Marialuisa Dusoluisa.duso@ilgiornaledivicenza.it"L'area Lanerossi  troppo importante per Schio per essere liquidata con un Piano urbanistico presentato frettolosamente, che non riconosce l'unicit del sito dal punto di vista storico, architettonico e di relazione con il contesto e non tiene conto dell'interesse pubblico e del beneficio collettivo". Di qui la mobilitazione che ha visto scendere in campo professionisti, ma anche portatori di idee e cittadini.
Nasce da queste considerazioni l'incontro pubblico proposto l'altra sera per illustrare le osservazioni al Piano urbanistico attuativo (ne sono arrivate 51 e saranno raccolte in una pubblicazione). Fra i promotori il Laboratorio collettivo architetti vicentini, un gruppo spontaneo di professionisti nato un paio di anni fa e riconosciuto dall'Ordine; l'Associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale, rappresentata dal prof. Giovanni Luigi Fontana, che ne  stato presidente (oggi lo  dell'Accademia olimpica), e Legambiente.
Le 120 sedie preparate nel salone San Giacomo, messo a disposizione dalla parrocchia in via Cavour, hanno accolto meno della met delle persone interessate al futuro dell'area acquistata 4 anni fa, per 7 milioni di euro, dal gruppo che fa capo ai fratelli Marcello e Mario Cestaro.
E se l'arrivo di un nuovo supermercato  il punto fermo dell'operazione, il dibattito riguarda tutto il resto.
Se poi la forza di un piano nasce dall'ascolto, la mobilitazione ha gi ottenuto un importante risultato: "Il sindaco mi ha comunicato - ha annunciato Fontana - che tutti coloro che hanno presentato osservazioni saranno ascoltati dagli amministratori". Una svolta annunciata? Forse, perch quello che si teme di questo piano, frutto di una collaborazione fra pubblico e privato,  che si trasformi in un cortocircuito urbanistico, perch non  stato condiviso.
Le criticit manifestate dai professionisti partono dalla considerazione che "l'area  parte integrante del centro storico, fulcro e risorsa dell'identit della comunit locale.
La trasformazione urbana non pu essere considerata una mera operazione edilizia privata ma un intervento di rilevanza urbana ed identitaria". In questo caso "mancano le connessioni con le preesistenze e tutto il tessuto urbano". Ma c' di pi, e Fontana l'ha sottolineato: "Questo piano non tiene conto di mezzo secolo di studi di professionisti, di concorsi di idee e pubblicazioni relative a un'area unica nel suo genere, che ha segnato una svolta nel modo di concepire la citt, ed  oggetto di studio da parte di studenti di tutto il mondo". Area ex Lanerossi insomma  sinonimo di Schio e l'atteggiamento che occorre avere  di profondo rispetto per il luoghi e il loro passato.
Meglio parlare di valorizzazione quindi, che di demolizioni, sia che si tratti di edifici che di alberi.
E se non si pu pi fare niente sui 20 che sono gi stati abbattuti "bisognerebbe fare le ronde per salvare i tigli che sono rimasti", ha suggerito, ironizzando ma non troppo, Giustino Mezzalira, dottore in scienze forestali.
Cinque le macro aree su cui si sono concentrate le osservazioni: ambiente e verde (la bonifica prevista  giudicata inadeguata ed  importante tutelare le piante, ma soprattutto il parco deve diventare parte integrante del tessuto urbano e non essere isolato); la valorizzazione della roggia, che ha un valore identitario; la tutela degli edifici storici e non il declassamento di strutture come villino Pizzolato - Pancera e la casa del fattore; il riuso di edifici come l'ex tintoria Rocche e l'area della tessitura; maggiore attenzione ai percorsi pedonali e ciclabili: il sovradimensionamento di parcheggi rischia di disincentivare la mobilit lenta. "La grande affluenza di questo incontro - ha suggerito Fontana - pu essere considerata la base per costituire un comitato permanente che possa dare un contributo per migliorare il processo nei vari passaggi e anche dialogare con la propriet".
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
