Dumar: Mio nonno  sopravvissuto a Buchenwald e ha perdonato chi l'aveva consegnato ai tedeschi: all'odio non si risponde con altro odio. Ho remixato Perdono di Caterina Caselli senza reverenza.

Ex architetto e oggi tra i produttori pi ricercati, Mattia Del Moro ha reinterpretato Perdono di Caterina Caselli per Vanity Fair. Dietro il remix c' la storia di famiglia mai raccontata: un taccuino di disegni salvato dal lager e un biglietto lanciato dal treno.

DI VALENTINA COLOSIMO.


C un uomo seduto a tavola, in un paese della Carnia, che sta mangiando un piatto di gnocchi.  il 1944. Bussano:  un ufficiale dellesercito italiano, qualcuno in paese ha fatto il suo nome, e i gendarmi sono venuti a prenderlo. Lo arrestano e lo portano nel lager di Buchenwald, in Germania, dove resta otto mesi.  un artista, uno scultore principalmente, e dentro il campo riesce a procurarsi alcuni fogli e una matita; disegna volti, ritratti, ufficiali nazisti, figure appena accennate. Quei fogli diventeranno un taccuino vero e proprio, con la copertina in lamierino e la cerniera montata a mano. Sul treno, come altri deportati, scrive un biglietto e lo lascia cadere fuori dal finestrino: nei paesi ci sono ragazze incaricate di raccogliere quei fogli e portarli alle famiglie. Il suo comincia cos: Alla gentilezza di chi lo raccoglie. Arriva a casa.

Si chiamava Giulio Cargnelutti ed  il nonno materno di Mattia Del Moro, quarantun anni, che fa il produttore con il nome darte di Dumar e che da un paio danni racconta in rete come  fatta davvero una canzone, le sessanta tracce che stanno sotto i tre minuti che ascoltiamo distratti. Cargnelutti  sopravvissuto,  tornato, ha vissuto fino a novantaquattro anni e di quei mesi non ha quasi mai parlato. Decenni dopo sua figlia ha ritrovato il taccuino in casa; da l sono nati un libro e una mostra, portata anche nel museo del campo di concentramento. Quando gli chiedevano cosa avesse fatto, una volta tornato, con luomo che laveva consegnato ai tedeschi, lui rispondeva parlando di perdono. Adesso suo nipote Dumar ha remixato Perdono di Caterina Caselli.


Suo nonno ha perdonato chi lha fatto deportare?
S. E si parla di perdonare cose indicibili, impossibili. Ma non  la gravit di quello che subisci,  la necessit di superarlo: se non mi libero resto schiavo in eterno della rabbia, del rancore, della voglia di vendetta. Lunico modo per interrompere quel ciclo  il perdono interiore, andare oltre. In un momento come questo, di odio perpetuo, che si diffonde con una facilit enorme rispetto al passato, lunico modo per fermarlo  quello: non rispondere alla rabbia con altra rabbia, allodio con altro odio. Che non  invocare la pace.  lo step prima. La pace  facile a dirsi, ma prima ci vuole il superamento di qualcosa.

Si sono rivisti, dopo?
Mio nonno  tornato al paese, e si vedevano. Non credo siano tornati amici. Ma dentro di s aveva superato il rancore verso quella persona.

Parlava di quellesperienza?
Pochissimo. Era un uomo molto riservato, ancora di pi dopo. A me non lha raccontato direttamente: il mio ricordo  legato pi alla mostra, al libro. Il discorso del perdono  diventato centrale per me pi tardi, scrivendo, attraverso le conversazioni con mia madre.

Tutto torna. Oggi ha remixato Perdono.
Lidea del perdono dietro alla campagna di Vanity Fair mi ha colpito pi della scelta del remix.  ambiziosa, complicata, perch va a prendere un elemento della cultura cristiana ancora sentito. Il perdono  uno dei pochi in cui mi ritrovo, insieme alla compassione; gli altri non mi interessano.  il perdono come avanzamento, che coincide con la confessione: quelli che chiamavamo peccati e che negli anni sono diventati ci che andiamo a dire allanalista. Abbiamo bisogno di verbalizzare. Quando vai dal terapeuta tiri gi fuori le cose pi intime, anche le colpe che senti, e dirle a un altro  gi unopera di superamento.

E Perdono  un brano intoccabile: come si  avvicinato al mito?
Rientra in quellambito quasi sacro della canzone italiana, e allinizio ho avuto una reazione complicata. Per non ho reverenza verso la storia della musica, anzi mi piace sempre prenderla e reinterpretarla. La difficolt vera  stata buttarmi. Una volta fatto tutto il viaggio in testa, il rischio  perdersi nelle riflessioni: pi ci pensi, pi hai paura di fallire realizzando il pensiero che ti sei fatto.

Dove lha portata?
Verso lesotico, il balearico, il surf beat. Nelloriginale ci sento gi il parallelo con gli anni Sessanta, quelle sonorit quasi hawaiane che poi sono confluite nella musica surf; e dietro c il mondo dei Beach Boys, che da noi passano per i ragazzi da spiaggia con le tavole e invece sono canzoni di complessit altissima. Volevo tirare la strofa pi in l, pi astratta. E poi qualcosa di pi ballabile nella coda, un beat amapiano (genere nato in Sudafrica, figlio dellhouse, ndr), perch il pezzo doveva far ballare.

Ha parlato con Caterina Caselli?
Con qualcuno del suo team, ma i feedback sono arrivati da lei. Ha le idee chiare, ascolta bene. Ha orecchie incredibili.

Lei ha fatto larchitetto, prima.
Ho studiato a Venezia, poi ho lavorato due anni a Copenhagen e cinque a Londra. Ma lo studio non era la mia vita: erano anni di residenziale, palazzi tutti uguali, mezzo lusso, una macchina che trita soldi e ti insegue dovunque vai. Ho mollato verso il 2015. La musica mi piace perch  un approccio pi mentale: larchitettura, in studio,  eseguire, risolvere problemi, e a me piace di pi porli, i problemi, indicarli e ragionarci sopra.

E non si  portato dietro niente?
Al contrario. Luniversit di architettura  stata la mia scuola di composizione, gli esami si chiamavano proprio cos. L ho capito che anche per scrivere una canzone, come per scrivere un libro, servono delle regole: le tue, ma imparate, studiate, reinterpretate. Farti venire unintuizione  facile; svilupparla e portarla in fondo richiede metodo. Altrimenti resti alle intuizioni.

Che cosa si deve far perdonare, lei?
Il mio essere ossessivo. Lassentarmi, mentalmente, emotivamente. Per scrivere devo isolarmi: per tre ore il telefono non deve suonare, altrimenti quelle tre ore diventano nove. Non credo nel multitasking, il cervello non  fatto per fare pi cose nello stesso tempo. Lossessione, quando ti ci metti, diventa egoistica: ti chiudi, non sei disponibile. Allinizio pensi sia un tratto affascinante, poi vai avanti e capisci che non c niente di affascinante. Chiedo perdono per non essere presente come vorrei.

Ed  bravo a perdonare gli altri?
Provo molta rabbia per i comportamenti ingiusti, e il mondo ne  pieno. Sulle cose personali no, non sono rancoroso. Ma il perdono vero  una cosa in pi, che dovrei fare di pi. Per ora lascio solo che il tempo faccia il suo lavoro.