Sulla moschea si pu fare dialogo.
Il caso sorto alcuni giorni fa a Mestre  di per s problematico, ma potrebbe nascerne un livello migliore di convivenza: vanno messi da
parte i presunti scontri di civilt, a vantaggio di progetti condivisi di cittadinanza.

Alberto Bragaglia.

Moschea s, moschea no. Moschea chiss. Il dibattito sul progetto della moschea che la comunit bangladese vorrebbe costruire a Mestre  ormai
uscito dal ristretto ambito locale per diventare tema nazionale. Complici innanzitutto le dichiarazioni piuttosto dure del
promotore delliniziativa, Prince Howlader, cittadino italiano
di origini bangladesi e presidente dellassociazione islamica
Giovani per lumanit: se non avremo lautorizzazione a
costruire la moschea, entreremo in sciopero e bloccheremo
la citt, ha ribadito in diverse forme Howlader. Una risposta
alla presa di posizione del sindaco Simone Venturini, da poco
eletto: non ci sar nessuna moschea finch non saranno fatti
passi decisivi verso una reale integrazione.
Venezia ha rapporti secolari con il mondo islamico, legati soprattutto agli accordi e ai conflitti con limpero ottomano,
grande antagonista politico e commerciale allepoca della Serenissima. Dal 1600 vi era pure uno spazio ufficiale in citt
che funzionava anche come residenza con spazi per il culto
per i rappresentanti ottomani. Ma questa  storia passata, in
epoca recente, con laumento degli arrivi di persone di fede
islamica in questarea, nel caso degli immigrati dal Bangladesh per lavorare alla Fincantieri di Marghera, nel turismo o nel
piccolo commercio, lesigenza di un locale di culto  diventata pressante. Risolta utilizzando alla buona spazi ricavati da
esercizi commerciali, tra lamentele dei vicini e una ondivaga
tolleranza da parte delle autorit.

La legge regionale del 2016 sullapertura di nuovi
locali di culto, particolarmente restrittiva, aveva reso
ancora pi complicata la possibilit di costruire una
moschea. Gli stessi gruppi islamici in citt, poi, pur
mantenendo la richiesta comune di un luogo di culto adeguato, non sembravano riuscire a convergere su
progetti unitari.
Fino alla vicenda di oggi. Tante le questioni che si intrecciano nel botta e risposta locale, ora sulle prime
pagine, ma che ha degli antefatti: Prince Howlader,
che si era iscritto a Fratelli dItalia nel 2025, gi da
qualche tempo aveva cominciato a chiedere al sindaco
precedente Luigi Brugnaro, imprenditore prestato alla
politica a capo di una giunta di centrodestra, di autorizzare la costruzione di una moschea per i numerosi
residenti di fede islamica del Veneziano. No al progetto di una Grande moschea, s a un complesso di impatto ridotto, era stata la conclusione di Brugnaro, che aveva anche suggerito lutilizzo di un terreno occupato dai ruderi di unattivit abbandonata non distante
dalla stazione ferroviaria di Mestre. Un suggerimento?
Una promessa vincolante? Difficile dire, non  chiaro
se ci siano documenti ufficiali. Fatto sta che uno studio di architettura mestrino ha elaborato dei progetti e lassociazione Giovani per lumanit guidata da Howlader ha effettivamente comprato larea, tanto che ora si sente tradita e ridicolizzata. Da qui il garbuglio di prese di posizione ultimative, slogan ideologici, piani politici, sociali, culturali che si intersecano.

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Di certo non aiuta lessere appena usciti da una campagna elettorale, quella per le comunali, in cui ha tenuto
banco tra i vari temi proprio la partecipazione della
comunit bangladese alla vita politica cittadina, prima con la possibile candidatura di Prince Howlader tra le fila di Fratelli dItalia, poi sfumata; quindi, con la decisione del Pd di aprire le proprie liste ad altri esponenti della comunit, scelta fatalmente apparsa strumentale. La vittoria del centrodestra con Simone Venturini, per undici anni assessore nella Giunta Brugnaro e tra i pi stretti collaboratori del sindaco uscente, aveva fatto forse illudere che il progetto potesse proseguire. Ma qui ci si scontra con la nuova
campagna elettorale, di fatto gi cominciata, verso
le elezioni politiche del prossimo anno: approvare il
progetto della nuova moschea-centro islamico potrebbe avere conseguenze nelle urne, nel centrodestra si alzano i consueti steccati di principio, con slogan rozzi e sommari, nel centrosinistra si invoca la Costituzione che garantisce la libert di culto, ma forse
c anche il sollievo di non avere nelle proprie mani la
responsabilit di decidere.

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Cercando di superare lo stallo politico e gli atteggiamenti
da guerra di civilt, si stanno levando diverse voci che
auspicano un dialogo tra le parti. Questo  linvito del
Patriarca di Venezia Moraglia, o del tavolo Articolo 19,
che si dedica al dialogo interreligioso. E con pi forza
di figure cittadine significative, come don Nandino
Capovilla, parroco in uno dei quartieri di Mestre pi
multietnici, che da tempo promuove iniziative comuni
con gruppi e associazioni islamiche, per facilitare reciproca comprensione e convivenza. O come Miah Rhitu,
attivista impegnata per i diritti delle donne e autorevole
voce della comunit bengalese, che auspica lelaborazione di un progetto condiviso, che riconosca la capacit e
il percorso verso una cittadinanza consapevole. A partire da una padronanza sempre maggiore della lingua
italiana, il cui apprendimento, secondo Rhitu,  fondamentale soprattutto per le donne.
Incerto e tenue appare per ora il filo del dialogo, che
per pu rinforzarsi lontano dai riflettori. La speranza  che diventi un percorso di crescita per tutta la comunit cittadina, capace di trasformare in ricchezza per tutte e tutti le sue diversit.

