Anteprima, la rassegna stampa di Giorgio Dell'Arti, ieri ospitava un brano di Michele Ainis sulla sindrome dell'ornitorinco, "ossia quell'eccentrico mammifero australiano che cova le uova e sfodera sia becco che pelliccia". Emblema dunque dell'indecisione: lo stallo fatto bestia, e la bestia eletta a simbolo del Parlamento dove - scriveva Ainis - da trent'anni si discute di riforme costituzionali senza approvarne una, eccetto "la verbosa riscrittura del Titolo V nel 2001". L'articolo  del 2007 ma effettivamente conserva l'attualit per le stesse ragioni per le quali  stato scritto: di anni ne sono trascorsi altri diciotto, di riforme si  continuato a discutere e altrettanto si  continuato a non approvarle.
Tranne la riforma del 2020, varata dal governo Cinque stelle-Pd e confermata con referendum sulla base di un quesito traducibile cos: volete ridurre i parlamentari, casta inutile e anzi dannosa di perdigiorno e tagliaborse? Ecco, non un preclaro esempio di riformismo illuminato.
Ma il punto  che l'ornitorinco continua a incombere, stavolta sul premierato, l'epocale riforma della destra meloniana ancora custodita nel cantuccio delle buone intenzioni.
E per Ainis  un pochino ingeneroso con il Parlamento che, oltre alle due gi citate, ha prodotto una riforma nel 2006 (governo Berlusconi) e una nel 2016 (governo Renzi), entrambe ampie ed entrambe incentrate sul superamento del bicameralismo perfetto.
Ed entrambe bocciate dagli elettori per mezzo di referendum. Poi a tutti vien comodo dare la colpa al Parlamento degli ornitorinchi, perch senn ci toccherebbe darla a noi stessi, popolo di asini.
MATTIA.
FELTRI.
BUONGIORNO.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
