di Paolo CameddaCi sono gesti che attraversano il tempo e diventano memoria di un popolo.
Cabras rivive il rito della Corsa degli scalzi, che affonda le radici nei secoli e appartiene alla storia di un'intera comunit. A piedi nudi, lungo la strada che porta a San Salvatore, novecento uomini rinnoveranno il 5 e 6 settembre quella tradizione, percorrendo gli stessi passi con fatica, fede e preghiera.Il venerd  gi giorno di vigilia.
Ci che per un anno  stato attesa diventa improvvisamente vicino.
Dopo sei giorni di festa, nel villaggio del Sinis torna il silenzio.
Le voci e la musica si spengono, le case basse e le strade sembrano raccogliersi in una quiete antica.
La sera, nella chiesa di Santa Maria, il sorteggio de is mudasa stabilisce chi accompagner il Santo e sa bandera nelle due processioni in corsa.
Poi arriva la notte pi lunga, abitata dai ricordi, da un voto da sciogliere, una grazia da chiedere, un ringraziamento da portare al Salvatore.
S'abidu, la veste bianca, segno di purezza e umilt,  pronto.
Dopo aver dormito poche ore, a volte nulla, le sagome bianche de is curridoris si muovono verso la pieve di Cabras e spezzano il buio della notte.Nella messa celebrata dall'arcivescovo di Oristano, monsignor Roberto Carboni, preghiere, canti e sguardi sono rivolti al Salvatore.
Poi il simulacro e la bandiera lasciano la chiesa.
La processione raggiunge via Tharros. La teca viene coperta e la muda sorteggiata prende posto attorno alla portantina.
Gli altri corridori aspettano ai lati.
In pochi secondi si concentra un anno.
A rompere il silenzio  la voce di tziu Antoni Obinu: "Baxi, in nomin'e Deus!", "Andate, in nome di Dio!". E si parte.
Il raccoglimento diventa il battito di centinaia di piedi nudi sull'asfalto.
La marea bianca si muove verso il Sinis.Poi arriva lo sterrato, Su camminu de su Santu: il rumore cambia, la polvere si solleva, il respiro si fa pi pesante.
Nessuno corre per s: il passo deve trovare quello degli altri, rallentare quando serve, ripartire insieme.
Davanti c' sempre il Salvatore.
Correre diventa una forma di preghiera.
Ognuno porta nel cuore qualcosa che non pesa eppure accompagna ogni metro: una promessa, una richiesta, un grazie, il nome delle persone care.
Tutto arriva a Santu Srabadoi, insieme alla polvere, al sudore e alla fatica."Per noi  come la Pasqua, un'attesa lunga e sognata un anno intero -racconta Alessio Camedda, presidente dell'associazione Is curridoris -. E' difficile spiegare cosa si prova.
Fede e devozione uniscono tutti is curridoris, poi per ognuno la Corsa ha anche un significato speciale". Quello di Camedda  il ricordo di sua madre, scomparsa ventidue anni fa: "E' uno dei motivi per cui ogni anno indosso quel saio bianco.
All'arrivo la vedo ancora l, tra la folla, che con le lacrime agli occhi e il fazzoletto per asciugare il sudore mi dice: "Ce l'hai fatta, figlio mio"".Is curridoris sono divisi in quattordici gruppi, come le stazioni della Via Crucis: sette si alternano nel trasporto del simulacro del Santo e della bandiera sabato mattina, gli altri sette domenica sera.
Ogni gruppo  formato da quattordici mudas. Nel pieno della fatica si alzano le voci: "Viva Santu Srabadoi!", "Evviva is curridoris!", "Evviva sa bandera!". All'ingresso del villaggio, la corsa si ferma e si prosegue in processione fino alla chiesetta.
La fatica si scioglie negli abbracci e nei garofani benedetti da portare alle persone care o ai propri defunti.
Is Coggius tornano a risuonare e riparte la festa, che domenica, giorno di San Salvatore, raggiunge il suo apice.
Cabras celebra la Trasfigurazione di Cristo.Al mattino la processione nel villaggio precede la messa.
La sera la funzione della partenza annuncia la Corsa del ritorno.
La strada  la stessa, ma i piedi portano i segni del giorno prima, le gambe sentono la fatica.
Quando il sole scende sul Sinis e le ombre si allungano, is curridoris accompagnano Santu Srabadoi verso casa, passando prima in Su camminu de Su santu, poi sull'asfalto.
A Cabras migliaia di persone aspettano il suo ritorno.
I fuochi d'artificio scandiscono gli ultimi metri.
Arrivano gli abbracci e le lacrime.
I voti sono stati sciolti, le promesse mantenute. "Attrus annus mellus!", si augurano is curridoris. Il Salvatore  tornato a casa.Fin dall'inizio del novenario agli appuntamenti religiosi si affiancano quelli civili del Comitato, presieduto da Roberto Matta.
Musica, balli e teatro animano le sere al villaggio.
Tutte, tranne una. "Venerd torna il silenzio - spiega Matta -, perch si aspetta l'arrivo del Santo dopo un anno". Sabato 5 settembre spazio alla Sagra del muggine, ai Boes e Merdules di Ottana e al concerto dei Cordas et Cannas. Domenica 6 a Cabras, in Piazza Stagno, il concerto di Baby K chiuder il programma degli eventi.
La manifestazione, promossa dal Comune,  sostenuta da Regione, Fondazione Mont'e Prama e Fondazione di Sardegna, e gode del supporto delle associazioni Is Curridoris e Santu Srabadoeddu, del Comitato per i festeggiamenti e dell'associazione Enti Locali. "La Festa di San Salvatore  uno dei momenti pi forti dell'identit culturale e religiosa di Cabras - sottolinea il sindaco Andrea Abis -, e coinvolge la comunit con una tensione emotiva difficile da descrivere.
La Corsa degli Scalzi ne costituisce l'apice, ma l'intero ciclo dei festeggiamenti  racchiuso dalla processione delle donne".Toccher ancora a loro l'ultimo atto della festa.
Venerd 28 agosto cinquecento donne, a piedi nudi e con gli abiti tradizionali, tra cui un centinaio di giovani e giovanissime non ancora maggiorenni, tre ultrasettantenni e Agata che ha due anni, hanno partecipato alla processione da Cabras a San Salvatore.
Luned 7 settembre, all'alba, riaccompagneranno Santu Srabadoeddu in paese. "La gioia pi grande  vedere questa devozione trasmessa dalle nonne alle madri, fino alle figlie e alle nipoti", sottolinea Maria Francesca Spanu, presidente dell'associazione femminile.
Il ciclo si chiude.
A San Salvatore torna il silenzio.
Per un altro intero anno. RIPRODUZIONE RISERVATA
