La "cuca" della Ceccato che scandiva gli orari di tutti i giorni, l'oratorio che accoglieva bambini e ragazzi di ogni et, i tre cinema che erano sempre affollati e le strade, non asfaltate, terreno di gioco.
Ma anche il campo da calcio, l'atletica, il ciclismo e il pattinaggio, i medici di famiglia che uscivano a tutte le ore e il vigile Antonio Mercanzin, terribile in divisa e gentile in borghese.
Sullo sfondo un'azienda, che aveva creato lavoro, e nel cuore di tutti coloro che erano venuti ad abitare e a lavorare "alle Alte" un sogno.
Un sogno di citt, dagli anni '50. Alte Ceccato nacque grazie alla genialit di Pietro Ceccato e alla sua idea di creare una cittadella del lavoro ma furono i "pionieri", gli operai, i negozianti, i piccoli imprenditori, a far s che crescesse e diventasse realt e una delle aree pi dinamiche del territorio vicentino.
Una cittadella popolata da persone che arrivavano da fuori Montecchio in un'epoca, durissima, in cui i veneti, spesso, erano costretti ad emigrare all'estero per cercare lavoro.
Molti approdarono ad Alte.
E proprio le storie, la vita di tutti i giorni, gli amarcord di chi  arrivato e poi  rimasto sono stati raccolti dalla Pro loco Alte Montecchio in questi mesi e sono diventati una mostra (dal 12 settembre), ricordando che quest'anno  il 70 dalla morte di Ceccato.
Una raccolta iniziata goccia a goccia e diventato un fiume in piena di ricordi di chi  arrivato, di chi ad Alte  nato e di chi ci  cresciuto e non  mai andato via.
Tanti gli episodi: alcuni curiosi, altri divertenti altri ancora commoventi che raccontano uno spaccato di una comunit. Come gli atti notarili di compravendita di terreni per costruire le case, dove Ceccato firmava con un'inconfondibile biro verde, e faceva da garante ai suoi dipendenti; oppure la "cuca", la sirena della Ceccato che risuonava 4 volte al giorno e scandiva la quotidianit. Oppure i giochi per strada dove le strade erano praticamente tutta Alte, ma anche il circolo studenti con il loro giornalino, l'oratorio dove tutti andavano e dove, in estate, venivano "fabbricati" granite e ghiaccioli che, secondo i racconti, "duravano ore, mica come quelli di oggi". Ma anche momenti storici come la vittoria nazionale dell'Alte calcio, festeggiata pi di una vittoria mondiale e il gruppo "Giuliano e i notturni" che divenne famoso in tutta Italia con "Il ballo di Simone". "C'erano tanta fiducia e speranza - spiega la presidente della Pro loco, Ornella Vezzaro -. C'erano unit e comunit. Ci si faceva coraggio l'un l'altro per progredire e avere un futuro.
Abbiamo deciso di ideare questi eventi sia per ricordare Pietro Ceccato, l'uomo e l'imprenditore, che decise pure di fondare la nostra Pro loco 75 anni fa, ma anche per ringraziare chi  arrivato qui, chi ha costruito e chi ci ha fatto crescere e andare avanti.
Ad Alte nessuno era "foresto" perch stranieri lo erano tutti". Nei racconti raccolti c' anche l'auspicio finale che la facciata della Ceccato "venga conservata e restaurata a memoria di chi non c' pi e per il futuro" per non dimenticare ed essere da sprone alle nuove generazioni".
