VICENZA Ma chi l'ha detto che Raf  un cantautore melodico? Visto nel finale del concerto che marted sera ha fatto il pieno in piazza dei Signori al Vicenza in Festival, assomigliava piuttosto a una star da disco dance, uno scatenatore di folle immerso tra il picchiare della batteria, il pompare dei bassi e lo sfolgorare delle luci stroboscopiche.
Fino ad allora, per la verit, Raf aveva tenuto fede alla sua fama di autore e interprete di garbo, inventivo nelle soluzioni musicali e attento ai contenuti dei testi (grazie anche all'apporto di Giancarlo Bigazzi, che ha voluto ricordare come suo scopritore e mentore) con una scaletta di successi che ha scaldato piano piano il pubblico. "Due", "Non  mai un errore" e "Liberi" hanno anticipato un corposo medley di canzoni entrate nel novero dei classici della musica leggera italiana come "Sogni", "Interminatamente", "Oggi un Dio non ho", "Stai con me", "Nei silenzi", "Via". Raffaele Riefoli, questo il suo nome all'anagrafe di Margherita di Savoia dove  nato nel 1959, canta con voce sicura, accompagnato dalla storica band formata da Danilo Cacciatore alle tastiere, Salvatore Cafiero alla chitarra, Valerio Combail al basso, Giulio Rocca alla batteria e Gabriele Blandini alla tromba, felicemente uniti nell'assecondare l'esibizione del front man, prendendosi qualche libert sul finale dei pezzi con delle schitarrate rock di Cafiero e degli urli di tromba di Blandini.
Il concerto prosegue sulla stessa linea con altre canzoni belle e arcinote come "Sei la pi bella del mondo", "Gente di mare" ("Pensate - spiega Raf - che nel Nord Europa questa canzone  diventata un canto natalizio"), "Cosa rester degli anni '80", "Inevitabile follia", "Ora e per sempre". Ad un tratto il dottor Jekyll si trasforma in mister Hyde.
Succede sulle prime note di "80 voglia di te", una specie di segnale per i fan pi appassionati, che lasciano le sedie e si assembrano urlanti sotto il palco.
I tre grandi schermi montati in fondo alla scena impazziscono con strisce di colore di effetto lisergico, la band aumenta i giri del motore e Raf, indossato un berretto con visiera, stile primo Jovanotti, diventa un folletto che zompa avanti e indietro sul palco e scatena l'entusiasmo della folla osannante.
Piazza dei Signori diventa cos una maxi discoteca sull'onda di brani che si prestano ottimamente alla bisogna ("Pazzi stupidi ragazzi", "Siamo soli nell'immenso vuoto che c'", "Per tutto il tempo", "Show Me the Way To Heaven"). Mancano all'appello ancora tre pietre miliari per chiudere in bellezza: "Il battito animale", "Ti pretendo" (scritta nel 1989, quando ancora si potevano fare titoli e testi del genere) e "Self control", primo grande successo di Raf, vecchio di oltre quarant'anni ma ancora tosto, come in perfetta forma si dimostra il suo autore.
Segno che la musica fa bene, e suonarla dal vivo, specie davanti a gente che applaude, fa ancora meglio.
Lino Zonin
