il punto.
Per l'oil&gas venezuelano  scoccata l'ora degli accordi.
Dopo mesi di trattative e promesse - accompagnate da calorosi inviti da parte del governo degli Stati Uniti - le grandi compagnie internazionali si sono messe in fila per siglare contratti con Caracas. Tra queste spicca l'italiana Eni.
L'occasione, come per tutti gli altri deal,  stata la visita nella capitale sudamericana del segretario Usa dell'Energia, Chris Wright. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha firmato con la compagnia di Stato Pdvsa un accordo che attribuisce all'italiana il ruolo di operatore esclusivo del maxi giacimento di petrolio Junn 5, situato nella ricca Fascia dell'Orinoco.
Per i prossimi 25 anni, invece, Eni sar responsabile tecnica, finanziaria e commerciale di un campo di petrolio pesante che oggi produce circa 12 mila barili al giorno, ma che si stima contenga 35 miliardi di barili certificati.
E che, secondo.
Bloomberg.
, potrebbe raggiungere quota 400 mila per la fine del decennio, con un investimento di circa 1,5 miliardi di dollari l'anno.
Eni non  la sola a essersi fatta avanti.
La statunitense Chevron ha siglato un accordo da oltre sette miliardi per raddoppiare la produzione nel Paese, ma la lista  lunga e potrebbe includere anche le europee Shell, Bp e Repsol. In parallelo, l'amministrazione di Donald Trump si  assicurata l'accesso a 65 miliardi di barili venezuelani attraverso l'intervento della privata North American Blue Energy Partners. Ormai al centro delle mire straniere, Caracas starebbe valutando l'uscita dall'Opec, il cartello dei produttori di greggio.
Washington non si esprime - "spetta a loro decidere", ha glissato Trump - e resta convinta del progetto: il Venezuela potr generare oltre due milioni di barili al giorno entro il 2030.
- e.b.
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