Il Monviso sta crollando un pezzo alla volta e la colpa  del cambiamento climatico.
L'allarme di scienziati e ambientalisti va avanti da anni, ora  la Regione a interessarsi del problema creando un tavolo per capire cosa fare e soprattutto quali misure possono essere prese per salvaguardare persone e attivit.
L'ultimo campanello d'allarme  quello di marted sera: una frana di grandi dimensioni  caduta dalla parete Nord-Est, a 3.500 metri di quota, interessando l'area nei pressi del rifugio Quintino Sella e lambendo una parte del sentiero che porta a Pian del Re.
Nessuna persona  stata coinvolta ma il Comune di Crissolo ha comunque disposto la chiusura precauzionale del sentiero, il V13, nel tratto compreso tra il lago Chiaretto e il Colle di Viso.
"E' una zona che ogni anno vede aumentare il numero degli escursionisti, degli scalatori o semplicemente di chi viene a fare una passeggiata.
Anche dall'estero", sottolinea l'assessore regionale alla Montagna Marco Gallo, che  di Busca, a poche decine di chilometri di distanza.
L'idea della giunta Cirio  di istituire e convocare a breve un organismo con Arpa, provincia di Cuneo, comuni, ente parco, soccorso alpino, istituzioni scientifiche e tecnici regionali per studiare il fenomeno. "Il Monviso  un simbolo dell'arco alpino e sentinella dei cambiamenti climatici che stiamo attraversando.
Non partiamo con conclusioni gi scritte n con la presunzione di poter governare ogni trasformazione naturale.
Dobbiamo raccogliere tutti i dati a disposizione e capire quali azioni adottare in chiave preventiva", aggiunge Gallo.
E quindi, banalmente, stabilire anche se e quando chiudere aree considerate a rischio e quali condizioni sono pi pericolose.
In realt l'Arpa, l'agenzia regionale per l'ambiente, studia il Monviso dal 2019. Il 26 dicembre di quell'anno, sempre dalla parete Nord-Est, si stacc una frana di 200mila metri cubi di roccia.
E da allora  stato un susseguirsi di eventi pi contenuti ma ugualmente inquietanti.
Anche perch se  la stessa consistenza della montagna a favorire i crolli  in tutto il massiccio e in modo particolare proprio dal lato Nord-Est sono presenti grandi fratturazioni  gli scienziati attribuiscono al riscaldamento globale l'intensificarsi del fenomeno.
Il caldo provoca la degradazione del permafrost, lo strato ghiacciato che in quota contribuisce a tenere insieme rocce e detriti.
Dunque  logico aspettarsi altri episodi analoghi con il passare del tempo e con l'aumento delle temperature.
Forse non  un caso se la frana di due giorni fa  avvenuta al termine dell'estate meteorologica pi calda da quando in Piemonte esistono le rilevazioni (il 1958), record strappato al famigerato 2003. Qualche elemento in pi potrebbe emergere a fine anno, spiega sempre l'assessore Gallo.
Allora saranno disponibili i primi dati dell'Osservatorio regionale sui cambiamenti climatici creato insieme all'assessorato all'Ambiente, con le universit e una serie di enti scientifici.
Il focus del lavoro  proprio la montagna.
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Un'immagine.
di ieri mattina del distacco avvenuto dalla parete Nord-Est del Monviso.
di.
ANDREA GATTA
