di Paolo CameddaLa Corsa degli Scalzi  un rito di fede che attraversa il tempo e le generazioni.
Si impara a conoscerla da bambini, guardando passare la marea bianca lungo le strade di Cabras e sul sentiero verso San Salvatore.
Poi quel richiamo diventa qualcosa di personale e intimo.
Cos nasce il desiderio di indossare s'abidu e prendere parte alla processione in corsa.
Una tradizione che viene trasmessa di padre in figlio e arriva ai nipoti, riuscendo talvolta a conquistare anche chi cabrarese non .E' accaduto anche a Vincenzo Marras e da quell'incontro, cinquant'anni fa,  cominciata una storia che nella sua famiglia continua ancora oggi.
Nato nel 1941 nella caserma dei carabinieri di Cuglieri, da padre cuglieritano e madre originaria di Sestu, Vincenzo ha poi proseguito gli studi a Cagliari, prima che la sua vita incrociasse quella di Silvana Abis, cabrarese cresciuta in una famiglia di novenanti di San Salvatore.
Si sono sposati nel 1971 e dal 1975 vivono insieme nel paese lagunare.
Presto si innamor del Sinis e di quella festa che Silvana e la sua famiglia amavano da sempre.
Gli amici gli chiedevano perch non provasse a correre con loro.
C'era per un ostacolo: un problema ai piedi. "La prima volta, Vincenzo partecip con le scarpe da tennis - racconta Abis -, poi volle fare la Corsa come tutti, a piedi nudi". In un'occasione ebbe problemi fisici, ma, aiutato dagli altri curridoris, riusc comunque a portarla a termine. "Vedevo tutti i miei amici correre - racconta lui -, avevo un forte desiderio di partecipare anch'io.
Cos ho provato e, nonostante le difficolt, ho continuato per qualche anno".Dopo tre partecipazioni, il legame con San Salvatore divent sempre pi forte e nel 1978, su proposta del parroco di Cabras, monsignor Manca, Vincenzo divent presidente del Comitato dei festeggiamenti. "Cercammo di coinvolgere tutto il paese - riprende Abis -. Organizzammo tante iniziative, dai giochi per i bambini alla musica: il coro di Neoneli tenne a San Salvatore una delle prime esibizioni della sua storia.
Per la vigilia ideammo la prima sagra del muggine arrosto con la vernaccia.
Il pesce ce lo regal don Efisio Carta.
Arriv tantissima gente".Quel comitato introdusse anche la batteria di fuochi all'arrivo della Corsa a Cabras, una sorpresa per i curridoris, rimasta da allora parte integrante dei festeggiamenti. "Fu una grande emozione". Marras ha poi continuato a correre fino a met anni Ottanta, con qualche defezione dovuta a problemi fisici, e ha lasciato un'impronta profonda nella sua famiglia.
Quando ha smesso, i figli Massimo e Daniele, senza che nessuno abbia dovuto convincerli, hanno raccolto il testimone. "Da bambini erano gi l. Seguivano la marea bianca, correndo dietro agli scalzi pur non avendo ancora l'et per partecipare alla Corsa - ricordano i genitori -. A 14 anni hanno cominciato.
Massimo partecip per un po' di anni, poi dopo gli studi e l'Erasmus ha smesso.
Daniele, invece, non si  pi fermato: quella di quest'anno sar alla sua quarantesima". Anche l'abito porta i segni del tempo. "Conservo ancora il primo che feci a Daniele - racconta la madre -. Con gli anni si  ingrigito e non sono pi riuscita a farlo tornare completamente bianco".Nel frattempo il richiamo di San Salvatore ha raggiunto la terza generazione.
Francesco, 18 anni, figlio di Massimo, e Gabriele, 16, figlio di Daniele, sono diventati a loro volta curridoris. Francesco corre da alcuni anni.
Gabriele, pi giovane, ha vissuto un'emozione particolare: lo scorso anno ha potuto portare per la prima volta il Santo per l'assenza di un altro curridori.
Quest'anno un'emozione diversa attende Francesco.
Sar il suo gruppo a partire con il Santo da San Salvatore nella Corsa della domenica sera. "Quando  rientrato dalla riunione mi ha detto: "Nonna, la sai una cosa? Noi quest'anno portiamo il Santo da San Salvatore, ci pensi?"", racconta orgogliosa.
Per lei, 84 anni, e il marito, che deve farne 85, vedere figli e nipoti continuare quel cammino di fede significa osservare una storia familiare che si rinnova. "L'importante  che sia una scelta loro" sottolinea Abis. La devozione fa parte dell'aria di casa e l'esempio si pu tramandare.
Il desiderio di diventare curridori, per, deve nascere nel cuore di ciascuno.
Come  successo a Massimo e Daniele, e poi a Francesco e Gabriele.
Adesso c' anche Marco, il figlio pi piccolo di Manuela, la terzogenita della coppia.
Non ha ancora quattro anni, ma ha gi le idee chiare: "Mi dice sempre: "Nonna, voglio andare anch'io"", racconta col sorriso Abis. Per sapere se anche lui, come i cugini pi grandi, far la Corsa,  ancora presto.
Ma cinquant'anni dopo la prima partecipazione di nonno Vincenzo, arrivato dal Montiferru e innamoratosi di quel rito secolare, nella famiglia Marras quel filo non si  mai spezzato.
L'amore per San Salvatore e il desiderio di diventare curridori vanno di generazione in generazione. RIPRODUZIONE RISERVATA
