I numeri di Gimbe sono impietosi: un cittadino su dieci non si visita.
per motivi economici.
Schlein: "Il governo ha scelto il settore privato".
L'Italia  l'ultima economia del G7 nella spesa sanitaria pubblica pro capite: nel 2025 si  fermata a 3.952 dollari a testa, contro una media europea di 4.965. Un distacco che, allargando il confronto ai 27 Paesi Ocse europei, la relega al 15esimo posto (davanti a noi anche Repubblica Ceca, Slovenia e Polonia). A certificarlo  l'analisi che la Fondazione Gimbe ha diffuso ieri sui dati Ocse, a poche settimane dalla sessione di bilancio 2027 che dovr decidere se, e quanto, rifinanziare il Servizio sanitario nazionale.
Sul fronte del Pil, la spesa pubblica per la salute  al 6,2%, mezzo punto sotto la media Ocse ed europea (7,1%) e in calo anche rispetto al 6,3% dell'anno precedente.
Ma il numero che racconta meglio la deriva a cui siamo approdati non  quello di oggi.
Fino al 2011 l'Italia spendeva quanto la media europea, addirittura undici dollari pro capite in pi. Da l il distacco non si  pi richiuso: 424 dollari nel 2019, 1.013 oggi.
Moltiplicati per i quasi 59 milioni di residenti, fanno 36,1 miliardi l'anno che l'Italia non investe rispetto ai vicini europei.
Basti un raffronto: la Germania destina alla sanit pubblica l'11% del Pil, quasi il doppio rispetto a noi; e spende 8.726 dollari pro capite, pi del doppio dei 3.952 italiani.
Ma il paragone pi tagliente  con il Regno Unito, l'unico altro grande Paese che finanzia la sanit con la fiscalit generale invece che con assicurazioni.
Nel 2008 Londra e Roma spendevano cifre quasi identiche, poco sopra i 2.200 dollari pro capite: l'Italia  rimasta ferma sotto quota 2.600 fino al 2018, mentre il Regno Unito dal 2020 ha accelerato superando Canada e Giappone e avvicinandosi alla Francia.
Stesso modello, destini opposti. "Il sottofinanziamento pubblico della sanit  una criticit strutturale che ha indebolito il Ssn e compromesso l'esigibilit di un diritto fondamentale", dice il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, che parla apertamente di "selezione dei diritti per reddito" e di negazione dell'articolo 32 della Costituzione: chi pu, si rivolge al privato; chi non pu, aspetta o rinuncia.
Il conto lo pagano i cittadini: liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali.
Solo nel 2024, 5,8 milioni di persone (quasi 1 su 10) hanno rinunciato a visite o esami diagnostici per motivi economici.
Un problema cos grande che a luglio la Commissione europea, per la prima volta, ha collegato esplicitamente il deterioramento dell'Ssn a produttivit ed equit sociale, e il Consiglio Ue ha raccomandato all'Italia di garantire cure accessibili in tempi ragionevoli.
Le opposizioni non si sono fatte attendere: per la segretaria del Pd Elly Schlein, quello di Meloni  "il governo che pi ha definanziato la sanit pubblica, per favorire gli interessi di quella privata". Per il presidente del M5s Giuseppe Conte, senza "investimenti massicci" il rischio  "condannare a morte una sanit pubblica in agonia". Eppure Gimbe colloca la responsabilit su quindici anni di tagli, sotto esecutivi di.
ogni colore politico.
Intanto il ministro della Salute Orazio Schillaci ha gi chiesto almeno 5 miliardi in pi per il 2027. Ma per la Fondazione la vera partita non  quanto il ministro strapper al Mef quest'autunno:  se si romper, per la prima volta in quindici anni, il copione che ogni anno accende il dibattito alla vigilia della manovra e lo spegne il giorno dopo.
Senza un patto pluriennale tra le forze politiche, avverte Cartabellotta, il rischio  che anche le nuove Case di Comunit finanziate dal Pnrr (1.038, non ancora rendicontate a due mesi dalla scadenza) restino "scatole vuote".
- g.b.
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Personale sanitario.
al lavoro.
in un pronto soccorso.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
