EDITORIALE: PERDONO, DI SIMONE MARCHETTI.
 
La nuova summer hit di Vanity Fair porta a riflettere su un tema forte e complesso.

La settimana scorsa, durante lultima puntata della trasmissione Stai Serena su Rai Radio 2, in occasione degli ottantanni della nostra Repubblica, la conduttrice Serena Bortone mi ha chiesto che cosa fosse per me la Repubblica. Era difficile racchiudere in una sola frase qualcosa di cos grande, di cos bello e di cos complesso. Ma ci ho provato e ho risposto che per me la Repubblica  la pi grande possibilit, il pi grande miracolo che abbiamo di vivere insieme e non luno contro laltro. Una cosa per niente scontata in unepoca dove a tutti i livelli, dai grandi capi di Stato ai nuovi politici in ascesa, si  impegnati a semplificare ogni complessit nella banalit del populismo, dellodio e della paura.

In un contesto come questo, ci  sembrato quindi pi bello o comunque pi promettente ragionare su altri sentimenti, su altri orizzonti, su valori in completa controtendenza. Cos  nata la nuova hit musicale estiva di Vanity Fair: a sessantanni dalla sua pubblicazione (era lestate del 1966) abbiamo deciso di affidare al produttore Dumar il remix di Perdono di Caterina Caselli, un brano che nel titolo porta la riflessione su un tema forte, difficile, potente, doloroso e liberatorio.

E cos, mentre molti urlano nelle piazze e sui social messaggi di odio e di paura, cantare il perdono pu essere un controcanto luminoso, un antidoto alla brutalit dominante. Impossibile, a riguardo, non pensare al perdono dato recentemente allimperdonabile: mi riferisco a Davide Cavallo, lo studente di ventidue anni accoltellato a Milano per 50 euro e una sigaretta, aggressione che lha lasciato con una lesione al midollo che non guarir. Al processo, prima della sentenza, Davide ha chiesto di potersi avvicinare ai suoi aggressori e li ha abbracciati.

Quel gesto impossibile ci ha travolti tutti e ci ha fatto interrogare su questo sentimento potente e contraddittorio. In questo numero, scrittori, artisti, teologi, giornalisti e filosofi scrivono di perdono. Per Caterina Caselli si tratta di un dono che si pu solo dare, non si pu n pretendere n tantomeno chiedere. Per Francesca Barra  una chimera, qualcosa di assolutorio, un vocabolo forse da sostituire con riconciliazione. Per Stefano Mancuso  una questione botanica: la sua meravigliosa metafora con il mondo vegetale vi far capire molte, moltissime cose. Per Don Giacomo Cardinali, invece, la potenza del perdono sta tutta in uno sguardo che i Vangeli ci hanno spesso celato e che invece bisogna rivalutare.

Vi invito ad ascoltare la leggerezza del bellissimo remix di Perdono di Dumar e poi di addentrarvi nella profondit di questi racconti, di questi punti di vista e di queste riflessioni perch sono un balsamo, o meglio, un ponte capace di avvicinarci e di cucire ferite in un momento in cui sembra pi efficace, furbo e promettente separare, escludere, togliere e minacciare.

Questo numero uscir in edicola la settimana in cui si ricorda la scomparsa di Sarah Hegazi, una ragazza arrestata al Cairo perch sventolava una bandiera arcobaleno. Sarah venne torturata, violentata e una volta rilasciata fugg in Canada. Nel Nord America, per, non trov la pace: il 14 giugno 2020, infatti, si tolse la vita lasciando un messaggio. Ai miei fratelli e sorelle: ho provato a sopravvivere e ho fallito. Perdonatemi. Ai miei amici: lesperienza  stata troppo dura e sono troppo debole per resistere, perdonatemi. Al mondo: sei stato in gran parte crudele, ma io ti perdono. Le parole che uniscono sono ancora potenti. Basta crederci. E tornare a usarle. 

