Livorno "Sono trascorsi quattro anni e per la morte di Valerio non  iniziato neanche il processo.
Una vicenda grave come questa merita giustizia". Il 2 settembre 2022, esattamente quattro anni fa, il geometra livornese Valerio Beccaro  morto a 55 anni dopo essere precipitato dal tetto del centro di distribuzione di Poste italiane a Ponsacco, in provincia di Pisa.
La famiglia, con il fratello Daniele, chiede di essere ascoltata in tribunale.
Vuole che il caso non si concluda definitivamente con l'archiviazione.
A gennaio, infatti, in tribunale verr discussa l'opposizione (la seconda) formalizzata dai parenti, assistiti dagli avvocati Luana Dettori e Ugo Boirivant, nei confronti delle dieci persone indagate, che il pubblico ministero pisano Fabio Pelosi non ritiene debbano andare a giudizio. "Non aver analizzato e approfondito un argomento rilevante come quello di una morte dopo un incidente sul lavoro,  un danno per tutta la comunit", sostiene Daniele Beccaro.Il familiare, parlando a quattro anni dal dramma, ricostruisce le diverse valutazioni tecniche emerse durante l'inchiesta.
Da una parte ci sono i tecnici del dipartimento di prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell'Asl Toscana nord ovest, Andrea Pugliese e Stefano Taddei, che secondo quanto riferito dalla famiglia "hanno ritenuto che l'incidente fosse riconducibile all'imperizia di Valerio, senza responsabilit di altri". Dall'altra la relazione dell'ingegner Yuri Gelli, incaricato dal tribunale dopo che era stata bocciata la prima richiesta di archiviazione, il quale aveva individuato dieci persone ritenute corresponsabili della morte e poi accusate di concorso in omicidio colposo.
Sono Roberto Mazzi, 62 anni, di Udine, dirigente di Poste Italiane; Guido Tarchi, 56, di Firenze, responsabile immobiliare dell'azienda per la Toscana; Giuseppina Mensitiere, 52, di Salerno, responsabile immobiliare di Poste italiane per il Centro-Nord Italia; Antonio Daniele Cecconi, 50 anni, di Tivoli; Lorenzo Nuzzi, 44, area manager di Poste di Firenze e residente a Pontassieve; Massimo Bottalico, 67 anni, di Bari, legale rappresentante della societ Medinok; Stefano Pintabona, 43, nato a Moncalieri e residente a Lucca; Daniele Fasulo, 53 anni, di Tortona; Mattia Ferrali, 31, di Pistoia; e Maurizio Pastore, sessantanovenne di Salerno.
Per loro, come anticipato, la procura ha chiesto l'archiviazione.Beccaro, dipendente di Poste italiane dal 1988, era stato incaricato di verificare alcune infiltrazioni nella copertura del centro di distribuzione di Ponsacco.
Era partito da Livorno per effettuare il sopralluogo.
Quel giorno era salito sulla copertura usando una scala metallica predisposta dagli operai della Medinok. Poco dopo aveva sfondato una lastra di fibrocemento ed era precipitato nel vuoto, morendo a causa delle gravissime lesioni.
Per la famiglia, dunque, il punto non  soltanto stabilire chi abbia eventualmente sbagliato, ma comprendere che cosa sia successo e perch. "Il non approfondire comporta un mancato miglioramento della prevenzione di situazioni potenzialmente drammatiche che arrivano appunto fino alla morte, come  stato il caso di Valerio", afferma Daniele."Sulla sicurezza nei luoghi di lavoro - prosegue - vige una normativa chiara, scrupolosa, imprescindibile, ma pur sempre migliorabile per le casistiche pi disparate che si concretizzano nella realt quotidiana e che possono portare all'infortunio". E secondo il fratello di Valerio  anche attraverso l'analisi giudiziaria di quanto accaduto che le norme possono essere migliorate e le situazioni di rischio rese pi facilmente riconoscibili.
La famiglia ha scelto di affiancare alle valutazioni degli inquirenti anche quelle di propri consulenti.
Gli ingegneri Marco Bernini e Giorgio Niccolai, incaricati dai familiari, si sono allineati alle conclusioni dell'ingegner Gelli, individuando a loro volta presunte inadempienze rispetto alle disposizioni del decreto legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.E' un punto sul quale Daniele insiste: "Proprio questa differenza di valutazione e interpretazione non aiuta a migliorare la sicurezza sui luoghi di lavoro". E aggiunge che chi si occupa di prevenzione deve avere una conoscenza "perfetta" della normativa per poter individuare nei cantieri e nei luoghi di lavoro le situazioni di criticit e pericolosit.Poi ci sono i numeri delle morti sul lavoro, richiamati dal familiare attraverso i dati Inail. "Dal 1 settembre 2022, data dell'infortunio mortale occorso a Valerio, alla primavera 2026, queste vite spezzate sono ben oltre le 3.900 e purtroppo continuano ad aumentare", spiega.Daniele punta a una battaglia pi ampia: "Era un padre, un figlio, un fratello, un amico.
Era un uomo che aveva trascorso oltre trent'anni alle Poste, dopo essere entrato in azienda poco dopo il diploma al Buontalenti.
Una lunga esperienza professionale e una vita conosciuta da colleghi e amici.
Alla luce di tutto questo ecco il perch ritengo, ribadisco e ne sono fortemente convinto, sia fondamentale parlare della vicenda in un'aula di tribunale". Perch "le eventuali manchevolezze che hanno portato alla morte di un genitore, un figlio, un fratello, un amico, quale era Valerio, non si ripetano in altre circostanze cos da evitare di dover piangere altri cari". l RIPRODUZIONE RISERVATA.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
