Lorefice piange Salvatore: "Ucciso da mani criminali".
Alessandro Matalone.
E' un pomeriggio caldo a Ciminna, in chiesa si suda, i ventagli si agitano ma la commozione e le lacrime fanno passare in secondo piano le temperature e i disagi.
La sofferenza  ben altra: al centro della navata principale di una Santa Maria Maddalena gremita quanto mai, c' la bara - coperta di fiori - di Salvatore Giglia, 26 anni, morto per aver cercato di salvare la villetta di famiglia dalle fiamme appiccate da chiss chi, sabato.
Il vento caldo ha fatto il resto, ne  nato un incendio devastante, Ciminna ha vissuto ore di terrore e il giovane  rimasto ustionato, per poi perdere la vita, marted mattina, all'ospedale Civico.
Chiss chi ha appiccato il fuoco: se lo chiede anche il celebrante, un parroco d'eccezione, l'arcivescovo Corrado Lorefice.
E' alla sua seconda messa a Ciminna in 72 ore: domenica aveva pregato per sostenere la comunit e per Salvatore; ieri ne ha celebrato le esequie.
E' durissimo, Lorefice: "Questo rogo - tuona - non  una tragica fatalit, ma il frutto avvelenato di una mano criminale, vigliacca e dolosa, che continua a violentare e bruciare la nostra terra.
Chi appicca il fuoco per incuria, disprezzo del bene comune o logiche delinquenziali e parassitarie, calpesta la sacralit della vita umana e si macchia di un delitto esecrabile.
Che va riparato.
A questa barbarie Salvatore ha opposto la limpidezza della sua vita, il senso del dovere e il coraggio di chi difende ci che ama fino all'estremo sacrificio".
Parenti, amici, conoscenti, giovani, anziani: c' mezzo paese, al funerale di Salvatore, che si " buttato tra le fiamme, travolto dalla sua intima bont", dice il vescovo.
Poi don Corrado si rivolge alla "cara mamma Santina, al caro pap Roberto", al fratello Natalino e alla fidanzata, Giovanna: "Siamo tutti dentro le fiamme che ci hanno tolto Salvatore e con lui ci hanno tolto la vita.
Le fiamme che hanno bruciato lui, la vostra vita.
Lo strazio ci brucia.
Niente pu giustificare un dolore cos grande, quello di Salvatore e quello vostro e della comunit parrocchiale e civile che grida a Dio: perch?".
Centinaia e centinaia di persone sono fuori a seguire su uno schermo gigante.
Davanti alla bara i genitori e il fratello di Salvatore, distrutti dal dolore.
Alla fine della messa parla il sindaco: "Mi hanno chiamato i presidenti della Repubblica e della Regione dimostrandomi - dice Vito Filippo Barone - manifestandomi la loro vicinanza a questa comunit che soffre.
Ho incrociato lo sguardo dei miei concittadini, in questi giorni: tanti terreni distrutti, tante attivit agricole in ginocchio, ma se a tutto questo c' rimedio, non c' rimedio per la perdita del nostro figlio.
Non  lecito uccidere innocenti e nessun criminale pu calpestare il diritto alla vita.
Mi rivolgo agli incendiari: pentitevi, non  ammissibile che una mano barbara possa arrecare tanto dolore e sofferenza". Salvatore, conclude Barone, "ci ha lasciato compiendo un atto di eroismo, ha voluto difendere la propria famiglia e con la generosit che lo contraddistingueva si  immolato".
"La presenza del vescovo - aggiunge il parroco, Mario Cassata -  incoraggiante per noi.
Sembra un brutto sogno ma  una triste realt che dobbiamo affrontare con equilibrio, buon senso e tanta fede". Alla fine la bara viene portata a spalla dagli amici.
Fuori dalla chiesa un lungo applauso e un lancio di palloncini bianchi. (*AMA*)
