CINEMA. Russell Crowe: Il Gladiatore non era un film sulla vendetta, era un film sullamore. Tutti vorremmo essere amati da qualcuno disposto ad arrivare fino in fondo per noi. Il male? Spesso non capiamo che pu essere carismatico.

Al Taormina Film Festival, Russell Crowe torna sul film che lo ha reso immortale, ne difende il cuore morale, racconta il prezzo fisico delle scene di battaglia e riflette sul cinema, sullItalia e sul fascino politico del male: Ci sono leader che fanno cose cattive, eppure vengono seguiti. Attenzione al carisma

DI STEFANIA SALTALAMACCHIA

Il Gladiatore non era un film sulla vendetta, era un film sullamore. Russell Crowe lo dice al Taormina Film Festival. La sala  piena, fuori telefoni alzati, richieste di selfie, applausi. Tutti ripetono la frase con cui - anche lui - chiuder l'incontro, rigorosamente in italiano: Al mio segnale, scatenate l'inferno. Ma Massimo Decimo Meridio, per l'attore, non era soltanto un uomo che cercava giustizia, ma un marito e un padre che non poteva deviare dal suo dolore:  la storia di un uomo che vendica la morte della moglie e del figlio. Non poteva esserci un momento, in quel viaggio, in cui si fermava per fare sesso con qualcuno. Avrebbe distrutto tutto.

Ventisei anni dopo, lattore premio Oscar - 62 anni compiuti da poco, barba bianca, capelli scuri raccolti in un codino, laria tranquilla di chi ha imparato a convivere con i propri miti - torna su quel personaggio non per mitizzarlo ancora, ma per spiegarne il centro morale. Ed  forse per questo, dice, che il film  rimasto: perch sotto larmatura, le battaglie, il sangue e lepica cera una fedelt assoluta: Molti pensano che Il Gladiatore sia un film per uomini, spiega, Ma se fosse stato un film per uomini sarebbe stato soltanto un film sulla vendetta. Invece  un film per tutti, perch  un film sullamore. Tutti vorremmo essere amati da qualcuno disposto ad arrivare fino in fondo per noi.


Durante la lavorazione, racconta, le pressioni furono costanti. Gli studios volevano scene di sesso tra Massimo e alcuni personaggi femminili. Lui si oppose ogni volta: Io capivo che cosa volevano dire, capivo dove volevano arrivare. Ma continuavo a ripetere: questa  la storia di un uomo che sta vendicando la morte di sua moglie e di suo figlio. Non pu esserci un momento, durante quel viaggio, in cui si ferma e va a letto con qualcuno. Non ha alcun senso. Perch questo distruggerebbe il viaggio del personaggio.

Crowe rest fermo. Per lui Massimo non poteva essere distratto, tentato: tutto il suo percorso nasceva da una fedelt assoluta al dolore, allamore perduto, alla promessa di arrivare fino in fondo. Alla fine, anche Ridley Scott fu daccordo. Mi sono impuntato. E per fortuna Ridley, anche se probabilmente gli sarebbe piaciuto girare scene sensuali tra me e Connie Nielsen, era daccordo con me sul fatto che quello fosse il nucleo morale del film.

 proprio questo centro morale che Crowe rimprovera al Gladiatore 2, il sequel con Paul Mescal. Non una questione di nostalgia, n di gelosia verso un personaggio che lo ha reso immortale: Hanno fallito. E hanno fallito perch non avevano capito perch il primo film aveva avuto successo. Il primo Gladiatore ha funzionato perch aveva un cuore morale. Ed  per questo che il pubblico lo ha custodito per tutti questi anni.

Russell Crowe  arrivato a Taormina per ricevere il Taormina Film Festival International Achievement Award e per presentare La vendetta perfetta - Bear Country, il nuovo film diretto da Derrick Borte, in sala dal 26 agosto, con 01 Distribution, e un'esclusiva per lItalia di Minerva Pictures con Rai Cinema. Ma, inevitabilmente, davanti a lui torna sempre Massimo. Il generale romano diventato schiavo, lo schiavo diventato gladiatore, il gladiatore diventato leggenda. Se potessi rivisitare un personaggio della mia carriera?, continua, Sarebbe ovviamente Massimo Decimo Meridio. E resterei in vita, scherza Crowe. Poi per il tono cambia, e lironia lascia spazio a qualcosa di pi profondo: il racconto di un film che allepoca fu uno shock anche per lui.

Il primo giorno sul set di Ridley Scott fu un enorme passo avanti. Fino a quel momento avevo lavorato soprattutto in film con budget pi piccoli. E allimprovviso mi ritrovai davanti centinaia di catapulte, soldati barbari, cavalli. Era tutto gigantesco. Non pensava ai premi, dice. Non pensava allOscar che sarebbe arrivato: Aspettarsi un premio non ha nulla a che vedere con il processo che applichi quando reciti. Tu combatti con svedesi altissimi, vieni colpito da unascia in piena faccia, ti confronti con il personaggio tutti i giorni. Che io fossi candidato fu incredibile. Avevo la sindrome dellimpostore, sentivo di non appartenere a quella stanza. Poi il mondo ti cade davanti.

A interessargli, ancora oggi, non  il risultato esterno, ma il lavoro invisibile che precede ogni scena: Non puoi fare affidamento sui premi. Io amo il processo. Amo quando ti provi i vestiti, quando controlli gli oggetti di scena, quando inizi a concentrarti sugli aspetti del personaggio. Non penso mai a come reagir il mondo esterno. Mi piace metterci dei pezzettini di magia, un piccolo sguardo, un battito di ciglia, qualcosa che costruisce il personaggio.

Parlando delle scene di battaglia del Gladiatore, Crowe non fa leroe. O meglio: racconta di esserlo stato troppo. Dovete capire che quando avevo quellet ero fottutamente pazzo, continua, Ogni singolo minuto che vedete nelle scene di battaglia del Gladiatore sono io. C una sola cosa che non ho fatto: nella battaglia iniziale, quando il cavallo cade. Io feci una versione della scena, poi Ridley la gir con uno stuntman su una macchina. Il ragazzo venne gi fortissimo, si ruppe il naso, e io dissi a Ridley: Funziona. E lui: S, funziona.

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E ancora: Mi ricordavo di quando andavo al cinema e vedevo un film di Arnold Schwarzenegger: lui pilotava un aereo, poi tagliavano su uninquadratura larga e il corpo era diverso del 50 per cento. Capivi subito che non era Arnold a pilotare quellaereo. Io non volevo che succedesse nel Gladiatore. Volevo dare a Ridley il maggior numero possibile di inquadrature al cento per cento.

Oggi, per, in un certo senso potrebbe essersene pentito: Mi pento di aver avuto quellatteggiamento? S. Cerano attori pi anziani che mi dicevano: Vedi quel ragazzo vestito esattamente come te? Dovrebbe farle lui queste cose. Avrei dovuto ascoltarli. Perch oggi vivo, come molti uomini anziani nella stanza sanno, in un mondo senza tendini. E rende la vita molto difficile.

La sfida, per lui, cambia forma da film a film. A volte  fisica, come nel Gladiatore o in Cinderella Man. A volte  emotiva, mentale: Film molto fisici come Il Gladiatore o Cinderella Man hanno le loro difficolt. Ma probabilmente il ruolo pi insidioso per me, per il livello di coinvolgimento che richiedeva,  stato A Beautiful Mind. Cerano tantissime cose che accadevano allinterno del personaggio.

Poi elenca altre fatiche, quasi con divertimento. Le giornate sotto la pioggia, non una pioggerellina romantica, ma grandi nuvole hollywoodiane che ti colpiscono in testa per ore. Il costume di Man of Steel, che richiedeva di essere nella miglior forma possibile: Avevo cinquantanni. E una volta indossato non potevo andare in bagno per almeno sei ore, perch servivano tre persone e trenta minuti solo per toglierlo. E poi il reboot di Highlander, appena finito di girare in Spagna: Ho 62 anni e ho appena fatto due settimane di combattimenti con la spada con Dave Bautista. Ay, caramba! Non  la cosa migliore.


A Taormina, al fianco della direttrice artistica del Festival, Tiziana Rocca, Crowe parla anche del cinema che cambia. Streaming, piattaforme, nuove vite per film che al momento delluscita non avevano trovato abbastanza pubblico. Non  nostalgico: riconosce che lo streaming ha aumentato la diffusione, che alcuni suoi film hanno trovato una seconda possibilit anni dopo. Non posso essere completamente negativo, perch mi  andata molto bene. Film che magari allepoca non avevano avuto abbastanza pubblicit, o non erano stati promossi nel modo giusto, oggi possono avere unaltra vita. Ma poi difende la sala: Credo molto nella sala cinematografica. Lesperienza di sedersi accanto a sconosciuti e sentire lenergia collettiva davanti a un grande film: questo non deve sparire. Voglio che quella parte continui. Quando vedete un titolo che vi interessa, prima andate a vederlo al cinema, poi a casa potete riguardarlo.

Ai giovani attori e registi in sala detta due parole, che per lui sono sempre state fondamentali: dettaglio e collaborazione: Ogni parte di un film diventa pi forte se vi concentrate sui dettagli e sulla natura collaborativa del vostro rapporto con gli altri. Con gli assistenti alla regia, con i costumi, con tutti. La bellezza del cinema  che, s, si lavora sotto una voce unica, quella del regista, ma tutti stanno lavorando alla stessa cosa. Tutti fanno parte della bellezza che rende speciale un film.

Per spiegarsi meglio, l'attore neozelandese sceglie una metafora inattesa: il ballo. Il mio consiglio : imparate a ballare con un partner. Prendete lezioni di valzer viennese. Imparate il tango. Lavorare in ritmo con qualcun altro  il segreto assoluto per rendere speciale un film.  quello che, racconta, accadde sul set di Master and Commander, con Peter Weir. Latmosfera sul suo set era bellissima. Aveva questo piccolo trucco meraviglioso: metteva musica sul set. Non solo per gli attori, ma per tutta la troupe. Se parlavi pi forte della musica, voleva dire che dovevi ascoltare. Quando voleva energia, alzava il volume. Quando voleva calma, lo abbassava. Era come il cane di Pavlov. A volte eravamo su un veliero, con le vele spiegate, a trenta miglia dalla costa del Messico, e lui metteva Mozart. Guardavi loceano e s, eri al lavoro, ma stavi vivendo anche unesperienza personale assoluta.

LItalia, intanto, lo guarda come una star di famiglia. E lui dice di non sentirsi un turista qualunque: Ho visto tantissimi posti, amo questo Paese da cima a fondo e da un capo allaltro.  incredibile. In passato ho pensato a come sarebbe stato dirigere un film a Roma, con tutta la follia della sua storia contemporanea. Poi vai in altri posti, ascolti la storia di quei luoghi, vai a Piacenza, vai a Siena. Oh mio Dio, Siena  pazzesca. Gli piacerebbe girare un film qui, forse anche dirigerlo: Mi piacerebbe scegliere quale storia raccontare.

Russell Crowe chiude parlando del male. Non del male come qualcosa di mostruoso, distante, immediatamente riconoscibile. Il male, dice, pu sedurre. Pu attrarre. Pu avere fascino.  anche per questo che accetta di interpretare personaggi oscuri: Sono un attore. Il mio lavoro non  esplorare una sola cosa. Io cerco di reinterpretare lesperienza umana per il pubblico, e a volte questo mi richiede di stare dalla parte oscura. Ma a volte c anche il desiderio molto preciso di mettere in gioco qualcosa di sfumato, qualcosa da cui ti senti attratto. Perch una delle cose fondamentali del male  che pu essere reso attraente.

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Parlando di Norimberga, in cui interpreta il gerarca nazista Hermann Gring, Crowe dice di essersi posto una domanda che riguarda anche il presente: perch gli esseri umani consegnano il potere politico a uomini pericolosi? Volevo mostrare che un grande livello di sicurezza in se stessi pu essere molto avvincente. Guardi quel personaggio, sai che  responsabile di tante cose terribili, ma mentre lo guardi inizi a sentirti attratto da lui come da un fuoco caldo. Vuoi continuare ad ascoltarlo. Ed  proprio questo che spesso non capiamo del male: il male pu essere carismatico.

E ancora: Ci sono situazioni, come sappiamo, anche nel presente, in cui ci sono leader politici che fanno cose cattive, che permettono a persone cattive di agire, eppure vengono seguiti, votati, sostenuti. Perch? Perch il carisma pu diventare una forma di potere enorme. Attenzione al carisma.

Sul palco del Teatro Antico, qualche ora dopo, Russell Crowe legger il suo discorso - col premio in mano - in italiano. Ha fatto le prove nel corso del pomeriggio.  un invito a seguire i propri sogni: Immaginate dove volete arrivare, perch  il primo passo per raggiungere la vostra meta. E come dice la bellissima canzone di Ultimo, io ero il bambino che contava le stelle. Oggi continuo a contare le stelle e a seguire i miei sogni.