi. Nel ruscello

      la  fantastica  bellezza  dell'immagine  rifletteva  l'espressione

      adirata, il dito puntato e il gesto imperioso, aggiungendo rilievo

      all'aspetto della piccola Perla.

      "Sbrigati,  Perla, o mi farai arrabbiare!" grid Hester Prynne, la

      quale,  del resto,  abituata a un simile comportamento della bimba

      in  altre occasioni,  ora desiderava un comportamento pi decoroso

      da parte sua.  "Salta il ruscello,  cattiva,  e corri  qui!  Bada,

      altrimenti verr io!".

      Ma  Perla,  senza  che  le  minacce della madre avessero su di lei

      effetto maggiore delle sue lusinghe,  cedette improvvisamente a un

      accesso   di   disperazione,    gesticolando   violentemente,    e

      abbandonandosi  a  una  serie  di  stravaganti   contorsioni   che

      l'agitavano  tutta.  Un  a questa crisi selvaggia grida laceranti

      che echeggiarono in ogni recesso del bosco,  tanto che,  per  sola

      che fosse nel suo puerile e irragionevole disappunto, sembrava che

      una  folla  nascosta  le  manifestasse  la  sua  simpatia e il suo

      incoraggiamento.  Ancora  si  poteva  vedere  nel  ruscello  l'ira

      indistinta dell'immagine di Perla, incoronata e cinta di fiori, ma

      che  batteva  il piede e gesticolava selvaggiamente,  e pur sempre

      tenendo il piccolo indice puntato al seno di Hester.

      "Capisco   ci   che   turba   la   piccola",    sussurr   Hester

      all'ecclesiastico,  impallidendo  nonostante  i  suoi  sforzi  per

      nascondere il proprio smarrimento.  "I bambini non  sopportano  il

      minimo  cambiamento  nell'aspetto  delle  cose che sono abituati a

      vedersi ogni giorno davanti.  Perla sente la mancanza di  qualcosa

      che mi ha sempre visto addosso!".

      "Ti prego", rispose il reverendo, "se possiedi il mezzo di calmare

      la  bambina,  usalo  subito!  Fatta  eccezione  per  gli ammuffiti

      incantesimi di  una  vecchia  strega  come  la  signora  Hibbins",

      aggiunse, sforzandosi di sorridere, "non c' nulla che io affronti

      meno volentieri di questi capricci infantili.  Queste cose,  nella

      giovane bellezza di Perla come nella strega rugosa, hanno qualcosa

      di soprannaturale. Falla calmare, se mi ami!".

      Hester si volse di nuovo a Perla,  con una vampa  di  rossore  sul

      viso,  una fugace occhiata piena di imbarazzo all'ecclesiastico, e

      poi un profondo sospiro,  ma,  prima ancora che avesse il tempo di

      dire  una  sola  parola,  il  rossore  si  trasform in un pallore

      mortale.

      "Perla",  disse tristemente,  "guarda davanti ai tuoi  piedi!  L,

      proprio davanti a te! Da questa parte del ruscello!".

      La  bimba  volse  lo  sguardo  al punto indicato,  dove giaceva la

      lettera scarlatta,  cos vicina alla corrente che il ricamo  d'oro

      ci si rifletteva.

      "Portala qui!" disse Hester.

      "Vieni a prenderla tu!" rispose Perla.

      "C'  mai  stata  al  mondo una bambina come questa?" disse Hester

      all'ecclesiastico, senza farsi sentire della piccola.  "Oh,  avrei

      tante cose da raccontarti sul suo conto!  Ma, in fondo, ha ragione

      per quel che riguarda quel marchio odioso.  Devo sopportare la sua

      tortura ancora per poco, soltanto per pochi giorni, fino a che non

      ce  ne saremo andati da questo paese,  e potremo ricordarcene come

      di qualcosa che  esistito soltanto in un sogno.  La  foresta  non

      pu  nasconderlo.  Sar  l'oceano aperto che lo ricever dalla mia

      mano, e lo inghiottir per sempre!".

      Con queste parole, si avvicin alla sponda del ruscello,  raccolse

      la lettera scarlatta, e se la appunt di nuovo sul petto. Soltanto

      un  attimo  prima  Hester,  piena  di  speranza,  aveva parlato di

      gettarla nel fondo del mare, ma ora sembrava pesasse su di lei una

      condanna ineluttabile,  mentre riceveva  il  suo  simbolo  crudele

      dalle  mani del fato.  Lo aveva gettato nello spazio senza limiti!

      Aveva goduto di un'ora di respiro!  Ed ecco di nuovo  che  la  sua

      vergogna scarlatta tornava a brillare al suo solito posto!  Accade

      sempre cos,  anche se in forme  diverse:  i  fatti  pi  dolorosi

      assumono  l'aspetto  di  fatalit.  Hester  raccolse poi i pesanti

      riccioli dei suoi capelli,  e li imprigion nella cuffia.  Come se

      la  tetra lettera avesse contenuto un maligno incantesimo,  la sua

      bellezza,   il  calore  e  la  ricchezza  della  sua   femminilit

      scomparvero  come  il  sole  al tramonto,  e un'ombra grigia parve

      abbattersi su di lei.

      Quando il triste cambiamento fu compiuto, tese la mano a Perla.

      "Riconosci tua madre ora, bambina?" chiese con tono di rimprovero,

      ma anche  di  rassegnazione.  "Vuoi  attraversare  il  ruscello  e

      riconoscere  tua madre,  ora che indossa di nuovo la sua vergogna,

      ora che  triste?"-

      "S,  ora s!" rispose la piccola,  attraversando il ruscello d'un

      balzo e correndo ad abbracciare Hester. "Ora s che sei mia madre!

      E io sono la tua piccola Perla!".

      In uno slancio di tenerezza,  non insolito in lei, attir verso di

      s la testa della madre e la baci in fronte e  sulle  guance.  Ma

      poi,  seguendo  una specie di necessit che faceva s che la bimba

      non potesse mai  dare  quel  po'  di  conforto  che  sapeva  senza

      accompagnarlo  con  un  palpito d'angoscia,  Perla alz la bocca e

      baci anche la lettera scarlatta!

      "Questo  stato molto brutto da parte tua!" disse Hester.  "Appena

      mi mostri un po' d'affetto subito mi schernisci!".

      "Perch il reverendo  seduto l?" chiese Perla.

      "Ti aspettava per salutarti",  rispose la madre.  "Vieni,  e fatti

      dare la sua benedizione. Ti vuol bene, piccola Perla,  e vuol bene

      anche alla tua mamma.  Gli vorrai bene anche tu?  Vieni,  ansioso

      di salutarti!".

      "Ci vuol bene?" disse Perla,  scrutando il viso  della  madre  con

      intelligenza. "Torner in citt con noi, tenendoci per mano, tutti

      e tre insieme?".

      "Non  ora,  bambina  cara",  rispose  Hester.  "Ma presto verr il

      giorno in cui camminer con noi tenendoci  per  mano.  Avremo  una

      casa e un focolare tutti per noi, e tu gli starai sulle ginocchia:

      ti  insegner  tante  cose,  e  sar molto affettuoso con te.  Gli

      vorrai bene, vero?".

      "E continuer a tenersi la mano sul cuore?" volle sapere Perla.

      "Stupidina,  che razza di domande!" esclam  la  madre.  "Vieni  a

      farti dare la sua benedizione!".

      Ma,  o  per  effetto  della  gelosia  istintiva dei bambini troppo

      viziati verso i rivali pericolosi, o per qualsiasi altro capriccio

      del suo carattere irrequieto,  Perla non volle  mostrarsi  gentile

      col  sacerdote.  Fu  solo  spingendola avanti a forza che la madre

      riusc a condurgliela,  e la piccola manifest la  sua  riluttanza

      con  strane boccacce;  ne conosceva infatti una singolare variet,

      fin dai tempi della sua primissima infanzia,  e sapeva trasformare

      la  sua  mobile  fisionomia  in  una serie di espressioni diverse,

      ognuna delle quali aveva una sua ironia particolare. Il sacerdote,

      penosamente imbarazzato,  ma sperando che un bacio costituisse  un

      talismano  per  aprirsi l'accesso alle simpatie della bambina,  si

      chin, e gliene diede uno in fronte.  Allora Perla si liber dalla

      madre,  corse al ruscello e, chinatasi sulla corrente, vi bagn la

      fronte,   fino  a  che  il  bacio  indesiderato  non  fu   rimosso

      completamente,  e  sparso  per vasto tratto dallo scorrere placido

      delle acque. Poi se ne rimase in disparte,  osservando in silenzio

      Hester  e  l'ecclesiastico  che  parlavano  insieme,   e  facevano

      progetti  riguardo  alla  loro  nuova  situazione  e   alle   loro

      intenzioni che presto avrebbero realizzato.

      Adesso  questo  fatale incontro era giunto alla fine.  La valletta

      sarebbe tornata alla sua solitudine in mezzo agli alberi vecchi  e

      scuri,  i  quali,  con  le  loro  innumerevoli  lingue,  avrebbero

      sussurrato a lungo parlando  dell'accaduto,  e  nulla  ne  avrebbe

      saputo  alcun  mortale.  Il  malinconico ruscello avrebbe aggiunto

      anche questo racconto al mistero dal quale il suo  cuore  era  gi

      sopraffatto,  e di cui continuava a mormorare sommessamente, senza

      che il suo tono divenisse pi lieto di quel che non fosse stato da

      secoli.



      20. L'ECCLESIASTICO IN UN LABIRINTO.

      Mentre l'ecclesiastico si allontanava,  precedendo Hester Prynne e

      la  piccola  Perla,  si  guard  un attimo,  quasi aspettandosi di

      vedere soltanto qualche tratto indistinto o la sagoma della  madre

      e  della  figlia dileguarsi pian piano nella luce crepuscolare del

      bosco.  Un evento di tanta importanza nella sua  vita  non  poteva

      essere  accettato subito come reale.  Ma c'era Hester,  con il suo

      vestito grigio,  ancora in piedi accanto al tronco d'albero che un

      fulmine  aveva abbattuto in un'epoca ormai remota,  e che il tempo

      aveva da allora ricoperto di musco,  perch  i  due  predestinati,

      carichi  del  pi pesante fardello della terra,  potessero sedervi

      insieme, per trovare un'ora di riposo e di conforto. E c'era anche

      Perla, che danzava con agilit sulla sponda del ruscello,  ora che

      il  terzo  incomodo  se  n'era  andato,  e  che  si  apprestava  a

      riprendere il suo posto a fianco della madre.  Dunque il sacerdote

      non si era addormentato e non aveva sognato!

      Per  liberarsi  la  mente  da  questa  indistinta  sovrapposizione

      d'immagini  e  d'impressioni,   che  la  turbava  con  una  strana

      irrequietudine,  ripens  e  defin  con  la  massima precisione i

      progetti che lui e Hester avevano fatti  a  proposito  della  loro

      partenza.  Avevano deciso che il Vecchio Mondo, con le sue folle e

      le sue citt,  avrebbe offerto loro un rifugio e  un  nascondiglio

      migliore  delle  terre selvagge della Nuova Inghilterra o di tutta

      l'America,  con le sue  prospettive  che  andavano  da  una  tenda

      all'indiana  a  una delle poche colonie europee sparpagliate lungo

      la costa. A prescindere dalla salute dell'ecclesiastico, cos poco

      adatta a sopportare gli stenti della vita nella  foresta,  le  sue

      doti  naturali,  la  sua  cultura  e  tutta  la sua formazione gli

      avrebbero assicurato una dimora soltanto in un ambiente  raffinato

      e civile;  quanto pi elevata fosse stata la sua posizione,  tanto

      meglio ci si sarebbe adattato.  A incoraggiare questa  scelta,  si

      dava  il  caso  che  ci  fosse  una  nave  in porto: una di quelle

      discutibili corvette comuni a quell'epoca,  le  quali,  pur  senza

      essere del tutto fuorilegge degli oceani, avevano tuttavia bisogno

      di  una  bella dose di irresponsabilit per scorrazzare sulla loro

      superficie.  La nave in questione era arrivata  non  molti  giorni

      prima  dal Mar dei Caraibi,  ed entro tre giorni sarebbe ripartita

      per Bristol.  Hester Prynne,  che per la sua vocazione di suora di

      carit,   aveva   gi   fatto   la   conoscenza   del  capitano  e

      dell'equipaggio, si sarebbe preoccupata di assicurare un passaggio

      per due adulti e  un  bambino  con  tutta  la  segretezza  che  le

      circostanze rendevano pi che desiderabile.

      L'ecclesiastico  aveva  voluto  sapere  da  Hester,  con  notevole

      insistenza,  il giorno preciso  in  cui  la  nave  avrebbe  dovuto

      salpare.  Probabilmente  sarebbe  stato  il  quarto  a  partire da

      quello.  "E' veramente una fortuna!" si era detto.  Ora,  siamo in

      dubbio  se  rivelarvi  o  no  la ragione per la quale il reverendo

      Dimmesdale riteneva l'occasione tanto fortunata. Tuttavia, per non

      nascondere nulla al lettore, la ragione era che,  tre giorni dopo,

      avrebbe  dovuto  tenere il sermone dell'Elezione;  e,  poich tale

      circostanza rappresentava uno dei momenti pi solenni  nella  vita

      di  un  sacerdote  della  Nuova  Inghilterra,  non  avrebbe potuto

      trovare un tempo e un  modo  pi  adatto  per  concludere  la  sua

      carriera professionale.  "Almeno non penseranno di me", rifletteva

      quest'uomo esemplare,  "che lascio trascurato o incompiuto qualche

      dovere  nei  confronti  della  comunit!".  Peccato davvero che un

      potere di introspezione profondo e acuto come quello del sacerdote

      dovesse ingannarsi cos miseramente! Abbiamo avuto, e forse avremo

      ancora,  cose peggiori di questa da  narrare  sul  suo  conto,  ma

      nessuna,  a parer nostro,  di una debolezza cos pietosa;  nessuna

      prova pi sottile e  inconfutabile  di  questa,  di  una  malattia

      sottile  che  da  tempo  aveva  cominciato  a  distruggere la vera

      sostanza del suo  carattere.  Nessuno  pu  presentare  due  volti

      diversi  a  se  stesso  e  alla  gente  per  un  periodo  di tempo

      considerevole senza finire col dubitare quale sia il vero.

      L'euforia di Dimmesdale al suo ritorno  dall'incontro  con  Hester

      Prynne gli diede una forza fisica inusitata,  e lo spinse verso la

      citt con passo  spedito.  Il  sentiero  del  bosco  sembrava  pi

      selvaggio,  pi ostile con i suoi rozzi ostacoli naturali,  e meno

      calcato da passi umani di quanto egli non ricordasse  nel  viaggio

      d'andata.  Ma  egli scavalcava le pozzanghere,  si apriva un varco

      tra l'intrico del sottobosco,  si inerpicava  per  le  salite,  si

      buttava  a  precipizio  gi per le discese e,  in breve,  superava

      tutte le difficolt del percorso con un'energia  instancabile  che

      stup  anche  lui.  Non  poteva  non ricordare che solo due giorni

      prima aveva fatto la stessa strada a stento,  fermandosi a prender

      fiato il pi spesso possibile. Mentre s'avvicinava alla citt, gli

      oggetti  familiari che gli apparvero gli diedero una sensazione di

      nuovo.  Non sembrava certamente che li  avesse  lasciati  soltanto

      ieri, n due giorni prima, ma da mesi e forse addirittura da anni.

      Certo,  la strada aveva tutta l'apparenza che egli ne ricordava, e

      le case avevano tutte le  loro  particolari  caratteristiche,  dai

      frontoni  sporgenti  alle  banderuole  a  forma  di gallo disposte

      esattamente l dove si aspettava di trovarle.  E tuttavia  provava

      questo  fastidioso  senso di cambiamento,  che si verificava anche

      nei confronti dei conoscenti che incontr lungo la via, e di tutte

      le forme di vita umana della citt che pure gli  erano  ben  note.

      Non  che  sembrassero  pi  vecchi  o  pi giovani: le barbe degli

      anziani non erano pi  bianche,  n  l'infante  che  fino  a  ieri

      camminava  carponi poteva oggi reggersi in piedi;  era impossibile

      definire in cosa differissero da quelli su cui egli aveva lanciato

      uno sguardo d'addio cos di  recente,  e  tuttavia  l'istinto  pi

      profondo del sacerdote lo avvertiva della loro trasformazione.  La

      stessa impressione lo colp con pi forza  quando  pass  sotto  i

      muri della sua chiesa.  L'edificio aveva un aspetto cos strano, e

      a un tempo cos familiare,  che la mente di  Dimmesdale  oscillava

      tra  due  idee:  o  fino  a  quel momento non l'aveva visto che in

      sogno, o lo stava sognando in quello stesso momento.

      Questo fenomeno,  nelle varie forme  che  assumeva,  non  indicava

      alcun cambiamento esterno,  ma ne dimostrava uno cos improvviso e

      importante nell'osservatore della scena abituale, che l'intervallo

      di un solo giorno aveva agito sulla sua coscienza come se  fossero

      passati molti anni.  Erano stati il libero volere del sacerdote, e

      quello di Hester,  e il  destino  che  li  univa,  a  compiere  la

      trasformazione. Era la stessa citt di prima, ma non era lo stesso

      sacerdote che era tornato dalla foresta.  Avrebbe potuto dire agli

      amici che lo salutavano: "Io non sono  quello  che  credete!  L'ho

      lasciato nella foresta,  ritirato in un prato nascosto,  presso un

      tronco muscoso,  accanto  a  un  malinconico  ruscello!  Andate  a

      cercare il vostro sacerdote,  e guardate se il suo corpo emaciato,

      il suo volto scarno,  il suo sguardo appesantito dal dolore non si

      trovino ancora laggi,  come un abito gettato via!".  I suoi amici

      avrebbero  certamente  insistito:  "Ma  sei  tu  quell'uomo!";  ma

      sarebbero stati loro a sbagliarsi, e non lui.

      Prima di arrivare a casa, l'uomo nuovo che era sorto in Dimmesdale

      gli  diede  altre  prove  di  una rivoluzione nella sfera dei suoi

      pensieri e dei suoi sentimenti. In verit,  nulla che non fosse un

      radicale cambiamento di governo e di codice morale,  nel suo regno

      interiore,  poteva  giustificare  gli  impulsi  che  colpivano  il

      disgraziato   e  stupito  sacerdote.   A  ogni  passo  provava  la

      tentazione di fare questa o quest'altra  stranezza,  cattiveria  o

      stramberia,  rendendosi conto che sarebbe stata contemporaneamente

      involontaria e intenzionale,  a dispetto di se stesso,  e tuttavia

      proveniente  da  uno  strato della sua personalit pi profondo di

      quello che si opponeva all'impulso. Incontr, per esempio, uno dei

      suoi diaconi. Il buon vecchio gli si rivolse con l'affetto paterno

      e la patriarcale autorit che i suoi anni,  il suo carattere retto

      e  timorato,  e  la  sua posizione nella gerarchia della chiesa lo

      autorizzavano a usare e,  nello stesso tempo,  con quel profondo e

      quasi religioso rispetto imposto dalla vita pubblica e privata del

      giovane  sacerdote.  Mai  ci  fu  un  esempio pi bello di come la

      maest degli  anni  e  della  saggezza  si  conciliassero  con  la

      deferenza  e  il rispetto imposti a essa,  quando provengano da un

      rango sociale pi basso e da un talento inferiore e siano  diretti

      a un superiore.  Ora, nei due o tre minuti di conversazione tra il

      reverendo Dimmesdale  e  questo  eccellente  diacono  dalla  barba

      bianca,  fu  soltanto per mezzo del pi accurato autocontrollo che

      il primo riusc a trattenersi dal pronunciare certe idee  blasfeme

      che gli erano venute in mente a proposito della mensa eucaristica.

      Egli  tremava  in  tutta  la  persona,  e  divenne pallido come la

      cenere,  perch temeva che  la  propria  lingua  si  muovesse  per

      pronunciare  tali orrende bestemmie,  servendosi per far questo di

      un consenso che egli non le  aveva  dato  affatto.  E,  anche  con

      questo  terrore  in  cuore,  non pot quasi fare a meno di ridere,

      pensando a come sarebbe rimasto pietrificato il  vecchio  e  santo

      diacono  dall'aspetto  patriarcale  nel  sentire l'empiet del suo

      sacerdote!

      E  ancora,   gli  capit  un  incidente   dello   stesso   genere.

      Affrettandosi lungo la strada, il reverendo Dimmesdale incontr la

      sua  parrocchiana  pi vecchia,  una signora dalla religiosit pi

      che esemplare, povera,  vedova,  sola,  col cuore pieno di ricordi

      del marito e dei figli defunti, e degli amici morti da tanti anni,

      proprio  come  un  cimitero  pieno di lapidi istoriate.  Tuttavia

      tutte queste circostanze, che sarebbero state cos dolorose per un

      altro,  erano quasi una gioia solenne  per  questa  vecchia  anima

      devota,  a causa delle consolazioni della religione e delle verit

      della Scrittura,  di cui si era nutrita ininterrottamente per  pi

      di  trent'anni.   E,  da  quando  Dimmesdale  aveva  cominciato  a

      prendersi cura di lei, il pi gran conforto terreno della signora,

      che non sarebbe stato certamente un conforto se non  avesse  avuto

      in s qualcosa di celeste,  era di incontrare il suo parroco,  sia

      per caso o di proposito,  ed essere ristorata con  una  parola  di

      verit  evangelica  calda,  fragrante e odorosa di cielo,  deposta

      dalle amate labbra del sacerdote nel  suo  orecchio  assordito  ma

      estaticamente  attento.  Questa  volta,  per,  sino al momento di

      accostare le  labbra  all'orecchio  della  donna,  Dimmesdale,  di

      sicuro  per  volere  del  grande nemico delle anime,  non riusc a

      ricordare nessun passo delle Scritture o altro,  tranne un  breve,

      succoso e, come gli apparve allora, inconfutabile argomento contro

      l'immortalit  dell'anima  umana.  L'introduzione  di qualcosa del

      genere  nella  mente   di   questa   vecchia   sorella   l'avrebbe

      probabilmente fatta cadere morta di colpo, come sotto l'effetto di

      un  infuso  contenente  un  forte  veleno.  Quello  che  bisbigli

      realmente,  il sacerdote non riusc mai a ricordarlo  in  seguito.

      Forse  ci  fu  nelle sue parole una fortunata incoerenza,  che non

      riusc a comunicare  all'intelletto  della  buona  vedova  un'idea

      precisa,  o  che  la  Provvidenza  interpret  con  un  suo metodo

      particolare. Certo, quando il sacerdote si volse,  scorse sul viso

      della  donna  un'espressione di divina gratitudine e di estasi che

      sembrava lo splendore della  citt  celeste  sui  suoi  lineamenti

      pallidi e rugosi.

      Di  nuovo,  un terzo esempio.  Dopo essersi separato dalla vecchia

      parrocchiana, incontr la ragazza pi giovane della congregazione.

      Era una fanciulla da  poco  convinta,  e  convinta  dalla  predica

      tenuta  dallo  stesso  reverendo Dimmesdale la domenica successiva

      alla sua veglia,  a rinunciare ai transitori  piaceri  mondani  in

      cambio  della  celeste  speranza  che si sarebbe colorita di tinte

      sempre pi vivaci all'impallidire della vita che la circondava,  e

      che   avrebbe  trasformato  la  tristezza  dell'ora  finale  nello

      splendore della gloria eterna.  Era bella e pura  come  un  giglio

      fiorito  in  Paradiso.  Il  sacerdote  sapeva  di  avere un altare

      nell'immacolata santit del cuore di lei, dove la sua immagine era

      circondata di cortine candide come la neve,  unendo alla religione

      il calore dell'amore,  e all'amore una purezza religiosa.  Satana,

      quel pomeriggio, l'aveva strappata al fianco della madre,  e aveva

      posto  la  povera  giovinetta  sul  sentiero  di  quell'uomo  cos

      aspramente tentato o,  per dir meglio,  di  quell'uomo  perduto  e

      disperato.  Al  suo  avvicinarsi,  il  re  dei  demoni sussurr al

      sacerdote di condensare in un breve assioma il  germe  stesso  del

      male,  e di versarlo nel suo tenero petto,  dove certo non avrebbe

      mancato di fiorire cupamente presto,  per portare col tempo i suoi

      venefici  frutti.  Tanto  era  il  potere che egli aveva su quella

      fiduciosa anima virginale,  che l'ecclesiastico si sentiva  sicuro

      di poterne spazzar via l'innocenza con un solo sguardo cattivo,  e

      di poter far sorgere tutto  il  contrario  con  una  sola  parola.

      Perci, lottando con se stesso pi aspramente di quanto non avesse

      fatto  fin allora,  si vel il viso col mantello e si affrett per

      la sua strada, senza dar segno d'averla riconosciuta, lasciando la

      giovane sorella a digerire come poteva la sua scortesia. Lei pass

      al setaccio la propria coscienza,  piena di piccole cose futili  e

      innocue  come  la  sua  tasca  o  il  suo cestino da lavoro,  e si

      rimprover poveretta,  per mille piccole colpe immaginarie,  e  il

      mattino seguente fece le faccende di casa con gli occhi gonfi.

      Prima  che  l'ecclesiastico  avesse il tempo di compiacersi con se

      stesso della sua ultima vittoria sulla tentazione,  si rese  conto

      di  un  altro  impulso,   pi  stravagante,  e  quasi  altrettanto

      orribile.  Esso gli  suggeriva  (arrossiamo  nel  riferirlo),  gli

      suggeriva  di fermare in mezzo alla strada un gruppetto di bambini

      puritani che giocavano, e che si erano messi a discutere tra loro,

      e di insegnargli delle parole sconce.  Negatosi questo spasso come

      indegno dell'abito che portava,  incontr un marinaio ubriaco, uno

      di  quelli  che  facevano   parte   dell'equipaggio   della   nave

      proveniente dai Caraibi. E a questo punto, dopo aver resistito con

      tanto  successo a tutte le altre tentazioni,  il povero Dimmesdale

      prov un forte desiderio di stringere almeno la  mano  al  ribaldo

      incatramato,  per  ricrearsi  in sua compagnia con qualche facezia

      oscena,  di quelle che i marinai corrotti conoscono a bizzeffe,  e

      con  una  salva di bestemmie robuste,  sanguigne,  soddisfacenti e

      tali da sfidare le potenze celesti!  Non  fu  tanto  un  principio

      morale, quanto in parte il suo naturale buon gusto, e ancor pi il

      suo  radicato costume di decoro ecclesiastico,  che lo portarono a

      salvamento in quest'ultima crisi.

      "Cos' che mi perseguita e mi tenta  in  questo  modo?"  grid  il

      sacerdote dentro di s, fermandosi in mezzo alla via, e battendosi

      la  mano  sulla  fronte.   "Sono  forse  pazzo?   Mi  sono  arreso

      definitivamente al demonio?  Ho concluso  un  contratto  con  lui,

      nella foresta, e l'ho firmato col mio sangue? Mi spinge egli ora a

      eseguirlo,  suggerendomi  di  commettere tutte le malvagit che la

      sua corrotta immaginazione pu concepire?".

      Mentre il reverendo Dimmesdale si arrovellava cos,  e si  colpiva

      la  testa  con  la  mano,  la vecchia signora Hibbins,  la celebre

      strega, passava da quelle parti. Faceva una magnifica figura,  con

      la sua alta acconciatura, un ricco abito di velluto e una gorgiera

      di  pizzo  indurita  dal famoso amido giallo del quale Ann Turner,

      sua intima amica,  le aveva confidato la ricetta prima  di  essere

      impiccata  per  l'assassinio  di  sir Thomas Overbury.  Sia che la

      strega fosse riuscita a leggere i pensieri del  sacerdote,  o  sia

      che  li  avesse  immaginati,  si ferm,  lo guard malignamente in

      viso,  sorrise con astuzia e,  per  quanto  non  amasse  molto  la

      compagnia degli ecclesiastici, inizi una conversazione.

      "Dunque, reverendo signore, avete fatto una visita nella foresta",

      osserv  la  strega,  chinando  verso  di  lui  la  sua  smisurata

      acconciatura.  "La prossima volta vi prego soltanto di essere cos

      gentile da avvertirmi in tempo, e sar fiera di tenervi compagnia.

      Senza volermi dare troppa importanza,  la mia parola pu far molto

      per procurare una buona accoglienza a un  gentiluomo  estraneo  da

      parte del potente signore che sapete".

      "Vi  assicuro,  signora",  rispose  l'ecclesiastico,  in  tono  di

      solenne riverenza,  come richiedeva  la  posizione  sociale  della

      signora,  e  come  gli  imponeva la propria buona educazione,  "vi

      assicuro, signora, in tutta coscienza e onest, che il significato

      delle vostre parole mi lascia  completamente  sbalordito!  Non  mi

      sono recato nella foresta a incontrare nessun potente signore,  n

      credo proprio che far  mai  una  simile  visita  nel  futuro  con

      l'intenzione  di  guadagnarmi i favori di un tale personaggio.  Il

      mio unico e sufficiente proposito era di salutare  un  mio  devoto

      amico,  l'apostolo Eliot,  e di congratularmi con lui per le molte

      preziose anime che egli ha strappato al paganesimo!".

      "Ah, ah, ah!" sghignazz la vecchia strega, chinando ancora la sua

      alta acconciatura verso il  pastore.  "Bene,  bene!  E'  cos  che

      bisogna parlare in pieno giorno! Ve la cavate come uno vecchio del

      mestiere!  Ma  a  mezzanotte,  nella foresta,  faremo discorsi ben

      diversi!".

      Essa prosegu per la via con la sua attempata  maest,  non  senza

      volgere spesso indietro la testa per sorridergli, come vogliosa di

      riconoscere un rapporto di segreta intimit.

      "Mi sono dunque venduto",  pens il reverendo, "al demonio che, se

      la gente non s'inganna,  questa vecchia fattucchiera e  rinvoltata

      nel velluto si  scelta per signore e padrone?".

      Sventurato  sacerdote!  Aveva  stretto  un  patto  molto  simile a

      questo!  Tentato da un  sogno  di  felicit,  si  era  abbandonato

      deliberatamente,  come mai aveva fatto prima,  a quello che sapeva

      essere peccato mortale.  Il veleno  infetto  del  peccato  si  era

      diffuso  nel  suo organismo morale con rapidit spaventosa.  Aveva

      narcotizzato tutte  le  sue  tendenze  pi  sante  e  risvegliato,

      riportandole  in  vita,   tutte  le  peggiori.  Ironia,  amarezza,

      malignit gratuita, inutile desiderio di fare del male,  disprezzo

      di  quanto  esistesse  di  buono  e  di sacro,  tutto si ridest a

      tentarlo,  pur empiendo di terrore il suo animo.  E il suo  stesso

      incontro con la signora Hibbins,  anche se fu davvero un caso, gli

      mostr la simpatia che provava per i suoi compagni nel male, e per

      tutto il mondo degli spiriti perversi.

      Ormai aveva raggiunto la sua abitazione al margine del cimitero e,

      fatte le scale in fretta, si rifugi nel suo studio.  Il sacerdote

      fu  lieto  di  aver  raggiunto questo riparo senza essersi tradito

      davanti al mondo con nessuna di quelle strane e malvage stramberie

      alle quali si era continuamente  spinto  lungo  la  strada.  Entr

      nella  sua  solita  stanza,  e  rivolse lo sguardo ai libri,  alle

      finestre,  al  caminetto,   e  all'accogliente  tappezzeria  sulle

      pareti,  in  preda  alla  stessa sensazione di novit che lo aveva

      perseguitato per tutto il tragitto dalla valletta nella selva alla

      citt,  e fino alla sua stessa casa.  Qui egli  aveva  studiato  e

      scritto;  qui  aveva  sostenuto  veglie  e digiuni,  dai quali era

      uscito mezzo morto;  qui  aveva  cercato  di  pregare;  qui  aveva

      sopportato   centomila   agonie!   L  era  la  Bibbia,   nel  suo

      magniloquente ebraico antico, dove gli parlavano Mos e i Profeti,

      e sopra ogni cosa la voce di Dio! L,  sulla tavola,  accanto alla

      penna sporca d'inchiostro,  si trovava un sermone incompiuto,  con

      una frase lasciata a met,  l dove i pensieri avevano cessato  di

      fluire sulla pagina, due giorni prima. Sapeva che era proprio lui,

      il  sacerdote  magro  e pallido,  che aveva fatto e sofferto tutto

      questo, e che aveva composto il discorso dell'Elezione fino a quel

      punto!  Ma si sentiva isolato,  e guardava le manifestazioni della

      sua personalit precedente con sprezzante piet,  eppure non senza

      una curiosit piena d'invidia.  Quell'io era scomparso.  Un  altro

      uomo  aveva  fatto  ritorno dalla foresta,  un uomo pi saggio,  a

      conoscenza di occulti  segreti  che  mai  la  semplicit  del  suo

      predecessore  avrebbe  potuto  comprendere.  Quale amara specie di

      conoscenza!

      Assorto in queste riflessioni,  ud bussare  alla  porta  del  suo

      studio, e disse "Avanti!" senza riuscire a scacciare completamente

      l'idea  che  potesse  trattarsi  di  uno  spirito maligno.  Ed era

      proprio cos!  Fu il vecchio Roger  Chillingworth  a  entrare.  Il

      sacerdote si alz pallido e incapace di pronunciar parola, con una

      mano sulle Scritture ebraiche, e l'altra aperta sul petto.

      "Bentornato  a casa,  reverendo signore",  disse il medico.  "Come

      stava quel sant'uomo dell'apostolo  Eliot?  Ma  davvero,  signore,

      sembrate  pallido,  proprio  come se il viaggio per le selve fosse

      stato troppo faticoso per voi.  Non avrete bisogno del  mio  aiuto

      per rimettervi in forze prima della predica dell'Elezione?".

      "No,  credo di no",  replic il reverendo Dimmesdale. "Il viaggio,

      la  vista  del  santo  apostolo  laggi,  e  l'aria  pura  che  ho

      respirato, mi hanno fatto bene, dopo una reclusione cos lunga nel

      mio studio. Credo che potr fare a meno delle vostre medicine, mio

      buon  dottore,  bench  siano efficaci e somministrate da una mano

      amica".

      Per tutto questo  tempo  Roger  Chillingworth  aveva  scrutato  il

      sacerdote  con  lo  sguardo  grave e attento del medico per i suoi

      pazienti. Tuttavia,  a dispetto di queste apparenze,  quest'ultimo

      era quasi sicuro che il vecchio fosse a conoscenza,  o per lo meno

      sospettasse fondatamente,  del suo incontro con Hester Prynne.  Il

      medico sapeva dunque di non essere pi,  agli occhi del sacerdote,

      un amico fidato,  ma il peggiore dei nemici.  Poich il  dado  era

      stato  tratto,  sembrerebbe  naturale  che venisse manifestata una

      parte di quella conoscenza.  E' strano,  invece,  osservare quanto

      tempo trascorra di solito prima che le parole esprimano i fatti, e

      quanto  spesso  avvenga  che  due  persone,  le quali preferiscono

      evitare un certo argomento,  riescano a sfiorarlo,  e a  ritirarsi

      senza  averlo  affrontato.  Cos,  il  sacerdote  non nutr nessun

      timore che Roger  Chillingworth  volesse  fare  esplicitamente  il

      punto  sulla  posizione  in  cui  l'uno  si  trovava nei confronti

      dell'altro,  mentre d'altra parte  il  medico,  con  i  suoi  modi

      insinuanti, si avvicin strisciando pericolosamente al segreto.

      "Non  sarebbe meglio",  chiese quest'ultimo,  "che questa notte vi

      giovaste della mia scarsa abilit?  In verit,  signore,   nostro

      dovere darci la pena di rafforzarvi e di rinvigorirvi in occasione

      del discorso dell'Elezione. Ci si aspetta molto da voi, nel timore

      di non avervi pi con noi il prossimo anno".

      "S,  mi  trover  in un mondo diverso",  rispose il sacerdote con

      devota rassegnazione.  "E la  fede  mi  dice  che  sar  migliore;

      onestamente, non credo neppure io di potermi curare del mio gregge

      per  il  volgere delle stagioni di un intero anno!  Ma quanto alla

      vostra medicina, gentile signore,  nel mio attuale stato di salute

      non ne sento il bisogno".

      "Sono lieto di sentirvelo dire",  replic il medico. "Forse le mie

      cure,  che per tanto tempo vi ho somministrato invano,  cominciano

      soltanto  ora  a  produrre  l'effetto  desiderato.  Sarei  un uomo

      felice,  e meriterei tutta la gratitudine della Nuova Inghilterra,

      se riuscissi davvero a guarirvi!".

      "Vi ringrazio di cuore,  mio premuroso amico",  disse il reverendo

      Dimmesdale con un  sorriso  solenne.  "Vi  ringrazio,  e  pregher

      perch si realizzino i vostri buoni propositi".

      "Le  preghiere  di un giusto sono un'aurea ricompensa!" rispose il

      vecchio Roger Chillingworth, prendendo congedo. "S,  esse sono la

      moneta  corrente della Nuova Gerusalemme,  coniata col marchio del

      Re in persona!".

      Rimasto solo,  il sacerdote chiam uno dei servitori  di  casa,  e

      chiese del cibo, che mangi con grandissimo appetito appena gli fu

      posto  dinnanzi.  Gett  poi nel fuoco le pagine gi scritte della

      predica dell'Elezione e ne cominci un'altra, che scrisse con tale

      impeto di pensieri e d'emozioni  da  credersi  ispirato;  e  rest

      perplesso  a  chiedersi  come  mai  il  Cielo  potesse considerare

      strumento adatto per la sua grandiosa e solenne musica  una  canna

      d'organo corrotta come lui.  Tuttavia, lasciando che il mistero si

      risolvesse da solo,  o restasse insoluto per sempre,  continu nel

      suo  lavoro  con  la  massima  rapidit,  come rapito in un'estasi

      felice.  Cos pass veloce la notte,  come se fosse  un  destriero

      alato,  che  lo portasse in groppa;  venne il mattino,  e sbirci,

      arrossendo,  attraverso le tende;  e  infine  il  pieno  splendore

      dell'alba  lanci  un raggio dorato nello studio,  e lo pose sotto

      gli occhi abbacinati del sacerdote.  Egli era ancora  l,  con  la

      penna  in  mano,  e  dietro  di  lui  si era accumulata un'immensa

      quantit di pagine!



      21. LA FESTA DELLA NUOVA INGHILTERRA.

      La mattina del giorno in cui il nuovo governatore avrebbe ricevuto

      la sua carica dalle mani del popolo,  Hester Prynne e  la  piccola

      Perla  arrivarono  di buon'ora sulla piazza del mercato.  Essa era

      gi affollata dagli artigiani e dagli altri abitanti plebei  della

      citt,  tra  i  quali  si  potevano  osservare  anche  molte  rudi

      fisionomie di individui i cui abiti di pelle di daino dimostravano

      la loro appartenenza ad alcuni degli stabilimenti coloniali  della

      foresta, che circondavano la piccola metropoli.

      In  questo  giorno di pubblica festivit Hester,  come in tutte le

      altre ricorrenze degli ultimi sette anni, indossava un abito di un

      ruvido  tessuto  grigio.   Sia   il   suo   colore   sia   qualche

      impercettibile  particolare nel suo taglio ottenevano l'effetto di

      farne scomparire la figura e  i  suoi  contorni,  mentre  la  sola

      lettera   scarlatta   la   traeva   da   questa   indeterminatezza

      crepuscolare  per  farla  risaltare  nella  luce  morale  che   si

      rifletteva  da  lei.  Il  suo  viso,  ormai abituale ai cittadini,

      mostrava la quiete marmorea che essi erano soliti  scorgervi.  Era

      come  una maschera o,  piuttosto,  come i lineamenti irrigiditi di

      una morta,  e questa triste similitudine era tanto pi  esatta  in

      quanto   Hester   era  effettivamente  morta  per  tutto  ci  che

      riguardava la comprensione umana,  ed era completamente estranea a

      quel mondo del quale sembrava ancora far parte.

      Forse   per  c'era  quel  giorno  sul  suo  volto  un'espressione

      insolita, ancora troppo tenue perch qualcuno se ne accorgesse,  a

      meno  che qualche osservatore provvisto di doti soprannaturali non

      le  avesse  prima  letto  nel   cuore,   per   poi   cercare   una

      trasformazione  corrispondente  nel  suo  portamento  e  nella sua

      fisionomia.  Un  tale  chiaroveggente  spirituale  avrebbe  potuto

      supporre  che,  dopo  aver  sostenuto  per sette dolorosi anni gli

      sguardi sprezzanti  della  folla  come  una  necessit,  come  una

      punizione,  e  come  qualcosa  che era da stoici sopportare,  essa

      volesse ora  affrontarli  per  l'ultima  volta  di  sua  libera  e

      spontanea volont,  per trasformare quella che era stata per tanto

      tempo un'angoscia in una specie di  trionfo.  "Gettate  un  ultimo

      sguardo  sulla lettera scarlatta e su colei che la porta!" avrebbe

      potuto gridar loro la vittima della gente e,  come essi credevano,

      la  loro schiava a vita.  "Ancora un poco,  e lei sar fuori della

      vostra portata!  Ancora qualche ora,  e il profondo  e  misterioso

      oceano  nasconder  ed  estinguer  per  sempre il simbolo che voi

      avete voluto far  bruciare  sul  suo  petto!".  N  del  resto  ci

      sbaglieremmo  di  molto,  se  attribuissimo all'animo di Hester un

      senso di rancore,  nel  momento  in  cui  stava  per  ottenere  la

      liberazione dalla sofferenza che era stata parte di lei stessa per

      tanto  tempo.  Avrebbe  potuto  non  sentire  il desiderio di bere

      ancora un ultimo,  lungo,  profondo sorso dalla coppa d'assenzio e

      d'aloe  che  aveva dato il suo sapore a quasi tutti gli anni della

      sua maturit di donna? Il vino della vita che avrebbe portato alle

      labbra da quel  momento  in  poi  avrebbe  dovuto  essere  davvero

      corposo,  delizioso  e  inebriante nel suo calice d'oro cesellato,

      per non lasciarle un  languore  inevitabile  e  pesante,  dopo  la

      feccia  amara con cui era stata intossicata,  come con un cordiale

      di eccessivo vigore.

      Perla era adornata con la  pi  allegra  fantasia.  Sarebbe  stato

      impossibile  indovinare  che  quest'apparizione  d'una  luminosit

      solare doveva la sua esistenza alla triste figura  grigia,  o  che

      l'immaginazione  fervida  e  delicata  che aveva ideato il costume

      della bimba fosse la stessa che era riuscita  nell'intento,  forse

      pi  arduo,  di  dare  un  aspetto  cos particolare alla semplice

      tenuta di Hester.  Gli abiti di Perla le erano cos congeniali  da

      sembrare   un'emanazione,   o   uno  sviluppo  inevitabile  e  una

      manifestazione esteriore della sua  personalit,  inseparabili  da

      lei  come il multicolore riflesso dalle ali di una farfalla,  o lo

      splendore variopinto dai petali di un fiore spampanato.  La  bimba

      era  come  loro:  il  suo  abbigliamento  era  tutt'uno con la sua

      natura.  In questo giorno fatidico,  per di pi,  c'erano nei suoi

      modi  un'irrequietezza  e un'eccitazione particolare,  che a nulla

      rassomigliavano tanto  quanto  al  brillare  di  un  diamante  che

      scintilli  e  lampeggi ai sussulti del petto sul quale viene messo

      in mostra.  Spesso i bambini vibrano all'unisono con le agitazioni

      dei loro congiunti,  e sentono sempre in anticipo ogni disgrazia e

      ogni rivoluzione domestica imminente;  perci Perla,  che  era  il

      gioiello  sul seno della sua inquieta madre,  rivelava,  nel folle

      alternarsi dei suoi stati d'animo, le emozioni che nessuno avrebbe

      potuto scoprire sulla marmorea impassibilit del volto di Hester.

      Questa effervescenza la faceva svolazzare con un movimento  simile

      a quello d'un uccello, anzich camminare tranquillamente al fianco

      della madre. Spesso erompeva in grida di una musicalit selvaggia,

      inarticolata,  e talvolta assordante. Quando raggiunsero la piazza

      del mercato,  divenne ancora  pi  irrequieta,  alla  vista  della

      confusione e del fracasso che animavano il luogo; poich di solito

      esso  somigliava di pi alla vasta spianata silenziosa che si apre

      davanti alla chiesa d'un villaggio che al  centro  commerciale  di

      una citt.

      "Di',  mamma, che cosa succede?" grid. "Perch tutta questa gente

      ha lasciato oggi il suo lavoro?  E' giorno  di  svago  per  tutti?

      Guarda,  ecco il fabbro! Si  lavato la fuliggine dal viso, e si 

      messo i vestiti della festa,  e si direbbe  che  abbia  voglia  di

      spassarsela,  se  soltanto  qualcuno gli insegnasse come si fa!  E

      quello  mastro Brackett, il vecchio secondino, che mi saluta e mi

      fa dei sorrisi. Perch fa cos, mamma?".

      "Ti ricorda quando ieri molto piccola, bimba mia", rispose Hester.

      "Non  affatto una buona ragione per salutarmi e  sorridermi  come

      sta facendo,  il vecchiaccio nero,  torvo,  con quegli occhiacci!"

      disse Perla.

      "Pu salutare te se vuole,  perch tu sei vestita di scuro,  e hai

      la lettera scarlatta. Ma guarda, mamma, quanti visi sconosciuti, e

      quanti  indiani,  e  marinai!  Cosa sono venuti a fare,  tutti qui

      sulla piazza del mercato?".

      "Aspettano che passi il  corteo",  disse  Hester.  "Sfileranno  il

      governatore  e  i  magistrati,  e  i  sacerdoti e tutte le persone

      importanti e la buona gente,  con la banda,  e con i  soldati  che

      marciano davanti a loro".

      "E  ci sar anche quel sacerdote?" chiese Perla.  "E mi tender le

      mani come quella volta che mi portasti da lui, al ruscello?".

      "Ci sar, figliola", rispose la madre; "ma non ti saluter oggi, e

      tu non devi salutare lui".

      "Che uomo strano e triste che !" disse la bimba,  come parlando a

      se stessa. "A notte fonda ci chiama presso di lui, e ci prende per

      mano,  come quella volta che ci trovammo insieme sul palco!  E nel

      profondo della foresta,  dove soltanto  i  vecchi  alberi  possono

      ascoltarlo,  e  solo una striscia di cielo vederlo,  parla con te,

      seduto su un tronco muscoso!  E mi bacia pure in fronte,  in  modo

      tale che lo stesso ruscello deve faticare a lavarla!  Ma qui, alla

      luce del sole,  e in mezzo alla gente,  non  ci  conosce,  n  noi

      dobbiamo  conoscere lui!  Strano uomo che ,  cos triste e con la

      mano sul cuore!".

      "Sta' buona, Perla, non puoi capire queste cose",  disse la madre.

      "Non  pensare a lui,  ma guardati intorno,  vedi che facce allegre

      che hanno tutti? I bambini sono usciti da scuola, e i grandi dalle

      botteghe e dai campi, per festeggiare questa giornata, perch oggi

      un uomo diverso comincia a governarli, e per questo,  com' sempre

      stata  abitudine  del genere umano da quando si  formata la prima

      nazione,  si riuniscono per starsene allegri e in  pace,  come  se

      finalmente  dovesse  venire  un  anno aureo e fortunato per questo

      povero vecchio mondo!".

      Era proprio come diceva Hester, per quel che riguardava l'insolita

      allegria che illuminava i visi  della  gente.  In  questo  periodo

      festivo dell'anno, come gi era e come continu a essere per quasi

      due secoli, i puritani condensarono tutta l'allegria e la pubblica

      gioia  che  consideravano lecita all'umana fragilit,  disperdendo

      con essi la consueta nube di tristezza,  cos  che,  per  un  solo

      giorno  di  festa,  apparivano  solamente  un  po' pi tetri della

      maggior parte delle altre  comunit  in  un  periodo  di  generale

      afflizione.

      Forse  tuttavia  noi  esageriamo  il  tono  oscuro  e  triste  che

      indubbiamente caratterizzava  l'atmosfera  e  i  modi  dell'epoca.

      Quelli che ora affollavano il mercato di Boston non erano nati con

      un'eredit  di  tristezza puritana.  Erano oriundi inglesi,  i cui

      padri   erano   vissuti   nel   fasto    abbagliante    dell'epoca

      elisabettiana;  periodo  in  cui  la  vita inglese,  vista nel suo

      complesso, sarebbe apparsa pi maestosa, splendida e lieta di ogni

      altra. Se avessero seguito i loro gusti ancestrali, i coloni della

      Nuova Inghilterra avrebbero  dovuto  festeggiare  ogni  evento  di

      importanza  pubblica  con  fuochi artificiali,  banchetti,  quadri

      viventi e processioni.  N  sarebbe  stato  loro  impossibile,  in

      occasione  di  cerimonie  grandiose,  combinare  gli svaghi con le

      solennit, per adornare di un ricamo grottesco e variegato l'ampia

      toga di dignit di cui  le  nazioni  usano  rivestirsi  in  queste

      ricorrenze.  L'ombra  di un tentativo del genere si proiettava nel

      modo in cui la colonia celebrava l'inizio del suo  anno  politico.

      L'offuscato  riflesso  di  uno splendore ancor vivo nella memoria,

      una ripetizione incolore e diluita di quel che i  nostri  antenati

      avevano visto nella vecchia Londra, non diremo a un'incoronazione,

      ma  all'insediamento  di  un sindaco,  si poteva riscontrare nelle

      cerimonie  che  avevano  istituito  per  la  nomina  annuale   dei

      magistrati.  I padri e i fondatori della repubblica,  lo statista,

      il sacerdote e il soldato,  consideravano a quel tempo un  preciso

      dovere  rivestirsi di una maest e di un portamento esteriore che,

      secondo  i  loro  costumi,   veniva   considerato   l'inseparabile

      attributo  della loro elevata posizione politica o sociale.  Tutti

      si  avanzavano  per  sfilare  sotto  gli  occhi  del  popolo,  per

      comunicare  la necessaria dignit alla semplice struttura del loro

      Stato di cos recente formazione.

      In  tali  occasioni  la  gente  era   spronata,   anche   se   non

      incoraggiata,  a  concedersi  un  po'  di respiro dalla costante e

      austera diligenza che essa rivolgeva alle svariate forme di  rozza

      industria,  la quale, in ogni altro caso, sembrava essere tutt'uno

      con la sua religione.  E' vero che qui non sarebbe stato possibile

      trovare  nessuno  di  quegli  svaghi  ai quali l'allegria popolare

      sarebbe  prontamente   ricorsa   nell'Inghilterra   della   regina

      Elisabetta   o  del  re  Giacomo;   n  rustiche  rappresentazioni

      teatrali,  n trovatori con le loro arpe e le loro epiche ballate,

      n suonatori ambulanti con uno scimmione ballerino,  n giocolieri

      con i loro trucchi mimici,  nessun buffone che sapesse  rallegrare

      la moltitudine con le sue battute,  vecchie forse di cent'anni, ma

      ancora efficaci perch  si  rifacevano  alle  fonti  pi  popolari

      dell'allegria.     Tutti    questi    professori    nelle    varie

      specializzazioni  del  divertimento  sarebbero  stati  severamente

      messi  a tacere non soltanto dalla rigida disciplina imposta dalle

      leggi,  ma da quel sentimento generale che d alle leggi  la  loro

      vitalit.  Malgrado  questo,  il  largo,  onesto  volto del popolo

      sorrideva - forse erano sorrisi  arcigni,  ma  anche  aperti.  Non

      mancavano,  del resto,  i giochi che i coloni avevano visto,  e ai

      quali  avevano  partecipato,  tanti  anni  prima,  alle  fiere  di

      campagna  e  sulle  piazze  dei  villaggi d'Inghilterra,  e che si

      riteneva opportuno mantenere in uso in  questo  nuovo  paese,  per

      sviluppare  il  coraggio  e  la virilit che ne costituivano parte

      essenziale.  Incontri di pugilato,  nei due  stili  diversi  della

      Cornovaglia  e  del Devonshire,  avevano luogo in vari punti della

      piazza del mercato,  in un angolo c'era  un  amichevole  duello  a

      bastonate   e,   spettacolo   seguito  da  tutti  con  la  massima

      attenzione,  sul palco dei condannati,  del quale si   gi  tanto

      parlato   in  queste  pagine,   due  maestri  di  scherma  stavano

      cominciando a fare sfoggio della loro abilit in uno  scontro  con

      lo scudo rotondo e la sciabola. Tuttavia, con grande delusione del

      pubblico, quest'ultimo spettacolo fu interrotto dall'intromissione

      del  birro della citt,  che non avrebbe potuto tollerare a nessun

      patto che la maest della legge fosse insultata da tale  offesa  a

      uno dei suoi luoghi consacrati.

      Forse ci  lecito affermare,  nel complesso (essendo allora quella

      gente al primo stadio della loro  vita  tetra,  e  discendendo  da

      messeri che avevano saputo stare allegri,  ai loro tempi), che dal

      punto di vista dei festeggiamenti il paragone con i  loro  attuali

      discendenti,  anche dopo tanto tempo,  sarebbe tornato a vantaggio

      degli antichi progenitori.  La generazione a  loro  immediatamente

      successiva  recava su di s l'ombra pi scura del puritanesimo,  e

      se ne serv per rattristare talmente il  carattere  nazionale  che

      tutti  gli  anni  successivi  non  sono  bastati  a cancellarne le

      tracce.  Noi dobbiamo ancora apprendere la dimenticata arte  della

      gaiezza.

      Per  quanto  questo  affresco  di  vita  sociale  sulla piazza del

      mercato fosse in genere del colore  grigio  scuro,  bruno  o  nero

      degli  emigranti  inglesi,  c'erano tuttavia delle macchie di tono

      diverso a rallegrarlo. Un gruppetto di indiani,  nei loro selvaggi

      addobbi  di  pelli  di  daino  dagli strani ricami,  di collane di

      conchiglie, di ocra rossa e gialla e di piume, armati di archi, di

      frecce e di lance dalla punta di pietra, se ne stava da una parte,

      mantenendo il pi impeccabile contegno  che  gli  stessi  puritani

      potessero desiderare. E del resto, per selvaggi che fossero questi

      barbari   dipinti,   essi   non  rappresentavano  l'elemento  meno

      civilizzato della scena.  Questo titolo poteva essere reclamato  a

      buon   diritto   da  alcuni  marinai  dell'equipaggio  della  nave

      proveniente dai Caraibi,  che erano sbarcati per prender parte  ai

      divertimenti  del  giorno  dell'Elezione.  Erano  dei "desperados"

      dall'aspetto deciso,  con facce abbronzate e barbe indescrivibili,

      con  le  corte  brache  rette  alla  vita  da  cinturoni,   spesso

      affibbiati da una rozza piastra d'oro,  dai quali pendevano sempre

      dei lunghi coltellacci, e in qualche caso delle spade. Da sotto le

      teste  dei loro cappelloni di fibra di palma brillavano occhi che,

      anche nei momenti di buon umore  e  di  allegria,  mostravano  una

      ferocia quasi animalesca.  Essi trasgredivano senza timore e senza

      scrupolo quelle regole che disciplinavano rigidamente il  contegno

      degli altri, fumando tabacco proprio sotto il naso del birro, cosa

      che  a un cittadino sarebbe costata uno scellino di multa per ogni

      boccata,  e tracannando sorsate di vino o d'acquavite  dalle  loro

      fiasche  senza misura,  offrendone anche alla folla stupita che li

      circondava.  Era un tratto molto caratteristico  della  zoppicante

      moralit  dell'epoca,  per  rigida che possa sembrarci,  quello di

      concedere una certa impunit ai naviganti,  non  soltanto  per  le

      loro malefatte a terra, ma per atti ben pi gravi nel loro proprio

      elemento.  Un marinaio dell'epoca ci apparirebbe oggi molto simile

      a un pirata.  Non si potevano nutrire dubbi  sul  fatto  che,  per

      esempio,  la ciurma di quella stessa nave,  costituita da elementi

      non peggiori del normale,  si fosse resa colpevole,  come  diremmo

      noi,  di grassazione e di saccheggio del commercio spagnolo,  cosa

      che avrebbe posto in pericolo  il  loro  collo  in  una  corte  di

      giustizia moderna.

      Ma  il  mare  in  quei  vecchi tempi si agitava,  spumeggiava e si

      frangeva senza chiedere consigli a nessuno,  soggetto soltanto  al

      vento  burrascoso,  senza  che  le leggi umane tentassero quasi di

      imporgli alcun regolamento.  Colui che sulle onde era un bucaniere

      poteva cambiare nome e diventare subito,  se voleva, un uomo pio e

      timorato  in  terraferma,   n  perfino  al  culmine   della   sua

      spericolata  carriera,  era  considerato una persona con cui fosse

      disdicevole avere rapporti di commercio o d'amicizia.  Perci  gli

      antichi  puritani,  nei  loro mantelli neri,  con le loro gorgiere

      inamidate e  i  cappelli  a  pan  di  zucchero,  sorridevano  allo

      schiamazzo  e al comportamento rozzo di questi allegri marinai non

      senza benevolenza;  e vedere un  cittadino  rispettabile  come  il

      vecchio Roger Chillingworth, il medico, intrattenersi sulla piazza

      del  mercato  a  conversare  a  lungo  col  capitano della nave in

      questione non suscitava n sorpresa n riprovazione.

      Quest'ultimo era la figura pi elegante e appariscente, almeno per

      quanto riguardava il vestiario,  che  fosse  dato  vedere  tra  la

      moltitudine.  Aveva sulla giubba una pioggia di nastri, un gallone

      d'oro sul cappello,  che era anche adorno di una catena d'oro e di

      una  piuma.  Aveva  la spada al fianco,  e una cicatrice d'arma da

      taglio sulla fronte,  che,  con la sua pettinatura,  sembrava  pi

      desideroso  di  mettere in risalto che di nascondere.  Un abitante

      della terraferma non  avrebbe  potuto  mostrarsi  in  giro  in  un

      abbigliamento  simile,  e  con un'aria cos insolente e gagliarda,

      senza dover subire un severo interrogatorio  da  un  magistrato  e

      prendersi  probabilmente una multa,  la prigione,  o forse qualche

      ora di gogna. Quanto al capitano,  per,  si passava sopra a tutto

      questo  come parte della sua natura,  come si sarebbero scusate in

      un pesce le sue squame brillanti.

      Dopo essersi separato dal medico,  il  comandante  della  nave  di

      Bristol  si aggir senza meta e con indifferenza per la piazza del

      mercato, fino a che,  imbattutosi in Hester Prynne,  non gli parve

      di riconoscerla,  e non esit a rivolgerle la parola.  Come sempre

      succedeva dove si trovava Hester, si era formato uno spazio vuoto,

      una specie di circolo  magico,  nel  quale,  quantunque  la  gente

      dovesse  farsi avanti a gomitate a poca distanza,  nessuno osava o

      desiderava avventurarsi  Era  una  specie  di  forzata  solitudine

      morale   nella   quale  la  lettera  scarlatta  aveva  avvolto  la

      portatrice che le era stata destinata,  in parte per la sua stessa

      riservatezza,  e  in  parte  per  l'istintivo,  anche  se ora meno

      scortese, ritrarsi del prossimo di fronte a lei. Ora, forse per la

      prima volta, essa ottenne un buon risultato,  permettendo a Hester

      e  al  lupo  di  mare  di  parlare assieme senza pericolo d'essere

      uditi;  ed era tanto cambiata l'opinione pubblica nei confronti di

      Hester, che la matrona pi celebre in citt per la rigidezza della

      sua morale non avrebbe potuto intrattenere un colloquio con questa

      persona dando meno scandalo di lei.

      "Dunque,   signora",   disse  il  marinaio,  "dovr  avvertire  il

      cambusiere di mettere una branda in pi oltre a quelle che avevamo

      convenuto!  Non ci sar da aver paura dello scorbuto o del  colera

      in  questa  traversata,   perch,  tra  il  chirurgo  di  bordo  e

      quest'altro dottore,  l'unico pericolo saranno le  medicine  o  le

      pillole;  e  ce  ne sono in abbondanza,  perch a bordo abbiamo un

      carico intero di medicinali,  che io ho  acquistato  da  una  nave

      spagnola".

      "Che  dite?"  chiese Hester,  pi emozionata di quanto non volesse

      sembrare. "Avete un altro passeggero?".

      "Ma come,  non sapete",  grid  il  capitano,  "che  quel  medico,

      Chillingworth,  come diavolo si chiama, ha deciso di assaggiare la

      mia cabina e il mio vitto con voi? S, s, dovete saperlo,  perch

      mi dice che  dei vostri, ed  intimo amico di quel signore di cui

      mi  avete  parlato,  quello che si trova nei pasticci per colpa di

      quei vecchi inaciditi legislatori puritani".

      "Si conoscono molto bene davvero",  rispose  Hester,  cercando  di

      restar  calma,  anche se in preda alla pi profonda costernazione.

      "Hanno vissuto per molto tempo insieme".

      Hester Prynne e l'uomo di mare non si dissero altro.  Ma  in  quel

      momento  lei scorse il vecchio Roger Chillingworth in persona,  in

      fondo all'angolo pi remoto  della  piazza  del  mercato,  che  le

      sorrideva;  un sorriso che, attraverso l'ampia piazza affollata, e

      attraverso tutti i discorsi e i clamori, e i vari pensieri,  umori

      e interessi della folla,  le giunse carico di sottintesi segreti e

      terribili.





      22. IL CORTEO.

      Prima che Hester Prynne potesse raccogliere le  proprie  idee  per

      decidere  come affrontare questo nuovo e imprevedibile svolgimento

      della situazione,  si ud avvicinarsi  da  una  strada  vicina  il

      fragore della musica marziale,  che precedeva la marcia del corteo

      di magistrati e di cittadini diretti al locale  del  culto,  dove,

      seguendo  una tradizione gi radicata e scrupolosamente osservata,

      il reverendo Dimmesdale  avrebbe  dovuto  pronunciare  la  predica

      dell'Elezione.

      Presto  si  pot vedere l'avanguardia del corteo,  che,  girato un

      angolo,  marci con  lenta  maest  attraversando  la  piazza  del

      mercato.  In  testa veniva la banda,  che comprendeva una serie di

      strumenti,  forse non perfettamente  intonati  l'uno  all'altro  e

      suonati  senza  grande maestria,  ma tuttavia adatti a ottenere il

      risultato in vista del quale si rivolge alle folle  il  suono  del

      tamburo e della tromba: quello cio di dare alla scena di vita che

      passa sotto gli occhi un tono pi elevato e pi epico.  La piccola

      Perla dapprima batt le mani,  ma poi fu abbandonata per un attimo

      dall'irrequieta agitazione che l'aveva tenuta in stato di continua

      effervescenza  per  tutta  la mattinata: rimase a guardare a occhi

      spalancati,  e parve che si  lasciasse  trasportare  dalle  lunghe

      ondate del suono nelle loro creste e nei loro avvallamenti come un

      uccello  marino  a  galla sull'acqua.  Presto per torn all'umore

      precedente,  alla vista del luccichio del sole sulle armi e  sulle

      lustre armature della compagnia di soldati che seguiva la banda, e

      costituiva  la  scorta d'onore del corteo.  Questo corpo militare,

      che ancor oggi ha un'esistenza autonoma, e che marcia dalle epoche

      passate carico di un'antica tradizione d'onore, non era formato da

      mercenari.   Le  sue  file  erano  composte  di  gentiluomini  che

      sentivano  gli  stimoli  dell'impulso  marziale,  e  cercavano  di

      costituire una specie di Collegio di Guerra,  dove,  come  in  una

      confraternita  di  Cavalieri  Templari,  potessero  apprendere  la

      scienza e, per quel che insegnavano loro i pacifici addestramenti,

      la pratica stessa della  guerra.  In  quanta  stima  fosse  tenuta

      allora   la   posizione   dei   militari   si  poteva  comprendere

      dall'orgoglioso portamento di ognuno dei membri  della  compagnia.

      Alcuni di essi, in effetti, avendo combattuto nei Paesi Bassi e su

      altri  campi di battaglia europei,  si erano pi che guadagnato il

      diritto di assumere il nome e il titolo di  combattenti.  Il  loro

      costume,  inoltre,  d'acciaio  brunito  e di piume ondeggianti sui

      loro lucidi cimieri, raggiungeva un effetto di marzialit al quale

      nessun moderno soldato potrebbe aspirare.

      Con tutto ci i  titolari  delle  principali  cariche  civili  che

      venivano   immediatamente   dopo  la  scorta  militare  meritavano

      maggiormente attenzione da parte di un occhio riflessivo.  Fin nel

      loro  portamento  esteriore  dimostravano  una regalit che faceva

      apparire volgare,  se non assurda,  la  boria  dei  militari.  Era

      un'epoca,  quella,  in  cui  ci  che noi chiamiamo talento veniva

      tenuto in molto minore considerazione di quanto non sia  oggi,  ma

      dove i pesanti materiali che generano la stabilit e la dignit di

      carattere  venivano stimati molto di pi.  Il popolo possedeva per

      diritto  ereditario  il  pregio  del  rispetto,   che   nei   suoi

      discendenti, se sopravvive ancora, esiste in proporzioni minori, e

      ha  un  peso  molto  ridotto  nella scelta e nella reputazione dei

      titolari delle cariche pubbliche.  Il cambiamento  pu  essere  un

      bene  o  un  male,  e forse  in parte tutt'e due.  In quei giorni

      lontani,  il colono inglese di questi aspri lidi,  lasciati dietro

      di  s,  nobili  e  ogni  tipo di ordine gerarchico,  mentre erano

      ancora forti in lui la facolt e la necessit della riverenza,  la

      riversava  sulle  chiome  candide  e sulla fronte venerabile della

      vecchiaia,  sull'integrit di lunga data,  sulla solida saggezza e

      sulla  tetra  esperienza,  su  doti  insomma di quel tipo severo e

      pesante che danno l'idea della stabilit,  e che  vanno  sotto  la

      generica  denominazione di rispettabilit.  Questi primi uomini di

      Stato dunque, Bradstreet,  Endicott,  Dudley,  Bellingham e i loro

      colleghi,  i  quali  erano  stati  innalzati al potere dalle prime

      elezioni popolari,  non sembrano essere mai stati  particolarmente

      brillanti,  distinguendosi piuttosto per la massiccia sobriet che

      per l'attivit del  loro  intelletto.  Erano  forti  e  ricchi  di

      fiducia  in se stessi,  e nei tempi difficili si ergevano a difesa

      dello Stato come una  catena  di  montagne  contro  una  tempesta.

      Questi  tratti  di  carattere  che  abbiamo  descritto  erano  ben

      rappresentati dalla forma quadrata  del  volto  e  dall'abbondante

      sviluppo  fisico  dei  nuovi  magistrati  coloniali.  Per quel che

      riguardava l'aspetto di autorevolezza naturale,  la  stessa  madre

      patria  non  avrebbe dovuto vergognarsi a vedere questi uomini,  i

      pi eminenti di una vera democrazia,  seduti alla Camera dei Pari,

      o membri del Consiglio Privato del sovrano.

      Subito   dopo   i  magistrati  veniva  il  giovane  e  promettente

      ecclesiastico,   dalle  cui  labbra  si  attendeva   il   discorso

      dell'anniversario.  La sua professione era, in quell'epoca, quella

      in cui l'intelletto  si  manifestava  ancor  pi  che  nella  vita

      politica,  poich,  tralasciando motivi pi elevati,  essa offriva

      abbastanza attrattive,  con  il  rispetto  quasi  religioso  della

      comunit,  da indurre le persone pi ambiziose a dedicarsi a essa.

      Lo stesso potere politico,  come nel caso di Increase Mather (10),

      era alla portata di un sacerdote fortunato.

      Quelli  che lo vedevano ora,  notarono che mai,  dalla prima volta

      che  Dimmesdale  aveva  messo  piede  sulle  coste   della   Nuova

      Inghilterra, aveva mostrato tanta energia quanta ne traspariva ora

      dal suo incedere e dall'aria con cui partecipava al corteo. Il suo

      passo  non era impacciato come le altre volte;  la schiena non era

      curva, e la mano non poggiava funestamente sul cuore.  Eppure,  se

      il sacerdote fosse stato visto nella giusta luce, la sua forza non

      sarebbe sembrata del corpo. Poteva essere d'origine spirituale, ed

      essere  stata  trasmessa al sacerdote dagli angeli.  Poteva essere

      l'ebbrezza di quel  potente  cordiale  che  si  distilla  soltanto

      nell'alambicco della severa e prolungata riflessione. Forse il suo

      carattere  sensibile  era  rinvigorito dalla musica strepitosa che

      saliva al cielo,  e lo  sollevava  con  s  nell'onda  ascendente.

      D'altronde,  il  suo  sguardo  era cos distratto che ci si poteva

      chiedere se Dimmesdale sentisse affatto la musica. C'era s il suo

      corpo che avanzava con  energia  inconsueta,  ma  dov'era  la  sua

      mente?  Essa  si  trovava lontana e nel profondo della sua propria

      sfera,  industriandosi con attivit straordinaria a mettere ordine

      alla  sfilza  di nobili idee che presto avrebbero dovuto nascerne;

      il sacerdote perci non  vedeva  nulla,  non  sentiva  nulla,  non

      sapeva  nulla  di  ci  che  aveva intorno;  ma la sua anima aveva

      afferrato il debole organismo e lo spingeva avanti,  incurante del

      peso,  e  trasformandolo in spirito simile a se stessa.  Uomini di

      non comune intelletto,  ma inclini alla morbosit,  possono essere

      capaci  di  questi formidabili sforzi occasionali,  nei quali essi

      consumano la vitalit  di  molti  giorni  per  restarne  privi  in

      seguito.

      Hester Prynne, che teneva lo sguardo fisso sul sacerdote, si sent

      afferrare  dalla tristezza,  ma perch e da dove le venisse non lo

      sapeva,  a meno che non fosse perch lui le sembrava tanto lontano

      da lei,  e cos al di fuori della sua portata.  Essa aveva creduto

      che tra loro dovesse passare almeno  uno  sguardo  d'intesa  e  di

      riconoscimento.  Pens  alla  foresta buia,  con il suo praticello

      solitario, all'amore, all'angoscia,  al tronco muscoso sedendo sul

      quale,  le  mani  nelle  mani,  essi  avevano unito le loro parole

      tristi e appassionate al malinconico mormorio del  ruscello.  Come

      si  erano  conosciuti l'un l'altro in quel momento!  Ed era questo

      l'uomo  di  allora?  Riusciva  appena  a  riconoscerlo!  Lui,  che

      incedeva  con  tanta fierezza,  circondato da un corteo di anziani

      maestosi e venerabili,  tra il fragore  della  musica;  lui,  cos

      irraggiungibile  nella sua posizione mondana,  e ancor pi lontano

      nella vasta prospettiva dei suoi  rigidi  pensieri,  dove  lei  lo

      vedeva in quel momento! La sua anima si sent sprofondare all'idea

      che  quanto  era  stato  non  fosse che un'illusione,  e che,  per

      distinto che fosse stato il sogno, non potesse esistere alcun vero

      legame tra lei e il sacerdote. E tanta femminilit c'era ancora in

      Hester,  che non riusciva quasi a perdonargli adesso meno che mai,

      quando  il  passo  pesante  del  destino  che  avanzava si sentiva

      vicino,  vicino,  sempre pi vicino!  - il fatto che  riuscisse  a

      ritirarsi  cos  completamente  dal loro mondo comune,  mentre lei

      brancolava nel buio, e tendeva le sue mani gelide senza riuscire a

      trovarlo.

      Perla o vide e corrispose ai sentimenti della madre, o sent anche

      lei l'alone di lontananza e di intangibilit che aveva avvolto  il

      sacerdote.  Mentre  il  corteo le sfilava davanti,  la piccola non

      stette  ferma  un  momento,  alzandosi  e  abbassandosi,  come  un

      uccellino sul punto di volar via.  Quando la sfilata fu terminata,

      guard in viso Hester.

      "Mamma", disse,  "quello era lo stesso sacerdote che mi ha dato un

      bacio in riva al ruscello?".

      "Sta' un po' zitta, cara Perla!" bisbigli la madre. "Non dobbiamo

      parlare  di quello che  accaduto nella foresta qui,  sulla piazza

      del mercato".

      "Non riuscivo a credere  che  potesse  essere  lui,  da  quanto  

      cambiato",  prosegu  la  bambina.  "Altrimenti  gli  sarei  corsa

      incontro,  e mi sarei fatta baciare da lui qui  davanti  a  tutti,

      come  ha  fatto  laggi  tra  i  vecchi alberi scuri.  Che cosa mi

      avrebbe risposto il sacerdote,  mamma?  Si sarebbe battuto la mano

      sul cuore, e mi avrebbe sgridata e mandata via?".

      "Che cosa avrebbe potuto dirti,  Perla",  rispose Hester,  "se non

      che non  questo il momento pi adatto per darsi dei baci,  e  che

      non  sta  bene  baciarsi sulla piazza del mercato?  E' stato molto

      meglio, sciocchina, che tu non gli abbia parlato!".

      La stessa opinione,  anche se  in  forma  diversa,  sul  conto  di

      Dimmesdale,  fu  espressa da una persona la cui stravaganza,  o la

      cui pazzia, come sarebbe pi giusto che la chiamassimo,  la spinse

      a fare quello che ben pochi dei cittadini avrebbero osato, cio ad

      attaccare   discorso  in  pubblico  con  la  donna  dalla  lettera

      scarlatta. Era la signora Hibbins che,  abbigliata in pompa magna,

      con  tripla  gorgiera  di  pizzo,  corpetto ricamato,  un abito di

      velluto e un bastone dal pomo d'oro, era uscita a veder sfilare il

      corteo.  La vecchia signora godeva  della  fama  (che  in  seguito

      doveva costarle nientemeno che la vita) di essere la prima attrice

      in  tutte  le  operazioni  di  negromanzia  continuamente  in  via

      d'effettuazione,  e la folla le  si  apriva  davanti,  temendo  di

      sfiorarle  il  vestito,  quasi  celasse la peste tra i suoi ricchi

      drappeggi.  Vista  accanto  a  Hester  Prynne,  per  quanto  molti

      vedessero  quest'ultima  ormai  di buon occhio,  la paura ispirata

      dalla signora Hibbins raddoppi,  e fu causa  di  uno  spostamento

      generale  dalla zona della piazza del mercato dove si trovavano le

      due donne.

      "In fede mia, quale mai fantasia mortale avrebbe potuto immaginare

      una  cosa  simile!"  bisbigli  la  vecchia  a  Hester   in   tono

      confidenziale.  "Quel sant'uomo! Quell'eletto sulla terra, come la

      gente lo  considera,  e  come,  sono  costretta  a  dirlo,  sembra

      davvero!  Chi fra quelli che lo hanno visto sfilare in processione

      potrebbe immaginare quanto poco tempo fa egli sia uscito  dal  suo

      studio,  masticando  un  passo  della  Scrittura  in  ebraico,  ci

      giurerei, per andare a prendere un po' d'aria nella foresta?  Aha!

      Noi sappiamo cosa significhi,  Hester Prynne! Ma in verit, parola

      mia, mi riesce difficile crederlo lo stesso uomo! Ho visto sfilare

      oggi dietro la banda molti buoni parrocchiani che sono stati  miei

      compagni di danza,  mentre suonava un certo Violinista,  e si dava

      il caso che uno stregone indiano o un mago  lappone  ci  desse  la

      mano.  Questa  una bagattella per una donna che conosce il mondo.

      Ma questo sacerdote! Potresti affermare con sicurezza, Hester, che

       lo stesso che hai incontrato sul sentiero nella foresta?".

      "Signora,  io non so  di  chi  stiate  parlando",  rispose  Hester

      Prynne,  rendendosi  conto  di aver che fare con una mente malata,

      non  senza  restare  egualmente  stupefatta  e  spaventata   dalla

      sicurezza con cui lei dichiarava tanta gente,  oltre se stessa, in

      stretti rapporti con il Maligno.  "Non mi sentirei di parlare  con

      leggerezza  di  un  dotto  e  pio  testimone  del  Verbo,  come il

      reverendo Dimmesdale".

      "Ma via,  mia cara,  via!" grid la vecchia signora,  scuotendo il

      dito  all'indirizzo di Hester.  "Credi che dopo essere stata tante

      volte nella foresta,  io non sia ancora in grado di giudicare  chi

      altri  ci  sia stato?  Ma s,  anche se non resta loro nei capelli

      neppure una foglia delle ghirlande  che  portavano  al  ballo!  Io

      conosco te,  Hester,  dal marchio che porti! Tutti possono vederlo

      alla luce del sole,  e nell'oscurit  scintilla  come  una  fiamma

      rossastra.  Tu  lo porti apertamente,  e quindi non c' ragione di

      discutere.  Ma questo sacerdote!  Lascia che  te  lo  dica  in  un

      orecchio: quando l'Uomo Nero vede che uno dei suoi servi,  segnato

      e marcato,   restio a  confessare  il  patto  come  il  reverendo

      Dimmesdale,  sa  come  sistemare  le cose in modo da rivelare,  in

      pieno giorno, il suo simbolo agli occhi del mondo!  Cos' che egli

      cerca  sempre  di nascondere,  con la mano sul cuore?  Eh,  Hester

      Prynne?".

      "Che cos', buona signora Hibbins?" chiese ansiosamente la piccola

      Perla. "L'hai visto?".

      "Non fa nulla,  carina",  rispose la signora Hibbins,  facendo  un

      profondo  inchino  a  Perla.  "Lo  vedrai  tu stessa,  una volta o

      l'altra.  Dicono,  piccola,  che tu sia della stirpe del  Principe

      dell'Aria!  Vuoi volartene via con me,  una notte serena, a far la

      conoscenza di tuo padre?  Allora saprai  perch  il  sacerdote  si

      tiene sempre una mano sul cuore!".

      Ridendo in modo cos stridulo da farsi sentire da tutta la piazza,

      la vecchia strega prese congedo.

      Intanto la preghiera preliminare era gi stata recitata in chiesa,

      e  si  sentirono  le  prime frasi del discorso di Dimmesdale.  Una

      sensazione irresistibile trattenne  Hester  nei  paraggi.  Siccome

      l'edificio  sacro  era  troppo  affollato  per accogliere un altro

      ascoltatore,  prese  posto  vicino  al  palco  della  gogna.   Era

      abbastanza   vicino  da  farle  pervenire  all'orecchio  tutto  il

      sermone, sotto forma di un bisbiglio e di un flusso indistinto, ma

      mutevole, della caratteristica voce del pastore.

      Una voce come quella era in se stessa una dote preziosa, tanto che

      un ascoltatore,  senza comprendere neppure una parola della lingua

      del   predicatore,   avrebbe   potuto  essere  egualmente  cullato

      dall'intonazione e dalla cadenza delle frasi.  Come ogni forma  di

      musica,  spirava  passione  e  sentimento,  e  emozioni  tenere  o

      elevate,  in una lingua che era quella del cuore  umano,  dovunque

      fosse  nato.  Per  confuso che le giungesse il suono attraverso le

      pareti della chiesa,  Hester  Prynne  ascoltava  con  tale  grande

      attenzione,  e vi prendeva parte cos intimamente, che il discorso

      assumeva per lei un significato,  affatto indipendente  dalle  sue

      parole   indistinguibili.   Forse,   se   le  avesse  sentite  pi

      chiaramente,  esse sarebbero  state  soltanto  uno  strumento  pi

      grossolano, e avrebbero tarpato le ali del suo spirito. Ora lei ne

      coglieva il tono basso,  come quello del vento quando si abbassa a

      riposarsi;  ora risaliva,  con l'elevarsi di un  tono  acuto,  per

      gradazioni  progressive  di  dolcezza e di potenza,  sino a che il

      volume pi pieno non sembrava avvolgerla in una sfera di religioso

      timore e di solenne grandiosit.  E  tuttavia,  per  maestosa  che

      talvolta  diventasse  la voce,  restava sempre in essa un elemento

      fondamentale di disperazione.  Era  un'espressione  alta  o  bassa

      d'angoscia, il grido o il bisbiglio, si sarebbe potuto immaginare,

      dell'umanit  sofferente,  che  risvegliava  qualcosa  in  tutti i

      cuori! A momenti questa profonda vena di sentimento era tutto quel

      che si poteva sentire,  e  si  sentiva  appena,  sospirare  in  un

      silenzio desolato. Ma anche quando la voce del sacerdote si faceva

      alta  e  imperiosa,  quando  sgorgava  irresistibilmente  verso il

      cielo,  quando si rivestiva di tutta la sua  ampiezza  e  potenza,

      colmando  la  chiesa  al  punto da farsi strada attraverso le mura

      massicce  per  espandersi  all'aria  aperta,   anche  allora,   se

      l'ascoltatore  avesse  teso  l'orecchio  con attenzione e apposta,

      avrebbe potuto scoprire lo stesso grido d'angoscia.  Cos'era?  Era

      il  lamento  di  un  cuore  umano,  sovraccarico di dolore,  forse

      colpevole, che narrava il segreto, di dolore o di colpa che fosse,

      al grande cuore dell'umanit,  cercando di ottenere la compassione

      o il perdono,  in ogni istante, con ogni parola, e non invano! Era

      questo tono sommesso,  profondo e continuo,  che dava al sacerdote

      la forza a lui pi adatta.

      Per tutto questo tempo Hester era rimasta come una statua ai piedi

      del   palco.   Se  la  voce  dell'ecclesiastico  non  ce  l'avesse

      trattenuta,  ci sarebbe stato egualmente una specie di  magnetismo

      in  quel punto,  dal quale era cominciata la sua vita di vergogna.

      Provava una strana sensazione,  troppo incerta  per  diventare  un

      pensiero,  ma  che  le incombeva pesantemente sull'animo,  come se

      tutta l'orbita della sua esistenza sia passata  sia  futura  fosse

      legata a quel punto, come l'unico che le conferisse unit.

      La  piccola  Perla,  intanto,  si era allontanata dal fianco della

      madre,  e giocava liberamente sulla piazza  del  mercato.  Rendeva

      allegra  la  folla  immusonita  con  il  brillare  del  suo raggio

      irrequieto, proprio come un uccello dal piumaggio lucente illumina

      un intero albero dallo scuro fogliame saltellando qua e l, a met

      visibile e a met nascosto nel crepuscolo della folta ramaglia. Si

      muoveva con grazia,  ma spesso con scatti improvvisi e irregolari.

      Mostrava cos l'irrequieta vivacit del suo spirito,  che oggi era

      doppiamente instancabile nella  sua  continua  danza  sulle  punte

      perch  era  accompagnato dalle vibrazioni dell'inquietudine della

      madre. Ogni volta che Perla scorgeva qualcosa che potesse eccitare

      la sua curiosit, sempre desta e mutevole,  gli volava incontro e,

      potremmo dire,  si appropriava dell'uomo o della cosa per tutto il

      tempo che voleva, ma senza concedere in cambio il minimo controllo

      sui propri atti. I puritani la guardavano e, anche se sorridevano,

      non erano per  questo  meno  disposti  a  dichiararla  di  origine

      diabolica    per    l'indescrivibile   fascino   di   bellezza   e

      d'eccentricit  che  irradiava  dalla   sua   piccola   figura   e

      scintillava  della sua vivacit.  Lei correva a guardare in faccia

      gli indiani,  e veniva a contatto con nature ancora  pi  selvagge

      della sua.  Di l, con l'audacia innata che la contraddistingueva,

      ma con una riservatezza  altrettanto  caratteristica,  correva  in

      mezzo  a un gruppo di marinai,  abbronzati uomini dell'oceano come

      gli indiani lo erano della  terraferma;  ed  essi  guardavano  con

      stupore  e  ammirazione  la piccola Perla,  come se la schiuma del

      mare avesse preso la forma di una bambina,  con l'anima di uno  di

      quei fuochi fatui che brillano di notte sulla prua delle navi.

      Uno  di questi lupi di mare,  lo stesso capitano che aveva parlato

      con Hester,  rest cos colpito dall'aspetto di Perla che cerc di

      afferrarla  per  darle  un  bacio.  Visto  che era pi difficile a

      prendersi di un colibr in volo,  tolse  dal  cappello  la  catena

      d'oro che lo adornava e la lanci alla bambina. Perla se l'avvolse

      subito  intorno  al  collo  e  alla vita con un gesto cos abile e

      grazioso che la catena sembr aver sempre fatto parte di  lei,  ed

      era difficile immaginare la bambina senza di essa.

      "Tua  madre    quella  donna con la lettera scarlatta",  disse il

      marinaio. "Vorresti recarle un messaggio da parte mia?".

      "S, se il messaggio mi piace", rispose Perla.

      "Dille allora",  replic l'uomo,  "che ho parlato di nuovo con  il

      vecchio dottore curvo con il viso scuro, e che egli si incarica di

      portare  a  bordo  con  s  il  gentiluomo di cui lei si preoccupa

      tanto. Di' quindi a tua madre che non si dia pensiero altro che di

      se stessa e di te. Le dirai questo, piccola strega?".

      "La signora Hibbins dice che mio padre  il  Principe  dell'Aria!"

      grid  Perla  con  il suo sorriso birbone.  "Se mi chiami con quel

      brutto nome, gli parler di te, e lui assalir la tua nave con una

      tempesta!".

      Correndo a zig-zag per la piazza, la bimba torn dalla madre, e le

      comunic quello che aveva detto il marinaio. L'animo forte,  calmo

      e  pieno  di sopportazione di Hester fu quasi sul punto di cedere,

      vedendo questo accanirsi su di lei del destino che, nel momento in

      cui sembrava che nel loro  labirinto  di  disperazione  si  stesse

      aprendo,  a lei e al pastore,  una via, si mostrava con un sorriso

      spietato proprio nel mezzo del loro cammino.

      Con la mente sconvolta dalla terribile perplessit causatale dalla

      comunicazione del capitano,  dovette sottostare a un'altra  prova.

      C'erano molti che provenivano dalla campagna intorno alla citt, i

      quali  avevano  sentito spesso parlare della lettera scarlatta,  e

      avevano imparato a considerarla qualcosa di impressionante a causa

      di centinaia di chiacchiere false o esagerate,  senza  averla  mai

      vista  con  i propri occhi.  Costoro,  dopo aver esaurito le altre

      fonti di divertimento,  finirono con l'affollarsi attorno a Hester

      Prynne,  con rozza e fastidiosa indiscrezione.  Per indelicata che

      fosse, tuttavia essa non riusc a farli oltrepassare un circolo di

      parecchie iarde. Restarono tutti a quella distanza,  trattenuti l

      dalla  forza  centrifuga  della  ripugnanza  ispirata  dal simbolo

      misterioso. L'intera masnada dei marinai,  osservando l'affollarsi

      del pubblico, saputo cosa significava la lettera scarlatta, venne;

      e  ognuno di loro cacci nel crocchio il suo volto abbronzato e da

      delinquente.  Pure gli indiani furono toccati  da  una  specie  di

      gelido riflesso della curiosit dell'uomo bianco e, scivolando tra

      la  folla,  fissarono  i  loro neri occhi da serpenti sul petto di

      Hester,  immaginando forse che chi portava sul petto quel  lucente

      ricamo  dovesse essere un personaggio della massima importanza tra

      la sua gente.  Infine gli abitanti della citt (il  cui  interesse

      per  questo  soggetto  ormai esaurito si ridestava fiaccamente per

      non  esser  da  meno  con  quello  che  sentivano  gli  altri)  si

      avvicinarono  pigramente  allo  stesso punto per tormentare Hester

      Prynne ancor pi degli altri con il loro sguardo freddo e abituato

      da tempo alla sua antica ignominia.  Hester vide e  riconobbe  gli

      stessi  volti  di  quel  gruppo  di  matrone  che sette anni prima

      l'avevano aspettata alla porta della prigione; tutte, meno una, la

      pi giovane e la sola tra loro sensibile alla compassione,  per la

      quale aveva ricamato molto tempo prima il sudario con le sue mani.

      All'ultima ora, quando tanto poco mancava al momento di gettar via

      da s la lettera ardente,  era divenuta centro di nuove attenzioni

      e di nuova eccitazione,  che le faceva dolere il  petto  come  mai

      prima d'allora, a eccezione del primo giorno.

      Mentre  Hester  stava  nel  suo  magico cerchio di vergogna,  dove

      l'astuta crudelt della  sentenza  sembrava  averla  condannata  a

      restare per sempre, il sublime predicatore abbassava gli occhi dal

      pulpito  su  una  folla,  i ripostigli pi intimi dell'anima della

      quale aveva piegato alla sua  parola.  Il  santo  sacerdote  nella

      chiesa! La donna dalla lettera scarlatta sulla piazza del mercato!

      Quale immaginazione sarebbe stata cos irriverente da supporre che

      su entrambi ardesse lo stesso marchio?



      23. LA RIVELAZIONE DELLA LETTERA SCARLATTA.

      La voce eloquente,  sulla quale le anime degli ascoltatori s'erano

      librate verso l'alto come  sulle  onde  gonfie  del  mare,  giunse

      infine  a  una pausa.  Ci fu un attimo di silenzio,  profondo come

      quello che doveva seguire i responsi degli oracoli.  Segu poi  un

      mormorio e un tumulto in sordina,  come se gli ascoltatori, liberi

      dall'incantesimo che li aveva trasportati nel mondo interiore d'un

      altro, stessero rientrando in s,  ancora sotto l'influsso del pi

      profondo  e  sbigottito  timore.  Un  istante  pi  tardi la folla

      cominci a riversarsi fuori dalle  porte  della  chiesa.  Ora  che

      erano  giunti  alla  fine,  avevano  bisogno  di respirare un'aria

      diversa, pi idonea a sostenere la grossolana vita terrena,  nella

      quale  tornavano  a  cadere,   di  quanto  non  fosse  l'atmosfera

      infiammata dalle parole  del  predicatore,  e  greve  della  ricca

      fragranza del suo pensiero.

      All'aria aperta,  la loro estasi si trasform in parole. La strada

      e la piazza del  mercato  echeggiarono  addirittura,  da  un  lato

      all'altro, degli applausi diretti al sacerdote. I suoi ascoltatori

      non riuscivano a darsi pace finch non si erano detti l'un l'altro

      ci che ognuno di essi conosceva meglio di quanto riuscisse a dire

      o a sentire.  A loro concorde parere, mai nessuno aveva parlato in

      modo cos elevato, cos saggio e cos santo,  come colui che aveva

      predicato  quel  giorno;  e  l'ispirazione  divina  non si era mai

      manifestata  attraverso  labbra  mortali,  cos  chiaramente  come

      attraverso le sue.  Se ne poteva vedere, per cos dire, discendere

      l'influsso su di lui,  impossessarsene,  ed elevarlo a ogni minuto

      al di sopra del discorso scritto che aveva davanti,  riempiendogli

      la mente d'immagini che stupivano lui non meno del  suo  pubblico.

      L'argomento,  sembrava, era stato il rapporto tra la Divinit e il

      consorzio  umano,   con  un  riferimento   speciale   alla   Nuova

      Inghilterra, che essi stavano fondando tra le avversit. E, mentre

      si avvicinava alla conclusione, uno spirito profetico era sceso su

      di  lui,  costringendolo alla sua volont come aveva costretto gli

      antichi profeti d'Israele, con questa sola differenza,  che mentre

      i veggenti ebrei avevano preannunciato il giudizio e la rovina del

      loro  paese,  era  suo  compito  invece predire un futuro nobile e

      glorioso a questo popolo del Signore da poco riunito.  Ma al fondo

      di  ogni frase,  per tutto il discorso,  era rimasto un profondo e

      triste tono di dolore, che non poteva essere inteso altrimenti che

      come il naturale rimpianto di chi  fosse  destinato  a  scomparire

      prematuramente.  S,  il  loro sacerdote che amavano tanto,  e che

      tanto li amava tutti che non poteva andarsene in  cielo  senza  un

      sospiro, aveva la precognizione di una morte precoce incombente su

      di s,  e presto li avrebbe lasciati in lacrime. Quest'idea di una

      sosta transitoria sulla terra aveva dato l'ultimo tocco di  enfasi

      all'effetto prodotto dal predicatore;  era come se un angelo,  nel

      suo volo verso il cielo,  avesse agitato per un  istante  sul  suo

      popolo  le  sue  ali,  splendore  e  ombra  a  un tempo,  e avesse

      disseminato su di esso una pioggia di auree verit.

      Per  tutte  queste  ragioni,   era  arrivata  per   il   reverendo

      Dimmesdale,  come per la maggior parte degli uomini, nei loro vari

      ambienti,  anche se essi raramente se ne accorgono fino a che  non

      possono  guardarsi indietro da molto lontano,  un'epoca della vita

      brillante e piena di trionfi pi d'ogni altra precedente o futura.

      In questo momento egli si ergeva sulla vetta pi alta del primato,

      a  cui   i   doni   dell'intelletto,   della   vasta   erudizione,

      dell'eloquenza appassionata,  e della reputazione della pi chiara

      santit,  potessero elevare un ecclesiastico in  quei  primi  anni

      della  Nuova  Inghilterra,  in  cui  la sua professione stessa era

      posta su un alto piedistallo.  Questa  era  la  posizione  che  il

      sacerdote occupava nel momento in cui piegava la testa sui cuscini

      del pulpito,  al termine del suo discorso dell'Elezione. Frattanto

      Hester Prynne stava accanto al palco della gogna,  con la  lettera

      scarlatta ancora scintillante sul petto!

      Si  ud  di  nuovo  il clamore della musica,  e il passo cadenzato

      della scorta militare che oltrepassava la porta della  chiesa.  Il

      corteo  doveva avviarsi di l diretto verso il municipio,  dove un

      solenne banchetto avrebbe concluso le cerimonie del giorno.

      Ancora una volta, dunque,  si vide la schiera di padri venerandi e

      maestosi  attraversare la folla,  che si apriva rispettosamente su

      entrambi i lati per dare il passo al governatore,  ai  magistrati,

      ai nobili e ai saggi,  ai ministri del culto, e a tutti quelli che

      erano altolocati e famosi. Quando furono nella piazza del mercato,

      il loro arrivo venne salutato da un gran grido.  Questo,  anche se

      indubbiamente aveva preso forza supplementare dalla puerile lealt

      che  in  quell'epoca si tributava ai reggitori dello Stato,  parve

      un'incontenibile eruzione dell'entusiasmo acceso negli ascoltatori

      da quell'elevato brano d'eloquenza  che  ancora  echeggiava  nelle

      loro  orecchie.  Ognuno ne sent l'impulso in se stesso e,  con il

      respiro stesso,  lo trasse dal proprio vicino;  nella  chiesa  era

      stato trattenuto a stento, ma a cielo aperto rimbomb in alto fino

      allo zenith.  C'erano esseri umani e sentimenti elevati e armonici

      in numero sufficiente da produrre un frastuono pi  impressionante

      della  voce  da  organo  d'una raffica di vento,  d'un tuono o del

      muggio del mare,  e quel poderoso ondeggiare di tante voci si fuse

      in  una sotto quella spinta cosmica che fa di molti cuori un'anima

      sola. Mai,  dalle lande della Nuova Inghilterra,  si era levato un

      tale  grido!  Mai,  nelle  lande  della Nuova Inghilterra,  si era

      trovato un uomo onorato dai suoi confratelli come il predicatore!

      E dunque,  che cos'era di lui?  Non c'erano i  punti  luminosi  di

      un'aureola  attorno al suo capo?  Reso cos etereo dallo spirito e

      glorificato dai suoi fedeli  ammiratori,  potevano  forse  i  suoi

      passi, nel corteo, lasciar tracce sulla polvere della terra?

      All'avanzare  delle  file  dei  soldati e dei padri della nazione,

      tutti gli occhi si volsero verso il  punto  dal  quale  si  vedeva

      avvicinarsi il sacerdote. Il grido si spegneva fino a diventare un

      mormorio, man mano che una parte della folla dopo l'altra riusciva

      a  vederlo.  Come  appariva  debole  e  pallido,  in  mezzo al suo

      trionfo!  L'energia o,  diciamo piuttosto,  l'ispirazione  che  lo

      aveva  sostenuto,  fino  a  che  non  avesse  consegnato  il sacro

      messaggio che portava con s la sua forza dal cielo,  era svanita,

      ora  che  la  sua missione era stata compiuta cos fedelmente.  Il

      lampo che essi avevano visto ardere sul suo  volto  pochi  istanti

      prima era spento, come una fiamma che si smorzi senza speranza tra

      gli ultimi tizzoni consunti. Non sembrava quasi il viso d'un vivo,

      tanto  era  cadaverico il suo incarnato;  si poteva credere non ci

      fosse vita in quell'uomo che percorreva la sua strada  sfibrato  a

      tal  punto,  eppure egli continuava a percorrerla senza abbattersi

      al suolo!

      Un suo confratello,  il venerabile John  Wilson,  vedendo  in  che

      stato  era  ridotto Dimmesdale al riflusso dell'intelletto e della

      sensibilit,  si fece avanti premurosamente per offrirgli  il  suo

      appoggio.  Il  sacerdote  respinse  il  braccio del vecchio con un

      gesto tremante ma deciso. Prosegu nel suo cammino, se cos si pu

      descrivere un  movimento  che  somigliava  piuttosto  agli  sforzi

      incerti  di  un bambino che veda le braccia della madre tese verso

      di lui.  E ora,  per quanto impercettibili fossero i  suoi  ultimi

      passi, giunse davanti al palco annerito dal tempo e scolpito nella

      memoria,  dove,  tanto tempo prima,  con tutti i desolati anni che

      seguirono  l'evento,   Hester  Prynne  aveva  sfidato  lo  sguardo

      sprezzante  del  mondo.  L  si trovava Hester Prynne,  tenendo la

      piccola  Perla  per  mano!  E  sul  suo  petto  c'era  la  lettera

      scarlatta!  Il sacerdote si ferm,  bench la musica continuasse a

      suonare la marcia solenne e allegra sulla quale il corteo  segnava

      il passo.  Lo spingeva avanti,  avanti,  alla cerimonia, ma lui si

      ferm.

      Bellingham negli ultimi  istanti  aveva  tenuto  ansiosamente  gli

      occhi  fissi  su  di  lui.  Lasci ora il posto che occupava nella

      processione, e avanz a prestargli aiuto,  giudicando dall'aspetto

      di  Dimmesdale  che  altrimenti  sarebbe caduto a terra.  Ma c'era

      qualcosa  nell'espressione  di  quest'ultimo  che   trattenne   il

      magistrato,  che pure non era uno di quegli uomini che obbediscono

      facilmente  alle  vaghe  istanze  che  passano  da   uno   spirito

      all'altro.  La folla,  intanto,  guardava con timore e meraviglia.

      Questa debolezza terrena,  a parer  loro,  era  soltanto  un'altra

      manifestazione  della  forza celestiale del sacerdote,  n sarebbe

      loro sembrato un miracolo troppo eccelso se quel  sant'uomo  fosse

      asceso al cielo sotto i loro occhi,  divenendo sempre pi luminoso

      e trasparente, fino a scomparire nella luce del cielo!

      Egli si volse al palco, e tese le braccia.

      "Hester", disse, "vieni qui! Vieni, mia piccola Perla!".

      Era agghiacciante lo sguardo col quale si  rivolgeva  a  loro,  ma

      c'era  in  esso  anche  qualcosa  di  affettuoso  e di stranamente

      trionfante. La piccola,  con quei movimenti da uccellino che erano

      uno  dei  suoi tratti pi particolari,  gli corse incontro,  e gli

      abbracci le ginocchia. Hester Prynne, lentamente,  come spinta da

      un  fato  ineluttabile  e contro la sua stessa volont,  si spinse

      tuttavia verso di lui,  ma si arrest prima  di  raggiungerlo.  In

      questo momento il vecchio Roger Chillingworth si lanci attraverso

      la  folla  (o forse,  tanto era cupo,  sconvolto e perverso il suo

      aspetto,  sorse da qualche regione infernale) a impedire alla  sua

      vittima  di  fare quel che lui voleva.  Il vecchio si gett dunque

      avanti, e prese il sacerdote per un braccio.

      "Fermati,  pazzo!  Cosa vuoi fare?"  sussurr.  "Allontana  quella

      donna!  Scaccia quella bambina! Tutto pu andar bene! Non rovinare

      la tua reputazione per morire disonorato!  Posso ancora  salvarti!

      Vuoi infamare il tuo sacro ministero?".

      "Ah,   tentatore!   Arrivi  in  ritardo!"  rispose  il  sacerdote,

      fissandolo con occhi pieni di terrore, ma decisi.  "Non hai pi su

      di  me  il  potere  che  avevi!  Con  l'aiuto  di  Dio,  ora potr

      sfuggirti!".

      Tese di nuovo la mano alla donna dalla lettera scarlatta.

      "Hester Prynne", grid,  con ardore straziante,  "in nome di Colui

      che,  terribile ma misericordioso, mi fa la grazia in quest'ultima

      ora di fare ci che, con mio grave peccato e con terribile dolore,

      non ho avuto il coraggio di fare sette anni  or  sono,  vieni  qui

      adesso, e fammi scudo della tua forza! E che questa forza, Hester,

      sia  guidata  dalla  volont  che  Dio  ha voluto donarmi!  Questo

      sventurato e tristo vecchio vi si vuole opporre con tutto  il  suo

      potere,  con  tutto  il  potere  suo e quello del demonio!  Vieni,

      Hester, vieni! Aiutami a salire su quel palco!".

      La folla era in preda all'emozione.  I personaggi  di  riguardo  e

      dignitosi  che  attorniavano  il sacerdote pi da vicino restarono

      cos sorpresi e cos sbalorditi da quel che vedevano,  non potendo

      accettare  la  spiegazione pi immediata,  o immaginarne un'altra,

      che furono soltanto spettatori silenziosi e immobili del  giudizio

      che  la  Provvidenza  stava  per  compiere.  Videro  il sacerdote,

      appoggiato alla spalla di Hester,  e sostenuto dal suo braccio che

      lo  circondava,  avvicinarsi  al palco e salirne i gradini,  senza

      lasciare la mano della piccola  figlia  del  peccato.  Il  vecchio

      Roger  Chillingworth li seguiva,  come parte intimamente collegata

      al dramma di colpa e di dolore nel quale tutti erano stati attori,

      e quindi in pieno diritto di partecipare alla sua scena finale.

      "Se tu avessi percorso tutta la terra",  diss'egli,  gettando  uno

      sguardo  bieco  all'ecclesiastico,  "non avresti potuto trovare un

      luogo abbastanza nascosto,  alto o basso che fosse,  dove  avresti

      potuto sfuggirmi, eccettuato questo palco!".

      "Siano  rese  grazie  a  Colui  che mi ha guidato qui!" rispose il

      sacerdote.

      Egli tuttavia era agitato da un tremito,  e si volse a Hester  con

      un'espressione  di dubbio e di ansiet negli occhi,  che un debole

      sorriso che gli aleggiava sulle labbra non riusciva a celare.

      "Non  meglio questo",  mormor,  "di quello  che  sognammo  nella

      foresta?".

      "Non so,  non so",  rispose lei concitata. "Meglio? S, cos forse

      moriremo entrambi, e con noi la piccola Perla!".

      "Per te  e  Perla,  sar  fatta  la  volont  di  Dio",  disse  il

      sacerdote, "e Dio  misericordioso! Ora, devo adempiere la volont

      che Egli mi ha rivelato. Io, Hester, sto per morire. Lascia che la

      mia onta ricada in fretta su di me".

      Aiutato  in parte da Hester Prynne,  e tenendo per mano la piccola

      Perla,  il reverendo Dimmesdale si volse  ai  degni  e  venerabili

      legislatori; ai pii sacerdoti, suoi confratelli; al popolo, il cui

      gran  cuore  era  cos  commosso,  e cos straripante di lacrimosa

      comprensione,  come se sapesse che qualche profondo mistero  della

      vita (che, anche se ricolmo di peccato, conteneva anche angoscia e

      pentimento)  stava  per  essergli rivelato.  Il sole,  che da poco

      aveva cominciato  a  declinare,  splendeva  sull'ecclesiastico,  e

      stagliava  la sua figura,  come se si fosse distaccato dalla terra

      per dichiararsi  colpevole  di  fronte  al  tribunale  dell'Eterna

      Giustizia.

      "Popolo della Nuova Inghilterra!" grid,  con una voce che si lev

      alta, solenne e maestosa, e tuttavia sempre pervasa da un tremore,

      e talvolta incrinata,  come se lottasse per emergere da un  abisso

      insondabile di rimorso e di dolore, "voi, che mi avete amato! Voi,

      che mi avete chiamato santo!  Guardatemi qui, il peggior peccatore

      del mondo! Infine, infine io mi trovo dove gi avrei dovuto essere

      sette anni or sono,  con questa donna,  il  cui  braccio,  pi  di

      quella poca forza con la quale sono salito quass,  mi sorregge in

      questo terribile momento,  e mi impedisce di giacere con  il  viso

      nella polvere!  Eccola, quella lettera scarlatta che porta Hester,

      davanti alla quale tutti  voi  avete  rabbrividito!  Dovunque  lei

      abbia diretto i suoi passi,  dovunque abbia cercato riposo dal suo

      miserevole fardello, essa ha gettato il suo raggio raccapricciante

      di terrore e di ripugnanza tutt'intorno a lei.  Ma c'era  uno  tra

      voi, davanti al marchio di peccato e d'infamia del quale non avete

      rabbrividito!".

      A  questo  punto parve che il sacerdote non riuscisse a svelare il

      suo segreto fino alla fine. Ma egli vinse la sua debolezza fisica,

      e ancor pi  quella  del  suo  cuore,  che  cercava  di  avere  il

      sopravvento.  Rifiut  ogni  aiuto,  e avanz di un passo oltre la

      donna e la bambina.

      "Egli lo portava su di s!" continu,  con una specie di  ferocia,

      tanto era risoluto a narrare l'intera verit.  "L'occhio di Dio lo

      vedeva! Gli angeli se lo additavano! Il diavolo lo conosceva bene,

      e lo inaspriva col tocco del suo dito rovente!  Ma egli continuava

      a  nasconderlo con tutta la sua abilit allo sguardo degli uomini,

      e camminava tra di voi atteggiandosi a spirito triste, perch cos

      puro in un mondo corrotto, e malinconico per la sua esclusione dal

      mondo celeste!  Ora,  al momento di morire,  si offre alla  vostra

      vista!  Vuole  che  guardiate  di  nuovo  la  lettera scarlatta di

      Hester!  Vi dice che,  con tutto il misterioso terrore che incute,

      non  che l'ombra di quella che lui porta sul proprio petto, e che

      essa  stessa,  il  suo  marchio del color del fuoco,  non  che il

      simbolo di quello che ha disseccato il suo cuore! C' qui qualcuno

      che ponga in dubbio il castigo che Dio  riserva  a  un  peccatore?

      Guardate! Eccone la terribile testimonianza!".

      Con un gesto convulso si strapp l'abito che gli copriva il petto!

      Fu   rivelato!   Ma   sarebbe   irriverente  descrivere  una  tale

      rivelazione.  Per un istante lo sguardo della folla attonita rest

      fisso sull'agghiacciante miracolo,  mentre il sacerdote si ergeva,

      con un rossore trionfante in volto,  come chi abbia  ottenuto  una

      strepitosa  vittoria  nell'acme  del  pi  acuto dolore.  Poi,  si

      abbatt sul palco! Hester lo sollev un poco,  e ne prese la testa

      in  grembo.  Il  vecchio Roger Chillingworth si inginocchi al suo

      fianco, con una faccia spenta e ottusa,  da cui sembrava che fosse

      sfuggita la vita.

      "Mi sei sfuggito!" ripeteva. "Mi sei sfuggito!".

      "Che  Dio  ti perdoni!" disse il sacerdote.  "Anche tu hai peccato

      gravemente!".

      Distolse gli occhi morenti dal vecchio,  e li fiss sulla donna  e

      sulla bambina.

      "Mia piccola Perla", disse con voce fioca; e c'era sul suo viso un

      sorriso  dolce  e  gentile,  come  di un'anima che stesse trovando

      l'eterno riposo: ma s,  ora che il  fardello  era  stato  rimosso

      dalle  sue  spalle,  sembrava  quasi  che volesse scherzare con la

      bambina, "cara, piccola Perla, mi darai un bacio, adesso?  Non hai

      voluto, laggi, nella foresta! Ma ora, lo vuoi fare?".

      Perla lo baci sulle labbra.  Fu il dissolversi di un incantesimo.

      La grandiosa  scena  di  dolore,  alla  quale  partecipava,  aveva

      sviluppato  in  quella  selvatica  bambina  tutte  le sue capacit

      affettive;  e le lacrime che caddero sul volto di suo padre furono

      il  pegno che sarebbe cresciuta ormai tra le gioie e le sofferenze

      dell'uomo, non gi per ingaggiare perpetua battaglia col mondo, ma

      per essere, in questo, una donna.  Anche verso la madre era finita

      la missione di Perla come messaggera d'angoscia.

      "Hester", disse l'ecclesiastico, "addio!".

      "Dunque  non  ci  rivedremo?" sussurr lei,  accostando il viso al

      suo. "Non trascorreremo assieme la vita eterna? Certo, certo,  con

      tutto  questo  dolore  ci siamo riscattati a vicenda!  Tu vedi nel

      profondo dell'eternit con quegli occhi lucenti di morente!  Dimmi

      dunque che vedi?".

      "Taci,  Hester, taci!" replic l'uomo, solennemente. "La Legge che

      abbiamo infranto!  Il peccato che qui  stato  cos  terribilmente

      rivelato! Pensa soltanto a questo! Ho paura! Ho paura! Forse  dal

      momento  in cui abbiamo dimenticato il nostro Dio,  quando abbiamo

      violato il rispetto per le nostre  anime,  che    diventato  vano

      sperare  di  poterci  rincontrare  in seguito,  in unione casta ed

      eterna. Dio lo sa, ed  misericordioso!  Egli ha dimostrato la sua

      compassione  soprattutto  nelle  afflizioni  che  ha voluto darmi.

      Dandomi questo marchio rovente da portare  sul  petto!  Mandandomi

      quel  terribile e cupo vecchio,  per mantenere sempre deste le mie

      sofferenze!  Conducendomi qui,  perch  morissi  questa  morte  di

      trionfante  vergogna  davanti  al  popolo!  Se  una sola di queste

      torture fosse mancata,  io sarei stato  perduto  per  sempre!  Sia

      lodato il Suo nome! Sia fatta la Sua volont! Addio!".

      Quest'ultima  parola fu esalata col suo ultimo respiro.  La folla,

      silenziosa fino a quel momento,  proruppe in  una  voce  strana  e

      cupa,  di paura e di stupore, che non riusciva sinora a esprimersi

      se non con quel mormorio che romb cos sinistramente dietro  allo

      spirito dipartito.





      24. CONCLUSIONE.

      Molti giorni dopo,  quando la gente ebbe avuto tempo a sufficienza

      per  riordinare  i  propri  pensieri  a  proposito   della   scena

      precedente,  ci  furono  varie versioni di ci che s'era visto sul

      palco.

      La maggior parte degli spettatori afferm di aver visto sul  petto

      dello  sventurato  sacerdote  una  Lettera  Scarlatta,  l'immagine

      precisa di quella portata da Hester, impressa sulla carne.  Quanto

      alla sua origine, vennero fornite varie spiegazioni, nessuna delle

      quali  pot  essere  considerata  qualcosa di pi che una semplice

      congettura.  Alcuni asseriscono che il  reverendo  Dimmesdale,  il

      giorno  stesso  in  cui Hester Prynne aveva indossato per la prima

      volta  il  suo  marchio  d'infamia,   si  fosse  abbandonato  alla

      penitenza,   proseguita   poi  in  diverse  forme,   infliggendosi

      l'orribile tortura. Altri sostennero invece che le stigmate non si

      fossero prodotte che molto pi  tardi,  quando  il  vecchio  Roger

      Chillingworth,  da  potente negromante com'era,  le fece comparire

      per mezzo di filtri magici e velenosi.  Altri,  ancora  (e  questi

      erano  quelli che apprezzavano meglio la singolare sensibilit del

      sacerdote,  e la  mirabile  azione  del  suo  spirito  sul  corpo)

      sussurrarono la loro opinione, e cio che il terribile segno fosse

      la cicatrice dell'inarrestabile dente del rimorso,  che, scavatasi

      la via dai recessi del cuore,  si era mostrato  a  manifestare  il

      terribile  giudizio  del  Cielo  con  la  presenza  visibile della

      lettera.  Il lettore pu scegliere tra queste teorie.  Noi abbiamo

      cercato  di far luce su questo prodigio con tutti i mezzi a nostra

      disposizione,  e saremmo ben lieti,  ora che ha adempiuto  al  suo

      ufficio,  di  cancellarne  la traccia profonda dalla nostra mente,

      dove la lunga meditazione l'ha fissata con una precisione maggiore

      di quel che vorremmo.

      E' strano, per, che alcuni, i quali assistettero a tutta la scena

      e dichiararono di non aver mai distolto lo sguardo  dal  reverendo

      Dimmesdale, negassero di aver visto sul suo petto marchi di sorta,

      pi  di  quanti  ce  ne siano su quello d'un neonato.  E,  secondo

      quanto riferirono,  le  ultime  parole  del  morente  non  avevano

      riconosciuto, n ammesso anche lontanamente, alcuna responsabilit

      da  parte  sua,  neppure la pi lieve,  nella colpa per cui Hester

      Prynne portava la lettera scarlatta da tanti anni.  Secondo queste

      attendibilissime testimonianze, il sacerdote, sapendo di essere in

      procinto  di  morire,  e  sapendo  altres  che la venerazione del

      popolo lo poneva gi accanto agli angeli e ai santi, aveva voluto,

      rendendo il suo ultimo anelito tra le  braccia  della  peccatrice,

      dimostrare  al  mondo che misera cosa fosse mai la rettitudine del

      migliore degli uomini. Dopo aver consumato la vita nei suoi sforzi

      per il bene spirituale dell'umanit,  aveva voluto fare della  sua

      morte una parabola,  per tramandare ai suoi ammiratori la triste e

      grande lezione che,  di fronte  all'Infinita  Purezza,  tutti  noi

      peccatori  siamo eguali.  Fu per insegnar loro che il pi santo di

      essi si era elevato al di  sopra  dei  suoi  simili  soltanto  per

      distinguere  meglio  la  Misericordia che guarda dal cielo,  e per

      ripudiare  definitivamente  il  fantasma  del  valore  umano,  che

      tenderebbe  a  guardare  verso  l'alto.  Senza  discutere una cos

      profonda verit,  ci  lecito considerare  questa  versione  della

      storia  di  Dimmesdale  soltanto come una manifestazione di quella

      ostinata fedelt con la quale gli amici - e soprattutto quelli  di

      un ecclesiastico - difendono talvolta la figura di un uomo,  anche

      quando prove,  chiare come il  sole  del  meriggio  sulla  lettera

      scarlatta, lo dichiarino una falsa e corrotta creatura del fango.

      La   fonte   sulla  quale  ci  siamo  essenzialmente  basati,   un

      manoscritto di antica data,  ricavato dalle testimonianze orali di

      individui,  alcuni  dei  quali  avevano  conosciuto Hester Prynne,

      mentre altri avevano udito il racconto da testimoni contemporanei,

      conferma pienamente  il  punto  di  vista  espresso  nelle  pagine

      precedenti.  Tra  le  molte  conclusioni che possiamo trarre dalla

      triste esperienza del povero sacerdote, ricaveremo soltanto questo

      assioma: "Sii sincero!  Sii sincero!  Mostra liberamente al mondo,

      se  non  la parte peggiore di te stesso,  almeno qualche segno dal

      quale essa si possa riconoscere!".

      Non ci fu nulla di pi singolare, dopo la morte di Dimmesdale, del

      cambiamento nell'aspetto e nel  contegno  del  vecchio  noto  come

      Roger  Chillingworth.  Tutte  le forze e le energie,  tutta la sua

      linfa vitale e intellettuale, parvero abbandonarlo d'un colpo,  al

      punto  che  egli avvizz,  si raggrinz,  e quasi spar alla vista

      degli uomini,  come un'erbaccia sradicata che appassisce sotto  la

      luce del sole. Questo sventurato aveva fatto unico scopo della sua

      vita la ricerca e l'esercizio sistematico della vendetta; e quando

      il suo pi completo trionfo lasci questo malefico principio privo

      di ulteriore ragion d'essere,  quando,  in breve, non ci fu pi al

      mondo  lavoro  diabolico  da  svolgere,  non  restava  al  mortale

      disumanizzato  che recarsi dove il suo Padrone avrebbe trovato per

      lui lavoro a sufficienza,  e gli avrebbe  pagato  il  salario  che

      meritava.  Ma  a tutte queste chimeriche creature,  da tanto tempo

      nostre  intime  conoscenze,   a  Roger  Chillingworth  e  ai  suoi

      compagni,  vorremmo usare misericordia. E' uno strano argomento da

      discutere,  se l'odio e l'amore non siano in fondo la stessa cosa.

      Entrambi,  nelle loro forme pi esasperate,  presuppongono un alto

      grado di intimit e di comprensione; entrambi pongono un individuo

      alle dipendenze di un altro per il nutrimento dei suoi  affetti  e

      della   sua   vita   spirituale;    entrambi   lasciano   l'amante

      appassionato, o il nemico non meno appassionato,  solo e disperato

      alla  scomparsa dell'oggetto dei suoi pensieri.  Considerate da un

      punto di  vista  filosofico,  dunque,  le  due  passioni  sembrano

      sostanzialmente  una  sola,  salvo che una ci appare circonfusa di

      un'aureola celeste,  e l'altra di un bagliore livido e fosco.  Nel

      mondo  dello  spirito,  il vecchio medico e il sacerdote,  vittime

      l'uno dell'altro, potranno forse, senza volerlo, ritrovare il loro

      terreno fardello di odio e di antipatia trasformato nel  puro  oro

      dell'amore.

      Tralasciando  questa  discussione,  dobbiamo comunicare al lettore

      una questione d'affari. Alla morte del vecchio Roger Chillingworth

      (che avvenne quello stesso  anno),  e  per  sua  espressa  volont

      testamentaria, di cui furono esecutori il governatore Bellingham e

      il  reverendo  Wilson,  egli lasci delle propriet ragguardevoli,

      sia in America sia in Inghilterra,  alla piccola Perla,  la figlia

      di Hester Prynne.

      Perla,   il   folletto,   la  figlia  del  demonio,   come  alcuni

      continuavano ancora a considerarla,  divenne quindi la  pi  ricca

      ereditiera  dei suoi tempi nel Nuovo Mondo.  Non  improbabile che

      fosse questa circostanza a provocare  un  completo  capovolgimento

      dell'opinione pubblica;  e se la madre e la figlia fossero rimaste

      dove si trovavano,  la piccola Perla,  giunta in  et  da  marito,

      avrebbe  potuto  unire  il suo sangue selvaggio con quello del pi

      devoto dei puritani. Ma, non molto tempo dopo la morte del medico,

      la donna dalla lettera scarlatta scomparve assieme  a  Perla.  Per

      molti anni, anche se attraverso l'oceano ne giungevano di tanto in

      tanto  vaghe  notizie,  come  informi  pezzi  di  legno  con delle

      iniziali incise gettati sulla spiaggia dalle onde,  non si  ebbero

      notizie  veramente  attendibili  sul  conto loro.  La storia della

      lettera scarlatta divent una leggenda.  Il suo  incantesimo  per

      era  ancora  efficace,  e  faceva  s  che  tutti  guardassero con

      religioso terrore il palco dove era morto lo sciagurato sacerdote,

      e la casupola presso la riva del mare dove  aveva  vissuto  Hester

      Prynne.  Presso  quest'ultima,  un  pomeriggio,  dei bambini erano

      intenti a giocare, quando videro una donna alta, vestita di scuro,

      avvicinarsi alla porta.  In tutti quegli anni non  era  mai  stata

      aperta,  ma lei riusc a farne scattare la serratura, o il ferro e

      il legno marcito cedettero alle sue mani,  o forse  super  questi

      ostacoli come un'ombra; fatto sta che entr.

      Sulla  soglia  si  arrest  per un attimo,  si volse parzialmente,

      forse perch l'idea di entrare da sola e  tanto  cambiata  in  una

      casa  dove  aveva  vissuto  cos  intensamente era troppo triste e

      sconsolata persino per lei.  Ma le sue esitazioni non durarono pi

      di  un  istante,  anche  se  questo  fu sufficiente a mostrare una

      lettera scarlatta sul suo petto.

      Hester Prynne era tornata a riprendere la sua ignominia  da  tempo

      dimenticata.  Ma dov'era la piccola Perla?  Se era ancora in vita,

      doveva fiorire  ora  in  tutto  il  rigoglio  dei  primi  anni  di

      maturit!  Nessuno  sapeva,  e  nessuno  seppe  mai  con  assoluta

      certezza,  se il folletto fosse finito tanto prematuramente in  un

      sepolcro verginale,  o se il suo generoso e selvaggio carattere si

      fosse  addolcito  e  sottomesso,   e  fosse  diventato  capace  di

      apprezzare la tenera felicit che si addice alle donne. Ma, finch

      Hester  visse,  ci  furono  indizi  che  la  reclusa dalla lettera

      scarlatta fosse oggetto d'amore e di interessamento  da  parte  di

      qualcuno  che  abitava  oltre  oceano.  Le  giungevano lettere con

      sigilli stemmati,  anche se le insegne campite che portavano erano

      ignote  all'araldica inglese.  Nella casupola si trovavano oggetti

      di una comodit e di un lusso tali,  che Hester non si curava  mai

      di usare,  ma che soltanto la ricchezza avrebbe potuto acquistare,

      e l'amore immaginare  per  lei.  C'erano  anche  ninnoli,  piccoli

      ornamenti,  pegni  meravigliosi  di  incancellabile  ricordo,  che

      dovevano  essere  stati  messi  insieme  da  dita  delicate  sotto

      l'impulso  di  un  cuore  affezionato.  Una  volta Hester fu vista

      ricamare un completino per neonato con un tale sfarzo di  preziose

      fantasie  che  avrebbe provocato un pubblico tumulto se un bambino

      della nostra sobria e austera  colonia  ne  avesse  indossato  uno

      simile.

      Insomma,  le  comari  dell'epoca credevano,  e lo credeva anche il

      signor sovrintendente Pue,  che aveva condotto delle  indagini  un

      secolo dopo, e lo crede fermamente uno dei suoi ultimi successori,

      che  Perla  non  solo  fosse ancora in vita,  ma fosse sposata,  e

      felice,  e piena di premure per la madre;  e che sarebbe stata ben

      lieta  di tener questa madre triste e solitaria accanto al proprio

      focolare.

      Ma c'era una vita pi vera per Hester  Prynne,  qui,  nella  Nuova

      Inghilterra,  che nello sconosciuto paese dove Perla aveva trovato

      una casa.  Qui era  stato  commesso  il  suo  peccato;  qui  aveva

      sofferto, e qui doveva fare la sua penitenza. Era tornata, dunque,

      a  riprendere  di  sua  volont,  perch  neppure  il  pi  severo

      magistrato di quell'epoca ferrea  avrebbe  potuto  imporglielo,  a

      riprendere  il  simbolo sul quale abbiamo narrato una storia tanto

      cupa.  Esso non lasci mai  il  suo  petto.  Col  trascorrere  dei

      tristi,  penosi  anni  di  raccoglimento che conclusero la vita di

      Hester,  la lettera scarlatta cess tuttavia di essere un  marchio

      che attirava il disprezzo e la cattiveria del mondo,  e divenne il

      simbolo di qualcosa da compiangere, e da considerare con sgomento,

      eppure con riverenza.  Poich Hester Prynne  non  perseguiva  fini

      egoistici,  e  non  viveva  certo  per  suo  vantaggio  o  per suo

      godimento,  la gente cominci a confidarle i suoi dolori e le  sue

      preoccupazioni,  e richiedeva i suoi consigli, dato che lei stessa

      aveva attraversato momenti cos difficili. Le donne,  soprattutto,

      negli  incessanti  affanni  delle passioni oltraggiate,  sprecate,

      ferite,  malriposte  o  aberranti  e  peccaminose,  o  col  triste

      fardello   di   un  cuore  chiuso  in  s,   perch  trascurato  e

      sottovalutato,  si recavano nella casupola di Hester,  chiedendole

      perch fossero cos disgraziate,  e se ci fosse un rimedio! Hester

      le confortava e le consigliava meglio che  poteva.  Le  assicurava

      pure  della  sua  ferma  convinzione che,  in un periodo migliore,

      quando il mondo sarebbe stato maturo,  quando  fosse  piaciuto  al

      Cielo.  sarebbe stata rivelata una nuova verit per ristabilire le

      relazioni tra uomo e donna  su  fondamenta  pi  sicure  di  mutua

      felicit.  In  un  periodo  precedente della propria vita,  Hester

      aveva invano creduto di esser lei stessa la profetessa  designata,

      ma  da  molto  tempo  ormai  aveva riconosciuto l'impossibilit di

      veder affidata  una  verit  divina  e  misteriosa  ad  una  donna

      macchiata dal peccato,  prostrata dalla vergogna, o anche soltanto

      carica di una vita di dolore.  L'angelo e l'apostolo della  futura

      rivelazione sarebbe stata certamente una donna,  ma nobile, pura e

      bella;  e  resa  saggia,  inoltre,   non  dal  tetro  dolore,   ma

      dall'etereo  strumento  della  gioia,  dimostrando quanto si possa

      esser resi  felici  dall'amore  sacro,  attraverso  la  prova  pi

      veridica di una vita tesa fruttuosamente a tal fine!

      Cos diceva Hester Prynne, e abbassava il suo sguardo triste sulla

      lettera scarlatta.  E dopo molti, molti anni, fu scavata una nuova

      tomba, vicino a una, antica e semisepolta,  nel cimitero presso il

      luogo dove venne poi innalzata la King's Chapel. Essa era vicina a

      quella  tomba  antica  e semisepolta,  ma pur sempre divisa da uno

      spazio,  come se la polvere dei due trapassati  non  avesse  alcun

      diritto  di  mescolarsi.   Tuttavia  una  sola  lapide  serviva  a

      entrambi.  Attorno a loro si ergevano monumenti  istoriati  d'armi

      nobiliari,  ma su quella semplice lastra d'ardesia, come l'attento

      visitatore pu ancora distinguere,  per lambiccarsi la  mente  sul

      suo  significato,  si  vedeva la forma di uno stemma inciso.  Esso

      portava un'insegna, un simbolo araldico che pu servire da motto e

      da sigillo per la nostra leggenda ormai  conclusa;  tanto  esso  

      cupo,  e  ravvivato soltanto da un unico punto da cui emana sempre

      luce pi fosca dell'ombra:

      "UNA LETTERA A SCARLATTA IN CAMPO NERO".



      NOTE.

      NOTA 1: "Locofoco",  nome  con  cui  si  usa  designare  i  membri

      dell'ala  radicale  del  partito democratico.  Il 22 ottobre 1835,

      infatti,  si presentarono al congresso del loro  partito  a  Nuova

      York  muniti  di  fiammiferi  (detti  "locofoco")  per sventare il

      progetto degli avversari,  i quali volevano disturbare l'assemblea

      spegnendo le luci.

      NOTA  2: Fortezza situata nello Stato di Nuova York,  intorno alla

      quale si svolsero molte battaglie.

      NOTA 3: A Brook Farm (vicino a Boston) l'autore aveva  partecipato

      alla direzione d'una comunit di tipo socialista.

      Ralph    Waldo   Emerson   (1803-1882):   scrittore   e   filosofo

      "trascendentalista".

      Ellery  Channing  (1780-1842):  noto  capo  della   chiesa   degli

      "Unitarians" della Nuova Inghilterra.

      Henry David Thoreau (1817-1862): uno degli esponenti pi originali

      del  trascendentalismo,  giunto  a  posizioni  di  tipo anarchico,

      autore  di  "Walden  o  vita  nei  boschi"  pubblicato  in  queste

      edizioni, di "Disobbedienza civile", eccetera.

      Henry  Wadsworth  Longfellow  (1807-1882):  poeta,  fu compagno dl

      scuola dell'autore, assieme al presidente Pierce.

      Amos Bronson Alcott (1799-1888): riformatore e filosofo,  uno  dei

      fondatori del movimento trascendentalista;  sua figlia, Louisa May

      Alcott (1832-1888),  l'autrice del romanzo "Piccole donne".

      NOTA 4 (dell'autore): All'epoca in cui scriveva  questo  articolo,

      l'autore  aveva  l'intenzione  di pubblicare insieme a "La lettera

      scarlatta" parecchi  racconti  e  bozzetti  pi  brevi.  E'  stato

      ritenuto opportuno posporre la pubblicazione di questi.

      NOTA  5:  allusione  a  "Un  rivoletto  dalla  fontana  pubblica",

      pubblicato nella raccolta che rese famoso Hawthorne,  i  "Racconti

      narrati due volte".

      NOTA  6:  Celebre eretica antinomiana;  venne costretta nel 1638 a

      lasciare il Massachusetts per ordine delle autorit  e  del  clero

      puritani.

      NOTA  7:  "Signore  del  Disordine":  nome dato al funzionario che

      organizzava feste nel palazzo reale.

      NOTA 8: Poeta e statista inglese  (1581-1613);  in  seguito  a  un

      intrigo  di  corte,  fu  imprigionato  nella  Torre  di  Londra  e

      avvelenato su ordine di Lady Essex.

      NOTA 9: John Eliot (1604-1690), missionario protestante.

      NOTA 10: Increase Mather (1639-1723), teologo non-conformista, che

      ebbe importanti cariche a Boston e nella Nuova Inghilterra.
