Massa "La Regione Toscana ha approvato il Documento operativo per la difesa del suolo 2026: 28 milioni di euro per 46 interventi, quasi tutti argini, casse di espansione, consolidamenti di sponda.
Interventi a valle, sui sintomi.
Della causa, neanche una parola". A intervenire, commentando le misure regionali,  l'associazione Apuane Libere, che spiega: "Sulle Alpi Apuane il vero dissesto comincia a monte: nell'attivit estrattiva.
Solo il 18,6% del materiale estratto dalle cave  marmo da blocco: il resto  in gran parte detrito di lavorazione e marmettola, polvere impastata con oli lubrificanti, idrocarburi e metalli pesanti, che si disperdono nei torrenti Carrione e Frigido, contribuendo a intasarli, e ad alterarne il regime idraulico". E l'associazione continua: "Lo certifica Arpat da anni: la marmettola "cementifica gli alvei", riduce la capacit di deflusso dei corsi d'acqua e concorre in modo diretto ad aumentare il rischio idraulico a valle.
La vera prevenzione del rischio idrogeologico non comincia sull'argine, comincia sul crinale.
Comincia dal fermare un'attivit estrattiva che ogni anno destabilizza versanti, altera il reticolo idrografico minore e scarica a valle un volume di sedimenti che nessun argine, per quanto alto, potr davvero contenere.
Finch la Regione interverr solo dove l'acqua arriva, e non da dove i problemi partono, la difesa del suolo rester un esercizio contabile". Come Apuane Libere "chiediamo alla Regione di chiarire pubblicamente la provenienza dei materiali che verranno impiegati nella costruzione e nel consolidamento degli argini previsti dal Dods 2026. Ma soprattutto chiediamo un cambio di paradigma: risorse e norme che intervengano alla radice". l.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
