Nelle aree interessate dal maltempo la produzione non supera i 4 milioni.
di quintali all'anno contro.
gli 8 del 25 e 24 milioni.
Dicono che in Sicilia, numeri alla mano, non si ricordi un'annata di raccolta grano come quella appena passata: pessima.
E questa volta non per colpa della siccit, quanto invece per la troppa pioggia caduta in diverse aree dell'Isola nei mesi di gennaio, febbraio e marzo scorsi.
Soprattutto nelle zone dell'Agrigentino, del Nisseno, dell'Ennese, del Calatino, della Piana di Gela e della parte Nord-Occidentale della Piana di Catania: territori per tradizione e morfologia di maggiore coltivazione e produzione del grano duro. "Qui  stato un disastro, dovuto ad una concorrenza di eventi climatici  afferma Ignazio Gibiino, vice presidente regionale della Coldiretti  ma soprattutto a una forte piovosit in fase di semina; a una asfissia, per i ristagni idrici, dell'apparato radicale del frumento durante la crescita".
Colpa del clima impazzito, delle stagioni ormai stravolte? "Sono effetti che non possiamo pi negare", aggiunge Graziano Scardino, presidente regionale della Confederazione Italiana Agricoltori.
Certo che a raccolto ormai completo, nei pi grossi magazzini di stoccaggio del Palermitano e del Catanese si calcola una diminuzione di ingressi pari al 50 per cento e in alcune aree anche del 60. Se nel 2025 e nel 2024  nonostante la siccit registrata in entrambi gli anni  la produzione dell'Isola si era attestata sugli 8 milioni di quintali annui, adesso nelle aree interessate dalla troppa pioggia la conta non supera i 4 milioni.
E, stando a quanto sostiene Gibiino, l'intero raccolto siciliano non potr soddisfare neppure il fabbisogno alimentare interno dell'Isola, "che sar costretta ad importare grano". Tant' che, oltre alle perdite in termini di costi-produzione, si annunciano ripercussioni sui prezzi di pane, pasta e degli altri prodotti derivanti dalla farina.
"L'altra mazzata si  avuta ad aprile, quando la spiga era in maturazione  precisa Gibiino  in una pianta gi sofferente e compromessa, l'asciugamento pesante del terreno ha provocato la formazione di crepe e non si  avuto l'ingrossamento della cariosside, del chicco di grano". E ancora: "L'ultima batosta a giugno, poco prima della trebbiatura, con grandinate che in alcune aree interne hanno devastato i campi di frumento". Tanto che Antonino Bongiovanni presidente regionale dell'Uci (Unione Coltivatori Italiani) chiede "di avviare tutte le procedure necessarie per il riconoscimento dello stato di calamit".
Ai danni provocati dai fenomeni climatici estremi, Gibiino aggiunge quelli derivati da un mercato ancora pi pazzo.
Che  l'aspetto pi pesante sul reddito di circa 21.800 agricoltori siciliani: "Nel periodo di raccolta, tra giugno e luglio, abbiamo avuto quotazioni sotto i 20 centesimi al chilo (contro i 25 centesimi delle altre piazze, ndr) e chi vive di cerealicoltura  ormai al collasso, viaggia sotto i costi di produzione".
Parlano i numeri: un contadino per acquistare un chilo di pane (quattro euro e 50 centesimi  il prezzo medio nelle citt del Nord Italia; tre euro e mezzo in Meridione) deve vendere 20 chili di frumento. "Purtro.
ppo  sottolinea Scardino  il grano duro  una produzione planetaria, non segue il mercato interno della domanda e dell'offerta, ma quello internazionale, alla pari del petrolio e dell'oro". Un mercato che non fa i conti con i costi dei fertilizzanti (negli ultimi due anni raddoppiati) e del gasolio per uso agricolo aumentato del 40 per cento dopo lo scoppio della guerra nello Stretto di Hormuz.
A questo salasso la Regione Siciliana, attraverso il Dipartimento Regionale Agricoltura, prova a mettere una pezza, fornendo un ulteriore ristoro (oltre quello comunitario di Agea, (l'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) ai cerealicoltori: "Abbiamo avuto diverse riunioni  conferma Scardino  aspettiamo le variazioni di bilancio". Finora, nulla di pi.
Una trebbiatrice in un campo di grano.
Questo.
in Sicilia  stato un anno nero.
di giuseppe filetto
