Ottant'anni fa, a proposito di diritti delle donne.
Prima che i seggi elettorali le accogliessero, in Italia erano praticamente delle straniere in casa loro.
Ce lo ricorda opportunamente Cristina Manetti, assessora regionale a Cultura, Universit, Parit di genere e Felicit, la quale sta gi lavorando alla prossima edizione de "La Toscana delle Donne", la kermesse socio-culturale (programmata in novembre) nata per mettere i diritti, il talento e l'emancipazione femminile al centro del dibattito pubblico e per rappresentare un vero e proprio laboratorio di idee per promuovere la parit di genere e combattere la violenza contro le donne. "La Toscana delle Donne 2026" non potr che volgere all'indietro lo sguardo e riflettere sulle conquiste di questi ultimi 80 anni considerandole il terreno pi fertile per i traguardi ancora da raggiungere nell'ambito della parit di genere. "Ci sono date - afferma a questo proposito l'assessora Manetti - che non sono solo da rammentare e da celebrare nella loro ricorrenza.
Sono molto di pi, rappresentano un passaggio tra un prima e un dopo, qualcosa che definiscono ci che siamo oggi e spalancano un orizzonte, un domani che non riguarda solo noi.
Il 2 giugno 1946  una data da tenersi stretta: e certo non solo perch in quel giorno l'Italia ha scelto la Repubblica, voltando le spalle alla monarchia compromessa col fascismo.
Ma per quel primo voto delle donne.
Aggiungo: perch quel primo voto fu decisivo proprio per definire quel futuro dell'Italia che  il nostro presente.
L'Italia  una Repubblica fondata sul lavoro, come recita la Costituzione: ma voluta dalle donne, che quel giorno furono determinanti, con la loro partecipazione e la loro scelta".Quel 2 giugno - ricorda appunto Manetti -  anche il giorno in cui le donne italiane smisero di essere straniere per diventare a tutti gli effetti cittadine italiane, cittadine della nuova Repubblica.
Questo rappresenta il 2 giugno: il giorno in cui la maggioranza del popolo italiana smise di essere un popolo straniero.
La qual cosa, per inciso, rappresenta un controsenso dal punto di vista della stessa parola.
Straniero, dal latino estraneo.
Straniero, ovvero chi sta fuori, chi rimane all'esterno.
Condizione paradossale per chi era moglie e madre, buona magari per le faccende domestiche senza nemmeno pretendere uno stipendio.
Straniere in casa, questo erano le donne italiane prima del 2 giugno.
Escluse dai posti che contavano, dai luoghi delle decisioni, dalla possibilit stessa di scegliere chi poteva decidere".Nei mesi a venire la Regione Toscana ricorder in molti modi quel giorno di 80 anni fa, quel voto sar infatti al centro de "La Toscana delle Donne". "Voglio soffermarmi - aggiunge Manetti - sul concetto di "ricordo", perch ricordare tutto questo non pu essere qualcosa di neutro, non pu essere conoscenza nell'indifferenza.
Non a caso dentro la parola ricordo c' la parola cuore e con il cuore ci si schiera, si partecipa, si crea.
E allora c' una connessione che il 2 giugno deve aiutarci a stabilire.
Allora smettemmo di essere straniere, anche se viene da dire che allora iniziammo a diventare meno straniere, perch tante altre sono state le battaglie necessarie, per esempio quella sul divorzio o per la riforma del diritto di famiglia, ma oggi il 2 giugno richiama le altre straniere di casa nostra, le donne che il caso o la necessit ha portato in Italia e che sono con noi, ma senza pari diritti: cos importanti per tanti lavori, preziose per tanti nostri famigliari che hanno bisogno di cure e servizi, ma allo stesso tempo invisibili, sfruttate, discriminate". Infatti, le battaglie per i diritti vanno combattute non per escludere, ma per includere. "Non c' giustizia o libert - ammonisce Manetti - che valga solo per alcune donne e non per altre.
Per questo ci siamo mobilitate per le donne dell'Iran, sentendo che la loro battaglia era anche la nostra.
E in questo modo abbiamo imparato a essere cittadine del mondo.
Allo stesso modo, ecco, questa  la battaglia che ci aspetta, spinte dalla forza del 2 giugno, consapevoli che non sar facile, che ci vorr un impegno lungo e vigoroso.
Del resto, nemmeno il diritto di voto nel 1946  stato regalato, c' voluto l'impegno di tante, e anche di tanti, gi prima del fascismo.
E dunque questa  la battaglia: che in Italia non ci siano pi donne da etichettare semplicemente come straniere, che tutte si possa essere considerate cittadine coi propri diritti e i propri doveri".l RIPRODUZIONE RISERVATA
