L'intelligenza artificiale rischia di annullare quella dell'uomo.
"I.
l bivio dinanzi a cui ci pone l'Intelligenza artificiale non  di natura ingegneristica, ma profondamente antropologica ed etica.
Questa tecnologia minaccia di sostituire l'atto umano del comprendere, che  alla base del nostro patto sociale, con una mera predizione statistica.
E' una rivoluzione che possiamo contrastare solo rivendicando il diritto all'errore come presupposto della ricerca della verit, opponendoci all'illusione di un'infallibilit algoritmica che, per sua natura,  eticamente cieca". Cos il professore siciliano Salvo Randazzo, ordinario di Diritto romano e Fondamenti del diritto europeo alla Lum (Libera Universit Mediterranea) di Bari, esperto di scienze sociali, entra nel cuore della questione di grande attualit della rivoluzione digitale e dell'AI.
Randazzo  stato nominato nel Support Pool of Experts dell'European Data Protection Board, l'organismo europeo che svolge un ruolo centrale nel fornire supporto tecnico-giuridico alle Autorit Garanti nazionali dell'Unione Europea.
Il contributo di Randazzo si concentra sul settore delle nuove tecnologie con specifico riferimento alle sfide legali connesse all'AI, al trattamento dei dati su larga scala e all'impatto dei sistemi algoritmici sulla societ europea, con ricadute notevoli sulla vita quotidiana dei cittadini.
Condivide il rischio di deriva post-umana? Va ricordato che purtroppo vi sono diversi potenti esponenti della Silicon Valley e della "tecno destra" che profetizzano scenari trans-umani.
"Condivido appieno questa preoccupazione.
Oggi osserviamo i limiti di due estremi: da un lato il laissez-faire tecnologico nordamericano, che rischia di ridurre l'individuo a un aggregato di dati mercificabili, e dall'altro il paradigma asiatico, in cui l'innovazione diventa un dispositivo di controllo sociale.
La deriva post-umana si manifesta nell'affidare le nostre esistenze a scatole nere in cui la logica decisionale resta nascosta perfino a chi le ha create.
In questa visione, la macchina cerca di eliminare chirurgicamente ogni ostacolo o attrito della vita reale, atrofizzando cos la.
nostra coscienza critica e la nostra libert".
Pu spiegare il suo ruolo nella sfera dell'Unione Europea?
"Il mio ultimo impegno  quello di esperto legale nel Support Pool of Experts del Comitato Europeo per la Protezione dei Dati, istituzione che garantisce un'applicazione armonizzata delle norme a fronte di tecnologie dirompenti come l'Intelligenza Artificiale e il trattamento dei dati su larga scala.
Inoltre, collaboro con la Commissione Europea e le sue agenzie nei programmi di ricerca strategici, come Horizon Europe e le azioni Marie Sklodowska-Curie, che valorizzano i pi brillanti e meritevoli scienziati europei".
Quali sono le principali sfide giuridiche, nel suo ambito di competenza, poste dall'AI? Siamo anche dinanzi ad una sfida di geopolitica?
"A livello giuridico, la sfida  impedire quello che ho definito il reversing the flow, l'inversione del flusso temporale: non possiamo permettere che una regola statistica costruita automaticamente sul passato pretenda di giudicare una situazione nuova, mortificando la specificit del caso concreto posto all'attenzione delle corti.
Ci produrrebbe un effetto dirompente, perch se un cittadino non pu pi risalire alla ratio di una decisione algoritmica che incide sui suoi diritti, perder la sua fiducia democratica.
Sul piano geopolitico la sfida  vitale.
L'Europa ha risposto tracciando una Terza Via con l'AI Act. Questa architettura non detta solo standard tecnici, ma opera una gerarchizzazione dei valori, sottraendo aree sensibili della vita democratica al dominio degli algoritmi e riaffermando il primato della persona sulla tecnica, una linea affermata recentemente, e con forza, anche dal pontefice Leone XIV".
Non vi  ancora piena consapevolezza dell'importanza e della delicatezza della difesa dei dati, della privacy. L'Europa  all'avanguardia in questo settore.
Come difendersi dalle big tech nella vita quotidiana?
"Oggi il controllo dei dati sembra meno aggressivo, ma in realt si  affinato ed opera per via subliminale: rischiamo di diventarne noi stessi i garanti, senza rendercene conto, illudendoci di averne il controllo ma di fatto trasformandoci in semplici nodi di un reticolo di ottimizzazione altrui.
E' l'affermazione di un potere smart che non ci opprime ma ci seduce, trasportandoci dalla societ della disciplina alla societ del controllo, dove l'assoggettamento si compie sotto le mentite spoglie della comodit. Difendersi nella quotidianit significa pretendere la trasparenza di questo potere pervasivo.
Dobbiamo esercitare una vigilanza costante, ricordando che la tecnologia  un irrinunciabile e prezioso strumento di progresso, ma che solo l'essere umano pu farsi garante della dimensione etica delle nuove tecnologie". (*safal*)
