L'emozione di Janeczek.
davanti al film di Marazzi tratto dal suo romanzo.
"L'unica resistenza possibile  fare comunit".
Ci sono film che sono come antidoti a uno spirito del tempo incurante di storia e memoria.
Attraversato da nuovi nazionalismi, incupito da vecchie parole d'ordine che il Novecento credeva di avere sconfitto.
La ragazza con la Leica.
, che ha aperto ieri la sezione Orizzonti della mostra del Cinema di Venezia,  il racconto dei primi anni 30 del 900 visto attraverso gli occhi, le vite, i corpi, il desiderio, la giovinezza di un gruppo di giovani esuli tedeschi fuggiti dal nazismo prima ancora che li perseguitasse perch, in gran parte, ebrei.
Colpevoli di crimini politici, di credere nella libert e negli ideali della Repubblica, a Weimar come in Spagna. "Giovani e belli, come si addice agli eroi".
Il film lo ha girato Alina Marazzi, che lo ha scritto insieme a Valia Santella.
E' tratto dall'omonimo romanzo con cui Helena Janeczek ha vinto il premio Strega 2018. A sua volta, la storia della protagonista - in arte Gerda Taro, per nascita Gerta Pohorylle -  stata illuminata dal lavoro di Irme Schaber. La studiosa tedesca ha restituito a quella ragazza morta a soli 26 anni sul fronte della Guerra civile di Spagna le sue parole, gli ideali, la libert, la frivolezza perfino, sottraendola all'immagine incompleta del grande amore del fotoreporter di guerra Robert Capa.
Un sottile filo invisibile tessuto da donne che da sempre lavorano sulla memoria ha portato a Venezia un film la cui forza evocativa  dovuta al carisma e all'interpretazione dei protagonisti, la Gerda di Emilia Schle, il Capa di Aaron Altares, insieme a un incredibile lavoro di archivio che continuamente mostra ci che la memoria cinematografica ricostruisce.
C' la Lipsia degli anni del Reich, ci sono le grandi manifestazioni del Fronte popolare in Francia, le prime rivendicazioni delle donne: "Il mio corpo, la mia vita, le mie scelte", si legge su un muro parigino mentre Gerda attraversa la citt nel giorno di festa che ricorda la presa della Bastiglia, alla vigilia di una nuova partenza per la Spagna che tutti le sconsigliano ma cui lei va incontro con l'ineluttabilit di chi ha scelto il suo posto nel mondo: "Per me fotografare  essere dentro la storia, non ai margini.
E' prendere posizione".
Quando Janeczek ha visto il film, si  commossa.
Ha visto i segni neri della scrittura prendere corpo "con questi attori bravissimi che incarnano gli anni 30 esattamente con la vitalit e l'energia che volevo mostrare". "Alina - dice Janeczeck - ha un modo di lavorare con gli archivi che sento molto in sintonia con il mio modo di usare le storie vere". A emozionarla,  stato il continuo alternarsi di finzione e immagini reali che per un attimo sospende la storia ma poi - d'improvviso - la avvicina.
La mostra nel suo essere davvero accaduta come l'amore e come la guerra, come i totalitarismi e come la resistenza. "Essere vivi con tutti quelli che conoscevamo che sono morti  quasi una colpa - dice Gerda e ripete Janeczek - e cos va incontro alla linea del fuoco nonostante la sua infinita voglia di vivere.
La guerra di Spagna  stata una sorta di ultima chiamata per tutti gli antifascisti tedeschi ed italiani, sono andati l e hanno detto: forse qui ci riusciamo".
Dice nel film Georg, il primo amore di Gerda, "la classe operaia si sta disgregando, la fame porta alla disperazione e la dispera.
zione porta ad accusare persone che non hanno nessuna colpa". "C'erano - continua Janeczek - queste analogie con il mondo di oggi, ma soprattutto c'era questo gruppo di esuli di cui mi piaceva ricostruire la quotidianit, le rivalit, le piccole discussioni, il mutuo soccorso, l'allegria, una dimensione meno eroica e di pensiero e pi legata alla vita.
La loro resistenza consiste nel loro esserci l'uno per l'altro.
E forse  questa, quella fatta da una comunit, l'unica vera resistenza possibile.
Penso a quanto  successo a Minneapolis, a come i cittadini hanno fatto rete per contrastare i raid anti-immigrati dell'Ice".
E infine, "se questo film lo avesse fatto un uomo, sarebbero probabilmente prevalsi il racconto eroico della guerra e delle trincee, il coraggio e l'idealismo.
Alla Ken Loach di.
Terra e libert.
. Io sono felice che Alina abbia portato un altro sguardo, pi prossimo, pi vicino". Lo stesso sguardo di Taro che con pi incoscienza di Capa, perch " facile sostenere la rivoluzione solo quando sta vincendo", torna in Spagna, ma trova la morte sotto i cingoli di un carro armato pochi giorni prima del suo ventisettesimo compleanno.
RIPRODUZIONE RISERVATA.
Emilia Schle  Gerda Taro nel film.
"La ragazza con la Leica" di Alina Marazzi.
Manuel Alberto Claro.
dalla nostra inviata.
ANNALISA CUZZOCREA.
venezia
