di Caterina CossuQuando gli Scalzi arrivano a San Salvatore, il villaggio si riempie del bianco dei loro abiti e della polvere sollevata lungo la strada da Cabras. E' l'immagine pi conosciuta di un luogo che per gran parte della Sardegna coincide proprio con la Corsa.
Eppure basta scendere pochi metri sotto la chiesa per incontrare un'altra storia.
Nell'ipogeo, tracce di epoche differenti raccontano una frequentazione molto pi antica della festa che ogni settembre richiama migliaia di persone.E' uno dei luoghi nei quali si coglie meglio la profondit storica del Sinis. Nel raggio di pochi chilometri si susseguono epoche e civilt: la chiesa paleocristiana di San Giovanni, la citt fenicio-punica e poi romana di Tharros, le testimonianze del Neolitico e della civilt nuragica, fino alla necropoli di Mont'e Prama.
A custodire e valorizzare questo patrimonio, con il delicato compito di preservare le testimonianze lasciate nei millenni e insieme renderle accessibili,  la Fondazione Mont'e Prama. "La Corsa degli Scalzi esprime la potente devozione popolare del Sinis, ma per comprendere l'anima profonda di San Salvatore bisogna scendere sotto la superficie - spiega il presidente della Fondazione, Anthony Muroni -. L'ipogeo non  un semplice livello sotterraneo, ma il vero motore originario che ha generato il sito.
Per chi vive la festa, scoprirlo significa prendere consapevolezza che la devozione odierna  solo l'ultimo anello di una catena spirituale ininterrotta e millenaria, sviluppatasi attorno alla sacralit dell'acqua".Un palinsesto del Mediterraneo che conserva le radici del periodo nuragico, attraversa le fasi punica e romana e arriva alla transizione paleocristiana.
Sulle pareti convivono raffigurazioni di divinit pagane come Venere e Marte, antichi simboli cristiani e persino rare invocazioni in alfabeto arabo. "Il lavoro della Fondazione si concentra proprio su questa complessit - continua Muroni -. Da una parte c' la tutela rigorosa, con il monitoraggio del delicato microclima sotterraneo indispensabile per salvare i graffiti dal naturale degrado.
Dall'altra c' la valorizzazione: abbiamo inserito San Salvatore nel sistema integrato che lega il Museo Civico di Cabras e Tharros. Animando il villaggio con eventi, rassegne e festival estivi, lo abbiamo trasformato da luogo vissuto quasi esclusivamente a settembre a fulcro culturale dinamico e vitale per tutto l'anno".La Corsa non ha naturalmente alcun legame storico con le civilt che hanno lasciato le proprie tracce nel Sinis, n avrebbe senso cercarlo.
Eppure, in questo lembo di terra, passato e presente finiscono continuamente per sfiorarsi.
Da una parte c' ci che gli archeologi continuano a riportare alla luce e a interrogare.
Dall'altra, una tradizione che non ha bisogno di essere riscoperta, perch vive nelle famiglie e nella comunit che ogni anno la rinnova.
Il caso pi potente  quello dei Giganti.
Rimasti per secoli spezzati e sepolti nella collina di Mont'e Prama, dopo la scoperta sono stati divisi tra musei, depositi e laboratori, mentre alcune statue hanno attraversato il mondo diventando ambasciatrici della Sardegna.
Il 2026  l'anno del loro ritorno a casa: per la prima volta il complesso scultoreo  stato riunito a Cabras, a poco pi di cinquant'anni dai primi ritrovamenti.
Arcieri, pugilatori e guerrieri si ritrovano insieme nella terra dalla quale erano riemersi.Un ritorno che, nei giorni della festa, ne richiama inevitabilmente il viaggio degli Scalzi, scandito da un'andata e da un ritorno.
Sabato i curridoris accompagnano il simulacro da Cabras al villaggio, domenica ripercorrono la strada in senso contrario.
Quest'anno il Sinis racconta cos due ritorni a casa: quello straordinario e atteso dei Giganti e quello antico e rituale rinnovato ogni settembre dagli Scalzi.
Da una parte le statue ricomposte dopo decenni di lontananza e frammentazione, dall'altra un cammino ripetuto di generazione in generazione. "Il ritorno a casa dei Giganti al Museo di Cabras non  un semplice riassetto espositivo, ma la ricomposizione di una frattura - sottolinea Muroni -. Per cinquant'anni Mont'e Prama  stato un tesoro frammentato e distante.
Averli riuniti qui ha permesso alla comunit di riappropriarsi pienamente delle proprie radici".Da eccezionale scoperta archeologica, le sculture sono diventate nel tempo un simbolo della Sardegna. "Per Cabras, l'identificazione contemporanea  maturata quando i Giganti hanno smesso di essere percepiti come semplici "reperti" per diventare a tutti gli effetti i nostri "antenati". Nasce qui il potente parallelo, ideale e non storico, con la Corsa degli Scalzi.
I Giganti incarnano l'identit riemersa dalla nuda terra: la pietra millenaria che ci restituisce un passato monumentale.
Gli Scalzi sono la tradizione vissuta, fatta di carne, fede e sudore".San Salvatore, Tharros, San Giovanni, Mont'e Prama e il museo permettono di attraversare in pochi chilometri millenni di civilt. La sfida  fare in modo che non rimangano luoghi e racconti separati.
Nei giorni della festa migliaia di persone entrano nel Sinis da una porta diversa da quella dell'archeologia, richiamate da un rito ancora vivo che pu diventare anche occasione per scoprire ci che lo circonda. "La sfida  unirli senza appiattirne l'identit - conclude Muroni - e trasformare l'emozione dell'evento nell'innesco per una scoperta del territorio che duri tutto l'anno.
Il 2026 rappresenta per noi uno spartiacque: con il bilancio appena pubblicato abbiamo archiviato con successo l'intero quinquennio di start-up 2021-2026". Tra i risultati Muroni indica "l'aver reso i siti un palcoscenico integrato, animandoli con oltre quaranta eventi spalmati su cinque festival estivi e aprendo mostre di spessore come "Tyrrhens e Sard"".Per la Fondazione, lo sguardo  gi rivolto alla futuro: "Contiamo molto sulla spinta di crescita socio-culturale che potr portare il nascente polo di ricerca e didattico a Solanas. Ora si apre la fase di consolidamento istituzionale.
L'obiettivo  trasformare questa rete estiva in una programmazione permanente, dove San Salvatore agir da snodo destagionalizzante per eccellenza.
I nostri siti non sono pi solo luoghi di conservazione, ma piazze di produzione culturale continua". RIPRODUZIONE RISERVATA
