Livorno Una conferenza stampa per mettere "in chiaro" la posizione del Comitato degli Orti Urbani e ribaltare il racconto di una vicenda che, secondo chi da quattordici anni difende l'area verde fra via Goito, via Erbuccia e via Cayes, non pu essere presentata come l'inevitabile applicazione di una legge.
Il punto di partenza lo fissa Giovanni Ceraolo: "Qui c' un'amministrazione che ha deciso che si pu costruire". La giunta Salvetti, sostiene, ha approvato la scorsa estate un Piano operativo che conferma l'edificabilit del terreno. "Non c'era una convenzione attiva, non c'era un progetto vero e proprio della vecchia Clc. Se ci fosse stata la volont politica di cancellare la possibilit di costruire, si poteva fare.
Si  scelto di non farlo".Da qui l'accusa politica pi pesante.
Per Ceraolo la giunta si assume due responsabilit: consentire la cementificazione e, se si arriver a quel punto, lo sgombero dell'area. "La nostra lotta  sempre stata pacifica e sar pacifica.
Sabato 5 ci sar una manifestazione di popolo, con tantissime associazioni.
Ma se il tribunale mander la polizia a sgomberare anziani, residenti, studenti e professori, sar il frutto di una scelta consapevole". Per il comitato, la radice della questione resta urbanistica e politica.Poi c' la storia, definita con sarcasmo, dei "capanni di caccia", le rappresentazioni grafiche circolate negli ultimi giorni, "dove gli edifici appaiono come minuscoli puntini rossi". Il Comitato mostra invece le tavole del Piano operativo con ingombri dei cantieri e percorsi dei mezzi pesanti. "O il sindaco ci dice che useranno gli elicotteri per portare le quattro palazzine da 12 appartamenti ciascuna, oppure bisogna guardare quello che  stato approvato". E aggiunge: "Se avessero concentrato tutto in un angolo, forse l'interpretazione poteva essere credibile.
Ma sono previste ai quattro angoli e Frangerini lo ha detto con chiarezza: "Io costruir un nuovo ecoquartiere". Non stiamo parlando di quattro capanni".Altro punto,  la distanza fra le dichiarazioni del costruttore e quelle dell'amministrazione. "Uno parla di ecoquartiere, l'altro di mini-cantieri e dell'80 per cento dell'area restituito immediatamente al pubblico.
Su una cosa per sono d'accordo: liberarsi di noi". Ed  qui che il Comitato sposta il terreno della sfida. "Non siamo professionisti della protesta.
Vogliamo risolvere il problema". La proposta: trasferire altrove gli indici edificatori, mantenendo un valore equivalente ma evitando nuovo consumo di suolo.
Tre le aree indicate come esempi: il rudere di via delle Case Rosse, una porzione dell'ex deposito Atl in via Meyer e Casa Firenze a Antignano."Non deve essere un mercanteggiamento", precisa Ceraolo. "Serve un percorso pubblico, trasparente, aperto, che coinvolga anche le opposizioni.
L'amministrazione deve andare dal costruttore e dire: qui non ci sono le condizioni per costruire, sediamoci e troviamo un'alternativa". Ceraolo richiama il precedente dell'ex sindaco Filippo Nogarin, che si sedette a un tavolo con Consabit per cercare una soluzione diversa su piazza del Luogo Pio.
E lo stesso Frangerini, ricorda il Comitato, alla domanda sulla possibilit di trasferire l'intervento avrebbe aperto uno spiraglio: a parit di condizioni, la capacit edificatoria potrebbe essere spostata.A rafforzare il fronte ambientale interviene Luca Ribechini del Comitato Porto Pulito.
Il verde, dice, "ha una potenza filtrante indispensabile e ogni metro quadro di volume arboreo che viene sottratto ci toglie una possibilit di resistere all'inquinamento". Ribechini porta poi due numeri: 18 e 41. Il primo  quello dei decessi in eccesso fra gli over 65 che, secondo i dati dell'Agenzia regionale di sanit citati, Livorno avrebbe registrato nei quaranta giorni della prima ondata di calore, con un +12 per cento sulla mortalit attesa.
Il secondo  l'articolo 41 della Costituzione: "L'iniziativa economica  libera, ma  sottoposta ai vincoli della salute, dell'ambiente e della dignit umana.
Questa deve essere la nostra stella polare".Simona Corradini, architetta e iscritta a Buongiorno Livorno, richiama la necessit di non lasciare scoperto nessun fronte: tecnico, amministrativo e legale.
L'idea  arrivare fino in fondo con consulenze, perizie e strumenti capaci di verificare ogni passaggio e, se necessario, contrastare l'avvio dei lavori. "Arpat e Regione Toscana avevano espresso perplessit sul questo piano; qualcosa vorr dire...". E' lo stesso Ceraolo, poco dopo, a confermare che il Comitato si sta gi rivolgendo a legali e che sar predisposta una perizia botanica sugli alberi.Irene Genovesi, di Vivi San Jacopo, lega la battaglia alla qualit della vita nel quartiere.
Ricorda il lavoro avviato dal 2013, la rete dei Quartieri Uniti Ecosolidali e Quartieri Alberati. "Da sempre lavoriamo con questa visione del benessere e della qualit del vivere.
Oggi sappiamo ancora meglio che il verde  salute e non vogliamo arrenderci a perdere un'area cos preziosa". Richiama anche esperienze in altre citt sul rapporto fra verde urbano e salute degli anziani: la questione, dice, non  estetica ma riguardala salute delle persone.Nel dossier mostrato ai giornalisti c' anche una comunicazione dei Carabinieri Forestali del giugno 2016 che auspicava la conservazione della parte boscata degli Orti, rifugio per fauna e flora autoctone, con due grandi alaterni stimati intorno ai cento anni.
Ci sono inoltre i richiami ad Arpat e Regione Toscana sul consumo di suolo e la tutela del verde.
Per il Comitato sono tasselli della stessa tesi: quest'area non  un vuoto da riempire, ma un pezzo di citt con una funzione ambientale e sociale.La conferenza si chiude tornando dalla carta al terreno: la battaglia adesso si misura sulla presenza.
Ceraolo ricorda il programma di iniziative che parte da oggi e andr fino a domenica, con appuntamenti per quartiere e citt. Momento centrale sar la manifestazione di sabato 5 settembre, per la quale il Comitato annuncia una larga partecipazione.
Poi, da luned, il livello della mobilitazione salir ancora: "Partiremo con presidi permanenti, anche notturni, perch abbiamo paura che possa esserci un intervento.
Ci troveranno qui a qualsiasi ora". E respinge l'idea di un accordo che salvi soltanto gli orti: "Se ci fosse interessato avere un pezzetto per noi, l'accordo lo avremmo fatto da tempo.
Non difendiamo una porzione.
Difendiamo tutta quest'area".l.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
