L'intervista.
Francesco Margiocco.
/ genova.
I talenti in fuga verso l'estero sono, nella sua carriera da imprenditore, e in particolare negli ultimi anni, una delle maggiori preoccupazioni di Fabrizio Ferrari.
Per la sua azienda Aitek Spa, che  specializzata in software per la comunicazione video, la videosorveglianza e il controllo degli accessi, e che ha una cinquantina di dipendenti, competere con le Big Tech, e con gli stipendi e le opportunit di carriera che offrono ai giovani,  impossibile.
Lo  in generale per tutte le aziende informatiche genovesi che, in media, non superano le poche decine di addetti.
Per questo Ferrari, che da ieri  il nuovo presidente di Confindustria Genova, insiste sulla necessit di "fare squadra", e mette il problema della fuga dei giovani laureati in cima alla lista delle sue priorit.
Cercher di fermare questa emorragia?
"Non sar facile, ma deve essere un nostro obiettivo.
Tutto  cambiato molto in fretta, dal Covid in poi, con la diffusione dello smart working, che permette a chi lavora per una societ straniera di farlo da casa e quindi a costi molto inferiori.
Credo che per si stia abusando di questo strumento, che  poco adatto a chi deve imparare a rapportarsi con i colleghi e formarsi in azienda".
D'accordo, ma come farete a trattenere i giovani?
"Dovremo fare squadra.
Nella mia azienda abbiamo sempre puntato sui nostri valori: la qualit della vita e il benessere delle persone.
Ho l'impressione che non basti pi, per noi come per gli altri.
Gli stipendi in Italia sono cresciuti, ma non abbastanza rispetto all'inflazione degli ultimi anni e certo non possono competere con quello che offrono le multinazionali americane".
C' anche una responsabilit degli imprenditori?
"Non credo.
Un bravo imprenditore sa valutare le competenze delle persone.
Ma senza dubbio ci sono dei ritardi nel Paese, che il Pnrr, con tutti i cantieri e i progetti che ha avviato, dovrebbe avere in parte recuperato".
La sua sensazione  che ci sia riuscito?
"Vedo luci e ombre".
La direzione giusta?
"Diventare pi attrattivi.
Per fare una grande citt devi renderla pi accogliente.
Ma il concetto di accoglienza  pi difficile da definire di quanto non lo fosse dieci o quindici anni fa.
Giochiamo una partita a livello mondiale.
I nostri figli si guardano attorno, vedono cosa c' nel resto del mondo,  normale che abbiano la voglia e la curiosit di partire.
Il problema non sono loro che vanno via,  che il loro posto rimane vuoto, non riusciamo ad attrarne altri".
La soluzione quindi passa dall'universit?
"L'Universit di Genova ha un ruolo fondamentale, per attrarre studenti dall'estero e trattenerli qui.
Un altro protagonista  il porto".
E l'industria? L'economia della citt pu reggersi solo sui traffici portuali?
"Scegliere di investire sulla logistica e sul porto, come  stato fatto con il Pnrr in Liguria,  stata la scelta giusta, perch, obiettivamente, la logistica e la portualit soffrivano e soffrono di carenze, ma hanno un enorme potenziale.
Ora, per, ci vuole un patto tra il porto e l'industria.
Questa citt ha un'industria innovativa, grande e piccola, dinamica e di valore.
Dobbiamo sfruttare il porto: l'automazione del controllo ai varchi, il controllo dei container, la sicurezza stessa del porto.
Su tutti questi fronti, molte aziende stanno lavorando.
Il porto pu diventare la loro, la nostra, vetrina".
Restando in tema attrattivit, ma spostandoci dal mare all'entroterra, cosa pensa dello stop della sindaca Salis al progetto, finanziato, dello Skymetro in Valbisagno?
"Non ne ho ancora discusso con la sindaca, ne parleremo presto.
Ho una posizione laica.
Sono preoccupato se  un no per non fare nulla, perch, obiettivamente, quell'area ha un problema serio.
Un nostro rapporto interno, tra le nostre aziende, ci dice che il 70-80% delle persone che percorrono giornalmente la Valbisagno lo fanno in auto.
E' necessaria una soluzione.
Lo Skymetro mi sembrava interessante, perch insisteva sull'alveo del Bisagno, non sulla strada, lasciando spazio alla viabilit. Questo per  il mio pensiero da cittadino.
E non vedo l'ora di conoscere la nuova proposta".
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&#169; RIPRODUZIONE RISERVATA.
Classe 1963, Fabrizio Ferrari  amministratore delegato di Aitek, azienda genovese che, a fine anni Ottanta, quando era uno spin-off dell'Universit di Genova ha realizzato il sistema di video-sorveglianza alla base del Telepass.
Operai al lavoro nello stabilimento genovese di Ansaldo Energia.
pambianchi
