Dal 7 giugno  entrato in vigore il decreto di recepimento della direttiva Ue che, per le aziende sopra i 100 dipendenti, introduce obbligo di comunicare le fasce retributive gi in fase di selezione, diritto dei lavoratori a richiedere informazioni comparative per categoria e reporting strutturato sul gender pay. "L'introduzione di questi obblighi di misurazione e trasparenza rappresenta uno strumento utile per garantire l'equit, ma, se non adeguatamente impostati, rischiano di generare ambiguit interpretative, invece di rafforzare la chiarezza delle informazioni su cui dovrebbero basarsi", premetteva Miriam Quarti, responsabile area reward & engagement di Odm consulting (che in un suo recente studio evidenzia un diffuso divario salariale medio uomini-donne pari al -10,4%), aggiungendo che "il punto, quindi, non  solo comprendere come applicare il decreto, ma decidere che uso farne all'interno della propria organizzazione.
In questo senso, il decreto italiano sembra aver costruito un sistema in cui le informazioni retributive assumono forme diverse a seconda degli interlocutori cui sono destinate". Le aveva fatto eco, idealmente, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, poche settimane fa, a margine del premio "Le donne di ora" promosso da Invitalia: "Credo che dobbiamo creare quelle condizioni per far s che la donna e l'uomo abbiano le stesse opportunit. Noi abbiamo un gap importante, quasi il 20% in confronto ad altri Paesi europei che arrivano al 70-75% del lavoro femminile.
Noi ovviamente possiamo fare molto dalla nostra parte, fare passi in avanti in fatto di accordi tra pubblico e privato, dove anche l'industria, l'impresa, magari anche defiscalizzandola, possa occuparsi degli asili nido, del dopo scuola, del centro estivo". l
