Non solo il Monviso, tutta questa caldissima estate  stata costellata di crolli sulle Alpi.
Limitandoci a quelli pi imponenti avvenuti pi vicino a noi tra Italia, Francia e Svizzera si ricordano quelli del 2 luglio al Pic de Chamoissire negli Ecrins, dell'11-12 luglio e del 12 agosto all'Aiguille des Grands Charmoz e al Triangle du Tacul sul versante francese del Bianco, del 5 agosto sulla parete sud del Cervino fino a quello di marted sera sulla nord-est del Monviso, senza dimenticare il Grand Couloir du Gouter lungo la via francese al Monte Bianco, detto "della Morte" per le sue tradizionali scariche di sassi, che per quest'estate hanno raggiunto dimensioni tali da forzare la chiusura dei rifugi al fine di impedirne l'attraversamento.
Se presi singolarmente questi fenomeni possono rientrare nelle normali dinamiche del fragile ambiente d'alta quota, soggetto naturalmente a frane, quando diventano cos frequenti  facile collegarli alla crisi climatica, soprattutto se, come quest'anno, sono avvenuti in quella che  ormai ufficialmente diventata l'estate pi calda mai registrata a scala plurisecolare, superando persino i record del 2003. Cos mentre la canicola non ha concesso tregua in pianura, sulle Alpi lo zero termico  rimasto quasi ininterrottamente oltre i 4.000 metri con punte frequenti anche vicino ai 5.000 e rimangono impresse nella memoria le cascate d'acqua che a fine giugno scendevano lungo il Cervino durante un forte temporale con pioggia addirittura fino in vetta.
Queste condizioni, un tempo sconosciute negli ambienti di alta quota, ma che negli ultimi vent'anni si sono ripetute sempre con maggior frequenza, stanno portando alla degradazione e alla scomparsa del permafrost, lo strato di terreno perennemente gelato che sulle Alpi, a seconda dei versanti pi o meno in ombra, si inizia a trovare oltre i 2500-3000 metri.
Se il ghiaccio agisce come una colla evitando che i massi franino facilmente verso valle, il permafrost soprattutto impedisce all'acqua di penetrare all'interno delle pareti rocciose e la sua degradazione pu quindi portare a crolli pi o meno imponenti, come quelli avvenuti sul Monviso marted sera o anche nel dicembre 2019. Un pericolo della crisi climatica insidioso perch invisibile, mentre ben pi evidente, perch sta modificando a vista d'occhio il paesaggio delle nostre montagne,  la scomparsa dei ghiacciai.
Nelle prossime settimane le misure stagionali dei glaciologi restituiranno ancora una volta un bilancio drammatico e di questo passo alla stragrande maggioranza dei ghiacciai piemontesi e valdostani non restano che pochi decenni di vita.
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La vetta del Monviso  a quota 3.841 metri d'altezza sul mare.
di.
VALENTINA ACORDON
