La storia.
Potevo andare a Bologna con mia sorella, ma Destiny era disperata perch aveva paura di non rientrare pi a Spin Time e di non andare pi nella sua scuola, la Di Donato". Mentre Joan Omorowa, una donna di 41 anni di origini nigeriane con tre figli, racconta la sua storia, accanto a lei c' Gianpaolo Parenti, operatore sociale e pap separato, che ha deciso di ospitare Joan e i bambini.
Entrando nell'appartamento in cui vive Parenti si ha subito la sensazione di essere a casa: oltre al suo sorriso, ad essere accoglienti sono il gatto dalle zampe corte, il divanetto colorato, l'offerta immediata di un caff. E anche se questo appartamento a San Lorenzo non  n di Gianpaolo n di Joan qui la condivisione  un valore reale, che si misura anche in metri quadrati.
Come quelli della cameretta dei figli di Parenti che hanno deciso di spostarsi nella stanza del padre pur di accogliere chi ne aveva bisogno.
Seduta sul divano, la mente di Joan torna alla sera in cui nel palazzo di Spin Time in via Santa Croce in Gerusalemme c' stato un principio di incendio. "A fuoco, a fuoco", sentiva urlare la donna che in quel momento era in pigiama nell'appartamento occupato in cui abitava da undici anni.
Era arrivata sua sorella a trovarla e tutti insieme sono usciti dal palazzo: le due donne e i tre figli di Joan: Destiny, dieci anni, Ivie, sette, Blessed, cinque. "Pensavamo che saremmo rientrati subito". Invece  arrivata la polizia e quella porta non si  pi riaperta.
Per due settimane Joan e i suoi figli hanno dormito in strada, sulle brandine della protezione civile, nella sede del Polo civico Esquilino che ora, in collaborazione con il Comune, ha organizzato Casa Esquilino, un progetto per dare un alloggio alle persone di fatto sgomberate da Spin Time che vengono ospitate dagli abitanti del Rione o dei quartieri vicini.
A met agosto Gianpaolo, 55 anni, romano, educatore professionale e operatore sociale, ha dato la sua disponibilit dopo averne parlato con i figli, una ragazza di 18 anni e un ragazzo di 13. "Ho detto loro che ci sarebbe stato da adattarsi, rinunciare a un po' di spazio.
Si sono detti molto convinti, perch era giusto cos".
Orari, bagno da condividere, colazioni, rumori, abitudini che si incrociano.
Significa soprattutto fare spazio a una famiglia che ha perso il proprio.
"La famiglia di Joan  molto carina e molto rispettosa degli spazi", racconta Gianpaolo.
Ma la decisione di aprire la porta non nasce soltanto dalla simpatia. "Ci sono due motivi.
Il primo  la solidariet, non a parole ma con i fatti.
Ho sentito che questa era una cosa che potevo fare davvero".
Il secondo motivo " politico", nel senso pi concreto della parola. "Il tema abitativo mi coinvolge perch io stesso sono a San Lorenzo con un affitto alto e anche io, quando mi sono separato, ho avuto bisogno di un tetto quindi so cosa vuol dire".
Joan  arrivata a Roma undici anni fa dopo essere sbarcata a Lampedusa, passando dalla Libia.
Lavora nell'extralberghiero, facendo le pulizie part-time: "Vorrei una casa", dice Joan. "Vorrei che i miei figl.
i stiano bene". In realt, sono tre anni che ha chiesto un alloggio popolare e "adesso c' questa, per cui io ringrazio Gianpaolo che  veramente una persona carina con noi". Ma in questi anni, continua Joan, "senza la comunit di Spin Time non so come avrei fatto perch sono una madre sola con tre figli e nel palazzo c'erano tante persone a cui potevo lasciarli, che mi hanno sempre aiutata.
Mi mancano tantissimo".
Anche per questo l'idea di perdere quella casa ha fatto paura.
Le alternative non erano semplici.
Alcune famiglie sono state indirizzate verso strutture a Rebibbia o al Divino Amore.
Joan non  voluta andare al Santuario dei romani: troppo lontano, soprattutto dalla logopedia della figlia. "Io conosco Spin Time e i miei figli conoscono Spin Time". La scuola, gli amici, i percorsi quotidiani non sono dettagli quando si prova a ricominciare dopo uno sgombero improvviso.
Quello che Gianpaolo sta facendo a molte persone sembra assurdo. "Lo so, ma io sono una persona che accoglie, non mi crea problema.
La nostra tendenza occidentale  legarci alla propriet privata.
Io non ho questa necessit del possesso e sono contento di condividere quello che ho".
E c' un pensiero che riguarda soprattutto i suoi figli: "Mi piacerebbe che imparassero come minimo l'accoglienza". E come massimo? "A ricordarsi sempre di essere esseri umani perch i muri sono quelli che si costruiscono ogni giorno tra persone che abitano nella stessa citt e che spesso non si conoscono". A casa di Gianpaolo  il contrario: i muri ci sono ma non separano.
dimarina.
de ghantuz cubbe.
Il Polo civico Esquilino.
si  messo in azione.
e ha trovato una casa.
alla famiglia.
"Cos la piccola Destiny.
rester nella sua scuola".
I bimbi in strada dopo lo sfrattoIn alto, Gianpaolo e Joan.
sul divano della casa che dividono dopo l'addio a Spin Time.
di.
MARINA DE GHANTUZ CUBBE
