Fiesole.
adolescenza non  una malattia", lo ripete come un mantra lo psicologo e psicoterapeuta Osvaldo Poli, ai genitori che si rivolgono a lui per capire come fare con i figli che sembrano estranei, quando entrano nella temuta fase adolescenziale.
L'adolescenza non  una malattia.
 anche il titolo dello spettacolo che porta in giro per l'Italia, ospite questa domenica alle 21, al Teatro Romano di Fiesole, e che racconta scorci di vita quotidiana che appesantiscono il nucleo familiare, alleggeriti per dal tratto ironico di Poli, perch l'ironia, dice, "rende visibile ci che nella quotidianit ci esaspera".
Cos, "mentre si sorride, diventa pi facile accorgersi di quanto facciamo al posto dei figli, di quanto li rincorriamo e di quanta responsabilit continuiamo a tenere nelle nostre mani invece di restituirla alle loro". E' nella responsabilizzazione, che lo psicologo, autore di diversi libri sull'argomento, vede un possibile metodo per abbattere il muro che si instaura tra genitori e figli adolescenti. "L'aggiornamento del software" cui i genitori sono abituati, "quello che usa pressione, prediche, richiami continui, minacce, punizioni, utili solo a inasprire i rapporti", dice Poli, "sta nel dialogo della responsabilizzazione". Questo significa "cominciare a mettere il figlio davanti a se stesso, alla propria coscienza", una prassi che sarebbe utile non solo per gli adolescenti ma anche per gli adulti, poich, come dice lo psicologo, "l'et adulta non ci porta automaticamente dalla parte della maturit".
Responsabilizzazione significa "dirsi la verit", riconoscere i propri sbagli, anche se "la verit  spesso una ferita narcisistica", continua Poli, e quindi riconoscere anche, con il senso della giustizia, "il rispetto della reciprocit nelle relazioni", perch "diventare adulti significa amare la verit e la giustizia pi di se stessi".
L'et adulta, idealmente, significa anche "non avere pi bisogno che la realt ci dia sempre ragione", e quindi richiede "una certa fatica interiore". Quella dell'adolescenza, anzich l'et del disagio, secondo lo psicologo racchiude gli anni in cui "il carattere lascia spazio all'internalizzazione del valore", per questo  importante aggiornare il software genitoriale: per gli adulti che quegli adolescenti diventeranno.
Nel concreto, passare dal dialogo di convincimento a quello della responsabilizzazione, significa per esempio, spiega Poli, rivolgere ai figli domande come: "La mia impressione  che tu voglia fare i fatti tuoi e che nessuno ti dica niente.
E' cos?". Oppure: "Cosa rende piacevole e cosa rende difficile vivere con te?", e "Cosa potresti fare tu per migliorare il clima di questa famiglia?". O ancora, affermare il disaccordo, e aggiungere "Da ora in poi tocca a te".
Secondo lo psicologo, queste domande aiuterebbero il figlio "a sentire la propria coscienza e prendere posizione", gli attribuirebbero "quella parte di responsabilit che, per amore o per paura, spesso continuiamo a portare al posto suo". Per quanto riguarda il mondo del digitale, cui i giovani sono introdotti spesso dagli stessi genitori, Poli dice che "non inventa i difetti", bens "li asseconda": "Se uno  impaziente, gli offre tutto subito; se non sopporta la noia, gli permette di evitarla continuamente; se cerca approvazione, gliela mette a disposizione in ogni momento;.
se tende a fuggire dalla realt, gli offre infinite possibilit di farlo".
In conclusione quindi,  bene chiedersi, pi che "quanto lo usa?", soprattutto "che persona diventa mentre lo usa?". La stessa domanda possiamo porcela anche in prima persona.
L'Pubert.
E' dedicato all'adolescenza lo spettacolo dello psicologo Osvaldo Poli ospite dell'Estate Fiesolana
