i Matteo ScardigliGender gap, divario tra generi, con particolare riferimento alle differenze tra i sessi e alla sperequazione sociale e professionale esistente tra uomini e donne.
Secondo Irpet, negli ultimi anni la partecipazione femminile al mercato del lavoro ha registrato segnali di miglioramento anche in Toscana, che si colloca tra le regioni con livelli di occupazione delle donne relativamente elevati nel confronto nazionale.
Un'analisi pi approfondita, tuttavia, mostra come a questi progressi continuino ad affiancarsi disuguaglianze persistenti che riguardano non solo l'accesso al lavoro ma anche qualit dell'occupazione, opportunit di carriera e distribuzione dei tempi di vita.Quello che ancora manca lo spiega Rita Biancheri, professoressa di Sociologia dei processi culturali all'Universit di Pisa e componente del direttivo nazionale della Societ italiana di sociologia della salute, prendendo le mosse dall'entrata in vigore del decreto di recepimento della direttiva Ue che, per le aziende sopra i 100 dipendenti, introduce obbligo di comunicare le fasce retributive gi in fase di selezione, diritto dei lavoratori a richiedere informazioni comparative per categoria e reporting strutturato sul gender pay.E' un buon punto di partenza?"Poteva esserlo cos per come concepito dall'Ue.
Il numero di dipendenti  per troppo elevato per tenere conto delle piccole e medie imprese.
E non esistono relazioni di monitoraggio di questi reporting, che permetterebbero di studiare politiche pi incisive.
In questo modo un'azienda invia il reporting e ottiene l'adempimento formale, e non c' modo di approfondire quelli che sono gli aspetti accessori alla retribuzione di partenza: bonus e incentivi che vengono attribuiti successivamente alla singola persona.
Che fanno la differenza".Come si arriva alla differenza in busta paga?"E' lo svantaggio femminile della "doppia presenza": le donne fanno molte pi cose per la famiglia, dedicandole almeno quattro-cinque ore in pi, secondo Istat; il che  un impedimento alla carriera.
Le donne sono portate a scegliere lavori o posizioni che lasciano pi tempo a disposizione (e quindi retribuzioni pi basse), e allo stesso modo la stragrande maggioranza dei congedi sono femminili.
Il problema si risolve spostando la valutazione del lavoro dal tempo impiegato al rendimento, inteso come obiettivi raggiunti.
Ma serve un passaggio culturale".Si comincia dalla scuola?"Si comincia sempre dalla scuola.
La segregazione formativa  ancora un dato preoccupante, e se  vero che l'accesso delle donne alle discipline Stem (Science, Technology, Engineering, and Mathematics, che danno prospettive di retribuzioni maggiori)  in aumento ma non lo  ancora abbastanza, non molto tempo fa c'era un rettore di Harvard che diceva che le donne non sono portate per la matematica.
Persiste inoltre un metodo di insegnamento che, per esempio, racconta la storia come His-Story, la storia al maschile, senza una prospettiva che vada a enfatizzare i ruoli, le esperienze e i punti di vista delle donne".E nel mondo del lavoro? "Si continua a utilizzare il concetto di "conciliazione" vita-lavoro, che mantiene la responsabilit nella gestione di anziani e bambini, della casa, in capo alle donne.
Dobbiamo iniziare a parlare di "condivisione" tra uomo e donna.
La dimostrazione  nell'assenza di particolare differenza nei tassi di occupazione in et senza figli, una differenza che aumenta a partire dal primo figlio e prosegue fino al terzo, quando le donne lasciano il mercato del lavoro.
Dove gi si stabilizzano pi tardi degli uomini, sempre per gli stessi motivi, malgrado titoli di studio ottenuti prima e con risultati migliori".Dove bisogna intervenire?"Ci sono da cambiare scuola, welfare (si premia ancora il male bread winner, l'uomo che porta a casa la pagnotta) e welfare aziendale, dove la defiscalizzazione premia le realt dove ci sono meno donne e non quelle dove di donne ce ne sono di pi:  pi facile trovare un nido aziendale nella grande impresa, che richiede un grande investimento in termini di tempo (cosa che scoraggia le donne), piuttosto che in un call center, dove l'investimento di tempo richiesto  pi ridotto.
Per questo la battaglia per il congedo paritario  strumento culturale importantissimo".Una provocazione, in epoca in cui si torna a promuovere un modello in cui si premia l'allontanamento delle donne dal mondo del lavoro: perch  necessario cambiare?"Abbiamo come Paese intero un problema enorme di inverno demografico, se  sempre la donna che prende l'aspettativa per la cura dei figli...".l RIPRODUZIONE RISERVATA
