lo studio.
Per un Paese come l'Italia, che consuma pi di quanto produce, l'energia  un bene da preservare con cura.
O, per utilizzare un lessico economico, che necessita di investimenti.
Nei prossimi dieci anni, il settore elettrico sar in grado di mobilitare fino a 200 miliardi di euro da destinare alla generazione di energia rinnovabile, allo sviluppo della rete di trasmissione e distribuzione e alla flessibilit del sistema.
Una cifra tale da provocare effetti a catena sull'economia e sulle tasche dei consumatori.
Il primo e pi diretto  un risparmio in bolletta, stimato nel complesso in 20 miliardi all'anno.
Senza contare i posti di lavoro (fino a 166 mila occupati l'anno, secondo gli esperti) che un'iniziativa di tale calibro porterebbe generare per il settore elettrico, primo a livello industriale per investimenti e che sul Pil tricolore pesa per il 3 per cento.
Questi calcoli sono i principali risultati dello studio.
"L'elettricit per un'Italia pi sicura e competitiva".
a cura di The European House - Ambrosetti in collaborazione con Elettricit Futura, associazione del comparto legata a Confindustria, e che sar presentato sabato a Cernobbio.
L'occhio degli esperti  rivolto al futuro, quando l'elettrificazione dei consumi e lo sviluppo dei data center infiammeranno la domanda di energia.
Con una disponibilit limitata di fonti fossili - e il desiderio di affrancarsi dai consumi pi inquinanti - l'Italia avr bisogno di cercare altrove nuova capacit per alimentare la propria economia.
E la risposta potrebbe trovarla nelle fonti verdi.
Qualche numero: al 31 luglio 2026, sul suolo italiano si contavano 87,7 gigawatt di capacit green, fotovoltaico, idroelettrico ed eolico in primis (erano 84 a fine 2025). Entro il 2035 la somma dovrebbe salire a 159, per poi accelerare ancora entro il 2040, arrivando a sfiorare i 192 GW. L'effetto sulle bollette passa dal modo in cui in Italia si forma il prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica (Pun), quello pagato dalle utility e dalle aziende energivore, spesso agevolate nei pagamenti.
A dettare il prezzo  la fonte pi cara, che in molte ore della giornata corrisponde al gas. Se le pi economiche rinnovabili trovassero pi spazio nel mix di generazione il prezzo all'ingrosso - e i conti di chi lo paga - ne gioverebbero.
Ma le famiglie invece, quanto spendono in Italia? Numeri alla mano, le bollette non sono tanto pi salate di quelle europee e sono perfino pi economiche di quelle tedesche.
Il motivo  semplice: al costo della componente energetica - quella s, nel Bel Paese  pi cara - vanno sommati oneri di rete e di sistema, oltre alle tasse, che riportano il dato complessivo in linea con la media dell'area euro (351 il valore italiano contro 343). Meno favorevole  la posizione delle imprese non energivore, penalizzate dalla maggior incidenza degli oneri di sistema rispetto alle concorrenti comunitarie.
Ebbene, per la piccola realt imprenditoriale il prezzo medio in Italia  di 254 euro al megawattora, in un posizione intermedia tra i 200 della Francia e i 263 della Germania.
Lo stesso vale per la media impresa, con 223 contro, rispettivamente, 163 e 226, e per quella di grandi dimensioni, 204 contro 126 e 210.
Confronti a parte, il caro energia continua a erodere i bilanci di famiglie e imprese.
E per spezzare questa catena gli esperti sono ormai concordi nell'affermare che non esista un'unica soluzione ma un ventaglio di interventi da mettere in campo.
Alcuni gi esistono, come i contratti per differenza o di lungo periodo (Ppa), che consentono al consumatore di accedere a tariffe pi vantaggiose, disaccoppiando di fatto il prezzo dell'elettricit da quello del gas. Altri richiedono uno sforzo burocratico, come quello necessario a sbloccare i quasi quattro mila progetti, per circa 150 GW, rimasti incagliati nell'iter autorizzativo.
O la revisione del sistema di tassazione.
Il lavoro  molto, meglio mettersi all'opera.
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diemma bonotti.
milano.
L'associazione di settore lega i vantaggi ai futuri investimenti nelle rinnovabili: 200 miliardi
