di Alessandro PirinaUn anno fa era in concorso nei panni di Jay Kelly nell'omonimo (e dimenticabile) film di Noah Baumbach, in cui interpretava una star di Hollywood sul viale del tramonto che veniva in Italia, per l'esattezza in Toscana, a una improbabile festa di paese per ritirare un premio alla carriera.
Un anno dopo, George Clooney  davvero in Italia, per la precisione alla Mostra di Venezia, per ricevere l'ambitissimo Leone d'oro alla carriera dalle mani dell'amica e collega Laura Dern. Le similitudini tra il personaggio di Clooney e il George vero finiscono qui, perch, per quanto lui stesso abbia ammesso che oggi i figli hanno la precedenza sul cinema, di certo non  una star sul viale del tramonto.
Bastava essere ieri al Lido per capire quanto sia amato da un pubblico che indistintamente attraversa generazioni e generi.
Pi o meno lo stesso trasporto che lui ha per l'Italia e, soprattutto, per Venezia. "La mia storia d'amore con Venezia dura da 30 anni, mi sono anche sposato qui.
E' stato quello il momento pi bello, sarei nei guai se non lo dicessi (ride, ndr). Ma  una citt romantica e di speranza, come questo festival". E come esempio cita un suo caso personale, il suo secondo film da regista, presentato proprio al Lido nel 2005. "La Mostra  importante perch consente di lanciare anche film come "Good Night, and Good Luck"". Ma la Mostra, per Clooney, non  stata solo rose e fiori. "Questo festival mi  molto caro, ho avuto molti successi.
Ma anche qualche insuccesso.
Una volta eravamo qui con Catherine Zeta-Jones e ci rendemmo conto che il pubblico non capiva le nostre battute.
Mi girai verso Catherine e le dissi: scappiamo", ha ricordato, facendo riferimento a "Prima ti sposo, poi ti rovino" dei fratelli Coen, presentato a Venezia nel 2003.Sul futuro, Clooney sembra avere le idee chiare: meno cinema, pi famiglia.
E soprattutto addio alla macchina da presa. "Ho due bambini di 9 anni e ho smesso di fare il regista per passare pi tempo con loro.
Un film da attore mi impegna per circa tre mesi; un film da regista, invece,  un lavoro che dura un anno intero e non lo posso pi fare.
E' divertente essere tornato a fare l'attore, mi piace.
Cosa mi spinge a scegliere un film? Moltissime cose.
Il copione resta fondamentale, cos come il regista.
Oggi, per, la decisione dipende sempre di pi dal dove e dal quando.
Ho una vita personale e nuove priorit. Quando ero nel pieno della carriera, mi capitava di fare anche tre film all'anno, ora non pi. Prenderci cura degli altri e della nostra vita fa parte del percorso, bisogna accettare il cambiamento". Le uniche eccezioni le farebbe per i suoi amici Brad Pitt e Matt Damon. "Con loro farei qualsiasi cosa.
Non appena i nostri impegni lo permetteranno, torneremo a lavorare insieme".Ma, trattandosi di uno degli uomini pi famosi, amati e anche influenti del mondo, Clooney non si  limitato a parlare di cinema.
D'altronde, non appena sceso dal taxi, la prima domanda che gli  stata posta  stata: "Ti candidi a presidente degli Stati Uniti? ". "No, no", ha tagliato corto.
Ma quando poi si  trattato di parlare dell'America di Trump, non si  tirato indietro. "Abbiamo attraversato altri momenti difficili e questo  uno di quelli.
C' un termine fantastico, "cachistocrazia", che indica un Paese governato dalle persone meno qualificate.
Penso che forse in questo momento ci troviamo proprio in una cachistocrazia, ma ce la faremo". La star guarda con ottimismo alle elezioni di midterm. "A novembre ci saranno le elezioni, che dovrebbero garantire un sistema di controllo ed equilibrio, e poi nel 2028 assisteremo a un graduale ritorno alla normalit. E alcuni, sapete, pensano che la crudelt sia la base, che essere crudeli e scortesi faccia parte del divertimento di tutti noi". Il riferimento  al controverso post di Pete Hegseth, in cui denigrava le soldate canadesi. "Il ministro della Difesa ha appena twittato una foto sulle donne delle forze armate canadesi.
Ma che vi prende? Dov' il senso della decenza in tutto questo? Mi vergogno di tutto questo, ma ne usciremo e ne usciremo migliori". Non  mancato un passaggio sul cambiamento climatico e, anche in questo caso, pur senza citarlo, a finire nel mirino  il negazionismo trumpiano. "Siamo in un momento storico in cui persone potenti negano che la scienza sul cambiamento climatico sia reale.
Ma prima o poi le cose dovranno cambiare.
Ho amici in due villaggi nel sud della Francia che hanno perso le loro case.
Quest'estate eravamo a Como e anche l incendi devastanti.
Dobbiamo pensare a come aiutare queste persone.
Sono ottimista: anche se la situazione  critica, prima o poi avremo governi che decideranno di affrontare seriamente la questione".
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
