Il rischio, denunciano gli esperti e le associazioni,  che lo stadio Flaminio resti in piedi solo sulla carta.
Che il capolavoro progettato da Pier Luigi e Antonio Nervi, inaugurato nel 1959 per le Olimpiadi di Roma, venga fisicamente conservato ma di fatto nascosto dal nuovo impianto.
E' il motivo per cui da do.co.mo.mo.
Italia, Fondazione Pier Luigi Nervi, Aipai, AAA/Italia, Italia Nostra Roma e Fondazione Bruno Zevi, hanno scritto al ministro della Cultura Alessandro Giuli e ai vertici del ministero chiedendo di fermare il progetto di riqualificazione presentato dalla Lazio al Comune.1Il bersaglio  soprattutto il parere espresso il 10 agosto dalla Soprintendenza Speciale di Roma che concede un primo via libera di massima al progetto, indicando per alcune condizioni.
I firmatari lo definiscono "imbarazzato e imbarazzante" e contestano che l'organo di tutela abbia finito per accettare una trasformazione che rischia di compromettere proprio i valori per i quali il Flaminio  vincolato.
Il nodo  il nuovo anello esterno dello stadio.
La Soprintendenza chiede di alleggerirlo per rendere pi percepibile la struttura originaria.
Ma, secondo i promotori dell'appello, il problema  strutturale: le nuove strutture metalliche sarebbero molto pi alte di quelle in cemento progettate dai Nervi e finirebbero per nascondere lo stadio anzich valorizzarlo.
A preoccupare  anche l'impatto sul paesaggio.
Il progetto porterebbe le nuove altezze a oltre il doppio rispetto ai 18-20 metri fissati dal bando degli anni Cinquanta e rispettati nel disegno originale.
Per i firmatari, verrebbe cos spezzato il rapporto tra architettura e paesaggio che costituisce uno dei caratteri distintivi dell'opera.
- m.d.g.c.
Cos, secondo i rendering.
dei progettisti della Lazio, dovrebbe essere il Flaminio del futuro
