Scrivo dalla mia casa in centro, finestre chiuse, aria condizionata come unico rifugio.
Fuori 40, vicoli deserti, porte chiuse, i motori dei condizionatori che ronzano, gocciolano e sputano aria calda in strada.
Auto con finestrini chiusi e aria condizionata, anche in sosta.
Supermercati e centri commerciali: oasi di fresco a pedaggio che succhiano energia e ributtano calore fuori.
Sono i nostri rifugi.
Ma non per tutti.
Non tutti hanno il condizionatore.
Non tutti possono stare chiusi in casa, in auto, in un centro commerciale.
Lo sanno bene i bambini.
Le nostre citt sono isole di calore: asfalto, zero verde, traffico, migliaia di motori dei condizionatori.
Alzano la temperatura di interi quartieri.
Le nostre non sono citt per bambini.
Lo sappiamo bene come genitori, nonni, insegnanti.
Infuocate, lo sono ancora meno.
Il caldo estremo crea nuove diseguaglianze e i pi piccoli sono tra i pi vulnerabili.
Salta la socialit, salta il gioco.
In quello che qualcuno non ha esitato a definire "lockdown climatico" e che probabilmente si riproporr nei prossimi anni.
Anche i campi estivi, se non sono in piscina, diventano un atto di eroismo.
E il rientro a scuola a settembre  gi un allarme.
Gli stessi cortili delle nostre scuole dell'infanzia e primarie sono spesso distese di asfalto nero e cemento.
Da maggio a settembre assorbono calore, diventano impraticabili.
Chiedere l'aria condizionata in aula  giusto, ma non pu essere l'unica risposta.
E' parte del problema.
Serve un cambiamento.
Bisogna utilizzare bene il tempo,  necessario progettare il cambiamento e su questo scuola e istituzioni devono fare la loro parte.
La mia proposta  quella di costruire, attraverso una attenta, larga e progressiva sperimentazione, una rete di scuole aperte / climate refuge.
Rifugi climatici urbani nei cortili scolastici, basati su "nature-based solutions" e raffrescamento bioclimatico passivo.
Non solo luoghi di sollievo, ma un nuovo modo di vivere la natura, di educare, di fare comunit. Aperti, diffusi, gratuiti.
La proposta  trasformare il cemento, l'asfalto in aree verdi permeabili, ombreggiate e accessibili: alberi, pergole, orti didattici, suoli drenanti, acqua e ventilazione naturale.
Una riduzione concreta dell'isola di calore e una vera aula a cielo aperto, utilizzabile tutto l'anno per attivit curricolari ed extracurricolari.
Per le scuole, infatti, il "Climate Refuge" sarebbe non solo un luogo di pausa, ma uno spazio educativo permanente e diffuso con possibili attivit settimanali incentrate sulla scoperta degli elementi con intrecci possibili tra curricolare ed extracurricolare e tra disciplinare e attivit aperte e partecipate.
Una vera e propria aula aggiunta e protetta climaticamente da aprire in modo regolato al territorio.
E, secondo il principio delle scuole aperte, uno spazio di giustizia climatica: sicuro e gratuito per tutti, con attenzione a disabilit e povert educativa.
Un servizio pubblico essenziale durante le ondate di calore per bambini, anziani e famiglie senza casa adeguatamente climatizzata.
La pro.
gettazione e la sperimentazione dei Climate Refuge deve essere con i bambini, non solo per i bambini.
Con famiglie, educatori, esperti, per disegnarli insieme con infrastrutture verdi, grigie per l'ombreggiamento naturale e azzurre per la gestione sostenibile dell'acqua e delle correnti d'aria.
Tre citt europee mostrano che si pu fare, con tre modelli diversi e complementari.
Parigi.
: Cours Oasis  la trasformazione fisica.
Nato nel 2017, ha gi trasformato oltre 200 cortili su 770 scuole, con obiettivo 100% entro il 2050. Bitume rimosso, suoli permeabili, alberi, pergole, giochi d'acqua.
La vera innovazione  sociale: nei weekend e durante le allerte caldo, i cortili si aprono al quartiere come isole di frescura.
Barcellona.
: Refugis Climtics  la rete territoriale.
Laboratorio d'avanguardia in Europa, ha mappato una rete di circa 400 rifugi  biblioteche, scuole, mercati, parchi attrezzati  con l'obiettivo che ogni cittadino ne abbia uno a 5-10 minuti a piedi da casa.
Non costruisce ex novo, ma adatta l'esistente e lo rende visibile con una mappa pubblica.
Siviglia.
: il caldo estremo e il raffrescamento passivo.
Una delle citt pi calde d'Europa  il caso forse pi interessante.
Al problema estremo unisce sperimentazione concreta: rinaturalizzazione e ombreggiatura progressiva dei cortili scolastici, sistemi passivi ispirati alla tradizione come i Qanat(una combinazione di acqua e ventilazione che risale a 3000 anni fa), e un progetto di rifugio climatico passivo senza consumo energetico.
E' la dimostrazione che si pu stare freschi senza produrre altro caldo.
Una proposta allineata al Green Deal europeo, concreta, a bassa manutenzione e ad alto impatto sociale ed educativo.
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