I Luoghi dell'estate.
Lass tra Niguarda e via Fulvio Testi i casermoni del nord milanese che fanno da estrema muraglia al malinconico sentore della Brianza, gli specchi artificiali azzurri somigliavano una volta a un'epifania irreale, a un'oasi di insolita e composta quiete, erano un esempio di come la bellezza a volte baci pure la periferia.
Sopravvivono parecchie cartoline delle estati che moltitudini di vacanzieri metropolitani hanno speso a mangiare gelati e a fare bombe eccezionali da trampolini olimpionici sui quali si  anche gareggiato, ma la migliore  una cartolina d'amore.
Anzi un film. Era il 1963 quando usc al cinema.
Boccaccio '70.
, celebre pellicola quattro episodi d'autore.
Firm Mario Monicelli quello intitolato Renzo e Luciana, love story operaia in cui la coppia interpretata da Germano Gilioli e Marina Solinas si scambiava i primi baci proprio a bordo piscina.
Cio sulle sponde e tra le piastrelle della Franco Scarioni, in via Valfurva perduta meraviglia acquatica di Niguarda, per l'esattezza di Pratocentenaro.
Venne realizzata nel '58, fu intitolata al milanese Franco Scarioni.
Il fratello minore, Alessandro, fu estroso centrocampista del Milan dal 1908 al '21, capitano dei rossoneri per gli ultimi due anni.
Franco invece, meno talentoso, dopo una breve parentesi al pi umile Sempione, divenne giornalista e dirigente sportivo.
E poi eroe dell'areonautica durante la Grande Guerra, morto in un incidente nel '18. Aveva per fatto in tempo, da dirigente, a distinguersi nelle vesti di promotore, sempre a Milano, dei Popolari di Nuoto, torneo aperto a professionisti e dilettanti che potevano contendersi la Coppa Scarioni.
Veniva dal settore tecnico del Comune l'architetto Egizio Nichelli, che si era distinto per il lavoro con cui aveva indagato e riparato l'antica Milano romana del centro nel Dopoguerra e che al suo fianco, per l'avventura della Scarioni, chiam il collega e disegnatore di origini bresciane Gino Bozzetti.
Ne venne fuori un progetto faraonico da 28 mila metri quadrati, uno dei maggiori investimenti con cui un'amministrazione uscita dall'esperienza della ricostruzione provava a segnare i margini cittadini.
Due edifici principali, tre ordini di terrazze su cui rosolarsi al sole, una mirabolante rotonda con ristornate, uno stile che richiamava a suo modo la Triennale di Muzio di cui Nichelli fu allievo e fan. E in mezzo a tutto, le quattro vasche.
Quella quadrata profonda al colmo dieci metri appunto per i tuffi e per i sommozzatori, quella olimpionica regolamentare, un trapezio pi contenuto per principianti e amanti del puccio con chiacchiera, occhiali e bibita, un'ultima, profonda al massimo un metro, per i pi piccoli.
Cos intatta per 40 anni di fila la Scarioni ha fatto da contraltare di stagione al Niguarda, l'ospedale, toccando picchi di frequentazione estiva da 30 mila persone.
Bagnanti che a seconda del decennio si ammiravano in slippini, boxeroni o bikini e che hanno visto chiudere la spiaggia di Zona 9 una prima volta a fine anni '90.
La riapertura nel 2003 dopo 12 milioni di euro spesi, quindi il nuovo stop nel 2019. La cartolina del torrido 2026  un flash mob con cui lo scorso maggio il quartiere ha chiesto per l'ennesima volta che la Scarioni riaprisse.
La fotografia vera dell'impianto evoca episodi simili di incuria e abbandono che sembrano sempre lontanissimi, il pi delle volte a sud. E invece la Scarioni  a nord, quasi in Brianza.
Nell'estate pi calda mai registrata, il quartiere dall'altra parte di via Valfurva suda comprando pesche all'Ortofrutta Ca' Granda, beve caff e mangia panini a ripetizione per godere di un refolo d'aria condizionata in uno dei tre bar. Il Jolly, il Simon's, i Tre Scalini che  pur.
e tabaccaio.
Il mercato comunale no, anche quello  abbandonato da anni.
La cancellata che dovrebbe impedire l'accesso alla Scarioni non ha alcun lucchetto, esce da qui di fretta alle 13 un ragazzo portandosi dietro a mano un pesante monopattino elettrico.
Conserva ancora con gli orari e il regolamento la biglietteria coi vetri sfondati e in cui come dovunque sono stati accumulati materassi e attorno scarpe e vestiti.
Salendo le scale, piano dopo piano,  ovunque la stessa scena.
Negli ex uffici, nel fu bar, negli spogliatoi e nei bagni inavvicinabili.
Enormi scritte e graffiti decorano l'antico, immacolato set di Monicelli.
In mezzo a un selvaggio d'erba arsa, le vasche vuote sono ricolme vetri.
Quella dove si esercitavano i sub  un abisso annerito, salvata perlomeno dalla fantasia di artisti senza firma.
Che hanno trasformato la Scarioni in un santuario imprevisto di street art. Sulle ripide pareti orfane d'acqua si alternano composizioni vertiginose.
Una, forse la migliore,  ispirata a Super Mario, eroe dei videogiochi rifatto col ghigno cattivo, e si estende per metri.
Attorno alla Scarioni, nel parchetto coi giochi e le altalene devastate da un temporale vecchio di messi, qualche ragazzino di zona rolla e fuma nell'afa.
Preferirebbero tutti un tuffo, ma come si usava per scherzo scrivere sotto i cartelli della piazze in cui si proibiva giocare a calcio, "allora mi drogo".
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La piscina Scarioni negli anni 80 (foto da Milano sparita e da ricordare) e oggi (foto Piaggesi / Foto-.
gramma).
di Simone mosca
