Telmo Pievani: Siamo entrati in una trappola evolutiva: modifichiamo cos tanto l'ambiente da rendere difficile la nostra vita. Per uscirne, dobbiamo diventare lungimiranti.

Il filosofo evoluzionista e la crisi di convivenza tra esseri umani e ambiente. Dalle antiche migrazioni di Homo sapiens alla frattura ecologica contemporanea. Come si pu vivere nel mondo senza distruggerlo?

DI CAROLINA SAPORITI.

Come si pu stare bene al mondo senza distruggerlo? A questa domanda prova a rispondere Telmo Pievani, filosofo evoluzionista che studia i processi di cambiamento  biologici, culturali e sociali  che hanno reso homo sapiens la specie che  oggi. Nel volume Stare al mondo. Ecologie dellabitare e del convivere (UTET), in uscita il 5 marzo 2026 nella collana Dialoghi di Pistoia, Pievani firma il saggio In crisi di convivenza, in cui ricostruisce le radici evolutive dellattuale frattura tra umani e ambiente. Una trappola evolutiva, come la definisce, nata dalla nostra capacit di muoverci, adattarci e trasformare il mondo, ma diventata oggi insostenibile. A partire da qui, abbiamo parlato con Telmo Pievani di migrazioni, viaggi e futuro delle nuove generazioni, per provare a ripensare il modo in cui abitiamo il pianeta e conviviamo con tutte le forme di vita.

In cosa consiste il suo lavoro di filosofo evoluzionista?
Studio levoluzione, cio i processi di cambiamento: come siamo arrivati fin qui, diventando homo sapiens, e il percorso evolutivo che ci accomuna al resto del vivente. Oggi per levoluzione riguarda anche la cultura, le idee, la tecnologia. Inoltre sono anche un filosofo della scienza e mi occupo di metodo scientifico, cio di questioni teoriche ed etiche che emergono dalla ricerca contemporanea.

Nel suo contributo al libro uscito il 5 marzo lei parla di una crisi di convivenza. Che cosa intende?
Il tema del festival di Pistoia lo scorso anno era la convivenza e la difficolt di stare al mondo. Ho raccontato come, nella nostra storia evolutiva, veniamo da un lungo periodo di convivenza con altre specie umane.  una scoperta importante, perch ci dice che su questo pianeta sono esistite molte specie diverse, scomparse solo circa 40 mila anni fa, un tempo brevissimo dal punto di vista evolutivo.

Quindi homo sapiens ha convissuto davvero con altri umani?
S, nel senso letterale del termine. Vivevano insieme, condividevano gli stessi territori e le stesse risorse, al punto che si sono anche ibridati. Ci siamo accoppiati con altre specie umane e il nostro DNA porta ancora oggi le tracce di queste antiche convivenze. Facevamo bambini ibridi, figli di genitori appartenenti a specie diverse, che venivano accolti nelle rispettive societ e che a loro volta avevano figli. Cos il loro DNA  entrato nel nostro albero genealogico.


Poi cos successo?
Questa convivenza  durata fino a un certo punto, poi c stata una crisi di convivenza. Per ragioni che non conosciamo ancora bene, in un lasso di tempo molto breve, tutte le altre forme umane sono scomparse e siamo rimasti gli unici umani sulla Terra da circa 38 mila anni. Il sospetto  che almeno in parte sia colpa nostra: forse per unevoluzione del linguaggio, forse perch abbiamo imparato a organizzarci meglio socialmente e siamo cresciuti demograficamente. Fatto sta che alla fine li abbiamo sostituiti, li abbiamo sommersi.


Perch  una storia importante anche per il presente?
Perch ci fa capire che quando homo sapiens  diventato molto creativo e ha cominciato a viaggiare in tutto il mondo  arrivando anche nelle Americhe, in Oceania, in Australia  nello stesso momento  diventato anche molto prepotente, invasivo, distruttivo. C unambivalenza di fondo nel comportamento umano che nasce in quel periodo e che ci aiuta a capire anche la crisi di convivenza che oggi viviamo con lambiente.

In che senso?
Siamo arrivati a un punto di rottura in cui le attivit umane non sono pi sostenibili per lambiente. Ne paghiamo le conseguenze con la crisi della biodiversit e il riscaldamento climatico.

Lei parla infatti di trappola evolutiva. Che cosa significa?
La trappola evolutiva  quella situazione in cui una specie modifica lambiente attorno a s in modo talmente rapido e devastante da mettersi in difficolt da sola. Le generazioni successive fanno sempre pi fatica ad adattarsi e a vivere.

 lopposto di ci che intendiamo per sostenibilit.
Esatto. Sostenibilit  una parola che nasce nel mondo dei boschi: chi tagliava la legna sapeva che doveva farlo in modo tale che lanno dopo il bosco si rigenerasse. Lo stesso valeva per la pesca. Erano tecniche per sfruttare la natura lasciandole il tempo di rigenerarsi.

Oggi questo principio viene ignorato?
S. Se proiettiamo i nostri consumi su un anno, gi verso la met di luglio abbiamo esaurito tutte le risorse rigenerabili. Da quel momento in poi viviamo in debito, scaricando il costo su chi verr dopo di noi.  profondamente ingiusto.

Perch homo sapiens fa cos fatica a comportarsi diversamente, pur avendo accesso a dati e numeri?
Dati e numeri non bastano; quello che sta accadendo deve essere interiorizzato e facciamo molta fatica a farlo.  un meccanismo difensivo del nostro cervello. Inoltre tendiamo a impegnarci solo quando gli effetti sono visibili e prossimi:  quella che si chiama etica della prossimit. Qui invece dobbiamo prendere decisioni oggi i cui effetti positivi si vedranno tra dieci o quindici anni. Questa lungimiranza ci viene difficile.

Quindi non sta succedendo nulla?
In realt qualcosa sta succedendo. C una parte dellumanit che si sta muovendo, la transizione ecologica e tecnologica  gi in atto. Ci sono resistenze, soprattutto politiche, ma le aziende stanno cambiando e anche la sensibilit dellopinione pubblica. C un salto generazionale: i ragazzi di oggi sono nativi di questo problema e lo affrontano in modo pi pragmatico.


Dal punto di vista evolutivo, muoversi  stato una strategia di sopravvivenza?
S, muoversi  stato il nostro adattamento principale. I nostri antenati vivevano in ambienti instabili e quando lambiente cambia, la soluzione migliore  spostarsi. Se stai fermo muori. Da due milioni di anni ci muoviamo. Homo sapiens ha compiuto due grandi epopee: larrivo in Australia, gi 65 mila anni fa, e quello nelle Americhe, dove piccoli gruppi sono arrivati fino alla Terra del Fuoco in poche migliaia di anni. Da quei gruppi  nata una diversit enorme di lingue, culture e tradizioni.

Le migrazioni animali sono paragonabili a quelle umane?
No, perch sono quasi sempre cicliche: vanno e tornano. Gli animali migrano perch i luoghi della riproduzione non coincidono con quelli dove trovano cibo tutto lanno.  un comportamento rischioso, ma necessario per sopravvivere.

Noi invece?
Noi abbiamo avuto una migrazione progressiva. Arriviamo, ci insediamo, cresciamo e poi andiamo sempre un po pi in l.  una migrazione che non torna indietro.

Anche lesplorazione spaziale risponde a questa natura?
S, fa parte della nostra attitudine esplorativa.

Viaggiare oggi  spesso considerato insostenibile. Pu essere comunque uno strumento di consapevolezza?
Ogni forma di viaggio oggi ha un impatto, anche le pi green. Nessuno  a impatto zero. Il problema non  viaggiare, ma come si viaggia. Il viaggio come avventura conoscitiva resta fondamentale. Io viaggio molto con i miei figli e cerchiamo sempre di stare fuori dai villaggi turistici e di affidarci a guide locali. Questo non  paragonabile a vedere il mondo dagli schermi.

Il turismo di massa  un problema?
S, ma non bisogna essere puristi. In alcuni casi il turismo protegge i territori.

Che cosa si pu fare allora?
Bisognerebbe chiedersi dove vanno i soldi dei nostri viaggi. Se pago molto e quasi nulla arriva alle popolazioni locali, non va bene.

Se levoluzione potesse darci un consiglio per il futuro, quale sarebbe?
Direi due parole chiave: lungimiranza e gratitudine. Chiederci sempre che impatto avr ci che facciamo oggi su chi verr dopo di noi. E ricordarci che viviamo su un pianeta che ci ha pazientemente ospitato: dovremmo essere pi umili e pi grati.

Una gratitudine che si pu imparare viaggiando?
S. Quando incontri i popoli nativi la prima cosa che ti dicono : impara a dire grazie alla natura. Noi abbiamo smesso di farlo.

