Franco Nero: La donna pi importante della mia vita? Vanessa Redgrave. Ho avuto la fortuna di imparare molto dallamore. Non voglio soffrire, la malattia  la mia paura pi grande
Al Taormina Film Festival, lattore racconta lamore, Vanessa Redgrave, la paura della malattia, lentusiasmo che ancora lo porta sul set e lorrore per le guerre: Vedo quei bambini massacrati a Gaza e non dormo. Ho scritto una canzone per loro.

DI STEFANIA SALTALAMACCHIA.

Lamore  una grande parola. Il mondo  lamore. Franco Nero lo dice al Taormina Film Festival senza darsi limiti. Per lui lamore  quello per una donna, per i figli, per i nipoti, per la natura.  qualcosa che si impara e poi si prova a restituire: Ho avuto fortuna di imparare molto dallamore e di insegnare anche lamore ai miei nipotini, racconta.

A 83 anni, pi di 250 film alle spalle e nessuna intenzione di parlare della propria carriera come di qualcosa di concluso, lattore di Django, Il giorno della civetta, Camelot, volto italiano diventato internazionale in tempi non sospetti, non fa bilanci definitivi:Io non sono alla fine della mia carriera. Devo fare ancora tanti film. Di nostalgia parleremo pi in l, spiega. Per, se gli chiedi quale sia la donna pi importante della sua vita, la risposta arriva senza esitazioni: La madre dei miei figli.

 Vanessa Redgrave, conosciuta sul set di Camelot nel 1966, lei Ginevra, lui Lancillotto. Una storia lunga, intermittente, cinematografica senza bisogno di essere romanzata: un figlio, Carlo Gabriel Nero, poi anni di distanza, ritorni, e infine il matrimonio nel 2006. A Taormina, Franco Nero la nomina subito, dentro un ricordo del 1968: Mi diedero il David di Donatello per Il giorno della civetta. Lo diedero a me e a Claudia Cardinale. Mi ricordo Sidney Poitier, Vittorio De Sica.  stata una serata stupenda. Andai proprio con mia moglie Vanessa. Avevamo appena finito un film di Elio Petri, Un tranquillo posto di campagna.

Il legame con lInghilterra, per lui, passa anche da lei, ma non soltanto. Passa da Laurence Olivier, da John Gielgud, da Michael Redgrave, dai dischi di Shakespeare che John Huston gli fece ascoltare durante le riprese della Bibbia. Passa da una disciplina imparata sul campo. AllInghilterra devo la seriet del lavoro. Mamma mia, gli inglesi come sono seri, nella recitazione, nella regia. Ho imparato molto. La disciplina, ecco. La disciplina lho imparata dagli inglesi.

La fortuna, dice, esiste. Ma non basta aspettarla. Bisogna trovarsi nel posto giusto, nel momento giusto, e avere la prontezza di voltarsi un secondo prima che la porta si chiuda: Quando John Huston, ricorda, consigli il mio nome a Joshua Logan, che girava Camelot, lui volle incontrarmi. Mi disse: Tu sei perfetto per il ruolo, per il tuo inglese non  un granch. Mi scart. Me ne andai, ma quando arrivai alla porta mi voltai e gli dissi: Mr. Logan, io so Shakespeare in inglese. Lui mi rispose: Come fai a sapere Shakespeare in inglese se il tuo inglese  cos povero?. E io andai avanti mezzora. Se in quel momento non avessi avuto lidea di voltarmi e dire quella frase, forse sarebbe andata diversamente. Quella  fortuna. Ma anche talento, certo. Perch se non ce lhai, il talento, non serve.

Franco Nero, per, non ama la nostalgia. Preferisce parlare di entusiasmo.  quella, dice, la parola che ancora lo tiene in movimento: Io sono un entusiasta. Il giorno che mi abbandoner lentusiasmo, smetter. Finch c il cinema, finch c lentusiasmo, io andr avanti. Sul set si sente vivo. Fuori, confessa, molto meno. Laltra sera sono andato a presentare Django a Milano. Cerano quattrocento ragazzi, ho dovuto fare quattrocento selfie. Quello mi ha massacrato. Per devi essere sempre carino. Anche le interviste mi massacrano. Invece quando sono sul set sono creativo, allora mi diverto. E ancora: Io sono un eterno bambino. E sono molto orgoglioso di essere un eterno bambino. Quando me lo dicono, anzich offendermi, dico: che bello. Forse  anche questo che lo tiene ancora dentro il cinema: la curiosit, la voglia di andare lontano, il desiderio di non smettere di giocare con i ruoli.

La sua carriera, del resto,  stata costruita proprio sul movimento. Western, cinema civile, autori, film internazionali, scelte impreviste. Laurence Olivier gli diede un consiglio che lui sembra non avere mai dimenticato: Io ho fatto pi di 250 film e ho fatto un po tutti i ruoli che un attore possa fare, spiega, Questo grazie a Olivier. Fu lui a dirmi: non fare il protagonista bello, leroe. Fai lattore, cambia ruolo in continuazione. Avrai alti e bassi nella carriera, ma durerai di pi. Ha appena girato un horror, genere che nella sua carriera mancava quasi del tutto: Faccio lesorcista. Mi mancava. Mi sono divertito a farlo. Tre anni fa ho fatto Lesorcista del Papa con Russell Crowe: lui faceva lesorcista, io ero il Papa.

Il rapporto con il tempo che passa non lo teme. La paura pi grande  un'altra: la sofferenza. La malattia, fa sapere, Quando uno  malato,  la sofferenza. Se uno ha un incidente e muore, muore. Ma la malattia  soffrire. Io non voglio soffrire, assolutamente. La tecnologia, invece, lo diverte poco. O meglio, la respinge con orgoglio. Lintelligenza artificiale non gli piace: Questa cosa artificiale non mi piace. Dovevo nascere in un altro secolo. Non ho mai messo un dito su un computer in vita mia. Sono lunico al mondo e ne sono anche orgoglioso. Non usa nemmeno il navigatore: Vado ancora con la cartina. Oppure chiedo.
A chiedergli cosa gli dia serenit oggi, Franco Nero risponde che di serenit ce n poca. Stiamo in un momento di guerra, che  un macello. Prima Putin, lUcraina. Poi Netanyahu, Gaza, e ora lIran. Migliaia, migliaia, migliaia di palestinesi massacrati. Ventitremila bambini. Continua: Ho scritto una canzone. Io non sono uno scrittore di canzoni, per facevo un viaggio Roma-Milano in treno con il mio sceneggiatore di fiducia e gli dissi: Lorenzo, sono giorni che non dormo perch vedo questi bambini massacrati. Voglio scrivere qualcosa.

La canzone si intitola Un mare di piccoli lenzuoli bianchi. Il titolo, spiega, nasce dai lenzuoli usati per coprire i corpi dei bambini morti: Sono molto orgoglioso di averla fatta. Il mio amico ha scritto la musica e lha cantata. Lui la canta in italiano, io la faccio in inglese.  molto bella, molto forte. Ho chiesto a qualche cantante di cantarla, ma hanno paura. Vogliono fare le loro canzonette, non esporsi politicamente.

