Lo stop di Salvini, che teme l'impatto sul suo partito: "Chieder agli alleati di votare contro".
FdI prende tempo e propone di abbassare la soglia per il premio di maggioranza al 41%.
Per Matteo Salvini non se ne parla: "Chiedere ai cittadini di tornare a votare dopo quindici giorni anche no". Il leader della Lega stronca il ballottaggio davanti ai microfoni delle tv: "Si vota in un giorno, chi vince vince e governa per cinque anni, chi perde perde". Al punto di chiedere agli alleati di bocciare il testo del meloniano Marcello Pera sul doppio turno? "S".
Non si giunger a tanto.
Se il niet dovesse arrivare dal partito, l'ex presidente del Senato  pronto a ritirare l'emendamento che introduce il ballottaggio per le due coalizioni che superano il 38%, ma non raggiungono il 48%. La maggioranza ha preso tempo fino al 9 settembre, quando la modifica verr discussa in aula.
Ma il dibattito sembra naufragare. "Si andr avanti solo se ci sar condivisione tra gli alleati", riassume il presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama Andrea De Priamo, senatore di FdI.
E la condivisione per ora non c'. Per Forza Italia la riflessione sul doppio turno " nata su un binario morto". E infatti gli azzurri non hanno mai presentato l'emendamento sul tema che pure avevano gi scritto.
Il Carroccio, si  visto, non ha lasciato nemmeno uno spiraglio.
Troppo grande il rischio che senza il richiamo al "voto utile", Futuro nazionale possa mangiarsi quel che rimane dell'Alberto da Giussano.
Roberto Vannacci lo sa, annusa la paura e gongola: "Ieri il ballottaggio per fermarci.
Oggi vogliono fermarlo perch ci rafforza".
I Fratelli rimangono possibilisti, ma intanto apparecchiano il piano B: tra gli emendamenti depositati in commissione Affari costituzionali ce n' uno a firma della senatrice meloniana Paola Ambrogio che chiede di assegnare il premio a chi raggiunge il 41% dei voti, e non pi il 42%. Non  l'iniziativa isolata di una singola parlamentare.
L'indicazione viene da via della Scrofa.
E infatti non a caso, ieri, a rendere esplicita l'intenzione  stato Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di FdI, l'uomo-macchina che ha gestito le trattative sul Melonellum: "L'obiettivo  dare la possibilit a una coalizione che supera il 41 o il 42%, poi vedremo, di poter governare". Accidentalmente il 41%  la cifra pi vicina alla somma dei partiti di centrodestra secondo l'ultimo sondaggio di Swg/TgLa7: FdI al 26,8%, FI al 7,1%, la Lega al 5,7% e Noi Moderati all'1,1%. Totale: 40,7%.
Oggi in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama comincer il voto sugli emendamenti.
E' possibile che si arrivi ad approvarne alcuni della maggioranza.
In primis, l'introduzione delle preferenze con le crocette.
Tuttavia, in base al regolamento, le modifiche sono destinate a cadere se la maggioranza  come sembra  decider di andare in aula il 9 settembre senza mandato al relatore.
Sar l'assemblea ad approvare le novit decisive.
Oltre ai macro-temi (ballottaggio e soglia del premio) il centrodestra deve concordare gli ultimi dettagli.
Sulla cosiddetta norma "anti-cespugli"  che annulla i voti dei partiti sotto il 3% in coalizione, fatta eccezione per il miglior perdente  il braccio di ferro  a.
ncora in corso.
FdI ha presentato un testo per eliminare la misura voluta da FI e riportare la soglia all'1%, l'altro per abbassarla al 2%. Il vicesegretario azzurro Stefano Benigni, tra gli "ingegneri" del Melonellum, mette in chiaro i paletti: "Non siamo disponibili a cancellare del tutto la norma anti-frammentazione.
Sarebbe un ritorno alla Prima Repubblica con maggioranze sotto ricatto di piccoli e piccolissimi.
No grazie".
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Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia.
A destra il vicepremier e leader.
della Lega Matteo Salvini.
Braccio di ferro anche sulla norma che sottrae alla coalizione i voti.
dei peggiori perdenti.
di.
SERENA RIFORMATO.
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