karl zillikenkarl.zilliken@ilgiornaledivicenza.itMeno uffici, pi coordinamento e soprattutto pi spazio ai laici.
Ma anche una Chiesa che, nel linguaggio e nella struttura della nuova Curia, accentua l'attenzione ai temi sociali: lavoro, giustizia, pace, ambiente e dialogo anche con i non credenti.
E' il filo che lega la riforma della Curia della diocesi di Vicenza, entrata in vigore all'inizio di settembre, avviata con il vescovo Beniamino Pizziol e portata a compimento dal successore Giuliano Brugnotto.L'obiettivo dichiarato  costruire una struttura "pi snella e collaborativa", superando la logica dei singoli uffici.
I quattro precedenti ambiti - celebrazione e spiritualit, annuncio, prossimit, sociale e cultura - vengono accorpati in due grandi settori: "Annuncio e cura della fede" e "Testimonianza del Regno e cura della prossimit". A questi si aggiungono gli Affari generali, con cancelleria, economato, amministrazione e comunicazione.
Ogni settore avr un direttore che parteciper mensilmente al Consiglio episcopale.Non  soltanto un riassetto dell'organigramma.
La riforma traduce quella che il vescovo definisce una "conversione sinodale e missionaria": le decisioni non devono pi essere patrimonio esclusivo del clero, ma maturare con una maggiore corresponsabilit delle diverse componenti della Chiesa.
La diocesi sottolinea il coinvolgimento dei laici nei processi decisionali e la valorizzazione delle aggregazioni laicali.
E tra direttori, referenti e vice-referenti compaiono diversi laici.
Cambia anche il baricentro lessicale.
Nel settore affidato a Lucio Turra trovano posto carit e salute, ma soprattutto una pastorale sociale articolata attorno a "lavoro, giustizia, pace e cura del creato". Accanto a cultura ed educazione compare poi un servizio per il dialogo ecumenico, interreligioso e "con i non credenti". Temi non nuovi per la Chiesa vicentina, ma che nella nuova architettura acquistano maggiore visibilit. La Curia che ne esce  pi collegiale e meno centrata esclusivamente sul clero.
Brugnotto spiega che il nuovo modello vuole superare il lavoro "per singolo ufficio". Sullo sfondo una gestione economica che la diocesi vuole "trasparente e partecipata".
