Federico Mello: Quando sono stato bocciato in terza superiore  stato un momento duro ma mi ha offerto un superpotere. Quando si fallisce in maniera cos clamorosa da giovani si acquisisce una marcia in pi.

Bocciare fa bene? Se lo chiede il giornalista Federico Mello nel suo Elogio della bocciatura - Perch la tua pi grande paura pu diventare la tua pi grande opportunit, in libreria per Edizioni BIT, dedicato ai ragazzi e alle ragazze che sono stati o saranno bocciati. L'intervista

DI ALESSIA ARCOLACI.

Ogni anno in Italia circa 150mila studenti delle superiori vengono bocciati, il 5-6% del totale secondo i dati del Ministero. Ma la bocciatura quanto ha a che fare davvero con loro, quanto dovrebbe interrogare tutti noi? Se lo chiede il giornalista Federico Mello nel suo Elogio della bocciatura - Perch la tua pi grande paura pu diventare la tua pi grande opportunit, in libreria per Edizioni BIT, dedicato ai ragazzi e alle ragazze che sono stati o saranno bocciati. Un libro di consigli e riflessioni di uno zio o di un amico pi grande, che ti vuole bene e con il quale puoi parlare liberamente. Qualcuno che ti prende sul serio, scrive Mello.

Ha scelto di scrivere un libro sulla bocciatura in un momento storico in cui ragazzi e ragazze sembrano vivere sotto una pressione costante, ad essere performanti, brillanti e vincenti. Quanto pesa oggi la paura di sbagliare sulle nuove generazioni?

Per scrivere il libro ho intervistato tanti ragazzi e ragazze, bocciati e non, oltre a insegnanti, presidi, psicologi ed educatori; effettivamente il tema dell'ansia  molto presente oggi nelle scuole. Si tratta di un'ansia di prestazione che nasce forse dal fatto che i genitori hanno investito troppo, proiettando i loro desideri nei confronti dei figli. C' poi l'ansia di sbagliare, dovuta al sentirsi costantemente davanti a un palcoscenico, e la colpa a mio avviso  soprattutto dei social media; questo meccanismo diventa una forma mentis che si diffonde ovunque. Alcuni professori mi hanno raccontato che certi studenti, quando vengono interrogati alla cattedra, non rispondono per l'ansia, ma se portati in disparte si aprono e dimostrano di sapere le cose. L'ansia  un grande problema e proprio per questo, secondo me, va normalizzata l'idea di errore, di brutto voto, di fallimento e anche di bocciatura.

Nel libro racconta anche la sua esperienza personale. A distanza di anni, che cosa le ha insegnato quella bocciatura?

Io sono stato bocciato in terza superiore.  stato un momento duro e nel libro racconto un po' di dettagli mettendomi a nudo, ma penso che mi abbia offerto una grande occasione, quella che nel testo definisco un vero e proprio "superpotere". Quando si fallisce in maniera cos clamorosa e forte da giovani, e poi si trova il modo di uscire da quella situazione e riscattarsi  e nel libro do ovviamente alcuni consigli su come farlo  allora si acquisisce una marcia in pi. Questo superpotere consiste nel non aver pi paura di mettersi in gioco per timore di fallire, ma anzi nel vedere l'errore e il fallimento come una forma di miglioramento.  ci che permette di muoversi e di non rimanere fermi. Ci sono persone che magari hanno avuto percorsi brillanti a scuola, ma che poi si bloccano nella vita per la paura di non vedere confermata la loro eccezionalit. Ecco, la bocciatura, se interpretata nella maniera giusta, pu diventare questo grande superpotere.

Scrive che spesso dietro a una bocciatura si nascondono fragilit, ansia, difficolt familiari o bisogni che nessuno ha saputo intercettare. Oggi gli adulti sanno ascoltare gli adolescenti o continuano a interpretarli attraverso il filtro dei voti e dei risultati?

Sono convinto che dietro una bocciatura ci sia spesso un ragazzo o una ragazza che non  stato visto da nessuno, n dagli insegnanti n dalla famiglia, che magari non sono riusciti a stargli vicino o a capirne le particolarit. Penso che rispetto alle generazioni precedenti, compresi i baby boomer, i genitori di oggi abbiano fatto in media molti passi avanti nelle capacit psicologiche, emotive e di dialogo con i figli. Ovviamente questa non  la totalit: rimangono tanti genitori che non riescono ad ascoltare le emozioni negative dei ragazzi e che non hanno una sufficiente preparazione emotiva, e questo pu avere ripercussioni.

In che modo?
Anche a causa della tecnologia, oggi c' un tema di controllo e di ansia da parte dei genitori che rispetto a qualche decennio fa pu essere terribile. Strumenti come il registro elettronico, le chat di famiglia o i gruppi di classe possono trasformarsi in una forma di controllo continuo. In pi, a volte genitori ansiosi, che magari hanno avuto figli in et avanzata, riversano su di loro troppe proiezioni e stringono un guinzaglio troppo corto. Tutto questo contribuisce a creare ansia. Bisognerebbe dare pi fiducia ai ragazzi: i genitori a volte dovrebbero mettersi davvero al servizio dei figli, senza considerarli come dei propri sottoprodotti. Ci tengo a precisare, infine, che a fronte di professori stupendi e bravissimi che si fanno in quattro, ci sono purtroppo anche docenti che bocciano in base a pregiudizi o che rimangono troppo rigidi nel seguire il programma, non riuscendo a valorizzare forme di intelligenza diverse. Anche su questo lato pedagogico ci sarebbe tantissimo da lavorare, prendendo esempio dai casi studio e dalle migliori esperienze scolastiche.

Bocciare fa bene?

La risposta breve  che in realt la bocciatura, anche per gli insegnanti migliori, rappresenta un fallimento dell'offerta educativa e pedagogica che  stata proposta al ragazzo o alla ragazza. Quindi non  affatto detto che faccia bene. A volte si rende necessaria, s, ma per fare del bene deve essere inserita in un reale percorso di riscatto e vissuta come un'occasione per riflettere sui propri errori. Deve trattarsi di un giudizio sul percorso fatto dallo studente e mai sulla sua persona. Questo  un punto fondamentale, altrimenti si rischia di fare danni molto seri.

Uno dei messaggi pi forti del libro  che una persona non coincide con il proprio rendimento scolastico. Perch facciamo cos fatica ad accettare il fallimento come parte della crescita?

Questo si ricollega a quanto dicevamo prima ed  un punto fondamentale: non dobbiamo schiacciare i ragazzi sulla loro identit, ma concentrarci su quello che hanno fatto, sulle condizioni nelle quali hanno studiato, su cosa la scuola ha offerto loro e sul tipo di supporto che hanno ricevuto. Bisogna focalizzarsi sul percorso e non sulla persona. Sicuramente la societ attuale  estremamente quantofrenetica e ha la tendenza a quantificare tutto. Questo  dovuto anche alla tecnologia, che ci ha abituato a ragionare per numeri: follower, like o i messaggi che riceviamo in risposta su WhatsApp. Noi adulti dobbiamo mettere a fuoco questo meccanismo e capire che per i ragazzi non  facile crescere in un contesto simile, come sa bene chi ha figli adolescenti o bambini piccoli. Rimettere al centro il concetto di errore, di fallimento e di bocciatura  una nostra responsabilit, sia nel modo di ragionare sia nell'esempio che diamo. Con questo libro ho voluto dare il mio contributo:  una sorta di lettera aperta a un ragazzo o a una ragazza che in queste ore viene bocciato. Spero che possa parlargli e aiutarlo in un momento difficile.

Nel libro riprende il concetto di daemon, la vocazione profonda che ciascuno dovrebbe imparare a riconoscere. Se dovesse indicare un esercizio, una domanda, un gesto che pu aiutare un ragazzo a mettersi sulle tracce del proprio daemon, cosa suggerirebbe?

Sono profondamente convinto che ognuno di noi, ancor di pi da giovane quando ha tutta la storia ancora da scrivere, possieda un talento profondo, qualcosa per cui  portato e che gli riesce bene. Alcuni hanno la fortuna di capirlo presto, ed  importante che si dedichino a quello; se in quel percorso arriva una bocciatura, l'importante  concentrarsi sul proprio talento, che non per forza coincide con quello scolastico. Altri ci mettono pi tempo a capire la propria strada, magari per motivi oggettivi: penso a un ragazzo portato per la cucina che abita lontano da un istituto alberghiero, o a qualcuno portato per uno sport che non viene praticato nella sua zona.
A questi ragazzi do un consiglio: fate pi esperienze possibile. Nel libro racconto che a un certo punto sono diventato bravo a usare il diabolo, un attrezzo da circo; mi  venuto spontaneo. Chi lo avrebbe mai detto che fossi portato proprio per quello? Eppure quell'esperienza  stata importante per la mia formazione, perch mi ha insegnato che c'era qualcosa che potevo imparare facilmente. Un ragazzo o una ragazza oggi in crisi, se non ha ancora capito per cosa  portato, deve provare e sperimentare. Magari scoprir che il suo talento  avere un naso sensibile per i profumi, o stare vicino ai bambini, o il giardinaggio, o recitare in una commedia. Trovare la propria passione, il proprio daemon,  ci che rende una vita davvero solida. Coltivarlo da grandi far s che quella vecchia bocciatura rimanga solo un puntino, un ricordo lontano da guardare con tenerezza.