Il perdono di Davide Simone Cavallo  una questione di sguardi, come quel fiss di Ges di Nazareth nel Vangelo di Luca.

Nel cortile del sommo sacerdote, lapostolo Pietro rinnega il suo amico tre volte. E lui, in tutta risposta, lo guarda. E in quegli occhi, c' tutto. Come quel giorno in aula, quando il giovane aggredito in corso Como ha visto in faccia i suoi aguzzini.

DI DON GIACOMO CARDINALI.

Hai visto, esclam raggiante e sornione insieme, incrociandomi in direzione della sala da pranzo, ti ho citato nellAngelus!. LAngelus?. S, lAngelus di oggi!. Ma, Santit, non  che io la domenica sto a seguire lAngelus, azzardai ormai irrimediabilmente sospeso nel vuoto. Il tempo di una breve, e devo dire convinta rampogna, e poi di nuovo il sereno: Vattelo a rivedere: ho citato quellultima cosa di cui abbiamo discusso insieme!.

Era domenica 18 marzo 2018 e quello di cui avevamo discusso insieme era il passo del Vangelo di Luca che conclude il tradimento di Pietro nel cortile del sommo sacerdote. Dopo tre anni insieme, dopo le pi sperticate lodi e i proclami di solidariet e sostegno del pi focoso guascone mediorientale, allaccanirsi di una vecchia pettegola di paese Pietro aveva appena spergiurato di non conoscere quel Ges di Nazareth che stavano arrestando. Allora il Signore si volt e fiss lo sguardo su Pietro... e Pietro si ricord della parola che il Signore gli aveva detto: Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte. E, uscito fuori, pianse amaramente. Col papa la questione verteva su quel fiss, ultimo contatto visivo tra i due: che sguardo era quello di Ges in quel momento? Che espressione avevano i suoi occhi? Quale messaggio volevano lasciare?

Questo episodio mi  tornato in mente quando mi  capitato di leggere la notizia di un ragazzo di ventanni che, vittima di unaggressione che gli ha lasciato lesioni gravi e definitive, al processo incontra i suoi aguzzini, parla con loro e con una virilit pari alla sua onest intellettuale dichiara: Nel momento in cui sono entrato in aula mi tremavano le gambe, e sudavo freddo. Sono uscito che camminavo pi fluido e spedito. Questo perch quando quei due ragazzi mi hanno chiesto scusa ho sentito che, in me, qualcosa si  ricucito.

Parte come una diagnosi di psico-ortopedia e termina come la pi lucida e  ripeto  virile illustrazione di cosa sia il perdono, senza quei languori e quella melassa moralistica che di solito laccompagnano e lo disinnescano. Mi sono detto che, se la domenica fossi stato in parrocchia e il Vangelo lavesse permesso, non avrei fatto lomelia, delegando il tutto alle parole di Davide Simone Cavallo. Del perdono non si pu pi parlare in teoria, ma solo per volti e casi concreti, va afferrato quando si verifica e osservato il pi a lungo possibile.  unoccasione il perdono, e allora si pu notare il ricorrere di certi tratti costanti, identici attraverso i tempi e le culture, i linguaggi e le situazioni.

Primo fra tutti, la sorpresa e la meraviglia che colgono lautore stesso del gesto, che non  mai il vero e unico soggetto, ma si descrive come attraversato da qualcosa, accompagnato o portato.  una legge quasi matematica: se ti senti padrone di quanto hai fatto o detto, se pensi di poterne rendere conto in maniera esaustiva e completa, quello non  perdono.

Il perdono ti pone nella posizione del testimone, di chi assiste a una cosa che avviene dentro di s, non di chi ne dispone. Ti visita e ti ispira, e tu puoi solo raccontarlo. Fino a un minuto prima non sapevi cosa fosse. Davide non risulta essere partito da casa con quellintenzione, ma tutto si  consumato nellaula, allincontro coi suoi aguzzini. Perch  ed  questa la seconda costante  tutto dipende dalla vista. Chi perdona lo fa in virt di qualcosa che ha veduto: C stato un cenno tra noi, racconta, mi ha guardato negli occhi, dice del suo aguzzino e dellaltro, deve essere difficile per lui accettare di aver sbagliato (evidente proiezione visiva), fino a quel sarebbe dura per tutti vedere un ragazzino a cui crolla la vita davanti in unaula di tribunale.

 una meravigliosa, incredibile e misteriosa questione di occhi che vedono qualcosa davanti alla quale improvvisamente e inspiegabilmente cuore e mente si ricuciono e scatta un gesto di gratuita, ingiustificata e irragionevole umanit (o misericordia, che  poi la stessa cosa). Chi  vicino, non vede e non capisce: inutile insistere o spiegare. E infatti la famiglia di Davide non ha ritenuto di fare altrettanto. Loro non hanno visto quello che ha visto lui, e non se ne pu far loro una colpa. Gli occhi sono solo due e sono di chi ce li ha. Come quelli di don Pino Puglisi che si racconta abbiano accennato a un sorriso davanti a chi gli stava puntando la pistola addosso e avrebbe sparato un secondo dopo (lassassino non se ne  mai dato pace, ma chiss cosa ha visto in lui don Pino per perdonarlo previamente). Come quelli di Ges di Nazareth verso Pietro.

Con papa Francesco avevamo convenuto che quel fiss non doveva n poteva avere nulla di inquisitoriale n lombra di un rimprovero, ma nemmeno il tono pedante e paternalista di chi si atteggia a indulgente, mentre sottolinea con levidenziatore il torto subito e il credito che sta guadagnando (e che passer a riscuotere) con quel suo gesto di bont.

In quel fissare Ges vede oltre il tradimento, riconosce la paura con la quale Pietro ha dovuto fare i conti in quella sera nel cortile del sommo sacerdote, la solitudine e lincapacit di rendere conto di unamicizia e di una fedelt in un frangente improvvisamente avverso. Vede quel che sta dietro il suo panico, fino a ritrovare le profondit dellanimo dellamico guascone, recuperando i momenti vissuti insieme: il primo incontro, la visita a casa sua, la guarigione di sua suocera, il miracolo di camminare sulle acque, lo slancio e la paura, il non ti lascer mai io e il tirami su, ch affogo, quel misto da film di passione e di scoramento, la giostra che gli aveva fatto vivere da quando lui, Ges, aveva fatto irruzione nella sua vita. E in quello sguardo c lultima mano tesa, una comprensione totale e previa, il perdono del tradimento e la rassicurazione che non cambier nulla tra di loro.

Ne parlammo a lungo col papa e, con una pedanteria da prete, gli feci notare che se litaliano si limita a un asettico, e anche ambiguo, fissare, loriginale greco  en-blepein: guardare dentro, che poi lui riprese nellAngelus. Chi perdona guarda dentro laltro, o meglio chi guarda dentro laltro perdona.

 un miracolo, e come tutti i miracoli sconvolge ogni nostro parametro umano e sovverte le regole stesse del racconto, sicch non si sa pi chi  leroe della storia e chi abbia guadagnato di pi, se il perdonante o il perdonato. Dei due ragazzi  presto per sapere, quanto a Davide Simone Cavallo  lui stesso ad attestare, con una frase che potrebbe benissimo essere tratta dai Vangeli: Nel momento in cui sono entrato in aula mi tremavano le gambe. Sono uscito che camminavo pi fluido e spedito. Direi ancor pi fluido e spedito perch, da solo, con questo gesto e con queste parole  riuscito a fare un balzo in alto verso unaltra dimensione, lasciando un sussulto profondo, e col quale faremo i conti ancora a lungo, nellattualmente non assai commendevole genere umano.