Non solo George Clooney. La prima giornata di Venezia  iniziata nel segno di un grande ritorno, Danny Boyle, con "Ink", il suo film sull'avvento del "Sun" in Inghilterra e sul momento in cui il giornalismo ha iniziato a cambiare pelle.
Siamo nel 1969, quando nasce il tabloid per mano di due che, ai tempi, erano considerati degli outsider e che intuiscono prima di altri che, per conquistare il pubblico, la notizia deve diventare spettacolo: l'editore Rupert Murdoch e il direttore Larry Lamb, nel film interpretati rispettivamente da Guy Pearce e Jack O'Connell, affiancati da Claire Foy (nella foto l'intero cast). Una storia che, per quanto riferita a quasi sessant'anni fa, non sembra cos distante da quella che viviamo, con la nascita di quei meccanismi che ancora oggi dominano media e social network. "Non volevo fare solo un film sul giornalismo nel 1969, ma un film che avesse un collegamento con il mondo di oggi", spiega il regista britannico esploso negli anni Novanta con "Piccoli omicidi tra amici" e soprattutto "Trainspotting". Boyle ammette che ritrovarsi in concorso a Venezia  stata una sorpresa. "Quando fai un film con pochi soldi pensi che nessuno lo vedr. Invece, ho ricevuto la chiamata di Alberto (Barbera, direttore artistico della Mostra, ndr) e mi dice: vuoi presentare il tuo film come apertura del festival? Nei suoi confronti provo una gratitudine immensa". Il film di Boyle, che racconta la nascita dell'impero mediatico di Murdoch, nasce da un testo teatrale di James Graham, che ha curato anche la sceneggiatura della pellicola. "Sono sedotto ed emozionato dal film che Boyle ha creato.
Sembra davvero di essere a Fleet Street nel 1968 - racconta lo sceneggiatore - . Murdoch? Ha visto lo spettacolo teatrale due volte.
Ricordo che era molto bravo a non rivelare nulla". "Personalmente non conosco Murdoch - aggiunge Boyle -. Non volevamo rappresentare Murdoch come un mostro.
A suo tempo, lui rappresentava una ventata di novit in una societ molto rigida e doveva affrontare pregiudizi contro la sua persona.
A lui non piaceva l'establishment britannico, e io condivido questa sua posizione, questo spirito di ribellione.
Offriva una nuova voce, un elemento di rottura". Il magnate dell'editoria, oggi 96enne, non ha ancora visto il film, ma avrebbe mostrato apprezzamento per la scelta di Boyle di affidare la parte a Guy Pearce. "Ho avuto uno scambio di messaggi con sua figlia che mi ha detto: "Pap  molto felice che sia tu a interpretarlo - racconta l'attore -. Ma non avevano ancora visto il film a quel punto, quindi vedremo". Impeccabile nel ruolo di direttore Jack O'Connell. "Oggi Fleet Street  molto diversa, ma nelle conversazioni con i giornalisti che hanno vissuto quel momento e attraverso le ricerche sui giornali dell'epoca, sembra di trovarti di fronte a qualcosa di cui non riesci a misurare la portata". "Alcune delle persone che lavoravano al Sun all'epoca - dice ancora Pearce - sono venute a parlare direttamente con noi dei tempi passati.
Ci hanno trasmesso l'entusiasmo che loro stessi hanno vissuto in quegli anni".Oggi sar una giornata che vedr la presenza in concorso di due grandi maestri del cinema mondiale: Werner Herzog, che in "Bucking fastard" dirige le sorelle Rooney e Kate Mara (e Orlando Bloom) , e Martin McDonagh con "Wild Horse Nine", che schiera John Malkovich, Steve Buscemi e Sam Rockwell. Fuori concorso "Nessun dolore" di Gianni Amelio con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea.
Insomma, anche quella di oggi si preannuncia una giornata ricca di star. Con l'alta probabilit che ad accompagnare Rooney Mara ci sia Joaquin Phoenix. (al.pi.) RIPRODUZIONE RISERVATA
