Caterina Caselli: Sono un ossimoro vivente, quercia e fragile insieme: a vent'anni rivendicavo il diritto di non essere giudicata, oggi scelgo io se e quando perdonare. E quando l'ho fatto mi sono sentita leggera.

La hit Perdono compie sessantanni e torna in un remix per Vanity Fair. La leggenda della musica italiana ripensa alla parola che ha segnato la sua vita: la ragazza che fece ballare lItalia nel 66 racconta la fragilit nascosta dietro la quercia e lassoluzione che ha imparato a concedere. Non una debolezza, ma un atto rivoluzionario.

DI VALENTINA COLOSIMO.

Una canzone dellestate sembra una cosa leggera. E invece non lo . Dura tre minuti e poi dura sessantanni. Perdono, per esempio. Nellestate del 1966 lItalia ballava intorno ai juke-box, e a cantarla era una ragazza di ventanni con un caschetto biondo e una voce irruente. Caterina Caselli portava il beat, il suono elettrico arrivato da Londra, in un Paese ancora aggrappato alle orchestre e alle voci melodiche, e il fatto che a farlo fosse una donna suonava quasi come uno scandalo.

Qualche mese prima, a Sanremo, aveva cantato Nessuno mi pu giudicare. Gi il titolo diceva ad alta voce quello che i ragazzi stavano per iniziare a urlare nelle piazze: il 68 era vicinissimo. Restava da scegliere il singolo dellestate. Gli autori Pace e Panzeri spingevano per Luomo doro e Perdono era destinata al lato B; ma quando il compositore Piero Soffici gliela fece ascoltare, a Caterina Caselli bast un verso per cambiare i piani: Mi piaceva la frase il male lho fatto pi a me, sentivo che era il momento di mostrare anche la mia fragilit. Una ragazza che a gennaio aveva cantato di non voler essere giudicata da nessuno, e che a luglio chiedeva scusa, sembrava aver fatto marcia indietro nel giro di una stagione. Non era cos: era la stessa rivendicazione, il diritto di decidere da s, prima sul giudizio, poi sul perdono. Perdono vinse il Festivalbar, e di quellestate Caterina ricorda soprattutto un Paese visto dal finestrino: Lunghissimi ed estenuanti viaggi in auto lungo tutta lItalia, senza purtroppo il tempo di visitarla veramente. Solo il tempo di cantare, ringraziare il pubblico e di nuovo partire. Il calendario era fittissimo di concerti.

Quella canzone torna adesso, sessantanni dopo, in un remix firmato dal produttore Dumar per un progetto di Vanity Fair, e la voce sopra il ritmo nuovo  la stessa dei juke-box. Caterina Caselli, a quella canzone e a quella parola, ha ripensato a lungo, e ne  uscita una lettura delle sue due hit pi famose. Nel 66 cantavo Nessuno mi pu giudicare, una ragazza che rivendicava il diritto di non essere processata dagli altri. E poi Perdono: non pi non giudicatemi, ma unaltra rivendicazione di libert.  un arco che va dal rifiutare il giudizio altrui al riappropriarsi del perdono come atto proprio. Le due canzoni si parlano. Se dovesse pensarla contemporanea, dice, la seconda diventerebbe: Io scelgo se e quando perdonare. Perch in fondo scegliere  il verbo della sua vita: ha deciso di cantare quando le dicevano che non era un mestiere da donne, ha imposto quella canzone contro il parere di chi laveva scritta, e di l a poco avrebbe lasciato il palco per mettersi a far cantare gli altri.

Lultima volta che lavevo incontrata, nel suo studio milanese da Sugar, la sua etichetta discografica, dove tutti la chiamano con reverenza la Signora, sulle pareti non cera pi un centimetro libero. Il disco doro di Nessuno mi pu giudicare. Un cartonato di Paolo Conte. I ritratti di Bocelli, Elisa, i Negramaro, Battiato. E una sua foto con il famoso casco doro. Le chiesi che effetto le facesse vedere la propria vita appesa al muro. Ci si abitua. Non aggiunse altro.

Quella vita era cominciata a Magreta, un paese della Bassa modenese, in una famiglia dove mio padre e mia madre facevano un lavoro che a me non piaceva, lui salumiere e lei magliaia. Da ragazzina si immaginava cantante, o missionaria in Africa, o hostess, e tre mestieri cos diversi nascondevano in realt lo stesso desiderio, andarsene. Dietro la scuola cera linsegna di un maestro di canto, Callegari, e quando annunci in casa che voleva andare a studiare da lui la madre le chiuse la porta in faccia: Toglitelo dalla testa, non  un mestiere da donne. Allora si fece assumere come segretaria per pagarsi le lezioni, e quando la band del maestro rest senza cantante e senza bassista, impar a suonare il basso, che era uno strumento pi maschile che non femminile. Fece la gavetta nelle balere dellEmilia e incise i primi dischi mentre aspettava la canzone giusta. Qualche anno dopo, al Piper di Roma, tra le minigonne comparve una sera un signore in grigio, elegantissimo e fuori posto. Era Ladislao Sugar, il fondatore della CGD, che la aspett sotto il palco per dirle piano: Sentendo lei, tutto il resto mi  sembrato vecchio. La mia autostima ebbe un balzo incredibile: non ero mai stata cos sicura di me. Il figlio di quel signore, Piero, sarebbe diventato suo marito.

Agli inizi degli anni Settanta smise di cantare e pass dallaltra parte, a cercare e produrre la musica degli altri: prima con unetichetta sua, Ascolto, poi alla CGD, infine con la Sugar, la casa che porta il nome della famiglia in cui era entrata.  la carriera per cui i pi giovani la conoscono oggi. Andrea Bocelli lo sent da lontano, in una piazza, e pens che era la voce che cercava: Sento questa voce e dico: ma chi  che canta?  proprio la voce che stavo cercando, devo conoscerlo. Lui aveva bussato a molte porte, tutte chiuse. Poi sarebbero arrivati Elisa, i Negramaro, Malika Ayane, gli Avion Travel, Madame e Lucio Corsi. Spesso il talento  timido, dice, e ne parla come di un materiale prezioso e insieme fragile. Devi entrare con la chiave giusta perch si rilassi e possa esprimere quello che ha. Il talento  anche geloso di quello che fa, quindi devi riuscire a dargli fiducia.

Io sono un ossimoro vivente, sono quercia e fragile insieme. La quercia la raccontano i fatti, e sono molti. La fragilit invece lha sempre tenuta dove non si vede, perch certe cose si vivono e basta: la malattia, e poi la morte di Piero Sugar, nel 2022, il discografico che era stato suo marito per 52 anni. Si erano conosciuti alla casa discografica, lui faceva grandi silenzi e quando parlava usava parole precisissime, che restavano. Poi era successo quello che succede: Ci si innamora, no? Qualche volta succede, per fortuna. Quando lo nomina, guarda in basso, e per un attimo si perde. Mi manca moltissimo. Mi manca il confronto. Mi fa compagnia la sua assenza. Ci penso quasi sempre, ho tante fotografie.

Nel novembre del 1971?nasce il figlio Filippo. Dopo?la maternit, Caselli ha detto?di non avere pi tanta voglia di correre di qua e di l. Oggi Filippo  il ceo di Sugar. 

Per anni la parola perdono era rimasta soprattutto una canzone. Poi, qualche mese fa, a riportarla alla cronaca e al suo significato  stata una notte tragica. Quella del 12 ottobre 2025, quando in corso Como a Milano, cinque ragazzi hanno pestato e accoltellato Davide Cavallo, studente di 22 anni, per 50 euro e una sigaretta, e lo hanno lasciato a terra con una lesione al midollo che non guarir. Al processo, prima della sentenza, Davide ha chiesto di potersi avvicinare ai suoi aggressori e li ha abbracciati. Caterina Caselli questa storia lha letta sui giornali come tutti. Ma poi ci  tornata sopra. Limpulso immediato non  mai quello di perdonare, dice. In seguito, piano piano, per un incontro, un articolo, o semplicemente una persona che perdona, senti che dentro si muove qualcosa. Ci pensi. Nel mio caso ci ho messo tempo, ma ho perdonato. Mi sono sentita leggera, e contenta di me: mi sentivo di assomigliarmi di pi. Non dice chi, e non dice per che cosa, e l si ferma. Ci sono cose che si raccontano fino a un certo punto.

Sul perdono ha le idee chiare, e la prima  che non si pu imporre. Il perdono non si pretende.  un dono di chi lo concede, mai un dovere di chi ha subto. La persona ferita  lunica sovrana di quel territorio: pu decidere di aprirlo o di tenerlo chiuso, e in entrambi i casi va rispettata. Nella vicenda di corso Como  successo questo: Davide ha perdonato, i suoi genitori no. Per Caselli hanno tutti ragione.

Ama una frase di Rumi, il poeta persiano: Al di l delle cose giuste o sbagliate c un grande campo: incontriamoci l. E sgombra subito lequivoco: Non  un invito allimpunit. Questa sospensione non cancella la responsabilit, n il fatto commesso, semplicemente toglie alla ferita il potere di determinare il presente e il futuro di chi la porta. Perdonare, per lei, non  debolezza, ma un atto di fiducia che richiede coraggio, responsabilit e apertura al futuro. Un atto veramente rivoluzionario.

Per tutta la vita ha fatto ascoltare le voci degli altri, e riproporre Perdono  lo stesso gesto, applicato a una parola invece che a un cantante. Il perdono non ha quasi mai voce. Il dolore grida, la rabbia fa rumore, la cronaca  piena di episodi drammatici. Ma chi riesce a perdonare di solito tace, lo vive in silenzio.  cresciuta col motto di Ladislao Sugar, un bravo editore deve promuovere, divulgare, portare ricchezza allopera dellautore, e lo applica anche qui. Quando qualcuno sente raccontare da un altro che  riuscito a liberarsi, qualcosa dentro si muove. Pensa: forse  possibile anche per me.

Da qualche anno ha fatto un passo di lato, lasciando il lavoro quotidiano al figlio Filippo e oggi si dedica solo ad alcuni progetti speciali, e anche stavolta il momento lha deciso lei, come sempre. Questestate Perdono torner a risuonare sulle spiagge. La stessa voce di allora, sopra un ritmo che allora non esisteva. La stessa parola, anche. A capirla fino in fondo, le  servita una vita.

