l'intervista.
Oltre 130 appuntamenti, sei Premi Nobel per l'Economia e alcuni dei principali studiosi e protagonisti del dibattito pubblico mondiale.
Il Festival Internazionale dell'Economia torna a Torino dal 22 al 25 ottobre.
A spiegare le ragioni della nuova data e le grandi questioni al centro della rassegna  Giorgio Barba Navaretti, presidente della Fondazione Collegio Carlo Alberto, tra gli organizzatori della manifestazione e membro del comitato editoriale.
Perch il Festival dell'Economia lascia giugno per approdare a ottobre?
"Le motivazioni sono due.
La pi importante riguarda le scuole.
A ottobre il ciclo scolastico  appena iniziato e possiamo coinvolgere meglio studenti e insegnanti.
Quando il Festival si svolgeva nell'ultimo weekend di maggio o a ridosso del 2 giugno, eravamo invece in una fase molto complicata dell'anno scolastico.
Poi c' una ragione legata alla citt: all'inizio di giugno molte persone partono e Torino si svuota".
Il tema scelto  "Salvare lo Stato sociale". Perch proprio questa sfida?
"Abbiamo deciso di concentrarci su una questione specifica, guardandola da punti di vista diversi e chiamando studiosi che sono alla frontiera della ricerca mondiale, chiedendo loro anche uno sforzo di divulgazione.
Lo Stato sociale  una delle grandi conquiste dell'Europa del dopoguerra: uno Stato che si occupa dei cittadini e garantisce servizi fondamentali.
Ma oggi questo sistema  sempre pi difficile da sostenere".
Come mai?
"L'invecchiamento della popolazione aumenta i costi, i flussi migratori pongono nuovi bisogni sociali, la transizione ambientale richiede enormi risorse.
E poi c' la guerra, con il grande dibattito tra burro e cannoni: quanto investire nel benessere e quanto nella difesa.
Crescono le disuguaglianze e l'intelligenza artificiale potrebbe creare nuove difficolt nel mercato del lavoro, anche sostituendo professioni di alto livello".
Quanto questa sfida riguarda Torino e le sue periferie? Senza Stato sociale si rischia di allargare la frattura con il centro?
"La dimensione territoriale  fondamentale: il divario tra centro e periferia  molto forte e per Torino  un tema cruciale.
La citt perde circa cinquemila persone all'anno per ragioni demografiche e registra un numero quasi equivalente di nuovi immigrati.
Bisogna affrontare insieme l'invecchiamento della popolazione e l'integrazione di chi arriva, soprattutto nel mercato del lavoro".
Tutto questo mentre Torino cerca una nuova strada oltre l'automotive.
A che punto  questa trasformazione?
"E' in un punto cruciale della sua storia.
Sta camminando su un filo e non  scontato che riesca ad arrivare dall'altra parte.
E' in corso una grande trasformazione: intelligenza artificiale, venture capital, universit, formazione, cultura.
Torino  una citt universitaria, capace di attrarre giovani e cervelli, con un'offerta culturale molto avanzata.
Ma i ragazzi fanno fatica a trovare lavoro e il problema non  solo attrarre persone, ma riuscire a farle restare".
A Torino l'industria della difesa sta diventando un asset centrale, ma c' chi richiama la questione etica:  giusto investire nelle armi?
"Il ragionamento etico  fondamentale, ma gli investimenti nella difesa sono necessari.
Non possiamo pensare che la sicurezza di un Paese dipenda interamente dalle tecnologie di altri.
Inoltre il confine tra civile e militare  sempre pi difficile da tracciare: dall'aerospazio all'automotive, che sono forti sul territorio, fino alla ricerca matematica, quasi tutto pu avere un doppio utilizzo.
Resta un tema di opportunit: ogni euro investito nella difesa pu essere un euro in meno per la sanit o per il welfare.
La coperta, inevitabilmente,  corta".
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Il Festival  in agenda a Torino.
dal 22 al 25 ottobre.
Il Festival dell'Economia si sposta a ottobre per coinvolgere gli studenti.
Ci saranno 6 premi Nobel e 130 appuntamenti.
di Mattia aimola
