Detenuta incinta a Perugia, si riapre il dibattito sullaffettivit in carcere. 
Sergio DElia: Stiamo parlando di diritti umani fondamentali, che non sono in discussione.
Secondo il segretario dell'associazione Nessuno Tocchi Caino, la questione va ben oltre il tema del sesso: Negare gli affetti significa entrare nella pena corporale

DI MONICA COVIELLO

Il caso della detenuta del carcere di Perugia-Capanne rimasta incinta dopo un incontro con il compagno, anche lui detenuto, ha riacceso il dibattito sull'affettivit in carcere. Una discussione che arriva a due anni dalla sentenza della Corte costituzionale che, con la storica sentenza n. 10 del 2024, ha dichiarato in parte illegittimo larticolo 18 dellOrdinamento penitenziario, che riguarda il divieto allaffettivit in carcere e quindi anche ad avere rapporti sessuali. Per Sergio D'Elia, segretario dell'associazione Nessuno Tocchi Caino, la questione va ben oltre il tema del sesso.

Oggi si torna a discutere della possibilit di garantire incontri affettivi e intimi in carcere. Qual  la sua posizione?
La posizione non  la mia, ma quella della Corte costituzionale. Due anni fa  stato riconosciuto un diritto umano fondamentale, quello di poter avere incontri che vadano oltre il tradizionale colloquio controllato. Una decisione che ha modificato l'ordinamento penitenziario e che avvicina finalmente l'Italia a ci che accade nella maggior parte dei Paesi europei. Ma in Italia il sesso continua a essere un tab, anche se un colloquio non controllato non significa automaticamente sesso. Un marito e una moglie, due fidanzati, possono avere bisogno semplicemente di stare insieme, parlare in intimit, vivere il loro rapporto senza uno sguardo costante addosso.

Il sindacato della polizia penitenziaria sostiene che sarebbe meglio puntare sui permessi premio piuttosto che organizzare incontri affettivi all'interno degli istituti.
Il sindacato della polizia penitenziaria parla di permessi premio come alternativa agli incontri affettivi, ma non devono esserlo. Il diritto all'affettivit vale anche per chi non ha ancora maturato i requisiti per ottenere un permesso premio. Altrimenti stiamo dicendo che alcuni detenuti possono esercitare un diritto fondamentale e altri no.


Il Sappe denuncia anche problemi organizzativi e carenze di personale.
Ma i diritti costituzionali non si applicano in base alla disponibilit di personale. Sento dire che gli agenti non possono trasformarsi in guardoni.  esattamente il contrario: il diritto riconosciuto dalla Corte presuppone che non ci siano agenti a osservare gli incontri. Non si tratta di aumentare il controllo, ma di rispettare una sfera minima di riservatezza.

Come interpreta il caso della detenuta rimasta incinta a Perugia?
Bisogna capire esattamente che cosa sia accaduto. Se si  trattato di un colloquio senza sorveglianza visiva, qualcuno ha semplicemente applicato prima dello Stato quanto stabilito dalla Corte costituzionale. E poi la gravidanza non cambia la sostanza della questione: la stessa cosa sarebbe potuta accadere durante un permesso premio. Non  la gravidanza il problema.

La gravidanza ha per consentito alla detenuta di ottenere il differimento della pena.
E meno male. Davvero pensiamo che, con oltre 65 mila detenuti nelle carceri italiane, il problema della sicurezza sia una donna incinta? Inoltre, far nascere un bambino in carcere significa comprimere un altro diritto fondamentale, quello del minore.

Lei sostiene che il tema dell'affettivit riguardi il senso stesso della pena.
Assolutamente s. Il carcere limita la libert personale, ma non deve privare l'individuo dei suoi diritti umani. Quando si comincia a negare affetti, relazioni, sessualit, si entra nel terreno della pena corporale. Dellocchio per occhio, dente per dente. Una persona detenuta rischia di essere privata progressivamente di funzioni e bisogni umani fondamentali.  una deriva pericolosa.

Ci sono esempi di altri Stati da seguire?
Certamente. Nella maggior parte degli ordinamenti europei questi diritti esistono da tempo. E non risulta che abbiano creato problemi di sicurezza, anzi, spesso migliorano il clima detentivo e riducono i comportamenti conflittuali. Lo stesso vale per le comunicazioni con l'esterno. In molti Paesi i detenuti possono utilizzare telefoni in modo molto pi libero. Quando si proibisce tutto, si finisce per alimentare l'illegalit.

Perch in Italia si fatica ancora ad affrontare questi temi?
Per una ragione culturale. Si continua a pensare che il carcere debba essere soprattutto sofferenza. Ma la Costituzione dice altro. Dice che la pena deve tendere alla rieducazione. Eppure oggi le carceri sono diventate contenitori di disagio sociale e mentale. Una quota enorme dei detenuti presenta disturbi psichici o fragilit importanti. Dopo la chiusura dei manicomi, il carcere  diventato di fatto il luogo in cui finisce una parte consistente di quel disagio.

Che idea di carcere c in Italia?
Un'idea vecchia. Filippo Turati definiva le carceri "cimiteri dei vivi": credo che quell'immagine sia ancora attuale. Il carcere, cos come lo conosciamo,  un'istituzione superata, che mostra tutti i suoi limiti. Pu essere uno strumento temporaneo di contenimento del pericolo, ma non pu trasformarsi in un luogo costruito sulla privazione sistematica degli affetti e della dignit umana. Altrimenti tradisce lo spirito dell'articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene non possono essere disumane ma devono mirare alla rieducazione.