Pistoia I consiglieri provinciali dem di area riformista hanno restituito le deleghe che gli erano state affidate ieri dal Presidente della Provincia Luca Marmo, mantenendo cos in pieno la parola data.
A spingerli a questo gesto decisamente rivoluzionario (non  cosa di tutti i giorni infatti vedere un politico che rifiuta un incarico), la mancata attribuzione al giovane consigliere provinciale Bruno Leka dell'incarico di vice presidente della Provincia.
Il veto nei suoi confronti era venuto dalla corrente pi a sinistra del partito che, per bocca del segretario provinciale Marco Mazzanti, aveva chiaramente invitato Marmo a non attribuire a nessuno l'incarico di vicepresidente per non dare un segnale politico a nessun leder e a nessuna corrente del Pd a pochi mesi dalla scadenza naturale del mandato di Marmo che, presumibilmente, lascer le sue funzioni a primavera.
Bruno Leka, Gabriele Giacomelli, Ilaria Di Maina e Nicola Tesi non entrano quindi nella squadra di governo faticosamente messa in piedi da Marmo che, al momento, pu contare solo sulla fedelt di tre dei sette consiglieri di maggioranza a cui, con ogni probabilit verranno assegnate le deleghe restituite dai riformisti."Come avevamo annunciato - affermano all'unisono i quattro consiglieri vicini a Bernard Dika che hanno rinunciato agli incarichi - abbiamo formalizzato oggi la rinuncia alle deleghe assegnateci dal presidente della Provincia.
Abbiamo visto entrare nelle dinamiche di un'istituzione come la Provincia logiche di corrente che nulla hanno a che vedere con il merito delle persone e con l'interesse dei cittadini.
E non possiamo ignorare un fatto politico: Marco Mazzanti, che non ricopre alcun ruolo nell'amministrazione provinciale,  intervenuto pubblicamente indicando la strada della mancata nomina del vicepresidente.
Una posizione che consideriamo un'ingerenza politica nelle scelte che spettano al presidente e agli eletti e che, alla fine, il presidente Marmo ha fatto propria".I riformisti, beninteso, restano s in maggioranza ma, usando una terminologia introdotta dal presidente del consiglio dei ministri Benedetto Cairoli a fine Ottocento, conservando "le mani nette", cio astenendosi dal governare.
Un bel pasticcio in salsa pistoiese insomma visto che un simile sviluppo non si era mai verificato nella pur breve storia delle province dopo la sciagurata riforma renziana del 2014. Marmo adesso si trova quindi davanti a un bivio che, dopotutto, si aspettava di incontrare.
Per qualche giorno, non decider verso quale direzione andare, prendendosi tutto il tempo necessario per decidere.
Poi, visto che la sua sensibilit istituzionale  in lui cos radicata da non fargli considerare neanche minimamente l'ipotesi di un passo indietro, rester comunque in sella distribuendo in parte le deleghe ai tre consiglieri superstiti e tenendosele alcune per s. L'indizio che alla fine sar questa la strada che vorr seguire, si ravvisa osservando che a Lisa Amidei e ad Andrea Pierazzi, entrambi esponenti della sinistra dem, sono state affidate solo due deleghe.
La Amidei ha avuto "solo" la viabilit e le infrastrutture viarie mentre Pierazzi il bilancio e le finanze.
A loro, quasi di sicuro, spetteranno la maggior parte degli incarichi rifiutati dai riformisti.
Alcune andranno anche al consigliere di Avs Francesco Branchetti che, nella prima distribuzione di deleghe, ne ha avute di pi "leggere", come ad esempio la cura ella persona.
Aver lasciato "caricato" solo in parte i consiglieri che stanno dalla sua parte pu quindi voler dire che, sulle loro spalle, andr invece a posizionarsi un carico di responsabilit maggiore.l RIPRODUZIONE RISERVATA
