E' stato distruttoun ambiente idilliacoIl terreno dove sorgono gli orti urbani prima che il mio bisnonno e il mio nonno, che erano contadini e lavoravano quella terra, decisero di venderli al signor Pucciarini, era delimitato da un muro di pietre murate a secco che costeggiava tutta via dell'Ambrogiana costruito nel 1800. Questo muro  stato demolito e il sindaco, dopo numerevoli proteste, si era impegnato a farlo ricostruire: promessa non mantenuta !!! Inoltre gli orti lavorati dai miei nonni erano circondati da alberi centenari: querce, magnolie, pioppi e persino un cedro libanese.
Quando la cooperativa Clp acquist dal signor Pucciarini il terreno per costruire una mega villa composta da quattro appartamenti con ingresso indipendente giardino e mega parcheggio questi alberi secolari furono abbattuti.
Ironia della sorte questa villa residenziale non  mai stata abitata da nessuno, e da oltre 15 anni  abbandonata ed  stata saccheggiato a pi riprese tanto che ora  diventata la dimora di civette e pipistrelli ! Lo stupro di questo ambiente idilliaco, dal momento che rappresentava un polmone verde nel centro citt, ha dovuto subire un'altra violenza.
Il mio bisnonno per annaffiare gli orti fece costruire 3 pozzi bellissimi: erano costruiti con mattoni ed avevano una forma circolare.
La Clp non contenta per l'abbattimento degli alberi per costruire un mega residence mai abitato da nessuno e abbandonato da pi di 15 anni ha fatto diventare i pozzi discariche per qualsiasi cosa: eternit, macerie, cartoni, legna, ferro, etc etc con il risultato che i pozzi non esistono pi ! Tutto questo fu segnalato a chi doveva controllare che tutto avvenisse nella legalit ma nessun ente predisposto ai controlli si  mai visto sul cantiere . Forse non tutti sono a conoscenza di questa storia e con la paura che la storia si ripete era giusto renderla pubblica.
E' inconcepibile che si pensi di aggiungere cemento eliminando un polmone verde nel centro citt. E il sindaco che racconta di essere l'amministrazione che ha piantato pi alberi, fa abbattere alberi secolari, distruggere un muro di pietre del 1800 e far diventare discariche 3 pozzi costruiti a regola d'arte tanto che in giro non ne esistono di eguali non prende coscienza che stiamo distruggendo un pianeta.Paolo CeccariniQuel cemento cancellail futuro verde della cittI numeri sanno essere un'arma di distrazione di massa.
Nel dibattito infuocato sul destino degli Orti Urbani di via Goito a Livorno, la percentuale sbandierata dal costruttore Stefano Frangerini -- secondo cui i quattro nuovi palazzi occuperanno "appena l'1,83% della superficie totale" -- viene presentata come il trionfo della sostenibilit. Ma l'urbanistica non  un'equazione aritmetica e la realt che si profila dietro questa cifra racconta una storia ben diversa: un compromesso al ribasso che rischia di snaturare uno degli ultimi polmoni identitari della citt. In urbanistica, concentrarsi esclusivamente sul rapporto di copertura a terra (la superficie occupata dalle fondamenta)  un esercizio parziale.
Se  vero che i quattro fabbricati poggeranno su poco pi di 1.100 metri quadrati, la fisica e la pianificazione ci ricordano che gli edifici si sviluppano in tre dimensioni.
Per racchiudere le cubature previste dal progetto, quei palazzi dovranno inevitabilmente salire in altezza.
L'impatto visivo, l'ombreggiamento e l'alterazione dello skyline della zona non saranno proporzionali all'1,83%, ma peseranno sul quartiere come una barriera artificiale.
La percezione dello spazio pubblico e del paesaggio urbano verr radicalmente modificata, frammentando un'area verde che oggi vive di continuit visiva e ambientale.
C' poi un vuoto contabile nel racconto del progetto.
Il calcolo della percentuale ignora l'urbanizzazione indotta che ruota attorno ai complessi residenziali.
I palazzi non galleggiano nel vuoto: necessitano di strade di accesso, vialetti pedonali, rampe per i garage e parcheggi pertinenziali.
Tutte queste infrastrutture di servizio si tradurranno in ulteriore asfalto e cemento a terra, erodendo una quota ben superiore di suolo oggi completamente permeabile.
A questo si aggiunge il carico urbanistico: l'insediamento di decine di nuovi nuclei familiari comporter un aumento fisiologico del traffico automobilistico e della pressione sui servizi di un quadrante cittadino gi densamente popolato.Il valore ecosistemico dei "servizi ambientali" spontanei.Dal punto di vista ecologico, l'idea di sostituire una porzione di orti spontanei con un "ecoquartiere" dotato di tetti verdi e giardini della pioggia confonde la compensazione tecnologica con la natura reale.
Gli Orti Urbani di via Goito, nella loro attuale conformazione autogestita e non antropizzata dal cemento, svolgono gi una funzione cruciale: 1) Assorbimento delle piogge: Un terreno agricolo, lavorato e poroso ha una capacit di drenaggio delle acque meteoriche infinitamente superiore rispetto a qualsiasi parco urbano artificiale circondato da cemento.
In un'epoca di crisi climatica e piogge torrenziali, preservare la massima permeabilit del suolo  una misura di sicurezza idrogeologica non negoziabile.
2) Isola di calore e biodiversit: La vegetazione fitta e diffusa mitiga le temperature estive del quartiere e offre un rifugio alla biodiversit urbana che i giardini condominiali o i parchi pubblici geometrici non possono replicare.Gli orti come infrastruttura sociale: una ricchezza da non monetizzare.
Il vero errore del Piano Operativo, tuttavia,  considerare l'area di via Goito come un vuoto urbano da riempire attraverso lo schema della compensazione pubblico-privata (la cessione dell'80% del parco in cambio dei diritti edificatori). Gli orti non sono un vuoto: sono un pieno.
Rappresentano un'infrastruttura sociale spontanea, uno spazio di aggregazione, di filiera corta e di memoria storica per la comunit livornese.
Un'amministrazione lungimirante dovrebbe riconoscere questo valore d'uso superiore, tutelandolo nella sua interezza attraverso lo strumento dell'esproprio per pubblica utilit o la variante urbanistica, anzich abdicare alla pianificazione pubblica lasciando che sia l'iniziativa privata a dettare le regole e i confini del verde cittadino.
Lasciare gli orti cos come sono non  immobilismo, ma la scelta urbanistica pi moderna e coraggiosa possibile.
Ha l'Amministrazione le qualit per fare scelte moderne e coraggiose, quelle che in passato hanno fatto grande Livorno?Massimo SanacoreBasta rifiuti e degradoio sto con FrangeriniSi sa, ogni questione pu avere molteplici prospettive e gli orti urbani ne hanno tantissime.
Aggiungo anche la mia poich conosco bene la zona, civivo accanto e la frequento da anni, almeno ci provo.
S, ci provo, poich fino a qualche settimana fa, ovvero prima che Frangerini facesse la suaofferta, era praticamente impossibile accedere agli orti da Piazza Villa Chayes: una foresta fitta di rovi, sterpaglia, canne altissime abitate daratti grandi come cani bassotto, impedivano l'ingresso.
In mezzo a questa foresta, ovviamente, gli incivili che abitano ogni dove, vi avevano buttato ogni genere di immondizia.
Dopo l'asta di luglio e con l'inizio delle varie proteste, gli orti sono di nuovo diventati agibili.
Il passaggio da Piazza Villa Chayes  stato ripristinato e molta dell'immondizia che era sparsa un po' ovunque, rimossa.
Sicuramente tutto ci  un bene ma il fatto che tale pulizia sia stata fatta solo per contrastare il progetto di Frangerini e far vedere che lo spazio  ben gestito, mi lascia molto perplessa e soprattutto preoccupata, perch  ovvio che se il progetto non dovesseandare a buon fine, tutto tornerebbe come prima.
Una bella area verde, curata solo per una minima parte (zona orti propriamente detta) ecompletamente abbandonata per tutto il resto della superficie (sempre a rischio incendio). Dopo aver ascoltato la conferenza stampa di Frangerini e letto l'articolo del Tirreno di marted mattina, non posso fare a meno di dare tutto il mio sostegno al costruttore labronico che ha chiaramente intenzione di rendere la zona pi curata, salubre e piacevole, nel rispetto della natura e della cittadinanza tutta.
Quel 2% di terreno che vuole edificare non mi sembra niente in confronto agli accumuli di spazzaturae al degrado che gli orti hanno subito da anni.
Non intervengosull'argomento illegalit dell'occupazione, che  un altro triste capitolo.
Voglio solo sottolineare che finora gli orti non erano il paradiso verde del quartiere, almeno non lo erano per tutti ma credo che con l'intervento di Frangerini lo potranno diventare.Vanessa TurinelliAltro che dialogo,vedo tante chiusureIl futuro degli orti urbani di via Goito si arricchisce di nuovi interventi che confermano una disponibilit all'ascolto e una miope chiusura verso un vero contraddittorio.
Luca Salvetti assicura che il "polmone verde" non sar distrutto.
Un impegno che, per guadagnarsi credibilit, deve essere completato da atti formali, tempi certi e garanzie verificabili.
La proposta di distribuire l'intervento in tre micro-cantieri ricorda invece il *divide et impera* di romana memoria: suddividere un unico intervento per renderlo pi piccolo e digeribile.
Torna poi la percentuale rassicurante: "Solo il 2% sar edificato". La formula gli deve essere piaciuta, anche se questo dato, da solo, non descrive l'impatto complessivo dell'operazione.
Il Sindaco esclude l'ipotesi di trasferire i diritti edificatori verso un'altra zona: "Non mercanteggiamo". Un pessimo tentativo di attribuire una connotazione negativa a proposte di negoziazione che sono ben altra cosa.
Amministrare significa anche cercare mediazioni capaci di tutelare l'interesse pubblico senza cancellare quello, altrettanto legittimo, del privato.
Rifiutare di esaminare possibili alternative, relegandole nel campo del mercanteggiamento, conferma la chiusura al dialogo di questa amministrazione.
Eppure, nella stessa pagina, Andrea Morini avanza una proposta intelligente: verificare la possibilit di uno scambio con un'area comunale, salvaguardando via Goito e offrendo contemporaneamente una soluzione rispettosa degli interessi dell'impresa.
Non sappiamo se sia tecnicamente, economicamente e giuridicamente praticabile, ma  proprio questo che dovrebbe essere verificato.
Se non  realizzabile, il Comune ne spieghi chiaramente le ragioni.Del resto, le recenti affermazioni di Stefano Frangerini e dell'assessora Silvia Viviani avevano gi alimentato questa impressione.
Il primo si dichiara disponibile al dialogo "nella legalit" e annuncia di voler andare avanti.
La seconda si dice aperta al confronto, ma precisa che il Piano operativo comunale relativo a via Bandi non si cambia.
In entrambi i casi sembra possibile parlare, purch il presupposto principale resti fuori dalla discussione.
Dalle mie parti, pi che dialogo, questa si chiama chiusura bella e buona.
Lo conferma anche il brutto modo di rispondere agli oltre duecento educatori e insegnanti che chiedono lo stop alle costruzioni.
L'assessora Silvia Viviani replica: "Temo siate disinformati". Potrebbero anche essere state riportate circostanze inesatte, ma il compito di un rappresentante delle istituzioni  spiegare, precisare e mettere a disposizione gli elementi corretti.
Liquidare in questo modo la posizione espressa da oltre 200 educatori e insegnanti appare poco rispettoso e certamente distante dallo stile istituzionale che il ruolo richiede.
Il risultato  far passare il messaggio che qualcuno voglia negare all'impresa il diritto di difendere il proprio investimento, quando questo non  mai stato sostenuto da alcuna componente politica o civile.
La proposta di Morini merita almeno una verifica e una risposta motivata.
Perch il dialogo non  un monologo pronunciato con tono cortese, n una concessione.
E' la disponibilit concreta a mettere a confronto idee diverse.
Altrimenti diventa solo il modo educato con cui decisioni gi assunte vengono presentate come partecipazione.
Dimenticando che le chiusure non generano sempre una tacita accettazione: talvolta producono consapevolezza e una civile quanto determinata opposizione.Domenico RotondoNo ai diritti " la carte"e i fatti non si riscrivonoLeggiamo alcune ricostruzioni sulla vicenda degli orti urbani di via Goito, apparse addirittura su alcuni quotidiani nazionali, e restiamo colpiti non dalle opinioni, naturalmente sempre legittime, ma dalla rappresentazione volutamente parziale di una vicenda che a Livorno conosciamo bene.Il problema nasce quando, per sostenere una tesi, si scelgono alcuni fatti e se ne omettono altri, costruendo una narrazione distante dalla realt: da una parte il verde, gli orti e la comunit; dall'altra i costruttori, il cemento, il profitto e un'Amministrazione comunale destinata a finire tra i cattivi.La storia  per pi complessa.Quei terreni non sono un bene pubblico ceduto alla speculazione, ma terreni privati inseriti da anni in una vicenda cooperativa, patrimoniale e fallimentare.
Dietro il fallimento ci sono lavoratori, stipendi, Tfr, creditori e famiglie che hanno perso risparmi, liquidazioni o somme anticipate per abitazioni mai ricevute.
Sono diritti concreti, cos come lo sono quelli legati all'ambiente, al lavoro, alla casa, al risparmio, alla legalit, alla propriet e al rispetto delle procedure.
Ignorarne alcuni per esaltarne altri rende una battaglia parziale.
Osserviamo con preoccupazione la realt dei cambiamenti climatici, e condividiamo la necessit di limitare il consumo di suolo e il bisogno di pi alberi, ombra, parchi e spazi pubblici.
Ma la vera sfida consiste nelle tenere insieme sostenibilit ambientale e sostenibilit sociale, parlando anche di affitti, lavoro povero, pensioni, periferie, sanit pubblica e futuro dei giovani.
Si possono contestare le scelte urbanistiche, chiedere pi verde e meno edificazione e criticare il Piano Operativo, il Comune, il Sindaco e la maggioranza.
E' il sale della democrazia.
Ma un'opinione resta un'opinione; un fatto resta un fatto.
Dire che il Comune abbia "venduto" l'area o sacrificato un terreno pubblico al profitto privato non corrisponde alla realt. L'area era privata,  stata oggetto di una procedura fallimentare e venduta attraverso un'asta pubblica.
Il Comune non l'ha venduta n ha scelto l'acquirente.
Gli atti urbanistici prevedono invece che circa l'80 per cento dell'area venga destinato a verde e funzioni pubbliche e acquisito alla disponibilit della citt. Si tratta di una cessione gratuita al Comune, a carico del proprietario, prevista dalla pianificazione e accompagnata dai relativi oneri e obblighi.
Non  quindi un'acquisizione pagata dalla collettivit al valore di mercato per la sua interezza, n un regalo ai privati, ma l'effetto concreto delle scelte urbanistiche: una parte superiore all'80 per cento dell'area, oggi privata, diventer pubblica senza che il Comune debba acquistarla.
Anche parlare di un "20 per cento cementificato"  fuorviante: quella quota non coincide con la superficie occupata dagli edifici, perch comprende anche le altre componenti previste dalla pianificazione.
La superficie effettivamente edificata sar quindi molto inferiore.
Questa proporzione non era acquisita:  il risultato del Piano Operativo.
L'Amministrazione ha ridotto definitivamente le possibilit edificatorie rispetto alle previsioni iniziali e aumentato la parte destinata alla collettivit.Si tratta di previsioni frutto anche di un percorso partecipativo avviato dall'Amministrazione precedente, alla quale va riconosciuto il merito di averlo inserito nel vecchio Piano Strutturale.
E, poich le amministrazioni parlano attraverso gli atti, in questo caso gli atti parlano chiaro.
Si possono contestare, ma non si pu raccontare che un terreno pubblico venga consegnato ai privati per essere cementificato quando il percorso urbanistico produce, nei fatti, il processo opposto: una propriet oggi privata che, per la sua parte largamente prevalente, diventer (adesso non lo ) patrimonio pubblico, verde e fruibile dalla citt. Via Goito rischia di diventare il luogo di una rappresentazione gi scritta: trovare il "cementificatore", dargli un volto e lasciare fuori dall'inquadratura tutto il resto.
Qualche volta sembra sufficiente la scenografia: assemblee di lotta e fotografia della giornata di lotta sui social...La politica che serve deve tenere insieme ambiente, lavoro, casa, legalit, propriet, interesse pubblico e giustizia sociale.
Senza scegliere i diritti " la carte". E senza scegliere " la carte" neppure i fatti.Piero Tomei(capogruppo Pdin consiglio comunale)
