Sassari "Uno spettro si aggira per il mondo editoriale italiano: lo spettro del porceddu", scriveva il critico letterario Alessandro Marongiu sulla Nuova, nella recensione (una netta stroncatura) al libro "L'amore non basta" di Roberto Costantini.
Un libro, sostiene Marongiu, "edificato su un quasi incredibile accumulo di elementi di sardit posticcia e di quarta mano.
A uso e consumo di chi? Ma di quel lettore continentale che condivide con l'autore un immaginario della Sardegna da dpliant di agenzia di viaggi e da stereotipo del pi vieto avanspettacolo". La descrizione  perfetta e applicabile, dal mondo dell'editoria, a quello dell'enogastronomia senza troppi problemi.La fascinazione del porceddu piace al continentale che vuole sentirsi in Sardegna e ancora di pi al venditore pronto a offrirglielo.
Cannonau sardi imbottigliati fuori dall'isola, pecorino romano prodotto negli Stati Uniti, pane carasau che di sardo ha solo il nome, agnelli Igp taroccati, casu marzu venduto su eBay, salsicce sarde o gnocchetti sardi prodotti nello stivale.
Il mondo enogastronomico isolano  ricco di esempi di imitazioni, in casi pi estremi di frodi e truffe, ma anche semplicemente di prodotti realizzati regolarmente ma che hanno ben poco delle tipicit e autenticit dell'isola ostentate.Cambiando ancora settore, tra i prodotti dell'artigianato sardo pi copiati ci sono i tappeti.
Quelli originali hanno una fama secolare per i loro particolari disegni come per la qualit dei materiali usati.
Nel mercato parallelo delle imitazioni, si trovano facilmente prodotti a pochi euro.
On line basta poco per scoprire che i pezzi spacciati per lavorazioni artigianali, non solo non hanno nulla di Sardegna ma nemmeno di artigianale perch usciti dalle fabbriche. (p.ard.)
